(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Biodiversity Heritage Library | Children's Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Opere"

This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project 
to make the world's books discoverable online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject 
to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 
publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to 
prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. 

We also ask that you: 

+ Make non-commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commercial purposes. 

+ Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web 



at |http : //books . google . com/ 




Informazioni su questo libro 

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 

Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall' utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non 
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico piti ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 



nell'intero testo di questo libro da lhttp : //books . google . com 



^f 



• "^^ • a^ f • 





zedby Google 



Digitized by VjOOQIC 



Digitized by VjOOQIC 



Digitized by VjOOQ IC 



Digitized by VjOOQIC 



OPERE 

DI 

GIAMBATTISTA VICO 

ORDINATE ED ILLUSTRATE 
»* 

GIUSEPPE FERRARI 

coix' ìhalisi •tobioa della uxim oi tico 

in RELAZIORE JLLhÀ SCIERiU DELLA CITILTl 



VOL. V. 



Digitized by VjOOQIC 



Digitized by VjOOQ IC 



Digitized by VjOOQIC 



T^ro. ^. tirn'/ìKtr ^Vuinfa • 




, Digitized by VjOOQ IC 



PRINCIPI 

DI 

SCIENZA NUOVA 

D^ irfTOEUO 

ALLA COMURE NATURA DELLE NAZIONI 

DI 

«1A9IBATTISTA TiCO 

SECONDO LA TBHZA IMPHESSIOHB DEL MDGCXLIT 
CON LE TIEUSITI DI QUELLA DEL MDCCXXX 

GIUSEPPE FERRARI 



MECONDjì ÉDIZIONS 



MILANO, MDCCCLIV. 

DALLA SOCIETÀ TIPOGHAFICA DS^ CLASSICI ITALIANI 



Digitized by VjOOQ IC 



Digitized by VjOOQIC 



AL LETTORE 



-IMeiruUimo periodo la meditazione di Vico riassume 
lulte le irregolarità del suo genio, tutte le antitesi Ira 
la sua prescienza e la sua ignoranza, tra i suoi prìn* 
eipj e le sue convinzioni, tra il suo sistema e la sua 
epoca. Egli aveva passata la vita farneticando la ve- 
rità; aveva studiata la poesia primitiva non già nei 
canti popolari delle nazioni barbare, ma a traverso i 
poemi ripuliti di Omero; aveva descritto le {crandi ari- 
stocrazie de' conquistatori dell'Europa» ricostruendo a 
forza d'erudizione l'antico governo di Roma; aveva 
cercato i costumi selvaggi non già nelle foreste del- 
l'America, ma a forza di critipa nei simboli religiosi 
della Grecia. Ma i dati mancarono ben presto: egli igno- 
rava e il mondo Orientale e il medio evo e tutto ciò 
che non era Greco e Romano; egli si trovò in balia 
alla gravitazione del suo sistema; dovette trasportare 
le sue leggi preconcepite in tutti i problemi della sto- 
ria; dovette trasportare le sue spiegazioni già ideate a 
tutte le incognite; dovette seguire la forza irresisti- 
bile e indefinita de' suoi principi a traverso del cìr- 
colo angusto della sua erudizione: dopo di essere stalo 
inventore diventò artificioso^ dopo di essere stato ori- 
ginale diventò paradossale; dopo di essere stato vasto 
innovatore assoggettò i fatti ad un'insoffribile tiran- 
nia. Aveva detto che la poesia è l'embrione della ve- 
rità; nell'ultimo perìodo cercò per embrioni nelle poe- 
sie primitive e nel primo linguaggio la fisica di Car- 
tesio, la filosofia di Platone, la politica di Machiavelli: 
aveva detto che il corso delie nazioni è uniforme; 
ueir ultimo periodo negò le trasmissioni della civiltà, 
per considerare come frutto spontaneo d'ogni nazione 
quelle religioni, quelle tradizioni che derivavano da una 
stessa fonte istorica: coH'ermeneutica de' caratteri poe- 
tici aveva trovato una nazione invece di un individuo 



Digitized by VjOOQ IC 



ti PREFAZIONE 

nelle tradizioni favolose e nel sapere impossibile di Or* 
feo, di Mercurio e dei fondatori deliie nazioni; neirul« 
iimo periodo negò l'esistenza dì Solone: aveva assog- 
gettato il corso delle nazioni al modello della storia 
Romana ; neirullimo periodo predisse a tutte le civi- 
lizzazioni la caduta di Roma. Non v'ha arditezza ch'e» 
gli non abbia tentato per l'attuazione delle sue idee; 
non v' ha incognita contro di cui non siasi ostinata* 
mente dibattuto il suo genio; ma ne' suoi sforzi per 
applicare dovunque le sue preeoncezionì , si vede la 
tirannia di un sistema in decadenza : egli ha proseguito 
il corso del suo pensiero a traverso mille ostacoli^ ma 
il corso fatale delle sue idee andò a frangersi contro la 
realtà della storia; il corso delle nazioni da lui stretto 
e isolato nelle fasce della sua metafisica andò a rovi* 
nare contro le vaste federazioni della civiltà moderna; i 
destini dell'umanità da lui profetizzati sul modello del 
mondo Romano andarono ad urtare contro le forze, 
le speranze, i fatti, le protestazioni del nostro secolo. 
Il circolo similare di Vico che rovescia perpetuamente 
le nazioni dalla monarchia alla barbarie, non è un er- 
rore isolato ; quando egli arrestava il corso delie ua^ 
zioni^lle grandi monarchie, quando profetizzava la 
caduta della civilizzacioue Kuropea, egli difendeva le 
ultime prolungazioni del medio evo contro l'era mo- 
derna, dichiarava la portata di un sistema che appar- 
teneva alle circostanze civili del secolo xvii, quantun- 
que per un'anomalia del genio avesse profetizzato le 
verità del secolo xix. S'interroghi pure il genio di Vico 
su tutte le convinzioni dell'epoca presente,' e l'oracolo 
della Scienza Nuo^a si troverà muto su tutte le espe- 
rienze della civilizzazione moderna. La slampa è l'or- 
gano delle vaste associazioni Europee, a cui non basta 
né la tribunù, né il manoicriUo degli antichi; la stampa^ 
ha divulgata la coltura dalle università alle nazioni, ha 
moltiplicati i rapporti tra il. genio e le masse: il Vico 
non vede nella stampa che una comodità dei dotti, 
e ne ignora la destinazione fino a deplorarla come un 
decadimento dell'aristocrazia letteraria, fino a temere 
che nelle sue divulgn/ioni la stampa possa trascurare 



Digitized by VjOOQIC 



DELL EDITORI Mi 

le idee grandi per diffondere le inutili (Opere voi. II, 
pag. 46-7): i dizionarj, i ristretti, le biblioteche sono 
altretanti mezzi che agevolano l'opera della stampa per 
{spargere i lumi, render facile la comunicazione delle 
idee; Vico non s'accorge di questa nuova fase della 
coltura, che per dire che i dizionari, i ristretti intro* 
ducono Mila maniera eàoperaia di apprendere (voi. Vi, 
p. 44): l'uso delle lingue morte era una barriera che 
isolava la classe dei dotti; il plebejanismo Europeo da 
tre secoli va atterrando questi ostacoli alla divulga- 
zione dei lumi» e queste importune reminiscenze del- 
ranticbità; il Vico non si accorge di questo movimento 
che per deplorare la dimenticanza delle lingue dotte e 
delle produzioni antiche (Ui^ p. 4 4-iò): si interroghi 
il genio di Vico sul movimento delle civilizzazioni nel 
momento in cui le religioni reclamano i diritti della 
coscienza individuale, egli risponde che la Meranza di 
religione è l^ ultima decadenza delle nazioni; chiama 
vituperevole costume il fermento. delie idee, peroni in 
Alessandria la filosofia si associava alle religioni (Vedi 
a p. 892, 65-56 di questo voi.): di interroghi il genio 
di Vico sullo sviluppo della ragione nel secolo xviii, 
sulla lolla della filosofia co' pregiudizi usciti nel medio 
evo e prolungati nella storia moderna; egli dichiara 
che deipe essere un gran segno che vada a finire una 
nazione ope ì nobili disprezzano le loro credenze natie: 
si interroghi finalmente l'intima mente di Vico sull'a- 
zione crilica del pensiero e della coltura; egli applau- 
dirà agli scrittori che disprezzano gli applausi del basso 
volgos avvertirà superbamente che i libri critici «oiio 
usciti da autori delia vii feccia de* popoli^ o malcon- 
tenti della propria condizione. 

Vico era ostile alle innovazioni della civilizzazione 
Europea^ simpatizzava colle virtù delle antiche arista- 
crazie feudali» credeva già corrottele nazioni sotto le 
grandi monarchie ; e ad onta della forza del suo genio, 
della portala delle sue idee, automaticamente subor* 
diuato alle leggi ineluttabili della storia, non ha visto 
che la caduta della civiltà nella caduta delle instituzioni, 
su .j^^i era fonduto il sistema delle sue convinzioni. 



Digitized by VjOOQ IC 



Tilt PREPAZIORC 

Se li circolo similare entro cui la Scienza Nuo^a rac* 
chiude il destino delle nazioni non è un errore isola- 
to, il progresso indefinito della specie umana^ recla- 
mato dalle convinzioni dell'era attuale, non è pure 
un'idea isolata, ma si connette a tutti i caratteri ri- 
conosciuti alla civiltà Europea. Ei^so respinge nel mondo 
antico di Vico l'idea che il corso della civilizzajsione 
sia il corso di una nazione; la civilizzazione non è più 
affidata né ai destini della Grecia o di Roma, oppure 
dell'Allemagna o dell' Inghilterra; ma è una vasta as- 
. sociazione di nazioni che va sottomettendo la terra ad 
un tipo uniforme di inslituzioni: le nazioni non sono 
più isolate nella loro carriera, ma sono strascinate da 
un destino comune; una scoperta fatta a Londra mi- 
gliora le machine deirAllemagna e della Francia, una 
melodia Italiana trova un eco in tutte le capitali d'Eu- 
ropa; le idee, il commercio, le religioni, gli interessi 
civili hanno resa solidale l'associazione Europea; se per 
incanto una nazione scomparisse, la civilizzazione sa- 
rebbe forzata per lungo tempo ad una laboriosa ripro- 
duzione per compiere la lacuna; se per un accidente 
impossibile una sola nazione volesse isolarsi da questa 
inevitabile federazione^ sarebbe immediatamente riunita 
alle altre colla conquista. II. miglioramento indefinito 
della specie umana respinge nei tempi primitivi, me- 
ditati dalla Scienza Nuom, l'idea che la civilizzazione 
sia o Tabbassamento di un'aristocrazia feudale, o l'e- 
guaglianza degli interessi materiali, o la costruzione 
di un codice: il n[iiglioramento indefinito deve consi- 
derare la storia a grandi epoche, seguendo le fasi della 
religione e della coltura: senza dubbio il ben essere 
materiale è quello che ha determinato le nazioni ad 
arrestarsi od a progredire; ma nel momento in cui 
furono scosse e si sono mo$se, allora tesi di un pro- 
fessore di teologia, o il pensiero di un solitario hanno 
avuto la forza di agitare le masse, e di fornire i'prin- 
eipj di una nuova era. Vico non aveva assistita che 
alle lotte dei mondo antico, tra il patriziato e il ple- 
bejanismo; non credeva che alla virtù ciclopica di quei 
senatori che trucidavano un re, o decretavano la morte 



Digitized by VjOOQ IC 



de* proprj figli, per poter velare impunemente la plebe 
de'cUeDii; egli considerava la filosofia eome Tumd- 
mento delle Academie^ l'eroismo filosofiòo come la etii' 
mera impossibile sognata dalle società civili: ma la 
storia progressiva ha smentilo questo cretinismo im- 
posto da Vico alte plebi; essa mostra lo sviluppo della 
cìvitizsazione associata ad una serie di lotte religiose 
a filosofiebe, ad tina serie di virtù sconosciute ai tempi 
primitivi della storia, ad una serie di vizj di cui fu 
innocente la barbarie primitiva de' popoli. Il Vico in 
fine aveva avuto un profondo rispetto ai genio di Pla^ 
tone, di Socrate, di Descartes, perchè erano stati i 
suoi precursori, i suoi maestri ^ qualche osservazione 
gli è pure sfuggita sulle relazioni tra le filosofie e le 
epoche civili; ma invano si cerca un posto a! genio 
Della sua storia ideale, mentre la storia progressiva 
non considera già il genio isolatamente come un ac- 
cidente fortunato, ma come il precursore di un'epoca, 
il creatore del sistema di tdee invocato dai tempi, 
eome l'uomo fatale istoricamente predcfstinato a vin- 
cere le opposizioni deirerrore, a scuotere i pregiudizj, 
ad indicare la via che gl'ingegni minori devono pre- 
parare al corso dell' umanità. Tutti i caratteri « tutti 
gli 'elementi delta civilizzazione si mostrano animati 
da una vita, tutti dichiarano che là storia non può 
essere immobile, che il futuro non sarà la ripetizione 
dei passato. La barbarie del medio evo, gettata in 
mezzo a due splendide civiltà, ha confuso lungo tempo 
le menti sul vero corso della storia; la caduta del 
mondo Romano poteva condannare il pensiero di Vico 
e di Machiavèlli a non intravedere nelle nazioni che 
un perpètuo circolo di avvenimenti : ma sopragiunsero 
altre instituzioni, altre vicende; fu dissipata ogni si- 
milarità tra il mondo antico e il moderno; si vide 
sassistere un corso previdenziale di avvenimenti, e 
nella caduta di Roma e nelle vicende del medio evo; 
si vide che il mondo Romano aveva ceduto, ma al 
Cristianesimo; che il sistema della conquista e delbi 
forza era svanito, ma in faccia al Vangelo; si vide che 
il progresso delle cmaneipazioni e delle idee era stato 



Digitized by VjOOQIC 



X' ^B£tA«l(>PIfi 

irresistibile; la nuova religione aveva< dovuto combat- 
tere il poiiteismOy Tonnipoteoza de' Cesari, Tinvasione 
dei Barbari; ed ha rovescialo la potenza di Roma, ha 
convertito i Barbari ed ha rigenerato la sodetà, ac- 
compagnando la specie umana a traversoi le rovine dei 
mondo antico. Quando la civilizzazione sembrava as- 
sociata al destino dì una nazione, allora la sua sorto 
poteva dipendere dalle combinazioni politiche, e do- 
veva temere ad ogni istante una caduta; quando la 
storia seipbrava ancora un raccozzamento fortuito di 
avvenimenti, allora alcune scoperte smarrite, alcuni 
prodigi dell' antichità potevano spargere qualche esi« 
tazione sulla superiorità della civilizzazione moderna. 
Ma dal momento che la storia si è elevata a conside* 
rare la tradizione delle invenzioni e delle scoperte, la 
successione dei sistemi, le diverse organizzazioni delle 
' spcielà sempre successivamente più ampie, allora si è 
proclamato il progresso continuo della specie; la pò* 
litica, già padrona della storia, ha ceduto il luogo alla 
scienza dcirumanità; le scuole filosofiche sono entrale 
nel nuovo campo della storia, per cercare nell'immor- 
talità dell'uomo la specie, la controprova de' loro sì- 
stemi, la gigantesca attuazione de' loro principj. 

Abbiamo già avvertito come la scuola esperimen- 
tale siasi mostrata impotente nel campo della storia» 
come invece di cercare una soluzione istorica a' suoi 
problemi abbia dovuto arrestarsi immobile, con Ben- 
tham e Tracy a delineare un piano di miglioramenti, 
dettati dalle semplici considerazioni astratte della na- 
tura umana: vediamo se il nostro tentatilo di scostarci 
dairimmobiiità antistorica di Tracy, senza abbando- 
nare l'esperienza, si possa protrarre nella soluzione del 
problema islorico^ che l'epoca contrapone al circolo «t- 
milnre di Vico. 

La civilizzazione può retrocedere? dovrà arrestarsi 
dopo esaurila la sfera dei miglioramenti intravisti dal- 
l'epoca attuale? 

Dalle prime epoche delia storia fino a noi, in due 

Digitized by VjOOQIC 



DELt/ EDITORE %t 

soli modi potè essere miDaeciata nelle sue diverse cpo* 
che la eiviltà: o dall'arto esteriore di nazioni barbare, 
odai vicj della sua organizzazione. — Per quelle stesse 
ragioni per cui l'arte è superiore alla natura, in ge- 
nerale l'inlima organizzazione della civiltà resiste agli 
assalti esteriori degli Slati barbari: la freccia del seU 
vaggio si frange sullo scudo del guerriero; la cala* 
pulta è conquassata dal cannone; l'orda de' barbari 
deve fermarsi dinanzi alle torri del cabtello, o al ba-^ 
stione della Commune; un esercito feudale non può re- 
sistere contro un'armata permanente. Sulla legge di 
questa grande presunzione a favore deirarle contro 
la forza, la eausa della civilizzazione ha dovuto trion- 
fare nella maggior parte delle battaglie; la debolezza 
delle società arretrale si è sempre svelata negli seon* 
tri della guerra; sulla legge di questa grafìde proba* 
bilità le nazioni dell'Europa si sono eslese sugli altri 
rontinenfi, hanno circuita la terra con una rete di 
colonie, hanno dissipato per sempre il terrore delle 
invasioni; ancora sulla legge di questa probabilità la 
maggior parte delle battaglie nell'avvenire sarà decisa 
a favore deU'uuianilà; il giorno in cui le vecchie ci« 
vilizzazioni dell'Asia urteranno contro le armi Euro- 
pee, sarà il giorno di una vittoria Europea. — Quanto 
ai vi^ della civilizzazione, essi si risolvono nei di- 
batUnienti Interiori; ma nella maggior parte deHe lotte 
la causa dei progresso ha dovuto trionfare, perchè l'in- 
dole istessa delle iiistituzioni innovatrici è di essere 
un miglioramento proposto alla condizione sociale delia 
classe più numerosa. La natura ha guarentito il pro-r 
gresso delia specie^ preordinando sotto di una forma 
paradossale lo sviluppo delle grandi epoche organiche; 
essa ha sottratto il corso della civilizzazione alla pre- 
videnza degl'individui: lo stesso Vico nel suo circolo 
similare vi dice che mentre gli uomini volevano sod- 
disfare alla libidine, fondarono le famiglie; mentre pen- 
savano ar resistere a' clienti, furono spinti entro le 
città; mentre vessavano le plebi, prepararono la re- 
publica. Se questo carattere de' movimenli civili si 
trasporta nelle grandi epoche della storia, si trova che 



Digitized by VjOOQ IC 



Xìl PREFÀZIOME 

il tipo (Iella perfezione ideale iniaginato in un periodo 
è smentito dal vero progresso del perìodo successivo; 
Aristotile e Platone odiavano il commercio come la 
corruzione della republica, e gli Stali moderni fiori- 
scono col commercio; il patriziato Romano vedeva nelle 
agitazioni della plebe la rovina dello Stato, e Roma 
ha progredito col plebejanismo; il governo di Cesare 
era una caduta per l'antica Roma, e col governo di 
Cesare progrediva la causa dell'umanità e fu promossa 
una lunga serie di emancipazioni; coll'ideale della per« 
fezione civile, imaginato dai tempi di Gregorio VII, 
la civilizzazione moderna sarebbe una corruzione: --* 
ogni epoca ignora quella che deve susseguire, ogni 
sistema ignora quello che deve succedere; ma appunto 
per ciò il miglioramento viene proposto, la nuova in- 
stituzione trae con sé la moltitudine, e nel momento 
delio scontro il nuovo sistema è il più potente, la 
niaggiorità degli ingegni e delle forze combatte per 
rinnovazione. Guai se le elaborazioni della civiltà non 
fossero un secreto per l'uomo! Guai se le curve pa- 
radossali dell'esperienza non confondessero continua- 
mente la previsione dell'uomo! Allora sarebbe in ar- 
bitrio di una casta o di una generazione di soffoìsare 
l'avvenire di un popolo; allora, incendiando le scia- 
luppe di un'isola di pescatori, si potrebbe annichilare 
r avvenire di una potenza commerciale % roaritioia; 
colla proscrizione di ogni tentativo per la ricerca de' 
segni alfabetici, si sarebbe potuto condannare all'idio- 
tismo la maggior parte delle nazioni. Perciò in un solo 
caso il dibattimento delle epoche si trova prolungato 
nella storia, ed è quando il corso della civilizzazione 
era già nolo, quando la portala di un sistema era sve- 
lata dall'esperienza di una nazione più avanzata; ma 
allora lo sviluppo umanitario era già assicurato, il 
trionfo della verità a^pparteneva già alla specie umana; 
la nazione decadente allora potè attendere, nella serie 
de' secoli, di essere riunita al movimento delhi civi- 
lizzazione colla conquista; giacche nella sorte delle 
battaglie una legge generale di probabilità domina a 
favore del progresso; e la civilizzazione, per la sua 



Digitized by VjOOQIC 



DELL EDITORE Xlll 

iiilima natura e per t» sua forza intrinseca, dai prin- 
cip} della storia fino al presente si è sempre estesa, 
strascinando nel sao corso le società barbare e lo 
cadenti. 

Sia che il progresso debba dibattersi contro la bar« 
barie o contro l'egoismo» nel* campo di battaglia o 
contro le institozioni arretrate, la sua vittoria è as« 
sicurata dall'eterna presunzione a favore deirarle con* 
tro la forza: in generale il passato non ba potalo re- 
sistere alle attualità^ siasi esso presentato sotto la forma 
di un tenace egoismo nelle instituzjoni decrepite» o 
nella resistenza guerriera delle civiltà cadenti. Del re* 
sto tutta la civilizzazione non è che una grande pro^ 
babilitd opposta al male, qualunque sia la forma sotto 
cui esso perseguita la specie umana; la civiltà non 
rende impossibili né il furto, né gli assassinj, né i 
massacri, né qualunque disastro: tutti gli uomini in* 
civiliti, dai più potenti ai meno potenti, possono me- 
dìtare una sventura ai loro simili; m^ la civilizzazione 
ha lentamente circuite le volontà» prevenuto il delitto, 
spaventato i perversi, si è avanzata al punto che certi 
vasti disastri sono oramai ridotti a quel grado d'im- 
probabilità che equivale ad un impossibile civile. Ad 
ojni nuovo passo la civilizzazione ha sempre ridotto 
air impotenza una forza disorganizzatrice, ed aggiunto 
una nuova guarentia contro il decadimento umanita- 
rio; ad ogni nuovo movimento essa ha trasportato a 
tnolH que'beni che prima erano il privilegio di pòchi, 
ha interessato alla sua causa un numero maggiore di 
uomini, si è assicurata trasportando a molti la forza 
conservatrice delle classi privilegiate; ad ogni nuova 
epoca sociale essa ha esteso il commercio delle idee 
e delle cose^ la divisione dei lavori quindi ba abbrac- 
cialo un sistema di associazioni o di federazioni sem- 
pre più vasto, e quindi si è assicurata contro le grandi 
sventure e contro il decadimento delle diverse nazioni; 
ad ogui evoluzione sociale essa ha trasmesso airuomo 
certe grandi semplificazioni, certi risultamenti, per cui 
ad onta di que' cataclismi sociali di citi la storia ci 
offre qualche raro esempio, ancora ha lasciato in uu 



Digitized by VjOOQIC 



Xlf PREFAZIONE 

libro sacro, in un codice, Jn un alfabeto, in una ìììì'- 

gua, nelle tradizioni tutti gli elementi per cui le na* 

-y/ioni sventurate potessero, rinovare l'umanità, senza 

ritornare né ai tempi di Romolo, né ai tempi di Licurgo. 

Quanto ai destini ulteriori dell'umanità, se anche 
Intle le elaborazioni dell'epoca attuale, e il nuovo 
(giorno di civilizzazione che s' intravede e si reclama 
fossero un'illusione; se anche e le scoperte dell'in- 
dustria e la forza centuplicata delle comunìcazioui do- 
vessero essere sterili di conseguenze, le stes^se '4eggi 
ideologiche^ per cui il progresso fu inevitabile nella 
storia, sospingono tuttora verso un progresso indefi- 
nito la massa del genere umano. La storia si può leg« 
(;ere a prion nelle attitudini dell'uomo; quando si 
compara quest'essere cogli altri, si vede che la società 
non era predestinata né alla vita uniforme delle api, 
iié^ alla tranquillità di un branco di pecore; t' irrequie- 
tudine delle passioni e dell'ingegno umano doveva 
prorompere in una serie indefinita di atti, portare la 
guerra permanente nella specie, urtare contro gli uo- 
mini e contro la natura, e seguire una linea di mo- 
vimento fatalmente necessitata dalle forze combinate 
della natura e della sua organizzazione. La specie umana 
ha la strana capacità di un colere insaziabile che con- 
verte inevitabilmente i piaceri in bisogni, le abitudini 
in necessità imperiose; la capacità ha condannato al- 
l' infelicità una miriade di individui per strascinare 
la specie sulla via laboriósa della scoperta e dell'in- 
venzione; il genere umano inoltre possiede eminen- 
temente (a stravagante attitudine di ritenere, di con- 
nettere tutte le impressioni che riceve casualmente, 
di essere indefinitamente educabite, di convertire in 
abitudini intellettuali tutte le scene svariate della na- 
tura e della società, di strascinare di epoca in epoca, 
di idea in idea, di miglioramento in miglioramento 
tutta la somma delle impressioni che riceve 'succes- 
siviimente. Queste forze, per cui l'umanità fu in mo- 
vimento dai principi della storia, sono esaurite? Le 
passioni, i desiderj sono spenti? La mente è statica 



Digitized by VjOOQIC 



DKLL KOrrOBC XV 

solto il peso delle sue abitudini? Quando sarà giunto 
questo giorno di tranquillità e di decrepitezaa, si ar- 
resterà il eorso delle nazioni, e T umanità sarà sta-* 
zionaria; ma intanto le seienze e le arti lungi dalKar- 
restarsi sotto al peso delle loro cognizioni, alleggerito 
dalla divisione de' lavori, gravitano verso l'avvenire; 
il eommereto ba reso i desiderj più estesi, più ardenti, 
più moltipliei. L'era attuale presenta in un grado più 
polente lutti i caratteri cbe ci offrono le epoche pro- 
gressive uel passato. Ogni epoca in movimento sì è 
sempre manilTestata con un accrescimento di bisogni, 
ha sempre trovalo dinanzi a sé un accrescimento di 
beni, di piaceri materiali; quindi la civilizzazione ba 
progredito aumentando ed estendendo i bisogni fittizjs 
quindi la severità antica in tutti i tempi ba lanciata 
la taccia di corrtinone ad ogni avanzamento, quindi 
un tempo fu disprezzato ii commercio, poi il lusso; 
ma in realtà coi bisogni fittizj le classi sociali furono 
soggiogate a profitto deirincivilimento, il miglioramento 
delle condizioni private ha fatto aderire una ro^ssa 
sempre più grande alla causa dell' umanità, rendendo 
indispensabile la civiltà ad un numero sempre mag- 
giore di uomini. Ogni epoca progressiva ha sempre 
suscitato nuove passioni e nuovi desiderj: per tal modo 
ciò cbe era privilegio di pochi diventò proprietà di 
ììioUij le leggi prima regolarono le aristocrazie, poi 
si estesero alle plebi; i territorj prima erano posse- 
duti dai nobili, poi furono compartecipati ai ricchi; 
quindi l'alterezza antica in tulti i tempi ha lanciato 
la taccia d'insolenza alle classi che invocavano l'equità, 
quindi dovette sembrare ìnsolenle alle teocrazie pri- 
mitive il potere dei Re, quindi dovettero sembrare 
insolenti alle famiglie degli Àppj le prelese della plebe: 
in realtà le nuove passioni rendevano più generale la 
concorrenza degli uomini, più generali gli stimoli al 
miglioramento; per un momento accadeva una lotta 
e una demolizione; ina operavasi per l'avvenire la 
conciliazione e la fusione di due classi ostili; ma to- 
glievasi dal seno della società una casta di oppressori; 
ma allontanavasi sempre più dall'intima organizzazione 



Digitized by VjOOQIC 



XVI PREFAZI0!1R 

Kocialc ranlagonismo delle passioni. Finalmente ogni 
«*poca nella storia si è sempre attuata sotto la ban- 
diera di una religione, o di una legislazione, o di 
un sistema^ quindi ogni epoca fu una divulgazione 
della sapienza di uu senato, o di una easta, o di una 
classe di persone; quindi, Gncbè sarà possibile alle 
menti di rinvenire una scoperta, fincbè sarà possibile 
all'ingegno, umano di ideare un sistema, finché la na- 
fura avrà un secreto da rivelare airumanità, sarà sem- 
pre sperabile un migtioramento nella specie umaaa. 
— Riassumendo questi caratteri generali dèlie epoche 
progressive, si può asserire che una civilizzazione ul- 
teriore sarà sempre possibile finché sarà possibile una 
nuova verità, finché sarà possibile il privilegio, fin- 
ché saia possibile il genio. 

Né la mente spingendosi oell'avvenire deve essere 
atterrila dall' accumularsi delle idee, delle^cogniziooi» 
de' libri, dei sistemi : il mondo morale non progredisc e 
per semplice aggregazione di idee; noi non siamo 
obligati a studiare i manuali antichi, più i manuali mo- 
derni; non 6iamo costretti a leggere Aristotile, più 
Bacone, più Locke: il mondo morale progredisce an- 
ch'esso per rovine, per demolizioni come il mondo 
economico: un sistema esclude l'altro^ perché ogni er- 
rore prepara una scoperta; l'astronomia ha utilizzato 
le osservazioni di Tolomeo, ed ha resi inutili i suoi 
libri; la chimica moderna ha progredito rovesciando 
l'antica;, ad ogni grande evoluzione la civiltà crea nuovi 
sistemi, nuove semplificazioni, che nell'economia su- 
prema dell'-umano sapere in certo modo aboliscono il 
t>a$sato e agevolano la via a progressi ulteriori. Così 
un tempo la scrittura occupava nello studio dei segni 
una lunga serie di anni, che l'alfabeto ha lasciato li- 
bera allo studio delle idee; un tempo le lingue morte 
assorbivano quell'educazione che ora viene consacrata 
alle scienze, o alle arti, o alta comunicazione del |>en* 
Mero nelle lingue viventi; un tempo l'imitazione del- 
l'antico importava un dispendio immenso di fatiche 
prodigate su forme già annientate dal tempo, e ora 
Mipplite dalle inspirazioni dell'epoca o dai modelli. 



Digitized by VjOOQ IC 



dell' EDITOÌIB XVII 

forntti dalla moderna civillzsatiime; im tempo medi- 
lavasi la scienza sur tin' commento di Aristotile o del 
Diritto RomaoD, mentre gli studj or sono abbreviati 
Mil testo di nuove leggi e di nuovi sistemi. Il mondo* 
morale, noi lo ripetiamo, prtigredisce anch'esso come 
il mondo eoonomieOi per deroolisioni; l'eguaglianza ri* 
coooseiula dai Codici moderni negli uomini è piuttosto 
r abolizione della schiavitù che un'attuazione delle 
astrarioni filosofiche; Tequiti civHe è piuttosto una 
demoKtione del feudalismo che una costruzione civile^ 
il pareggiamento dei beni è piuttosto l'abolizione delle 
primogeniture che un sistema architettato aprtort da 
un legislatore. Egualmente i sistemi che si succedono 
nel mondo morale sono piuttosto vaste semplificazioni 
che nuove crescioni della ragione; il mondo morale 
ha ancb'esso le sue emaneipazioni, le sue secolariz- 
zazioni; quelle scoperte, quei sistemi che sembrano 
nella loro semplicità creazioni immediate di quella 
tanto vanitosa ragione individuale, perscrutati nella 
loro originasione istorica, sono V ultimo risultamento 
deireM)orazione^dei secoli. Gò che deve raddoppiare 
le speranze dell'epoca attuale nell'avvenire, non è già 
la soia considerazione di quegli elementi sui quali si 
fonda la civilizzazione attuale, non sono le presunzioni 
appoggiate alle scoperte del vapore o delle strade di 
ferro, ma la grande presunzione che lo studio del pas- 
sato fa nascere appunto sulle semplificazioni progress 
sive Indefinite della ragione umana. Un letterato chi- 
neae spendo la sua vita nello studiarsi letteralmente 
i suoi testi, neir imparare i suoi caratteri, nel medi* 
tore i Nbri di Confucio: se a questo letterato già op^ 
presso da' suoi studJ si schierasse tutta la serie im« 
mensa 4pUc cognizioni che presuppone rinciviiimento^ 
Europeo, egli crederebbe impossibili i nostri lumi, e 
taccerebbe gli Europei di menzogna, piuttosto che cre- 
derti che i suoi caratteri sono un machinismo anti- 
quato e- inutile, che le sue scienze sono frutti di una 
stagione già trascorsa, che le sue idee sono illusioni che 
dovranno fondersi o svanire nelle semplificazioni del 
progresso, che quella religione sulla quale egli fonda 

Vico. Opere, toI, V. 5 ' 



Digitized by VjOOQIC 



XVIII PREFAZIÓNE 

UD niODdo di speranze e di limori negli ullimi risuU 
lameaii della ragione più non è che un oggetto di 
archeologia. Il suo sguardo, arrestato e illuso dall^e- 
difisio della civilisxaziene chinese, non potrebbe in* 
travedere la carriera posteriore dei pensiero; ia sua 
previdenza, ignorando le demolizioni inevitabili del 
progresso, non potrebbe imaginare il corso parados- 
sale della civilizzazione posteriore. Istessamente quelle 
costruzioni che formano l'orgoglio e il ben essere della 
civilizzazione attuale, in un Itmtanissimo avvenire sa* 
ranno stravolte e fuse in nuove semplfflcazioni arcane 
allo stadio attuale della ragione; un vasto scetticismo 
istorieo ci lascia sperare nel futuro che il sistema delle 
nostre previsioni sarà superato dalla realtà; che per 
noi sarà rinovata queir imprevidenza degli antichi Ro« 
mani, i quali certo non imaginavano Ae le loro vje 
eterne dovessero essere superate dalle strade di ferro; 
che r incolta AUemagna dovesse far dimenticare i genj 
della Ciccia; che il sistema delle • manutenzioni do- 
vesse sostituire ai loro colossali edificj una solidità più 
estesa e più durevole. Che ^^osa possiamo mai sapere 
noi che viviamo un giorno di vita sui grandi cicli 
umanitari dell'avvenire? Allorché ci solleviamo alle 
alte astrazioni della ragione per acquistare un grado 
meno volgare di previdenza, più non vediamo che gli 
uomini e il progresso; come nel tessere la storia del- 
l' universo oltre il giorno geologico della specie umana, 
più non vediamo che la materia e il moto. Quanto 
v' ha di certo, si è che quelle forze, le quali agivano 
ai principio della storia, sono tuttora in movimento; 
che ad ogni nuovo passo la civilizzazione si asdcura» 
si estende, si accelera; che ad ogni nuovo passo, chia* 
mando nuove genti nelle sue associazioni, aumenta colla 
concorrenza la possibilità di un progresso ulteriore, 
in quel modo che l'industria, moltiplicando le comuni* 
cazionii moltiplica le opportunità di un miglioramento. 

Il presente volume contiene la seconda Scienza Nuo- 
va j il solo monumento a cui Vico siierava realmente 
affidato il suo nome, il libro che di fatto gli rimase 



Digitized by VjOOQIC 



OBLL' EDITORE SIX 

III qualche modo superstite per guidarci a rieereare 
gli altri che sodo le sue naturali premeaae. B forse 
la prima volta etie in una stessa raccolta sono stam- 
pate due ediaioni di una stessa opera; ma la seconda 
Scienza Nuopaj lungi dall'essere una ristampa della 
prima, ne è ruHimo compimento» ed espone l'ul- 
timo periodo delie meditazioni di Vico. La prima 
Scienza Nwmos piuttosto che un trattalo, era un com- 
plesso di principi, e prometteva di avverarli in seguito 
fie//cf quaei inmnnerevol folla delle conseguenze con altre 
opere che già Vico aveva alla mano per dare alla luce 
arile ttampe {Opere IV^ SS): che anzi dopo la publi- 
cazione dei Diritto Univenale egli aveva già lavorata 
wi' opera di9isa in due libri che arebbono occupato due 
giusti volumi in quarto (I); il manoscritto era della 
mole di presso a cinquecento fogli {Ivij p. 410): ma 
gli stampatori ricusarono la sua Opera, il cardinale 
Corsini, che ne accettava la dedica, non gli forni le 
spese della stampa: per non mancare all'annunzio con 
cui l'aveva promessa al publico, egli dovettjB vendere 
un suo annoilo e restringere nuovamente il suo spinto 
in un* aspra meditazianey affine di ridurre alla breve 
moie di dodici fogli di stampa ì risultamenti delle sue 
ricerche (/oi^p. 386). Cosi usciva a spese di Vico il 
libro straordinario della prima Scienza Nuova stam- 
pato in carattere minutissimo), compendiato in altis- 
sime astrazioni, perchè le spese fossero commisurate 
air indigenza dell' autore. Il suo pensiero però doveva 
oltrepassare queste angustie della miseria; appena in- 
vitato a dare una ristampa del libro a Venezia, s' in- 
oltrò a nuovi sviluppi; scrisse annotazioni e com- 
menti , aggiungendo all' opera un volume di presso a 



. (i) » Nd prtiDO de* quali andava a ritrovare i Fnnci/iJ del Di- 
u riUo NaturaU delle Genti dentro quelli deW Umanità delle Na- 
u aio/ii, per via d' ioveritimiglianze, sconcesse ed impossibilità di 
u tutto ciò che avevano gli altri innansi più iniaginato che ragio- 
H nato: in conseguenta del quale nel secondo egU spiegm^a la gè- 
ti nerazione de' costumi umani con una certa Cronologia ragionata 
u di tempi oscuro e Javoìoso de* Grecia d.i^ qtinli abbiamo tutto ciò 
u eh' abniamo delle antichi là gentilesche n {Opere ÌV, 396). 



Digitized by VjOOQIC 



XXr PAEFAZlOlHE 

irecenlo fogli di manoscriUo: ma nuovaiiieiite Topcra 
Venoe trascurata dagli stampatori; miovameiito si vide 
forzato a darla al.pubiico per non mancare agli aii- 
puD'sj che l'avevano promessa; nuovamente dovette 
combinare lo slancio del suo pensiero colla sua mi- 
seria: allora egli lasciò sussistere la prima Scienza 
Nuwa^ si restrinse all' evoluzione posteriore della sua 
mente , e ideò nella seconda Scienza Nuooa il cor^o 
deir umanità in quel modo che la mente d' un geo- 
metra crea il móndo delle grandezze. Tra le due 
Scienze Nuove non vi ha alcuna corrispondenza non solo 
nella di^^tribuzione generale delle materie» ma nell'or* 
dine, nel metodo, e nelle siesse idee o tendenze domi- 
nanti : la seconda lascia sussistere la prima colle sue 
annotazioni inedite, e porta nel frontespizio dell 730 
il titolo: Trascelto dell'Annotazioni e dell* Opera dm- 
4omo alla Natura comune delle Nazioni, in una maniera 
eminente ristretto ed. unito, e principalmente ordinato 
alla Discoverta del Fero Omero. La prima Scienza 
Nuova cominciava dall' avvertire che né i giurecon- 
«suiti, ne i filologi, uè i filosofi hanno mai presentato 
una scienza dell'umanità; poi delineava questa scienza 
nella storia delle idee, traendola dalle leggi intime 
della mente umana; poi la delincava nella storia deUe 
. Jingue , nella poesia primitiva , nel linguaggio muto 
dal Blasone, nei primi abbozzi della lingua parlata^ 
e finalmente sul tipo della storia delle idee, coU'er- 
meneutica della storia delle lingue ricostruiva il dra- 
ma delle antiche civilizzazioni, leggeva nei miti delia 
Grecia la storia de' suoi tempi primitivi. Il primo li- 
bro della seconda Scienza Nuova riassume, in via 
d' ipolesi , di frammenti , di principj , i risultanienti 
già ottenuti nelle opere antecedenti, onde inoltrarsi 
ad ideare isloricamente la civilizzazione sul dato di 
poche leggi , colla forza e col progresso di una crea- 
zione geometrica: nel secondo libro i risultali della 
prima Scienza Nuofpa sulla storia delle idee e delle 
lingue, e sul!' interpretazione dei miti sono vólti al 
nuovo assunto di delineare la sapienza volgare delle 
nazioni, come l'embrione della sapienza riposta; a 



Digitized by VjOOQIC 



Dell* editoee x'Vi 

moslrare, che iu*lla gloria delie nazioiu* si ri|)ete rt 
grande asskima della storia delKiiomo individuale; 
ehe il senso è la prima iniziativa della riflessione: nel 
feno libro il vasto sistema della sapienza volgare 
investe i poemi dì Omero -.Ma sapienza d'Omero era 
il ro£zo sapere dei popoli della Grecia; la poesia d'O^ 
mero era il canto popolare della Grecia; la critica, 
dopo di avere esaurite tutte le sue combinazioni e i 
suoi sforzi sul genio di Omero , trova una nazione 
invece di un individno: gli ultimi due libri della se- 
conda Sciensa Nuova riassumono la storia ideale e- 
terna comune a tutte le nazioni, perfezionandola prin- 
cipalmente nel nuovo sviluppo d^l ricorso della civi- 
lizzazioiie dopo la barbarie ultima del medio evo. — 
É nota l'ora e il momento in cui il pensiero di Vico 
si slanciò alle ultime assimilazioni, alle ullime con- 
seguenze del suo sistema, e cominciò a sognare la curva 
della sua decadenza ; egli cominciò la seconda Scienza 
Nuova nella matina di Natale del 4729 e la fini alle 
ore 24 del giorno di Pasqua. Neir amarezza della sua 
solitudine, nelle angustie della sua miseria, questo 
genio ostinato trovava le forze dì compiere la car- 
riera delle sue idee; sfidava la sventura per l'ultima 
volta: la sola sua debolezza era quella di cercare una 
vendetta contro V innocente trascuraggine degli stam- 
patori. Egli aveva già stampato in fronte all'Opera 
una lunghissima invettiva di 96 pagine in carattere 
minutissimo contro gli stampatori Veneziani; e noi 
avremmo dovuto possedere anche quest'ultimo docu- 
mento della sna infelicità , se un consiglio del Conti 
non lo determinava a sopprimere la polcmicj, o No^ 
velia letteraria ^ per sostituirvi Yléea deli^Opera, 

Meirànno istesso deltamorte di Vico comparve una 
ristampa della seconda Scienza Nuova: riscontrando 
le differenze tra queste due edizioni della seconda 
Scienza NvoQay abbiamo potuto in qualche modo man- 
tenero! spettatori del pensiero di Vico fino all'ultimo, 
suo anelito. Sembra che appena publicata la seconda 
Sciènza Nuova egli sperasse di vederla ristampata uni- 
lamente alla prima : perciò egli citava spesso la prims^ 



Digitized by VjOOQIC 



XX ti PB£FAZ10?(B 

nell'Opera, alludendo anche alle Annotaaioni inedite 
che vi aveva aggiunte. Pure il secolo restava insen- 
sibile alla potenza delle sue idee; nessuno pensava né 
al infitto UumnatCf né al Libro Metafisico y né alla 
prima Scienza Nuova^ meno poi ai manoscritti di Vico: 
egli dovette restringere le sue speranze al monumento 
della seconda Scienza Ntio^a: allora egli pensò a ri- 
assumere nella forma la più breve e più ellittica le 
idee principali del Diritto tMversale per trasmetterle 
ai posteri nell'ultimo soo lavoro, di cui attendeva la 
ristampa; allora egli passò in rassegna diligentemente 
le sue idee per l'ultima volta, ed assoggettò al corso 
delle sue assimilazioni altri fatti della storia, negando 
l'esistenza di Dracene, di Tanaquilie e di altri per* 
sonaggi dell' antichità, e riducendoli alla semplice si- 
gnificazione simbolica propria della storia mìtica (p. 191 , 
269, 498, ec. di questo voi.) : allora egli trasse nel siste- 
ma delle sue interpretazioni e riferi al drama primitive 
dell'aristocrazia ciclopica molte tradizioni che la so- 
cietà conserva machinalmente nei riti civili e religiosi 
(pag. S60, S61, 278, 274, ec. ); allora, ritornando 
freddamente sul corso troppo impetuoso delle sue idee, 
egli dovette retrocedere da alcune conseguenze, ri- 
spettare l'esistenza isterica e la filosofia di Confucio 
eh' egli aveva negato per analogia, dovette dissociare 
l'etimologia àeW incesto dal simbolico cesto della Ve- 
nere eroica che aveva congiunto per l' uniformità ti- 
rannica della sua storia ideale (p. 58, 59, S46 n., ec); 
allora rileggendosi ne' suoi momenti di umiliazione e 
di esitazione, cancellò quelle pagine e quelle parole 
orgogliose, dettate dalla coscienza del suo genio e 
volute dalla rivoluzione ch'egli portava nello scibile 
(Y. ì brani citati a guisa di note a p. 48-54, 435, 
444, 455, ec. ). La ristampa della seconda Scienza 
Nuw>a era l' ultima , la sola speranza di Vico : fino 
dal 4786, scrivendo al Concina, egli se ne occupava 
seriamente; siccome le sue opere non trovavano com- 
*pratori, ed egli era indigente, dovette mettersi in 
traccia di un mecenate; ma quest' uomo infelice, umi-^ 
liato dalla noocuranva gen«;rale, da ahmni chiamato* 



Digitized by VjOOQIC 



DBLL EDITORI XXlll 

pazzo ^ d» hìXri $(ravaganies da altri lodato con pa- 
role che umiliano quanto la disapprovazione aperta, 
morì eoH'amareua di non vedere la ristampa del mo- 
numento a cui egli affidava la sua gloria. É probabile 
che Tediiioneebe usci dopo la sua morte, nel 4744, 
sia stala publieata a spese del cardinale Acqua vi va; 
a lui Vico.avevala dedicata negli ultimi momenti della 
vita, forse perchè sperava nella sua generosità già 
nota per alcuni atti di beneficenza. 

Nello stampare la Secùiula Scienza JVuova abbjamo 
seguito r ultima edizione del 4 744, ma non ci siamo 
accontentati di questa lezione a cui si limitarono tutte 
le edizioni . antecedenti ; abbiamo notalo tulle le va- 
rianti dell'edizione del 4730 e tulle le aggiunte in- 
serite in quella del 4744: cosi ogni lettore potrà as« 
si:itere allo spettacolo delle ultime idee di Vico, ve- 
dere in qual modo il suo sistema andava continua- 
mente soggiogando nuovi fatti, in qual modo egli stes- 
so si avvedesse di avere qualche volta naufragato con- 
tro la realtà istorica ; e potrà conoscere le intime esi- 
tazioni delle idee e dell'orgoglio di Vico dinanzi al- 
l'indifferenza de' suoi contemporanei. Perchè riuscisse 
facile di attendere a questo ^movimento del pensiero 
di Vico , abbiamo stese due Tavole, ì' una de' brani 
della seconda esclusi dalla terza edizione della «Scienza 
Nuofoa^ che abbiamo sempre riportati in calce come 
varianti segnati con lettere alfabetiche; l'altra dei 
brani inseriti nell'edizione del 4744 in aggiunta alla 
stampa del 4730. — Di un altro lavoro assai più fati- 
coso fu inoltre da noi corredata la seconda Scienza 
Nuova: abbiamo posta all' intestazione di ogni Capitolo 
una nota che potrà servire ad un tempo a fissare la 
storia delle idee, il movimento del pensiero, a ranno- 
dare la seconda Scienza Nuova a que* lavori prece- 
denti di cui essa presenta o il riassunto, o Io svilup- 
po, o la continuazione; e finalmente a riassumere bre- 
vemente le idee esposte nel Gapilolo. Cosi si vedrà 
r intima connessione delle idee di Vico nella loro ge- 
nerazione istorica e nella loro logica sislemazioiie ; sarà 
facile di scorgere la continuità del suo pensiero a tra- 



Digitized by VjOOQIC 



XXIV PIlEFAZIOMft DELL EDITORE 

verso i diversi ordinameoti che egli vi soprappose nelle 
opere diverse^ si ìlIuminerauDO le idee trovandosi rav- 
vicinate per riferimenti alle loro premesse naturali^ 
in fine,, leggendo anche continuatamente le nostre no* 
te^ si avrà V estratto più esatto che ci fu possibile di 
fare della Scienza Nuova. Le nostre note, che sono le 
segnate con numeri arabici, cominciano al Libro secon- 
do^ non ne abbiamo poste al Libro primo» perchè rin« 
dolc delle materie che contiene le avrebbe rese troppo 
numerose e troppo inutili (*). 



(*) Le note con asterisco sono di' chi prestò assistenza a questa 
nuova edizione. 



^eg-M 



Digitized by VjOOQIC 



TAV OLA 
DELLE NOTE DELL' EDITORE 

Pag. Itti, 1^5, ÌW, ltt7, 169, 170, 178, 179, 189, 185. 187, 
189, 194, 901, 909, 914, 916, 919, 997, 937, 940, 941. 935, 
987, 978, 981, 988, 988, 991, 993, 99», 996, 998, 309, 311, 
393, 599, 339, 336, 338, 339, 333, 389, 363, 366. 36^. 379, 
376, 378, 579, 380. 589, 587, 391, 594, 398, 403, 413, 417, 
492, 493, 497, 499, 451, 435, 436, 457, 458^459, 444, 449. 
430, 431, 434, 436. 462, 463, 464. 463, 466. 467, 469, 471, 
473,474,476, 479, 481, 489, 490, 491, 494. 306. 310, 315. 
313, 391, 393, 350, 353, 356, 341, 338, 365. 



TAVOLA 

Dei BBAKi deli/edizioxb dbl i^Bo bsclosi da «quella dbl 1744 

B QVI BIPORTATI COXB TARIAKTI 

Pag. 1, 18, 90, 93, 96, 97, 98, 99, 30, 31. 39, 53, 34, 36, 37, 
39, 40, 41, 49, 44, 46, 47, 48, 35, 34, 36, 37. 39, 61, 69; 63, 
64, 63, 67, 68,69, 70, 71, 79, 73, 73, 78, 79, 80, 83, 83, 89. 
99, 94« 93» 96, 97, 100, 101, 104, 109^, 110, 113, 113, 190, 
191, 193, 198, 130, 131, 139, 138, 133, 139, 140, 141, 147, 
149, 130, 134, 133, 136, 169, 164, 163, 170, 173, 180, 181. 
183, 483, 186, 189, 194, 193. 196, 197, 198, 903, 903, 909, 
910, 919, 914, 913, 917, 999, 994, 996, 997, 950. 951, 959. 
953, 937, 940, 944, 943, 946, 931, 936, 939, 963, 966, 970, 
971, 979, 976, 977, 979, 984, 988, 989, 990, 999, 307, 315, 
3jl3, 391, 399, 393, 396, 399, 354, 333, 356. 337, 340, 341, 
344, S43, 346, 339, 336, 337, 361, 369, 370, 371, 379, 375, 
574, 573, 879, 386, 393, 394, 396, 398, 401, 406, 408, 409. 
410, 419, 414, 413, 416, 417, 490, 498, 499, 431, 453, 438, 
440, 443, 443, 447, 431, 434, 433, 437, 465, 464, 470, 486, 
491, 499, 493, 498, 300, 309, 304, 303, 308, 309, 311, 315. 
314, 394, 333, 337, 349, 349, 339, 333, 336, 338, 361, 30a. 
366, 368, 369, 370. 373, 374, 378. 



Vico. Qprre , toI. V. ** 

Digitized by VjOOQ IC 



TAVOLA 



DELLE AGGIUNTE FATTE MELL'EDfZIONE DEL MDCCXLIV 



1 4 3o oucl' ella fino a Provedenza Divina, ita 

i5 t8 perché dentro gii Deiy aa 

ivi 20 Né d«e sembrarti alle Stelle, i6 la 

17 3£ talché dell' jéuiontà. 56 

iS ^7 i cui libri ...» e ^a vQlgare. 19 a 

30 a che ì Romani Giureconsulii .... ordinato, 4 

iVft i3 perché a capo auspicj^ 17 

iVi 17 ODde di tutti, 19 

fW ai sopra quelle le Genti, aa 

aa 3 per io timore . . « Famiglie^ 6 

iVf 31 ch'*é l'altro Scienza. aa 

a3 5 de' quali di tuUij 5 

24 3 L'aratro auspicj. la 

^1^1 aa eh' eVaoo « . i/«' boschi; a3 

aS aa i quali Bontà, a4 

a8 a5 come spesso Hebracortim^ ^ 

ao 14 sicccMne ^ . ;?0r lerni« lO 

S3 19 che si dissero servire: a3 

?)5 29 ne' quali ^ Dio^ 3i 

37 28 la quale Opera) 3i 

38 17 Per la qual finora. ao 

40 ai per atti « favellartie; aa 

4a il perocché à? intendere» i4 

43 14 da' quali « parlata. 17 

45 ai e le loro pairiez 27 

ivi ult. perché ben comune, ^6 a 

46 19 e perciò ultima; a3 

rei a6 hanno avvezzati publicke^ «28 



56 7 tra per dimostro) i5 

5n IO La qua! . d' Assiria. 58 a 

5o 12 Tanto Credulità. 16 

59 9 Da SI fatto ragionamento . . esser Ercole. 61 6 

61 71 quali del mondo. ao 

6a I dalla quale ad un tratto. 27 

63 iS e forse Zoro€uii. 10 

68 i5 siccome «...«'...•. moderne^ -ai 

71 i3 a lai Zoroatte. i5 

iVf ai come , . in Alba, a3 

iVf a5 come Amulio Numitore: ij 

72 3 e sono • . secoli prima. 7 



Digitized by VjOOQIC 



TAVOLA DALLE AG6IC2ITE ALLA TEQZA EDIZ. XXV il 

Pag. Lio. Pai. Lìhu 

73 19 Tal mostro nei mondo, i5 

74 ^ Della qual amore. So 

76 4 ^ Sancuniate si é detto. 6 

77 27 «è ?idc , . Poemi, 78 5 

79 12 luDga etit innaDii barbare, 16 

80 3f ond' ella segreta. S^ 

81 3 (d tfl contrario lor mani? 14 * 

85 10 onde ^g'Vi ' < 

ivi 14 de* quali Cronologica. 16 

87 27 Siccome impresa? 88 3 

90 10 per qiiesl' ultimo il popolo; 19 

ivi 35 cfae se volesse noYÌti: 91 i 

91 19 e posto ciò. le nazioni, ^y 

93 a e per dell'armi^ 4 

93 8 promettendo die scrive; 12 

ivi aa Per lo che !or medesimi. uìt. 

94 i3 Questa Degnila est^, uà 

95 aa e la Sagra Storia della Storia Sagra. 26 

97 6 e di questi Felicità, 9 

99 6 del qual gener umano, ^S 

102 5 Ma col più meditare ... a invecchiarsi. a5 

104 4 Questa Degnila. del mondo, 8 

ivi 12 Questa Degnità e Centi. l^ 

106 18 come riferisce FìlosoB. 29 

ivi 35 Que»ta Degnila che ignora. 3§ 

1 07 1 7 ed è . Poeti. aS 

108 12 le quali , divÌDÌli: 16 

1 10 27 Dallo che rapporto, iti 4 

111 9 Colai detto £gìsj. 12 

ivi 28 perchè colali £gizì. 3f 

112 19 E questa reali, 24 

114 ^4 ÌAX. Gli uomini % cantando. 3i 

1 15 32 come leggere. 1 16 12 

ii8 3 e perciò coronati. 4 

121 3 e dice , con le leggi. 5 

ivipen. perchè uou volevano arricchire la Plebe. 

Aoi i5 tanto governo libero popolare. 124 35 

iù5 7 per V ultima Privata: 10 

126 4 ch'è la Legge jccepit, 7 

ivi alt. com' e certa istoria Continente, 127 2 

127 24 £ questa caprìccio. 128 3 

129 5 Questa Degnità ordinato. i3o 32 

i3i II perchè . • . Genti. 18 

ff'f 23 Questa Degniti . di farne uso. i32 6 

i32 20 il qua! Mbiturmo: 29 

i33 26 onde ciò certa est. 29 

i4o 3 onde a gran ragione da Tacito. 6 

143 8 Ciò si conferma religiosi, 11 

Digitized by VjOOQIC 



^XVIII TAVOLA DELLE AGGlUtrTB 

lP«g; LiA. Pa^. Lin • 

147 11 essendo Mente Umanà^ i5 

j48 4 perché potevano) 7 

149 ^ secondo P Ordine premesso. 10 

ivi 24 Le , Aaiontd. i5o 4 

ìS'i 28 fi per tulio inulligere. i53 4 

i54 16 e di tal fiudiziarj. ao 

j5<) 17 e con ischiarite ne' suoi prìncipj. 157 l'i 

j58 tè, per li quali corpi; 35 

iSg 17 siccome di pace; 37 

160 IO £ ne serbnrono le nazioni. 161 i 

161 8 Tal tiegradimento .... nel suo Museo, l'i 
i6ì 7 cioè da' Gigauti .... all' e/a de' Giganti! i5 

i63 18 essere Dei ideilo slesso tempo, oK 

ivi 5o eh' è appunto ............ ie cose ; 56 

164 i3 lo che or credantque. 17 

166 i5 le menti . . • ne' corpi: lu 

167 4 Quivi i primi uomini .... parlar de^li Dei. ift 
ivi 30 vennegli di questa Scienza j oS 

168 a3 Cosi con le cose a"* Gentili. 169 9 

169 35 non già Sapienza • • • . contenere. uU, 

172 4 come appunto de' monti; 6 

i 74 1 Questa Filosofia di Scienza, ? o 

a 80 26 ed a quelle appartengono: 38 

183 33 come le lingue: t83 19 

i83 ^o che V Uomo ignorante lo diventa, 39 

184 19 o per la persona , . dell' uomo, 31 

i85 30 E qui esce vefe narrazioni, 36 

186 16 all'osservare in Tevere. 33 

187 i3 il cui detto . Caratteri Poetici 188 o 

j88 13 1. Che Solone a Solone, 189 35 

190 II perchè di fatto, 191 3 

191 8 e, come si è conceputa in jitene, 33 

ivi 35 nel tempo Aristocratica: 33 

193 3 siccome Civile; 10 

193 9 come \b favola ....... delle conquiste. i3 

ivi 31 come gli antichi per massime, 35 

194 6 ì Trimegisti in Egitto « 

ivi 14 e '1 Carme De Philosophia Italica, 30 

196 10 Per tal guisa . - gero^ificij la 

197 3i che deve propielà: 198 3 

198 31 Delle quali la rócca, 199 5 

300 4 ^^ ^'^'^ si ^ sì convince da ciò, 33 

301 39 che furono £giy: 303 i5 

3o3 4 cl*'^ lo Slesso nostro: 5 

ivi IO tre luoghi volgari. 304 8 

305 i5 dee esser nato sopra dello; 31 

306 I Tali parlari vieppiù. 309 37 

3 IO 4 e generalmente ^ . • le uaziooi. 6 



Digitized by VjOOQ IC 



ALLA TEBZA EDIZIONB %X\% 

Ptt» Lim. ' Vt^ Lio. 

dii 37 nei tèmpo DegiUtà • 3i 

214 4 ^ ^^« restoron Uli uomini. Sa 

316 3 il prìroo comporti. 18 

217 I ed esser nati • • ]a reggi* 4 

VI la Ed è . . . . de* verbi, 16 

ai 8 I Questa GenenufOfte . . emendoe rsgionalo* 18 

aai pen. come pure , » le pronnoveve. aaa 3 

aa3 i3 e le Sibille . • . • -. • • le nsfuutej 17 

ivi 37 che certameote .... al nostro proposito, ir/l. 

aai 4 Cvli ^rnÀi del Greco Imperio. 8 

ivi 3a le quali di Poeii. aa6 3 

9a6 7 e XiVio Andronico. . . tffej(/f Amichi Romani. 9 

aa7 ai Perché uniyersalroente . .••••• Spagnoiij a3o 2 

a3o 8 e lotiavia si è ragionalo. 1 1 

a3i 3 dallo che si i deUo. 6 

àpi o onde dalle lingue aflalto - 1 1 

iV< i3 talché da' Francesi JSrudUo. a3a 4 

a3a 8 e dugV Italiani . . • • • reali: i5 

ivi a4 onde i termini delle prapP f i M oni^ aj 

233 t5 si ritrovarono delie m<da^ie. a5 

334 la lY. Cosi quello la iniouete: a4 

a35 a5 perocché auspici^ a6 

a36 .19 e Cerbero gola. ao 

237 7 onde sopra COse« 9 

a38 i5 di che l'Umanità. a4 

a4o 1 perchè . • . . , di Tallo a4 

a4i 8 E qui delf Origini Matrimonj. o 

a43 11 onde a si é detto. iS 

fVi ^le». e tuttavia • per maritarsi. «//. 

a44 5 che li grotte: 6 

ipi o E da questo e neto iti 

ivi a5 e oe danno principi - 27 

245 5 io che si é ragiooatu; 8 

ivi II (de' <|uali l'origine) irt 

ivi a4 dilBuila e del male} 'à5 

346 I delle auali Diviniiài a 

ivi a I che dalla solennità degli auspic} di Giove 

^47 I ed a questa ed Elena. 6 

ivi 14 Ma de'Greci de noi ragionate. a48 5 

a49 18 tanto con tal motto dieon di Diol ai 

a5o 3 il quale con Giove. 5 

ivi 7 naturalmente prudenti di Giove; H 

ivi aa né piaceva é bello - : a4 

a5 1 I Da tal prima Morale, sino alla fine del Capo. 
a53 aa E qui delle Fami^ie che prima Jurono de' 
Figlioli, 

a55 14 perocché d^OroMio. ai 

ivi 3o quanto doveiter del mondai 3^ 



Digitized by VjOOQIC 



iXX TAVOLA DECLB AGGIUNTE 

Pag. Lio. P«e. Lih. 

aSj 4 come questa ........... cosi spiegata. 5 

^58 a4 onde prewo le reti; a5 

wi 33 Cosi gir uomìoi • • . ^ Esss svj, aSg 5 

259 i3 perchè peoeralmeDle le campagne. 10 

wi ao perchè 1 primi matrimonj .... a IP acqua, I160 ao 

360 ?& onde fin se ne dirà. 36 

361 aS iia//a lìea spavento -^ aS 

M 3o la qual Istoria ragionato. 36a 2 

262 24 come de' Germani dì sepoltura 29 

ivi 3o che significa • . « guardasse • 3t 

263 5 talch'è delP armi. - t5 

264 i5 e Dii ••..*.. e degli Dei, 27 

265 IO col qual . . ^ w • Procedenza. 14 

ivi 29 siccome . . • « ... « Patriarchi. 3 1 

iVi 32 che perseguita di Diana. 266 g 

266 12 dove • / • • Umanitàj 13 

ivi 25 le quali . • • Jiglioli: 27 

ivi 3o dipmte della Terra : 33 

267 2 non essendo 4 le fiere. 7 

m i3 « nella barbarie Cavalieri. i5 

ivi ai siccome in lauro, 22 

ff I 33 e temendo • • • • . gli auspicjy 268 2 

268 17 finto alato • degli Eroif 18 

269 26 li ile di serpi^ 28 

ipì 3o che dev'essere. tal nome: 270 3 

270 5 e de' (empì essere i5 

iVf 29 olire che « a domarle, 3o 

271 II siccome esse poma. 32 

it'i 34 e r Ercole .............. di^ campi. 372 5 

372 4 de' quali aratro agitar, 17 

ivi 26 la qual Favola ....... de' tempi bassi: 273 19 

273 28 In confermaaione Focacce. 274 21 

274 28 e perciò spiegalo : 3o 

ivi S2 che propiamente è Cibele. 275 2 

375 26 Da lai Dea ........ degli uomini empj. uh. 

276 21 e gli Storici una siepe j 33 

ivi 27 com« munire forùficare: 28 

i»i 3i e si conservò cosi dirsi 33 

277 7 £ quindi lo stesso costume. i5 

279 22 da che provennero consortium. 280 7 

200 II Ov' è degno e servile. 19 

ivi 3i appunto come di Nasioni. 281 4 

281 7 che sono è ragionato*: io 

ivi 1 1 da' quali ne' peculj. 20 

ì»i 23 dalla slessa • • nelle prime Citi è. 27 

283 16 i cui servi spiegati. 19 

ivi uh. di che pure lu morte, 283 • 1 o 

283 25 o capo direbbe 27 



Digitized by VjOOQ IC 



ÀLhk TERZA EDIZ{OXE X\%1 

PflK. Lm. P«g. Lin. 

a85 ao e ne restò a' Romani Medaglioni. 53 

5 Onde bisogua io appresso. 19 

a4 Ma per ciò da violenza. 37 

38^ 6 Sopra • dell'armi, 9 

ìvt 18 che gli antichi frumento: ao 

m 35 Unte taricate di villa. ^88 1 

288 3l e ne restò angoltirej a5 

289 9 perché da' Filosofi. aS 

290 1 Dovette nascere .di costumi. i 

ivi i3 quando rade volte. ib 

291 19 Ma a Venere spiegalo. 53 

293 1 Cor4sllaiJ^ sino alla fine del Capo. 

295 2 Ora , • • • Venere , 3 

ivi 20 Quindi Venere concubinati. 296 5 

296 21 Con la quale aristocratica. 22 

297 17 che poi potestà: 298 1 

298 8 la qual aperta fulsità Romani. 2f 

ivi 24 ciascun figliolo appellalo • 27 

299 10 £ questa le Eepubliche. i& 

ivi 17 e tali » ....•• dirizzare. 18 

ivi 24 e perchè all'altro» 27 

ivi 32 e i Nobili patrie. 54 

300 2 della quale praesunt. 10 

ivi 18 ma Giove volontà, uo 

ivi 28 per .• • • • reddaiur, 3«» 

3oi 9 onde si .... • • . • • amitiere, 12 

fVì 27 onde perciò gli Ottimatij 3o2 i 

3o2 25 Tutto questo guerra. 3o3 «2/. 

3o4 12 che Slato ciUà - 14 

ivi i5 e da questa delle Città. 19 

ivi 27 e ne restò . . '. delle Città: 29 

ivi pen. e forse si é detto - : 3o5 8 

306 1 la quale . . , plebe romana^ ii 

ivi 17 e la Storia dagli Ottimati^ 20 

ivi 29 appunto Aristocratica: 3u 

307 21 e generalmente Lazio, 3(» 

3o9 25 e cosi può esser vero ...... assegnati. 33 

3io 10 tké Principi delle Geuli iS 

ivi 16 perché non avevano solenni, 18 

3i2 18 e appresso dei loro - 2ii 

ivi 26 percb'ella Signorile.* 2» 

3i4 IO il qual orbe mano. iS 

3i5 27 Tutto di peculj, 3i6 2'j 

3i6 27 ch'é la verga descritta 33 

3i2 24 portò agli Eroi: . 27 

3i8 6 se non d* EgiUo - : 8 

ivi i3 Qui incominciarono Feudi. 3i9 11 

3i9 24 come si é detto religione: pen. 



Digitized by VjOOQIC 



WXìt TAVOLA DELLE AGGIÌNTE 

Pag. Lin. Pu|f. Lin» 

5at 17 11 quale si era quiritario j 32 a io 

3t3 i3 fu ritrovata . Talché la Lira fu ^o 

ivi 35 nella quale .... ; accusalo. 3a4 '2 

3a4 i^ ""> delie quali delV Imperio Civile, i8 

ivi a5 percbè ragionata. Si 

3a5 3 per lo censo . . . ^ de"^ Nobili ^ 4 

ìw 13 DelPOrigini del Censo e fieli' Erario. 

3)6 a3 ch'allora della /?/e^e romanaj ag 

3a7 9 come sopra Diitaior Popolare. a4 

339 I DelP Origine ec, sino alla 6ue del Capo. 

334 a8 E perché republica. 335 8 

535 II che per falsi Dei ^ i3 

337 19 Le quali cose . . , dal véro Dio, 3o 

340 ^4 ^ <^'^ Dedalo, i5 

341 14 ^^ ^s'ì . . • » Bulgaria, 24 

342 6 nel qual licenza. 1 1 

ivi i5 l'altro , alla plebe. 344 ■" 

345 3 qual òeW Albana a terminarla: 6 

ivi i3 e i diece . . • intagliate. 346 2 

346 12 appunto • . tutta Grecia. . 20 

•tVi ^4 Dalla qual universi vincuniur? Z^j 18 

347 32 come Amufio d^Jlba: 33 

340 ui ed in entrambe de' soli nobili. 26 

349 12 cioè a dire Livio i i3 

?5o i5 in quel capo li riportò. 19 

ivi 28 come Coriolano -. si è detto. 5i 

3òi 3o che tanto e riHi ult. 

353 5 quantunque in tal motto ^ 9. 

ivi - ly Perciò é forte FiDSi ; 22 

ivi 32 le quali la Legge: 35 

354 16 In colai lo stato eroico, ult, 

367 16 Per lo qual luogo autorità -, 358 16 

358 25 e pur Antiche. ulL 

36o 9 ansi il cadavi*ro). 14 

ivi ai e, contro il dettame vivi. 29 

ivi 34 il qual aggiunto Romanzieri, 36i 6 

56i 18 Manlio viliorio^os 21 

562 i3 oude cume . impassibile, 364 «''• 

365 12 Tutte si è dimostmio. 20 

ivi i3 RePtLOGAiiEATi ec», sino alla fiue del Capo. 

370 i5 con cui si cangia: 17 

371 i5 Quindi • Natura, ij 

372 4 Come sussistere. 1 7 

373 18 ov'é da osservare mente: 32 

^74 14 « in volgar Ialino per morire; 16 

ivi 19 nel coi vila. ao 

375 11 che poi da Dio, 14 

fVf 20 ( ch'ora tempi nostri) ai 



Digitized by VjOOQ IC 



ALLA TERZA EOIZIORE \X\ÌU 

P»g, Lio. Piig. Lìn. 

376 aa la cui Arte cos« ; 38 

378 4 poco Diciio le sentenze 7 

ivi 17 il qoai seulimenlo .... Deus /"acius sum» 34 

379 i6 Cor^Uarto. Z>e//e Descritioni Eroiche, 

tvi 6 Di ciò sieuo prove . . . . i Poeti appresso. 38o 16 

38i Q sopra • quali esempli di Poeti; i5 

385 i3 con a tal Favola, 19 

386 18 eh' è la storia Giustino, 387 1 

387 a5 e che pif la via la Storia, 'òog 'io 

390 12 civili si è detio} i3 

ivi !i3 «: ue^ lidi d'Achillei 34 

ivi 37 Quivi iijialmente s* adoma, uìL 

391 1*1 il quale surcfdelte cielo. ift 

395 i3 e i Bomani annona, 16 

398 18 In forza iucoinìocia, 399 5 

4uu 6 i quali Princiftj imagiuati. 9 

ivi i5 perchè Monarchi, 3i 

4 03 31 e che non poteva d'Jlliac: 3$ 

404 A3 e pur Deludi d'Achillei j4 

ivi 17 Questa verità che gli reato. 3t 

405 13 oude Anacarsi Dei Fatidici: i3 

ivi 30 come ne duhitMUimo ...,<. da per sé! 36 

ivi 37 rbe SI dice pervenuti* 36 

406 3i e'I monte Marocco, 407 9 

407 3o Tali Principi ••••'' Oriente medesitno» 4oo 3o 

409 ^4 perché Eeia restò detto. 19 

411 3 lo che greche, io 

ivi 13 siccome a ingt*Dtilirsi » 14 

4 13 9 la attui noi diciamo; 11 

4i5 17 e the per caratteri sopra detto, 4'^ ^ 

416 9 il quale a' suoi posteri. I3 

ivi 17 La qual ' . eoo istrauieri. 33 

4*7 19 il quitle Cirenaico, 4^3 4 

4 18 3*i oncvè per salvarsi-} 3d 

ivi 34 talciiè la voce agli altari. 4<9 4 

430 j3 quelli cou l'altra, 16 

4'i4 19 Ma per Dio de* puntigliosi, 4^5 4 

4^5 37 appunto lagrime: 35 

432 18 anzi .....' s'aHatica, 30 

438 i5 ch'era posta Autore. 33 

43 1 5 e ne restarono Epulonesi 

ivi 33 e cosi Diritto Eroico. 433 3 

439 3 E per questa crede verL 44o ^ 

440 3o e fantasia la di lui vita: 441 3 

441 17 perchè la con V industiia^ 35 

444 1^ ^'' ^^^ ' popoli veduto. 14 

445 33 siccome di Favole, 38 

447 33 il quale d'Erodoto, perì. 



Digitized by VjOOQIC 



iXXlT TÀTOLA DELLE AGGU'STTE 

P«g. Lin. Prfg. Lia* 

449 16 XXXII. Ed è .^ nella memoria. 18 

45q .7 vi. Io codi guisa il suo. regno. 14 

455 35 XXI. Onde Omero. 38 

450 18 Ma i Romani argomento. 38 

465 7 ove non sono degli auspicj. 14 

468 a5 il qual ritrovato . * lettere ^ %i 

ivi Si Dicemmo volgari. 33 

469 19 deNa quale solenni. 470 3 

470 91 la qua! Elementi, 471 4 

473 3i laonde ìejbrmole dal popolo; 473 3 

473 37 Ov'è da ammirare . . . Provedenza Divina, 474 7 

474 90 Cor^llArlo ec., sino alla fine del Capo. 
476 30 Corollario ec., sino alla fine del Capo. 

479 16 e ne serbò oktestazioni 480 1 1 

480 18 cb'era quello uccidere si 

ivi 34 e sopra e la vittima. 37 

ivi 33 come consagrato hostiaeì 481 3 

483 5 Io chej finora. 9 

483 13 per lo che commissd. iS 

ivi 33 e perciò con le leggi. 36 

484 38 Cosi si è dello. 485 3 

485 6 che da' giuHitJ eseguire. 35 

487 3 lo che meno posto esso. fi 

489 g che propiameule . deltuomo. 11 

ivi 35 ne' quali vi professa. 3o 

490 34 Perciò i Giureconsulti .... nelle Degnila. 491 4 
493 30 E da questo . . . • dominio. ^g5 3 

493 35 ma eh' a' plebei dimostrato : ult. 

494 3 innanii sopra dello : 4 

499 36 perchè non abbiamo contrarj. ao 

500 36 Ma la Provedenza ..... si è sopra detto. Sai 10 

5o3 33 eh' innanzi ael parto : 5o3 5 

5o3 35 e tanto le Leggi che cadano. 39 

505 4 ® queste continetur. 9 

506 3 La Custodia de^i Ordini . . . alla P/e6«. 507 4 
5o2 30 perchè dopo richiamate j a 4 

508 16 Cosi delle ie^, 

509 I certamente di consuetudini ^ 

ivi 33 come luti' i Politici Risposta. Sto 7 

5i'i 33 e per lo loro lutti uguali^ 35 

5i4 34 lo che rappresentino. 5i5 8 

Z 'Z ^ °^''^ le porte! 33 

5io iD ed essi decapitaii: 16 

531 14 per confermare si dispongono. 19 

533 31 io che in Roma. 33 

ivi 35 [e quella pena di ribellione}. ult. 

534 9 Ma ci piace e Civili. 53$ 1 1 

535. i5 e come a' Greci dalle Leggi usci la Filosofia. 



1 



Digitized by VjOOQIC 



ALLA T£aSA EDIZlOHft XXXV 

Pa^. Lia. Pà^ Lia. " 

Stig !i5 ( perchè rappreieiitiisioae ], 53o 1 1 

53o 16 appunto FUNDUM: io 

ivi 34 U> che • carmina — > • 53i 3 

53i 14 « «IftUe maschere • . • • . Origmi, 17 

ivi Qa [il qual intdletio « 2e Monarchie, 534 ^4 

534 38 i quai' affari PasionL: 3o 

iVì 35 le quali cose Paiti. ii/f. 

535 1 1 che I dottissimo . • divisato. i5 

532 25 e '1 Parodino • • s'intitolavano. 28 

53o 6 £d è maraviglioso . co' vinti, pen^ 

55g 3i perchè 9 costumandosi ........ Baroni. 5^l 7 

55o q8 il qual costume • . • . • Feudi. 3i 

ivi 34 £ qui • Diritto Feudale. 55i 5 

553 19 perch' era delf Innocenza, 551 7 

554 17 che ci attestano ....•••••• tribunale. 555 i 

35 lo che consieguono moltitudine* 558 4 



557 
558 



558 17 Ma i Romani • • resistere. 559 6 

559 ao ma per una religione • . hanno. 56o a 

560 3a fi '1 corpo aristocraticamente. pen» 

56a 14 Laonde non potemmo . . Mundus habeaU aa 

564 aa onde poi ... e riverirono. a5 

567 34 per riportarne dipendente : pen. 

5jo pen^ perchè confidenti ed amici. 571 4 

577 ao be' Germani antichi i vestigi. 34 

ivi 3o Onde da per tutto tempìontm. SjS a 



Digitized by VjOOQIC 



Digitized by VjOOQ IC 



PRINCIPI 

DI 

SCIENZA NUOVA 



Vico. Opere , voi. V. I 

Digitized by VjOOQIC 



Digttized by VjOOQ IC 



EPIGRAFE DEDICATORIA 

paSHBSSA all' BDIllOSB DBL MDCCVZX 



A 

CLEMENTE XII 

PONTEFICE O'ITIMO MASSIMO 

PERCHE 

LA PROVEDENZA I^TFINITA 

COR UNO STESSO SEMPLICISSIMO 

SUO ETERNO CONSIGLIO 

LE COSE MASSIME 

EGUALMENTE E LE MENOME 

SEMPRE A BENE ORDINANDO 

DISPOSE 

CHE > 

MENTRE . 
PER LO SPLENDORE 
DELLA SANTA SEDE 

E PER LA FELICITA 

DEL MONDO CATOLICO 

AL SOMMO PONTEFICATO 

LA BEATITUDINE SUA CONDUCEVA 

NELLO STESSO TEMPO v 

QUESTI PRINCIPI 
DELLA SCIENZA NUOVA 

D-» l>'T0nNO 

ALLA COMUNE NATURA 

DELLE NAZIONI 

ALLA SANTITÀ SUA 

ESSENDO AMPLISSIMO CARDINALE 

DEDICATI 

PER VARIE E DIVERSE 

CHE SEMBRAVANO TRAVERSIE 

ED ERAN IN FATTI OPPORTUNITÀ 

CON PIÙ PROPIA FORMA 

SI CONCEPIRONO 

E DI MAGGIORI DISCOVERTE 

S^ ACCREBBERO 

ACCIOCCHÉ 

MIGLIORATI ED ACCRESCIUTI 

CON ALQUANTO PIÙ DI DEGNITA 

ALLA «AGRA OMBRA 

DELLA SUA VENERANDA 

PROTEZIONE 

DA SE MEDESIMO RITORNASSERO 

GIAMBATTISTA VICO 

A SUOI SANTISSIMI PIEDI 

CHE BACIA UMILMENTE 

PROSTRATO 

GLI CONSAGRA 



Digitized by VjOOQIC 



Digitized by VjOOQ IC 



DEDICA 

phbmkssà Jtt' EDI ztoirx OSI MDcextir 

jtZL'SMlirSNTlSSlMO PntJTClPB 

TROJÀINO ACQUAyiVA 

AmFLJSStUO CjRDtnjLB 

e MiniSiro delia Maestà di MHUppm W Be di Spagna^ 
e dì Cntrtm Jtot*^Ofte Re delle Due Sicilie » ecc. 
presso la Santa Sede. 



Il coiHime maio de* tempi nastri di dedicare l'Opere 
eli lettere ad tfomtm d'alto stato, se egli dee rispondere 
a quel degli Antichi^ % qwdv inalzavano le statue ad 
eroi di fama cotanto statile e ferma j che daf^an vita a 
essi bronxis i quali avessero aputo (o sorte nelle di loro 
effigie gittati di rilex^arsi; dovendosi i libri indrizzare 
a' Principi di luminosissima gloria y che con lo spten» 
dare de' lor nomi immortali donino ad essi l' eternità s 
alP ampio sfolgorantissimo lume vostro ^ Eminentissimo 
Principe^ il qttale ha rivolti a so gli occ/u della vene^ 
razione di Europa tutta ^ quanto ora mi si reca facile 
d'accertare l'elezione di porre all'ombra del vostro 
alto e potente patrocinio questa mia debol fatiga per la 
proprietà della materia , altretanto me ne sgomenta il 
poco pregio deW artefice nel lavoro y a petto del vostro 
merito incomparabile^ degno di opere non solo per or* 
gomento sublimi e grandi y ma anche per ingegno ed 
arte a/ più alto punto della perfezion ben intese, e fi-» 
nalmenteper dottrina ed erudizione cmsumatissime. Tutti 
Cùmposti m un rispettosissimo ossequio s'inchinano at 



Digitized by VjOOQ IC 



6 DEDICATO n ri 

più basso orto della vo^ra sacra porpora i Principj del 
Diritto Naturai delle Nazioni ^ delle cui leggi soli »'in- 
tendono^ e sono sapienti t popoli lìberi^ le regnanti No» 
biUà ed i Monarchi: ed eglino vi si presentano casti e 
puri di molti e gra^i errori, de' quali erano innanzi 
imìnondij perchè fin ora del Diritto Universale de' ptf 
poli hnn solamente ragionato nomini per altro dottisvmi, 
tutti oltramontani^ fuori del grembo della Catoliea Ue^ 
ligione. Di un tal Trattato non sembra potersi imagi* 
' nar cosa più A^gna d^lla vostra generosa protezione: 
poiché di un sommo Senato^ il quale con assai più di 
neriià^ che quelli de' tempi eroici, può e dee dirsi di 
Sapienti, di Sacerdoti e di Re, Fo$tra Eminenza per 
chiarezza d'antico sangue^ per ampiezza di patri monios 
per {splendore di cariche^ ;>cr dottrina di conoscenze, per 
sapienza di consigli j per far tessa di operazioni da tutto 
il mondo migliore delle nazioni umane più colte, assai 
più che del Senato Bomano un tempo nella maggior 
grandezza di Roma Scipione Nasica, siete stimata /'<!« 
iiimfl che lo avviva con l' autorità, e'I cuore cheloav* 
valora coUo zelo, À cotesto ordine amplissimo dell' u* 
niversal Republica Cristiana vi menò la Providen%a per 
mano della vostra fortuna e virtù j facendovi quella na* 
scere in una città d' Italia rinomatissima, donde tifasse 
r antica fi06f/iMiti|a origine l' Eminenza Fostra da an^ 
tichissimo ceppo, ornato sempremai di sacre porpore, 
onusto di amjMssime dignità, e dì sommi Magistrati 
in casa, e fuori d'alti comandi d'armi, e di ambascerie 
presso le più luminose Potenze d'Europa: di cui facile 
mente mi .dispenso di tesserne i lunghissimi catalogni^ 
perchè l' istorie e gli annali hanno rendalo pienamente 
palesi al mando le glorie del vostro cibarissimo lignag^ 
gioj come ancora perchè i brievied angusti recinti di'una 
tetterà non mi permettono di poterle comodamente no* 
verare. Tanti e si fatti onori inaffiati da opulentissime 
famigliari fortune derivarono col nobil sangue nelle vo* 
sire vene quella generosità,, la qual virtù, quanto ella 
è proptia de' grandi Principi, altretanto tutti /'«ntmi- 
Pano chiaramente risplendere nell'animo vosiro: e fin* 
imta grandezza del vostro Casato ingentilita dagli sindj 



Digitized by VjOOQIC 



▲LL^ XDUIORB DBt UDCGUIT 7 

della tapienza^ e*l vigore det vostro nobit sangue ìuein* 
gaio datt' opulenza furono i Modelli eopra i qualiy per 
disegno deUa vostra propria virtù j formossi neWEmU 
neììza Fostra cotesta signofe^ole gravità ^ la quale ae- 
compagnata dalla soavità del costume^ da una naturai 
piacevolezza, da quel magnanimo e generoso che v'ispira 
fistessà Prostra nobiltà e grandezza, ha saputo conci'' 
liarsi là riverenza dette nazioni, il concetto de* Soi^'oni 
e'I credito de* Pontefici Massimi, Per cotesti cosi rari 
e sublimi pregi, i quali nel piti alto grado risplendono 
netl* Eminenza Postra^ e tutti a gara concorrono a fai*'* 
mare in voi il carattere d'uno ottimo e grandissimo 
Prìncipe, tutto il mondo v'ammira con tanta gloria va» 
stra assiso nel più sublime periodo delt umana gran^ 
dezza, in rappresentare le Reali veci e sostenere in co* 
testa Corte ragguardevolissima nell'Orbe Cristiano i so* 
vrani diritti di due somme civili Potestà del mondo le* 
gistatrivi, delle Maestà di Filippo monarca delle Spa* 
gne, e di Carlo Borbone re delle Due Sicilie , nostro 
augustissimo Sovrano: di modo che forse non può di" 
stinguersi, se sia maggiore e piti luminoso lo splendore 
che voi colla vostra virtù e grandezza avete saputo a'vo* 
stri chiarissimi maggiori restituire, di quella gloria che 
essi per moltissimi secoli hanno nell'Eminenza Postra 
tramandata. Laonde questi Prineipj di Diritto che spiega 
le due gran comparse, una la più spaventosa, fat&a 
la più lusinghevole ai posteri nella ragion della guerra 
e della pace^ ora la prima volta trattati da ingegno ila^ 
liana ^ e in grado dell'Italia^ ingegnosa sua madre e 
uudriee, scritti in italiana favella e con dottrina tutta 
conforme alla Religione Romana, debbon correre da sé 
stessi a tributar il loro ossequio al gloriosissimo nome 
vostro, Eminentissimo Principe, che siete il sommo e 
sovrano pregio di qtMesto gran consesso de" Padri porpo* 
rati, per la etti sapienza e tnrtù f Italia è con sommo 
rispetto considerata dalle altre nazioni d' Europa s e dal 
cui corpo uscirono i Xtmenes, i quali alla Spagna y i 
Bichelieu e i Mazzarini^ i quali alla Francia diedero 
forme di governo coli si sapienti arti di pace, che en* 
trombe stirsero in due polintìuime Monarchie ^ qttelta 



Digitized by VjO-OQIC 



8 DBDlCiTOaiA ALL UDiZ, DEI tfDCCXLlT 

dèe fu uguagliata alla Bamana aniicay quésta or gmdi' 
caia uguale alla Persiana presente, E quantunque T 0« 
pera • rattenuta dalla riverenza delV Autore^ cui soltanto 
è lecito in lontanansta ,d' ossequiar V Eminenza Fostra 
assisa nel fdù alto luogo degli umani pensieri , però 
K incoraggia la vostra alta generosità^ propria di saggio 
Principe della Chiesa^ che ben intendendo esser arcano 
di principato di sapienza cristiana^ qual egli è l' £cc/e- 
elastico j il favorire e promo^ere tutti gl'ingegni che 
si studiano alla di lui gloria e fermezza^ tiene la sua 
gran casa sempre aperta ad uomini chiari per valor 
di lettere^ che riceve con umanità sin^oìare^ e protegge 
con incredibil fortezza, e promove con alta generosità: 
nella qual or io affidato umilissimamente la presento a 
Vostra Eminenza^ e profondamente ùuihinanàola mi di* 
chiaro e rassegno • 



Di Vostri EaiinEzizA 

NapoU, IO di gcanajo 1744* 



tJanliisiDo^ dìvotiuÌMO td obligaiÌMÌaio lervidM* 
GiANBATtitTA Vico. 



Digitized by VjOOQIC 



FRAMMENTO INEDITO 

DI VXa PnKFAUOne ALLA TbRZA EblBlOXK D&LLA Scifl.%Z% iNihiVa 



iVelìa pritiui c^jtionc delle seconda Scienza Nuwa ti trova 
in principio Y Occasione dell'Opera j in fino una T&rnla d'i*§» 
dici: nella seconda edizione del 1741 fu soppre^a la Tavola 
d^ndici^ e fu sosUUiila h\VOcca$ifìnt dell'Opera In breve lol* 
tersi che Ledere aveva scrìUo venli anni prima al Vico ringra« 
alandolo del dono del Dir ilio Universale» La l(*llora fu già in- 
snila da Vico nella sua r'Ita {Opfre voi. fV, p. 570); in finti 
del volume si troverò la Tavola d'Inditi aerresciula ili due aj:- 
gimite inedite; VOeeaxione dell'Opera fu %ìh stampala anch'essa 
nella Fifa di Vico (M, p. 408-414): non ci resta quindi che 
a pobliear un breve frammento inedito che Vico voleva aggiun* 
gere nella terea ediiione e che fu scoperto dal Giordano. 

M È tutto ria noi Ittsciato intiero iè libro prima stampato 
( pnrla della Prima Scienza Nuùva ) per tre Iho^ù die den* 
irò s^ additeranno, de' quali ci troviamo picenamente sod- 
disfatti ' per li qnaU ire lupglà principalmente > necessa- 
rio il Ubro dèlia prifna Sciema Aìaova la prima s*oftn 
stantpata: la quale noi qui triteremo Scìetìta Huoy a Priinnt 
pmhè era condotta con un metodo ajfatto diverso da qutf- 
sta, la quale perciò debbe dirsi Scienza Nuova Secondu; 
ed avevamo lasciata la Prima per li tre luoghi anzidetti. 

u Ma accioccft> qf iella non si abbia affatto a diniderare^ 
si rapporteranno intieri nel Fine di questi Libri, jénzi^ ac^ 
eiocc/tk nemmeno si disidcnno i Libri del Diritto Univer- 
sale, de'* quali assai meno ckt della Scienza Nuova Priiurt, 
siccome d^un abbozzo di quella ^ noi erasfomo contenti^ » 
li stimavamo solamente necensarf per li due luoghi — urto- 



Digitized by VjOOQIC 



10 FIUMMK^ITU 

thlla Pinola iriiiloi^no alla Legge delle XII (Tavole) venuta 
ÙA Alene, C altro ^ intorno alla Favola della legge Regia 
dìTriboniatio — , anco nel Fine di questi Libri si rappcrte- 
ranno in due Ragionamenti con più unità e maggior nerbo 
iraitati: i quali due sono di quelli errori che *l signor Gìo- 
vanni Clerico nella Riblioleca antica e moderna, in rap* 
portando q uè' libri ^ dice che in un gran numero di ma- 
terie vi si emendano quantità d? errori volgari, acquali 
uomini inteudentissimi non hanno punto avvertito. Laonde 
in una Lettera latina data in Amsterdam a dì 8 settem- 
bre 1722 ce ne avanzò - generosamente questo giudizio : f\\x\ 
(libri) roihi occasionem praebebunt osténdendi nostris Sep- 
tenlrionalibus 'Erudi tis, acuineo et eruditionem non minus 
apud Italos inveniri, quam apud ipsos: immo vero do- 
ctiora et acutiora scribi ab Italis, quam quae a frigidiorum 
orarum iucolis expectari queant. 

u Uè già questo dee sembrare fasto a lalum^ che noif 
non contenti de* vantaggiosi giudizj da tali uomini dati alle 
nostre Operc^ dopo le disapproviamo e ne facciamo rifiuto: 
perchè questo è argomento della somma venerazione e stima 
che noi facciamo di tali uomini anzi che no, Imperciocchk 
i rozzi ed orgogliosi scrittori sostengono le lor opere anche 
contro te giuste accuse e ragionevoli ammende d'altrui: 
aUf% che per avventura sono di cuor picàiola , 5' empiono 
de^ favorevoli giitdiz/ dati alle loro^'e per quelli stessi non 
più s^ avanzano a perfezionarle.* ma a noi le lodi degli 
uomini grantU hanno ingrandito P animo di correggere^ sup* 
plire ed anco m miglior forma di cangiar questa nostra. 
Così condenniamo le Aanotatìooi , le quali per la via ne* 
gali va andavano trovando ^ciesa' Priocipj; perocché quella 
fa le sue prove per iscoocezse, assurdi, impossibilità; le 
quali co' loro brutti aspetti amareggiano piis tosto che pa- 
scono P inlendinìento^ al quale la via positiva si fa sen* 
tire soave, che gli rappresenta Tacconoìo, il convenevole , 
r uniforme, che fanno tutta la belleua del Vero, <2r/^(ki/e 
unicamente si dÙetia e pasce la mente umana. Cidispiae- 
dono i Libri del Diritto lì\x\xet%9\e\- perché in queUi dalla 



Digitized by VjOOQIC 



m I*KEf AZ103CE 1 1 

mente di Platone, e d* altri chiari fiiotofi itnUtvanlo di 
scendera ntlle ineoti balorde e scempie dtgU euton dclKi 
Gentiltlà» quando do^^anìo tener il caminiiio tutto con- 
trario ; onde vi prendenstno errore in alquoMie maierie. WfUtt 
Scieoza Nuova Prtoia, se non nelie materie^ errainmo eer* 
tamenie nell'ordine: perchè trattàntmo dts*P vU\cì\ì\ deUMdee 
dWiAamenle daVPriocipj delle Ltti^e, ch^ erano per lia« 
tura tra lor uniti ; e pur divi«amenle dagli uni e dt^li 
aUrì ragionammo del metQdt)^ eoa cui si conducessero l^ 
maierie di questa Scienza^ le quali con altro mètodo do* 
vedano fll filo uscire da eolrembi i detti Prìncipi : onde vi 
sono avvenuti molti errofi neiC ordine. 

u T\Uio ciò si è in i|iiesti Libri emi'ndato.: ma il brir'* 
vittimo tempo dentrq il quale fummo costretti di mrditn^ 
e scrivere quasi sotto il torchio quesC Opera^ con un estro 
qua»! fatale, // qunle ci strascinò a sì prestamente medi" 
tarla ed a scriverla / che V incominciammo la mattina ilei 
santo Natale^ e finimmo ad ore ventuno della domenica di 
Pasqua di Resurrezione j e pure un ultimo cniergenle anco 
natoci da Feticzia, ci costrinse di cangiare quarantatre fo- 
gli dallo stampato^ che conte/tei^^z/io u/ia Novella Letteraria 
di tal ristampa in Venezia, ed in di lei luogo vi scrivemmo 
ridea deir Opera ^ di più un lungo grave malore contratto 
dalP epidemia del catarro, ch^ allora scorse tutta P Italia^ 
e finalmente la solitudine nella iftiale viviamo : tutte queste 
cagioni non ci han permesso d* usare la diligenza, la qual 
dee perdersi nel lavorare d^ intorno ad argomenti c^ hanno 
dcUa grandezza^ perocch* ella è una minuta, e perchè mi- 
nuta, anco tarda virtii: per tutto ciò non potemmo atvcr* 
tire ad alcune espressioni che dovevano o turbate ordi* 
narsi^ o abbozzate polirsi ^ o corte piìs dilungarsi^ ne ad 
una gran folla di numeri poetici, che si deono schifar 
nella prosa } né finaltnente ad alqtianti trasporti di memo- 
ria^ f quali però non sono stati eh' errori di vocaboli, die 
di nulla han nociuto alP intendimento» Quindi nel Fine 
di questi libri con le Annotazioni prime^ dove insieme cott 
le Correzioni degli errori ^ anco della stampa, che per le 



Digitized by VjOOQIC 



H FRAMMENTO DI PaEFAZIO?(E 

suddette cagioni dùvetiero accadend moltissimi, dhmmo ton^ 
le lettere M ed A i MigliorameBtì e V Aggiunte: e siegui-- 
iammo a farlo con le Ànnotutoni secoade, le quali pochi 
giorni dopò esser uscita alla luce quesC Opera^ vi scrivemmo 
con r occasione che 'l signor D. Francesco Spinelli^ prin* 
cipe di ScakOi sublime filosofo^ e di colta eruditone par- 
twolarmente greca adomato , ci avea fatto accorti di tre 
errori, i quali aveva osservato nello scorrere in tre di tutta 
P Opera:, del quale benigno avviso gli professammo gene^ 
rosamente le grazie in una Lettera stampata ivi aggiunta (*)« 
con cui tacitamente invitavamo altri dotti uomini a far il 
medesimo, perchè aremma. con girado ricevuto le lor am- 
mende: le quali Annotazioni prime e seconde co/t le terze, 
le quali siamo iti da poi di tempo in tempo scrivendovi , sono 
lutte ora incorporate con V Opera. »» 



(*) Vedi O/mre voi. IV, pag. 419. 



Digitized by VjOOQ IC 



SPIEGAZIONE 
DELLA DIPINTURA 

PROPOSTA AL FBOMTISPIZtO 
CHK 8BRVB PBB L^IHTBODVZlORB DELI,' OPERA 



Quale Cebete Tébano fece delle Sforali^ tale noi qui 
diamo a Tedere una Ta\^ola delle cose Cwilì^ la quale 
serra al leggitore per concepire Tidea di qvest^Opeba 
ayanti di leggerla^ e per ridurla più facilmente a memo- 
ria con tal ajeto che gli somministri la fantasia dopo di 
averla letta. 

La DoHUA coti LE tempie alate, che sovrasta al Globo 
MO^iDAno, o sia al Mondo della Natura^ è la Metafisica 
che tanto snona il suo nome. Il triangolo luminoso con 
ivi DENTRO un OCCHIO VEGGENTE^ egli è Iddio cou l' aspettò 
della sua Proi^edenza; per lo qual aspetto la Metafisica 
IN ATTO DI estatica IL CONTEMPLA sopiu P ordiìic delle 
cose naturali^ per lo quale finora V hanno contemplato 
i filosofi: perch^e/to in quesC Opera^ più in suso in- 
aheandosi, contempla in Dio il mondo delle menti uma- 
ne^ ch^è il Mondo Metafisico ; per dimostrarne la Pro- 
vedenza nel Mondo depli animi umani {a)^ eh VI Mondo 
CisnUj o sia il Mondo delle Nazioni: il quale, come 
da suoi Sementi^ è formato da tutte quelle cose le quali 
la Dipintura qui rappresenta co^ geboglipigi, che spone 
in mostra al di sotto. Perciò il Globo, o sia il Mondo 
Fisico^ o vero naturale, in una sola parte egli dall^al* 
TARE TiKN SOSTENUTO^ perchè i Fiìosofi infin ad ora, aven- 
do contemplato la Divina Proi^edenza per lo sol Ordine 
naturale^ ne hanno solamente dimostrato una parte ^ 

(a) oelU loro socielà della vitu, «-ce. 



Digitized by VjOOQIC 



li IDtl 

\ìer la quale a Dio^ come a Mente signora libera ed 
assoluta della Natura^ perocché col sqo Eterno Con^ 
sigilo ci ha {/a/o natumlmente Vesserete naturalmente 
lo ci àonserv€L^ si danno dagli aomini Vadoixizione co^ 
sacrijicj\ ed altri divini onori: ma noi contemplarono 
già per la parte ch^era più propia degli uomini^ la na- 
tura de^ quali ha questa principale propietà d' essere .ro- 
eiei^oli; alfa qual Iddio provedendo ha cosi ordinate e 
disposte le cose umane, che gli nomini caduti daW intiera 
giustizia per lo peccato originale^ intendendo di fare 
quasi sempre tutto il diverso, e sovente ancora tutto il 
contrario, onde per servii* all' utilità vivessero in soli- 
tudine da^/fei>i bestie ^^v quelle stesse loro diverse e 
contrarie vie essi dalP utilità medesima sien tratti da 
uomini a vivere con giustizia^ e conservarsi in società^ 
e sì a celebrare la loro natura socìe%^ole; la quale nel- 
r Opera si dimostrerà essere la vera civil natura del- 
Vuomo ; e si esserci diritto in natura : la qual condotta 
della Pros^edenza Divina è unadelle cose in che prin- 
cipalmente s^ occupa questa Scienza di ragionare : on- 
d^ ella per tal aspetto vien ad essere una Teologia Ci- 
vile Ragionata della Procedenza Divina. 

^FXLA TASCIA DEL ZoDUCO, CHE CINGE IL GlOKO MOUDAllOi 
PIÙ CHE GLI ALTBI, COMPAHlSGOIilO IH MAESTÀ, O COOIC dìCOnO 
II« PBOSPE'mVA, I SOLI DVE SEGEII PI LlORE B DI YbBGINB \ 

per significare che questa Scienza ne' suoi Prtncipj con*» 
tempia primieramente Ercole ^ poiché si trova o^ai Ra«- 
zione gentile antica narrarne uno che lafondò^ e'I cout 
tempia dalla maggior sua fatiga^ che fu quella con la 
qual uccise il Lione^ il quale, vomitando Jiamme^ in- 
rendtò la Selva Nemea; della cui spòglia adorno Er^ 
cole fa inalzato alle Stelle^ il qual lione qui si troya 
essere slata la gran Selva Antica della Terra ^ a cui Er- 
cole^ il quale si trova essere stato il carattere degli Eroi 
Politici^ i quali dovettero venire innanzi agli Emi delle 
guerre , diede il fuoco , e la ridusse a coltura : e per 
dar altresì il P/incipio de^ Tempi^ il quale appo i Gf^ci^ 



Digitized by VjOOQ IC 



DKI.I.* OILRA 1S 

fla' quali abbiamo tiUto ciò cb^ abbiamo delP Anlicbilà 
gentilesche, incominciarono dalle Olimpiadi co^ giuochi 
Olimpici^ ^e^ quali pur ci si narra essere sialo Ercole 
il Fondatore ; i quali giuocbi dovettero incominciar da'" 
Ifemei ) introdutti per festeggiare la vittofia d^ Ercole 
riporlata delP ucciso Lione ^ e si i tempi de* Greci co- 
mineiaroBQ da cbe tra loro incominciò la .coltivazione 
de* campi. E la Fergine^ che da^ Poeti ireùne descriUa \ 
agli Astronomi andar coronata di spighe^ vuol dire che 
la Storia Greca comincia dair età delVoro^ che i Poeti 
apertamente «narrano essere stata la prima età del lor 
Mondo; nella quale per lunga scorsa di .secoli ^U anni 
51 noverarono con le messi c/el^rrono.,* il quale si trova 
essere stato il primo oro del mondo : alla qual Età del- 
V oro de* Greci risponde a livello VEtà di Saturno per 
li Latini^ àeiXo u satis^ da^ seminati : nella qual Età del^ 
Voto pur ci dissero fedelmente i Poeti^ che gli Deiin^ 
terra praticavano con gli Eroi ; perchè dentro si mo** 
strerà chU primi uomini del Gentilesimo, semplici e 
rozzi per forte inganno di robustissime /àntoWe tutte 
ingombre da spaventose superstizioni^ credettero vera* 
mente veder in terra gli Dei; e poscia si ritroverà chV 
gualmente per uniformità d* idee^ senza saper nulla gli 
uni degli altri, appo gli Orientali^ ^^^h ^f'cci e Lar 
tini Atrono da terra inalzati . gli Dei air erranti , e gif 
Eroi alle stelle fisse : e cosi da Satwno^ M è K/»óyoc a^ 
Greci, e X/sévo^ è il tempo ai medesimi, si danno altri 
PrincipJ alla Cronologia^ o sia alla Dottrina de* Tempi. 
Uè dee sembrarti sconcezza che l^ ▲ltaeb sta sotto , b 
sosTiEHB II. Giovo \ pcTcbè troTerassi cbe i primi Altari 
del Mondo s'alzarono da^ Gentili nel primo Ciel de* Poeti; 
ì quali nelle loro favole fedelmente ci tramandarono, il 
Cielo avere in terra regnato sopra degli uomini^ ed 
aver lasciato de"* grandi beneficj al gener umano nel 
tempo cb^i primi uomini, comeyànciii//ì del nascente ge^ 
ner umanoy credettero che ^1 Gelo non fosse più io suso 
deir alture de'^montì^ come tuttavia or i fanciulli il rie- 



Digitized by VjOOQIC 



(Irmo di poco /più al(o de' leili delle Ipr ease^ che poi, 
vieppiù spiegandosi le menti greche ^ fu inalbato solle 
cime degli altìssimi monti^ come d^Olimpo^ dove Omero 
narra a^suoi tempi starsi gli Def^ e finarmente alzosst 
sopra le sfere ^ come or ci dimostra V Àstrofwmia; e 
r Olimpo si alzò sopra il Cielo steìlaio ^ ove insieme- 
niente V Altare portato in cielo vi forma xkwsegìioce^ 
leste: rx ritóco, chb vi b sopra, passò nella casa ticina, 
come tn vedi qui, del liomb; il quale. com«f testé si è 
avvisato, fn la Selva Nemea^a cnìEiVoledìede ììfiioco 
)>er ridurla a coltura ; e ne fu alzata in trofeo d* Er-* 
rote la spoglia del Lione alle Stelle, 

Il nA66to DBixA Divnu PaovBOBfrzA, ch' alloma mi gio- 

JCLLOCOIf VESSO, DI CRB ADOBRA IL I»BTTO LA MbTAFISIGA , 

dinoia il cuor terso e puro che qni la Metafisica de- 
\- avere, non ìordo^ né sporcato da superbia di spirito- 
o da viltà di corporali piaceri ; col primo de^quali Ze- 
none diede il Fato^ eoi secondo Epicuro diede il Caso^ 
ed entrambi perciò nicyarono la Proveden^a Divina,- 
OUra ciò dinota che la cognizione di Dio non termini in 
essolei: percfa^ella privatamente sMIlumini deirm/e//ef- 
tuali^ e quindi regoli le sue sole moìuli cose, siccome 
finur hen fatto i Filosofi; lo che si sarebbe significato 
ron mi giojello />/a /io, ma contesso, ove il baqgio si bi- 
FDAKGB^ B BisvABaE AL IH vvoRi ^ percliè Is Metafisica CO ^ 
nosca Dio provedente nelle cose morali publiche , o 
sia ne^ costumi civili, co^ quali sono provenute al mondo 
e 'SÌ conservan le Nazioni. 

Lo STESSO BAGGIO SI BISPABGB DA PETTO DELLA METAFI- 
SICA BELLA STATUA d^Ombbo, prìmo Bulore della Crentilità 
che ci sia pervenuto^ perchè in forza della Metafisica^ 
la quale si è fatta da capo sopra una Stona delPIdee 
umane ^ da che cominciaron taf uomini a umanamente 
pensare, si è da noi finalmente disceso nelle menti ba^^ 
lorde de^ pnmi Fondatori delle nazioni gentili^ tutti 
robustissimi sensi e vastissime fantasie^ e per questo istesso 
rhe non avevan altro che la sola facultà. e per tutta stor« 



Digitized by VjOOQ IC 



«ika e slupiadf di. polerimre TiiitaBa menie^ragmie, 
da quelli dm ae ne sono fiftorat^ensatl, si ritrofano tttUì 
contraria noncbè diversi i Principi delta Poesia^ dentro 
i finora per qnest^ islesse eagioni nascosti Pnneipj, della 
Sofderìzm. Pùeticm^ a sia la s&ent^ de* Poeti Teologi ^ 
la qnale senm contrasto fa la Prima Sapienza del Mondo 
per li GeolUi. £ la statua D*Oif«Ro sopaa ^uva royihos'a 
BAsa vool dìreiULDisco^ì'ta del Fero 0/itero.j e he nella 
Scienui Nuova la prima Toka stampata si era da noi 
sentita, ma non intesa, e in questi iib^i rtfleitota^ pio- 
namente ^i è dioMisIrata^ il qnale non saputosi finora ci 
ha tenuto nascoste le jcoae vere del Tempo Fas^loSB 
delle Nauoai, e molto più le già da totti disperate a 
sapersi del Tempo^ Oscuro^ e*» conseguenza. le prime 
vere Orìgini delle cose del Tempo Storico: cbe sono 
li ire Tempi del Mondo, che Mai*co Terenzio Fan'one 
rì lasciò scsiUo, lo più dotto scrittore delle Romane An«* 
ticbità, nella sua grand-opera intitolata' fie/Tim Z>iVìimi^ 
tiim et Humanaram^ che si è perduta. Oltra^iò.qni si 
accenna die *n quesf Opera • con una NaoM Arte Cri- 
tica^ che finor ha mancato, entrando nella Ricerca dèi 
Fero sopra gli Jutori delle Nauoni medesime {nélh 
quali deoùo correre assai più di mille anni per potervi 
pravenir. gli Scrittori^ d^ intomo ai quali la Critica si 
é finor occupata) qui la Filoso^ si pone, ad esaminare 
la Filologia^ o sia la Dottrina ditaitelecose leqaalf 
dipendono daW umano arbltjrio , come sono tutte le 
Scorie delle Lingue^ de'CoStumir^ de' Fatti, cosà della 
pace come della guena ^ de* popoli i la quale, per la di 
lei deplorata oscurezza delle, cagioni e quasi infinita 
varietà degli effetti ^ ha ella avuto quasi un orrore dk. 
ragionarne; e la- riduce ia forma di Scienza^ixA diseo- 
vrirvi il disegno di unei Storia Ideal Eterna^ sopra la 
quale corrono in tempo le Storie di tutte le Nazioni r. 
talché per quest'altra principale suo aspetto -viene qoe« 
sta Scienza ad esser una Filosofa delV Autorità. Im- 
perciocché in forza d"* altri Principi qui scoverti di ilfi- 

Vico. Oftrre , voi. V. a 



Digitized by VjOOQIC . 



18 IDEA- 

tùìagìa^ ebe sanilo ài sèguito a^li diri Principj qui ri* 
Irotail delia Poesia, ai xlimoalra, le Risole easere state 
^erè e severe Tsioni de^ costumi delle antichissime 
Genti di Grecim^ e priDiierameiite cbe quelle degii 0et 
foron istorie de^ tempi ebe gli uomini detla più roMft 
Umanittà gentilesca.crèdettero) tiUte le cosé necessarie 
utili al gener umano essere Deitadi; della qual Poesia 
ftiron ùfUóri i p timi popoli^ che si ritrovano essere stali 
lotti di Poeti ìi'ologii i quali sema dubbio ci si-nar^ 
rano aver fondato le nazioni gentili con le Fàvole 
degli Dei. E quivi co^ Principj di questa' Nuos/^Jrie 
Critica si va meditando , a quali determinati tempi e 
particolari occasioni di umane^ necessiÙL o utilità av« 
-verlUi d»*^ primi ^uomini del Gentilesimo^ eglino con 
Ispas^entosÈ religioni^ le quali essi stessi si finsero e si 
credettero, fantasticarono prima tali e poi tali Deif la 
qtial Tèùg&nia Natwale^ o sia generazione degli Dei^ 
fatte naturalmente nelle menti (a) di lai primi uomini^ 
ine dia una Cronologia Ragionata della Storia Poetica 
degli Bei. Le Fa^^ok Eroiche {nvono Storie vere degli 
ISì'oiy e desiar eroici costumi/ i quali si ritrovano aver 
fiorito in tutte le nazioni nel tempo della loro barba^ 
rie : sicché i due Poemi d* OmeìXi si trovano essere 
due grandi Tesori di Discoperte del Diritto Naturale 
delle Qenti greche ancor barbare: il qual tempo si de-» 
termina ueìV Opera aver durato tra^ Greci in lino ar queUo 
d^ Erodoto, detto padre della Greca Storia ,* i cui libri 
sono ripieni la più parte di favole , e lo siHe- ritiene 
inoltissimo delPOmeWco / ndla qual possessione si sono 

(a) nelle meati de'Greci oe darà una Cronologia Cagionata 
ehe n* empia il vuoto di gue'miWa^ni ch'^bibisogoarono córrere 
tra le nazioni gentili per provenirvi (inalmenle gli Scriltori j 
come tra' Greci Omero, il qual si prova che venn« più dì mille t 
anni dopo che Elleno fondò la Grecia, da eni i Greci* si disser 
EUenii il qual principe e padre di (ulti i Poèti si .dimostra 
neppur aver lasciato scrini i suoi poemi; perocché al di lui 
tempo non si erano tra* Greci ancor trovale le lettere volgari. 
Le Faifóle, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DELL OPERi 19 

manléDuU lutti gH Sthrid- che sono venoti upprésso, 
i quali osmio una frase metta tra ìt poetica e hvol^ 
gare. Ila Tucidide^ primo isevero e grave storico della 
Grecia, sai principio d^^suoi nKiconti professa che^n 
al tempo ài suo padf-e^ ch^era quello di Erodoto^ il 
qital era ^vecelito quando esso era fanciuMo, i 'Otecl non- 
ché delie straniere^ le quali, a tiserba delle romane^ 
wA abbiatiio tutte da^ Grecr, eglino non seppero nulla 
affaUo deWAniìchìià loro propìe^ che sonò le densi 

TBHURB \M QUALf LA DlPIlfTVBA SPIEGA* NEI. FOUDO', DAUB 
QUALI .%t LDHE mSL BAGGlO DELLA PrOTBDENZA DlTIUA DALLA 
MVMPH^A Btl^ABSO Ifl OSEEO ESCONO ALLA LVC|( TtlTTI I 

oBaoGLiFict , che significano i Principi conosciuti sola- 
mente finor per gli effetti di questo ìfóndo di Ifaztoni' 

TbA questi là MAGGIOB eOltPAKSA VflPAtJN ALTABB^ per- 
chè '1 Mondò Cmle cominciò appo tutti i popoli con le 
Religioni, come dianisi si è ditisato alquanto, e pia se 
ne diviserà quindi a poco. 

Sull'altabe a ifAN destba il ramo a compaeibb è tu 
UToo, o sia Terga, con la quale g\l Jugurt preiidevan 
gli aùgurf ^ ed osserva van gli auspìcj; il quale vuol 
dar ad intendere la DisHnazione^ dalla qua) appo i Gen^ 
Sili tutti incominciarono la prime divine cose. Perchè 
per V attributo della di lai Frovedén^av cosi vera appo 
gli Bbrd (i quali credevano, Dio essere mia Mente in- 
finita, in consegtteAEa che vede tutti i tempi in un 
punta d^ eternità. Onde Iddio o esso, o per gli Àngioli 
che sono menti, o péf li Profeti, de^ qilali parlava Iddio 
alle menti, egli avvisavate cose avvennre al suo popolo)^ 
come imaginatd appresso i Greniili (i quali ftintastfcarono 
i corpi esser Dei che perciò con segni sensibili avvisas- 
aero le cose avvenire alle genti), fa uàtversaloiiènte da 
tulio II gener umano à^ìo M^ Natura di Dio nome 
ài DMnità^ da tinMdeé medesima, la quale i Latini' dis* 
aero dis^inàri - avvisar Tav venire - ^ ma con questa /bn- 
damentate dispersila che si è detta, dalla quale dipèn- 
dono tulle V altre, che da questa Scienza si dimostrano 



Digitized by VjOOQ IC 



20 IMA 

essenziali differenze tra'l Diriiio Naturai degli Ebrei 
eH Diritto Naturai delle Gentil che i Montani Qiute" 
consulti diffinirono, essere stato con essi umanicpstimU 
dalla Divina Provenza ordiruUo. Laonde ad un colpo 
con sì fatto lituo si acconoa il Principio della Storia 
unis^ersal GeulHesca^ la qoàl con profe fisidie e filo«- 
logiche si dimostra aver avato il-soo comineiamento 
dal Diluvio Universali dopo il cfteiale a capo di due 
secoli il Cieloy come pure la Storia Favolosa iitacooniàj 
regnò in terra e fece de* molti, e grandi benefici al 
gener umano : e per aoiforinità d^ idee tra gii Orieniali^ 
Bgizj ^ Grecia Latini ed altre natiooi' gentili sorsero 
egualmente le Religioni di tanti Giovi; pevcbò a capo 
di tanto tei^po dopo- il Diluvio si proTa* che dovette 
fulminare e tuonare il cielo ; e Aéi fulmini o tuoni cia- 
scuna del suo Giove incofoinciarooo a prendere tai na- 
zioni gli auspici ; la qual moliiplicité di Giovi , onde 
gli Egizf dicevano H loro Giove Ammone esaere lo 
pia antico di tutti^ ha fatto finora maraviglia à*Filologi : 
e con le medésime prove se ne dimostra YdntichUà della 
Beligion degli Ebrei^ sopra quelle con le quali si fon- 
darono le Genti , e quindi la fetilà della Oistiana. 
Sullo ste$so> àltaeb apfbbsso n. lituo si vede l^acqoa 

E ^L FUOCO. K V AGQDA COUTEMUTA 9ENTBO V9 UBClOOLO; 

perchè per cagione delia Divinazione appresso i Gentili 
provennero i Sagrìficj da quel cottiuile loro eostowe 
chM Latini Aiceii ano procurare auSpicia y a ina sagri- 
-ficare per ben intendere gli augqr]^ a fin di ben ese- 
guire i divini avvisi, o vero comandi di Giove: eque» 
ste sono le divine cose appresso \ Gentili, dalle quali 
prevennero poscia loro tutte .le cose umane. 

.]ja prima delie quali furono i Matrimonio significati 
dalla FIACCOLA accesa al tooco sopba esso altabb, bi» 
APPOGGIATA ALL^ oBavoLo; i qusli cooie tutti i PoHtici 
vi convengono, sono il Seminario delle Famiglie^ come 
le Famiglie Io sono delle Republiche.ifl): e per ciò 

(a) e dà tutte la nasiodi noo si coDtrsggoao senza uoa qual* 
che ceriinoaia divina: e per ciò, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DELL^ OPERA ^1 

dinotare la fiaogola, qaantQnqiie sia gbhoglifico di cosa 
wuoana^ >à allogata svu^aitabb tba l^acqua b ^l ftoco, 
ohe s<Mio «BBOGUBici di c^imoniè divine ^ appunto come 
i Romani jintìchi celebraTano aqud et igni le nozze ; 
perchè queste due cose comuni (e prima del fuoco, 
IVofin perenne, come cosa jhù necessaria alla vita) da 
poi s'intese che per divino consiglio m^ei^ano menati 
fU uomini a viver in società. 
. La setonda dell^ cose umane, per la quale a* Latini 
èsihumtmdo «^aeppellire -prima e propiamente vien detta 
HunutnHas^ sono le stpottuì-e, le quali sono reppre- 
scBlate darmi' VBiu cbrbbabia iirosTA m dispastb dbutbo 
I» SMLVB , la. qnal addila , le sepolture esserd ritrovate 
fin dal tempo che Pumana generazione mangiava poma 
Pestate ,^hiende T inverno: ed èmvCv^JXA iscritto D. H. 
che vuoi <fire ali* anime buone de^ seppelliti; il qual 
motto divisa il comon consenlimentb di tutto il gener 
ornano in qnel placito dimostralo vero poi da Platone^ 
che le anime umane non moofanò co^loro corpi, ma 
che sAeno immortali. Tal vbivà accenna altresì VOrigine 
tra'' Cremili medesimi della Divistone de* Campi; nella 
quale* si deon andar a trovare ì* Origini della dlstin- 
ziane delle Città^ e de'' Pòpoli , e alfin delle Nazioni. 
Perchè tróverassi che le razze prima di Cam\ poi di 
Giajet e finalmente di.^em^ elleno senza la religion del 
loro padre noè , ch^avevano rlnegala, la qual sola nello 
stalo ch>ra allor di jaatora poteva co^ matrimón) tenerli 
in società di famiglie, essendo sperdute con un errore 
o sia divagamento fifitio dentro la gfxin Selva di que- 
sin Terra, ffet inseguire le schive e ritrose donne, per 
campar dalle fiere , delle quali doveva la grande antica 
selva abbondare^ e sV sbandate per trovare pascolo ed 
acqna^ e per tolto dò a capo di lunga età essendo an- 
dato in ono staio di bestie^ qnivi a certe occasioni dalla 
Divina Provedenza ordinate, che da questa Scienza 
si meditano e si riirovaào, scosse e destate da un ter- 
rìbile spavento rf' una da essi stessi finta e creduta 



Digitized by VjOOQIC 



32 KO£A 

Dmniià del Ciclo e di Gioire, fioalineule se ne rista-* 
rono alquanti^ e si nascosero ia aerli luoghi^ ove/^ygm 
con certe donne , per:Jo timore delPappresa Divinità al 
.coverto coi congmgmmenii carnali i^ligi9si ^ padithl 
celebrarono i matrimonj^ e fecero eeiHi figlia; e oost 
fondarono le Famiglie ^ e. con lo «lar quivi fermi hniga 
slagiooe, e con le sepolture degli antenati si pitrovarooo 
avertivi fondati e dismisi i primi dotninj della iennf 
i cui signori ne furon deiii Qigand^ cho.taolo suona 
tal voce in greco ^ quanto figliali d^Ha-Ttrm^^-ckok 
discendenti d^^ seppelliti^ e quindi se ne ripotavoiM . 
nobili , estimando in qu^l primo stato di- cose mUMie 
con giuste idee la nobiltà flairessere slati umamumenU 
eglino, genettUi col timore della ]>ivini4à^ dalla quid, 
maniera di umanamente gen^Oi^^ii non' altronde^ oone 
pervenne, cosi fu delia V Umana Ge^kemMone;- dalla 
quale le Case diramale in più cosi fatte Famiglie fm 
coidl generazione se ne dissero ie priine Genti j dai 
qual pnnto di tempo anticbissimo^ aioeome ne i/ico* 
mincia la matetia^ cosi s^ incominci^ qai UdottrìMa 
del muto Naturai delle Gentil cb'è V^Uri^ ptineipal 
aspetto con cui si dee gnurdar questa SeknsuK Or ÙU 
giganti, con ragioni ,. come fisiche , ooai ma$tUi , oltre 
r autorità deir Istorie ) si tiovano essere atali di sfar-- 
n^te forze e sÈat^re^ le quali cagioni no» essendo 4»*^ 
dute ne' credenti del vero Dio, crialore^ del mondo, e 
del principe di tutto Tomau genere, Adamo^ gli Bèni 
fio dal B;*iacipio del niORdo furono di giusta corpoia^ 
tura. Così dopo il primo d'intorno alla Ptìovedenza 
Divina ^ e U secondo^ il qual è de' MaUimonj SotensUj 
Tuni versai credenza deìV ImmoitaUtà dell'anima . che 
cominciò con le sepolture^ egli è il terzo delU ire Piin- 
cipj , sopra i quali questa Scienza ragiona d' iolomo 
air On^mf di tutte r.innunierabili varie diverse oosè 
che tratta. 

DaLLB selve, OV'È biposta I^'cailA) S^AVAHBAISS rvoHi 

V2I AEATRo; il qual divisa ch'i Padri delle prime Genti 



Digitized by VjOOQIC 



dell' WUik 33 

furoDo L primi Jotii della Sèorìa: onde sì trovano gli 
Ei'coli /anéaiofi delle ptime N^iotd Gentili y eh» A 
soao. meniovftti di sopra ^ de^qttalt Farrone nof^rò 
bm qumntnta , e gli Egixj di«0?aiio cbe il loro ^« 
fo pia aniicQ.di luULi perchè lati EreoU doméuwiù^ 
h prirn^ te^ifTe del looodo, e . le ridimero alla cpi^ 
tura* Onde i primi padii delle muùoni gefiiiUj cb^e^ 
raai^ SiufU-p^ lacFe^^lapieiàdiosfervare^li aii«p«i4) 
cbe cred6vai»Q 4liiiai'CQi>andi;di Giove -. dal-qnele apipa 
i Iiaiiov:'Cbiaiaato Jous ne fo aaticamesile dello Jh^s 
li yóa, dia poi cooira^Q à.ékieJu^f fmàeh^ìMti^ 
9ia 4|ppo luite Je oaaioni .s^ Umgm naUifaliMute. con 
la /ii€t« - ^ «raiK> pradenii .eo^ sagrifis) ' latU- per; fireeurajr 
a i^.heo ioteuder gli ao^picj « e $1 ben coitsigliarai .di 
ciò cbe pctt'.-oomandi di Gioye doyevan o|ferar nellaxviia.} 
arano tempetn$i, ec" fDatrìuiooj : lurooo, come qm s^^ae* 
eenna, maoJoi^L Quinci si danno altri Principj tMa 
Mmal FUosqjfiai onde la Sapienm BipoSia 4é^ Uh* 
4ofi 4lebba cospirare con lo SapkHì^ Folgatt de' Z^ 
{pshtari: p«ir lì (fvaii Principj iuUe le viriu meitano 
Je loro rad^i. ueUa Pìfi^ e<neUa S»li^ionei per le^inaU 
aole aoo efficaci ad operar le virtù ^ e 'b cònaegveiiaa 
de"^ quali gli uomini si -debbano /iro/to/rrT pts: berte àmiio 
ciò che Dio ^uole. Si danno altri Priacipf alla Doè^ 
trina icoimmieaf onde i figlioli, mentre sono. in pò* 
teslà dealer pfulri, si de^do stimare essere nello alAto 
delle Maniglie ^ e ^n coosegoenta non sono in altro da 
foraiarifti.e fermarsi in toili i loro sfcnd), che nella /)jetò 
e nella religione :^ e quando non soja ancor capaci d^ in- 
tender rept^lu» e leggi ,^tì riTèrisdano e temano i Pa^ 
drì come,vis^i'SÌmalac9Ì di Bio^ onde si trovino poi 
naturalnnente. disposti a seguire < la re/i^io«e de' loro 
padri , ed a difender la patria , cbe consenta lot le 
Jamigliey e cosi ad ubbidU- alte leggi ordinate alla can-^ 
sava»ione della religione e della patria: aieeooie la 
Provedensui Divina ordinò k cose amane con tal eter>- 
no consiglio, che prima si fondassero le famigUe con 



Digitized by VjOOQIC 



2i ÌWLJL 

ìe Religioni y sopra ìe ^aM poi ai^ei^»n da sorgere le 
Mepubliche con le Leggi, L'ahatbo appogou con ceetI 
HAfisTÀ IL tfAMioo' IN FAociA aIl' ALTARE^ per darci ad in- 
teodere chef le terne arate furcHio i primi altari delfa 
GenliiilèV e per dinotar aUfesl la superiorità di natu- 
ra^ la quale credevano avere gli £/t>J sopra i loro socf^ 
i qoaK quindi a poeò^ vedreaio signtCcarsìci dal tmoRB^ 
ebe 5i tede ih atto B^HeaiHAasf pbesso al zòccoli) rmtr^ 
l'altab*, 'Bella qaal supìeriopiià ^l natura si luoistrevà 
eb^eadi EfW apponevano la rY^/one, la jcceiifta,e'qiii'udi 
r ommimstraMne cV essi aveano delle eote disvine o 
sia dè^ dUfirti auspicj, VàMkmKo scu'opiie i/a* ìio^a ftinti 
nu. rasn b: ve ti ascónde i.a cuavAtUBA^ che, piìma d^iit* 
tendersi-r nao dei ferro ^ dovetf esser uh legno cùìvò 
ben duro dk» potesse fender le ién^ ed ararle^ la qual 
cmvaiuraé^lAÙsì fu detta urbs^ oiid^è I^anlico ìer- 
humy GUi*to; per signilleare cbe hs prime ciifài le quaK 
totle si fondarono in campi cotti ^ sursero con tostare 
le FandgUe lunga età ben ritirate e nascoste tra' sagri 
orrori de^ boschi religiosi ^ qealr si trovano appo tutte 
le aasiòni gelatili, antiche, e con Tidea ooumne fr lotte 
ai dissero dalle genti latine Luci: chVsrano teYt'e bruciate 
denaro il chiuso de' Ifòschi; i quali soiìo eondeanaèi da 
ilfejré a doversi bruciar anch^ essi, ovnnqae il popolo di 
Dio stendesse le sue coaqnislete ciò per conSigno della 
Procedenza Di^ina^ acciocché . li già venuti airUmanilà 
non si -confondessero di ^uovo co^ vagabondi rìmasti 
nella nefaria comunione s^ delle cose sì deNe donne. 

' Si tede al LAtO destro del* medesimo ALTABE €N nwoivE^ 

il qual significa VOngine della TtrtsmigraMone de' Pò- 
poli fatta per niezEo della ^Vai^ì^asM/fie. E per ciò che 

SBMBBA IMCVIRABSI A PIE DELL* ALTABE , Significa gli antC^ 

naii di coloro che. furono poi gli autori delle trasmt* 
graEioai medesime; i quali furono da prima uomini emp/^ 
che non conoscevano nhiua Divinità; nejuij'y che per 
non esser tra lóro distinti i parentadi co'' malriiuonj , 
giacevauo sovente i figlioli con le madii , i padri con 



Digitized by VjOOQIC 



DELL OPEIIA 2> 

h figUcAeve Cnalnienle v porcile come fiere bestie noà 
iotende? ano società^ in uiezto ad essa iofame comUtìiou 
ddle cose tutti ^oii^ e quindi déboli^ e finalmente mi*' 
stìi ed infetidì perchè bisognosi di tnlti i beni efae 
fan à* uopo per cpnterntre ^con «icmrezsai la Tit» , essi 
con tajugade^propj mali sperimentati nelle risse \ 
ch^ eaaa fsrìua comunità prodaceva , pei^ loro acampo 
e solveva rioorsefo alle tetre eoìte da'* prt\ casìi^ forA 
ed anca polenti^ iiccoroe colóro «IT erano già uniti iti 
società di famiglie ròMe quali tent si troveranno le 
d'Ila essere* stale detle 41ìb da per tutto U mondo an- 
tico della Geniilitii (tf)*, <^ doveller esser i pfimiJt* 
iari delle Nazioni Gentili^ sopra i quali il primo fuoco^ 
il qua! Tt si acoese, fii quello die fu dato alle seWe per 
bbo^carie e ridarle à coltura ; e là prima acqua fu qùelta 
dette fontane perenni chi^ abbisognarono , accioccbè co- 
loro ch^ ave? ano da fondare V Umanità , non più , per 
trovar aequa, divagassero in uno ferino errore^ anzi 
dentro di coscrìtte terre stasserò fermi ben hingà età^ 
onde si -fisavveszasséro dallo andar vagabonda: e per- 
chè qntsii AUeui si trovan essere stati i piinii JsHi 
del mondo^ i quali Liino generalmente cBlBnisce veius 
urbesoondenthun consilium^ come dentro TJsih aperto 
Ilei Luco ci è narrato aver Romolo fondato Roma^ 
quindi ìe Prime Città quasi tutte si disser ^/ e. Tal mi- 
nor discover tr con quesl^ altra maggiore, che appo ì 
Greci , da^ quali, come si è sopra detto, abbiamo tutto 
ciò èh^ abbiamo delle Antichità* Gentìksclie, la prima 
Trada oSdzSa, ossid \\ primo Settentrione^ la prima Asia 
e la prima Itadla, o sia il primo Oriente^ la prima Mau- 
ritania o Libia, o sia il primo Mezzodì ^ e la prima 
Europa o prima Esp^a, o sia il primo Occidente^ ^ 
con queste H prima Ooémno^ nacquero tutte dentro essa 
Grecia^ ^ che poi 1 Greci , ch\iscirono per lo Mondo^ 

(a) come sé ne arrecano le autorilà io Sina^ in Grecia^ uìiUt^ 
Im, in /ffricap in hpagna e nel Seite^trio/te^ rlir dovari irr, «e- 



Digitized by VjOOQ IC 



2ft IDEA 

dalia somiglhnza c/e' sìa diedero sì falli nomi alle di 
lui quattro parti > ed all'Oceano clie M cinge : tali di- 
scoverle, dicianio, dar altri Principe alla Geografa 4 
i quali, cofae,^ìi altri Principi Accennali darsi alla 
Cdx^nologia y che . sono i doe occhi, dell* Storìi^, biso- 
gnavano per leggere la Storìa Id^al Etenut , cbe sopra 
si ò menlovata. A. questi ^/rari adunque «gli empf.va-' 
gabondi dehoU^ insegniti alla vita >da^ più robusU^ es-> 
sendo ricorsi^ i Pii forti v^ uccisero i violenti y e vi 
ricevefvno in pfvteitiqne i debili j i quali , percbò al- 
tro non vi avevano portato che la sola vita, ricevettero 
in qualità di Famoli^ con somministrar loro i mezti 
di sostentare la vita: da^ quali. ^oirolì principalmente^ 
si dissero le Famiglie: i quali furpnq gli a6&o«j&i\/iey/i 
Chiavi che poi vennero appresso con' le catti vita nelle 
guerre. Quinci, come da un tronco più, rami, escono 
V Origini degU Arili y come, si è veduto \ V Origina delle 
Famiglie^ sulle quali poi sursero le Gttà, come spie* 
forassi più iSotto^ V Origine di celebrarsi le città (a.), 
cbe fu per viver sicori gli uomini dagi^ ingiusti violen* 
ii^ V Orìgine delle Giuridizioni da esercitarsi disotro i 
propj territorio VOrigine di stender gVImp^ìi^ icbe s^ 
fa con osar giustim, fortezza e magnanimità, . cbe a^no 
le virtù più luminose de^ Prìncipi e degli Stati ^ rOri- 
gine^ deWjérmi gentilizie , delle quali i prìmi eampi 
d^armi si trovano questi primi campi^ da semina} VO- 
rigine della Fama^ dalla quale tai FamoU furipQo detti, 
e della Gloria che etemHlmente è riposta in giovar il 
geiger umano ; VOrigine della Nobiltà vera^ che natu- 
ralmente nasce dair esercizio delle, mirali. virtji (J»)^ 

(aj che fu di guardarsi da' malori che porti» Puomo all'uomo , 
più lorestidi tutti quelli che abbia ftiai apportato alla generasto* 
ne umana tutta la malìsna natura, come ■vi fU Fiiowqfoc'k^ ne ra* 
gionò beo il calcolo: VOrigine delle Giuridizioni, ^c, 

{b) come da pietà, religione, pnideoza ne^ coosìgli^ lemperan- 
ta ne' piaceri, industria nelle faliabe; la quale co' vizj a queste 
virtù contrari si perde; VOrigine aett'iroismofotHÀat^ nella vir* 
tà, che è ài domar superbi, éc. 



Digitized by VjOOQIC 



DELL' OPERA 37 

rOìipne del vety) Efmsmo^ ciré di doma»' superbi è 
soceorrtre a' peneotantì; nel qaal eroiamoil Romano 
avanzò' talli i popolt della terra-, e ne diTenne sigiKMr 
del moodo; le Origini finalmente della (hierra e della 
Paeei e cbe la Guenu oòntiniciò al mondo per la pìV^ 
pia difesa^ »MMa qaale consiste la virtù vera della for* 
iezza^ ed in latte qa€sfe orighii si scopre dtse(fnaia la 
PlanUi Bèerna délU Sépubliche; sulla qoale ^i Siati) 
qMiitnik]tie acquistati con violenta è con froda , i^er 
durare , delAdn férmarst ; come atlo 'ncontro gli acqui* 
stali con «fuèsté origini virtaose, poscia con la froda e 
con la forza rottnano. E colai pianta di BepubUehe è 
fondata aoprà i due Prìncipi Eterni di questo Mondo 
di Nazioni^ cbe sono la Mente e 1 Corpo degli uomini 
che le eompongolio. Imperocc&è , costando gli noruini 
di quesle due ptirii ^ delle qoali una è nobile \ cbe ^ 
come tale, dovrebbe comandare^ e Tallra vile^ laqual 
Ì9meitib^ servii'e ; é per la corrotta natui-a umana, senza 
rayoto'delia Filos<>/ia^ la quale non può soccorrere cli^ a 
pochissimi , non potendo V universale degli uomini Tar 
ai ehe pritatanlente la niente di daaclièduno comandasse, 
e non servisse al sue corpo, la Divina Pi^ovedenza or* 
dinò laliiienle le' c<M;e umane con que^COìdiae Eterno, 
che nél\^ RepubHche quelli che usano la mente vi co^ 
moìèJ^no. eqoelK cbe irsano Wcoipo v^ubbtdiiscano {a\, 

(ff) li qfiaV Ordine se ■ labwi seitebra die noe aia eleraó, pa* 
rocche JftiiMnl^ allora è ul<^ quando M ragione^ giufUua e ve* 
rità^ e negirSuii spesso comaodauo la Fraude^ il CapricciOf U 
^o/ta : rìspondtaitìo, che ne faccino 'speri«uza negli Stali mossi 
e tenfrafr, oc' q^ali* qua' che oom a odano sooo costreUi tiairelenia 
oecessii^ di quesì^ Ordine naturale, di rivoltai:»! alla MenU^e ri* 
porre il gouemo in mano de* Saggi e Fotti j \ quali se i Principi 
Don san vedere, o ooo possono ritrovare^ allora certameiile essi 
oDdennwo a servire popoli e nationi ch'avranno mente migliores 
ood'è ialso quello, p^7 Mondo fii sempre di coloro c'Jumno piii 
fona di Corpi e iCarmii ma vero è qu^stOj» che'l Mondo fu setn* 
pre di que* popoli c^ hanno più forza di menU" che è la verità - e 
quindi più di cii49etnr$ii: perchè *1 Mondo Romano era giìi rìcuU 
aiodi viltà, e smzo di tutti i fraudolenti vrzj, quando fu laceralo 
e guasto da' Barbari ch'cran incomparafailmeute piti generosi '> 
siceonie coloro che avevano più silueUczza e piiVverilìi. 



Digitized by VjOOQIC 



28 iDBA 

Il TfrMORB s'^isiCHiTiA A TiE^ DEix^ALTARB, perehè (ali Pamòli\ 
tàccome uóaiini senza Dei , non avevano la comunione 
delle cose divine^ e, ^a conseguenfea delie quali, nemineiio 
la comunità delle cose umane insieme co^ WobitL, e prki'» 
cipalmènie la ragione di celebrare No%zè Solenni^ ck^t 
Latini disser Connubium^ delle quati la aiaggioi' solm^» 
nità «ra riposla negli auspicj : per li quali i IfobiUyA 
ripotaTano esser Awigirie <2iVi*/iii, el6DeTano^u<tlU«9« 
sere ài origine bestiale^ j^iccome generali da^ fi^r) «oa- 
cubili {fl) : nella qual differenza di natMta più nobih 
si IroTa egualmente tra g\i Egixjy Greci e Latini^ che 
consisteva un creduto naturai eroismo^ il quale troppo 
spiegatamente ci vien narrato dalla Stolta Romana Ang- 
lica* Finalmente il timone è iti lontajsarka uAXL^ASATao^ 

CH? m FACCIA DBLL*ALTABB GLI* SI MOSTRA nmSTO E MtHAC- 

CETOLB COSI LA poiiTA : perchè i Famoli, non a? endo par- 
te, come si è. divisato, nel dominio de^ terreni * che tatti 
eran in signoria de^ nobili >* ristucchi di dover- servire 
sempre a^. signori, dopo lunga età finalmente faeendoae 
la pretensione , e perciò ammulinati si rivoltarono cotb* 
tro gli Eroi ia si fatte contese Agrarie^ che si In^ 
'veranno assiai più antiche e di . gran lunga diwrse da 
quelle che si leggono «opra la Storia Jtomana BUima : 
e quivi .moki capi d^esse caters^e di FaaioU sollevale, 
e viole da^ lor Eroi^ come spesso i Fillani d'Bgkto lo 
furono dà* Sacerdoti ^ alPosservare di Pier Cuneo ^ de 
EepubUca SebrueofTim'" ^ per non esser oppressi, e 
trovare scampo e salvezza , con qiielli delle loro fazioni 
si commisero alla fortuna del mare , ed andarono a li:or 
ìfar terre vacue per i lidi del Medìtenaneo verso oc- 
eidente, ch^a queMémpi non era abitato nelle marine: 
eh' è /' Origine della Trasinigtazione de* popoli già 
dalla religione umanati fatta da Orien^^ da Egitto-^ e 
daiPOriente sopra tutti dalla Fenicia (6)-, come per le 

(a) senza il liinore d'ana qualche Divinila : odia qunl, ec. 

(b) la cui capitale Tùxt (in -da' tempi degli Eroi di Grecia f m 
legge sulla Storia Antica, esser celebre per la /wifignzioae, e per 
le colonie', come , ec. » 



Digitized by VjOOQ IC 



39 

Siene cagioDi af venm de* Greci appresso. In colai gui- 
sa^, non le inondn:bÌ€MÌ tie^ popoli ^ éhe per mare non 
poasoo fiur^i ^ non la gelosia di coaseivare gli acquisii 
lontani con le eolonie Qonosciule ^ perchè da Oriente ^ 
da EgiUOy da Grecia non si legge essersi neirOocidente 
alcon Imperio disteso ^ non la cagione de* /fv^cAiV per- 
chè r(>ceidettte in tali tempi si trova non essere stato 
ancora solle. marine abitato: ma il Diri Uo Eroico fece 
la. necessità a ai fatte brigate d* uomini di tali nazioni 
<r abbandonare le propie terre, le quali naturalmente, 
se non se per qualche estrema necessità s^abbandonano^ 
e eoa al fatte Colonie^ le quali perciò saranno appellate 
Eroiche OUramarine , propagossi il gener umano anco 
per mare nel resto del nostro mondo, siccome con /Vr- 
ror ferino lunga età innanzi irisi era propagato per terra. 
EstB PIÙ IH rvoai imAiizi l^aritbo una taitola, coh 
iscarnoYi \m alfabeto i<atimo artico, che, come narra 

Tacito^ fo SOHI6UAB1TB AIX* ARTICO OR EGO , C PIÙ. SOTTO 

L*As#AiBTo vurivo CBB CI RESTÒ* £gli dÌDÒta V Origine 
delle Lingue e delle Lettere che sono détte volgari ; 
che si troiano, essere Tenuta lunga stagione i/opo/òn- 
daie le Nazioni y ed assai .jehà tardi quella delle iel£6/v 
che delle lin^gi^e: e per giò significare, "la tavola giace 

SOPBA tm EOnAME.m COLORRA D^OàlMRE CORINTUCO, aSSai 

moderno tra gli ordini deir Architettura. Guce la ta* 

TOLA MOL'PO^ DA PRESSO AU^^ ARATRO, B LORTARA ASSAI DA& 

TinoRB-} per significare i* Origine d^lle Lingue, natie ^ 
le qiiaii si formarono prima' ciascuna nelle, prùpie lor 
terre, ove finaln^ente si. ritrovarono a sorte fermati dal 
loro divagamento fefhio gli autori delle nazioni, che si 
ecano^ come sopra si .è detto , sparsi e dispersi .per la 
gra» selva della lerra^ con le quaH lingue nati^ lunga 
età dopo si mescolarono le Lingue Orientali^ o Egi^ 
ziache^ e Greche ^ con la trasmigrazione de^ popoli 
fatta nelle marine del Alediterraneo e delPOceano, che 
si è sopra accennata (a). E qui si danno altri Principf 

(a) impercìocclké certamoiìte ^Ahì Navale e Nautica «ooo gli 

Digitized by VjOOQIC 



no iD^ 



IDE4 



d^Etimoio^ìa^ t le «le fiinno spessMìitir^di^yi per tolta 
VOpein; per |i quali si distinguone Yorìgmi delle voci 
natie tki quelle che sono à'^ongini indubitatB straniere; 
coir lai importante. di versila^ che VEiintf^i^gie delle lÀn^ 
gue Natie sieno istorie di cose significate da esse voci 
su f{ìjiesi^ ordine naturale d/ idee \ che |>riiiia furono le 
seWe, poi i campi colti e i tngurj\ appresso le piccioie 
case e le ville ^ quindi le Citfà^ finalmente VAcadtmie 
e i Filosofi; sopra il quàl Ordine ne devono dalle prime 
Ipr Origini camminar i pi^ogressi: e YEtimologie delle 
Lingue Straniere sieno mere storie di vociy le quali 
una lingua abbia ricevute da un"* altra. La. .tavola «ch 

STRA 1 soli PaiHCIPJ DEGLI ALFABCTI, K 6UCB»Hf PETTO ALLA 

STATUA D^OMsao (<^) perchè le lettere^ tom^ àxWiò. greche 
A ha dallC' firecAe Trtfdizioni^ non si ritrovarono tutte 
un tempo: ed è necessario ch^aimeno tulle non sifos* 
sero ritrovale nel tempo d^Omero^ che si dimostra non 
aver lasciato scritto niuno de' suoi poemi {b). Ma del* 
Vwigine delle lingue natie si darà un awiso più di'? 
j/m/o*qui an[>resso. 

Finalmente rel piaso più illdhiiiato di tutti, perchè 
vi siespongona i esaoGUFU}! significanti le cose uma- 
ne (e) più conosciute, in capricciosa ag<;ohcezza' Vinge-^ 
gnoso Pittore fa comparire un fascio romavo, una spadia 
ed una borsa appoggute- al PAsao, .una bilabcia e '1 

eADVCBO dt MBRCUBia . 



ultimi ritrovali delle nazioni: Ofide per fa Verità delia Storia Sa\ 
fra sé oe Himostra Vtmtichttà sopra luUe VtMre nazioni dd mon^ 
do, e speziai men le sopra g/i E^z^^ . . 

(a) perché le Ungue e i caraUeri volgari^ eom'e tulle le cose naie 
o fatte, z andaronforoìanào apoco a poco: di che è quella greca 
tradizione, che delle lèttere greche furoù le-z^nme ntrovate da 
Palamede bel tempo della Guerra Trojana; alUit dn Simonide 
poela^ il qua! sì racconta essere sialo l'anfore delParte della me- 
moria} e nnalineute altre da Aristarco, che fu il Critico ripurga-r 
tore d^ poemi et Omero i ed è oecessariò^ ec. 

(^) e che forse da >^n>^co ìocomÌDCÌaron m Scriversi: lo che 
qui hisogua avvertire per la Discoperta del Vero Omero, alla 
qual é riserk.ito li/to dì questi Libri, 

{e) de^ tempi alquanto a uoi più vicini^ e 'a cousegueuza al* 
quattto più couoscjulij ili capsicciosAi et. 



Digitized by VjOOQIC 



Dv^ qoaH gb^wlimci il primoè H ràscuo: perchè ipri^ 
mi In^erj OMli sur tero solFiimane d(sUe paterne po« 
testétdi di PsuUii i quaK tra^Getitìli erano Sapienti in 
dWiniià d^ attspìc) , Sbcerdoti per procurarli o sia ben 
mtenderli eo^sagnfizjvik e cenamente Monarchi ^ i 
<)uall' comaBdavano ciò che credevano volesser gli Dei 
con gli aospic) {fi\ e^o oonsegttenxa non ad altri sog<> 
getti ob^a Dio. Cosi egli è un fascio di lìtui y che st 
tritano i primi scettti del mondo {b). Tai Padfi nelle 
turbolente agrarie rèi 8opt*a dèue, |ier resistere alle 
caterve de' FàmoU sollei^ati eontro essolùrò, fiitòqo 
nat^ahiietile menati ad unirsi^ e chiudersi ne^ primi 
ordini di SetuzU Regnanti , o Senati di toftti Re Fa-^ 
niiglluri sotto certi loro Capiórdini ^ che si iroTano 
essere slati i primi Re delle Città Eroiche ^ i quali put 
ci narra, qaantuxiqQe troppo oscuramente, la Storia 
Jntica , che nel primo mondo de^ popoli si criayano 
Il Re per natura^ de** quali qui si medila e se ne trova 
la guisa. Or tai Senati Regnanti^ per contentare le 
sollevate catare de^ famoli, e ridurle all'ubbidienza, 
acccHTdaroBO loro una Legge Agraria^ che si trova es- 
sere stata la prìma di tutte le leggi chili che nacque 
al mondo, ^ che natoralmente de^ Fàmoli con tai leggi 
ridotti si comporrò le prime p/eM delle città. L^oc* 
cordato dèi* Nobili a tai Pèebei fu il dominio naturale 
de* campi , restando if cinte appo essi Nobili , i quSli 
soli furono i ciitadini delle Città' Eroiche } e ne surse 
11 Dominio Eminente appo essi Ordini:^ che furono le 
Prime Cistiti Potestà , o sieno potestà sovrane de' po- 
poli : le quafi tutte é tre queste spezie di dqminj si for- 
marono e si distinsero col nascere di esse Republiche, 
le quali da per tutte le dazioni coii unMdea, spiegata 

(a) e Monarchi per dò^ perchè oòn erano ad altri soggetti che 
ad uu Nume Divino: ood'é vero quello che la Divina Sapienza 
insegna che in tulle le uay.iooi i Re ifi regnan per Dio, 

{b) il quat significa che nelle persone de' primi Padri furou 
una CU5J sicssa Sapienza, Sacerdozio e Regno, 



Digitized by VjOOQIC 



32 IDE.Ì 

in faveWM'i .divisi i H troyAno ei^rth siate 4flte Repu- 
bliche Erculee y o ;ver<r di Cui^ài^ o i^ di amudl m 
j^ufalìca rj^gonaiìxa : e qniodi si chiariscooo i PiincipJ 
del faióQSo JtiS QuirHiwn^ c}ie #Jntevptiri della Éo- 
mqr^ Bi^fìane h»u creduto «9ser ptopìo de^ cittadìui 
roniani: {>erchè negli irUiaù tempi tale lo era: ma ne 
teiupt anltcht* romani ai Ir&va essere stalo DiiiÙo ila* 
tii/xìh. (fi tutte ie G^mi Erohbei E quindi sgorgmo, 
con^ ^la on gran fonte, pie fiumi ^rO/'/^iiie. detìefiiià', 
elle surserp sopra le Fami^lh «on sol Ji»^ figlioli^ m^ 
aiicQt.de^ Famoli ( onde- si. trovarono oalUrdimente firn* 
fliole sopra dv^e comuni^ uno i^. Nobili (ciAe y\ .comandi' 
dassetH)^ altro A^pl^ibei eWubbidiss^-a --àtìie quali due 
|iarli si compone tutta la Polizia^ o sia la ragione, de^ 
Civili Governi-, le quali prime Città sopra le Famiglie 
sol di Figlioli si di.mostv.a.xbe non potevano uè tali nò 
()i niuna sorta, aflatto nascer jiel mondo) : VOiigim cfe- 
gl'Impeij Publici^ cbe nacquero diiVunione deglini'- 
perj primati, paterni H)vraiii ueUo stato delle Famiglie: 
Yi)j*iginì della gttsura e della, pace^^ o^de lutto le Sct 
publiclie iiaotaero'oon ta mossa ,dell^ a/fini^ e |»oi si 
. copi posero con h leggi ; ^U» qtu^ nat^ura d\ cose umam 
rieslò questa eterna ^propiet^, cbe le guerre si fanno percb^ 
i popoli vivano, sicuri in pace (a): V Origini- d^C F^i^it^ 
percbè con una spe^e dì Jeudi rustici i Plebei s^assog«> 
getUi'ono 9^ Nobili^ e epa un'altra di feudi/iobSli^qy ero 
armali, i Nobili^ ch'eran Sovrani, nelle lofo J^amiglie^ 
s^ assoggeltirono alla maggiore i^vfamjCà deMor ordini 
eroici: e si ritroya che ^o/ira i Feudi sono sempre ^artf 
al mondo i reami de^ tempi barbari (b)'^ e se ne-sch.ia- 
rìsee colla nuova arte critica la Storia de* Nuoi^i Reami 
d'Europa surti Qe\tempi b€U-ba>ri ultimici qu«Uxi sono 

(n) le quali leggi nacquero appo toni i popoli pnvmtamente im 
e4isa, e poi sì ncoììobbero Jiiori giust»^ tuUo il gener umano 
nelle gueri'B : VOrigini eie' Feudi^ ec, 

{b) ond« con la Nttói''Arle Critica sopra gif Autori d<rll« uaziooi 
si chiarisce la Storia^ te. 



Digitized by VjOOQIC 



DEIX^ Of BEA ^3 

iluscili più oscuri de* tempi barbari primi ^ che Far-- 
torte dicera. Perchè tai primi campi da^ nobili furdn 
dati a^ plebei col peso di pagarne loro la decima ^ che 
fh detta d** Etvoìe appresso i Greci ^ o \ero Censo; che 
SI trova quello da Sers^io Tullio ordinato à? Romani^ 
6 Terò Tributo^ il qnale portava anco-Tobligasione .dt 
setvir a proprie spese i Plebei a* Nòbili nelle guerre^ 
come pur ben si legge apertamente nella Siorfa Romana 
jintìca. E quivi si scopre YOrigine del Censo, che poi 
restò pianta delie' Republiche Pt^olari (la qual ili- 
ceira ci ha costo la maggior fatiga di tutte sulle cose 
Romane^ in ritrovare la guisa^ come in questo si can- 
giò il censo di Seivio Tullio^ che si troverà essere stato 
la pianta delle antiche Republiche Jristocratiche) lo 
che ha fatto cadere tutti in errore di credere, Setyio 
Tullio as^er ordinato il censo della libef^tà popolare: 
dallo stesso Principio esce V Origine de* commertj^ cbe^ 
cotal guisa , qual abbiam detto , con^incìarono di beni 
stabilì col cominciare d^esse città ^ che si dissero com^ 
ìtterzj da questa prima mercede che nacque al mondo, 
la quale gli eroi con tali campi diedero a^ famoli sotto 
la legge ch^ abbiam detto , di dover questi ad essoloro 
servirei VOrigine degli Erarj\ che si abbozzarono col 
na^ere delle Republiche (a): e poi i propiamente detti' 
da aeSy aeris in senso di danajo s^ intesero con la ne» 
cessità dì somministrare dal publico danajo a^ plebei nelle 
guerre: YOrigine delle Colonie^ che si trovano caterve 
prima di contadini che sers^i^ano agli Eroi per lo so- 

{n) perchè non possono reggere le Republiche senza Erarj, né 
gli Crarj possono empiersi senza commerzj : e troverassi che, co* 
me ìrn^ Romani cominciò V Erario propiamenle detto dalla ne» 
cessila di somministrare dal publico il danajo assoldati per lo so* 




' par I 
e ducaio, che dee essere stato il soldo de*eapìlaiiì, ci narra esser ' 
incominciati tali Erarj a* tempi barbari ritornati : VOrigine delle 
Colonie^ ec. 

Vico. Opere y Vul. V. 3 

Digitized by VjOOQ IC 



slenUniento della lor vita^ poi di vassalli che ne col* 
tivavano per sé i campi solio i reali e personali pesi 
già dÌTisaii *, le quali scappellarono Colonie Eroiche Mer 
ditenanee^ a dìflerenza delle OUramarìne già sopra 
dette (a): e finaludente VOrigini delle Bepubliche^ le 
qnali nacquero al mondo di forma severissima Jiisto* 
oralità , nelle quali i plebei non avevano ninna parte 
di diiiiio civile {b)i quindi si ritrova il Romano essere 
stato Regno jirisiocratico ^ il quale cadde sotto la ti^ 
rannia di Tarquinw Superbo^ il quale avea fetto pes^ 
Simo governo de^ nobili , e spento quasi tutto il senato^ 
che Giunio Bruto , il quale nel fatto di Lugrezia af- 
ferrò F occasione di comniovere la plebe contro i Tar- 
qttin} , e avendo liberato Roma dalla tirannide , rista-^ 
bili il Senato^ e riordinò la Republica sopra isuoi prin- 
cipi \ e per un re a vita con due Consoli Annali non 
introdusse la fK>polare , • ma vi raffermò la Libertà 5f- 
gnorile: Itf qnal si trova che visse fin alla Legge Pu" 
ililia - con la quale Publilio Filone Dittatore , detto 
perciò Popolare^ dichiarò la Republica Romana esser 
divenuta popolare di stato- e spirò finalmente con la 
Legge Pefelia, la quale liberò affieitto la plebe dal (fi- 
nito feudale rustico del carcere prìvato^ che avevano 
i Nobili sopra i Plebei debitòri: sulle quali due Leggi^ 
che contengono i due maggiori punti della Storia Ro- 
mana {c)y non si è punto riflettuto né da^ Po//lici% né 
àà^ Giureconsulti , uè d^gVInterpetnetuditi della Ro* 
mana Ragione per la Pascola della Legge delle XII 

(a) le anali origini di colonie rusUthe poscia si propagarono 
ed isplendidiroDO, eome in propaggini , nelle Origini delle Pro* 
^incie e de' Refpii aiiiati con alcuna legge di suggeùone ; e fi« 
nalineote ^ ec 

(b)e quinci se ne danno altri Principi alla Poìiiioa non sol 
diversi, ma dello in tulio contrari a ciò che se n' é finora ragio- 
nalo» altri PrincipJ alla lezione della Storia Universale^ e parli- 
colarmenle della Romana i la quale finora non si è letu col pro« 
pio aspetto : e quindi^ ec. 

(e) e 'o di lei conseguenza di tuUa la Storia del mondo^ non 
si é, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



Tavole tenuta 4a Àiene libera per ordinare in Boma 
la Libertà popolare - la quale queste éae leggi dichia* 
rano, essersi ordinata in casa co' suoi naturati costtè^ 
mi - , la qual favola si è scoperta ne^ Prìncipi del Dirìtio 
Unis^ersaie usciti molti anni fa dalle stampe. Laonde , 
perchè le leggi si deono interpetrare acconciamente agli 
Siali delle Bepabliche , da si fatti Prìncipj di Governo 
Romano si danno alt$i Prìncipj alla Romana Giurisi' 
prudènza. 

La spada che s^afpoggia al fascio, dinota che^l 2W* 
ritto Eroico fu Diritto della Forza ^ ma prevenuta dalla 
Religione - la qual sola può tener in uffizio la forza 
e tarmi ^ otc non ancora si sono ritrotate^ o riirotata 
non hanno più luogo le Itggt giudiziarie^ il qual di^ 
ritto è quelPappunlo d^jéchilley cb^è Peroe cantato da 
Omero a* popoli della Grecia in esemplo delP Eroica 
Firtù^ il qual riponeva tutta la ragione neirarim. B 
qui si scopre VOrigine d^ Duelli , i quali , come cer- 
lanienie si celebrarono né* tempi barbari ultimi , cosi 
egK si trova essersi praticati ne* tempi barbari primi: 
ne^ quali non eran ancor i potenti addimesticati di ven^ 
dicare tra loro le oflTese e i torti ^con le leggi giudizia- 
rie , e si esercitavano con certi giudizj divini , ne^ quali 
protestavano Dio testimone^ e si richiamavano a Dio 
giudice deiroflbsa^ e dalla ^b/tuna) quale fusse mai, 
delPabbattimento ne ossequiavano con tanta riverenza 
la dicisiout , che se essa parte oltraggiata vi cadesse 
mai vinta j riputavasi rea - alto consiglio della Prove- 
denza Divina , acciocché in tempi barbari e fieri , ne* 
quali non s'intendeva ragione^ la slimassero dalPavere 
propizio o contrario Dio , onde da tali guerre private 
non si seminassero guerre eh' andassero a spegnere 
finalmente il gener umano ^ il quale naturai senso bar- 
baro non può in altro rifondersi , che nel concetto in* 
nato c^ hanno gli uomini di essa Provedenza Divina^ 
con la quale si devono conformare, ove vedano o/?/9ri- 
mersi i buoni e prosperarsi gli scelerati: per le quali 



Digitized by VjOOQIC 



su IMA • 

caconi tutte funne il Duello ctedtàìo una spezie di pur-- 
gallone dmnat oode quanto oggi io questa Umanità^ 
la quale cod le leggi ha ordinato i giudizf criminali 
e cis^iU^ sono viefati^ tanto ne^ tempi barbari furono 
creduti necessari l Duelli, In tal guisa (a) ne^ Duelli^ 
o sieno guerre privakesi trova V Origine delle Guerre 
Pubtiche; che le faccino le pigili potestà non ad àhri 
soggètte cb^ a Dio , perchè Iddio le dif finisca con la 
Jbrtuna delle vlttoiie; perché ^1 geuer umano riposasse 
sulla ctrte:bza degli stati cibili ^ cli^è il principio della 
Giustizia Esterna che dicesi delle Guerre. 

La borsa pca sopra ii«. fascio ditaoslra ch^ i Commerzj 
i quali si celebrano con danajo^ non cominciarono che 
toidi dopo fondali ^ià^gVImperf Girili: talché la mo- 
neto coniata non si legge in niuno de^due Poemi d^O* 
mero. Lo stesso gebogiìIfico accenna V Origine di esse 
monete cofiitttei la qual si trova provenire da quelle 
delV Jrmi Gentilizie^ le quali si scoprono, come sopra 
se n^è alquanto accennato de* primieri Campi d*armi^ 
aver significalo diiitti e ragioni di nobiltà appartenenti 
più ad una famiglia che ad altra: onde poi nacque TO- 
rigine delV Imprese Publiche - o sien Insegne de' Po- 
poli -le quali poi s'inalberarono iielV Insegne Militari^ 
e se ne serve , come di parole mute^ la Militar Disci- 

(a) In cola! guisa uè' Duelii, cUe'u fatii erano guerre prii^aie, 
die si facevano da* Potenti^ oiiile dura lullavia Xrvk^nindi batoni^ 
benché passala f questo senso di dueUare ìrn essoloro pi^r cagione 
delle loro eiuridixioni violate, per la quale intimano le i/«5^«/e 
(delle da fida, vocabolo feudale, perchè uacqutro dentro la siessm 
barbane quasii ad un oivìo feudi e i£m<?//i), fanno la chiamata che 
dicono, e diffiniscono le contese con \a fortuna degli abbattimenti: 
iu colai guisa, diciaino, oe^DueUì^ o sieno guerre private^ si trova 
Vorigine delle guerre publiche, che le faccino i PotenUdel Mondo, 
che Bono \e Civili Potestà, non ad altri soggette MaDio^ chele 
giustiGchìno co* manifesti, che le inliminu solennemenle per gli 
ariOdi di guerra, perché Iddio le ditrmisca con \% fortuna delle 
vittorie: e ciò per consiglio della Provedema Divina» acciocché 
da guerre non si seminassero guerre, e che *\ geuer umano ripo- 
sasse sulla cerUzza de'dominj publici, ch'è H Principio delia Giù* 
stizia Estema delle Guerre. 



Digifcedby Google 



IWLl* OPEBA 87 

plina : e finalmente diedero P impronto per tutti i po- 
poli alle moneie: e qni %\ dantìo altri Vrincipj alla 
Scienza delie M^aglie, e quindi aliH alla Scienza 
che dicono del Blasone'^ cVè ano delli Ire luoghi de^ 
quali ci troviamo soddisfatti àeìi^ Scienza Nuova ìtt 
prima tolta stampata. 

La bilahcia dofo la bohsa dà a divedere che dopo i 
tìoi^rai Aristocratici^ che furono Goi^erni Eroici^ ven- 
nero i Governi umani^ dì spezie prima popolari ^ ne^ 
quali i popoli ^ perchè avevano già finalmente inteso , 
la natura ragionevole^ ch^è la vera natura umana^ es- 
ser uguale in tutti^ da si fatta ugualità naturale^ per 
le cagioni che si meditano nella Storia Ideal Eterna^ 
e si rtncontraho appuntino nella Romana^ trassero gli 
Eroi tratto tratto alP egualità civile nelle Bepubtiche 
Popolari , la quale ci è significata dalla bilancia ^ per- 
chè^ come dicevano i Greci ^ nelle republiche popolari 
tutto corre a sorte o bilancia. Ma finalmente non po- 
tendo i popoli liberi mantenersi in civile egualità con 
le leggi per ìe Jazioni de* potenti^ ed andando a pev- 
dersi con le guen^e civili , avvenne naturalmente che 
per esser salvi^ con una Legge Regia Naturale^ la qual 
si trova comune a tutti i popoli di tutti i tempi in tali 
Slati Popolari corrotti ( perchè la Legge Regia Gvite^ 
che dicesi comandata dal popolo Romano per legitimare 
la Romana Monarchia nella persona dì* Augusto^ ella 
ne^ Prìncipi del Diritto Universale si dimostra esser 
una Favola i la quale con la Favola ivi dimostrata della 
^ Legge delle XII Tavole venuta da Mene , sono due 
luoghi per li quali stimiamo non avere scritto inutil- 
mente quell'Ope/vt) con tal Legge o più tosto costume 
naturale delle genti umane vanno a ripararsi sotto le 
monarchie, eh' è P altra spezie degli Umani Gover^ 
ni (a): talché qoeste dueybrme ultime de* Governi y 

{ù) odU quale upo, ch'est Monarca é 'I distìntole laUi gli aU 
/rivi SODO eoo \eìeg^ 'tr« essotor yg/uagiiaii: siccome i popoli 
ridutti alla disperazione sotto esM ffonanchie oegli estremi biso* 
mi dell» vita e della Uberià naturak, ti ricbìaoiano alla popolar 
libertà : taichéi ec. 

Digitized by VyjOOQlC 



3g IDEI 

che sono umani ^ nella presentt Vmaniià si scambiano 
vicendevolmente ira loro^ ma niuna delle due passauo 
per natufu in Istati ArisiocìXLtìci ^ ch^ i soli nobili ?t 
comandino, e tutti gli altri iri ubbicli$cano : onde son 
oggi rimaste al mondo tanto tude le Bepubliche de* 
Nobili: in Germania, Norimberga; in Dalmazia, Jta- 
gugia; in Italia, Finegia^ Greno^a e Lucca. Perchè 
queste sono le tre spezie degli Stati che la Dis^ina Pro" 
redenta con essi naUuali costumi delle nazioni ha 
folto nascere al mondo ^ e con quest^ ordine natuìxUe 
succedono Puna alCaltra : perchè altìe per Pivs^edenza 
Umana di queste tre mescolate, perchè essa natura delle 
nasioni non le sopporta , da Tacito^ che vide gli ejffetti 
soli delle cagioni che qui si accennano e dentro am- 
piamente si ragionano^ son diffinite^ che sono piada 
lodarsi che da potersi mai conseguire^ e se per sorta 
ve n' hanno , non sono punto dures^olL Per la qual 
discoTcrta si danno aloi Prìacìpj alla Dottrina Poli' 
tica , non sol diversi , ma affatto contrari a quelli che 
se ne sono imaginati finora. 

Il cAoycBO È l^ ultimo db^ gbeoglifici ^ per farci av- 
vertiti ch^ i primi popoli ne^ tempi lor eroici^ ne^ quali 
regnava il Diiìtto Naturai della ForzOy si guardavano 
tra loro da perpetui nimici con continove rube e cor» 
seggi,: e come ne^ tempi barbari primi gli Eroi si. re- 
cavano a titolo d^onore d'^essei: chiamali ladroni^ cosi 
a^ tempi barbari ritornati d'*esser i Potenti detti Cor^ 
sali} perchè, essendo le guerre eterne tra loro, non 
hìsognas^a intimarle: ma venuti poi i Goi*erni Ufnani 
o popolari o monarchici,, dal Diritto delle Genti Vmaité 
furono introdotti gli Araldi eh' intiniasser le guerre , 
e sMncominciarono a finire Tostilità con le paci: e ciò 
per alto consiglio della Pros^edenza Di\?ìna^ perchè ue^ 
tempi della loro barbarie le nazioni^ che noi^lle al 
mondo doi^evano germogliare , si stassera circoscrìtte 
dentro i loro confini^ né, essendo feroci ed indomile, 
uscissero quindi a sterminarsi Ira essolor con le guerre: 



Digitized by VjOOQIC 



DELt' QPEfiA S9 

ma poiché con lo stesso tempo fossero cresciute , e si 
troTssséro insiememeiite arfcli/ne^tfcate^ e perciò (htle 
coinporteToli de^ costumi Pane dalPaltre, indi fosse f»- 
eile ^ popoli Tincitorì di rìspaiTniare la vita a* vinti 
con le giuste leggi delle littorie. 

Cosi questa Nuota Scibrsa ^ o sia La Metafisica al 
tviiB della PmoTBDBRZA DiTiHA, meditando la coMmiB 

BATOBA OBLLB HAZIOMI, BTCndo SCOTertC UH OBIGIBI DBLI.B 

iiiTiBB BD uMAiiB COSE tra le naiSoni gentili , ne stabili'* 

SOe UN SISTEMA DEL DIBrTTO NATUBAL DELLE GEinri^^che 

procede con somma egualità e costanza per le tre Etày 
cbe gK Egizj ci lasciaron detto a^er camminato per tutto 
il tempo del mondo corso loro dinanzi : cioè VEtàde^ 
gli Dei nella qaale gli nomini gentili credettero tìtct 
sotto divini gos^rni^ ed ogni cosa essere lor comandata 
con gK auspici e con gli oracoli^ che sono le più Tee- 
cbie cose della storia profana ^ VEtà degli Eroi , nella 
quale da per tutto essi regnarono in Bepubliche Aii^ 
sttpcratìche^ per una certa da essi riputata differensa di 
soperior natura a quella de^ lor plebei^ e finalmente 
V Eia degli Uomini^ nella quale tutti si riconobbero 
esser uguali in natura umana ^ e perciò tì si celebrarono 
prima le Bepubliche Popolari , e finalmente le Monaf" 
chie , le quali entrambe sono forme di Governi Umani^ 
cerne poco sopra si è detto. 

CionTencTolmente a tali tre sorte di natura è governi 
sì parlarono ti*e spezie di Lingue^ che compongono il 
Focabolario di questa Scienza : la prima nel tempo 
delle Famiglie , che gli nomini gentili si erano di fre^ 
SCO rioeTUtt alP Umanità^ la |qual si troTa essere stata 
una lingua muta per cenni o corpi c\C avessero natu-- 
rati rapporti alP idee cV essi volcTan significare : la 
seconda si parlò per Imprese Eroiche (a), o sia per 

(a) che doveUero spiegarsi con quesl' Oì'dine naturale ^idee , 

c'ìiiè prima per corpi naturali^ come i primi campi della terre 

Airooò caricali éeW oro poetico^ che, come sopra si è avvisa io j, si 

. troverà essere slato \\frumenio$ quindi d'armi^ con le quali "i 



Digitized by VjOOQIC 



40 iiȣA 

simigliainBe, copiparatioDÌ, imagioi, nietafure e naiarali 
descruioni , che fa&oo il maggior corpo della Lingua 
EfvicUy che si trova essersi parlata nd tempo che re- 
gna9'on gli Eroi: la terza fa la Lingua Umana per 
Toci convenute da^ popoli , della quale sono asttoluti si- 
gnori i popoli, propia deUe Republiche popolari e 
degli Stati Monarchici ; perchè i popoli dìeuo i ^ensi 
alle leggi ^ a^ quali debbano stare eoa la p/e6e.anco i 
Nobili: onde appo tutte le nauoni, portate le leggi in 
lingue volgari^ la Scienza delle leggi esce di mano 
a' nobili^ delle quali innanzi, come di coirà sagra^ appo 
tutte si trova che ne consen^a^ano una lingua segreta 
i nobili j i quali pur da per tutto si trova che furouo- 
sacerdoti - ch^ è la ragion naturale deirarcano delle 
Leggi appo i Patnzj Romani^ fincliè vi surse la Li- 
bertà popolare (a). Queste sono appunto le tre Lingue^ 
che pur gli EgizJ dissero essersi parlate innanzi nel loro 
mondo, corrispondenti a livello così nel numet^^ come 
neir ordine^ alle tre età che nel loro mondo erano corse 
loro dinanzi: la Geroglifica, o vero Sagra o Segreta^ 
per atti muti^ convenevole alle Heligiooi, alle quali più 
imporla osservarle che favellarne^ la Simbolica^ o pei* 
somiglianze , qnal testé abbiam veduto essere stala VE- 
rotea } e finalmente la Pisiotare o sia Folgare^ che ser- 

Forti pii uccìdewBno gW empi violenti che li violavano; posci> 
ttirooo scudi peri caricati d'insegne pen, come Perseo luchiuva 
il eapodi Medusa al suo scudo» «d i Soldati Bomani li caricava* 
DO o di spoglie de'pinti,od\ premj militarti appresso furono cen 
imag^ni scolpite f finalmente con le dipinte j lai lingua eroica sì 
Iroveraooo aver parlato al tempo che regnaron g/ifrotV ira' quali 
eelebrossi il diritio d'achilie , o sia della/oraa e deliVirmi ,• cim 
la qual Imgua perciò Bocor parla la MihiatDisdplinas pi^rocchò 
spesso dev ella comandar, e per lo più porla l« gutne a nazioni 
di lingue diverse , che 'n cousteguenza si tengou n luogo di mute 
tra loro: la tórso, ec. 

(a) e la naturai cagione dì queWeffèUo che videro solaiuente i 
PolitÌ€i,ove dicono che la moltitudine delle leggio uua larga slra« 
da a!^ Potenti nelle Republiche libere dì pervenir alla ofonarchia, 
siccome perciò Augusto ne fece presso die ìnuamerabili. Quf 
sle, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



?ini lora per gli osi volgari delia lor \ita: le quali f/'e 
lingue si trovano Xx^ Caldei y Sciti ^ ^9^^ 9 Gè f mani ^ 
e tutte k altre nazioni gentili anHche^ quantunque la 
scrittura geroglifica più si conservò tra ^WEgizj^ per- 
che più luBgo tempo che le altre furono chiuse a tutte 
le nazioni straniere, per la stessa cagione onde si è tro- 
vata durare tuttavia tra^ Chinesi: e quindi si forata unA 
dimostrazione d^esser vana la lor imaginala lontanis- 
sima Antìchitàn 

Però qui si danno gli schiarili PrincipJ come delh 
Lingue^ cosi dtlle Lettere, d'intorno alle quali ha finora 
la Filologia disperato^ e se ne darà un saggio dello 
stravaganti e mostruose oppenioni che se ne sono fiuor 
«vote {a), L^infelice cagione di tal effètto si osserverà ch'i 
Filologi han creduto nelle nasloni esser nate prima le 
lingue^ da poi le Lettere ^ quando, com^ abbiamo qui 
leggienoenle accennato, e pienamente si proverà in que- 
sti Libri ^ nacquero esse gemelle^ e camminarono del 
pari in tutte e tre le loro spezie le lettere con le Un- 
gue* E tai Prìncipj si rincontrano appuntino nelle c<2- 
giorU della Lingua Latina ritrovate nella Scienza Nuo^ 
va stampata la prima volta,, ch^ è Valtro luogo delti tre 
onde di quel libro non ci pentiamo (6): -per le qnalt 
ragionate Cagioni si sono latte tante discovette dellV- 
storiq^ Governo e Diritto Romano Jnlico^ cocoe in 
questi Libri potrai, o leggitof^^ a mille prove osser- 

(a)e se ne dimostnioo le scùnce^ze e le mostmosità: tante ben 
è stata finor fondata la Filologia sopra i suoi priiHi principi , ì 
quali d'ogni arl« e d'ogni sciensa d«on esser« certi «d incontra- 
stati I 

(^) tantoché in questi Libri non abbiamo avnio altra cosa^nou 
che da o emendarvi o spiegarvi, da aggiugnervi. Al quale esem- 
plo delle cagùmi meditate genendmtnle (H tutte le ImgueB e #/E»e- 
ualmenie rincontrate con la /ali/»a (con la quale sopra tn li cog/oiM 
ragionata, noi abbiamo fune tante Discoperte d*t\V tsiorta^ Oo' 
verno e Diritìo Marnano Amico, siccome e nel Diri ito Omiveiìgale 
e nella Scienui. Nuova di già stamp^tta» ed in questi Libri potrai, 
o Leggitore^ a mille prove osservare» per le quali tutt^ i Greit- 
matide Crìtici Latini non ci han di nulla giovato) al quel eM$m* 
pio, ce. 



Digitized by VjOOQ IC 



42 IDEA 

Tare : 9I c|iial asemph gli Eruditi delie LUigw orien- 
tali^ greca ^ e ttn le presenti pgrlicolarmenle della te- 
éesca , ch^ è lingua madre ^ polraono fare Disco^ate 
d^ Antichità fuori d^ogni loro e nostra aspettazione. 

Principio di taP Orìgini e di Lingue e di Lettere si 
iroTa essere stato , ch^ i primi popoli della Gentilità 
.per una dimostrala necessità di natura faron Poeti ^ i 
•quali parlarono per Caratteri Poetici (a) : la qual Di'* 
•scoi^erta^ ch^è la chioK/e maestra di questa Scienza, ci 
.ha «costo la ricerca ostinata di quasi tutta la nostra 
"Tlta letteraria (fr); perocché tal natura poetica di tai 
iprimi uomini in queste nostre ingentilite nature egli è af- 
fatto impossìbile imaginare^ e a gran pena ci è permesso 
dHntendere. Tali Caratteri si trovano essere stati certi 
^Generi Fantastici^ o ?ero Imagini per lo più di jo- 
stanze animate , o di Dei o à^Eroi^ formate dalla lor 
Jkntasia ; ai quali rìducevano tutte le spezie p tutti i 
particolari a ciascun genere appartenenti^ appunto co- 
me le Favole de^ tempi umani ^ quali sono quelle della 
Comedia Ultima , sono i generi intelligibili^ o vero ra- 
gionati dalla Moral Filosofia ^ de^ quali i Poeti Comici 
formano generi fantastici^ di'' altro non sono Tìcfee oe- 
time degli nomini in ciascun suo genere, che sono i 

{a) e prìmii con caratleri po«tki dmni parlnrono i Poeti TeO' 
logi cbe vennero prìmfi; e poi con carplterì poetici ero/ci. parla- 
rono i Poeti Eroici die vennero dopoi : la qual fu una maniera di 
pensare de'primi aoniidi gentili: quasi bestie venuti ali* umanità; 
la aual, ec. 

(o) e fatta finalmente, ci ita dato i Prìncipj diqìiestn Scienza: 
lo che qui diciamo per avvisarti, o Leggitore^ della grande àiffi* 
cmltà che quivi dovrai incontrare per intenderne i Principi; la 
quale li prende da tal maniera di pensare per carotieri poetici} 
la qual or è impossibile imaginares che se non sei menalo a leggerne 
questi Libri, se non da voglia di apprendere nuovi lumi di vero» 
almeno da una indifferente curiosità di veder cosa portano di 
nnovo;ese non sei assistito da una invitta Metafisica U quale 
non oscuri i himi della pura ragione con le nebbie delle Antieipa^ 
«ioni concepute io forza di vana fantasia^ e invigoritedao#/iÌpm/a 
^nemoriUf lascia da principio di leggerM, |>er€hè quiii«li prendono 
•I lor principio. Tali caratteri, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



]>KIX OPERA 4tl 

Personaggi delle Comedie, Qaindi si fallì Cardlteri Di^ 
vini o Eroici si troTano essere siate Fondale , o vero 
fustelle, veìt , e se oe scoprono rallegot^e , cònteneoU 
seìisij non già analoghi ma unis^oci^ non filosofici ma 
istorici di tali ieiupi de^ popoli della Grecia. Di più , 
perete fa/f gemeri^ cbe sono nella lor essenza le Fa^ 
%>ole^ erano formali da fantasie robuslissinie , come di 
uomini di debolissimo raziocinio ^ se ne scoprono le veì'e 
seniensk^^ poetiche^ che debbon essere sentimenli Tesltti 
, di grandissime passioni, e perciò piene di sublimila , e 
l'isveglianli la maraviglia. Io ollPe i Fonti di tutta la 
Locmzion Poetica si trovano questi due , cioè poi^eità 
di parlari e necessità di spieg€U*si e di farsi intendere; 
da* quali proviene Vevidenui della Favella Eroica^ che 
immediatamente succedette alla Fattila Mutola per atti 
o corpi ch^avessero naturali rapporti airidee che si vo« 
levan significare , la quale rie' tempi dii^ini sì era par- 
lala, E finalmente per tal ueoessario naturai corso di 
cose umane le lingue appo gli Assirj ^ Siìi^ Fenici ^ 
Egizj , Greci e Latini si trovano aver cominciato da^ 
versi eroici i indi passati in giambici^ che finalmente 
si fermarono nella p9r>sa^ e ^e ne dà la c^iezza alia 
Stofim degli Antichi Poeti , e si rende la ragione per* 
elle nella Lingua Tedesca^ particolarmente nella 5/e- 
sia^ provincia tulta di Cònfac/ini, nascono naturalmente 
P'erseggiatorii e nella lingua Spagnuola^ Ffoacese ed 
Italiana , i primi Jutorì scrissero In versi. 

Da sì lalje tré lingme si compone il Focabolario Men" 
tale da dar le propie significazioni a tutte le lingue ar- 
ticolate di^rse 5 e se ne fii uso qui sempre., ove biso* 
gna ; e nella Scienza Ifwo^a la prima volta stampata se 
ne fa un pieno saggio particolare , ove se ne dà essa 
Idea i che dalP eterne pi-opietà di Padri , che noi in 
finna di questa Scienza meditammo, aver quelli avuto 
nello Stato delle Faniiglie e delle Prime Eroiche Citià^ 
nel tempo che si formaron le Lingue, se ne trovano le 
significazioni propie in quindeci lingue dii^erse , cosi 



Digitized by VjOOQIC 



44 IDEA 

morte ^ come vheniì: nelle quali furono ove da una 
ove da un^hllVa propielà dhersamente appellati , ch*è U 
terzo luogo nel quale ci compiacciamo di quél libro 
già stampato. Un tal Lessico si trova e^ser necessario, 
peir sapere la Lingua con cui parla la Storia Ideal Eter* 
na , sulla quale corrono in tempo le Storte di tutte le 
nazioni^ e per potere con iscienza arrecare Vautorità 
da confermare ciò che si ragiona in Diritto Naturai delle 
Genti^ e quindi in ogni Giurisprudenza particolare. 

Con tali tre lingue propie di tali tre Età^ nelle quali 
si celebrarono tre spezie di Goi^ernl^ conformi a tre 
spezie di nature civili^ che cangiano nel corso che fanno 
le Nazioni^ si trova aver camminalo coii lo stess^ or^ 
dine in ctascnn suo tempo xìXì'acconcla Giurlspruden^ 
za. Delle quali si trova la prima essere stala una Teo^ 
logia Mistica , che si celebrò nel tempo eh* a' Grntlli 
comandavano i Del^ delia quale (tn-ono Sapienti i Poeti 
Teologi^ che si dicono aver fondato VUmanltà Genti-' 
lesca^ chMnlerpetravano i mister/ degli Oracoli^ i quali 
da per tutte le nazioni risposero in versi. Quindi si trova 
nelle Fai^o/e essere stati nascosti i mister/ di si fotta 
Sapienza volgare: e si medita cosi nelle cagioni^ onde 
poi i Fllosoji ebbero tanto di<iderio di conseguire la 
Sapienza degli Antichi^ come nelle occasioni- ch^ essi 
Filosofi n^ebbero di destarsi a meditai*e altissime cose 
in Filosofia^ e nelle comodità d^ Intrudere nelle Favole 
la loro Sapienza Riposta (a). 

La seconda st iroya essere stata la Giurisprudenza 
Eivlca^ tutta scrupolosità di parole^ della quale si 
trova essere stato prudente Ulisse: la quale guardava 



(a)Onile nel secondo di questi Libri, che fi quaiiì luUo II corpo 
di quesf Opera^ si f» tin« Discoi*eria tutta opposta a quella Het 
Ferulamio nel suo Novus Orbis Scientiarum, Hov'egli medila» 
come le scienze, quali ora si hanno^ si possano per fezìonare|finMt« 
scopre V Antico biondo delie Sciente, come óoyrcH^ro nascere roi* 
zamcnle, e trailo tratto dirozzarsi, finché (piagnessero nella forma 
nella quale ci sono pervenute. 



Digitized by VjOOQ l"C 



dell' urEBA 45 

quella che da* Giureconsulti Romani fu detta jéequiias 
Cìs^iliSy e uoi diciauio Ragion di Stato ^ per la quale 
con le loro corte idee eslimarooo appartenersi loro na- 
liiralmente quello diritto^ clrèra cìi!>^ quanto e quale 
si fusse con le parole spiegato: come pur tuttavia A 
|niò. osservare nti* contadini^ ed altri uomini rozzi^ i 
ciuali in contese di parole e di sentimenti osliuatanieute 
dicono, la lor ragione star per essi nelle parole: e ciò 
per consiglio della Procedenza Dis^ina^ acciocché g\\ 
uomini gentili, non essendo ancor capaci d/Unis^ersaliy 
quali delibon esser le buone leggi ^ da essa particola* 
rità delle loro panale fussero tratti ad osservare le 
leggi unis^ersaUnente: e se [ler cotal Equità in alcun 
caso viuscivan le leggi non solo dure^ ma anco a-udeli^ 
naturalmente il sopportas^ano ; perchè naturalmente tale 
stimavano essere il loro diritto: oltreché li vi attirava 
ad osservarle un sommo pris^ato interesse^ che si trova 
u\ev avuto gli Eroi medesimato con quello delle loro 
patrie^ delle quali essi soli erano Cittadini: onde noa 
dubitavano per la saldezza delle loro patrie consagrare 
òè e le loro famiglie alla volontà delle leggi^ le quali 
con la salvezza comune delle loro patrie mantenevano 
loro salvi certi j^/vVa/ì Regni Monarchici sopra le loro 
Famiglie, Altronde tal privato grande interesse con-^ 
giunto col sommo orgoglio propio deUempi barbari. 
formava loro la Natura Eroica , dalla quale uscirono 
tante eroiche azioni per la saWezza delle lor patrie: 
con le quali eroiche azioni si componghino Tinsoppor- 
tabil superbia^ la profonda as^arizia e la spiegata era* 
deltà^ con la quale i Patrizj Romani antichi trattavano 
^V infelici Plebei^ couie apertamente si leggono sulla 
Storia Romana^ nel tempo che lo stesso Livio dice, 
essere stata VEtà della Romana Firtù^ e della più fio- 
vente fiuor sognata romana libertà popolare ^ e lr9ve- 
rassi che tal publica Firtù non fu altro che un buon 
uso che la Pros^edenza faceva di si gravi, laidi e, fieri 
vizj p rivati i perchè si conseivassero le Ciì/à neUempi 



Digitized by VjOOQIC 



46 tmtA 

che le nienti degli uoiiiitit, essendo partìcotarìssimej 
noQ potevano nalttralinetRe ìateiMlere ben comune. Per 
lo cbe si danno altrì Pt'hudpf per dimostrare l'a/^jro- 
mento cbe tratta SaDt\4906l»iio * de Firtuie Bomano^ 
rum-^ e si dilegua Poppenione che àa!* Dotti fioor si 
è avnta deWEtoismo de" Ptimi Popoli. Si fatta. ciW/ 
Equità si trova nakaralmente celebrata dalle Nazioni 
Eroiche cosi in pace come in guenxty e se n'arrecano 
luQÙnosissiini esempli còsi della Storia barbara prima 
come delffi/ti/TM»,- e àa^Bomani essersi praticata priva- 
tamente, lincile fo quella Republica JtristocixLtica^ che 
si trova esserlo stata fin aHempi delle" leggi Publilia e 
Petelia^ Dc^qBali si celebrò tutta sulla Xe^j^e <le//e JE// 
Tai^ole. 

Vuhima Giurisprudenza Fu èeWEquttà Naturale^ 
che regna naturalmente nelle Republiche Libere^ ove i 
popoli per un ^e»e particolai'e di ciascheduno , xh^ è 
eguale in tutti j senza intenderlo, sono portati a coman- 
dare leggi uni^rsati^ e perciò naturalmente le diside* 
rano benignamente pieghe^i inverso Vultlme circo^ 
stanze de^fatti^ cbe dimandano Yugual utilità^ ch^è 
Vaequum bonum^ snbìetto della Giorisprudenza Romana 
ultima; la qoale da' tempi di Gcerone sì era incomin- 
ciata a rivoltare alVEditto del Pi^etore Romano (a). È 
ella ancora, e forse anco più conaturale alle Monar^ 
ehie; nelle quali i Monarchi hanno avvezzati i Sudditi 
ad attendere alle loro pris^ate utilità^ avendosi essi presa 
la cura di tntle le cose publiche^ e vogliono tutte le 
nazioni soggette uguagliate Ira lor con le leggi, perchè 
tutte sieno egualmente interessate allo Stato: onde 
Adtiano imperadore riformò tutto \V Diritto Naturale 
Eroico Romano j col Diritto Naturale Umano delle 
Pivs^inciej e comandò che la Giurisprudenza si cele- 
brasse snWEditto perpetuo^ che da Sahio Giuliano fu 
composto quasi tutto d'^Editti Proi^incìalL 

(/t) Tanto la Legge delle XII Tavole si coufaceva con la 
popolar hbciiàl 

Digitized by VjOOQ IC 



«7 

Ora • per raccogliere latti i primi Elementi di questo' 
Uoiuio di Nazioni da^osao^LiFici che li significano-- il 

LITUO, VaCQVA B ^L fuoco SOPAA L^ALTABB, L^tJBNl CENE-' 
BAElà BBMTBO LB SBLYB> L^HATBO Cflte S^Al^OGGIA ALL^AL- 
TABB B Y TIMONE PBOSTEATO A PIA DBLL^ALTABE Significano 

la divinazione^ i sagrijizj^ ìejamigtie priiua de* figlioli, 
le sepolture^ la coltìi/azione de^ campi e la dis^ision dé^ 
medesimi^ gli asili^ le famiglie oppresse {a) de^/amoli^ le 
prime contese agrarie^ e quindi le prime colonie eì*oi^ 
che mediterranee^ e^n difetto di queste ro/^/*ama/*m6, 
e con queste le prime trasmig frazioni de^ popoli esser 
avvenute tutte nelPftò degli Dei degli J?^!»/'- che non 
sappiendo, o tracurando, Tempo oscuro chiamò Varro^ 
ne^ come si è sopra avvisato-: il fascio significa le prime 
Mepubliche Eroiche^ la distinzióne degli tre dominfy 
cioè naturale^ civile e sovrano^ ì primi Imperf Civili^ 
le prime alleanze ineguali accordale con la prima Legge 
jégìXijia^feT la qnale si composero esse prime Città 
sopra Feudi Bastici de* Plebei^ che furono suffeudi dì 
feudi nobili degli- Eroi, cb^ essendo sovrani^ divennero 
soggetti a maggior sovranità di essi ordini Eroici J7e- 
gnantì - r la spada che s^appoggia al fascio significa le 
guerre publiche che si fanno da esse città, incominciate 
da rube innanzi e corseggi (perchè i duelli o vero guerre 
private dovettero nascere molto prima, come qui sarà 
dimostrato, dentro lo stato d*esse Famiglie ): la bobsa 
significa divise di nobiltà, o Insegne Gentilizie passate 
in Medaglie y che furono le prime Insegne de'* Popoli , 
che quindi passarono in Insegne Militari^ e finalmente 
in Monete^ eh^ accennano i commerzf di cose anco nO'* 
bili con danajo (perchè i commerzj di robe stabili con 
prezzi naturali di frutti e fatighe avevan innanzi co- 
mincialo fin à2^tempi divini con la prima Legge Agra-- 
ria^ sulla quale nacquero le Republìche): la bilancia si- 
gnifica le leggi d* ugualità^ che sono propiamente le leg^ 

in) appros»o. 



Digitized by VjOOQIC 



-i8 IDEA 

gi; e finalmeole il caduceo significa, le ^iier/iepufr/fcAe 
intimale^ che si tenninano .con le paci: tutti i quali gb* 
moGLiFici sono loktabi dall^ altare^ perchè sono tutte cose 
cWili de^ tempi ne^qnali andarono tratto tratto a sva-- 
nire le false Religioni^ incominciando dalle contese eroi^ 
che Jgrarie^ le quali diedero il nome airStò dggli Eroi 
degli Egizia che Tempo Favoloso chiamò Farrone: la 

TAVOLA DEGLI ALFABETI È FOSTA IN MEZZO a' GEROGLIFICI DI- 
TIMI ED oHANi^ perchè \e false religioni incominciaron 
a svanu* con le lettere^ dalle quali ebbero il principio 
le Filosofe^ a difTerenza della Fera^ ch^è la nostra 
Cìistiaha, la quale dalle pm sublimi Filosofie^ cioè dalla 
Platonica e dalla Peripatetica^ in quanto con la Pia-' 
tonica st conforma, anco umanamente ci è confermata. 
Laonde tutta Videa di quesV Opera si può chiudere 
in questa somma. Le tenebeb nel fondo della Difiiitijba 
sono la mateìia di questa Scienza^ incerta, informe, 
oscura, che si propone nella Tawla O'onologica^ e nelle 
a. lei scritte Annotazioni» Il raggio, del qualb la Dt- 

"VIEIA PrOTEDBNZA ALLUMA IL FETTO ALLA METAFISICA, SOnO 

le Dignità^ le Diffinizioni e i Postulati^ clie questa 
Scienza sì prende per elementi di ragionar i Principi 
oo*4|uali si stabilisce, e '1 Matodo con cui si conduce: 
1^ quali cose tutte sou conteuule nel Libro primo. Il 

RAGGIO CHB Di PETTO ALLA METAFISICA SI BISPAB6E 1C(LLA 

STATUA d'Omero^ è la luce propia che si dà alla $a- 
pienza Poetica nel Lib/v secondo : dond'' è il Fero 
Omero schiarito nel Libro terzo: dalla Discorrerla del 
Fero Omero vengono poste in chias'o tutte le cose che 
compongono questo Mondo di Nazioni. Dalle lor Ori-* 
ijini progredendo secondo Yordine col quale al lume 
DEL VERO Omero n'escono i geroglifici^ ch'^è ^1 Corso 
delle Nazioni, che si ragiona nel Libro quarto : e per- 
venute iìnalmente A' piedi della statua d** Ombro, con lo 
stess- ordine rincominciando, ricorrono, lo che si ragiona 
nel quinto ed ultimo Libico (a). 

(a) Potrai fMcil.iiviitc, o l^iggifore iolendere U beUeitn di qae« 

Digitized by VjOOQ IC 



f>£LL^ OV£KA 49 

' £ alla iìiiiine per restrignere V Idea ddP Opera in 
tina somma brievissìnia, tutta la figura rappresenta \\ 

«ta ili viti» Dipintura aMW orrore che cerici i nenie dee fari» U brut^ 
tetza eli (^ue%\ altra ch'ora li do a vt*({f*rtf lutin coninìrìa. W tri- 
gono Inminosoe vpggenie aìlumi il Globo Mondttno. che è U Pro> 
vetirnxa Divina, la quale il governa, hn falsa e quindi rea Meia^ 
fisica abbia Talk delle tempie inchiovate al Globo dalla parte op. 
posta i averta ri' ombre} pen he nou possa e non può, perché iiOD 
TOj;lì.i, né sa, pi-rchè non vuote »izHrJki sopra il Mondo della Na* 
tur»; onde deniro quelle sue tenebre insegni o'I cieco Caso (CE» 
^ctirOs o'I Fato pur cieco degli Stoici j ed empiamente oppint che 
ssxo Motìilo sia Dio o operante per necessità, quale con gli Stoici 
il vuole Benedetto Spinosa, o vero operante axinso, che va di 
seguito alla Metafisica, che Giovanni Locke fa d'Epicuro: e con 
eul ra ni hi avendo I0//0 all'uomo ognie/esione e coKsiglio^ avendo 
4olta a Dio ogni Provedenza, insegni che da per ttilfo debba re» 
gnnr il Capriccio, per incontrare o*\ Cttso o'I Fa/0 che si desidera. 
lElla con la sinistra mano tengala borsa, perché tali venenose dot- 
trine nou SOM insegnate che da uomini -disperati, i quali o vili non 
rblxTo mai parte allo Stalo, o superbi, tenuti bassi, onon pro^ 
m05si agli onori -de' quali per la lor boria si credoo degni -sono 
malcontenti dello Stato: siccome Benedetto Spinosa^ il quale, per» 
che Ebreo non aveva ntiitia republica, trovò un» Metafilica da 
IO vinari iaHW' le-republiche del mondo. Con la destra tenga la 
.BiLAN'ciA, poiché ella è la Scienza che dà il Criterio del Feroj o 
«ero Vdttie di ben giudiearej per la qualetroppo^/ÒJ/iV/iam e diU* 
jcata, noti acquelundosi a niuna verità, finalmente caduta nello 
Scetticismo estinta f\* ugnali pesi ì\ giusto e Vingiustoj eUa, come 
gì' imiiianissimi Galli Senoni fecero co'Romani, c»rioando«iia 
lance lon la spada, la faccia sbilanciare, preponderanéo allW(ne 
dove si'-* il CADOCLO di M^rcorio, tWé simbolo delle Leggi j e cosi 
insegni dover sei virele leggi alla forza ingiusta dell' armi. L'alt ars 
sia rovinatOy spezzato liurvo, rovesciato Porciuolo, spenta lanAc* 
cola: e < osi i<d un Dio sordo e cieco si niegfùno tutti i divini onori, 
e sien^An</ftedapertutloleceri/itome</iW/ie^e'D conseguema sieo 
tolti tra le naziuoi i matrimonj solami, che appo tutte eoo divine 
cerimoiMe si conlraggotio; e si celebrino il concubinato e'ìputta* 
nesimo. Il fascio romano sia sciolto^ dissipato e disperso j e spenta 
ogni Moral comandata dalle Beligioni, con ranoienla mento di esse; 
j/entaof^nt Disciplina Iconomicay col dissolvimento de'inatrìmo* 
■iij; perisca a n'aito la Dotti ina Politica, ondevadanaa dissolversi 
tulli ^ì'imperj civili, l^a statua d'Omero s^atteiri^ perché i Poeti foa« 
d^ronn conia Religione» tutti i Gentili r£^mARi/<L La tavola di- 
gli ALFABETI giacciasi infranta nel suolo; perché la Scienza delle Lin- 
gue, Con le anali parlano hv religioni eie leggi, essa é quella cbe le 
conserva. L orna crnkraria dentro le selve potXtiàcrhxoLSMUBtrti 
^jnvLJ: e'I dente deti'AtLkrno abbia spuntata la punt^: e toitaV^^ 
V.tco. Oprre , Tol. V. 4 



Digitized by VjOOQIC 



tre Mvridi secondo Verdine col quale le menti umane 
della GenliUtà da Terra si sono al Cielo levate. Tutti 

Ili versai ctrdetita x\»\\' Immorìnlità deWanintOf lasciandosi i ca^ 
daveri insepolti sopra la ìervB^s' abbandoni la coltivazionede'campi^ 
non che si disttbiìino le città: e*\ timone, geroglifico degli nomini 
empjs(*nzA nìnn'un «na lingua erosi urne, si rinselvi ne^ boschi j e n- 
torni la ferina Comunione delle coie e delle donnej le quali si deb- 
biino gli uomini appropiare con la violenza e col sangue. 

Il motto fiuorH tietio si è yer facilitarti^ o benigno Leggitore, la 
lezioo di quc'srOpcr»: mi rimane or pochissimo a dire, per prie* 
gMrti a gitttlicarae benignamente. Perocché dèi sapere che qaeU 
rulilissimoa('t>Ì50 ch«' Dionigi Longino, riycrtio ób tulli por lo/7/v>t« 
€ipe deferitici, dà h gli Oratori, f he, per far orazioni sublimi loro 
bisogna pi*oponersi Vèternità della fama, e^ per ciò conseguire^ ne 
óìk loro due pratiche^ noi da'Iavori àeWEloquenta a tulli di qunU 
sivoglia scienza inalzando, nel meditarquesvOpera, abbiamo sem- 
pre avuto dinanzi gli occhi. La prima pratica è stala, come rice- 
terebbono queste cose, ch'io medito, un Platone, un rarrone,un 
Quinto Muzio Scemala? ì. 9 seconda pratica è stata quella^ còme ri- 
cevere qupsle cose; ch'io scrivo^ la posterità. Ancora per la stima 
ch'io debbo fare di le^ m')io prefisso per giudici tali uomini, i quali 
per tanlo cangiar di et«\di nazioni, dì lingue, di costumi emode, e- 
gusti di sapere^ non sono punto scemati dai crpdMo, il primo (li 
divino /i/o5o/b^ il secondo del p ùdolto^/o/r>godeM\omani,ill(fr£o 
di sapientissimo giureconsulto, che, come oracolo^ venerarono i 
Crossici Marcantoni, i Sulpizj\ i Cesari, i Ciceroni. Oltm ciò dèi 
far questo conto^ che tal Opera f ossesi dissotterrata poc* anzi in 
una città rovinala di ben mille anni, che porta cancellato alTatlo 
il nome dell'autore: e vedi elle non forse questo mio /em^^o, questa 
mia vita, questo tal mio nome t'inducano a farne un giudizio men 
che benigno. E quel motto: qnem nllum tanta superbia esse, ut 
aeternitateni famae spe praesumat? rincontra di grazia nr.*gli jin* 
noli di Tacito^ da quali rei uomini si dica; e rifletti che lo stesso 
iinperador Ciaudio, a cui si dice, quantunque stolido principe e 
vii «ervo di laidi ed avari liberti, pure di sconcezza il disapprova, 
nel tempo slesso che ne fa uso. 

Gonchiudiamo finalmente conquesti pochi seguenti avviai, per 
alcun gioWne che voglia profittare di questa Scienza. 

I. Primieramente ella fa il suo/iiyoro tutto metafisico ed astratto 
nella SUA Idea: onde ti è' l>isogno nel leggerla di spogliarti d'angui 
corpolenza, e di tutto ciò che da quella alla nostra pura mente 
proviene, e quindi per uo poco addormentare \Bfantasia^ e sopir 
la memoria: perchè, se queste facullà vi son deste, la mente non 
può ridursi io istato d'un paro intendimento j infonne d^ognifor^ 
ma particolarei per lo che non potravvi alTatlo indurvìsi Ufortna 
di questa «Sciensa; « per tua colpa darai in quell'uscita che nots 
s*ìnienda. 



Digitized by VjOOQIC 



DELL' OPERA 51 

I GEnoGLiFici CDE SI TEDONo IN TEBEi dinotano il Moudo 
delle Nazioni; al quale prima di lull^ altra cosa appli- 
carono gli uomini: il globo ch'è \ìh mezzo rappresenta 
il Mondo della Natura: il quale poi osservarono i F?- 
Sìci: I geroglifici che yi so?io al di sopaA significano il 
Mondo delle Menti e di Dio; il quale finalmente con- 
ten) piarono i Metafisici. 

II. Ella ragiuDii con uno stretto metodo geomeirico^ eon eai da 
vero passa ad ini medi» lo vero, e cosi vi Ti le sue coiicbìusìoai» 
Laonde li e bisogno di aver fallo Vabilo del rttgionar geometrica-' 
mente^ e perciò non aprire a sorte questi libri per buggerìi, né per 
salii^ui» coiiIino\ arne la lezioneda capo appiedi: e dèi atlendere, se 
\e premesse sieuo vere e ben ordina te f t* non meravigliarti, se quasi 
tutte leco/tcAiiiifio/i/n'escano mara^'i^iose: lo die sovente avviene 
in essa Geometria, come quell» per esemplo delle due liuee che 
tra loro in infinito sempre s'accostano, e non mai si toccano; per« 
cbé la conseguenza è turbata dulh Jan tasta, ma \e premesse s'el« 
tennero »lla pura ragion astratta, 

III. Suppone la medesima una grande e varia cosi Dottrina 
com' Erudizione; dalle quali sì prendono le verità^ come gii da 
te conosciute, e se ne serve come di termini, per far le sue^iro. 
posizioni. Il percbè se non sei di tulle pienamente fornito, vedi 
die (u non abbia il principio ueWultima disposizion di riceverla, 

IV. Olire a col;d suppellettile, ti fa d'inope d'uua mente com» 
prensiva^ perché non é cosa cbe da questa Scienza si ragiona, 
nella quale non convengano altre innumerabili d'altre spezie che 
traila, con le quali fa acconcezza, e partitamente con ciascbeduna, 
e con tutte insieme neltuttoj uello cbe unicamente consiste tutta 
la bellezza d'una scienza. Perciò se li manca o questo o l'antece- 
dente aiuto, e mollo più entrambi per leggerla^ li avverrà ciò cb^av* 
viene a sordastri/i quali sentono una o due^rorde più sonore del 
gravicembalo con dispiaceuia, percbè non sentono le altre, eoa 
le quali toccale dalla mano maestra di musica fanno dolce e grata 
armonia. 

V. Ella conliene tutte Discoverte in gran parte diverse^ e molle 
dello 'ntutto contrarie all'oppeuione cbe delle cose, le quali qui 
si ragionano, si é avuto fìnora. Talché ti bisogna d'una^/tencu* 
iezza di mente, da non abbacinarsi al gran numero de' nuovi Ittmi 
cbVlla da per tutto diffonde. 

VI. Di più ella spiega i<iee tutte nuove nella loro spezie : perciò 
ti priego a volertici avvezzare, con leggere almeno ire volte que- 
st'Opera. 

VH. Finalmente per farti sentire il nerbo delle prove, le quali 
col dilatarsi si debilitano, qui poco si dice, e si lasci» molto a pen- 
sare: e perciò ti bisogna meditare più addentro le cose; e col com' 
binarle vieppiù, vederle in più atipia distesa, affinchè ta possa 
averne acqaislato la facultà. 



Digitized by VjOOQ IC 



Digitized by VjOOQ IC 



Digitized by VjOOQIC 



Digitizedb^ VjOOQIC 



LIBRO PRIMO 

DELLO 

STABILIMENTO DE' PRINCIPJ 



ANNOTAZIONI 

ALLA TAVOLA CRONOLOGICA 

»LLB QUALI 81 FI l'aPPAUCCBIO 

DELLE MATERIE (*) 

4. Vuesla Tassala d'enologica spone in comparsa 
il Mondo delle Nazioni Antiche ; il quale dal Dilui^ìo 
Universale girasi dagli Ebrei per li Caldei^ Sciti, Fe- 
n/c/ , Egizj\ Greci e Romani fin alia loro Guerra Se- 
conda Cai^aginese : e tì compariscono uomini^ o fatti 
romorosissimi determinati in certi tempi o in certi luo- 
ghi dalla comune de' Dotti ; i quali uomini o fatti o 
non furono ne^ tempi o ne^ luoghi ne* quali sono stati 
comanemenle determinati, o nonfuron affatto nelmoii- 
doz e da lunghe densissime tenebre^ ove giaciuti erano 
seppelliti, v'escon uomini insigni e fatti rìle^antissi^ 
mi; da'^qoali e co^ quali son 9LVven\ìli grandissimi mo- 
menti di cose umane: Io che tutto si dimostra in que- 
ste AimorrAzioiii, per dar ad intendere, quanto V Uma- 
nità delle Nazioni abbia incerti^ o sconci^ o difettuosi^ 
o vani i Piincipf (a). 

(*) NellVditìotie del 1^30 si legge sul frontispizio inorlo: Tra* 
scelto deli* Annoiazioni e de/ f Opera dintorno aita Natura comune 
delle Nauoni, in una maniera eminente lisiretto ed unito, e priii- 
cipjilinenCe ordinalo alia Discoverta del Fa o Omero, -^ Indi neU 
l'intesUzioDe: Tavola Cronolof^ica la quale e contitnele iimCerie 
che dai questa Scienza si ragionano ^ e dimostfxi la somma lor in* 
certezza, errore^ difetto e sanità, 

(a) Talché questa Tavola con queste Annotazioni propone U 
materia di questa Scienza ^ con le prupiictà di niatma, cioè in^ 
fiei ta, injorma, difettuosn e vana. 



Digitized by VjOOQIC 



&4 LIBRO Vnoio 

Di più ella si propone tutta contraria al Canone Cro'- 
nìco^ Egiziaco^ Ebraico e Greco di Gioi^arìni Marsha- 
mo^ ove vuol provare che gli Egìzj nnlla Polizìa e 
nella Religione precedettero a tutte le Nazioni del 
Sfondo^ e che i di loro riti sagri ed ordinamenti ci- 
^ili^ trasportati ad altri popoli, con qualche emenda^ 
zione si ricevettero dagli Ebrei, Kella qual oppenione 
il seguitò lo Spencero nella dissertazione de Vrim et 
Thummim, ove opina che ^Vlsraelitl avessero appa^ 
rato dagli Egizj tutta la Scienza delle Disvine Cose 
per mezzo della Sagra Cabala, Finalmente al filar- 
shamo acclamò VOrnio neW Antichità della Barbare^ 
sca Filosofia^ ove- nel libro intitolato Chaldaicus • scri- 
ve che Mosè addottrinato nella Scienza delle Olitine 
Cose dagli Egizj\ Vavesse portate nelle sue leggi agli 
Ebrei. Surse allo 'ncontro Ermanno PTitzio nell^opera 
intitolata Jegyptiaca sii^e de Jfegyptiacorum Sacro^ 
rum cum Bebraicis Collatione : e stima che '1 primo 
autor gentile che n^ abbia dato le prime cerle notizie 
degli Egiti\ egli sia stato Dion Cassio^ il quale fiori 
sotto Marco Antonino Filosofo : di che può essere con- 
futato con gli Annali di Tacito, ove narra che Gc/- 
manico passato nelf Oriente, quindi porlossi in Egitto, 
per cedere Pantichìià famose di Tebe, e quivi da un 
di quei Sacerdoti si fece spiegare, i geroglifici isciiiti 
in alcune moli, il quale, vaneggiando, gli riferì che que^ 
caratteri conservavano le memorie della sterminala pò» 
lenza che ebbe il loro rè Bamse neirAfrica e nelfOrien- 
te, e fino nelPAsia Minore, eguale alla potenza Ro- 
mana di quelli tempi, che fu grandissiuia : il qual luo- 
go, perchè gli era contrario, forse il fFitzìo si tacque (a). 

Ma certamente cotanta sterminata antichità non frut- 
tò molto di Sapienza Riposta agli Egizj mediterranei. 
Imperciocché ne" tempi di Gemente V Alessandrino ^ 

(a) ma cotal vanilà degli Egizj sarà quìadi a poco confutala da 
noi u^W Annotaùone a Psammetico, 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMESTODE' PB1?(CII>J j(5 

coni* esso narra negli StroìnaU\ andavano aìlorno i loro 
libii dGiiì Sacerdotali al numero dì. quarantadue ; i 
quali in Filosofia ed Astronomia contenevano de** gran", 
dissimi errori , de^ quali Cheremone maoslro di Saa 
Dionigi Areopagita sovente è messo in favola da Sira-t 
bone: le cose della Medicina si trovano da Galeno ne! 
libri de Medicina Mercuriali essere manifeste ciance q 
mere imposture : la Morale era dissoluta , la quale , 
nonché tolerate o lecite, faceva oneste le meretrici: la 
Teologia era piena di superstizioni , prestigi e stre^ 
gonerie. E la magnificenza delle loro moli e piramidi 
potè ben esser parto della barbarie , la quale si com- 
porta col grande; però la Scoltura e la Fonderia Egi^ 
ziaca s^accusano ancor oggi essere state rozzissime^ per- 
chè la delicatezza è frutto delle Filosofie; onde la Gre^ 
cia^ che fu la nazion de^ Filosofi, soldi sfolgorò di tutte 
le belle arti eh'' abbia giammai trovato Tingegno uma- 
no, Pittura^ Scoltura ^ Fonderia ^ Arte d^ intagliare ^ 
le quali sono dilicatissime ^ perchè debbon astrarre le 
superficie da^ corpi eh** imitano. 

Inalzò alle stelle cotal Antica Sapienza degli Egizj 
la fondatavi sul mare da Alessandro Vl^gno. A lessandriaj 
la qual unendo ^acutezza Africana con la dilicatezza 
Greca^ vi produsse chiarissimi Filosofi in Divinità; per 
li quali ella pervenne in tanto splendore d^ alto divia 
sapere, che^l Museo Alessandrino fanne poi celebrato, 
quanto unitamente erano stai'' innanzi VAcademia , il 
Liceo y la Stoa e '1 Cinosarge in Atene; e funne detta 
la Madre delle Scienze Alessandria; e per cotanta ec- 
cellenza fu appellata da^ Greci iróXcc, come *A9tu Atene, 
Vrbs Roma. Quindi provenne Maneto^ o sia Maneione^ 
sommo pontefice egizio, il quale trasportò tutta la 5to.- 
fia Egiziaca ad una sublime Teologia naturale ^ ap- 
punto come i greci Filosofi avevano fallo innanzi delle 
lor Favole^ le quali qui tróverassi esser state le lor an- 
tichissime Storie : onde s^ intenda lo stesso esser avve- 



Digitized by VjOOQIC 



6^ tlBBÒ PRIMO 

nulo delle Feudale gì^che , che de' Geroglifici cgizj (n). 
Con tanto fasto d'alio sapere la Nazione dì sua natura 
boriosa^ che ne furono molleggiati - ^/o/'/ae animalia^ 
in una città cb^era un grand^ emporio del Mcdilenaneo^ 
e, per lo mar Rosso, delPOceano e deir Indie ^ tra li 
cui costumi i^tUiperevoIi da Tacito in un luogo d^ oro 
si narra questo, nos^aratn religionurn QKÙda-. tra |»er 
la pregiodìcata oppenione della loro sformata Antichità^ 
la quale vanamente vantavano sopra tutte Taltre Nazioni 
del Ittondo, e quindi d'^aver sigiioreggiaio anticamente 
ad una gran parte del mando^ e perchè non sapevano 
la guisa come tra"" Gentili ^ senza chM popoli sapessero 
nulla gli uni degli altri, divisamente nacquero idee uiii' 
formi degli. Dei e degli Eroi (lo che dentro appieno 
sarà dimostro) tutte le false Di^initadi ciressi dalle 
nazioni, che vi concorrevano per li maritimi trafticht, 
udivano essere sparse per lo resto del mondo, credet- 
tero esser uscite dal lor Egitto^ e clreM loro Giove 
Ammone fusse lo più antico di tutti ( de"* quali ogni 
nazione gentile n^ebbe uno) e che gli Ercoli di tulle 
r altre nazioni , de^ quali Farrone giunse a noverarne 
quaranta, avessero preso il nome dal lor Ercole Egi- 
zio^ come Tuno e T altro ci vien narrato da Tacito. E 
con tutto ciò che Diodoro Sicolo^ il quale visse a^ tempi 
dì* Augusto , gli adorni di troppo vantaggiosi giiidizj , 
non dà agli Egiij maggior antichità che di due mila 
anni} e i di lui giudizj sono ros^esciati da Giacomo 
Cappello nella sua Storia Sagra ed Egiziaca; che gli 
stiiDa tali , quali Senofonte aveva innanzi attaccali a 
Ciro , e ( noi aggiugnianio ) Platone sovente finge de^ 
Persiani. Tutto ciò finalmente d\inlorno alla vanità del- 
r altissima antica sapienza egiziaca si conferma con ì'Im* 
postura del Pimandro smaltito per Dottrina Erm^ti^ 
ca} il quale si scopre dal Casaubono non contenere 



(a) e se ne dee ricordare^ ovunque sì ragionerà Im uostra 3IifO* 
logia e parlicoUniieute nella Discoverla del Fero Omero, 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIVr^IfTO I>E rRiriClPl .11 

doltrina più antica di quella de^ Platonici^ spiegala con 
la medesima Trase, nel rimanenle gtadicata dal SaJmasio 
per una disordinata e mal composta raccolta di cose {a). 
Fece agli Egìzj la falsa oppenione di cotanta lor an- 
tichità questa propietà della Mente umana d'esser m« 
difiniia^ per la quale delle cose , che non sa , eli a so- 
vente crede sformatamente più di quello clic son in falli 
esse cose. Perciò gli Eglz^f furon in ciò somiglianti a^ 
Chinesì^ ì quali crebbero in tanto gran nazione chiusi 
a tulle le nazioni straniere, come gli Effìzf lo erano 
stati fin a Psammetico^ e gli Sciti fin ad Idantura: da'* 
quali è Folgar Tradizione che furono vinti gli Egizj 
in plagio d* Antichità, La qual Folgar Tradizione è 
necessario clfavesse avuto indi motivo onde incomincia 
la Storia Universale Profana^ la qual appresso 6m- 
stino^ come antiprincipj\ propone innanzi alla monar- 
chia degli Assiti due potentissìurì re^ Tanai Scita e 
Sesosti'ide Egizio; ì quali finor han fatto comparire il 
mondo più antico di quel ciré in fatti : e che per J'O- 
riente prima Tanai fusse ito con un grandissimo eser* 
<;ito a soggiogare T Egitto, il qual è per natura diffici- 
lissimo a penetrarsi con P armi ^ e che poi Sesostride 
con allretaute foiose si ftisse portato a soggiogare la Sci- 
zia; la qual visse sconosciuta ad essi Persiani, ch'^ave- 
ifano stesa la loro monarchia soiira quella de^ Medi suoi 
confinanti , fin a^ tempi di Dario detto Maggiore , il 
qual intimò al di lei re Idantura la guerra*, il qual si 
trova cotanto barbaro aMempi deirumanissima Persia, 
che gli risponde con cinque parole i^ali di cinque cor* 
pi^ che non seppe nemmeno scrivere per geroglifici (*). 
E questi due potentissimi He attraversano con due gran- 
dissinìi eserciti TAsia, e non la fanno provincia o di 
Scizia o d'^Egitto: e la lasciano in tanta libertà, ch^ivi 

(a) Laonde i Greci, quanto cr<fdcltero di f^uadugnwe di (yiha 
gloria^ col dare atilic/ussime slraniae origini alla loto Svinotts^ 
tiiiiiu vi pcrtlettero di viro merito, 

<*) Vedi O/nre voi. IV, p. aoa. 



Digitized by VjOOQ IC 



O^ UBAO PRIMO 

fk)! surse la prima monarcbia delle quattro più famose 
del mondo, che fu quella d^Assirìa. Perciò forse in co-t 
tal conlesa d^Jntichità non mancarono d^ entrar in 
mezzo i Caldei^ pur nazione mediterranea, e, come di- 
mostreremo, più antica dell'altre due : i quali i^anamenté . 
vantatano di conservare le Ossetvazioni Astronomiche 
di ben ventiotto mila anni: che forse diede il motivo 
a Flavio Giuseppe Ebreo di credere con errore V os^ 
seivaiioni as^antidi Inviane descritte nelle due coloni 
ne^ una di marmo ed un^ altra di mattoni^ inalzate 
incontro aViie Diluvj\ e d^aver esso veduta nella Siria 
quella di marmo* Tanto importava alle nazioni antiche 
di conservare le memorie astronomiche; il qual senso 
fu morto adatto tra le nazioni che loro vennero ap* 
presso! onde tal colonna <^ da ri porsi nel Museo della 
Credulità. Ma cosi i Chinesi si sono trovali scriver per 
geroglifici j come anticamente gli Egizj\ e più degli 
Egizj gli Sciti ^ ì quali nemmeno li sapevano scrivere: 
e non avendo per molte migliaja d^anni avuto commer- 
zio con altre nazioni , dalle quali potesser essere infor- 
mati della vera antichità del mondo, com^ uomo che 
dormendo sia chiuso in un^oscura piccioìissima stan- 
«a, nelPorror delle tenebre la crede certamente molto 
maggiore di quello che con mani la toccherà, cosi nel 
bujo della loro Cronologia han fatto i Chinesi e g\\ 
Egizf^ e con entrambi i Caldei. Pure, benché il Padre 
Michel di Ruggiero Gesuita affermi d* aver esso ktto 
libri stampati innanzi la venuta di Gesù Cristo , e 
benché il Padre Martini^ pur Gesuita, nella sua Storia 
Chinese narri una grandissima antichità di Confucio^ 
la qual ha indotto molti neW Ateismo , al riferire di 
Martino Schoockio --in Demonstratione Diluvii tlniver- 
salis -, onde Isacco Pereyro (autore della Storia Pre- 
adamitica, forse perciò abbandonò la Fede Catolica, e 
quindi scrisse che '/ diluvio si sparse sopra la terra 
de^ soli Ebrei ) però Niccolò Trigaulzio , meglio del 
Buggien e del Martini informalo, ueìh sua Christiana 



Digitized by VjOOQIC 



Lo STABILIMENTO DB FRIIfCirj o^ 

Expeditioné apiid Sìnas scrive, la stampa appo i Chi* 
ntsi essersi tro's^ata non più che da due secoli innanzi 
degli Europei^ e Confucio aver fiorito non più che 
cinquecento anni innanzi di Gesù Cristo: e la F//o- 
sofia Confuciana^ conforme a^ Librì Sacerdotali Egi^ 
ziaciy nelle poche cose naturali ella è rozza e goffa , 
e quasi tolta si rivolge ad una Folgar Morale^ o sia 
Moral coniaìddata a qiie"^ popoli con le leggi (a)/ 

Da si fatto ragionamento d^ intorno alla vana oppe^ 
nione ch^aveT»tno della lor Antichità queste genlili na«- 
mni, e sopra tutte %\\Egizj^ doveva cominciare tutto 
lo Scibile Gentilesco: tra per sapere con iscienza que*- 
st^ importante principio - do^^e e quando egli ebbe i suoi 
primi incorni nciamenti nel mondo - e per assistere con 
ragioni anco umane a tutto il Credibile Cristiano ; il 
quale tutto incomincia da ciò, che *1 primo popolo del 
Mondo fu egli T Ebreo , di cui fu principe Jdamo^ il 
quale fu crìato dal vero Dio con la Criazione del Mon*- 
do : e che la prima scienza da doversi apparare sia la 
Mitologia, o vero rinterpetrazion delle Favole*, per« 
che, come si vedrà, tulle le Storie Gentilesche hanno 
fas^olQsi i Principj , e che le Pastoie furono le prime 
Storie delle nazioni Genlili : e con si fatto me/oJo rìn^ 
venire i Principj come delle Nazioni^ così delle Scienze^ 
le quali da esse nazioni son uscite, e non altrimenle, 
come per tutta quest^ O/^era sarà dimostro - eh' alle pu- 
bliche necessità o utilità de^ popoli elleno hanno avuto 
i lor inpoQìinciamenti- e poi con applicarvi la riflessione 
acuti particolari uomini, si sono perfezionate. £ quindi 
co<uinci|ir debbe la 5/o/7a Universale^ che tutti i dotti 
dicono mancare né* Suoi Principj. 

E per ciò fare, V Antichità degli Ejizj in ciò gran- 
demente ci gioverà , che ne serbarono due grandi rot- 

(a) Per Io che Confucio Inle dee essere sialo ^\CUincxiy quiile, 
mine or orn vedremo, fu Zoroaste agli Asiani, AnmliarsL a;; li 
Sciti ^ Trimegisto agli Egizj\ Orfeo a' Grecia i quali «-rano si:.li 
fondutori delle meulovale uat ioui^ e poi furon crcdutr FdosoJL 



Digitized by VjOOQIC 



I>f> LIBRO l*niM(» 

fami non meno raaravigliosi delle loro piramidi , che 
sono queste due grandi verità filologiche : delle quali 
una è narrata da Erodoto^ elidessi, tolto il Tempo del 
Mondo elicerà corso loro dinanzi, riducevano a tbbbtì: 
la prima degli j>ei ^ la seconda degli ehoi , e la terza 
degli uoMiHi: V altra è , che con corrispondente numero 
ed ordine per tutto tal tempo si erano parlale the lir* 
gue: la prima gehoolifica o vero per caratteii sagii , 
la seconda sììibolica o per carattei i eroici^ la terza pi- 
stolabe o per caratteri cofUfenuti da* popoli^ al rife- 
rire dello Scheffero - de Philosophia Italica -. La qual 
dis^isione de* Tempi egli è nt*cessario che Marco Te-- 
renzìo Fanone^ pcrch' egli per la sua sterminata eru- 
dizione meritò r elogio con cui fu detto il dottissimo 
r/e' Romani ne^ tempi loro più illuminati , che furon 
quelli di Cicerone , dobbiam dire non già ch^ egli non 
seppe seguire^ ma che non volley perchè forse inlese 
della Romana ciò che per questi Principi si troverà 
vero di tutte le Nazioni Antiche^ cioè che tutte le di^ 
vine ed umane cose romane erano natis^e del Lazio ^ 
qnde si studiò dar loro tutte latine Origini nella sua 
grand-opera Rerum Dis^inaruni et Humanarum^ della 
<iuale r ingiurìa del tempo ci ha privi (tanto Garrone 
credette alla Favola delle Leggi delle XII Tavole ve- 
llute da Atene in Roma!): e divise tutti i Tempi del 
Mondo in tre , cioè Tempo Oscuro eh' è T età degli 
Dei , quindi Tempo Favoloso cli'è T eia degli Eroi, e 
finalmente Tempo Istorico eh' è V età degli uomini , 
che dicevano gli Egizj. 

Olirà ciò V Antichità degli Egizj gioveracci con due 
boriose memorie^ di quella boria delle Nazioni^ le quali 
osserva Diodoro Sicolo che o barbare o umane si Jus^ 
sero^ ciascheduna si è tenuta la più antica di tutte^ e 
serbare le sue memorie Jin dal principio del mondo; 
lo che vedremo essere stato privilegio degli Ebrei : delle 
quali due boriose memorie una osservammo esser quella 
che'l loro Giove Jmmone etu il più vecchio di tutti 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABlUUR?irO DB* PimCGlPJ 61 

gli altri del mondo ; V allra, che tutti gli altri Ercoli 
dell' altre nazioni aves^ano preso il nome dal lor Er^ 
cole Egizio — cioè chiappo tutte prima corse l'età degli 
DEI, re de^qaali appo tolte fu creduto esser Giosuè ^ e 
)K)scia Tetà DEGÙ EBOi,che si tenevano esser^gfìolide^ 
gli Dei^ il massimo de^ quali fa creduta esser Efxole. 

B. SMnalui la prima Colonna agli Ebrei (a)'^ i quali 
per gravissime autorità di Flayio Giuseppe Ebreo e di 
Lattanzio Firmmno cb^ appresso s^ arrecheranno, vis- 
sero sconosciuti a tutte le nazioni gentili ; e pur essi 
contavano giusta la Ragione de* Tempi corsi del Mon- 
doy oggi dalli più severi Critici ricevuta per vera^ se- 
condo il calcolo di Filone Giudeo ^ la qual se varia da 
quel A^ Eusebio^ il disfano non è che di mille e C1/17 
quecento anni^ ciré brievissimo spazio di tempo a petto 
di quanto Taller^rono i Caldei^ gii Sciti ^ gli Egizj\ e 
fin al dì d** oggi i Chinesi : che dev^ esser un invitto ar- 
gomento che gli Ebrei furono il primo popolo del no-- 
Siro mondo^ ed hanno serbato con venta le loiv /i?e- 
morie nella Storia Sagra Jin dal principio del mondo. 

C Si pianta la seconda Colonna 9Ì^ Caldei f tra perchè 
in Geografia si. mostra in Assiria essere stnta la Mo^ 
narcfUa più JOediterranea di tutto il mondo abitabile ; 
e perchè in guest' Opera si dimostra che si popolarono 
prima le nazioni mediterranee^ da poi le maritime. E 
certamente i Caldei furono i Prifni Sapienti della Gen^ 
tilitàf il principe de^uali dalla comune de* Filologi è 
ricevalo Zoi^oaste Caldeo, e senza veruno scrupolo la 
Stofia Unis^ersale prende principio dalla Monarchia 
degli Jssirj {b)*^ la quale aveva dovuto incominciar a 

(a) per li; noslre dimostrazioni Jilohgiche, che <i fauno mol- 
tissime Dell' Opera, accresciute di numero oeW Annotazioni , ed 

' in questi Libri Ultimi se n'arrecherà una nuova^ che vai per luMe: 
che perfide anco umana V Ebreo fu il primo popolo del monito. 

(b) e la slorìa per ignoraziuiie Hi questi uoslri Principi iiou vide 
che tal Monarchia aveva dovulo coniinoiar a formarsi » ce. 



Digitized by VjOOQIC 



t'2 LiRno rniitfo 

formarsi dalla Gente Caldea^ dalla quale cresciata in 
«Ti grandissimo corpo dovette passare nella nazion*dcgli 
Jssirj sotto di Nìtto; il quale vi dovette fondare tal 
Monarchia, non già con gente menata colà da fuori, ma 
nata dentro essa Caldea medesima; con la qual e^Wsptnse 
il nome caldeo^ e vi produsse Vassirio — die dowtter 
esser i plebei di quella nazione, con le forze de^ quali 
Nino vi surse Monarca^ come in quest^ Opera tal ci- 
vile costume di quasi tt^te, come si ha certamente della 
Bomana^ vien dimostrato. Ed essa Storia pur ci rac- 
conta che fu Zoroaste ucciso da Nino: lo che trove- 
remo essere slato detto con lingua eroica in senso cliel 
Segno ^ il qual era stalo aristocratico^ de' Caldei^ de* 
quali era siato carattere eroico Zoroaste^ fu rovesciato 
per mezzo della libertà popolare da" plebei di tal gente; 
i quali ne'.tempi eroici si vedranno essere stati altra na- 
zione da^ nobili; e che col favore di tal nazione Nino 
yì si fosse stabilito Monarca. Altrimenle, se non istanno 
così queste cose, n' uscirebbe questo mostro di Crono^ 
logia nella Stona Jssiriaca^ che nella vita d^un sol 
vonio, cioè di Zoroaste^ da vagabondi eslegi si fnsse la 
Caldea portata a tanta grandezza dMmperio^ che Nino 
vi fondò una grandissima Monarchia;' s^^iza i quafi Piiu- 
cip) avendoci Nino dato il primo incominciamento della 
Storia universale, et ha fatto finora sembrare la Monar- 
thia deWJssiiia. come una ranocchia in una pioggia 
d'^està, esser nata tutta ad un tratto. 

D. Si fonda la terza Colonna agli Sciti {a) \ quali 
Tinsero gli Egizj in contesa d'antichità^ come testé 
rhaeei narrato una Tradizione Folgare. 

E. La quarta Colonna si stabilisce 9^' Fenici innanzi 

W *^gg» deHi Tartari del Gran Precop, per una voìgar Tradì* 
storne cUr si serhn nel Tesoro deirAntichilh da* Filologi^ cUt: resln 
tmitesa di antichità tra gii Egizj egli «Vci//^ questi :»(>pra quelli u« 
yiyorUiuuo la viUoria, 



Digitized by VjOOQIC 



LO SrAMMME^irO DE*' PBINCIPJ 63 

degli Egi%j ai qaali ìFenici da^ Caldei portarono la pra^ 
tica del quadrante^ e la scienza delV eles^azione del po- 
lo (a), di che è volgare trndizione-, e appresso dirao- 
strereino che portarono anco i volgari caratteri. 

F. Per tutte le cose sopra qui ragionale quegli Egizj 
che nel suo Canone tuo! il Sfarshamo essere stati U 
più antichi di tutte le nazioni^ meritano il quinto luogo 
su questa Tavola Cronologica. 

G. JrorMvsTe si trova in quest Opera essere statò un 
Carattere Poetico di Fondatori di popoli in Oriente " 
onde Se ne trovano tanti sparsi per quella gran parte 
del Mondo, quanti sono gli Ercoli per l'altra opposta 
deir Occidente (*), e forse gli Ercoli^ i quali con Pa- 
spetto degli Occidentali osservò F^anone anco in Asia, 
come il 17/70, il Fenicio .^ dovettero agli Orientali es- 
sere Zoroasti. Ma la boria de^dotti^ i quali ciò ch'essi 
fanno, vogliono che sia antico quanto eh' è il mondo, 
ne ha fatto un uomo particolare ricolmo d^ altissima 
Sapienza Riposta; e gli ha attaccato gli Oràcoli della 
Filosofia (c)^ i quali non isinaltiscono altro che per 
vecchia una troppo nuova dottrina, eh' è quella de* P/- 
tagorìci e Aa'' Platonici. Ma tal boria de'' dotti non si 
fermò qui \ che gonfiò più col fingerne anco la Succes^ 
Sion delle Scuole per le Nazioni : che Zoivaste ad- 

(a) alla qua! votgnr Tradizione, ricevuta da tulli ì Filologi sì 
oggiugnerìiono invitte ragioni di questa Scienza, più salde di 
quelle ch'arreca il Witùo contro la quanto vantata , allrelaoto 
vana Antichità degli Egiz/\ 

(b) però di quelli il primo di tutti è '1 Caldeo^ che ci approva 
la Cildea essere stala la prima nazione di tutta la Gentilità. ÌAw^ 
la boria, ec. ^ 

(e) appigliatisi temerariamente b' due volgari tradizioni, una 
che 2hroaste fu sapiente, ma quella intese della Sapienza volga* 
re, con la quale si fondarono i popoli; l'altra, che gli Oracoli 
sono le cose pia antiche che ci narra essa AntichUà, ma questa 
volte dir Oracoli d'Indovini , non di Filosofi. C 'n fatti tali ora* 
coli di Zoroaste non ismaltiscouo, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



<IoUrrii6 Brroso per la Caldea^ Beroso Mercurio Tri- 
mcgtsto pei" Y Egitto^ Mercurio Tiimcgislo Jilante per 
Y Etiopia^ Albanie Orfeo per la Tracia^ e che finalmente 
Orfeo ferino la sua scuola in Grecia. Ma quindi a poco 
si lecltàMinénlo furono facili questi lungLi viaggi per 
fc prime na&iom^ le quali per la \ovo fresca selvaggia 
origine da per tutto -vivevano ^cona^c/ii/e alle loro me- 
desime confinami^ e aoii si conobbero tra loro che eoa 
Toccasion delie guerre, o per cagioue Aé'iraffichi (a). 
Ma de'' Caldei gli stessi Fiìoìogi shalordili dalle varie 
l'olgari Tradizioni che ne hanno essi raccolte, non 
sanno sveglino fussero stati particolari uomini o ìn^ 
fiere famiglie .^ o lutto un popolo o nazione: le quali 
duhbiezze tutte si solveranno con .questi Principj: che 
prima furono pa/ticolari uomini^ di poi intiere fami^ 
$)ie, appresso lotto un popolo^ e finalmente una gran 
naxtioue^ sulla quale si SoBàò la Monarchia delPjéssi" 
ria: e^l loi* sapere fu prima in Folgare Dikfinità^ con 
k 4(ual indoi^inavano Vzysemie^^X tragitto f\t\\es4elle 
cadenti la noUe*, e poi in Astrologia giudiziaria^ cQiu''a^ 
Latini r^<f/i*o/o^o giudiziario reslò dello Chaldaeus (b\^ 

ÌL €timpei^^ dal quale provengon i Giganti (*). — I 
quali con Istorie Fisiche y troiate dentro le gj'eche Fa^ 

{a) Quìiidf fra Unlo peiò •'iiUenrln, di che bollore di fantasia 
fc'i vviii; < ol».l boria de' dotti nel cppo di Samuello Reyero — dt 
Sffathesi Mosaica — , ove vamggia chef la Tene it'iBabdonia 
ifiofi^ttsi Ì4i«l«al.i per osservatolo dèlie stelle : lo che deve and^r di 
jK'giiÌKMft ciòcchi; forse, ^v coucdidr co» le novelle curiae la* 
«i»ra visita a' suoi hhri de Caelo —se pur souo suoi — narra /frt- 
itotile, che Cntliste/ie sur» {{entro gli avevn mandalo ì'ossetvazioni 
m^tt-OHOiniche fuUe da' Ctddei Leu miUe novecento e tre anni del 
leiijpo buo, le quali, tornando in dietro^ portavano fin al jlempo 
ch'essa Torre M alzo, 

(h) per Mit alligo giudiziario. Per tuHo ciò abbiamo noi allo* 
gaio dSorouAte a hi io di Giapeto^ perocché sia il carattere He Ila 
mtsa di Setn, che natio trailo passò dalla vera Religione all'ldo» 
hai ria, dalla quale si fuuJò il regno di Nebrod. 

C) Crediamo opportuno per niug^iure clliarrz/.a di ripetere dd qui 
Bu avituLJ i ncuii traili «lalìa l'aiolà Cr4inoU>^ica, 



Digitized by VjOOQIC 



liO STI BILI MENTO 0E^ PIIIXCIPJ ^$ 

volv^ e proTe come Fisiche cosi Morali^ traile di^ denlro 
Vistone Ciinli^ si xliinoslreraimo essere siali iu natura 
appo, latte le prime ìtazioni gentili. 

I. I¥e%rmiM^ o confusione delle Lin^e. — (a) La quale 
av^veaae in una maniera miracolosa, onde air istante si 

(rt) I^a qua (e p«T lì nosùH Prineìpj i\ di mostra, esser avvenuta 
«elU discendenza di Sem per lo »noid^o iMVAs'ta Orientale^ ma 
essere siHta diversa Vorégirie dèlia diversHà delle lingua nelle 
rane gi& falle, e disperse per l'Asia Seileutrionale, e quindi nèl« 
1 Indi*-; per VAJrica e per {''Europa con l'errore di dugento anni, 
nrl quali- Cam e Giafet r»vevano m^iiidate; chA tanto vi volle di 
tempo dnWn divisione della (erra ira queàli tre figlio/i di Noè ^ 
iufiu 9ÌU Con fusione Babiione$e delle lingue: se mai la divisione 
tra queste razze fusse avvenuta prima dilla Confiifione Babilo« 
nese; il che però appare contrario a ciò clitr la Scrittura Sagra 
ne divisa nel Genesi. 

Perei cbè altriinenU, ^ la divisione fosse segnala prima della 
Coufusione, seguirebbe questn sconcezza, che essendosi comin- 
riaii da dtigenlo anni innanzi a dividere sulla terra i tre figlioli 
di Noè , le razze empie di Cam e Giafet arebbono consers^ato ìa 
Jingua stinta avanti dduviana^ e si sarebbero sottratti al divìn ca^ 
sugo le razze empie di Cai» e 6ia/<^, esolamc nte/w/i/to ìa razza 
tli Sem, rb'era pur pia, perchè cifdfv»» in una qualche Divinili^ 
« derivata la pena anco nel popolo di Dio: perocché voglibno i 
Padri che con la Confusione Babilonese delle lingue sì venne 
IrMilo tratto a perdere la purità dellaUngua Santa avantidiluvia* 
na. Né pt-rciò si dice cosa punto cj>nlrana a ciò che narra la «Sfo- 
rra Santa - «the avanti la Confusione tutti gli uomini sopra ia terra 
erano jd' un laltro soia - cioè d'una sole spezie di lingua: perchè 
le Tazze sperdute di Gain e Giafet , se la divisione fos3e sortita 
prlnia delia Confiisione (lo che non si può dire, essendo aperta- 
nieule cuotrarto a ciò che narrasi nel Genesi) dovettero ritenere 
della lingua tbrea .fin tanto che a poco a poco, come jfiere bestie 
disperde per la gran selva della terr •, a capo di dugenlo anni che 
Corsero dal p^rt^rggio di essa, cioè di un anno dopo il diluvio. 
De' quali avvenne essa Confusione^ disumanandosi avevano aflTat* 
io perduto ogni umana favella. Quindi si traggono tre verità: la, 
prima,, che questa Scienza conserva alla Storia Santa la deffiitàj 
la secónda, perché i CciZ/féi andarono più prestamente degli altri 
aWe Jalse Religioni, trovarono una spezie di Divinazione più dUi" 
eata e più dotta, che non fu quella che trovarono le razze di 
Carne Giafet, che fu la Divinazione de* fulmini, tuoni ^ voli e 
canti d'uccelli: la terza, che ner questo istesso presto cammino 
alle false Religioni, prevenendo tutt' altre nel corso che fanno le 
nazioni ^ gittarono le fondamenta alla prima Monarchia* 
Vico. Opere, Voi. V. 5 



Digitized by VjOOQ IC 



6^ L»BO Ì*tttHO 

formarodo Unte favelle diverse^ per la qual confusione 
di iingae vogliono i Padri che si venne tratto tratto a 
perdere la purità della Lingua Santa A^antidiluviana; 
io die si deve intendere delle lingue de^ popoli d' O- 
riente, tra*' quali Sem propagò il gener dinano. Ma cleMe 
nazioni di tutto il restante del mondo altrimenti dovette 
andar la bisogna; perocché le razze di Cam e Giafet 
dovettero disperdersi per la gran selva di questa terra 
con un eiTQT ferino di dugento anni, e così raminghi e 
soli dovettero [H'odurre i figlioli con una ferina educa- 
zione nudi d' ogni umano costume e privi d^ ogni umana 
favella, e si in uno stato di bruti animali; e tanto tempo 
appunto vi bisognò correre , che la terra disseccata dal- 
r umidore deir universale diluvio potesse mandar in aria 
delle esalazioni secche a potervisi ingenerare de^fulr 
mini, da^qnali gli uomini storditi e spaventati si ab- 
bandonassero alle false religioni di tanti Giovi ^ che 
Farrone giunse a noverarne quaranta, e gli Egizj di- 
cevano, il loro Gitn^e .immane essere lo più antico d'i 
tutti ; e si diedero ad una specie di Divinazione d* in- 
dovinar r avvenire da^ tuoni e da^ fulmini e da*' voli del- 
r aquile, che credevano essere uccelli di Giosuè. Ma appo 
gli Orientali nacque una spezie di divinazione più dili- 
cata dair osservare i moti de^piiineli e gli aspetti degli 
astri , onde il primo sapiente della Gentilità si celebra 
^/*oaj/e, che'^l Bocharto vuol detto contemplatore di gli 
astri ; e siccome tra gli Orientali nacque la prima Yolgar 
Sapienza, così tra essi surse la prima Monarchia, che fa 
quella A'^Àssitia. 

Per si fatto ragionamento^ vengono a ros^inare tutti 
gli Etimologi ultimi^ che vogliono rapportare tutte le 
Lingue del mondo 9ÌV origini degV'P^'rientalì^ quando 
tutte le Nazioni provenute da Cam ^Giafet si fonda- 
rono prima le lingue natie dentro terra ; e poi calate 
al mare cominciarono a praticar co'' Fenici^ che furono 
celebri ne^ lidi del Mediterraneo e delP Oceano per la 
navigazione e per le Colonie ; come nella Scienza Ifuos^a 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIHBUTO DR* PaiRaPI (7 

laprìma Tolla stampata Tabbiaiu digaoslro nelle O/i^ini 
della Lingua Laiiria^ e ad esemplo della latina do^ 
ver$i lo sieaso intendere. deiP a/Ire tuite. 



&. JPrvMateia» roba il faoco dal Sole. — Da questa 
Favola si scorge, il Cielo aver regnato tntenxi^ quando 
fu creduto tanl'^ allo, quanto le cime de^monti^ cocuevct 
n^ba la Folgare Tradizione^ cbe narra anco ^as^er la* 
sciato dt^ molti e grandi benefizj al gener umano. 

la. I^euemiémn^. — Al cui tempo TVuti, o sia la Giu- 
stizia Divina aveva un tempio sopra il monte Parnaso; 
e cìì*ella giudicava in terra le cose degli uomini. 

M. Mercatrto ^rt^isaeytoto il vecchio.-— Qtiesto è ^1 
Mercurio, ck^al riferire di Cicerone ^ de Natura JhO'* 
ì-um^txì dagli Egizj detto Theut^ dal qual t!^ Greci 
fusse provenuto 9<«c^ il quale trovò le lettere e le leggi 
agli Egizj; e questi per Ip Marshamo Pavesser lii^e- 
gnate all'* aitile nazioni del mondo (a). Però i Greci 
non iscrissero le loro leggi co"* geroglifici ^ ma con le 
lettere volgari^ che finora si è opinato aver loro portato 
Cadmo dalla Fenicia; delle quali, come Tedrassi, tton 
si servirono per settecento anni e più appresso; dentro 
il qual tempo» venne Ornerò^ che in niuuo de^suoi poemi 
nomina vó/m;, eh"* osservò il Feizio neW Omeriche An^ 
iictutà ^ e lasciò i suoi poemi alla memoria de^ suoi Jìap-^ 
sotJi y perchè al di lui tempo le lettere volgari non A 
erano ancor trovate, come risolutamente Flas^io Giu^ 
seffo Ebreo il sostiene conlro Jppione greco gramma- 
tico \ e pure dopo Omero le lettere greche uscirono tanto 
diyr.rs^ dMe fenicie. Ma queste sono minori difBcultà 
a petto di quelle: come le nazioni scalza le leggi pos- 
sano trovarsi di già fondate ? e come dentro esso Egitto 

(a) M- ì Greci si poiiaroDO troppo ingrati inverso od tanto be« 
nefattore ; cbé e ne sconciarono il proprio nome^ e Vaccomundvro^ 
no a tulle Tai/re Dettadi^ e ne irovarooo per lai an altros cIm 
À 'Rottili, che vuol dire Mercurio, Però i Grecia ec. 



Digitized by VjOOQIC 



^% libuo paiMo 

innanzi di tal Mercurio si erano già fondate le Dina-- 
stle? Quasi fossero d^ essenza delle leggi le lettere; e 
sì non fossero leggi quelle di Sporta^ ove per legge 
d^ esso Ligurgo erano proibiti saper di lettera : quasi 
non \i avesse potuto essere quest* ordine in natura ci- 
bile di concepire a voce le leggio e pur a t;oce di pu- 
bucarle; e non si trovassero di fatto appo Omero due 
sorta d^ adunanze^ una detta ptH -segreta -dove si adu- 
navano gli Eroi, per consultar a voce le leggi ^ ed on^ al- 
tra detta a7o/Ȉ - publica - nella quale pur a voce le po- 
blicayano : quasi finalmente la Procedenza non avesse 
proveduto a questa umana necessità, che per la man* 
canza delle lettere tutte le nazioni nella loro barbarie 
si fondassero prima con le consuetudini^ e ingentilite 
poi si governassero con le /e^»,' siccome nella barbarie 
ricorsa i primi diritti dell^ nazioni novelle d^ Europa 
sono nati con le consuetudini; delle quali tutte le più 
antiche son le Feudali: lo che si dee ricordare per ciò 
ch^appresso diremo^ cb^i Feudi sono statele prime sor-- 
gii^e di tutti i Diritti cbe vennero appresso appo tutte 
le nazioni cosi antiche come moderne; e quindi il Di- 
ritto Naturai delle Genti non già con leggi , ma con 
essi costumi umani essersi stabilito. 

Ora, per ciò ch^ attiensi a questo gran momento della 
Cristiana Religione, che Bfosè non abbia apparato da-- 
gli Egizj la sublime Teologia degli Ebrei^ sembra for- 
temente ostare la Cronologia (a), la qoal allega Mosè 

(a) Perché Eusebio, segn^o da Beda, 8iip<*rava tal Hlfficallà 
col suo calcolo, per lo quale poneva Vuscita degV Israeliti ita Egitto 
sollo la condotta dìMosè da un mille anni innanzi hII:i Gueira di 
Trojan ilquul novero d'anni fu se^ntlo da' Cristiani antichi. Ma 
or» egli è stato corretto ed emendato più d'un miglittfo e metzo 
et anni da' Cristiani ultimi ^ i quali oggi ^irguono il calcolo di ti^ 
Ione Giudeo; la qual correzinup si confermerà per li nostri Prin* 
ciffj, co' quali diniostroreino che per l'età degli Dei e per Vetà de» 
gli Eroi iihbia dovuto correre un settecento anni tra I i-iii di Mo^ 
e la Guerra Trojana: e si per tal calcolo ili tanto srein.ito viene 
Mosè a fiorire da quattrocento anni innanù la Guerra Trojana ^ 
e 'n conseguenza a tempi di Cecrope^ e perciò vieo ad esser dojfo 
di questo Mercurio Egiùo, Ma tal dilHcolli» ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



tO STA^H.lWETrO DE PRIXClPi . 69 

ilopo d{ questo Mercurio Trìmegisto. Ma tal dìfficullà, 
olire alle ragioni eoa le quali sopra si è combattuta , 
ella si vince affatto per questi Principj fermali in un 
luogo Teramenle d'oro dì Glambiìco ^ de Mysterlis 
Jegxpttorum — dove dice che gli Egizj tutti i loro ri-- 
trainati necessarj o utili alia vita umana- disile rife^ 
fidano a questo loro Mercurio: talché^ egli dee essere 
slato non uTi particolare uomo ricco di sapienza riposta, 
che fu poi consagrato Dio. ma un C^mttere Poetico àé* 
priàii uomini deir Egitto, Sapienti di Sapienza Volgare, 
che vi 'fondarono prima le famiglie, « poi i popoli che 
finalmente composero quella gran nazione (a). E per 
questo stesso luogo arrecato testé di Giamhlico^ perchè 
gli Egi^j costino con la loro Di^^isione delle tre Età 
degli Dei, degli Eroi e degli Uomini^ e questo Trime^ 
grsto fu loro Dio^ perchè nella vita di tal Mercurio 
dee con-ere tutta VEtà degli Dei degli Egizj. 



K. JW*«teii%i^. — Una delle cui particolarità la 
Storia Favolosa ci narra, che gli Dei pratica\^ano in 
tenu con gli uomini: e per dar certezza a* Principj 
della Cronologia^ meditiamo in quest'^Opem una 2%o- 
gonia Naturale , o sia generazione degli Dei, fatta na- 
turalmente nelle fantasìe de^ Greci a certe occasioni di- 
umane necessità o utiKlà, eh' avvertirono essere stale loro 
soccorse o somministrate ne' tempi dei primo mondo 
fanciullo, sorpreso da spaventosissime Religioni, che lutto 
ciò che gli uomini o vedevano o imaginavauo, o anco 
essi stessi facevano, apprendevano essere Divinità : e de* 
famosi dodici Del delle Genti che furon dette Mag^^ 
gioìi^ o sieno Dei consagrati dagli nomini nel tempo 
delle Famiglie, facendo dodici minute epoche^ con una 

(a) Laonde lai Mercurio sarebbe sa auexta Tavola da porsi a' 
bianchi di Zoronsie» il Cam flell'As** Orieuiale e dell'Africa, c'I 
Giapeto^ il Gin/et dell'Asta Seltentrioaale e dell' Europa, nel li* 
veUo della divisione die fecero della Terra i* tre figlioli dt Noè. B 
per quello, ec> 



Digitized by VjOOQ IC 



TO LlBBO PRIVO 

Cronologia Ragionata della Storia Poetica y si deter-* 
mina HV Btà degli Dei la durata di novecento annif 
onde si danno i Principj alla Storia Unis^ersale Pro^ 
fana. 

O. MSUen^ figliolo dì Deucalione (a).*Daquesl*'£//€fia 
i Greci natii sì dìsser Elleni: ma i Greci d'Italia si dis« 
sero Grai^ e la loro terra r/Mcxcoe, onde Graeci vennero 
detti a^ Latini : tanto i Greci d^ Italia seppero il nome 
della nazion greca principe, che fu quella oltramare, 
ond'^essi erano venuti Colonie in Italia! perchè tal voce 
Vpothuot non si trova appresso greco scriltoi*e, come os- 
serva Giovanni PalmerioneMz. Descrizion della Grecia^ 

P. Cee ir m p e Egizio mena dodici colonie nelPAtti-^ 
ca. — Ha Stratone stima che V Àttica per V asprezza 
delle sue terre non poteva invitare stranieri che vi ve^ 
nissero ad abitare; per provare cbe^l dialetto attico 
è de^ primi tra gli altri natU di Grecia. 

Q. Cm é ÌÈ È %m Fenice fonda Tebe in Beozia, ed intro- 
duce in Grecia le lettere volgari. — E vi portò le let^ 
iere fenicie: onde Beozia fin dalla sua fondazione let« 
terata doveva essere la più ingegnosa di tutte V altre 
nazioni di Grecia^ ma produsse nomini di menti tanto 
balorde, che passò in proverbio^ Beoto per uomo d*ot^ 
taso ingegno. 

tL J8M M 8m99§rnm. — Questa è VEtà degli Dei , 
che comincia alle nazioni del Lazio , corrispondente, 

Ja) Quindi, come da vecchio covile, esce un gran mostro dì Cro^ 
ogia^ cbe da Elleno a Giapeto corrono due vile di Deucalione 
e Prometeo^ viva pur ciascuno cinquanta anni, i\Mhfìdo i Crono» 
foglie vite incerte stabiliscono di trenta^ e si abbiano corso ce/i/o 
annii tua ne corrono settecento novanta ! Questi mostri ha nu* 
drito nascoslaineuie finora per U Gnonofoi^M l'oppenione d'esserd 
stali particolari uomini quelli che ci ha narralo la Storia Fat^o* 
Iosa! Da quest'iSf/eito, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABIUMBMTO D£^ PB12fCIPJ 71 

nelle propietà filVEtà delV oro de* Greci; a^ quali il 
primo oro' A ritroverà per la nostra Mitologia essere 
stalo il frumento^ con le cui raccolte per lunghi secoli 
le prime nazioni numerarono gli anni; e Saturno da^ 
Latini fa detto a satis^ da^ seminati^ e si.dice R^iyocda* 
Grecia ippo i quali X/»ivo« è il Tempo^ da cui vien d^tta 
essa Cronohgia^ 

S. JiferrM«*to Trtotcytoto il giovine.— Questo Mer* 
curio il gioiAne dev' essere Carattere Poetico dell'Età 
degli Eroi degli Egizj ; la qual a^ Greci non succede 
che dopo novecento anni^ per li quaR Ta a 4nire P Età 
degli Dei di Grecia : ma àgli Egiz). corre per un pa^ 
dre^fglio e nipote (a) : a lai Jnacronismo nella Storia 
£^/;&/aca osservammo uno somigliante nella Storia Assi-- 
riaca nella persona di Zoroaste. 



T. MBmvmm Egizio caccia grinachidi dal regno d'Argot 
iPeiéfae Frigio regna nel Peloponneso.— Queste Suc- 
cessioni Reali sono gran canoni di Cronologia ; come 
Danao occupa il Regno d'Argo sigaoreggtato innanti 
da noi^e re delta casa d'Inaco^ per li quali dovevano 
correre trecento anni per la regola dé^ Cropologi ; come 
presso a cinquecento per li quattordici Re Latini che 
regnai'ono in Jlba, 

Ma Tucidide dice che nep tempi eroici li Re si cac* 
ciai^ano tutto giorno di sedia Pun V altro , cofneJ-^/nw- 
Ho caccia Numitore dal regno d^Alba, e Romolo ne 
caccia Àmulio e riméttevi Numitore: lo che avveniva 
tra per lajerocia de^ tempi, e perch'aerano smuFnte /*e- 
rciche città ^ né eran in uso ancor le Fortezze; come 
dentro si rincontra de* tempi barbari ritornati 

Y. BrméMU sparsi per tutta Grecia. -C^fireM in 

(a) come io Elleno neli^anlecedeole nota O se ii'è trovato un 
somigliante armcronùtno Kt-a Greci s di cui uno molto ma|jgiorò 
scovriremo qui Mi'prfsso in Orfeo, 



Digitized by VjOOQ IC 



Greta, Italia ed Asia. — Questi due grandi votlami d^Jn-» 
tichità si osservano da Dionigi Petas^io giltatì devtro 
la greca storia avanti W Tempo Eroico, dé^ Greci; e ìsqoo 
sparsi per tutta Grecia gli Eraclidi o sieno i figlioli 
d' Ercole più di cento anni innanzi di proTenit-vi £/• 
cote loro padre ,* il quale per propagarli in tanta ge- 
nerazione doyeta esser nato nìoiti secoli prima. 

X. M^MQn0, — La quale noi poniamo nel fine del^ 
Tempo Eroico de* Fenici; e sì cacciata da 77/'o, perchè 
vìnta in contesa 'eroica^ coramella il professa d^ esserne 
Uscita per Podio del suo cognato. Tal moltitudine d'^uo- 
mini Tìrj con frase et^oica fu detta femina^ perchè di 
deboli e vinti (a). 

Y» Orfem^ e con esso lui V Età de' Poeti Teologi. 
— Quest' OVyèo, che riduce le fiere di Grecia alP Uma- 
nità, si trova esser un vasto confile di mille mostri. Viene 
da Tracia patria di fieri Sfarli^ non d'umani Filosod^ 
perchè furono per tutto il tempo appresso cotanto bar^ 
bari, cVJndrozione filosofo tolse Orfeo dal numero 
de^ Sapienti solamente perciò che Jusse nato egli in 
Tracia: e ne' di lei principi uè uscì tanto dotto di greca 
lingua, che vi compose in versi di maravigliosissima poe- 
sia, con la quale addimestica i barbari per gli orecchi^ 
i quali composti già in nazioni non furono ritenuti da- 
gli occhi di non dar fuoco alle città piene di maravi- 
glie: e trova t Greci ancor fiere bestie; a' quali Deu-- 
caUitne da. un mille anni innanzi aveva insegnato la 
pietà^ col riverire e temere la Giustizia Dii^ina^ col cui 
timore innanzi al di lei tempio posto sopra il monte Pa/ - 
nasoy che fu poi la stanza delle Muse e ^Jpollo^ che 
sono lo Dio e VArti deìVUmanità^ insieme con Pirra 
sua moglie^ entrambi co' capi velati^ cioè col pudore 

(a) e ne difendiamo Firgilio^ osservato da uoi quint^nltri ni<iì 
dottissimo dell' Eroiche Antichità, 



Digitized by VjOOQ IC 



tO STABIUHEITO DE* PUINCIPI 73 

del concubito amano, volendo sìguificare col matritnouio 
le pietre ch'aerano loro dinanzi i piedi , cioè gli stu- 
pidi della Yìta innanzi ferina, gitiandole dietro le spalle 
fanno disunir uomini , cioè con V ordine della Disci- 
plina Icotiomica nello slato delle famiglie: Elleno da 
settecento anni innanzi aveva associati con la lingua^ 
e v^ aveva sparso per tre suoi figlioli tre dialetti ^ la 
Casa d^Tnaco dimostrava essersi da trecento anni in- 
nanzi fondati i Begnl^ e scorrervi le successioni Beali: 
viene finalmente Orjèo ad insegnarvi rUmanità ^ e da un 
tempo che la trova tanto selvaggia , porla la Grecia a 
tanto lustro di nazione , ch^ esso è compagno di Gia^ 
sone nelV impresa na\^aledel fello d^oro^ quando la 
nascale e la nautica sono gli ultimi ritrovati de^ popoli^ 
e vi s'accompagna {a) con Castore e con Polluce fra- 
telli d^Elena, per cui fu fatta la tanto rombrosa Guerra 
di Troja: e nella vita d' un sol uomo tante cis^ilicose 
fatte ^ alle quali appena basta la scorsa di ben mil" 
P anni ! Tal mostra di Cronologia sulla Storia Greca 
nella persona d"* Orfeo è somigliante agli alti-i due os- 
servati sopra, uno sulla Storia Assiriaca nella persona 
di Zoroaste^ ed un altro suW Egiziaca in quelle deVac 
Mercurj: per tutto ciò forse Cicerone - De Natura Deo- 
rum-' sospettò ch^ un tal Orjèo non fusse giammai 
stato nel mondo. 

A queste grandissime dijjìcuhà cjyynologiche s* 9^^ 
giungono non minori altre morati e politiche : che Or- 
feo fonda r Umanità della Grecia sopra esempli d^ un 
Gioire adùltero , d'Anna Giunone (b) nimica a morte 
della virtù degli Ercoli^ d^uoa casta Diana che solle- 

(a) e vi s'^accompAgna con Ercole, che si è trovato essere il 
Fondatore della gente di Grecia^ con Castore, ec. 

{h) spergiura, che co'falsi giuramenti inganna esso Giof^, che 
n*è divino teslimoue rd eterno Giudice^ v. morta! nimica «Iella 
yirtà degli Ercoli f d'una Minerva, eh è la Sapienza di Giovr^ 
th'al lenta di congiurare contro esso suo padre, ite degli uuuiii«é 
e degli Dei; d'una casta Diana^ ec. 



Digitized by VjOOQIC 



7i LiKRo pamo 

cita gli addormentati Endimioni di notte, d'un Jpoìlo 
che risponde oracoli ed infesta fin alla morte Je padiche 
donzelle Dafni^ d^'un MarH che, come non bastasse agli 
Dei di commetter adulterj in terra^ li trasporta fin dentro 
il mare con Fenere: né tale sfrenata libidine degli Dei 
si contenta de^ vietati concubiti con le donne, arde Gioire 
di nefandi amori per Ganimede: né pur qui si ferma^ 
eccede finalmente alia bestiale, e Gio\^e trasformato in 
Cigno giace con Leda: la qual libidine esercitata negli 
uomini e nelle l>estie fece assolutamente T infame nefjs 
del mondo eslege. Tanti Dei e Dee nel deh non con* 
traggono matrimonji^ed uno ve n^ha di Giosuè con Giu- 
none^ ed è stente; né solamente sterile, ma anco pieno 
d'^atroci risse, talché Gioire appicca in aria la pudica 
.gelosa moglie^ ed esso partorisce Miners^a dal capo: 
ed in fine se Saturno fa figlioli .^ li si discara* I quali 
esempli, e potenti esempli, disviai (contengansi pure co- 
tali Favole tutta la Sapienza Riposfa^ disiderata da Pla- 
tone insino a'^ nostri tempi di Bacone da Fcrulamio - De 
Sapienlia Feterum-) come suonano, dissolverebbero i 
popoli piùe costumati.^ e gP istigherebbero 'dd imbrutirsi 
in esse fiere d* Orfeo ; tanto sono acconci e valevoli a 
ridurre gli uomini da bestie fiere alPumanilà! Della qual 
riprensione é una particella quella che degli Dei della 
Gentilità fa SanC/égostino nella Città di Dio per questo 
motivo deir£u/iaco di Terenzio che U Cherea scan- 
dalezzato da una dipintura di Gioi.>e cVìu pioggia d'^oro 
si giace con Danae^ prende queir ardire che non aveva 
avuto dì violare la schiava, della quale pur era impaz- 
zato d^un violentissimo amore- 
Ma questi duri scogli di Mitologia sì schiveranno co' 
principi di questa Scienza ^h quale dimostrerà che 
tali Pastoie neP loro principj furono tutte vere e s^^^ere^ 
e degne di Fondatori di Nazioni; e che poi con lungo 
volger degli anni, da una parte oscurandosene i signifi- 
cati, e dair altra col cangiar de^ costumi, che da severi 
divennero dissoluti (perché ^li uomini, per consolarne 



Digitized by VjOOQIC 



tO <;tABtL1MRl^T0 De' PEI.XCIP/ 75 

le lor coscienze, irtdeyano peccare con l' autorità degi 
Dei) passarono nt^ laidi Significati^ co^ quali sonoci per- 
if enate. Jj aspre tempeste cronologiche ci saranno ras- 
serenate dalla Discoverta de* Caratteri Poetici (a); oa 
de^ quali fo Orfeo ^ guardato per P aspetto di Poeta Teo^ 
logo^ il quale con le favole nel primo loro significato 
fondò priina e poi raflermò TuraanitÀ della Grecia: il 
qual carattere spiccò più cbe mai neir*eroictie contese 
co^ plebei ideile greche città ; ond'in tal età si distinsero 
i Poeti Teologi, commesso Orfeo\ Lino; Museo^ Jnfiont^ 
il quale de^ sassi semoventi^ de^ balordi plebei, inalzò le 
mura di Tebe^ che Cadmo aveva da trecento anni in- 
nanzi fondata^ appunto come Jppio nipote del Decem- 
viro circa altretanto tempo dalla Fondazione di Eoma, 
col cantar alla Plebe la forza degli Dei negli auspicj, 
della quale avevano la scienza i Patriz), ferma lo Stato 
Eroico a^Bomani: dalle quali Eroiche Contéseebbe nome 
il Secolo Eroico. 

2u JBrc^ l c» con cui è al colmo il tempo eroico di 
Grecia. — Le stesse-dij^cultà ricorrono in Ercole^ preso 
per un uom vero^ compagno di Giasone nella spedizione 
dì Ck>lco^ quando egli non sia, come si troverà, Cai'af- 
tere Eroico di Fondatore di popoli per Paspetto delle 
fatighe. 

▲a. 9mm9U9^ém9mm — Detto anco SancunazionF^ chia- 
mato lo Storico della Ferità^ al riferire di Clemente 
jilessandrino negli Stromati^ il quale scrisse in carata 
teri volgaci la Storia Fenicia: mentre gli Egizj e gli 
Sciti^ come abbiam veduto, scrivevano per geroglifici ^ 
come si sono trovati scrivere fin al di d^ oggi ì Chinesi^ 

{a) perchè Dfucah'one al troverà un carAltere degli Eroi p^r 
i' «spello che con /« Religione ordinaron i wattùmon/; Ei'cole, per 
l' aspello che con le grandi Jaiighe fondarono e piopagaroiio \n 
Famiglie } Elleno^ per l'aspedo che v* inlrodussero lu ì'utgun i 
Orfeo fioalmentc, per V aspello, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



76 L1BBO paino 

i quali non meno degli Sciti ed Egizj vantano una mo^ 
struosa Antichità : perchè al hujo del loro chiuso^ lìon 
praticando con altre nazioni^ non videro la vera luce 
de* Tempi .• e Sancuniate scrisse in caratteri fenici vol^ 
gari^ mentre le lettere volgari non si erano ancor ti'o^ 
i^aie tra^ Greci^ come sopra si è detto. 

- Bb. €i99errm Vn^i^uèn* — La quale oom^è narrata 
da Ornerò^ avveduti C/'iVìct. giudicano non esser» fatta 
nel mondo: e i Ditti Cretesi e i Dareti Frigj ^ che la 
scristero in prosa^ come storici del lor tempo, da^ me- 
desimi Critici sono mandali a conservarsi nella Libraria 
dell'Impostura. 

Ce. Se9m99r4éUp regna in Tebe. — Il quale ridusse 
sotto il suo imperio le tre altre Dinastie deW Egitto^ 
che si trova esser il re Ramse^ che il sacerdote Egizio 
narra a Cef/i^amco appresso -Tac/to. 

Dd. €f^9&Mée garecìke in Asia, in Sicilia, in Italia. 
*^ Questa è una delle pochissime cose nelle quali non 
seguiamo Pautorità d^essa Cronologia, forcati da una pre- 
potente cagione^ onde poniamo le Colonie de' Greci 
menate in Italia ed in Sicilia da cento anni dopo la 
Guerra Trojana, e si da un trecento anni innanzi al 
tempo ove Phan poste i Cronologi^ cioè vicino a^ tempi 
ne^ quali \ Cronologi pongono gli errori degli Er4>i^ 
come di Menelao^ di Enea^ èì' Antenore^ di Diomede e 
d^ Ulisse : né dee recare ciò maraviglia, quando essi va- 
riano di quattrocensessanC anni d* intorno al tempo 
d' Ornerò^ clf è il più vicino autore a si fatte cose de' 
<ìreci. Perchè la magnificenza e dilieatezza di S^YijfO^f a 
a^ tempi delle Guerre Cartaginesi non avevano che in- 
vidiare a quelle d^ Atene medesima; quando nelP isole 
più tardi che ne^ continenti s^ introducono la morbidezza 
e lo splendor deVostumi*, eneMi lui tempi Cotroneh 
compassione a Livio del suo poco numero d'^ abitatori, 
la quale aveva abitalo innanzi più iinilìoni. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABIUMESTO 0e' PEIMClPl 77 

Ee. €9 i m m eM OiétnpéeS^ prima ordtoati da EtxoU^ 
poi intermessile resliluiii da Jsifilof^\ — Perdiè si trova 
che da Ercole si noverayano gli anni con le raccolte f 
da Isijtlo in poi col corso del sole per li segni del 
zodiaco: onde da qnesii incomincia il Tempo certo d^ 
Greci. 

Ff. M^mmétmUmme M Ji^tMa. — Ma qual Sole le neb- 
bie^ così sgombra tutte le magnifiche oppenioni che fir 
nora si sono avute de^ Principi di Roma^ e di ta^te V al- 
tre città che sono stale capitali di famosissime nazioni, 
un luogo d^ oro di Farrone appo Sant* Agostinjo nella 
Gttà di Dio; M ella sotto li fie, che vi regnarono da 
dugencinquanC anni^fxìtànonme da più dì venti popoli^ 
e non distese più di venti miglia F imperio. 



Gg. O ÈH È^m ^ il quale venne in tempo che non si 
eran ancor trovale \è lettere volgari e^l quale non vide 
r Egitto. — Del qual primo Lume di Grecia ci ha la- 
scialo al biijo la Greca Storia d'^ intorno alle due prin- 
cipali sue parti, cioè Geografia e Cronologia; poiché 
non ci è giunto nulla di certo né della dì Xm patria^ uh 
deir età: il quale nel III di questi Libii si troverà lut- 
altro du quello ch^è stato finor creduto. Ma qualui^que 
egli sia stato, non vide certamente V Egitto; il quale 
Beir Odissea narra che T isola ov^ è U Faro or d^Jles-- 
sandria^ fosse fontana da tenu ferma ^ quanto una 
nas^e scarica con rvi^ajo in poppa potesse veleggiar 
un intiero giorno: né vide la Fenicia ove narra V isola 
di CalipsOy delta Ogigia, esser tanto lontana che Mer^- 
curio Dio^ e Dio alato ^ difficilissimamente s^i giunse; 
come se da Grecia, dove sul monte Olimpo egli nelP/- 
liade canta starsi gii />et, fusse la distanza che vi è 
dal nostro mondo in america. Talché se \ Greci fC 



(*) In Plurarco, iti Paiisanu, in Fle^onr Tralliatiu il rcstilulore 
dri Giuochi OliiDjtici t^ dello Ifiio* 



Digitized by VjOOQIC 



tS L1BBO paino 

tempi d^ Omero aressero trafficato, in Fenicia edEgttto^ 
eg\ì n^ arebbe perduto il credito a tutti e due i suoi 
Poèmi. 

BIi. JPMtmMt^firo apre V Egitto arsoli Greci d^Jonia 
€ di Cana. — Onde da Psammetico comincia Erodoto 
a tnccontare cose più accertate degli Egizj : ^ ciòx^on- 
fernìa che Omero non vide V Egitto^ e le tante notizie 
rlregli nana e di Egitto e d^ailri paesi del tnondo, o 
SODO cose e fatti dentro essa Grecia^ come si diino* 
slreià nella Geografia poetica^ o sono tradizioni alte-' 
rate col liingo tempo de* Fenici^ Egizj ^ Fiigj\ ch'ave- 
larto menate le loro Colonie tra'' Greci ^ o sonò noisette 
dt' Fiaggiatori Fenici ^ che da molto innanzi a' tempi 
tP Omero mercantavano nelle martue di Grecia. 

li. l^offOf ndoral filosofo volgare. -^ Reità Logica 
Poetica si troverà Esopo non essere stato on parttco- 
lar uomo in natura^ ma un genere fantastico ^ o vero 
tin carattere poetico de' Socj o yerofamoli degli Eroi^ 
i quati certamente tur oa innanzi a^ sette Saggi di Gre-- 
da (*). 

Kk. 'Tmieie Milesto dà incominciamcnto alla Filo- 
sofia con la Fisica. — E cominciò da un Princìpio troppo 
S€4apito, dair^Yc^a, forse perchè aveva osservato con 
V acqua crescer le zucche. 

LI. IPiimgmwmm — Ch'esso Liscio pono a' tempi di 
Sers^io Tullio^ tanto ebbe per vero che Pitagora fosse 
stato Maestro di Nunha in Divinità! e ne' ioiedestmi 
t«Mnpi di Servio Tullio, che sono presso a dugento anni 
dopo di Numa^ dice che 'n quelli tempi barbari dell' l- 
talia mediterranea ^^.fe stato impossibile che^ nonché 

• C) Nell'edizione del 1730 segue qui un passo titlorno ad Esopo» 
rhc in que»ta del 1744 coinpnrìsrc nella Proposiz. IX óe* Coi-oUarf 
ti' intorno al pat'lare per Cardtlcvi Poetici dette Prime N'azioni j come 
M tedia più avanti. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STAR:LniE:iTO DE PRINCIPI 79 

rsso Pitagora, il di luì nome per tanti popoli di lin- 
gue e costumi di\>ersi avesse potuto da Cotrone giù-!' 
ynere a Roma. Onde s*' intenda quonlo furono spediti 
<f facili tanti lunghi viaggi (/'esso Pitagora in Tracia 
«lagli scolali d"" Orfeo, da^ Maghi nella Persia, da^ Caldei 
in Babilonia, da" Ginnosofisli uelP India^ quindi nel ri- 
torno da'* sacerdoti in Egitto: e quanto è larga T Africa 
altraTersando, dagU scolari d^Atlanle nella Maurit^nia^ 
r di là rivalicando il mare, da' Druidi nella Gallia ; ed 
indi fusse ritornato ricco della Sapienza {a) Barbare- 
sca^ die dice V Ornio^ nella sua patria^ da quelle bar- 
bare nazioni, alle quali lunga età innanzi Ercole TV- 
ÌHino con uccide!^ mostri e tiranni era andato per lo 
mondo- disseminaudo T umanità'; ed alle quali medesime 
lunga età dopo essi Greci Tautavano d^ averla insegnata^ 
ma non con tanto profitto, che pure non restassero bar- 
bare^ Tanto ha di serioso e grave la succession delle 
scuole della Filosofia Barbaresca.^ che dice V Ornio ^ 
alquanto più sopra accennata, alla quale la boria de* dotti 
ha cotanto applaudito! Che bassi a dire se fa necessità 
qui r autorità di £€Z//aii;&/o, che risolutamente nega Pi- 
tagora essere stato discepolo d" Isaia: la qual autorilà 
si rende gravissima per un luogo di Giuseffo Ebreo 
ìieìV antichità Giudaiche^ che prova, gli Ebrei a"^ tempi 
di Omero e di Pitagora a\^er vissuto sconosciuti ad 
esse vicine hro mediterranee^ nonché ali* oltramarine 
lontanissime nazioni ? Perchè a Tolomeo Filadel/b , . 
che si maravigliava perchè delle Leggi Mosaiche uè poeta 
né storico alcuno avesse fatto veruna menzione giammai, 
Demetrio Ebreo rispose, essere stati puniti miracolosa- 
mente da Dio alcuni che attentato avevano di narrarle a* 
Gentili , come Teopompo che ne fu privato del senno, e 
Teodette che lo fu della vista. Quindi esso Giuseffo con» 
fessa generosamente questa lor oscurezza, e ne rende que- 
ste cagioni: Noi^ dic^egii, non abitiamo sulle marine^ né 

(a) Riporta.. 



Digitized by VjOOQIC 



9^<f LIBHO rUlMO 

ci dilettiamo di mercantare^ e per cagione di trajfi» 
chi praticare con gli stranieri^ sul qual coslame Lat^ 
tanzio 1 iilelle essere slato ciò consiglio della Pro^den^ 
za Dii^ina^ acciocché coi cooimerzì genlilescbi non si 
profanasse la leli^one del vero Dio ; Del qual detto egli è 
Latlauzio stagnilo da Pier Cuneo -De Republica ffebrae- 
oriun. - Tutto ciò si Cernia con una conjission publica 
d" essi Ehrei^ i quali, per la Versione de'' Settanta^ fa- 
ce vàn ogni hanno un solenne digiuno nel dì olio di 
Tehet, o vero dicembre^ perocché, quando ella uscì, ire 
giorni di tenebre furon per tutto il inondo, come sui 
Libri £a/>&i/7 rei r osservarono il Casauhono lìeWEser» 
citazioni sopra gli Jnnali del Bojonio , il Buxtorjìo 
welLi Sinagoga Giudaica , e P Ottingero nel Tasoro 
Filologico: e perchè i Giudei grecanti, dell^ Ellenisti^ 
>lra^ quali fu Aristea detto Capo, di essa Versione , le 
attribuivano una diviaa autorità, i Giudei Gerosolimi" 
iani gli odiavano mortalmente (a). 

Ma per la natura di queste cose civili, che per con- 
Jini vietati anco dagli umanissimi Egizj\ ì quali furono 
così inospitali a^ Greci lunga età dopo eh' avevano aperto 
loro r'£gitto^ ch^ erano vietati d'ausare pentola, schidone, 
coltello, ed anco carne tagliata con coltello che fusse 
greco; per cammini aspri ed infesti^ senza alcuna co* 
munanza di lingue^ tra gli Ebrei che solevano motteg- 
giarsi da' ^r«/fV/ clip allo straniero assetato non ad- 
aitassero il fonte; i Profeti ai^essero profanato la loro 
sagra dottrina a^ Stranieri^ uomini nuos^i e ad esso 
lor sconosciuti; la quale in tutte le nazioni del mondo 
ì Sacerdoti custodivano arcana al volgo delle loro 
medesime pltbi^ oiid'ella ha avuto appo tutte il nome 
di Sa(/ra^ M è tanto dire, quanto segreta. E ne risulta 
una prova più luminosa per la Ferità della Cristiana 
Religione^ che Pitagora^ che Platone in forza di umana 

{a) Le qunli rose luUe ad «» colpo devono rovesciare il 5i- 
stema del Seldeno, WFaìegdcl Bccharto, la Dimostrazione Bt^am* 
gfiiica delV Ue^io, 



Digitized by VjOOQIC 



VO STABlLtMfiSirO Dfi' PAINCIPI 81 

»ubliuiissiaia scienza si fussero alquanto alzali alla co- 
gnizione delle divine verità, delle quali gli Ebrei erano 
stali addQttrìnati dal vero Dio: ed al contrario ne na- 
sce una grave confutazione deir errore de'* Mitologi ul- 
timi^ ì quali credono che le Pastoie sieno Siorie'sagre 
corrotte dalle noAioni gentili^ e sopra tutti dà* Greci, 
E benché gli Egizj praticarono con gli Ebrei nella loro 
cattività^ per un costume comune de^ primi popoli che 
qui dentro sarà .dimostro, di tener i viuti per uomini 
senza Dei^ eglino della Religione e Storia Ebraica fe- 
cero anzi beffe che conto; i quali, come narra il sagro 
Genesi^ sovente per ischerno doman^davano agli Ebrei^ 
perchè lo Dio ch^ essi adocavano, non veniva a liberagli 
dalle lor mani? 

Nm. Se rm ém TmUim re. — Il quale con coniun er- 
rore è stato €nor creduto d^ aver ordinalo in Roma ii 
Censo ^'pianta della Libertà popolare^ il quale dentro 
sì troverà essere stato Censo^ pianta di Libertà signo- 
rile: il qua] errore va di concerto con queir altro, onde 
si è pur creduto finora , «he ne^ tempi ne^ quali il Je- 
bitqr ammalato doveva comparire sulP asinelio^ o den- 
tro la carriuola innanzi al pretore, Tarquinio Prisco 
avesse ordinalo V insegne^ le toghe^ le dii^i^se e le sedie 
d^as^olio decenti di quelli elefanti^ che perchè i Romani - 
avevano veduto la prima "volta in Lucania nella guerra 
con Pirro, dissero bovtes Lucas ,- e finalmente i cocchi 
d*oro da ttionjàre; nella quale splendida compars.a ri- 
fulse la Romana Maestà ne* tempi della Republica po- 
polare più luminosa. 

Un. JSS9to<fo«i Bi *m é lm §9, — Per le prove che si fa- 
ranno d'intorno al tempo che fra i Greci si trovò la 
Scrittura volgare, poniamo Esiodo circa i tempi éTÉ^ 
rodoto^ e alquanto innanzi; il quale da^ Cronologi con 
troppo risoluta franchezza si pone treni* anni innanzi 
d^ Omero i della cui età variano quatlrocensessanf anni 
Vico. Opere ^ toI. V. 6 



Digitized by VjOOQIC 



82 LIBRO PUIMP 

gli auloH. Oltre che Porfirio appresso Suida e Fdleo 
Paiercolo voglion ch^. Omero avesse di gran tempo pre^ 
ceduto ad Esiodo, E M treppiedi cV Esiodo consagrò 
in Elicona, ad Apollo^ con iscriltovi iACesso avea 
vinto Omero nel canto^ quanlunqae il riconosca Gar- 
rone appresso jÌuIo Gelilo , egli è da conservarsi nel 
museo dell* impostura , perchè fa una di quelle che 
fanno tnlfeavia a^ nostri tempi i falsatori delle meda- 
glie^ per ritrarne con tal frode molto guadagno. 

Oo. Mpgmemim. — Egli è Jppocrate^^ìoda'^CrO' 
nologi nel tempo de^ sette Sas^j della Grecia. Ha tra 
perchè la di lui vita è troppo tinta di favole, ch^ è racr 
cotìXaìo figliolo d* Esculapio e nipote d* Apollo^ e 
perch^ è certo autore d^ opere scritte in prosa con vul- 
gari caratteri*, perciò egli è qui posto circa i tempi 
JP Ei'odoto , il qual egualmente e scrisse in prosa con 
volgari caratteri , e tessè la sua Storia quasi tutta di 
favole. 

Pp. Mdmmi9§ran re di Scizia. -- 11 quale a Dario 
il Maggiore^ che gli aveva intimato la guerra, risponde 
con cinque parole reali; le quali, come dentro si mo- 
strerà, i primi popoli dovettero usare prima che le vo» 
cali^ e finalmente le scritte: le quali parole reali fu- 
rono una ranocchia^ un topo^ un uccello^ un dente d*a^ 
ratro ed un arco da saettare. Dentro con tutta natu- 
ralezza e propielà se ne spiegheranno i significati: e 
o'^incresce rapportare ciò che San Cirillo Alessandrino (*) 
riferisce del consiglio che Dario tenne su tal risposta; 
che da sé stesso accusa le ridevoli interpetrazioni che 
le diedero i Consiglieri : e questo è re di quegli Sciti 
ì quali vinsero gli Egizj in contesa el'^/i/icAì/à^ cVa 
tali tempi sì bassi non sapevano nemmeno scrìvere per 
geroglifici ! 

O L<^ggi Clemente Alessandrino negli Stromatit Lib. V. (V. an-, 
che la nota (*) nel tom. IV a carte 30 a.) 



Digitized by VjOOQIC 



LO stabilime:(Xo db' pbibcipj 83 

Talché Idmiturà' doveiV essere un degli Jte ChUiesi 
che fia a pochi secoli fa, chiusi à Lullo il rimanente del 
mondo, Tantano Tanaineute un'* antichità maggiore di 
quella del moudo^ e^n tanta lunghezza di tempi si sono 
^ trovali scrivere ancora per geroglifici: e quantunque 
per la gran^ mollezza del cielo abbiano dilicatissimi in- 
gegni, co^ quali fanno tanti a maraviglia diticati lavori^ 
però non sanno ancora dar V ombre nella PillufU^ so- 
pra te quali risaltar possano i lumi; onde non avendo 
sporti né addentrati, la lor Pittura è gojfissima; e le 
statuette eh* indi ci vengon di porcellana, li ci accusano 
egualmente rozti^ quanto lo furono gli Egizj nella Fo/i- 
deria^ ond'è da stimarsi che, come orai Chinesi^ cosi 
furono rozzi gli Egizj nella Pittuia. 

Di questi Sciti è (\neìVjinacarsi^ autore degli Oracoli 
Scitici^ come Zoroaste lo fu de^ Caldaici^ che dovet- 
tero da prima esser Oracoli d*liidovini^ che poi per la 
boria de'* dotti passarono in Oracoli di Filosqfi (a). 
Se dagli iperborei della Scizia presente, o da altra nata 
anticamente dentro essa Grecia sieno venuti a^ Greci i 
due più famosi oracoli del Grentilesmo^ il Delfico e 'I 
Dodoneo, come credette Erodoto^ e dopo lui Pindaro 
e Ferenicoy seguiti da Cicerone - De Natura Deorum -, 
onde forse Anacarsi fu gridato famoso Autore {TOra- 
coli^ e fu noverato tra gli antichissimi Dei Fatidici^ si 
vedrà nella Geografia Poetica. Vaglia per ora intendere 
quanto la Scizia fusse stata dotta in Sapienza Riposta : 
che gli Sciti ficcavano un coltello in tenxt^ e l^adotu- 
s^an per Dio^ perchè con quello giustificassero V uccisioni 
ciravevan essi da fare; dalla qual^e/'alte/i^ioite uscirono 
le tante virtù morali e civili narrate da Diodoro Sicolo^ 
Giustino^ Plinio^ e inalzale con le lodi al cielo da Orn- 
zio! Laonde Abari volendo ordinare la Scizia con le 
leggi di Grecia, funne ucciso da Caduide suo fratello. 

(a) Per lo che sarebbe da porsi nel Iwello de' primi Fondatùri 
delle gentili nazioni dopo Zoroaste^ e prima di Mercurio Trìme* 
giste. 



Digitized by VjOOQIC 



64 LIBHO PBIMO 

Tanto egli profittò nella Filosofia BarbiU'esca deìVOr^ 
nio, che non intese da sé le leggi Talevoli di addime- 
sticare una gente barbara ad un^umana civiltà, e do- 
vette appararle da^ Greci! ch^è Io stesso appanto de^ 
Gl'eoi in rapporto degli Scitìy che poco fa abbiamo detto 
de^ medesimi a riguardo degli Egizj\ che per la vanità 
di dar al loro sapere rotaorosei orìgini d* Antichità fo- 
ra^tfera,, meritarono con verità la riprensione^ ch^essi 
stessi, sognarono d^avere fatta il sacerdote Egidio a So^ 
lone^ riferita da Crizia appresso Platone in uno degli 
Alcibiadi^ chM Greci fossero sempre fanciulli. Laonde 
bassi a dire che per colai boria i Greci a riguardo degli 
Sciti e degli Egizj\ quanto essi guadagnarono di vana 
gloria^ tanto perderono di vero merito. 

Qq. Ti§eiMHef il quale scrive che fin a suo padre 
i Greci non seppero nulla delle antichità loro propie^ 
onde si diede a scrivere di cotal guerra. — TI qual era 
gios^inetto nel tem|K> ch^era Erodoto vecchio^ che gli 
poteva esser padre i e visse nel tempo più luminoso di 
Grecia, che fu quello della Guerra Peloponnesiaca, di 
cui fu contemporaneo^ e perciò, per iscrivere cose vere, 
ne scrisse la Storia: da cui fu dettò chM Greci fn al 
tempo di suo padre^ ch^era quello d^ Erodoto, non sep^ 
pero nulla deW Antichità loro propie^ che bassi a sti- 
. mare delle cose straniere che essi narrano, e quanto 
essi ne narrano, tanto noi sappiamo delP Antichità gen- 
tilesche barbare? che bassi a stimare fin alle Guerre Car- 
taginesi delle cose antiche di que* Romani y che fin a 
que^ tempi non avevan ad altro atteso ch^alP agricoltura 
ed al mestiéro delParmi^ quando Tucidide stabilisce que- 
sta verità de^ suoi Greci, che provennero tanto presta- 
mente filosofi? Se non forse vogliam dire ch^essi Romani 
n'^avesser avuto un particolar privilegio da Dio. 



Rr. &9r§Hsie dà principio alla Filosofia morale: > 
i9He fiorisce nella Metafisica: Ai€w%e sfolgora di tutte 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMENTO DE^ PBINCIPJ 85 

TArti della più colta Umanilà. — Nel qual tempo da Alene 
si porta in Roma la Legge delle XJI Tavole tauto in- 
civile^ ro&za^ inumana^ crudele ejiera^ quanto tìe^Prin-' 
óipj del Diritto Universale sta dimostrata. 

Ss. Senmf^uimf col portar Varmi greche nelle vi- 
scere della Persia^ è ^1 primo a sapere con qualche cer- 
tezza le cose Persiane. — Come osserva San Gitotamo 
sopra Datiieltg;,e dòpo che per Vutilità de'^Commerzf 
avevano comidciato i Giteci sotto Psammetico a sapere 
le cose di Egitto ^ onde da quel tempo Erodoto inco- 
mincia a scrivere cose più accertate degli Egizj^ da Se- 
nojbnte la prima volta per la necessità delle guerre 
cominciaron a saper i Greci cose più accertate de^Pe/- 
siani; de* quali pure Aristotile^ portatovisi con Alessan- 
dro Magno, scrive che innanzi dà^Greci se n'aerano delie 
Favole^ come si accenna in questa Tavola Qvnologica. 
In cotal guisa cominciaron i Greci ad avere certa con- 
tezza delle cose straniere. 

Tt J^fM^e JPsf Miilii.— Questa Legge fu comandata 
negli anni di Roma ccccxri^ e contiene un punto mas- 
Simo d^ Istoria Romana^ che con questa Legge si di- 
chiai'ò la Romana Republica mutata di siato da ari- 
stocratica in popolare (a)^ onde Publilio Filone y che 
ne fu autore, ne fu detto ditta tor popolare (6); e non 

(a) Per la quale dovcUer avvenire m Roma de' grand! movi* 
menti ; onde, ec. 

(6) perocché 'I Dittatore non si cri«v», se non se ne^li u/lwii 
pencoli dentro o fuori della Republica i e |>erriò si crjava eoa 
somma monarchica potestà, di poter riformare anco, se fosse di 
bisogno, lo Stato, conforme con la dittatura il cambiò, se non di 
stato f certamente di got^emo da Ubera in aristocratica per cin« 
que anni SOiafe^i Dittatore si preconissava dal Senato^ r—j^r* 
cbè ^1 dicevano, non co' verbi creata o facere, come de' Consoli, 
Pretori ed altri Maestrati, ma dicere Dictatorems ove ì Romani 
sapientissimi di Stato intesero la forta monarchica della Ditta' 
tura, e cbe i Monarchi si Huino da Dio e si acclaman dagli uo- 
rnioi^ e perciò non solo dal Dittatore, durando, non si nppcilava. 



Digitized by CjOOQ IC 



86 L1BQO PaiHO 

si è avvertita, perchè non si è saputo intendere il di 
lei linguaggio. Lo che appresso sarà da noi ad evidenza* 
dimostrato di ^/to; basta qni che vediamo unHdea per 
ipotesi. 

Giacque sconosciuta questa e la seguente Legge Pe- 
te/ia^ch^è d^ugual importanza che la Publilia^ per que- 
ste tre parole non difTinite, popolo^ regno e libei^à^ per 
le quali si è con comun errore creduto chel popolo 
romano fin da^ tempi di Romolo fusse stato di cittadini 
come nobili^ cosi plebei ^ che^l Romano fusse stato re^ 
gno monarchico f e che la ordinatavi da Bruto fusse 
stata Libertà popolare : e queste tre voci non diffinite 
han fatto cader in errore tutti i Critici^ Storici^ Politici 
e Giureconsulti , {perchè da niuna delle presenti potè* 
rono far idea deUe Republiche Eroiche^ le quali fu- 
rono d^ una forma aristocratica severissima^ e quindi 
a tutto cielo diverse da queste de^ nostri tempi. Romolo 
dentro V Asilo aperto nel Luco egììjbndò Roma sopra 
le Clientele; le' quali furono protezioni nelle quali t 
Padri di famiglia tenevano i rifuggiti air asilo in qua- 

uè SI rendeva ragione fìnila la Dittatura; ma riassumendo quello 
in sé lutti gl^impt'i-j niinuri, solfo di lui omnes MaghlraUis silc" 
bànti lo clic avvisò Tacilo nel forzo motto degli Annali uve 6U 
ct'Dicttiturae ad tempus sumehaninr* usando una delle due for- 
mole de' Legali dcUi per vindiaitùmem^ per le quali i Legatarj li 
si prendono di propia autorità, u uou dalle mani dell'erede*, che 
sono capito^ o vero sumito — . Per le quali ragioni essendo mes- 
sa sa di nuovo colai contesa dintorno alla forma dello stalo no- 
polare, per rassettarla, se ne criò Ortensio dittatore, che confer- 
mò la legge Piibliliai le quali due leggi sono stale finora guar* 
date dagli eruditi Interpetri della Ragion romann, per insegnar 
dalle catedre a^ semplici giovinetti, che con tali leggi fu data a' 
plebisciti leggi tribunizie forza eguale alle leggi consolarli e ci 
lasciarono la Republica Romana con due Potestà somme Legista^ 
trici indistinte ne^' distreUi, neUe materie e ne'temftif che è un 
giwt mostro di Republica j perchè non ne han saputo intendere 
il linguaggio, che di ciò ch'avesse la plebe comandato con le 
Uggì tiibunizie, non potesse il popolo comandar il contnirio tou 
le leggi consolari^ 

Lo che appresso sarà da noi ad evidenza dimostrato di fatto; 
basta ora qui che iic diamo uu*iV^a per ipotesi. Giacque, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STAB1UHEKTO 1>E PHIRCIPJ 87 

lìtà di coììiadini giornalieri ebe non aVe^ano ntun pri^ 
Mtgio di Citiadino^ e si niuoa parte di civil libertà ; 
e percliè T^erano rifuggiti per a^er saha ìa viia^ i Pa- 
dri proteggevano loro la libei-tà naturale col tenerli 
parti tainente divisi in coltivar idi lom campi ^ de^qaaJi 
cosi dovette comporsi lì fondo publico del territorio 
romano, come di essi Padrì Bomolo compose il Senato. 
Appresso, Servio Tullio vi ordinò il Censo , con per- 
iuell«re a'' giornalieri il dominio boni tarlo de^ campi, 
ch'aerano propj de"* Padri ^ i quali essi coltivassero per 
sè^ sotto il peso del censo^ con V obbligo di setvir loro 
a pròpie spese nelle guerre ; conforme di fatto i plebei 
ad essi Patrvtj servirono dentro cotesta finor sognala 
libertà popolare: la qual Legge di Servio TulRo fii la 
prima Legge Agraria del mondo, ordinatrice del Censo 
pianta delle Republiche Erviche^ o verb antichissime 
Jristocr'OAie di tutte le nazioni. Da poi Giunio Bruto 
con la discacciata dé^ tiranni Tar-quinj restituì la Romana 
Republica 9i^suoi principia e^con ordinarvi i Consoli 
quasi due Re Arìslocr^atìci annali^ come Gcer'one gli 
appella nelle sue Leggi^ in vece di uno Re a yita, vi 
riordinò la Libertà de'* Signori da'* lor Tiranni, non 
già la Libertà del popolo da^ Signori, Ma i Nobili mal 
serbando VÀgiuria di Servio a^ plebei^ questi si criarono 
I Tribuni della Plebe ; e li si fecero giur-are dalla No' 
biltà y i quali difendessero alla plebe tal parte di na* 
turai libertà del dominio boni tarsio de* campi. Siccome 
perciò disiderando i plebei riportarne da^ nobili il do^ 
minio civile^ i Tribuni della plebe cacciarono da Roma 
Marcio CoriolanOy per aver detto ch^ i plebei andassero 
a zappare; cioè, che, poiché non eran contenti delPy/- 
grxrrìa di Servio Tullio y e volevano un^^^^rana più 
]^ena e più ferma^ si riducessero a^ giornalieri di fio- 
molo: altrimenti che stolto fasto dt\ple9ti^ sdegnare 
r agricoltura, la quale certamente sappiamo che si re- 
cavano ad onore esercitar essi nobili^ e per si lieve ca-- 
gione accendere si crudel guerr'a^ che Marxio^ per ven- 



Digitized by VjOOQIC 



98 LiBno rnrao 

dicarsi delPesìglio, era veauto a rovi nafBoma) ie 
non se le pietose lagrime della madre e della moglie 
Tavessero distolto dalP empia impresa? Pei* tatto ciò paf 
segiiitaRdó i nobili a riiofliere i campi a* plebei^ poiché 
quelli git avevano coltivati^ né avendo questi-aAion ci- 
i^ile da vendicatila qaivi i Tribuni della plebe fecero 
la pretensione della Legge delle XII Tavole (dalla quale^ 
come ne^ Principj del Diritto Vfwersale si é dimo* 
strato, non si dispose altro affare che questo); con la 
qual legge i Nobili permisero il dominio quiritario de* 
campi a^ Plebei^ il qual dominio civile per diritto na- 
lùral delle genti permettesi agli stranieri: e questa fu 
la seconda Legge Agraria deU^antiche nazioni. Quindi 
accorti i plebei che non potevafa essi tramandar ab in^ 
testato i campi a^ loro congiunti , perchè noti aveva iìo 
suit^ agnazioni^ gentilità^ per le quali ragioni correa 
vano allora le successioni legitime, perchè non celebra- 
vano matrimonj solenni*, e nemmeno ne potevano dis- 
ponere in testamento , perchè non avevano privilegio 
di cittadini^ fecero la pretensione de^ conriubj de* nò' 
bili^ o sia della ragione di contrarre nozze solenni, che 
tanto suona connubium ; la cui maggior solennità erano 
g[iauspi€ij\ cb^ erano propj de* nobili } i quali auspicj fu- 
rono il gran fonte di tutto il Diritto Romano privato 
e publico ; e si fu da^ Padri comunicata a' plebei la 
ragion delle noLse ; le quali per la dif&nizione di itfb- 
destino giureconsulto essendo ómnis divini et humani 
fuì'is communicatio ^ cb^ altro non è la Cittadinanza^ 
dieder essi a^ Plebei il Privilegio di Cittadini, Quindi se- 
condo la serie degli umani disiderj ne riportarono i ple- 
bei da^ Padri comunicate tutte le dipendenze degli au^ 
spicj\ ch^erano di ragion privata^ come patria potestà^ 
suità^ agnazioni^ gentilità^ e per questi diritti le suc- 
cessioni legtUme^ i testamenti e le tutele: di poi ne 
pretesero le dipendenze di ragion pubUca^ e prima ne 
riportarono comunicati gP Imperj coi Consolati , e fi- 
nalmente i Sacerdozi e i Ponte ficati^ e con questi la 



Digitized by VjOOQ IC 



T.O STABIMMENTO 1>E^ PRINCIPI 99 

Scienza ancor delle Leggi. In coiai guisa i Trìbuni 
della plebe sulla pianta^ sopra la qual erano stati erìali, 
di proteggertela libertà naiurale^XrvXXo trattosi condus- 
sero a farle conseguire tutta la libertà civile : e'^'X censo 
ordinato da Setvio Tullio^ con disponersi da poi che 
non più si pagasse privatamente a^ nobili, ma air£f*a/*io^ 
perchè Terario somministrasse le spese nelle gueri'e a* 
plebei,^ da pianta di Libertà signorile andò da sé slesso 
naturalmente a formar il Censo pianta della Libertà 
popolare ; di che dentro troferassi la guisa. Con uguali 
passi i medesimi Tribuni s^avanzarono nella potestà di 
comandare le leggi fa). Perchè le due Leggi Orazia ed 
ortensia non poterono accordar alla plebe ch'i di lei 
plebisciti obligassero tutto il popolo^ se non se nelle 
due particolari emergenze ,* per la prima delle quali la 
plebe si era ritirata lìeW Aventino gli anni di Roma 
cGciY^ nel qual tempo, come qui si è detto per ipotèsi 
e dentro mostrerassi di fatto, i plebei non etXLn ancor 
i cittadini: e per la seconda vitirossi nel Gianicolo gli 
anni ccclxyu, quando la plebe ancora con tendeva con 
la nobiltà, di comunicarlesi il Consolato, Ma sulla 
pianta delle suddette due leggi la plebe finalmente si 
avanzò a comandare leggi universali: per lo che do- 
velter avvenire in Roma dei gi*andi movimenti e rivolta; 
onde fu bisogno di criare Publilio 'filone dittatola ; il 
quale non si criava se non negli ultimi pericoK della 
Republica: siccome in questo, cli^ ella era caduta in un 
tanto giundt disordine dì nudrìie dentro il suo corpo 

(a) peroccliè prima i loro plebisciti non eran altro che dithia' 
razifuii ciie (acpv» 1» plebe de' nobili ad essole i esosi, perocché 
russerò gravi alla sua libertà {cotn^avev^no fsillo a CorìoUno; per** 
che non poterono da principio cvrìhmeute i loroplehisciti contan" 
tiarpena^ perrhè la plebe non aveva imperj : oiiae crediamo «he ì 
primi plebisciti romani Siene s\9\ì^\ stessi che gli ostracismi d^ Aie» 
/reyCO^qaaJi i chiari cilt:*fiini ffrendevansi per dicceanni t esilio y e 
Vesilio appo Romani fin a* tempi dc^ Principi ììoti(\ì spezie di pena, 
ma scampo: ma neUempi di Filone duvellcro gingnere i pieOei « 
comandar leggi universali: per lo jcht dovettcr uv venire» ce. 



Digitized by VjOOQIC 



90 Liftfio phimq 

due Potestà somme Legislatrici^ sènza essere di nulla 
distinte né di tempii né di materie^ nò di terriiorj^ con 
le quali doveva prestamente andare in una certa rovina. 
Quindi Filone^ per rimediare a tanto civil malore, or- 
dinò cbe ciò che la plebe avesse co^ plebisciti coman- 
dato nei comizj^ tributi - omnbs quiRttss tsnsbst - 
obligasse tutto il popolo ne^ comizj centufiati^ ne^qualt 
omnes Quirites si radunavano; perchè i Romani non 
si appellavano Quirites che nelle publiche ragunanze; 
né Quirites nel numero del meno si disse in volgar ser* 
mone latino giammai: con la qual forraola Filone volle 
dire cAe non si potessero ordinar leggi le quali fus^ 
sero a' plebisciti contrarie. Per tutto ciò essendo già 
per leggio nelle quali essi nobili erano convenuti^ la 
Plebe in tutto e per tutto uguagliata alla Nobiltà^ e 
per q%ie$V ultimo tentativo^ al quale i nobili non pote- 
vano resistere senza rovinar la BepubHca, ella era di« 
venuta superiore alla Nobiltà i cbe senza Tau tori tà del 
^nato comandava leggi generali a tulio il popolo^ e si 
essendo già naturalmente la Romana Repùblica di^e^ 
nula libera popolare^ Filone con questa legge tale la 
dichiarò y e ne fu detto Dittator popolare' In confor* 
mite di tal cangiata natura, le diede due ordinamenti^ 
die si contengono negli altri due capi della Legge Pu- 
blilìa : il primo fu^ che Vautorità del Senato , la qual 
innanzi era stala mitorità di Signori ; per la quale di 
ciò che M popolo avesse disposto prima, detndb pjtrks 
FiBBE^T jucTOBESi talché le criazioni dt* Consoli^ 
r ordinazioni delle Leggi fatte dal popolo per lo in- 
nanzi erano state publiche testimonianze di merito^ e 
domande publiche di ragione^ questo Dittatore ordinò 
ch^ indi in poi fussero i Padri autori al Popolo^ cVera 
già Sovrano Libero^ tn incbbtum comitiorvm BrBN" 
TVMy come Tutori del popolo Signor del Romano Im* 
perio ; che se volesse comandare le leggi ^ le coman- 
dasse secondo \z formola porlata a lui dal Senato^ al- 
trimente si servisse del suo sovrano arbiliio, e Panfi- 



Digitized by VjOOQ IC 



ÌX> STABIUMETTO DE** PIITNCIPJ 91 

quasse^ cioè dichiarasse di non voler novità: talché ttiUo 
ciò ch'hindi iu poi ordinasse il Senato d^ intorno a pu^ 
hlici affari , fossero o istituzioni da esso date al po- 
polo^ o commissioni del popolo date a lui. Reslava fi- 
ndmenle, che perchè il censo per tatto il tempo ia- 
nanzi, essendo staio VEi'orio dt^Hobili^ \ soli Nobili se 
n^ erano criati Censori;. poiché egli per cotal legge di« 
venne patrimonio di tutto il popolo^ ordinò filone nel 
terzo capo , che si comunicasse alla plebe ancor la 
Censurai il qual maesUato solo restava da comtini^ 
carsi alla plebe. Se sopra q^ìesCIpotesi si legga quindi 
innanzi la Storia Romana^ a mille prove si troverà che 
vi reggono latte le cose che narra ^ le qaaK per le ti'e 
voci non diffinite anzidette non hanno né alcun ybn- 
damento comune^. né tra loro, alcun cofwenevole rq.p-- 
porto pariicotaiy: onde quesf/j^ofe^i perciò si dovr<!bbe 
ricever per vera» Ma, se ben si considera , questa tion 
è tanto Ipotesi^ quanto una Ferità meditata in Idea , 
che poi con V autorità Iroverassi di fatto: e posto ciò 
che XiVio dice generalmente, gli Jsìli essere stati r^- 
Tvs vRBEs coNDEhTivm coNSiLivM^ covoe Romolo en- 
tro V Asilo aperto nel Luco egli fondò la Romana , ite 
dà Y Istoria di tutte Fai tre città del mondo de^ tempi 
finora disperali a sapersi: lo che è un saggio d^utta 
Storia Ideal Eterna^ la quale dentro si medita e si 
ritrova , sopra la quale corrono in tempo le storie di 
tutte le nazioni. 

Yv. Mée^n^ JPeieUm. «-Quest^'altra Legge fu coniaa- 
data negli anni di Roma ccccxix, delta de Nexu^ e si 
tre anni dopo la Publilia^ da^ consoli Cajo Peteh'o e 
Lucio Papirio Mugliano i^ contiene un altro punto 
massimo di cose romane : poiché con quella si rilasciò 
a' Plebei la ragion feudale d^ essere vassalli ligj de* 
Nobili per cagion di Debiti^ per li quali quelli tenevano 
questi sovente tutta la vita a lavorare per essi nelle loro 
private prigioni. Ma restò al Senato il so\?rano domi- 



Digitized by VjOOQIC 



9d LIBBO PRIMO 

nio eh* esso a^e^^a sopra i fondi deW Imperio Bomano^ 
ch^era già passalo nei popolo \ e per lo Senatoconsulto 
che chiamavaDo ultimo^ finché la Romana fu Republica 
libera, se^l mantenne con la forza dell* armi: onde 
quante volte il popofo né volle disponere con le Leggi 
jigrarie de* Gracchi^ taute il Senato (u^mò i Consoli , 
i quali dichiararono flabelli ed uccisero ì Tribuni della 
plebe^ che n^ erano stati gli Autori. Il quale grand^ ef- 
fetto (a) non può altrove reggere, che sopra una J?a- 
gione di Feudi sovrani soggetti a maggiore sovranità : 
hi qual ragione ci vien confermala con un luogo di Ci- 
cerone^ in una Catilinaria^ dove aflTemia che Tiberio 
Gracco con la Legge Agraria guastava lo statò della 
Republica, e che con ragione da Publio Scipione Na- 
sica ne fu ammazzato per lo diritto dettalo nella Por- 
mola^ con la qual il consolo armava il popolo contro 
gli autori di cotal legge: qui bmmfvblicjm sjlfjm 

rBtlT^ COnSVLBM SBQVJTVB. 

Xx. CFtiemv M Wirmatot ove s^ incominciano a 
conoscer tra loro i Latini co^ Greci. — ' La coi cagione 
fu ch^ i Tarantini maltrattarono le navi romane ch^ ap* 
prodavano ai loro lido, e gli ambasciadorì altresì^ per* 
che, per dirla con Ftoro^ essi si scusavano che qui es- 
sente aut unde venirent^ ignorabant (fi). Tanto tra loré, 

. {a) di cose romane, se non, com' in sua propria cagione, regge 
sulla Ragion Eterna de* Feudi da noi scoverta neti*0^ra, schia« 
rita neìvjinnolazionif e molto più avvalorata^ come si vedr^, in 
questi Libriy non sappiamo certamente qual via s'abbiano tutti i 
Politici e tutl' i Giureconsulti e' hanno scritto de Jure PublicOs da 
poterne uscir con ooore^ particolarmente con due luoghiy quanto 
per noi opportuni» tanto dori scogli ad essi da rompervi, eo« 
Irambr di Cicerone, de' quali uno è in una Caiiiinariay dov'aflier- 
ma che Tiberio Gracco con la Legge Agraria guaslavm lo stato 
della Republica j quando sembra ilSenato turbar lo Stalo, anzi 
che no; che s' oppone al popolo signore deli' Imperio» che vuol 
disporre de' campi da esso acquistati per forza d'armi nelle prò* 
viucie : l'altro è ocìVorazione a prò di Roscio Amerino, ove dice 
che Siila aveva jure gentium riportato vittoria di Mario, 

{b)e pur i Romani avevano già un potente Imperiò nell'Italia 
e uè scorrevano tutta una costa. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABILIMENTO DE' PHIHCIPJ 93 

quantunque dentro brievi continenti) si conoscevano i 
primi popoli! 

Hy. cr«ferr« €fmw*9mtfé§9m9m seconda, da cui comin- 
cia la Storia Certa Romana a Livio ^ il qual pur pro- 
fessa non saperne tre massime circostanze. — Della qaal 
guerra pur ZiVio, il quale si era professato, dalla se- 
conda Guerra Cartaginese scrìvere la Storia Romana 
con alquanto più di certezza^ promettendo di scrivere 
una guerra la più memorabile di quante mai si fecero 
da^ Romani; e^n conseguenza di cotanta incomparabil 
grandezza ne debbono, come di tutte più rómorose, es- 
ser più certe le memorie che scrive; non ne seppe, ed 
apertamente dice di non sapere tre gravissime circo* 
stante: la prUna^ sotto quali consoli, dopo aver espu- 
gnato Sagunto , avesse Annibale preso dalla Spagna il 
cammino verso V Italia; la seconda^ per quali Alpi vi 
giunse, se per le Cozie o PApennine; la te/xa, con quante 
forze; di che trova negli Antichi Annali tanto divario, 
ch'altri avevano lasciato scritto sei mila cavalieri e ven- 
timila pedoni; altri, ventimila di quelli e ottanta mila 
di questi.* 

Per lo che tutto ragionato in queste Annotaa^ioni^ 
si vede che quanto ci è giunto delP antiche nazioni gen- 
tili fin a** tempi diterminati su questa Tavola, egli è tutto 
incertusimo: onde noi in tutto ciò siamo entrati, come 
in cose dette nullius^ delle quali è quella regola di ra- 
gione, che occupanti conceduntur: e perciò non cre- 
diamo d^ offendere il diritto di ninno, se ne ragioneremo 
spesso diversamente, ed alle volte tutto il contrario al- 
Toppenioni che finora si hanno avute d^ intorno a^PBiir- 
cipj BBLL^ UHAHiTÀ DELLE RAZIONI, e con far CIÒ li ridur- 
remo a^ raiRcipj di scien^; per li quali ai Fatti della 
Storia Certa si rendano le loro primiere origini^ sulle 
quali reggano^ e per le quali tra esso loro convengano , 
i quali finora non sembrano a\er dìcun fondamento co-- 
mune, né alcuna perpetuità di seguito^ né alcuna coe- 
renza tra lor medesimi. 



Digitized by VjOOQIC 



9i LIDAO PaiHO 



DEGLI ELEMENTI (a). 

Per dar forma adunque alle materie qui innanzi ap« 
parecchiate sulla Tassala Cronologica^ proponiamo ora 
c|QÌ i seguenti Assiomi^ o Degnila^ così Filosofiche^ 
come Filologiche^ alcone poche ragìones^oli e discrete 
domande^ con alquante schiarite dijfimzioni^ le quali, 
coikie per lo corpo animato il sangue, cosi deono per 
entro scorrervi, ed animarla in tutto ciò che questa 
Scienza ragiona della Comune Natura delle Nazioni (fr). 

I. VUomo per VindiffiniUt natura della mente uma^ 
na ^ ove questa si rovesci ìktW ignoranza ^ egli fii sé 
regola delVUnherso, 

Questa Degnila è la cagione di que^ due comuni co* 
stuiiiì umani: uno, che fama crescit eundo; Paltro, 
che minuit praesentia fiitnam ; la qual , avendo fatto 
un cammino lunghissimo, quanto è dal principio del 
mondo, è stala la sorgila prtrenne di tutte le magni- 
fiche oppenioni che si sono finor astute delle scono- 
sciute da noi lontanissime Antichità ^ per tal pro- 
pietà della niente umana avvertita da Tacito nella Fila 
d^ agricola con quel motto - omne ignotum prò ma- 
gnifico est-^ 

H. È altra propietà della mente umana ^ ch^ovegli 
nomini delle cose lontane e non conosciute non pos- 
sono fere niuna idea^ le stimano dalle cose loro cono- 
sciute e presenti. 



{a\ Assiomi, o Degnila filosofiche e filologiche» Diffinitioni e 
pocJn* discrete Domande, che devon essere gli Elementi di questa 

Stienzii deW Umanità, 

{b) Diidn non \mi, come (Itiora in tuUii Ragionamenti che si 
leggiiiia su i libri diuloruo u^Ptincipj di religioni» Ungt*e^ ordini^ 
costumi^ leggio potestadi, imperj, domin/, commerz/, giudiy, pene, 
fitietre^ paci, aUiante, chu V intero subicllo ne coiiipiuno, ragioni 
contro rttgioni^ autoriià contro autorità con ostinata guerra Con' 
ballino, ma ii coaiponguao iu uua perfìclua pace. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABlUMEirro DE^ paiifcipj 95 

Questa Degnila addita il fonie inesausto di iaili gli 
errori presi dair intiere nazioni e da tutt^ i doUi din- 
torno 9L* Principi deir Umanità^ perocché da^ loro tempi 
illuminati y colti e magnifici , ne^ qaali cominciarono 
quelle ad avvertirle , questi a ragionarle , hanno esti- 
mato r Origini deW Umanità^ le quali dovettero per 
natura essere piccole , rozze^ oscurissime (a). 

A. questo genere sono da richiamarsi due spezie di 
Borie^ che si sono sopra accennate, una delle Nazioni 
ed un^ altra de* DottL 

III. Della boria delle Nazioni udimmo quell^aureo 
detto di Diodoro Sicolo , che le Nazioni o greche o 
barbare abbiano aitato tal boriuy d^as^er esse prima 
di tutte Pallia fitro^ati i comodi della vita umana , 
e conservar le memorie delle loro cose fin dal prin" 
cipio ilei mondo. 

Questa Degnila dilegna ad un fiato la vanagloria de^ 
Caldei^ Sciti y Egizj\ Chinesi, d^averesn fondato TU- 
manità delP antico Mondo. Ma Flavio Giuseffo Ebreo 
ne purga la sua nazione con quella confiassione magna^ 
nima^ ch^ abbiamo sopra udito, che gli Ebrei avevano 
vivaio nascosii a lutti i Gemili ^ e la Sagra Storia ci 
accerta, TCtò del Mondo essere quasi giovine a petto 
della vecchiezza die ne credettero i Caldei, gli Sciti, 
gli Egizj ^ e fin ai di d^oggi i Chinesi^ lo che è una 
gran prova della Ferità della Storia Sagra. 

IV. A tal boria di nazioni s^aggiugne qui la boria 
dt^ Doiti^ \ quali ciò ch^essi sanno^ vogliono che sia 
antico quanto che '/ mondo {b). 

Questa Degnità dilegua tutte le oppenioni de^ dotti 



(a) Questa stessa Degniti dimostra, la Boiia esser y^iWa del' 
r ignoranza e daW Jmor propiot la qual ci gonfia; percioccbò 
in noi SQuo troppo ituionnale /' idée ch'abbiamo di noi medesimi 
e delle cose ooslre, e con quelle come malti guardiamo le cose 
che da noi non s' lulundono. 

(b) Onde ogni ragionameftio emdilo die si faccia dintorno ad 
ogni materia^ udiamo incominciare dalla formazione del Prima 



Digitized by VjOOQIC 



W LIBBO paixo 

d' iiiionio alia Sapienza Iiianwabile degli Antichi : 
convince d^impostura gli Oracoli di Zoroaste Caldeo, 
dAnacarsi Scita, che non ci son pervenuti^ il Piman" 
dro di Mercurio TVimegisto^' gli Orfici o siano versi 
d^Orfeo, il Carme Aureo di Pitagoìxi^ come tulli li più 
scorti Critici vi convengono]: e riprende AHmporLunità 
tulli i sensi mistici dati dai dotti a^ geroglifici egizj 
e Vallegorie filosofiche date alle Greche Favole (a). 

V. La Filosofia , per giovar al gener umano , dee 
sollevar e reggere Vuomo caduto e debole , non con^ 
velkrgìi la natura , né abbandonarlo nella sua cor- 
ruzione. 

Questa Degnila allontana dalla scuola di questa Scien* 
za gli Stoici j i quali vogliono V ammortimento de* sensi, 
e gli Epicurei^' che ne fanno regola ,* ed entrambi ne* 
gand la Provedenza : quelli facendosi strascinare dal 
Fato^ questi abbandonandosi al Caso y e i secondi op- 
pinando che muojano l'anime amane coi corpi: i quali 
entrambi si dovrebbero dire Filosofi Monastici^ o xo- 
litarj : e vi ammette i Filosofi Politici , e principal- 
mente i PhUonici^ i qoali convengono con lutti i Le- 
gislatori in questi tre principali punti : <!ke si dia Pro^ 
cedenza Divina; che si dÀbano nioder^a^ t* umane 
passioni € fiirne umane virtù ; e che Inanime umane 
sìen immortali; e ^n conseguenza questa Degnila ne darà 
li tre Principi di questa Scienza. 

VI. lia Filosofia considera Puomo quale des^* essere i 
e sì non può fruttare ch^ a pochissimi che vogliono vi- 
vere nella Republica di Platone^ non rovesciarsi nella 
feccia di Romolo. 



Uonìo^ e che ciò che essi sanno, sia Pnneipio al quale sien da 
fìcbiamarsi tutte le cose che sanno gli altri. 

(«» Etilr»inbe queste Degnitli dcon ammonir il leggitore, il 
qual voglia profilare in questa Scienza, poiché entrambe queste 
Iborie provengono da ignoranza, di porsi in uno stato di non sa- 
per nulla con docilità, che con orgoglio di già saper tatto de^Prin- 
r»pi dell'Umanità. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMENTO DE PR12ICIPJ 97 

VII, La Legislazione considera Vuomo guai é, per 
farne buoni usi neWumana società; come della ^o- 
cia^ àM'^avarizia^ deìTambizione - che sono li Ire viz] 
che portano a traverso tu Ito il^gener umano- ne fa la 
milizia , la mercatanzia e la corte ; e si la fortezza ? 
Vopulenza e W sapienza delle Republiche: e di que- 
sti tre grandi vizj\ i quali certamente distruggerebbero 
Fumana geueraùone sopra la terra, ne fa la Cii^iie 
Felicità. 

Questa Degnila prora, esservi Procedenza Dii^ina; 
e che ella sia una Dis^ina Mente Legislatrice^ la quale 
delle passioni degli uomini tutti attenuti alle loro 
prii^ate utilità {a) per le quali viverebbono da Jiere be- 
stie dentro le solitudini^ ne ha fatto gli ordini civili^ 
per li quali vivano in Umana Società, 

YIIL Le cose fuori del loro stato naturale né vi 
si adagiano^ né vi durano. 

Questa Degnila sola , poiché ^1 gener umano , da che 
si ha memoria del mondo, ha vivuto e vive coraporte- 
\o]niente in società, .ella determina la gran disputa^ 
della quale i migliori Filosofi e i Morali Teologi an- 
cora contendono con Cameade - scettico - e con Epi-- 
curo - né Grozio Tha pur inchiodata - ^e vi sia diritto 
in natura^ o se Fumana natura sia socies^ole ^ che 
suonano la medesima cosa. • < 

Quest^ medesima Degnila, congiunta con la YII eU 
di lei Corollario^ prova che VUomo abbia libero arbi" 
trio^ però debole^ di fare delle passioni virtù ; ma che 
da Dio é ajutato naturalmente con la Dis^ina Proce- 
denza^ e sopra naturalmente dalla Vicina Grazia. 

IX. Gli uomini che non sanno il Fero delle cose y 
procurano d'attenersi al Certo ^ perché, non potendo 
soddisfare Vintelfetto con la Scienzay almeno la volontà 
riposi solla Coscienza. 

(a) uè fa la Giustizia^ con la quale si couservi umanaroetite la 
geucT azione degli uomini^ che fti cbiaiua Cener Umano. 

Vico. Opere^ Voi. V. 7 . 

Digitized by VjOOQIC 



98 LIBEO PAIHO 

X. La Pilosojìa contempli la Ragione , onde viene 
la Scienza del Vero: la Filologia osserva V Autorità 
delWmano Jrbitrìo^ onde viene la Coscienza del Certo. 

Questa Degnila per la seconda parie diffinisce, i Fi- 
lologi essere tulli i Grammatici^ Istorici , Critici^ che 
son occapati d** intorno alla cognizione delle Lingue e 
de^ Fatti de* popoli: cosi m casa^ come sono i costumi 
e le leggi; come fuori^ quali sono le guerre^ le paci^ 
Vallianz'cy i viaggi^ i commerzj. 

Questa medesima Degnila dimostra, aver mancato per 
metà cosi i Filosofia che non accertarono le loro ragioni 
con V Autorità de* Filologi^ come {Filologi, che non 
curarono d^avverare le loro autorità con la Ragion de'* 
Filosofi: lo che se avessero .fatto, sarebbero siali più 
utili alle Republiche^ e ci avrebbero p/ev^e/iu/o nel 
meditar questa Scienza. 

XI. L' Umano Arbitrio^ di sua natura incertissimo , 
egli si accerta e determina col Senso Comune degli uo- 
mini dintorno alle umane necessità o utilità ^ che sou 
i due fonti del Diritto Naturai delle Genti. 

XII. Il Senso Comune è un giudizio senz^ alcuna ri- 
flessione y comunemente sentito da lutto un ordine.^ da 

tutto un popolo.^ da tutta una nazione.^ o da tutto il Gener 
Umano, 

Questa Degnila con la seguente Z>//)?mj&ion6 ne darà 
una Nuo^a Arte Critica sopra essi Autori delle Na- 
zioni ^ tra le quali devono correre assai più di mille 
anniy per provenirvi gli Scrittoli^ sopra i quali finora 
si è occupata la Critica. 

XIII. Idee Uniformi nate appo intieri popoli Ira esso 
loro non conosciuti y debbon aver un motivo comune 
di vero. 

Questa Degnila è un gran Principio che stabilisce, 
il Senso Comune del Gener Umano esser il Criterio 
insegnato alle nazioni dalla Procedenza Divina^ per 
diffinire il Certo dintorno al Diritto Naturai delle 
Gentil del quale le nazioni si accertano, con intendere 



. Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMENTO D£ PRINCIPI. 99 

VUnltà sostanziali di colai Diritto, nelle quali con di' 
i^erse modificazioni tutte convengono: ond^esce ill>/- 
zionario Mentale da dar V Origini a tutte le Lingue 
articolate diverse; col quale sta conceputa la Storia 
Ideai Eterna^ che ne dia le storie in tempo di tutte 
le nazioni:, del qual Dizionario e della qmì istoria sì 
proporranno appresso le Degnità loro propie. 

Questa slessa Degnità rovescia tulle Videe che si sono 
finor avute d'intorno al Diritto Naturai delle Genti f 
il quale si è creduto esser uscito da una prima nazio^ 
ne ^ da cui T altre T avessero ricevuto: al qual errore 
diedero lo scandalo- gli Egizj e i Greci ^ i quali vana- 
niente vantavano d^ as^er essi disseminata r Umanità 
per lo Mondo; il qual error certamente dovette far ve* 
nire la Legge delle XII Tai^le da' Greci a' Romani. 
Ma in colai guisa egli sarebbe un Diritto disile comu- 
nicato ad altri popoli per umano pros^edimento^ e non 
già un* Diritto con essi costumi umani naturalmente 
dalla Divina Pros^edenza ordinata in tutte le nàzio" - 
ni. Questo sarà uno de' perpetui lavori che si farà in 
questi Lihri^ in dimostrare che 1 Diritto Naturai delle 
Genti nacque privatamente appo i popoli^ senza sa-* 
pere nulla gli uni degli allri \ e che poi con Toccasioni 
di guerre^ ambasciarle^ allianze^ commerzj\ si rico- 
nobbe comune a tutto il gener umano. 

XIV. Natura di cose altro non è che nascimento di 
esse in cei^i tempi e con certe guise ,• le quali sempre 
che sono fali^ indi tali e non altre nascon le cose. 

XV. Le propietà inseparabili da'* subietti devon es- 
sere produtte dalla modificazione o guisa con che le 
co.^e son nate ^ per lo che esse ci possono avverare, 
tale e non altra essere la natura o nascimento di 
esse cose. 

XVL Le Tradizioni Folgari devon avere avuto pu- 
blici motivi di vero^ onde nacquero e si conservarono 
da intieri popoli per lunghi spazj di tempi. 

Questo sarà altro grande lavoro di questa Scienza^ 



Digitized by VjOOQ IC 



100 LIBBO PBIIIO 

di ritrovarne i motwi del vero^ il quale, col volger 
degli aooi e col cangiar delle lingue e costumi, ci per- 
venne rìco{^erto dijalso, 

XVII. I parlavi volgari debbon esser i testimoni 
più gixLiH degli antichi costumi -de* popoli^ che si ce- 
lebrarono nel tempo ch^essi si Jormaron le lingue. 

XYIIL Lingua di Nazione Antica^ che si è conser* 
vaia regnante^ finché pervenne al suo compimento^ de- 
v^ esser un gran testimone de* costumi de* primi tempi 
del Mondo, 

Questa Degnila ne assicura che le prove filologiche 
del Diritto Naturai delle Genti ^ del qual senza con- 
trasto sapientissima sopra tutte P altre del mondo fu 
la Romana, tratte da' parlari latini (a) sieno grai^is- 
sime. Per la stessa ragione potranno far il medesimo i 
dotti della Lingua Tedesca^ che ritiene questa stessa 
pìx>pietà della Lingua Romana Antica. 

XIX. Se la Legge delle XII Tavole furono costumi 
delle genti del Lazio incomiuciativisi a celebrare sin 
AdWetà di Saturno, altróve sempre andanti.^ e da* Bo- 
mani fissi nel bronzo, e religiosamente custoditi dalla 
Romana Giurisprudenza ^ ella è un gran testimone 
delV Antico Diritto Naturale delle genti del Lazio. 

Ciò si è da noi dimostro, esser vero di fatto da ben 
molti anni fa ne' Principi del Diritto Universale ; io 
che più illuminato si vedrà in questi Libri. 

XX. Se i Poemi éT Omero sono ' storie civili degli 
antichi costumi greci^ saranno due grandi Tesori del 
Diritto Naturale delle genti di Grecia. 

Questa Degnità or qui si suppone ; dentro sarà di- 
mostrata di fatto. 

' XXI. I Greci Filosofi affrettarono il naturai corso 
che far doveva la loro nazione.^ col provenirvi , essendo 
ancor cruda la lor barbarie^ onde passarono immedia- 

(n) i quali troviamo esser kuUi ///zr/tcri ero/ci .spieganti Vide9 
prnpiamentt e con inerita. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABlLlMfiUTO DB* PRIMCIPJ iOf 

tamente ad una somma dilicatezza, e nello slesso tempo 
serbaron?i '^ntiere le loro Stane Fa^^olose^ cosi Disine , 
com'* Eroiche; ove i Romani ^ i quali ne'lor costumi 
camminarono con giusto passo , afTatto perderono di 
veduta la loro Storia degli Dei; onde VEtà degli Dei^ 
che gli Egizj dicevano^ Garrone chiama Tempo Oscuro 
d'^essi Romani, e conservarono con fustella volgare la 
Storia Eroica^ che si stende da Romolo sino alle leggi 
Publilia e Petelia^ che si troverà una perpetua JUito^ 
logia storica deW Età degli Eroi di Grecia. 

Qnesta natura di cose umane civili ci si conferma nella 
Nazione Francese nella quale ( perchè di mezzo alla 
barbarie del mille e cento s^aprì la famosa Scuola Pa- 
rigina, dove il celebre Maestro delle Sentenze, Piero 
Lombardo^ sì diede ad insegnare di sottilissima Teo^ 
logia Scolastica) vi restò, come un poema Omenco ^ 
la Storia di Turpi no vescovo di Parigi, piena di tutte 
le Pastoie degli Eroi di Francia^ che si dissero i Pa- 
ladini; delle quali s^empìeron appresso tanti Romanzi 
e Poemi; e per tal immaturo passaggio dalla barbarie 
alle scienze più sottili , la Francese restonne una /m- 
gua dilicatissima (a)*, talché di tutte le viventi sembra 
avere restituito a^ nostri tempi V Atticismo de* Greci; 
e più ch^ogni altra è buona a ragionar delle Scienze ^ 
come la greca : e come a^ Greci^ cosi a^ Francesi resta- 
rono tanti dittonghi^ che sono propj di lingua barbara 
dura ancor e difficile a comporre le consonanti con le 
vocali. In. confermazione di ciò ch^abbiamo detto di tutte 
e due queste lingue, aggiugniamo Tosservazione che tut- 
tavia si può fare ne^ gio\itani ; i quali nelP età nella qual è 
robusta la memoria^ vivida la fantasia e focoso Vin- 
gegno^ ch^eserciterebbero con frutto con Io studio delle 
Lingue e della Geometria Lineare^ senza domare con 
tali esercizi cotal ax:erbezza dì men/i,' contratta dal 
corpo, che si potrebbe dire la barbarie degVintelletti , 

(a) che si spiega quasi (citta per termini astratti i talché, ec. 

Digitized by VjOOQIC 



*103 LIBRO PBIVO 

passando ancor crudi agli sludj troppo assottigliati di 
Critica Mttafi'sica e ^Àìgebra^ divengono per tulta la 
Tita ajfilatissimi nella loro maniera di pensare, e si 
rendono inabili ad ogni grande las^oro. 

Ma col più meditare jMC^r 0/?em ritrovammo altra 
cagióne di lai effetto ^ la qual forse è più propia : ghe 
Romolo fondò Roma in mezzo ad altre più antiche 
città del Lazio ^ e fondolla con aprirvi VAsilo^ che Liscio 
diffinisce generalmente vetus urbes condentium consi- 
lium ^ perchè, durando ancora le violenze, egli natu- 
ralmente ordinò la romana sulla pianta sulla quale si 
erano fondate le prime città del mondo. Laonde da tali 
stessi Principf progredendo i romani costumi in tempi 
che le lingue volgari del Lazio aves^ano fatto di molti 
as^anzi^ dovette avvenire che le cose civili romane^ le 
quali i popoli greci avevano spiegalo con lìngua eroica^ 
essi spiegarono con lingua volgare: onde la Storia Ro- 
mana Antica si troverò essere una perpetua Mitologia 
della Storia Eroica de'* Greci. E questa dev' essere la 
cagione perchè i Romani furon gli Eroi del Mondo , 
perocché Roma manomise Taltre città del Lazio, quindi 
ritalia, e per ultimo il mondo, essendo tra^ Romani 
glossine VEmismo; mentre tra gli altri popoli del La- 
zio, da^ quali vinti provenne tutta la romana grandezza, 
aveva dovuto incominciar a invecchiarsi. 

XXIL È necessario che vi sia nella natura delle cose 
umane una Lingua Mentale comune a tutte le nazioni^ 
la quale uniformemente intenda la ^o^/a/2;&a. delle cose 
agibili nelFumana vita socievole, e la spieghi con tante 
diverse modificazioni per quanti diversi aspetti possan 
aver esse cose: siccome lo sperimentiamo vero ne* prò- 
verbj , che sono massime di sapienzji volgare Y istesse 
in sostanza inlese da tutte le nazioni antiche e moder- 
ne , quante elleno sono , per tanti diversi aspetti signi- 
ficale. 

Questa Lingua è propia di questa Scienza^ col lume 
della quale, se i Dotti delle Lingue v^ attenderanno , 



Digitized by VjOOQIC 



LO STIBILIUEETTO Dc' PRIKCIPJ 103 

potranno formar od Focabolarìo Stentale comune a 
tutte le lingue articolate dii^erse morte e viwnti ; di cui 
abbiamo dato un saggio particolare nella Scienza Nuos^a 
la prima \olta stampata \, ove abbiamo provato i nomi 
de* primi Padri di famìglia io un gran numero di lin- 
gue morte e viventi dati loro per le diverse propielà 
ch^ ebbero nello stato delle Famiglie e delle prime Re- 
publiche, nel qual tempo le nazioni si formaron le lin- 
gue: del qual Vocabolario uoì^ per quanto ci permette 
la nostra scarsa erudizione, facciamo qui uso io tutte 
le cose che ragioniamo. 

Di tutte V anzidette Proposizioni la I , II , III e IV 
ne danno i fondamenti dèlie Confutazioni di tutto ciò 
che si è finor oppinato d' intorno a' Principi delV V- 
manità^ le quali si'prendono dalle ins^erisimiglianze ^ 
assurdi , contradizioni y impossibilità di cotali oppe- 
nioni. Le seguenti^ dalla V fin alla XY, le quali ne danno 
i fondamenti del Fero ^ serviranno a meditare questo 
mondo di nazioni nella sua Idea Etema j per quella 
propietà di ciascuna scienza avvertita da Aristotile^ che 
Scientia debet esse de Vniversalibus et Aeternis. VuU 
time^ dalla XV fin alla XXII, le quali ne daranno i 
fondamenti del Certo^ si adopereranno a veder in fatti 
questo mondo di nazioni , quale Tabbiamo meditato in 
ìdea^ giusta il metodo di filosofare più accertato ^ 
Francesco Bacone signor di FeiiÀlamìo^ dalle natu^ 
rali^ sulle quali esso lavorò il libro Cogitata et Fisa^ 
trasportato alP Umane Cose Girili, 

Le Proposizioni finora proposte sono generali^ e sta- 
biliscono questa Scienza per tutto*, le seguenti sono 
particolari ^ che la stabiliscono partitaniente nelle di- 
verse materie che tratta. 

XXIII. La Storia Sagra è più antica di tutte le più 
antiche profane che ci son pervenute ^ perchè narra 
tanto spiegatamente e per lungo tratto di più di otto- 
cento anni lo Stato di Natura sotto de* Patriarchi^ o 
sia lo stato delle Famiglie ^ sopra le quali tutti i Po^ 



Digitized by VjOOQ IC 



104 LIBRO PHIMO 

litici convengono che poi sursero ì popoli e le città: 
del quale slato la Stoiia Profana ce ne ha o nulla o 
poco e' nsszì confusamente narrato. 

Questa Degnila prova la verità della Storia Sagra 
contro la boria d^lle Nazioni ^ che sopra ci ha detto 
Diodoro Sicolo ; perocché gli Ebrei han conservato 
tanto spiegatamente le loro memorie Jin dal principio 
del mondo. 

XXIV. La Religion Ebraica fu fondata dal vero 
Dio sul dii^ieto della Divinazione^ sulla quale sursero 
tutte le nazioni gentili. 

Questa Degnila (a) è una delle principali cagioni per 
le quali tutto il mondo delle Nazioni Antiche si divìse 
tra Ebrei e Genti. 

XXV. Il Diluvio Universale si dimostra non già per 
le prove filologiche di Martino SchoockiOy le quali sono 
troppo leggieri-, né per T astrologiche di Piero cardia 
naie d^Alliac^ seguito da Gìampico della Mirandola^ le 
quali sono troppo incerte, anzi false, rigredendo sopra 
le Tavole Jlfonsine^ confutate dagli Ebrei^ ed ora da' 
Cristiani} i quali, disapprovato il calcolo d^ Eusebio e 
di Z?e</a, sieguon oggi quello di Filone Giudeo: ma si 
dimostra con Istorie Fisiche osservate dentro le Favole^ 
come nelle Degnila qui appresso si scorgerà. 

^ XXVI. I Giganti furon in natura di vasti.corpi, quali 
in piedi, deir America, nel paese detto de los Pataco- 
nes y dicono Fiaggiatori essersi trovati goffi e gerissi- 
mi\ e lasciate le vane o sconce o false ragioni che ne 
hanno arrecato i Filosofia raccolte e seguite dal Cas- 

(a) è Sfondamento di luUe V essenziali differenze tra'l Diritto 
Naturai degli Ebrei, e 'I Dintto Naturai delle Genti, e 'i Diruto 
Naturai de' Filosofi^ i quali non vennero tra le genti, se nj.'ii se 
alineuo un mille e cinquecento anni dopo essersi fondate té na- 
zioni, ov'essi provennero. Per ie qatiii tre spezie di Diritto Na- 
turale ir^ lor confusesi rovcsciau i tre sistemi che ne medilarono 
1 Ire pr/ncipi di questa dottrina; Ugon Grozio, Giovanni Seldeno 
e Samuello Pufendorfio ; e sopra quelle stesse tre spezie tra lori* 
disliiUe se ne stabilisce Uno diverso d* noi. 



Digitized by VjOOQIC 



LO sta»ilime:<to de* i»Ri?rcirj 103 

sanione - de Gigahtibus -, se ne arrecano le cagioni 
parte fisiche e parte raorali, osservale da Giulio Cesata 
e da Cornelio Tacito^ ove narrano della gigantesca 
statura degli Antichi Germani ^ e da noi. considerate 
si compongono sulla yè/*ma educazion de^ fanciulli. 

-XXVII. La Storia Greca , dalla qual abbiamo lutto 
ciò ch^ abbiamo , dalla romana in fuori, di tutte Taltre 
Antichità Gentilesche, eila dal Diluvio e da^ Giganti 
prende i principi* 

Queste due Degnila mettono in comparsa tutta il PW- 
mo Gener Umano diviso in due spezie^ una di giganti^ 
altra d'' uomini di giusta corporatura^ qoeììì Gentili^ 
questi Ebrti: la qual differenza non può essere nata 
altronde^ che dalla yèrma educazione dì quelli^ e dal- 
T umana di questi^ e 'n conseguenza che gli Ebrei eb- 
bero altra-ongine da quella e' hanno avuto tutti i Gentili. 

XXVIII. Ci sono pur giunti due gran rottami del^ 
V Egiziache Antichità^ che si sono sopra osservali^ de 
quali uno è che gli Egizj riducevano tutto il tempo dei 
mondo scorso loro dinanzi a C/*e Età ^ che furono Età 
degli Dei^ Eia degli Eroi ed Età degli Uomini ^ Taltro, 
che per tutte queste tre Età si fussero parlate tre fjin^ 
gue^ nell'ordine corrispondenti a dette tre Età^ che 
furono: la Lingua Geroglifica o vero sagra ^ la lingua 
Simbolica o per somiglianze, qual è VBrqica^ e h Pi- 
stolare o sia volgare degli uomini per segni convenuti 
da comunicare le volgari bisogne della lor vita. 

XXIX. Omero in cinque luoghi di tutti e due t suoi 
Poemi^ che si rapporteranno dentro, mentova it/ìa lin- 
gua più antica della sua, che certamenie (n Lingua 
Eroica^ e la chiama Lingua degli Dei, 

XXX. Farrone ebbe la diligenza di raccogliere f/ìe«te 
mila nomi di Dei, che tanti pure ne noverano {Gre- 
ci ; t quali nomi si rapportavano ad altretante bisogne 
della vita o naturale^ o morale^ o iconomica^ o final- 
mente disile de' primi tempi. 

Queste tre Degnila stabiliscono che *1 Mondo de' pò- 



Digitized by VjOOQ IC 



f06 LIBRO pnixo 

poli da per tutto cominciò dalle Religioni ; che sarà 
il primo delli ire Principj di questa Scienza: 

XXXI. Ove i popoli son inferiti con le armi^ lai- 
che non vi abbiano più luogo Puntane leggi ^ Funico 
potente mezzo di ridurli è la Religione. 

-Questa Degnità stabilisce che nello Stato Eslege Aa 
Pros^edenza Dìi^ina diede principio a' feri e violenti 
di condursi rìV Umanità^ ed ordinarvi le nazioni^ con 
risvegliar in essi un'idea confusa della Dis^initày eh** essi 
per la lor ignoranza attribuirono a cui ella non conve- 
niva; e cosi con lo spavento di tal invaginata Divinità 
si cominciarono a rimettere in qualche ordine. 

Tal principio di cose tra i suoi^ert e violenti non 
seppe vedere Tommaso Obbes ,• perchè ne andò a trovar 
i principj errando col ca^o delsuo£picuro:ondecon quan* 
io magnanimo sforzo, con al tretanto infelice evento cre- 
dette d' accrescere la Greca Filosofa di questa gran 
parte, della quale certamente avea mancato, come rife- 
risce Giorgio Paschio - de Erùditis Hujus Saeculi In- 
ventiS' di considerar V uomo in tutta la società del 
gener umano. JHé Obbes Farebbe altrimeute pensalo, 
se non gliene avesse dato il motivo la Cristiana Reli- 
gione j la quale inverso tutto il gener umano', nonché 
la giustizia, comanda la carità: e quindi incomincia a 
confutarsi Polibio di quel falso suo detto, che se fus- 
sero al mondo Filosofi, non farebber uopo Religioni f 
che se non fossero al mondo Bepubliche , le quali non 
posson esser nate senza Religioni, non sarebbero al 
móndo Filosofi. 

XXXn. Gli uomini ignoranti delle naturali cagioni 
che producon le cose, ove non le possono spiegare nem- 
meno per cose si^ili^ essi danno all$ cose la loro prò- 
pia natura: come il volgo^ per esemplo, dice« la co- 
lamita esser innamorata del ferro» 

Questa Degnità è una particella della I, che la mente 
umana per la sua indifftnita natura , ove si rovesci 
ueWignoranza.^ essaci sé regola deWuniverso d'in- 
torno a tutto quello che ignora. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABILIMENTO DE PITXCTPJ 107 

XXXIII. La Fisica degV ignoranti è un» Fotgar 
Metajisrca^ con la quale rendono le cagióni delle cose 
eh' ignorano , alla volontà di Dìo j senza considerare i 
niezzi^ de'' quali la Tolonlà divina si serve. 

XXXIV. Vera propietà di natura umana è quella-av- 
vertita da Tacito y ove disse, mobiles ad superstitionem 
percuJsae semel mentes; ch^tma volta che gli uomini 
sono sorpresi da una spaventosa sut)erstizione, a quella 
richiamano tutto ciò ch''essi iinaginano, vedono ed an- 
che fanno.' 

XXXV. La Ma/xu^iglia è figliola deW Ignomuza^ 
e quanto r efletto ammirato è più grande^ tanto più a 
proporzione cresce la maraviglia. 

XXXVI. La Fantasia tanto è più robusta^ quanto 
è ^\ii debole il Raziocinio. 

XXXVII. Il più sublime lawro della Poesia è alle 
cose insensale da/*e senso e passione^ ed è propietà 
de'' fanciulli di prender cose inanimate Ira mani , e , 
trastullandosi, favellarci, come se fussero quelle per- 
sone vive. 

Questa Degnila filologico-filosofica ne approva che gli 
uomini del mondo fanciullo per natura futono su- 
blimi Poeti. 

iXXVIII. È un luogo d'oro di Lattanzio Firmiano 
quello ove ragiona òeWOrigìni delP Idolatria^ dicendo: 
Mudes initio homines Deos appellarunt si^^ ob mi- 
raculum virtutìs (hoc vero putabant rudes adhuc et 
simplicesjy sis^e^ ut fiai solety in admirationem prae- 
sentis potentiae , sii^e ob beneficia ^ quibus etunt ad 
humanitatem compositi* 

XXXIX. La Curiosità^ propietà conalurale delPua- 
moy figliola deW Ignoranza^ che partorisce la SciV/zsa 
all'aprire che fa della nostra mente \9, Maravigliai porta 
questo' costume, cirove osserva straordinario efletto in 
natura, come cometa, poj^elio o stella di mezzodì^ su- 
bito domanda, che tal cosa voglia dire o significai^* 

XL. Le Streghe ^ nel tempo slesso che sono ticolme 



Digitized by VjOOQIC 



108 uano pbiho 

di spaventose, superstizioni y sono sominainente fiere 
ed immani^ talché, se bisogna, per solennizzare le loro 
stregonerie, esse uccidono spietatamente e fanno in brani 
amabilissimi innocenti bambini. 

Tutte queste Proposizioni , dalla XXVIII incomin- 
ciando fin allaXXXYIII, ne scoprono i Principi della 
Poesia Divina j o sia della Teologia Poetica^ dalla XXXI 
ne danno i Principi delV Idolatria ; dalla XXXIX i 
Principi della Divinazione; e la XL finalmente ne dà 
con sanguinose religioni i Principi cfe' Sagnfizi y che 
da^ primi crudi Serissimi uomini incominciarono con 
voti e vittime umane ^ le quali, come si ha da Plauto, 
restarono a^ Latini volgarmente dette Saturni hostiae; 
e furono i sagrifizj di Moloc appresso i Fenici ^ i quali 
passavano per mezzo alle fiamme i bambini consegrati 
a quella falsa divinità : delle quali consegrazionì si ser- 
barono alquante nella Legge delle XII Tavole, he quali 
cose, come danno il diritto senso a quel motto, 

Primus in orbe Deos focii Timore 

che le false Beligioni non nacquero da Impostura d^al- 
Irui , ma da propia Credulità , cosi V infelice voto e 
sagrifizio che fece Agamennone della pia figliola Ifige^ 
niUy a cui empiamente Lucrezio acclama. 

Tantum Beligio pouiil suadere malorum! 

rivolgono in consiglio della Provedenza^ che tanto vi 
voleva per addimesticare i figlioli de^ Polifi^mi e ridurli 
àlV Umanità degli. Jiistidi e de' Socrati, de' Leli e degli 
Scipioni Africani. 

XLI. Si domanda, e la domanda è discreta , che /?€r 
più centinaia d'anni la terra inzuppata dalVumidore 
deir Universale Diluvio non abbia mandato esalazioni 
secche y o sieno materie ignite in aria a ingenerar visi 
i fulmini, 

XLII. Giove fulmina ed atterra i Giganti ^ ed ogni 
Nazione Gentile n'ebbe uno. 

Questa Degnila contiene la Storia Fisica che ci han 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMENTO DB* PRIUCIP/ 109 

conservato le Favole, che fu il Diluvio Universale so* 
pia tutta la (erra. 

Questa stessa Degnità cod Taulecedente Postulato ne 
dee determinare che dentro tal lunghissimo corso d^anni 
le razze empie delìi tre Jiglìoli di Noè fussero andate 
in uno stato forino j e con un ferino divagamento si 
fussero sparse e disperse per la gran Selva della Terra , 
e con Veducazione ferina vi fussero provenuti e ritro- 
vali Giganti nel tempo che la prima volta fulminò il 
Cielo dopo // Diluvio (a). 

XLIII. Ogni Nazione Gentile ebbe un suo Ercole^ 
il quale fu figliolo di Giove; e Garrone dottissimo 
deir anlìcbità ne giunse a noverare quaranta. 

Questa Degiiìtà è'i Principio dtWEroismo^e'* pnnù 
popoli^ nato da 'una falsa oppenione, gli Eroi pix>venir 
da divina origine. 

Questa stessa Degiiità con Tantecedente, che ne danno 
prima tanti Giovi^ da poi tanti Ercoli tra le nazioni gen« 
tilì, oltreché ne dimostrano che non si poterono fonda* 
re senza religione^ né ingrandire senza virtù^ essendone 
elle ne* lor iucouiinciamenli selvagge e chiuse^ e per- 
ciò non sappiendo nulla Tuna deiraltra, per la Degnità^ 
che idee uniformi nate tr<C popoli sconosciuti debbon 
aver un motivo comune di vero^ ne danno di più questo 
gran Principio: chele prime Favole dovettero contenere 
verità civili^ e perciò essere state le Storie de* pn-imi 
. popoli. 

XLiy. I primi Sapienti dèi mondo greco Juivn i 

(a) Ma per V altezza della 3fesopotamia, chi* è la terra più me* 
diierraiica della parte piTi terrestre del mondo, donde inco" 
minciò la Divisione delia Terra tra' figlioli di Noè, è necessario 
vi B\ esse fulminato il Cielo da on cento anni prima j doude sì 
trovarono aiiili in popolo i Caldei, i quali dugento anni dopo il 
diluvio sotto Nebrod alzarono in Babilonia la Torre della Con* 
Jusione: lo che si dimostra da ciò, che ora la vasta terra ove fu 
Babilonia, è tutta sfi aitata ^ perchè per la sua altezza oe sia 
scorso già V umidoic che conservano tuUavia. l'altre terre del 
mondo. 



Digitized by VjOOQ IC 



IfO LIBBO PRIVO 

Poeti Teologi^ i quali senza dubbio fioriron innanzi 
affli Eroici ; siccome Gioire fu padre d^ Ercole. 

Questa Degnila eoo le due altre anlecedenti stabili- 
scono che tutte le Nazioni Gentili^ poiché tutte ebbero 
i loro Glossi, i lor Ercoli^ furono ne!Ior incomincia- 
menti poetiche ; e che prima tra loro nacque la Poesia 
Divina ^ dopo Y Eroica. 

XLV. Gli nomini sono naturalmente portati a ^pn- 
seivar le memorie delle leggi e degli ordini che li ten- 
gono dentro la loro società. 

XLVI. Tulle le Storie bat^haì^ hanno fallosi prin^ 
cip] (ay 

Tutte queste Degnila, dalla XLII, ne danno il P/'m-^ 
eipìo della nostra Mitologia [storica. 

XLVII. La Mente Umana è naturalmente portala a 
dilettarsi deW Uniforme. 

Questa Degnila a proposilo delle Favole si conferma 
dal costume c^ha il Folgo^ il quale degli uomini nel- 
Tupa o neir altra parte famosi, posti in tali o tali cir- 
costanze per ciò che loro in tale stalo conviene, nei 
finge acconce favole , le quali sono verità cP idea in 
conformità delmerilo di coloro de^ quali il Tolgo le fin- 
ge; e in tanto sono false talòr in Jatti^ in quanto al 
inerito di quelli non sia dato ciò di che essi ^on degni : 
talché, se feene vi si rifletta, il Fero Poetico è un Fero 
Metafisico^ a petto del quale il Fao Fisico^ che non 
TI si conforma, dee tenersi a luogo di Falso. Dallo che 
esce questa importante considerazione in ragion poeti- 
ca , che M vero Capitano di guerra • per esemplo, è M 
Goffredo che finge Torquato Tasso; e tutti i capitani 
che non si conformano in lotto e per tulio a Goffredo, 
essi non sono veri Capitani di guerra. 

XLVIU. È natura de^ fanciulli , che con V idea e 

(n) Quelle due Desinila con le tre altre precedenti ne danuo 
r origine iìnW* amiche Favole, nate da questa umana necessità, di 
comunicar i primi popoli Ira loro dintorao alle iorof^ntigliari o 
civili faccende. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABlLIMfinTO DB^ I»RINCIPJ ili 

nomi degli uomini , femine, cose che W prona volta 
hanno conosciuto , da esse e con essi da poi appren^- 
dono e nominano tulli gir uomini, femine, cose c^hanno 
con le prime alcuna somiglianza o rapporto. 

XLIX. £ un luogo d^ oro quel di Giamblico - de 
Mysterìis Jegyptiorum - sopra arrecato, che gli EgizJ 
tutti i ritrovati utili o necessarj allct vita umana ri^ 
chiamavano a Mercurio Trimegisto, 

Colai detto assistito dalla Degnila precedente rove- 
scerà a questo divino Filosofo tutti i sensi di sublime 
Teologia Naturale chVsso stesso ha dato a^ Mister) de- 
gli Egizj. 

E queste Ire Degnila ne danno il Principio dt^ Ca- 
ratteri Poetici y i quali costituiscono V essenza delle 
Favole : e la prima dimostra la naturai inclinazione del 
volgo di fingerle, e fingerle con decoro: la seconda di- 
mostra cìì^ì primi uomini , come fanciulli defgener uma« 
nO) non essendo capaci di formar i generi intelligibili 
delie cose, ebbero naturale necessità di fingersi i ca- 
ratteri poetici^ che sono generi o universali fantastici 
da ridurvi, come a certi Modelli ^ o pure ritìxitti idea- 
ìi^ tutte le spezie particolari a ciascun suo genere simi- 
glianti: per la qual simiglianza le Antiche Favole non 
potevano fingersi che con decoro : appunto come gli 
Egizj tutti i loro ritrovali utili o necessarj al gener 
umano , che sono particolari effetti di Sapienza Civile^ 
riducevauo al Genere del Sapiènte Civile^ da essi fan- 
taslicato Mercurio Trimegisto ; perchè non sapevano 
aslrarre il gener intelligibile di Sapiente Civile^ e molto 
meno la forma di Civile Sapienza , della quale furono 
sapienti colali Egizj. Tanto gli Egizj\ nel tempo ch^ar- 
ricchivan il mondo de' ritrovati o necessarj o utili al 
gener umano , furon essi Filosofi , e s^ intendevano di 
Universali^ o sia di Generi intelligibili! 

E quesf ultima Degnità, in seguito deir antecedenti , 
è^l Piincipio delle vere Allegorie Poetiche} che alle 
Favole davano significati univoci^ non analogi di di- 



Digitized by VjOOQIC 



ii'j: Liuno puiMo 

i^rsi particolari compresi sotto i loro generi Poetici; 
le qaali perciò si ^\s&eto niFSRsrtOQvu^ cioè parlari 
tompr^ndenti in un general concetto diverse spezie 
di uomini^ o fatti ^ o cose. 

L. In ogni Facultà aomini i quali non i^i hanno la 
natura^ \i riescono con oslioato studio AeWarte: ma 
in Poesia è aflatlo negato di riuscire con Varie a china- 
quo non V ha la natura, 

Questa Degni tà dimostra chei) poiché la Poesia fondò 
Y Umanità gentilesca, dalla quale, e non altronde, do* 
•velter uscire tulle le Ani, i primi Poeti furono per 
natura, 

LI. I fanciulli vagUono potentemente neir imitata ; 
perchè ossenriamo per lo più trastullarsi in assembrare 
ciò che son capaci d^appreudere. 

Quesla Degnila' dimostra che M mondo fanciullo fu 
di nazioni poetiche ^ non essendo altro la poesia ^ che 
Imitazione. 

E questa Degnitèr daranue il Principio di ciò , che 
tutte VÀrti dpi necessario^ utile , comodo^ e *n buona 
parie anco àeìVumano piacere^ si ritrovarono ne^ secoli 
Portici ^ innanzi di venir i Filosofi: perchè VAi;ti non 
flono altro limitazióni della natura^ e Poesie in un 
certo modo 7*ea/i. 

LII. Ne* fanciulli è vigorosissima la memoria^ quindi 
vivida alVeccesso la fantasìa^ ch^ altro non è che me- 
moria o dilatata o composta. 

Questa Degnila è '1 Principio deW evidenza delV /- 
wagini poetiche che dovette formare il primo mondo^ 
fanciullo, 

LUI. Gli i/om/m" prima sentono senz^ avvertire ^ da 
poi ai^vertiscono con animo perturbato e commosso^ 
lino I mente riflettono con mente pura. 

Questa Degnila è '1 Principio delle JSentenzti Poeti-- 
che^ che sono formale con sensi di passioni e d^qffetti^ 
a diflerenza delle Sentenze Filosofiche^ che si formano 
dalla riflessione con raziocini : onde queste più s'ap- 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILII! ESKTO De'' PBINCIPJ 113 

pressano al V^ro^ quanto più sMnahano agli Universali; 
e qutlk sono più certe, quanto più s" appropriano a^ 
particolari (a). 

LIV. Gii uomini, le cose dubbie^ o Tero oscure, che 
lor appartengono <f naturalmente interpetrano secondo 
le loro nature , e quindi uscite passioni e costunU. 

Questa Degnità è un gran Canone delia nostra Mi" 
tologia; per lo quale le Favole trovate da^ primi uo«- 
mini selvaggi e crudi tutte severe^ convenevolmente alla 
fondazione delle nazioni, che venivano dalla feroce li-^ 
berta bestiale: poiché col lungo volger degli ^anni e can* 
gjar de** costumi furon impropiate , alterate , oscurale 
neMempi dissoluti e corrotti anco innanzi d* Omero 
(perchè agli uomini greci importava la religione^ te- 
mendo di non avere i Dei cosi contrarj a' loro voti, 
come contrarj er^n ai* loro costumi) Maccarono i loro 
costumi agli Dei, e diedero sconci^ laidi^ oscenissimi 
sensi alle Favole (b), 

LY. É un aureo luogo quello d'^Eusebio dal suo par- 
ticolare della sapienza degli Egizj inalzato a quella di 
tutti gli altri Gentili^ ove dice: Primam Jegyptiorum 
Theologiam mere historiam fuisse /abulis interpola^ 
tam; quarum quum postea puderet posteros^ sensim 
coepef^nt mysticos iis significatus a/fingere; come 
fece Moneto o sia Menetone^ sommo pontefice egizio , 
che trasportò tutta la Storia Egiziaca ad una sublime 
Teologia Naturale^ come pur sopra si è detto. 

Queste due Degnità sono due grandi prove della nO" 
sfra Mitologia Istorica; e sono iusiememente due grafia 
di turbini per confondere V oppenioni della Sapienza 
inarrivabile degli antichi; come due grandi fondamenti 
della Ferità della Religion Cristiana , la quale nella 
Sagra Storia non ha ella Narrazioni da vergognarsene. 

(«) tulle • tre quesU precedenti Degnità riniegano ogni Sapien* 
za Riposta a' Poeti Teologi, foodatori del monìdo geolileseift. 

(6) Questa stessa Degnili^ Hniega Orfeo con Queste Fangaie es« 
sere stato V Ordinalore della Greca Umanità, 

Vico. Opere , voi. V. 8 

Digitized by VjOOQIC 



ili LIBRO PQIMO 

LVI. I primi Autori Ira gli Orientali^ Egizjy Greci 
e Latini^ e nella barbarie ricorsa i primi Sciiliorl 
nelle nuove Lingue d' Europa si troTano essere stali 
PoeU. 

LVIL I Mutoli si spiegano per atti o corpi c^hvamo 
naturali vnpporti BlVidee elidessi vogliono significare. 

Questa Degnila è M Principio de* Creroglifici^ co^ quali 
91 Irovano aver parlato tulle le Nazioni nella loro prima 
barbarie. 

■ Qaesl^ istessa è ^1 Principia ilei parlar naturale^ cbe 
Qongellurò Platone nel Cratilo , e dopo di lui Giam- 
blico - de Mysteriis Aegyptiorum - essersi una volta 
paiiaio nel mondo ^ co^ quali sono gli Stoici ed Origene 
oonlra Celso: e perchè U dissero indovinando) ebbero 
conlrarj Arìslotile nella Peri^Ermen^as^ e Galeno - de 
Deereiis Eippocralis et Platonis -.^ della qual dispala 
ragiona Publio Nigidio appresso Aulo Gelilo» 411a qual 
Favella Naturale dovelle succedere la Locuuon Poe- 
tica^ per imaginij somiglianze^ comparazioni e na- 
turali propietà. 

LVIII. I Muioli mandan fuori i suoni informi can- 
toìida ; e gli scilinguati pur cantando spediscono la 
lingiia a pronunziare. 

LIX. Gli uomini sfogano le grandi passioni dando 
nel aifUo , eome si sperimenla ne^ sommanienle addo-^ 
lorati ed allegri. 

Quesle due Degnila, supposlo che gli 4ulori delle 
naaioni gemili eran andali ^n uno sialo ferino di bestie 
muie^ e che, per quest^ islesso balordi, non si fussero 
rìsenlili cb^ a spinle di violentissime passioni , dovei- 
fero fonaare le prime loro lingue cantando. 

lA. ho Lingue debbon aver incominciato da voci 
moaosiUaòei come nella presenle copia di parlari ar- 
ticolali , ne"* quali nascon ora i fanciulli .. quantunque 
abbiano moltissime le fibre delP islrumenlo necessario 
ad aiclicolare la favella , da tali voci incominciano. 

LXI. Il Ferso Eroico è lo pia antico di lutti , e Io 



Digitized by VjOOQIC 



LO STA&ltIU£?(TO W PAINCIPJ ii5 

ipondaico il più tardo ^ e dentro si troverà il verso 
eroico esser nato spondaico, 

LXII. Il Ferso Giambico è M più somigliante alla 
prosa ^ e^l giambo è piede presto^ come Tien diffinito 
da Orazio. 

Queste due Degnila ultime danno a congetturare ehe 
audai'ono con pari passi a spedirsi e Pidee e le lingue: 

Tutte queste Degnila, dalla XLVII inoominciando ^ 
ij^sieuie con le sopra proposte pei* Princi|>ì ^^ ^ui^ Tal-* 
Ire, compiono tutta la Ragion Poetica nelle sue parli , 
che sono la Javola ^ il costume e suo decoro , la sen- 
tenza^ la locuzione e la di lei es^idenza ^ V allegorìa , 
il canto^ e per ultimo il verso : e le sette ultime don- 
vincou altresì che fu prima 41 parlar in verso, e poi 
il parlar in prosa appo tulle le nazioni. 

LKlil. La mente umana è inchinata naturalmente co^ 
sensi a vedersi fuori nel corpo^ e con molta dijfjficultà 
per mezzo della rimessione ad intendere sé medesima. 

Questa Degnila ne dà T Unis^ersal Principio d^ Eti- 
mologia di tutte le Lingue , nelle quali i vocaboli sono 
trasportali da^ corpi e dalle propielà de- corpi a signi- 
ficare le cose della mente e delVanimo, 

LXIV. V ordine dell'idee dee procedere secondo 
V.ordine delle cose, 

LW^Jj ordine delle cose umane procedette, che 
priaia furono le sel\^e , dopo i tugurj\ quindi i villaggi^ 
appresso le città^ finalmente VJcademie. 

Questa Deguità è un gran Principio d^Etimologiay 
che secondo questa ^ene di cose umane si debbano nar- 
rare le Storie delle voci delle Lingue Natie: come os- 
serviamo nella Lingua LatÌ4ia quasi tutto il corpo delle 
voci aver origini seli^agge e contadinesche (a): come,: 
per cagion d'esemplo, /«a? da prima dovett^ essere 7Ytc-, 
colia di ghiande , da cui crediamo detta ilex quasi illex^ 

(a) È questa Dc|jnìth con Valtrn antecedente tornaDO a riniegare 
U Sapimia Riposta de' Fondatori de' Pri4ni Popoli, 



Digitized by VjOOQIC 



116 LIBAO PAIUO 

Telce^ come certamente aquilex è ^1 raccoglitore del- 
r acque , perchè T elee produce la ghiauda , alla quale 
8^ uniscon i porci : da poi lex fu raccolta di legumi , 
dalla quale questi furon detti legumina : appresso nel 
tempo che le lettere volgari non si eran ancor trovate, 
con le quali fussero scritte le leggi per necessità di na- 
tura civile y lex dovett^ essere raccolta di cittadini , o 
sia il publico parlamento (onde la presenza del popolo 
era la legge c^ solennizzava i testamenti ^ che si fa- 
cevano calatis comitiìs ); finalmente il raccoglier lette^ 
re, e farne com^ un yà^cìo in ciascuna parola, fu detto 
leggere. 

LKVI. Gli uomini prima sentono il necessario; di 
poi. badano M' utile; appresso awertiscono il co/noifo ; 
più innanzi si dilettano del piacere: quindi si dissol- 
vono nel lusso ; e finalmente impazzano in istrappaz^ 
uir le sostanze. 

LXVII. La Natura de* popoli prima è cruda ^ di poi 
ses^era , quindi benigna , appresso dilicata , finalmente 
dissoluta. 

Lavili. Nel gener umano prima surgono immani e 
goffi , quali i Polifemi ; poi magnanimi ed orgogliosi , 
quali gli Achilli ; quindi valoroM e giusti , quali gli Ari^ 
stidiy gli Scipioni Africani; più innanzi a noi gli 
appariscenti con grand^ imagini di virtù , che spacconi* 
pagnano con grandi vizj , ch^ appo li volgo fanno stre-^ 
pito di vera gloria, quali gli Alessandri e i Cesari; più 
oltre i tristi riflessivi , quali i Tiberj ; finalmente i fu- 
riosi, dissoluti e sfacciati, quali i Caligcli^ i Iferoni^ 
i Domiziani. 

Questa Degnila dimostra che i primi abbisognarono 
per ubbidire Puomo alPuomo nello stato delle Famiglie 
e disporlo ad ubbidir alle leggi nello stato ch^avea a 
venire delle città; i secondi ^ che naturalmente non 
cedevano a^ loro pari , per islabilire sulle famiglie le Jle*- 
publiche di forma aiistocratica ; i t€9%iy per aprire la 
strada alla libertà popolare; i quarti^ per introdurvi 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIMCRTO DB^ PBIRCIPJ UT 

le monarchie; i quinti per istabilirle ; i sesti per 7*0- 
sfeseiarle, 

B questa con. Tantecedenti Degnila daxìQO una parie 
de^ Prìncipi della Storia Ideal Eterna^ sulla quale cor- 
rono in tempo tutte le Nazioni ne^ loro sorgimenti^ 
progressi , stati , decadenze e JinL 

IJiUL I Governi debbon essere conformi alla natura 
degli uomini governati. 

Questa. Degnila dimostra cbe per natura di cose uma- 
ne eiirili la Scuola Publica de^ Principi è la Morale de* ' 
popoli. 

LXX. Si conceda ciò che non ripugna in natura , e 
qui poi troverassi vero di fatto, che dallo stato nefario 
del Mondo eslege si ritirarono prima alquanti pochi 
più robusti che fondarono le famiglie , con le quali e 
per le quali ridussero i campi a coltura; e gli altti 
molti lunga età dopo se ne ritirarono^ rifuggendo alU 
terre colte di questi Padri, 

LXXI. I iiatU costumi,^ e sopra tutto quello delia na- 
tural libertà^ non si cangiano tutti ad un tratto, ma 
per gixidi e con lungo tempo, 

LXXII. Posto che^le iVa^iom tutte <^ominciarono da 
un culto di una qualche Dis^inità^ i Padri nello stàù) 
delle Famiglie dovetter esser i Sapienti in divinità d^au- 
spicj^ i Sacerdoti che sagrificaTano per procurarli, 
sia ben intenderli^ e li Re che portavano le divine leggi 
alle loro &miglie. 

LXXIII. É volgar tradizione che i primi i quali go* 
vernarono il mondo, furono Jle. 

LXXIV. È altra volgar tradizione ch^ i primi Re* si 
criavano per natura i più degni. 

LXXy. É volgar tradizione ancora , ch^ \ primi Re 
fujvno Sapienti: onde Platone con vano Toto deside- 
rava questi antichissimi tempi, ne^ quali o i Filosofi /ie-* 
gnavano^ o filosofavano i Re. 

Tutte queste Degnità dimostrano che 7xe//e persone^ 
de^ primi Padri andarono uniti Sapienza^ Sacerdozio 



Digitized by VjOOQIC 



118 liduo phimo 

e Segno^ e ^i Regno e 1 Sacerdozio erano dipendenze 
della Sapienza^ non già Riposta di Filosoj/iy ma Fot- 
gare di Legislatori: e perciò da poi, in tutte le nazioni 
i Sacerdoti andarono coronati, 

LXXYI. È volgar tradizione che imprima Forma di 
Governo al mondo fosse ella stata monarchica. 

LXXVII. Ma la Degnila LXVII con Pallre segiienli, 
e 'n particolare col Corollario della LXVIll, ne danno 
che i Padri nello stato delle famiglie dovettero eser- 
Qilare un Imperio Monarchico solamente soggetto a 
Dio^i così nelle persone,^ come negli acquisti de' lor^- 
glioli^ e ojollo più de^femoK che si erano rifuggiti alle 
loro terre ; « si che' essi furono i primi Monarchi del 
mondo f de^ quali la Storia Sagra hassi da intendere, 
ove gli appella Patriarchi^ cioè Padri Principi: il qual 
Diritto Monajvhico fu loro serbato dalla Le^ge delle 
XII Ta\^ote per lutti i tempi dèlia Romana Bepublica : 

PJTniFJMILIJS JVS riTJE ET NECTS IN LIBEBOS ESTO^ 

di che è conseguenza, quicquid filius acquirit ^ patri 
ócquiriL 

LXXYIII. Le Famiglie non posson essere ptate dette 
con propielà. d' origine altronde, che da questi Famoli 
da'* Padìi nello stato allor di natura» * 

LXXIX. I primi Socj\ die propiamente sono compa- 
gni per fiue di comunicare tra loro V utilità^ non pos^ 
iSon al mondo imaginarsi, nò intendersi innanù di que- 
sti rifuggiti , per as^er saha la vita , da' primi Padri 
anzidetti : e rices^uti per la lor vita, obligati a sosten- 
tarla con coltis^are i campi di tali Padri. 

Tali si trovano i ver i soej degli Eroi.^ che poi furono 
ì plebei deW Eiviche città ; e finalmente le Proi^incie 
de? popoli principi. 

LXXX. Gli uomini vengono naturalmente alla ragio- 
ne dt*benefizj\ ove scorgano o ritenerne o ritrarne buona 
e gran parie d? utilità f che son i benefizj che si posa- 
sene sperare nella vita, civile. 

LXXXI. È propietà da'" Forti,, gli acquisti fatti con 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABILIVERTO DB^ PRINCIPI 119 

t;iV'/ù non rilasciare i^v infingardaggitie ; ma o per ne^ 
cessila o per utiliià riiseiteroe a poco a poco e quanio 
meno essi possono. 

Da queste due Degnila sgorgano le sof*gii^ perenni 
de* Feiidi^ i quali con romana elegansa si dicono ie* 
neficia» 

LXXX.II. Tutte le Nazioni Antiche si troyana Hparse 
di clienti e di clientele^ che non si possono più accon* 
ciamente intendere che per Fassalli e per Feudi f né 
da^ Feudisti etiidiU si troTano più acoonoe tocì romane 
per ispiegarsi,' che cUentes e cìienteìae. 

Queste tre ultime Degnila con dodici precedenti, dalla 
LXX. incominciando, ne scoprono i Principi delle He-f 
publichcy nate da una qualche grande necessità ^ che 
dentro si determina, €Ù Padri di famiglia fatta da^Fa^t 
moli^ per la quale andarono dji sé stesse naturalmente 
a formarsi nristocratiche: perocché i Padri A unirono 
in Ordini per resister a^FamoU ommuli/iatf contro es- 
soloro^ e cosà uniti, per &r contenti essi fiunoli e ri- 
durli 9\V ubbidienza^ concedettero loro una spezie di 
Feudi rustici i ed essi si troiraron assoggettiti i loro 
soi^rani Itnperj Famigliari (che non si posson inten- 
dere che sulla ragione di Feudi Nobili) alV Imperio 5o- 
v/Yifia Gs^ite de* loro Osdini Regnanti medesimi^ e i 
Capi Ordini se ne dissero Be^ i qntAi più/inimosi do» 
Tetterò loro far capo nelle risvolte de* FamolL Tal O/i- 
gìne delle Citià, se fusse data per ipotesi^ che dentro 
si ritrova di faUo^ ella per la sua naturalezza e senh' 
plicità^ e per T infinito numero degli ^etU civili^ ehe 
sopra, come a lor propia cagione^ vi reggono, dee fare 
necessità di esser ricevuta per vem^ perchè in altra 
guisa non si può al mondo intendere come delle Pot&^ 
età Famigliari si forasò k Potestà d^nk^ e de!^. patri* 
monf priiHttà il patrimonio publieoi e come Ifc^o^l 
apparecchiata la materia alle Bepubliche d^iin Ordine 
di Pochi che vi comandi^ e della Moltitudine de^Pie^ 
bei la qual y^ubbidisca: che sono le due parti che éota-^ 



Digitized by VjOOQIC 



120 • LiBno PEimo 

piono il subietto della Politica. La qual generazione 
degli Stati Cis^ili coti le Famiglie sol di figlioli si di- 
mostrerà dentro essere stata impossibile. 

LXXXIII. Questa legge d^ intorno accampi si stabi- 
lisce la Prima Agraria^ del mondo} né per natura si 
può imagiiiar o intendere un** altra che possa essere più 
ristretta. 

Questa Legge Agraria distinse li tre dominj^ che 
posson esser in natura civile appo tre speùe di persone: 
il bonitario appo i plebei^ il quiritario conservato con 
Varmi^ e ^n conseguenza nobile appo i Padri; e Verni- 
nenie appo esso ordine^ cVé la Signoria^ o sia la So- 
vrana Potestà nelle Bepubliche AristocìxUiche, 

LXXXIV. È un luogo d'oro A'' Aristotile ne' Libri 
Politici^ ove nella Divisione delle Bepubliche novera i 
Regni Eroici^ ne' quali i JBe ia casa ministra van le Leggi^ 
fuori amministravan le guèrre^ ed erano Capi della Re- 
ligione (a). 

Questa Degnila cade tutta a livello ne^ due Regni 
Eroici A\ Teseo e di Romolo^ come di quello si può 
osservar in Plutarco nella di lui Fita^ e di questa sulla 
Storia Romana .^ con supplire la Storia Greca con la 
Homana, ove Tulio Ostilio ministra la legge nel ^ac- 
cusa d^Orqzio: e li l'e romani erano ancora re delle 
tose sagre^ delti Reges Sacro fum} onde cacciati li Re 
da Roma^ per la certezza delle cerimonie divine, ne 
criavano nuo che si dicesse Rea: Sacrorum^ ch'era il 
Capo de' Fectali^ o sia degli Araldi {b). 

L1LX.KY. È pur luogo d'oro A'^ Aristotile ne'mede- 

(a) ed ì Regni antichi si deferivano per eledone, non per suc- 
cessione: il quale civii costume ripulA esser propio diPbaì'bari. 
{b) E si nelle persone degli Re eroici passarono uni le Sapienza 
di leggi» Sacerdozio di cerimouie divine, e Regnò d'armi: e Vano 
e VaUro Regno si deferì per elezione^ V Ateniese sino &' Pisasita' 
fidi, il Romano fin %^Tarquitìj, Né turba queslc Ha noi dotte co^ie 
li Regno Sparlano, che fu eroico, nel quale sucvedeifano i soli 
ErmcUdii percliè» come si spìegtierà dentro, vi venivano pere/e« 
2<<o/ie i nobili della razza di htxole. 



Digitized by VjOOQ IC 



tO STAB1LIVE5TO D& PBI^CtPJ HI 

sioìi làbri^ ove riferisce che VJntiche RepubKche non 
avevano leggi da punire V offese^ ed ammendar i torti 
privati: e dice tal costume esser dé^ popoli barbari} 
perchè i popoli per ciò ne^ lor iocoroiDciamenti sono 
barbari^ perchè non sono addimesticali ancor don le leggi. 

Questa Degnità dimostra la necessità de^ duelli e delle 
Ripresaglie ne'' tempi barbari^ perchè in tali tempi maU' 
cano te leggi giudiziarie, 

LXXXVI. È pur aureo negli stessi libri à* jÌ risto- 
tile quel luogo ove dice che neW Antiche Republiche 
i Nobili giuinvano d* esser eterni nemici della Plebe (a). 

Questa Degnila ne spiega la cagione Ae'superbi^ avari 
e CM'u^eli costumi de'* Nobili sopra i Plebei j ch^aperta- 
mente si leggono solla Storia Romana Antica; che den- 
tro essa finor sognata libertà Popolare' lungo tempo 
angariarono i Plebei di servir loro a propie spese nelle 
guerre: gli anniegavano in un mar d^u^ii/*e^ che non 
potendo quelli meschini poi soddisfare, li tenevano chiusi 
tutta la vita nelle loro private prigioni^ per pagargliele 
co"* lavori e/atighe} e quivi con maniera tirannica li 
battevano a spalle nude con le verghe, come vilissimi 
schiavi, 

LXXXVII. Le Republiche Aristocratiche sono rat- 
tenutissime di venir alle guerre^ per non agguerrire 
la moltitudine de'' plebei. 

Questa Degnità è '1 Principio della GiustÌML del- 
VArnù Romane fin alle Guerre Cartaginesi. 

LXXXVIII. Le Republiche Aristociutìche conser- 
vano le ricchez^x^ dentro V Ordine de'' Nobili^ perchè 
conferiscono alla Potenza di esso Ordine. 

Questa Degnità è '1 Principio della Clemenza Ro- 
mana nelle vittorie^ che toglievano a' vinti le sole o/- 
mi; e sotto la legge di comporlevol tributo rilasciavano 
il dominio bonitario di tutto: eh' è la cagione perchè 
i Padri resistettero sempre M Agrarie de' Gracchi^ per- 
chè non volevano arricchire la Plebe. 

(a) come fu la Casa nobilissima Appia alia pi f he RSmonn. 

Digitized by VjOOQ IC 



123 LIBRO ^BIMO 

LXXX.IX. Vonore è '/ più nobile stimolo del voy 
lor militare. 

XG. I popoli debbon eroicamente portarsi in guerra ^ 
se esercitano gare di onore tra lor in pace^ altri per 
conservarglisi, altri per farsi merito di conseguirli. 

Qaesta Degnità è un principio delV Eroismo Romano 
dalla discacciata de^ Tiranni fin alle Guerre Cartagi- 
nesi^ dentro il qual tempo i Nobili naturalmente si 
consagraTano per la salvezza delb lor patria, con la qaale 
avevano salvi tatti gli onori civiK déntro il lor ordine^ 
e i Plebei facevano delle segnalatissime imprese, pei^ 
approvarsi meritevoli degli onori de^ Nobili. 

XGI. Le gare ch^ esercitano gli Ordini nelle ciiik d*u^ 
guagliarsi con giustizia ^ sono lo più potente mezzo 
d^ ingrandir le Eepubliche, 

Questo è altro principio deW Eroismo Somano^ as- 
sistito da ire publiche Firtà: dalla Magnanimità della 
Plebe di volere le ragioni civili comunicate ad essolei 
con le leggi de' Padri ^ dalla Forte»«a rfe' Parfn nel cu-* 
stodirle dentro ti lor Ordine', e dalla Sapienza de^Giu^ 
reconsuUi neirinterpetrtrle, e condurne filfilò futilità 
a"* nuovi casi che domandavano la ragione: che sono le 
ire cagioni prople onde si distinse al mondo la Giù* 
9isprndenza Romana. 

Tutte queste Degnità, dalla LXXXIY incominciando', 
espongono nel suo giusto aspetto la Storia Romana An- 
tica: le seguenti tre vi si adoprano in parte. 

XGII. I deboli vogliono le leggi; i potenti le ricu-- 
sano; gli ambiziosi^ per farsi seguito, le promossone; i 
principi^ per uguagliar i potenti coMeboli^ le proteggono: 

Qaesta Degnità per la prima e seconda parte è la 
fiaccola delle Contese Eroiche nelle Eepubliche Arì^ 
stocratiche; nelle quali i Nobili vogliono appo l'Ordiiié 
wcane tutte le leggi; perchè dipendano dal lor arbi^ 
irio^ e le ministrino con la mano regia: che sono le 
ire cagioni ch'arreca Pomponio giureconsulto, ove narra 
che la plebe romana desidera la Legge delle XU Tor^ 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABILIMEirrO DE* PRIWCIW 1^3 

i^ole con qtiftl motto che T erano grati - jus latens^ 
incertamy et manus regia -^^ ed è la cagione della n'-^ 
tiosia ch'avevano i Padri dì dargliele^ dieeadojmores 
patrios seri^andoSy legts ferri non opoftei^^ oome rife^ 
lisce Dionigi d* Jlicarnasso ^ che fu meglio informato 
che Tuo Livio delle cose romane^ perchè le scrisse iaiiatto 
delle notizie di Mai'co Tet^nuo Farrone^ il <|iial fu 
acclamalo il dottissimo de' Romani ,• e in questa circo- 
stanza è per diametro opposto a XiVio , che narra in- 
torno a ciò, i Nobili^ per dirla con lui, dtsiderìa Plebi^ 
non aspernari: onde |>er questa tA altre maggiori con-« 
trarielà osservate ne'' Principi del Diritto Vnis^ersale^ 
essendo cotanto tra lor opposti i Primi Jutori che Scris- 
sesodi cotal Fa^fota da presso 2l cinquecento anni dapo^ 
meglio sarà di non credere a niun degli due: (a) tanto 
più che ue*^ medesimi tempi non là credettero né esso 
Farrone^ il quale nella grande opei a Rerum Divinaruat 
et Humanaruin diede origini tutte natie del LazJo a 
tutte le cose disvine ed umane d'essi Romani^ né Ci* 
cerone^ il qual in presenza di Quinto Muzio Sces/ola^ 
principe de^ Giureconsulti dellaisua età, fa dire a Marco 
Crasso oratore, che la Sapienza de' Decems^iri di giaa 
lunga superava quella di Dragone e di Solone che die- 
dero le leggi egli Ateniesi^ e quella di Ligurgo che 
diedele agli Spartani: eh' è lo stesso, che la Legge delle 
XII Tavole non era né da Sparta né da Aiene venuta 
in Roma* 

E crediamo in ciò epporci al vero, che non per altro 
Cicerone fece intarveaire Q. Muzio in queUa sola prima 
giornata, che, essendo al suo tempo cotal Favola troppo 
rìcevnta IraMelterati, nata dalla boria de' dotti di dare 
origini sapientissime al sapere che essi professavano , lo 
^he s'intende da quelle parole che'l medesimo Qasso 
diee^ fì-emant omnes^ dicam quod setUio^ perchè non 

(a) ma, per tornar al noslro proposito^ questo è'I Uno Princi. 
pio dcìV Eroismo Romano, 



Digitized by VjOOQIC 



IM LIBRO PRIMO 

• 

potessero opporgli ch^un oratore parlasse della 8toria 
del Diritto Romano, che si appartiene saper da^giuré- 
consulti (essendo allora queste due professioni tra lor 
divise) se Glasso avesse dintorno a ciò detto fiilso, Va- 
zio ne Tavrebbe certamente ripreso, siccome, al riferir 
di Pomponio^ riprese Servio Sulpizio chMnterviene in 
questi stessi ragionamenti, dicendogli, turpe es^e patri'- 
do viro jus^ in quo versaretur^ ignorare. Ma più cbe 
Cicerone e Farrone^ ci dà Polibio un invitto argomento 
di non credere né a Dionigi né a LMo, il quale senza 
contrasto seppe più di politica di questi due, e fiori da 
dugento anni più vicino a** Decemviri , che questi due. 
Egli nel lib. VI al num. lY e molti appresso, delPedi^ 
ziona di Giacomo Gronos^io^ a pie fermo si pone a con* 
templare la costituzione delle Republiche Libere più fa^ 
mose de^ tempi suoi: ed osserva la Romana esser diversa 
da quelle d'^Àtene e di Sparta, e più che di Sparta, es- 
serlo da quella d^Atene, dalla quale più che da Sparta, 
i Pareggiatori del Gius Attico col Romano vogliono 
esser venute le Leggi, per ordinarvi la Libertà popolare 
già innanzi fondata da Bruto: ma osserva al contrario 
somiglianti tra loro la Romana e la Cartaginese, la quale 
niuno mai si è sognato essere stata ordinata libera con 
le leggi di Grecia: lo che è tanto vero, chMn Cartagine 
era espressa legge che vietava a' Cartaginesi sapere di 
greca lettera. Ed uno scrittore sapientissimo di repu* 
bliche non fa sopra ciò questa cotanto naturale e co- 
tanto ovvia riflessione, e non ne investiga la cagion delia 
differenza: le republiche romana ed ateniese diverse 
ordinate con le medesime leggi^ e le republiche romana 
e cartaginese simili, ordinate con leggi diverse! Laonde 
per assolverlo d^un^ oscitanza si dissoluta, è necessaria 
cosa a dirsi che neiretà di Polibio non era ancor nata 
in Roma cotesta Favola delle leggi greche venute da 
Atene ad ordinarvi il governo libero popolare. 

QuesUi stessa Degnità per la terza parie apre la via 
agli ambiziosi nelle Republiche Popolari di portarsi 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABlUHKnTO Pb' PRINGIFJ ifk6 

alla Monarchia , col secondare lai disiderio nalaral delia 
plebe^ che, non intendendo universali, d^ògni partico- 
lare vuol una legge. Onde Siila ^ capoparte di nobiltà, 
vinto Mario ^ capoparte di plebe, riordinando lo stato 
popolare con governo aristocratico, rimediò alla molti- 
ludine delle leggi con le Quistioni Perpetue. 

E questa Degnità medesima per V ultima parte è là 
ragione arcana perchè ^ da Augusto incominciando, i 
Romani Princìpi fecero innumerabili leggi di Bagion 
Privata: e perchè i Sovrani e le Potenze cT Europa da 
per tutto ne^loro Stati Beali e nelle Bepubliche Libere 
ricevettero il Corpo del Diritto Civile BomanOy e quello 
del Diritto Canonico. 

xeni. Poiché h porta degli onori nelle Bepubliche 
Popolari tutta si è con le /e^^i aperta alla moltitudine 
avara che vi comanda^ non resta altro in pace, che 
contendervi di potenza^ non già con le leggi^ ma con 
le armi: e per la potenza comandare leggi perarric* 
cAf re, quali in Roma furono V Agrarie dé^ Gracchi: onde 
provengono nello stesso tempo guerre civili in casa^ ed 
ingiuste fuori. 

Questa Degnità per lo suo opposto conferma per tutto 
il mondo innanzi de^ Gracchi il Romano Eivismo. 

TtCIV. La Naturai Libertà è più feroce^ quanto i 
beni più a^ prop) corpi son attaccati^ e la civil se/vità 
s'* inceppa co^ beni di fortuna non necessaij alla vita. 

Questa Degnità per la prima pai-te è altro Principio 
del Naturai Eroismo de* primi popoli ^ per la secon- 
da, ella è'I Pnncipio naturale delle Monarchie. 

XCV. Gli uòmini prima aroano d^ uscir di suggezio- 
np, e disiderano ugualità: ecco le Plebi nelle Bepu^ 
bliche Aristocratiche , le quali finalmente cangiano in 
Popolati, i di poi si sforzano superare gli uguali: ecco 
le Plebi nelle Bepubliche Popolari corrotte in Bepu- 
bliche di Potenti; finalmente vogliono mettersi sotto le 
Leggi: ecco V Anarchie^ o Bepubliche. Popolari Sfre-- 
nate deUe quali non si dà piggiore Tirannide ^ dove 



Digitized by VjOOQIC 



126 - LIDBO PRIUO 

tanli fon i tiranni , quanti sono gli audaci e dissolati 
dello città: e quivi le Plebi fatte accorte da'/>ro/v ma/i\ 
per troifarvi rimedio^ vanno a salvarsi sotto le Menar- 
chie: ch^è la Legge Regia Naturale^ con la quale Ta- 
cito legilima la Monarchia Romana sotto dì Augusto^ 
qui cuncta hellis cìs^ilìbus fessa nomine principis sub 
imperhun jccspit. 

XCVL Dalla nalia libertà eslege i Nobili ^ quando 
sulle Famiglie si composero le prime città, furono ri- 
trosi ed di fieno ed a peso: ecco le Republiche Ari- 
stocratiche , nelle quali i Mobili son i Signori: da poi 
dalle plebi cresciute in gran numero ed agguerrite in- 
diitii a sojferire e leggi e pesi egualmente coi loro 
plebei: ecco i Nobili nelle Republiche popolari ^ final- 
mente per aver salva la vita comoda, naturalmente in- 
chinati alla suggezione d^ un solo: ecco ì Nobili sotto 
le Monarchie, 

Queste due Degnila con T altre innanzi, dalla LXVI 
iucominciando, son i Principj della Storia Ideal Eter- 
na^ la quale si è soj^ra delta. 

XGVII. Si conceda ciò che ragion non offende col 
dimandarsi che, dopo il Diluvio^ g4i uomini prima abi- 
tarono sopra i monti; alquanto tempo appressa cala- 
rono alle pianure i dopo lunga età finalmente si assi- 
curarono di condursi »* lidi del mare* 

XCVIII. Appresso Strabone è un luogo d'oro di 
Platone , che dice dopo i particolari dilus/j Ogigio e 
Dencal ionio aver gli nomini abitalo nelle grotte su i 
monti; e li riconosce ne^Po/Z/èm/, ne^ quali altrove rin* 
conlra i primi Padri di famiglia dei mondo ^ di poi 
sulle yàWé?, e gli avvisa in Bardano che fabricò Pc/- 
gàmoj che divenne poi la ròcca di Troja; finalmente 
nelle pianure^ e gli scorge in Ilo , dal quale Troja fa 
portata nel piano vicino al mare^ e fu detta Ilio. 

XCIX. È pur Antica Tradizione che Tiro prima fu 
fondata entro terra^ e di poi portata nel lido del mar 
Fenicio^ cornee certa istoria^ indi essere stala tragittala 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABItlVEllTO Difi' PRITrciPJ 127 

in uu^ Isola ivi da presso, qoindi da Jlessandro Magno 
riattaccala al suo Continente, 

L^aniecedfìDte Postulato eie due Degnila che gli vanno 
appresso, ne scoprono che prima si fondarono le Na- 
zioni mediterranee, da poi le maritime. 

E ne danno on grcoid^ argomento, che dimostra VAn-- 
tichità del popolo Ebreo , che da Noè si fondò nella 
Mesopotamiay ch^è la terra più mediterranea del primo 
mondo abitabile, e sì fu V antichissima di tutte le Na^ 
zioni: lo che vien confermato , perchè ivi fondossi la 
Prima Monarchia^ che fu quella degli Jssirj sopra la 
Gente Caldea ; dalla qoal eran usciti i Primi Sapienti 
del mondo^ de** quali fu principe Zoroaste. 

G. Gli uomini non s^ inducono ad abbandonar affatto 
le propie terre^ che sono naturalmente care a^ natii, che 
per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tem- 
po^ che o per T ingordigia d^ arricchire co* traffichi ^ o 
per gelosia di conservare gli acquisti. 

Questa Deguità èM Principio della Trasmigrazione 
dé^popoli^ fatta con le Colonie Eroiche Maritime^ con 
le inondazioni de^ Barbari, delle squali sole' scrisse fTol- 
fango Lazio, con le Colonie Romane ultime conosciute 
e con le Colonie degli Europei nelVIndie* 
' E questa slessa Degnila ci dimostra che le razze per^^ 
dute delU tre figlioli di Noè dovettero andar in un er^ 
ror bestiale: perchè col fuggire lecere, delle quali la 
gran selva della terra doveva pur troppo abbondare 
e coirinseguire le schive e ritrose donne ^ ch^in tale 
stato selvaggio dovevan essere sommamente ritrose e 
schive , e poi per cercare pascolo ed acqua , si ritro- 
vassero disperse per tutta la tenxij nel tempo che Jul-- 
minò la prìma volta il Cielo dopo il Diluvio: onde 
ogni Nazione Gentile cominciò da un suo Giosfe ; per- 
chè, Se avessero durato nelP Umanità , come il popolo 
di Dio vi durò, si sarebbero, come quello, ristati net* 
VAsia^ che tra per la vastità di quella gran parte del 
mondo , e per la scarsezza allora degli uomini , noa 



Digitized by VjOOQ IC 



1£8 LIBRO rniMo 

avellano nluna necessaria cagione d'^abbaudonare: quando 
non è naturai costume ch^ i paesi natii s' abbandonino 
per capriccio. 

CI. I Fenici furono i primi Nas^igatori del mondo 
antico. 

Cll. Le Nazioni nella loro barbarie sotw impeue* 
traJdli^ cbe si debbono irrompere da fuori con le guerre^ 
o da dentro spontaneamente aprire agli stranieri per 
r utilità de commerzj ; come Psammetico aprì V Egitto 
a' Greci delP Ionia e della Caria - i quali dopo i Fe- 
n/c/, dovetter essere celebri nella negoziazione mari^ 
ti ma - onde |)er le grandi ricchezze neW Ionia si fondò 
il tempio' di Giunone Samia {a\ e neHa Cariasi alzò 
il Mausoleo d^ Artemisia , che furono due delle sette 
maraviglie del mondo ; la gloria della qual negoziazione 
restò a quelli di Bodi^ nella bocca del cui porto erge- 
rono il gran Colosso del Sole ^ eh"" entrò nel numero 
delle marai^iglie suddette. Cosi il Chinese per Yutilità 
de^commerzj ha ultimameute aperto la China a^ nostri 
Europei. 

Queste ire Degnile ne danno il Principio d^ un al^ 
tro Etimologico delle voci d^ origine certa straniera, 
diverso da quello sopra detto delle voci nafie. Hepuò 
altresì dare la Storia di nazioni dopo alti^ nazioni 
portatesi con Colonie in terre straniere : come Napoli 
si disse da prima Sirena con voce siriaca^ cV^è argo- 
luento che i Siri o Tero Fenici yi avessero menato prima 
di tutti una cotonia^r cagioni di traffichi; dopo si 
disse Partenope con voce eroica greca; e finalmente 
con lingua greca volgare si dice Napoli: che sono pro- 
ve che vi fussero appresso passati i Greci per aprirvi 
società di negozj : ove dovette provenire una lingua 
mescolata di Fenicia e di Greca^ della quale più che 
della greca pura , si dice Tiberio imperadore essersi 

(a) inalzato in Samo, la cillà capital deW Ionia j e nella Ca* 
ria, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



ditètUtiOi appunto conte ne^ lidi di Taranto vi fu una 
Colonia Sìiiaca delta Siri ^ i cui abitatori erano chia* 
mali Si ri li i e pòi óa* Greci fu della Polieo^ e ne.lu 
ap|)ellata Miftetva Poiiadt^ che ivi a\e?a un suo iemplo. 

Questa Degnila altresì dà i PrincipJ di Scienza al^ 
V argomento di che scrisse il Gìambullari^ che la Xin- 
ifua Toscana sia d* Origine Siriaca i ia quale non potè 
provenire che dalli più antichi Fenici^ che furono i P/ i<- 
mi Na\ngaiof*i del mondo antico^ come poco sopra n'ab- 
biamo proposto una Degnila^ perchè appresso tal gla^ 
ria fu de^ Greci della Caria e dellVoD/a, e restò per 
ultimo a^ Rodiani. 

CHI. Si domanda ciò cb'è necessario jconcedersi , che 
nel lido del Lasbio fnsse stata menata alcuna Greca, Cr>- 
lonia^ elle poi da^ Romani vinta, e distrutta^ fosse re- 
stata seppellita nelle tenebre dell! antichità. 

Se ciò non si concede, chiunque riflette e combina 
sopra V antichità , è Aalordito dalia Stona Romana ; 
ove narra Etvole^ E^afutro^ Àrcadi ^-Frigj dentro del 
Lazio, Stivio Tullio greco, Tarquinio Prisco figlinolo 
di Demarato corintio^ Enea fondatore della Gente Ro^ 
maria: certamente le letttìt latine^ Tacito osserva, 
somiglianti alP antiche greche : quando a^ tempi, di 
Servio Tullio^ per giudizio di Livio ^ non poterono i 
Bomani nemmeno udire il famoso nome di Pitagora.^ 
ch'insegnava nella sua celebratissima scuola in Cotronef 
e non incominetaron a conoscersi co^Greci d* Italia^ che 
con 1- occasione della guerra di Ta/unto, che portb ap- 
presso quella di Pin^o co* Greci oUramare., 

CIV. È un detto degno di considerazione quello di 
Dion Cassio^ che la Consuetudine è simile al Re^ e 
la Legge al tiranno ,- che deesi intendere della consue- 
tudine ragionevole, e della legge non animata da ra- 
gion naturale. 

Queste binila dagli effetti diffinisce altresì la gran 
dispula, se vi sia diritto in natura^ o sia egli neWop^ 
penione degli uomini^ la qual è la stessa che la pro- 
Vico. Offtrc , f ol. V. 9 



Digitized by VjOOQIC 



1^30 LiBao PDiMo 

posta nel CaroUaiio delF Vili , ^€ la Natura Urna nn 
sia sociewle. Pecche il DiriHo Naturai delle Genti 
essendo sialo ordinalo dalla Consuetudine - la qnul 
Dione dice couiandare da Re con piacere - , non or- 
dinalo con tegffe - che Dion dice comandare da tiranno 
Qon forza -^ perocché egli è nato con es§i costumi ii- 
mani asciti dalla matura cohumb delle hazios i , eh' è 
il subiello adegualo di questa Scibscza*, e tal Diritto con- 
serica lUmatìa Società i né essendovi cosa più nata- 
vale , perché non vi è cosa che piaccia più che cele* 
bràre l naturali costumi: per tutto ciò la Natura V- 
mana^ dàlia quale sono usciti tali costumi^ ella é so- 
cies/ole. 

Questa stessa Degnila con V Vili e 'I di lei Corolla* 
rio dimostra che V uomo non è ingiusto per natura 
assolutamente y ma per natura caduta e debole i e ^n 
conseguenza dimostra il Primo. Principio della Cristia-- 
na BeUgioncy ch^è Adamo Intiero ^ qual dovette nel- 
V idea ottima essere stato, criato da Dio: e quindi di- 
mostra i Catolici Principi della Grazia ; ch^ella operi 
neir nomo ch^ abbia la privazione , pon la negazione 
delle buon^opere; e sì ne abbia una potenza ine/fica- 
ce, e perciò sia efficace la Grazia; che perciò non può 
stare senta il Principio delP arbitrio Libero ; il quale 
naim^tmente è da Dio ajutato con la di lui Pros^e- 
denza , come si é dello sopra nel II Corollario della 
medesima Vili; sulla quale la Cristiana conviene con 
futtt T^alhyt Religioni ; ch^era c).ue|lo sopra di che Gro^ 
zio^ Seldenoy Puferhdorjio dovevano innanzi ogoi altra 
cosa (ondar i loro sistemi^ e convenire coi Romani Giu- 
reconsulti, che difiìnLscono il Diritto Naturai delle Genti 
essere stato dalla Dii^ina Procedenza ordinato C^). 

(*) ^vcovkòo V Errata-corrige all' edizione del i73oi alla Dcgnità 
CV dovrebbe precedere la segur^nte : 

Vjs^sor^t di luUQ le umane. aùoni SQOQU-e: Onestà, Utilità 
l^^cessità. 

Questa Degaità dà i Prìucipj delta differenza tra *\ Diritto Na* 
turai dc^ Filosofi (eh' è delUlo dell' Onestày^tr la quale gli ao- 



Digitized by VjOOQIC 



LO STABlUME.rrO lyE,'' VMUCm IM 

CV. Jl Diritio Naturai delle Genti è uscito col co- 
stumi little Naz^ioni Ira loro conforou iu qq senso co^- 
mane umano^ seoi? alcuua. riflessione , € sensa gen- 
der esemplo Tuna dalPallra. 

Questa Degnila col detto, di Dione^ riferito nelP aa- 
leet'dente , sUilulisce , lar Prowdenza essere V'Ordina- 
irice del Diritto Naturai delle Genti^ perob^ ella è la 
Bigina delle faccende deyli uomini. 

Questa' stessa stabilisce la diiTtreusa (a) del Diritto 
Naturai degli Ebrei , del Diritto Naturai ddle Genti ^ 
e Diritto Naturai de' Filosofi: perchè le Genti n'ebbero 
i soli ordinar] ajuti dalla Provedenui^ fgiì Ebrei n'eb- 
bero anco ajuti estraordinarj dal Fero Dio j per lo 
che tutto il mondo delle nazioni era da essi diviso tra 
Ebrei e Genti ; e i Filosofi il ragionano pia perfetto 
di quello cbe'l costuman le Genti ^ i quali non ven- 
nero che da un due mila anni dopo essersi fondale le 
Genti. Per tutte le quali tre differenze non osservata 
debbo» cadere 11 tre sist^imi di Grozio , di Seldeno , 
di Pufendorfio. 

evi. Le dottrine debbono cominciare da quando cOr 
iiiiiiciaiio le materie che trattano. 

Questa Degnila, allogala qui per la pariicohu' ma-- 

mìm c*ovn hbono ^ler ragion Fare li più fSftUi doveri della Giusti^ 
»i«\r'l Diritto Niilural deUe Ge«li,clnj»i può oUenere dalla Natora 
UiiiHiiiicorrultii^ «he per le utUità e necessità della W/fl gli uomioi 
4 «Il Ih ilio quel giusto, onde si conserva l* Umana Società : che 
.è qufllo cbel Giun'considti Bomani «licououel diffinirloiuif ejri- 
genie atque huntéans neces^Hatibtis exposttdantibus. 

(a) da noi qui sopra deHa d<'l Diritto Naturai delie Gentil Di- 
ritto naturai ite' Filosofi e Diritto Naturai degli Ebwj che cre- 
dfvnuo n<*llM proi^cdenza (Tana Mente Infimiia, e sopra il i^ìimì 
fhbero riordinata da l>«» quella leg^ ch'avevanavulo dal prin- 
vipio dei mondo, così santa, che vitla anco i pensieri meno chs 
giusti j\a quale non poteva osservarsi che da un popolo , che ri- 
««-risse e temesse un Dio tutti* mente, chtj $pia nei cuori def^i iia- 
mini: %\\forui di tal legge osservavano tutti i doveri ddVonesIà $ 
onde giusto nella /i/fgim santa significa uomo d* ogni virtii: per 
lo I he i;li Ehrt^i sono da Teo/rastù chiauiali Filosofi per natura^ 
Per luùc le quali, ce. 



Digitized by VjOOQ IC 



132 LUBBÓ ri IMO 

ieHa del Diritto Naturai ielle Genti ^ elio è uriher'- 
salmente osata in tutte le materie che qui si trattano; 
ond^'era^ da proporsi tra le Degnìtà Generali^ ma si 
è posta qni perchè in questa più che in ogni altra par- 
ticolar materia fa vedere la sua verità , e T importanza 
di farne uso. 

GVH. Le Genti cominciarono prima delle Città ^ e 
sono quelle die da^ Latini si dissero Gentes Majores , 
o sia Case Nobili Antiche ; come quelle de* Padri^ de^ 
quali Xomo/o compose il Senato^ e col Senato la JIo- 
mana Città (a), come al contrario si dissero Gentes 
Minores le Case Nobili Nuoi'e fondate dopo le Città^ 
come furono quelle de' Padri , de' quali Giunio Bruto^ 
cacciati li re, riempiè il senato, quasi esausto per le morti 
de"* senatori fatti morire da Tarquinio Superbo. 

CVIII. Tale fu la Dis^ìsione degli Dei, tra quelli delle 
Genti Maggiori, o vero Dei cònsagratì dalle Fami- 
glie innanzi delle Città ; i quali appo i Greci e Latini 
certamente, e qui proverassi appo i primi Àssirj , o 
vero Caldei j Fenici^ Egizj\ furono dodici: il qcial no- 
vero fu tanto famoso tra i Greci , che V intendevano 
con la sola parola i^Bix»', -e vanno confusamente rac- 
colti in un distico latino riferito ne' Principi del Di- 
ritto Unis^ersale ; i quali però qui nel Libro secondo, 
con 4]na Teogonia Naturale , o sia generazione degli 
Dei naturalmente fatta "nelle menti de' Greci, usciranno 
cosi ordinali : Giove, Giuno:ie, Diaka, Apollo, Vulcano, 
Satveno^ Vesta, Marte, Yenbre, MiiCEavA, MBacuftio, 
Hettusso: e gli Dei delle Genti Minori o vero Dei con^ 
segrali appresso dai popoli , come Romolo , il qual 
nioi*to , il popolo romano appellò Dio Quirino. 

Per queste tre Degnità li tre Sistemi di Grozio , di 
Seldeno, 4i Pufendorfio mancano nei loro Principi ; 
eh' incominciano dalle Nazioni guardate tra loro n^Uii 

. {a) Ira le quali fu Mrlameutc V ^ppia Cìmtdia co' siivi vé^ssulU 
venutavi dn itegiìlo : come, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



UO 9TABH4XKIT0 W IAIUCIPJ tM 

Società di tulio il Gerver Umano': il quale appo tulle 
le prime nazioni^ xoroe sarà qui diinosli:alo, cominciò 
dal tempo delle Famiglie ,.soUo gli Dei delle Genti 
delle Maggiori. 

CIX. Gli uomini di corte idee slimano diritto quaolo 
si è spiegato con le parole. 

ex. £ aurea la diffinizione tXoì'Vlpiano assegna del- 
r Equità Gs^ile; cb^ella è probabilis quaedam txUio 
non omnibus hominibus naturaliter cognita (corneo 
TEquilà Halurale), se4 paucis tantum qui prudentià^ 
usu ^ doctrìnà praediti didicerunt quae ad societatrs 
humanae conseivaiionem sani necessaria: la quale in 
beir italiano si eli lama 'Aaj/o/t di Stato. 

CXi. Il Certo delle Leggi è ììn^oscwezza dvlla Ra^ 
gione unicamente sostenuta daW Jutoritàf che le ciia 
spcriiuenlare dure nel praticarle ^ e siamo n«!cessilali 
praticarle per lo dir lor Certo^ che in buon Ialino si- 
gnifica /?a/*£ica/ar/;&2a/o , o, come le Scuole dicono^ 
individualo; nel qual senso cattim e commune con 
troppa- latina eleganza son opposti tra loro. 

Questa Degnila con le due seguenti diffirdzioni co- 
stituiscono il Principio della Ragion Stiletta; della qual 
è regola Y Equità Civile ; al cui Ce$'to , o sia alla de- 
lermiuata particolarità delle cui parole, i barbaci dH» 
dee particolari natuinlmente s* acquetano^ e tale sti- 
mano il diritto che lor si debba : onde ciò che in tali 
casi Vlpiano dice -lex dura est, sed scripta est- tu 
diresti con più bellezza latina e con maggior eleganza 
legale: lea: dura est, sed certa est* 

CXII. Gli uomini intelligenti slimano dirìtto tutto 
ciò che delta essa uguale utilità delle cause. 

CXIII. Il Fero delie Leggi è un certo lume e splen* 
dorè di che ne illumina la Ragion Natw^ale} onde spesso 
i Giureconsulti (a) usan dire verum est, per aequum est. 



(a) ed anco i voìgi^n l^iinl Scriliori dal secolo ó^Jttgiisto in poi 
ìu ragtonastlo ds jmìjììo vtati, (ec. 



Digitized by VjOOQIC 



13t LiBno pniMO 

Qaesla diflSntzione , comelaCXf, sono proposizioni 
particolari per far le prove nella particoiar materia del 
Diritto Naturai delle Genti , uscite dalle due generati 
IX e X, che trattano del Fero e del Certo general - 
mente per far le conchiosioni in tutte le materie che 
qui si trattano. 

CXIV. V Equità Naturale della Ragion Umana tutta 
spiegata è una pratica della Sapienza nelle faccende 
delP utilità: poiché Sapienza nelP ampiezza sua altro 
non è che Scienza dljàr uso'delìe cose guai esse hanno 
in natutn. 

Questa Degnità con Taltre due seguènti di/finizioni 
costituiscono H Principio della Ragion Benigna , re- 
golata d^ìVEquità Natutnle y la qual è conaturale alle 
Nazioni ingentilite: dalla quale Scttola Publica si di- 
mostrerà esser ascili i Filosofi. 

Tutte queste sei ultime Proposizioni ferniano che la 
PìV^denza fu VOrdinatr ice del Diritto Naturai delle 
trenti; la qual permise che, poiché per lunga scorsa di 
secoli le nazioni avevano à vivere incapaci dfel Fero e 
deìVEquità Natuiule^ la quale più rischiararono appi*esso 
i Filosofia esse si alCenessero al Certo ed ?\VEquìtà Ci- 
9ìle^ che scrupolosamente custodisce le parole dogli or- 
dini e delle leggi^ e da queste fossero portate ad osser- 
varle genera/meli/^, anco ne^ casi che riuscissero dure, 
perchè si serbassetx) le Nazioni. 

B queste istesse sei Proposizioni , sconosciute dagli ' 
tre Pìincipj della DotUina del Diritto Naturai delle 
Genti , fecero eh' essi tutti e tre errassero di concertò 
nello stabilirne i loro Sistemi : pere' han creduto che 
V Equità Naturale nella sua idea ottima ftisse stata iit-^ 
tesa dalle Nazioni Gentili un da' loro prìmi incomin- 
ciamenti senza riflettere che vi volle da un due mila 
anni perchè in alcuna fussero provenuti i Filosofi , e 
senza privilegiarvi un popolo con particolarità assi- 
stito dal vero Dio. 



Digitized by VjOOQIC 



LO STiBlLIMEKTO BE' PBIVCIPJ 135 

Dfe' PfilNCIPJ 

Ora, per fare sperienza se le Pix>posizioni noverate 
finora per Elemesti di questa JbiVn&il. debbano dare la 
yò/vna alle MATERIE apparecchiale nel principio sulU Ta^ 
s^oìa Cronològica , preghiamo il leggitore che rifletta 
a qìxanto si è sctitio A^ìulotno z* Frindp/ di qualon* 
qu> materia di tutto lo scibile dMne ed umano della 
Gentilità; e combini ^ se egli ììeiccìb Sconcezza con esse 
Proposizioni o tutte ^ o p/ò, o una; perchè tanto sto 
con una, quanto sarebbe con tutte; perchè ognuna di 
quelle fa acconcezza eon tutte : xAìe certamente egli, fa- 
cendo colai confronto , s** accorgerà {a) che sono tolti 

' (n) ewere tnUi pregtHìtizj oscuri e sconci j e la \ot Jìmtasia rsser 
un cfH'ite dì taniimostn\ e la lor mcnwria luin cimmeria gtvUa di 
ionie tenebre. Ma* |>(*rrhé e^li cangi iti piacere la dispiaccnza^ 
che cerlamenle dovrà rècMrglI colai veduta, 1b qualci qoanlo egli 
s»rkpik addottnnaio^ flovrik furglisi sentire maggiore, prpf>liè ptà 
il disagia ed incompdti di ciò, sullo- che esso già riposava , per 
tulio ciò esso fiiccia conio che quanto imagina^ e si ricordti di 
tutte le parti che rompiono il subieìto della Sapienza Prtìfana^ 
sta una di quelle capricciose dipintufeyìe quali sfacciaie daano a 
vedere informissimi mostri j ma dal giusto punto della loro prò» 
spettila guardate di prolilo, danno a vedere bellissime formate 
figure. 

Ma tal giusto punto di prospettiva ci niégano di ritrovare la 
due borie^ che nelle Degnila abbiamo dinio^lro : la boria delle 
NationifcUe diceva Diodorò «S/co/o ci' essere slate ogni una la 
prima del mondo^ dalU quale da Gioseffb udimmo essere stata 
fontana V htfrea, ci disanima di rilrovare^ i Principj di Questa 
Scienza da* Filologi j la boria ile' Dotti, che vogliono ciò che essi 
sanno essere stato conosciuto o almeno intenso dal principio del 
mondo ^^c\ dispera di ritrovarli da' Filosofi. In tal disperazione 
hassi a porre il leggitore che voglia di questa Scienza profittare^ 
come se per lo di lei acquisto non ci fossero affatto libri nel mon* 
do. Né altrimenti noi Paremmo ritrovata^ se non se la Provedenza 
Di^'ina ci avesse cosi guidato nel eorso de* nostri studj, die, noh ^ 
avendo avuto maestri^ non ci detefiainamhfio da niuHa passione 
discuoia o setta; e 'n cotal guisa dalla bella prima che incomin- 
ciammo a profondare ne' Principf delV Umtìniià Gentilescn^zem." 
J»re meno e meno soddisfacendoci ciò ette se n'aera scritto^ stabì* 
immo finalmentf* <iri ben venti anni fa di non legger più libri ^ co- 



Digitized by VjOOQIC 



136 Lmio ptmo 

luoghi di confasa memoria^ latte 4inagini di mal rego- 
lata fantasia^ e oian essere parto à^ intendimento ^ il 
qual è stato trattenuto ozioso alalie due borie che nelle 
Begnità noverammo. Laonde, perchè la boria delle Na^ 
uoni - d'essere stala ognuna la prima del Biondo - ci 
disanima di ritrovare i Principi di questa Scienza da^ 
Filologi: altronde la boria de' Dotti ^ ì quali vogliono 
eiò eh* essi sanno* essere stato eminentemente inteso 
fin dal principio del mondo ^ ci dispera di ritrovarli 
da' Filosofi: cfoindi per questa Ricerca si dee far conto 
come se non vi fussero Libri nel Mondo. 

Ma in tal densa notte di teneWe, ond^è. coveri,a la 
prima da noi lontanissima Antichità, apparisce questp 
lame eterno, che non tramonta, di questa Verità, la 
quale non si pud a patto alcuno chiamar in dubbio, che 
questo Mondo Civile e^li certaa%ente è stato fatto dagli 
Uomini: onde se ne possono, perchè se ne debbono, ri- 
trovare i Principi dentro le modificazioni della nostra 
medesima mente umana. liO che a chiunque vi rifletta, 
dee recar maraviglia, come tutti i Filosofi seriosamente 
si studiarono di conseguire la Scienza di questo Mondo 
Natui*ale ,* dei quale , perchè Iddio egli il fece , esso 
solo ne ha la Scienza; e tracurarono di meditare su 
questo Mondo delle Razioni , o sia Mondo Civile , del 
quale , perciiè Valevano fatto gli uomini^ ne potevano 
conseguire la Scienza gli uomini: il quale stravagante 
eflello è provenuto da quella miseria, la qiìal avvertim- 
mo nelle Degnità^ della Mente Umana ^ la quale restata 
immersa e seppelIKa nel corpo, è naturalmente inchi- 
nata a sentire le cose del corpo, e dee usare troppo 
sforzo e fatiga per intendere sé medesima; come Toc- 
ine uUtmiinirnte risapemmo aver fallo con giiisOi sforzo^ me can 
infelice evento j V itigli iU;se Tommaso Obbes^ ti quaUiu questa 
parie credente di accrescere la greca filosofia ni nlérire di Gior* 
gio Paschio • de ErudUis HujusSaeculi Invenlis -; e wne i»attlaya 
co* suoi dotti amieif che, se esso* come queliti avesse seguitato a 
leggere gli s<nUori, non sarelfbepià il'ogniuno di e»s'. Ma in tal 
densa Dette, ee. 



Digitized by VjOOQIC 



ho STA»lU«E?ITO !>»" f ni?(CiFJ 137 

«bio òorporale che vec)e tolli gli obieili faori di sé , ed 
ba dello spec(!hìo bisogno per vedette sé stesso. 

Or, poicH^ questo Mondo 4i Nazicati egli è stato 
fatto dagli Uohtiniy vediamo, in quali cose hanno con 
perpetuità. co/iv^erififo e tuttarvia vi contengono' tutti gli 
uomini^ perchè tali cose ne polraoNo dare i Principj 
universali ed eterni^ quali devon essere d^ogiii Scien^ 
zu y sopra \ quali tutte sursero e tulle vi si conseivano 
in Nazioni, 

Osserviamo tutte le Nazioni cosi barbare conte unta- 
ne , quantunque per immensi spazj di luoghi e tempi 
tra loro^ontane divisamente fondate, custodire quesU 
tre umani costumi: fheiuiìe hanno qualche religione^ 
lulte contraggono mattimonj solenni ; \.\xV\a seppeUi- 
scono i loro morti: né tra uaiioni quantunque selvagge 
e crude si celebrano azioni umane con più ricercale 
cerimonie t* più eonsagrate solennità^ che religioni^ 
matrimonj e sepolture: che per la Degnila -che idee 
aniforaii nate tra popoli sconoscìuli Ira loro debhun 
aveìr un |irincipio comune di Vero - dee essere stato del- 
lato a tulle, che da queste tre cose incominciò appo 
tutte r Umanità; e perciò si debbano santissimamente 
custodire da tutte, perchè 'I M^ndo non s'^ infierisca e 
si rinsehi di nuo^o. Vevcxb abbia»Ao presi questi tì-e 
costumi eterni ed universali |>er ite pnmi Principi £ 
questa Scienza. 

Uè CI accusino di falso il primo i Moderni viaggia- 
tori^ i quali narrano che popoli del Brasile^ di Cafra 
ed altre nazioni del Mondo Nuovo (e JiUonio A mal do 
créde lo stesso degli^abilaioridell'/Va/t; chiamate .//i/f7- 
h) che vii^ano in società senza alcuna cognizione 
di Dio: da^ quali forse persuaso Bayle afTerma nel TéUt^ 
iato delle Comete^ che possano i popoli' senza lume di 
Dio vivere con giustizia: che tanto non osò afleriu^ra 
Polibio; al cui dello da taluni s'acclama che, se fas^ 
sero al mondo Filo^sofi che 'n forza della Ragione, non 
delle Leggi, vi vesserei con giustizia, al mondo non Jà- 



Digitized by VjOOQ IC 



136 LIBRO PRIMO 

rébber uopo Heligionì, Quéste sono no\^dle di Vittg" 
giat^ri che procurano smallimento a"^ lor libri con mo- 
stniosi ragguagli. Certamente Andrea Rudigero nella 
sua Fìsica inagniGcainénle intitolala Di^ina^ che vuoTe 
che sia Tunica via di mezzo tra IHiteismo e la supersti- 
zione, egli à?? Censori deW Università di Genevra^ nella 
c]ual Republica, come Ubera popolare, dee essere alquanto 
più di libertà nello scrivere, è di tal sentimento grave- 
mente notato, che^l dica con troppo di sicurezza.^ dipòlo 
stesso che dire con non poco d** audacia. Perchè tutta 
le nazioni credono in una Divinità Provedente^ onde 
quattro, e non più, si hanno potuto trovare Religioni 
Prihmrie per tutta la scorsa de' tempi, e per tutta l'am- 
piezza di questo mondo civile: una degli Ehrei^ eqnindi 
altra de' Ciistiani^ che credono nella Divinità d' una 
Mente Infinita libera; la terza de' Gentili^ che la cre- 
dono di più Dei, invaginati composti di corpo e di mente 
libera; onde quando vogliono significare la Divinità che 
regge e conserva il mondo, dicono Deos ImrHorlales: 
la quarta ed ultima de' Maomettani , che la credono 
d^un Dio infinita Mente libera in un infinito Corpo; 
perchè aspettano piaceri de'sensi per premj neiraltra vita. 
Ninna credette in un Dio tutto corpo^ o pure in un 
Dio tulio Mente ., la quale non fusse libera. Quindi né 
gli Epicurei^ che non danno altro che còrpo, e col corpo 
il caso; né gli Stoici^ che danno Dio in infinito corpo 
infinita mente suggella al Fato, che sai^hbero per tal 
"^arte gli Spìnosisti^ poterono ragionare di Republica^ 
né di Leggi ^ e Benedetto Spinosa parla di Republica 
come d'una Società che fussé di Melcadantu Per lo che 
aveva la ragion Cicerone^ ilqUal ad Attico ^ perch'egli 
era Epicureo ^ diceva non poter esso con Ini ragionar 
delle Leggi ^ se quello non gli avesse conceduto che vi 
sia Procedenza Divina, Tanto le due sette Stoica ed 
Epicurea sono comportevoli con la Romana Giurisi 
prudenza^ la quale pone la Procedenza Divina per prin- 
cipal suo principio ! 



Digitized by VjOOQIC 



U) STAÉItlMESlTO DE* riS1?[CIPJ 139 

L' opprnlonie poi (a) ^ cir i concubiti certi di fatte 
d* uomini liberi con /emine Ubere senta solennità di 
mattimonj non contengano ninna natut^le. nmliziay 
eWnda tutte le Nazioni del inornlo è ripresa iti falso 
con essi costumi umani y co'^ quali tulle rei ìgtòsamcnle 
celebrano i 91atrìmonj f e con essi dininiscono, che 'a 
gi-ado^henchè rimesso sia tal peccato di bestia. Per- 
ciocché, qnanlo è per tali genitori , non lenendoli coti* 
ginntt nian vincolo necessario di logge, essi vanno a 
disperdere^ i loro figlioli naturali; i quali, potendosi i 
loro genitori ad ogni ora dividere , eglino, abbandonali 
da entrambi, deono giacer esposti per esser divorali da* 
cani; e se PUniamtà^o publica, o privata, non gli alle* 
vasse, dovrebbero crescere sensfii avere chi insegnasse 
loro religione, tìé lingua, né altro umano costume: onde, 
quanto è per essi, di questo mondo di nazioni di taiile 
belle arti deir Umanità arricchito ed adorno vanno a 
fare la grande antichissima selva ^ per enlro a cui di- 
vagavano con nefario ferino errore te bruite fiere d'pr- 
feo: delle quali i figlioli con le madri ^ i padri con le 
figliole usavano la venere bestiale, ch^é P infame nefjj^ 
del Mondo Eslege^ che Socrate con ragioni fisiche poco 
propie voleva provare esser vietato dalla Natura; es- 
scimIo egli vietato dalla Natura Umana , perchè tali 
concubiti appo tulle le nazioni sono naturalmente ab-- 
borriti^ né da talune furono praticati, che neWultima 
loro con*uzione^ come da* Persiani. 

Finalmente quanto gran Principio dtWÌJmanità sicno 
le sepolture j s* imagìni uno stato ferino , nel quale 
restino insepolti i cada\^eri umani sopra la terra ad 
esser esca rfe' cor\^i e cani j che certamente con quésto 
bestiale costume dee andar di concerto quello d' esser 
incohi i campi y nonché disabitate le città; e elio gli 



(a) se vogliR opporsi «t secondo ulciino che in qaesta mansne' 
iudine d* ntti e parole sin iU mente più immane, cliv non furono 
le fiere dOifeo^ e voglia ii}»|)rovare a* dissoÌult| «ti' i conatliit, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



liO tlBRO PRIMO 

QoiBÌni a guisa di porci anderebbono a mangiar le gbiao* 
de còlle jdentro il marciarne de^ loro- morti congiunti* 
onde a gran ragione le ji>/7o//ure con quella espressione 
sublime foederj cenubis mvxjni ci furono diffinite 
e, con minor grandezza^, bvmjkitjtis coHuzhQid 
ci furono descrilie da Tacito* Oltreché questo è un pìa^ 
cìtOi nel quale cevlamente son coni>enute tutte le jiazioni 
gentili^ /jhe Vanirne restassero sopra la terra inquifte.j 
ed andassero errando intorno a' loro corpi insepolti ^ 
e*n conseguenza che non muojano coMoro corpi ^ ma 
che sieno immortali^ e che tale consentimento fusse 
ancora sialo AM antiche barbare^ ce ne couTÌiicono i 
popoli di Guinea , corats attesta Ugone LinschotanQ , 
di quei del Ptrù e del Messico Jcosta - de^ Indicis - de- 
gli abitatori della Firginia Tommaso Js^iot^ di quelli 
d^lla Nuova Inghilterra Ricardo fFaitbornlo^ di quelli 
del regno di Siam Giusejffo Scultenìo {ay Laonde Se- 
neca concbimle: quumde Immortalitàte loquimur^ non 
Ici^e nhomentum apud nos habet consensus hominum 
aut timentium Injferos^ aut colentium: hac pet^suasiont 
publica utor. 



DEL METODO 

Per lo intiero stabilimento de'' frikcipj^ i quali si sono 
presi di questa Scienza^ ci rimane in questo piimo Li- 
bro di ragionare del metodo che debhe ella usare. Per- 
chè, dovendo ella cominciare donde»ne incominciò la 
materia^ siccome si è proposto nelle Degni tà ; e sì 
avendo noi a ripeterla per li Fi/o/ojì dalle pietre di 
Deucalione e Pirro ^ da'* sassi d\4nJione (ft), dagli 
uomini nati o da^ solchi di Ca4mo^ o disila dura ro- 

(a) Tanto che da queste Nazioni ancora dove esser andato ad 
imparare o insegnare il dogma dell' Immortalità dell' anima orna- 
eia Pila gora. Laonde, ec. 

(b) ^fà\\9 fittìe d'Orfeo, ec. 



Digitized by VjOO^ IC 



STAB1LIMK«T0 Ri' MlSClPi 141 

ftre di Firgilìo } e per H Filosofi dalle ìnnocchie d^E- 
picuro^ dalle cicale di Obb^s^ da' semplicioni di Gro^ 
zh^ da' gìtfati in questo mondo senza ni una Cura ó 
ojuto di Dio di Pufendorfio; gofB e fieri , quanto i gi- 
ganti ^ detti los Patacónes^ die dicono ritrotarsi presso 
lo stretto di Magaglianes , cioè da' Polifemi d'Omero^ 
ne' quali Piatone riconosce i primi Padri nello stato 
delle Famiglie (questa Scienza ci lian dato de* Prin^ 
cipj deir Umanità cosi i Filologi come i Filosofi/) e 
dovendo noi incominciar a ragionarne, da che quelli 
incominciaron a umanamente pensare ^ e nella loro 
immane fierezza e sfrenala libertà bestiale non essen- 
dovi altro mezzo per addimesticar quella ed infrenar 
questa ch'uno spas^entosò pensiero d*una qualche Di-- 
vinità^ il cui timore, come si è dtftto nelle Degnila^ 
è M solo potente mezzo di ridurre in uffizio una libertà 
inferocita: per vìnseììire h guisa di tal primo pensiero 
umano nato nel mondo delta Gentilità / fncontrammo 
l'aspre difficultà che ci han costo la Ricerca di ben 
venti anni^ é discendere da queste nostre umane in- 
gentilite nature a quelle affatto fiere ed immani, le quali 
ci è affcttto negato d^imaginare^ e solamente a gran 
pena ci è permesso d"* intendere {a). 

{a) che è la molesta /aliga che deuu («r i Curiosi di questa 
Scien%a'd\ coprire d oblio le \orojantasie e le loro memorie^ e la* 
•ci*r libei'O il luogo a\ solo intendimento i e'o colai guUa da tal 
primo pensier umano ìncomtncieraiiDo a scoprire le finora sep- 
pellile origini di tante cose che cotiinoiigono ed Hhhelliscoiio cosi 
questo Mondo Civile^ ccrthe quello delle Scirnze: ner lo cui sco- 
pi imento conjanla ^oria Ita vagliarono, del Mouao Civile Marco 
Terenzio Garrone, ne* suoi libri' Rerum diviuarum et humtnia* 
rum -e àA Móndo delle Scienze Bacone da FetHitamio i. e sven- 
tata ógni bona, e q^iella delle Nazioni per ciò che'atiieusi hI 
mondo civile^ e quella de* Dotti per cid che riguarda il motido 
delie Scienze, tutte con merito di verità e con ragion di giustizia ^ 
quali per la sene éeWumane cose e deW umane idee che uelie De* 
grn'M propooenimo, dehbon esser V origini di tutte le cose^ tutte *m. 

semplici e /ozse^ fi ravviseranno qui, come in loro embrione e ma- 
trice, dentro la Sapienza de' Poeti Teologi, che furono i primi 
Sapienti del mondo gentilesco, Per tutto ciòj ce. 



Digitized by VjOOQ IC 



Iji Luno rniiuo 

Pt^r tiHlo ciò elobbia iiuo cominciale da uHa qualche 
coffnh^ione di Di^^ deUa quale non sieno prwi gli tfo- 
nrrn/, quantunque sehagp j fien.ed immani: tal co- 
gnizione dimoslriamo esser questa: ebe Vuemo caduto 
nella disperazione di lutti i soccórsi della Natura . 
disidera una cosa superiore che lo sahasse : ma cosa 
superiore aita Nàtma è Iddio } e questo è il hune ch'Id- 
dio ha sparso sopra lutti gli MO«?uni. Ciò si conferiua 
con questo comune costume umano, ebe gli nominili' 
herlìni^ hwvcchiando^ perchè si sentono niancarele forze 
ualurali, divengono naturahuente religiosi^ . 

Ma tali primi uomini , che furona poi i Principi delle 
nazioni Gentili^ dovevano pensare a forti spinte di 
violèntissime passiom^ ch'è il pensare da bestie. Quindi 
dobbiamo andare da vna Volgar Èteìafisica , la quale 
si è avvisata nelle Degnila^ e troveremo che fu la Teo* 
logia de'* Poeti ; e da quella ripetere il pensiero spa-- 
ventoso d^una qualche Dis^inità , di'* alle passioni be- 
stiali dì tali uomini. [>erduti pose modo e misura^ e le 
rendè passioni umane. Da còtal pensiero dovette na- 
scere il conato^ il qual è propio delP umana volonlà^ 
(li teoer in freno i moti impressi alla niente dal corpo, 
per o affatto acquetarli, ch^è deìV Uomo Sapiente^ o al- 
meno dar loro altra direzione ad usi migliori, ch'è del- 
VUomo Civile. Questo inrreoar il moto de^ corpi cer- 
tamente egli è un efTello della libertà deiriT/nano Ar-^ 
hitrio , e si delU libera Folontà , la qua! è domicilio 
it stanza di tutte le Firtà^ e tra le altre della Giù- 
stizìà; da cui informata la a^o/on/à è *l^ii2»f el/o cfi to/to 
il Giusto^ e di tutti i diritti the sono dettati dal Giu- 
sto: perchè dar conato a' corpi tanto è quanto dar loro 
libertà di n^golar i lor moti; quando i corpi tutti sono 
agenti necessari in natura : e que* di' i Mecanici dicono 
potenze^ forze , conati^ sono moti insensibili d'essi 
corpi , co' quali essi o s' appressano, come volle la M'e- 
canica Antica^ a' loro centri di gravita^ o s'allonta- 
nano, come vuole la Mccanica Nuova ^ da' loro centri 
del moto. 



Digitized by VjOOQ IC 



LO $^AE{LI»l£^TO D^' PRlTCGirJ 143 

Ma. gli aoiìHni perla lóro corvolta natura^ essendo U- 
lanneggiati dBWJmor propia^ per lo quale non sieguono 
prìncipakiiente che la pjH>pia.uliUtà^ onde eglino ?o<^ 
lendo tutto T utile )ier sé, e niana pai'le per l.o com- 
pagno, noìiiposson essi porre in conato le passio fu 
per indirizzarle a giustizia : qoiiidi ^labiUamo che Tuo^ 
aio nello stato bestiale ama solamente la sua saWez-^ 
Z4i^ ptesa moglie^ e fatti figlioli ^ ama ta sua salvezza 
c(»n \qì salvezza, delle Famiglie i venuto a vita civite, 
amo la sua salveiau con la salvezza delle Città; distesi 
gP imperi sopra più popoli, ama la.^ua salvezza conia 
salvezza delle If azioni; unite le nazioni in guerre, paci, 
ailianze, commerzj, ama la sua saldezza con ì^ salvezza 
di tulio il Gener Umano: Tiionio in tutte queste cifr 
co£»tanze ama prinoipaUnente V utilità propia: adunque 
non da altri che d^lla P/vvedtnza Divina dis^i esser 
tenuto dentro tali ordini a celebrare con giustizia la 
Jamigliare^ la civile e finalmente P' Umana Società: 
per n quali Ordini , non potendo • V uomo conseguire 
ciò ebe vuole , almeno voglia conseguire ciò che (/ee 
àelV utilità^ ch^è quel cbe dicest giusto. Onde quella 
che regola tolto il giusto degli uomini, è 1^ Giustizia 
Divina^ la. quale ci è 'ministrala dalla Divina Prove-' 
denza per conservare V Umana Società. 

Perciò questa Scienza per uno de'^suoi principali aspetti 
dtv' essere una Teologia Civile Bagionata della Prù- 
vedtnza Divina; la quale sembra aver mancato finora: 
perchè i Filosofi o T hanno sconosciuta affatto, com» 
gli Stoici e gli Epicurei- de^ quali questi dicono che un 
coqcoi^so cieco d'atomi agita , quelli che una sorda ca* 
tena di cagioni e d^etTetti strascina le faccende degli 
uomini -^ o P hanno considerata solamente stiir ordine 
delle naturali cose*, onde Teologia Naiuiak essi chia^- 
mano h metafisica ; nella quale, contemplano questo at- 
tributo di Dio, eM confermano con Tordine fisico elio 
si osserva ue^ moti dei" corpi , ;come delle sfere , def,')i 
elementi , e nella cagion finale sopra Tallrc naturali cose 



Digitized by VjOOQIC 



minori osse?T«t8. E p«w sìììVIconòmla Jelh cos^ cMU 
essi ne dovevano ragionare con tutta la propietà della 

'voce, con la qnale la Provedénta fa appellala D/vmiVA, 
óò dMnati^ ìwìovìnsre'^ ò vero intendere o*'! nascosto 

ngli noiuìnl cb*è Pm^s^enirty o'I nascosto* degli uo- 
mini cfa^ è 'la coscienza; ed è quella die propiamente 
<iccnpa bi prima :e principal parte del subirtto della Giù-' 
rhpriideffza^ che son le Cose Dmne ,• dalle quali di* 
pende rallra , clie^L compie ,'che soUo le cose umane. 
Laonde cotale Scienza àit& essere una dimostrazione j 
per cosi dircf di fatto ^storico della Procedenza; per- 
chè dee essere una Sioria degli Ordinì^cher qtèeìt^ senza 

Aerun umano -scorgimento o coiìsiglio^ e sovente contro 
essi proponimenti deg-li uomini, ha dato a questa gran 
Città dei^ener Umano; cìie quantunque questo .AfonJo 
sia slato' criato iri tempo e particolare^ però gli Ordini 
ribella v^ ha posto, sono universali ed eterni. 

Per tutto ciò entro la contemplazione di essa Pro^ 
valenza infinita ed Eterna^ quesiB Scienza ritrova certe 
dii'ine prove ^ con le quaH si conferma e dimostra. Iniper- 
eÌ4>ccbè la Procedenza Divina avendo per sUa ministra 
Y Onnipotenza^ vi debbe spiegar i suoi ordini per vie 
4anlo facili, quanto sono i naturali costumi umani} 
per<<h' ha per consigliera la Sapienza Infinita^ quanto 
\i dispone, debbe essere tulio Oidinei; perch^ ha per suo 
Fine la sua stessa Immetisn ffoa^à, quanto vi ordina, 
etebbe esser indfi'ttlo a un bene sempre superiore a quello 
che si ban proposto essi uomini. Pier tutto ciò nella de- 
plorata oscurità dei Principj\ e neWinnwneixihile va-* 
rida de* Costnmi delle Nazioni^ sopra un Jrgomento 
.Disdirlo , che contiene tutte le cose umane , qui prove 
iK)u si possono pia sublimi disid^^rare, che c|ueste istesse, 
che ci daranno la naturalezza^ Vordi ne e'I^/ie, ch*è 
essa Cofiservazione del Gener Umano: le quali proi^ 
vi riusciranno luminose e distinte^ ove rifletteremo, con 
quanta ^c//itò le cose nascono, ed a quali occasioni; 
che spesso da lontanissime parti, e tal volta tutte con- 



Digitized by VjOOQIC 



^ 



LO STABI LI M ESITO DE* PRINCIPI ^ 145 

Irarie ai pi opoolmeuti degli uontiiu, .tengono e vi ^ ada- 
giano da sé stesse^ e tali prove nesocnininistra YOnnipa^ 
ten^Mi: combinarle <, e vederne VOrdine^ a quali tempi 
e luoghi loro propj nascono le cose ora, che vi debbono 
nascer ora , e Taltre si dìfTeriscono nascere nV tempi e 
BL'^ Inoghi loro - nello che , air avviso d** Orazio , con* 
siste tutta] la bel.leaza deir ordine- e IM psvi^ ci ap- 
parecchia V Eterna Sapienza: e tìnalmente considerare 
se Siam capaci dMntendere, se a quelle occasioni, luo- 
ghi e tempi potevano nascere altri Beneficj. Divini^ co* 
quali in tati o tali bisogni o malori degli uomini si pò- 
teva condurre inegite. a bene e conservare PUraana So- 
cietà \ e tali prove ne dikrà V Eterna BontfL di Dio. Onde 
la propia continua prova^ che qui Tarassi, sarà il com- 
binar e riflettere se la nostra mente umana nella serie 
dé^ possibili ^ la quale ci è permesso dMntendere e per 
quanto ce n^ è permesso., possa pensare o più o meno 
o altre cagioni di quelle'ond' escono gli effetti di quer 
sto Mondo Civile : lo che fecendo il leggitore, proverà 
un divin piacere in questo corpo mortale di contem- 
plare nelle Divine Idee questo Mondo di Nazioni per 
tutta la distesa de^ loro luoghi , tempi e varietà : e 
troverassi aver convinto di Catto gli Epicurei, che ^1 loro 
Caso non può pazzamente divagare e farsi {ter ogni parte 
^uscita : e gii Stoici , che la loro Catena eterna delle 
Cagioni , con la qual vogliouQ avvinto il mondo , ella 
penda dalP onnipotente , saggia e benigna volontà del- 
r Ottimo Massimo Dio. 

Queste sublimi Prove Teologiche naturali ci saran con- 
fermate con le s<^^uenti spezie di Prove Logiche^ che nel 
ragionare deirOrigini delle cose divine ed umane della 
Gentilità se ne giugoe 4 que^ Primi, oltre i quali è stolta 
curiosità di domandar altri Primi; ch^è la propia ca- 
ratteristica de^ Principi : se ne spiegano le particolari 
guise del loro nascimento, che si appella natura icVè 
la nota propiissima della Scienza: e finalmente si con- 
fermanq pon Veterna propietà che conservano^ le quali 

Vico. Opere^ Voi. V. * 10 



Digitized by VjOOQIC 



/ 



non pomm altronde esser nate che da tali e non altri 
nascimenti, io tali tempi, iaoghi, e con tali gnise o 
ala da tali nature, come se ne sono proposte sopra due 
Degnila. 

Per andar a trovare tali nature di cose umane^ pro- 
cede questa Sciensa con una ^?era Analisi de* pensieri 
ìwiani d' intorno ali* umane necessità, o utilità della 
vita socies^ole^ che sono i due Fonti perenni del Di^ 
ritto Naturai delle Genti^ come pure nelle Degnità si 
è avroato. Onde, per quesf altro principale suo aspet- 
to, questa Sdenta è una Storia delPUmane Idee^ sulla 
quale sembra do? er procedere la Metafisica della Mente 
Umana: la qual regina delle scienze per la Degnità 
-che le scienze debbono incominciare da che n^inco* 
minciò In materia- cominciò d^ allora ch^ i primi uo- 
mini cominciarono a umanamente pensare, non già da 
quando i Filosofi comindaron a riflettere sopra Turaane 
idee: come ultimamente n^é uscito alla luce un libric- 
duolo erudito- e dotto col titolo JT/^/orira de Ideis ^che 
si condupe fin alPultimé controTersie che ne hanno a- 
TUto i due primi ingegni di questa età, il Leibniziòe^l 
Newtone. 

E per determinar i tempi e i luoghi a si fatta isto- 
ria, cioè quando e dove essi umani pensieri nacquero, 
e sì accertarla con due sue propie Cronologia e Oeo^ 
grafia per dir cosi Metafisiche^ questa Scienza usa un'Ar- 
te Critica pur Metafisica sopra gli Autori d*esse me-- 
desime Nazioni^ tra le quali debbono correre assai più 
di mille anni per potervi provenir gli Scrittori^ sopra 
i quali la Critica Filologica si è finor occupala. E'I 
Criterio^ di che si serve, per una Degnità sovra posta, 
è quello insegnato dalla Proi^edenza Dis^ina comune 
a tutte le nazioni , eh' è il Senso Comune d* esso Gè- 
ner Umano, determinato dalla necessaria convenevolezza 
delle medesime umane cose, che fa tutta la bellezza di 
questo mondo civile. Quindi regna in questa Scienza 
questa spezie di prove, che tali dovettieo, PEiaono e 



Digitized by VjOOQ IC 



LO STABILIIIBBITO DB^ VEIflClPi 14T 

DotHANffo aiufo/ie le cose delle naxioni^ qaafi da que^ 
sta Scienza son ragionate , poati taK Ordini dalla Pro^ 
cedenza Diinna^ fosse anco che dalV Cernita nascessero 
di tempo in tempo mondi infiniti; lo che certamente è 
falso di fatto. Onde questa Scienza Tiene nello stesso 
tempo a descrìvere una Statia Ideal Eterna^ sopra la 
quale corron in tempo le Storie di tutte le Nazioni^ 
ne^ loro sorgimenti , progressi , stati , decadenze e fini* 
knti ci avanziamo ad affermare ch^in tanto chi medita 
questa Scienza , egli nani a sé stesso questa Storia 
Ideal Eterna^ in quanto, essendo questo Mondo di Na^ 
zioni stato certamente /a/to dagli Uomini^ ch^è^l Pria- 
mo Principio indubitato che se n^è posto qui sopra ^ a 
perciò^ dovendosene ritrovare la guisa dentro le modi* 
ficazioni della nostra medesima Mente Umana ^ egli 
in quella prova - dovbttb > dbvb , dotbI - Aso stesso 
se V /accia; perchè ove avvenga che chi fa le cose, esso 
stesso le narri, ivi non può essere più certa F istoria. 
Così questa Scienza procede appunto come la Geometria 
che mentre sopra i suoi elementi il costruisce o U c<on« 
tempia, essa stessa si faccia il Mondo delle Grandezze; 
ma con tanto più di realità^ quanta più ne hanno gli 
ordini dintorno alle faccende degli uomini, che non ne 
hanno punti, linee,^ superficie e figure: e questo istesso 
è argomento che tali pro^^e siano d*una spezie divina^ 
e che debbano, o leggitore , arrecarti un disnn piace^ 
re ; perocché in Dio (a) il conoscer e ^1 fiire è una me* 
desima cosa. Oltra ciò, quando per le diffinizioni del 
Fero è del Certo sopra proposte , gH nomini per lunga 
età non poteron esser capaci del Fero e della Ragione^ 
ch^è^l Fonte della Giustizia Interna^ della quale si 
soddisfiino ^V Intelletti^ ì^ qwl ùi praticata dagli ^rei 

(«) ove palaia, il conoscer e*\Jare è una medesima cosa: di 
che iitlls oostra Fita letteraria eoo una prova metafisica» che 
tulio dì speri meo Ila RIO nelle faoxìoni della nostr^aDÌroa, abbiamo 
fallo una Dimoitrauone,ìà qual coovioce la Oiaùone del Mondo 
in tempo. Olirà eia, ee. 



Digitized by VjOOQIC 



liS LIBILO. PQIMO 

( eh- illuKimali dal vero Dio erano pi oibiti da\h di lui 
Divina Legge di far anco pensieri meno che giusti 
'. dt\quali niuno di tutti i Legislatori mortali mai 
s' impacciò { - |>erchè gii Ebrei credevano in un Dio 
tutto Mente die spia nel cuor degli uomini y e i Gc/i- 
^//credevano negli Dei composti di corpi e mente ^ 
che no 7 potevano)^ e fu poi ragionata da'* Filosofia 
i quali non provennero che due mila anni dopo essersi 
le loro nazioni fondate: fra lanto si governasse^ col 
Certo deW Autorità , cioè con lo stesso Criterio ch'usa 
qoesla Critica Metajisica , il qual è *1 Senso Comune 
d:'€S^o Gener Umano, di coi si è la Dijjfinizione sopra 
negli Elementi proposta ; sqpra il quale riposano le Co- 
scienze di tuile le nazioni. Talché per quest^altro prin- 
cipale rigqardo questa Scienza vien ad essere una Fi- 
losofia deW Autorità^ ciré il Fonte della Giustizia 
Esterna che dicono i Morali Teologi. Della qual au- 
torità dovevano tener conta li tre Principi della Dot- 
trina dPintorno al Diritto Naturai delle Gt-nti^ e non 
di quella tratta daMuoghi degli scritlori, della quale 
ninna contezza aver poterono gli scrittori^ perchè tal 
autorità regnò tra le nazioni assai più di uiille anni in- 
nanzi di potervi provenir gii scrittori. Onde Grozio più 
degli altri due come dolio, cosi erudito quasi in ogni 
particolar materia di tal dottrina , combatte i Romani 
Giui'econsulti; ma i «olpi tulli cadono a vuoto, perchè 
quelli stabilirono i loro Principj del Giusto sopra il 
Certo deW Autorità del Gener limano^ non sopra l'Au- 
torità xiegìi Addottrinati. 

Queste sono le Prove Filosofiche ch^ userà questa 
Scienza, e 'n conseguenza quelle che, per conseguirla « 
son assolutamente necessarie. Le Filologiche vi debbom! 
tenere V ultimo luogo; le quali tulle a questi generi sì 
riducono Primo^ che sulle cose le quali si meditano, vi 
cirnvengono le nostre Mitologie^ non isforzate e contor- 
te, ma diritte, facili e naturali; che si vedranno essere 
Istorie Civili de'Primi Popoli, i quali si trovano da per 



Digitized by LjOOQ IC 



LO STIBILIMENTO DE' PEl?rGI?J 149 

tutto essere stati naturalmente Poeti. Sécomfo, ti con- 
irengono \e frasi eroiche ycìi^ y\ sì spiegano con tutta 
)a ferità de"* sentimenti e lotta la propietà dell^ espres- 
sioni. Tei^o , che vi convengono V Etimologie delle 
Lingue Natie ^ die ne narrano le storie' delle cose che 
esse voci significano, incominciando dalla propietà delle 
lor origini) e prosieguendone i naturali progressi de'^lor 
trasporti, secondo P Ordine delP Idee, sul quale dee pro- 
cedere la Stòria delle Lingue , trome nelle Degnità sta 
premesso. Quarto^ vi si spiega il Vocabolario Mentale 
delle cose uiiiane socievoli, sentite le slesse in sostanza 
da tette iè uaeiohi, e per le diverse modificazioni spie* 
gate con lingue diversamente, quale si è nelle Degnità 
divisato. Quinto , vi si vaglia dal falso il vero in tutte 
ciò che per lungo tratto di ^coli ce ne hanno custodito 
le F'Olgtti'i Tradizioni i le quali , perocché sonosi per sH 
lunga età e da intieri popoli custodite, per una Degnità 
sopraposta, d^bbon avere avuto un publico fondamento 
di vero. SestOy i grandi frantumi delV Antichità^ inutili 
finor alla Scienza^ perchè erano giaciuti squallidi» tronchi 
e. slogati, arrecano de^ grandi lumi tersi, composti ed 
allogati ne^ luoghi loro. Settimo ed ultimo^ sopra tutte 
queste cose, come loro necessarie cagioni vi reggono 
tutti gli effetti^ i quali ci narra la Storia Celta (a). Le 
quali prove filologiche servono per farci vedere dì fatto 
le cose meditate in Jdea d' intorno a questo mondo di 
nazioni, secondo il Metodo di filosofare del Ferulamio^ 
c\Cé cogitare^ videre: ond'è che per le pros^e filosofiche 

(a) Ma Iut1« queste, anù che prove le qual^ sodiiisfocciano i 
noslri intelletti, sono ammende che si fa'ino agli errati *\A\e no* 
sire memprie, ed atit! sconcezze delle nostre fantasie y^. per €^\\e* 
sio izXesao (urAnnn piìi di violenza a ricevere, e piò di piacere 
dopo di averle ricevute. Prova sia di ciò clie^ se non avessimo 
avuto affatto. Scrittori^ SI fatte prove non et {irebbono punto biso* 
gnate, e senza esse rest«*rei duetto per taii«o l>cn soddisfatti gì' /n- 
telleUi di ciò che ne abbiamo ragionalo in idem an/.i liberi di co- 
laalo vecchie^ comuni e robuste anticipate oppenioni, ci ritrove- 
rrminopiù docili a ricevere questa Scienza. 



Digitized by VjOOQ IC 



160 LIBaO PBIMd) LO STlBILItfSllTO Db' PRIIICIVJ. 

innansi fotle^ ìtfilologkhe^ le quali succedono appresso, 
Teagono nello stesso tempo e ad aver confermata VjÌu^ 
ioriià loro con la BagiontjiA a confermare la Ragione 
con la loro JutorUà. 

Gonchiodiamo tutto ciò che generalmente si è divi* 
aato d' intomo allo stabilimbiito ob^ feircipj[ di questa 
Scienza: ohe, poiché i di lei principi sono Procedenza 
Divina^ moderazione di passioni co* Mairìmonjy ed 
Jbnmorialiià dell'anime umane con le SepoUuì^ ; e '1 
Criterio che osa è, che ciò che si sente giusto da iulti^ 
o la maggior parte degli uomini^ debba essere la re* 
gola della Fila Socievole^ ne^ quali Principi e Criterio 
conviene la Sapienza Folgare di tutti ^ i Legislatori , 
t la Sapienza Biposta degli pia riputati Filosofi (a)« 
questi deon esser i confini delP Umana Magione; e 
chiunque se ne Toglia trarfiiori^ egli Teda di non trarsi 
Jkori da tutta PVmanità {b). 



(a) ({Uali furon i Platonici: qaestì, ee, 

(b) Or% qui SI rapporlioo tulle le Degnità Mh T fiiio alla XXII, 
la XXXI, ii secondo Corollario della XLIII, U XLLV, la LXI V 
«LXV« e V ultime dalla CV, e particoUrmeole la CYI; e si iro^ 
Tira tntlo Io qui detto atscr eminentemente dtt quslle dimoairato 



Digitized by VjOOQ IC 



LIBRO SECONDO 

DELLA 

SAPIENZA POETICA"' 



Per ciò che sopra si è detto nelle Degnila^ che latte 
le Storie delle Hauoni Gentili hanno airoto Favolosi 
Prìncipi^ e che appo i Greci , da^ quali abbiamo tutto 
ciò ch^abbiamo delPAntichità Gentilesche, i Primi Sa- 
pienti furono i Poeti Teologi ; e la natura delle cose', 
che sono mai nate o fatte , porta che jsieno rozte le lor 
Origini: tali, e non altrimenti , si deono stimare quelle 
della Sapien%q. Poetica* E la somma e sovrana stima 
con la qoal è in a noi pervenuta, ella è nata dalle 
due borie nelle Degnità divisate, una delle Nazioni^ 
Taltra de* Dotti; e, più che da quella delle nat^ioni^ 
ella è nata dalla boria de* dotti : per la quale come Jfa- 
netone sommo pontefice egizio portò tutta la Storia Fa- 
' golosa Egiziaca ad una sublime Teologia Naturale-^ 

(O L' ■DtichÌMÌraa sipienst non fu «ni fifoiofla ragionala , ma 
«na poesia prÌDUWa^ l' eftperìenta ciWtc ne' primi abbotti della to- 
cialttà < Opere voi. III. pag. 147, i5o« 296; ««1. tV, p. 187-188): 
i flioftoa topravenuti aiPocoatione di quella poesia meditarono la 
•apirnxa riposta (voi. IV, p. i56» 190-1^), spento invilupparono la 
dol trina nel simbolo delle antiche favole c^ol. 111^ p. 392, 993» 456). 
Nr deriv& per un' illusione naturale de' dotti e per la dimentieanta 
delle orìgini un alto rìspctto al sapere de' primi Poeti Teologi.— 
Ora che il Tasto tema dell' antichissima sapienta ricade naoTamenla 
solfo la meditazione di Vico , egli richiama compendiosamente le 
cagioni per cui fu venerata come un tifltema di dottrine combinato 
dalla ragione^ e le trova nella boria delle nationi e dei do^i, nella 
riverenta delle religioni, nelle occasioni che- diedero le favole ai 
filosofi di meditare, nelle comodità di spirgarsi che offersero le fa- 
vole ai filosofi , nell'opportunità che fornirono di avvalorare col 
voto dell' antichità le nuove dottrine de' filosofi, e nel gramU efi 
Jetto indi tegufto di questo mondo civile si sapienumenu ordinato^ 
giacché la sapienta volgare de' poeti e la regi^ con cui la Provi* 
denta ha manda$Q/um*i U mondo ddU isoaieiu (? oU IV, 4i}« 



Digitized by VjOOQ IC 



'iS2 tlBRO SECONDO 

come dicemoio nelle Degnila , così i. Fitosòjt Greci por- 
tarono la loro alla Filosofia : né già solamente per ciò, 
perchè, come sopra pur Tedenmio nelle Degnitày ermo 
loro entrambe colaf istorie pervenute laidissime , ma 
per queste cinque altre cagioni. La prima fu la i/Ve- 
renza della Religione^ perchè con le Favole furono le 
Gentili Npzioni da per latto sulla Religione fondate : la 
seconda fu il gi'ande effetto indi seguito di questo Mon- 
do Cis^ile si sapientemente ordinato^ che non fiotè esser 
effetto che d^uua Sovraumana Sapienza: la terza. (mono 
^occasioni che^ come qui dentro vedremo, esse Favole 
assistite dalla venerazione della Religione , e dal credito 
di tanta Sapiènza , dieder a^ Filosofi di porsi in ricerca 
e di meditare altissime cose in Filosofia: \^ quarta fu- 
rono le comodità^ come pur ^ui dentro fare^u cono- 
scere , di spiegar essi le sublimi da lor meditale <:ose 
in Filosofia con P espressioni che loro n^ avevano per 
ventura lasciato i Poeti : la quinta ed ultima , che vai 
per tutte , per approvar essi Filosofi le cose da esso- 
lor meditate con VJutorìtà della Religione e con fa 
Sapienza de* Poeti. Delle quali cinque cagioni te due 
prime contengono le lodi , P ultima le testimonianze 
ehe dentro i lor errori medesimi dissero i Filosofi della 
Sapienza Divina^ la quale ordinò questo Mondo di Na- 
zioni:, la terza e quarta sono inganni peimessi daik 
Divina Procedenza , ond' essi provenisser Filosofia per 
intenderla e riconoscerla , qual ella è veramente, gtùi" 
buto del Fero Dio, E per tutto questo Ubt^ si mo* 
strerà che quanto prima avevanp sentito ^ iiilorno' 
alla Sapienza Folgare i Poeti^ tanto intesero poi ìVììì- 
torno alla Sapienza Riposta i Filosofi : talché si pos- 
sono quelli dire essere stati il senso^ questi ^intelletto 
del Gener Umano : di cui anco generalmente sia vero 
quello da Jristotile detto particolarmente di ciascun UO' 
mo^ nihil est in intellectu , quia prius fiierit in sensu ; 
cioè che la Mente Umana non intenda cosa della quale 
non abbia avuto alcun motivo, eh* i Metafisici d'oggi 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIBN2A POETICA 153 

dicono occasione, da^ sensi ^ ki quale allora usa Vinteti 
letiOj quando da cosa ohe. sente, raccoglie cosa che non 
cade sotto de^ sensi ^ lo che prominente a^ Latini irool 
dir intellijfere. 



DELL4 SAPIERZA GElfBllALMBirrE(l). 

Ora, intianzi di ragionare della sapibrza POvricA ci fa 
mestieri di veitre-geneì'ahnente che cosa sia essa Sa- 
pìeu%a. Sila è Sapienza la Faculià che comanda a 
tìitle le Diseipliae y dalie quali s^ apprendono tutte le 
Scienze e VArti che compiono ^Umanità. Platone dif* 
finisce la Sapienza esser la Perjeuonaiiice deiruomo. 
Egli è Vuomo non altW> nel propio esser d^uomo, che 
mente ed animo, o ▼ogliain dire ìnielleUo e Protoni à: 
la Sapienza dee eanfpjef- «iruomo entrambe queste <fue 
patti . e la seconda in segtiito della prima ; acciocché 
dalla menu illuminata con la cognizione dette cose al- 
tissime Vanimo sl^tnduca ^reiezione dette cose ottime; 
le co^e altissime in quest'^oniverso son quelle che s*inr 
tendono e si ragionan di Dio; le cose oUime eoa quelle 
che riguardano il bene di tutto it jener umano: quelle 
disine ^ e queste si dicono amane cosa adunque la re/« 
St^ienza deve la cognizione dette divine cose iasegn.#* 
re^ per condurre a sommo bene le cose umane. Cre- 
diamo che Marco Terefizio Farrone^ il quale raeritò 
il titolo di dottissimo de* Romani y su questa pianta 
«fesse inalEalo la sua grand' opera Return Dìvìnat-um 
et Humana rum y della quale T ingiuria del tempo et h 

<i) RÌM90IIIC ir idee generali «iiUa MpiMic* (O/fere, l«m» Il 1^ p« «<|i|^ 
omettendo il ritcontro tra quella dell' uomo iniraroe quella d«iru«n« 
dreaduio U*^\ p. ao-i e «rg.). — Nel Okiito unit^rsale la tapietica 
ptiiBa era volgarr, poi riposta 2 alia conleinpiaiiona malertale de* 
gli attri «rtcretleva quella astratta dell» divinila (p. iSa^ 3a8); ma 
qui avvertilo dal eorto delle idee drlla Pnma Seitnxa Nno^n, ae- 
cottdo la ragione de*tem|)ì,la ad^ieMta è prima teologica oriviir, 
poi melatiair.1, finalmente riveliiU; e la teologia egualmente «pri* 
Ma poetica^ poi naturale^ fiiialmeutc rjvtlala. 



Digitized by VjOOQIC 



ìoì LIBRO SEa>X1>0 

sentire la gnu mancanza : noi in questo Libro ne irai 
iiamo secondo la debolezza della nostra dottrina e scar- 
sezza delia nostra erudizione. 

La Sapienza Ira^ Gentili cominciò dalla Sfusa; la qoal 
è da Omero in un luogo d^ oro delP Odissea diffinita 
Scienza del bene e del male^ la quale poi fu detta Di* 
i^inazione; sul cui naturali dii^ieto. perchè di cosa na- 
turalmente negata agli uomini, Iddio fondò lat;e/'a Re^ 
licione degli Ebrei, onde usci .la nostra de* Cristiani ^ 
cotne se u'^ò proposta una Degnila. Siccliè la Sfusa do- 
vete essere propiamente da prima la Scienza in Divi-- 
nìtà d^Juspicj^ la quaje, come innanzi nelle Degnità 
si è detto e più appresso se ne dirà, fu la Sapienza 
Folgat-e di tutte le nazioni^ di contemplare Dio per 
Paitribulo della sua. Procedenza; per la quale da di" 
vinari la di lui essènza appellossi Dii^inità: e di tal 
Sapienza vedremo appresso essere stati sapienti, i Poeti 
Teologi i quali certamente fondarono V umanità della 
Grecia^ onde restò a^ Latini dirsi Professori di Sapienza 
gli ^strologhi giudiziarj. Quindi Sapienza fu poi detta 
à^ uomini chi^'i per ai^wi utili dati al gena' wfuinOy 
onde furono detti i sette Sapienti della Grecia. Appresso 
Sapienza s^ayanzò a à\vA d'' Uomini. cV ai bene de^ po- 
poli e delle nazioni saggiamente ordinano Republichfiy 
e le governano. Da poi s^ inoltrò la voce Sapienza a 
siguificare la Scienza delle Divine Cose Naturali^ qnal è 
la Metafisica ^ che perciò si chiama. Scienza Divina ; 
la quale andando a conoscere la mente delP uomo in 
DÌO) per ciò che riconosce Dio Fonte d'ogni Vero dee 
riconoscerlo Begolator d'ogni bene: talehè la Metafisica 
dee essenziahnenle adoperarsi a bene del gener umano; 
il quale si conserra sopra questo senso universale^ che 
sia la Divinità Provedente - onde forse Platone^ che la 
dimostra , meritò il titolo di Divino - e perciò quella 
che niega a Dio uh tale e ìmio attributo^ anzi che 
Sapienza , dee stoltezza appellarsi (a). Finalménte Sa- 

<«) la quale^ nonché tli nulla gioita, dì troppo nuoce al gener 
umano. Finalmeuti*, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIEIVZA POETICA l5o 

pitnza tra gli Ebrei e cpiindi -tra noi Cristiani fa detta 
la Scienza di cose eterne jwelate da Dio; la quale appo 
i Toscani per Taspetto di sciènza del vero bene e del 
vero male forse fonoe detta cqI suo primo Tocabolo 
Scienza in Divinità. 

Quindi si deon fare Tre Spezie di Teologia^ con^più 
di Terità di quelle cbe ne fece Farrone : una Teologia 
Poetica , la qua! fu de' Poeti Teologi ^ che fii la Teo^ 
logia Civile di tutte le Nazioni Grentili^ un^ altra 7%o- 
logia Naturale^ eh' è quella de^ Metafisici; e^u luogo 
della terza^ che ne pose Fatrone (eh' è la Poetica^ la 
qual appo i Gentili fu la stessa che la Gvile^ la qual 
Fanvne diistiose dalla Civile e dalla Naiufahy perocdiè 
entrato nel volgare comun errore che dentro le Favole 
si contenessero alti mister/ di sublime Filosofia^ la ere* 
dette mescolata deWuno e delPaltra) poniamo per terta 
specie la nostra Teologia Cristiana taescoìuiBi ài Civile 
e di naturale^ e di altissima Teologia Rivelata ; e tutte 
e tr^ tra loro congiunte dalla contemplazione deHa Pm^ 
vedenza Divina; la quale cosi condusse le cose usKine, 
che dalla Teologia Poetica^ che le regolava a certi Se^ 
gni sensibili^ creduti divini avvisi mandati agli nomini 
dagli Bei , per mezzo della Teologia Naturale{a)^ che 
dimostra la Provedenza per elerite rn^i om cbe non ca*- 
dano sotto i sensi, le nazioni si disponessero a ricevere 
la Teologia Rivelata in fon^ d'una fede sopranaloraie^ 
nonché a' sensi, superiore ad e^se ornane ragioni • 



(«) de* divini Platonici^ cheditnoslra /ir Ptovedenta perragi^Mi 
eienèe^ cbe non cadano soUo i sensi ^ si disponessero a ricevere In 
scienza del véro Bene Etemo ed Infinito ìu foni d'uon Fede so*' 
pranaturule • cerli avvisi rivelati tla Dio tutto mente enCilla«or^i 
oode, appo gli JSS^n^i ìhV avvisi furo» dati da essa Dio^o mandali 
dasH Àngim o da' Prt^eii^ apoo Cristiani lasciatici da Gesà Cristo 
e datici ne' di lei hìM^ni te do^mi della sua Chiesa, 



Digitized by VjOOQIC 



156 unno seco?cdo 

PROPOSIZIONE E PARTIZIONE 
DELLA SAPIENZA POETICA (1) 

Rfai perchè la Metafisica è la Selene sublime cheri- 
parltsce i certi loro sabietti a tutte le scienze che si 
dicono subalterne^ e la Sapienza degli Antichi fu quella 
ée^ Poeti Teologi^ i quali senza contrasto furono i primi 
Sapienti del Gentilésimo - come si è nelle Degnità sia 
bilito - e le Orìgini delle cose tutte debbono per natura 
esser rozte ; dobbiamo per tutto ciò dar incomincia- 
mento alla sAmnzA posticA da una trozza lor Metaji^ 
sica; dalla quale, còme da un tronco si diramino per 
un mmo la Logica, la Molale ^ Vlconomica e la Po- 
litica tutte Poetiche^ e per un altro ramo tutte ezian- 
dio poètiche h Fisica^ la qual sia stala madre della loro 
Cosmografia^ e quindi Ae\V Astronomia; che ne dia 
accertate le due sue figliole , che sono. Cronologia e 
Geogì'afia (a). E con ischiarite e distinte guise fareio 
vedere, come i Fondatori delP Umanità Gentilesca con 
la loro Teologia Naturate o sta Metafisica sMmagina- 
rono gli Dei \ con la loro Logica si trovarono le Lin- 
gue^ con la Morale si generarono gK Eroi^ con Vico» 
nomia si fondarono le Famiglie^ con la Politica le 
Città ^ come con la loro Fisica si stabilirono! Principi 
delle cose tutte divini^ con la Fisica Particolare del- 



(i) Nella »apii*nxa ragionata (lf*(ilnsoR la metafìtira ripartiscr alle 
aeienxe le loro materie {Opere ì\, 68» ii5); rgHaimratc nrlU 9a<- 
pienxa de' poeti dalla inetafìiica deriveranno le altre scienze. Se la 
poesia è U senso e l'embrione occasionale delle idee, deve neces- 
sariamente rappresenlare'enibrionalniente un' imagine delle dirama- 
tioni della sapiensa d«' filosofi. 

{a) per leggere coniscienzadi Principi Xa Storia Uniuetsialey cli^ 
àia |»erlu(to, come ti è nelle Degnità sopraposto, mette capo nelle 
hìfFéi^vole, Lo elle tulio e neWsiScienza Nuoi»a^ e ntW annotazioni 
èaleto da noi trattalo senza quesf online, col quale bisognava irai.- 
tarai, e ^u coasegnciisa lalmeote ch'ora eetìe pentiamo^ e generor 
sa mente ammendiamcene. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIE^Z^ POETICA 157 

PVomo in un certo modo generarono sé medesimi^ con 
la loro Cosmografia si tinsero un lor Universo tallo 
di Dei*, con V Astronomìa portarono da terra in cielo 
i pianeti e le costellazioni \ con la Cronologia diedero 
principio ai tempi ^ e con la Geografa i Greci, p^r 
cagion d^esempto, si descrissero il niopdo dentro la loro 
Grecia. Di tal maniera , che questa Scienza vien ad es- 
sere ad un fiato una Storia deW idee , costumi e fatti 
del gener umano ,* e da tutti e tre si vedranno uscir i 
Principi della Storia della Natura Umana ^ e qùest^efr- 
•er i Princìpi della Storia Vnis^ersale , la quale sem^ 
bra ancor mancare ne"* suoi principj. 



DEL DILUVIO UmVERSALB 
E DE' GIGANTI (1) 

Gli Autori delV Umanità Gentilesca dovetter essere 
uomini delle razze di Cam , che molto prestamente, di 
Giafet^ che alquanto dopo, e finalmente di Sem, ch'al- 
tri dopo altri tratto tratto rinnnziarono alla vera Reli- 
gione del loro comun padre Noè^ la qual sola nello 
stalo delle Famiglie poteva tenerli in umana società con 
la società de' matrimonj , e quindi di esse famiglie nie- 

(l^ La t(*rra. nppenn «gomhra ilallr acque del diluvio, e i gi|;4nti 
sono la scea e gli allori p4Ìr mi si sTÌluppò il drama -f^ndioao 
deir antica aaiiii^iixa poetica» Con una lunga diacttsstone sui daU del* 
r iTiidixione «le' »uoi tempi, il Vico fino nel Diritto Umvtrtale per 
orientarti nella storia del tempo oscuro aveva stabiltlo la dispersione 
del genere unaiio nella selva delta terra— il diluvio aDtec«denle — > 
resistenza de' giganti dimostrata dalla storia civile e naturala — U 
Providvnza che ronterva la specie umana coli' ingigantire gli uomini 
dispeì-si — il- vero senso della tradizione ehe i giganti • sono 6gtt 
d<'lla terni — le lavande e il ibuore de' padri eue «i cqoiinciare 
deir umanità riconducono gli uomini alle giuste stature ( Oi>ert lll« 
35 1 « aeg.). — Nella Piiina Scienza ifiioi^ questi rìiultamenti erano 
uno dei dati a cut appoggiavasi la nuova arte cdMca P^ riaalire 
alla formazione delle società primitive (voi. IV, p. 7J). In questo 
luogo gli'stesai risuUamenti escono dimostrativamente aalte premesse 
del Libro Primo, e sì agglomerano e afforzano colla storta dette lu- 
strazioni romane e con altre testimonianze. 



Digitized by VjOOQIC 



loS LIBUO SECONDO 

desinie ; e perciò dovetter andar a dissoI?er i matrimonj 
e disperdere le faoiigUe coi concubiti incerti ; e con 
un felino eryor divagaìido per la gran Seha dèlia 
Terrai quella dì Cam per VJsia Meridionale^ fer VE^ 
ffilto e^l rimanenle drìVJfrica; quella di Giafet per 
VAsia Settentnonale^ eh!" è là Scizia, e di là per VÈu- 
ropa; quella di Sem per lotta VAsia di mezzo ad esso 
Oriente f per campar dalle fiere , delle' quali la gran 
Selva ben doTcta abbondare , t per inseguire le dona- 
ne ^ eh'' in tale stalo doTevau esser selvagge, ritrose e 
schive ; e si , sbandali per trovare pascolo ed acqua , 
le madri abbandonando i loro figlioli , questi dovet- 
tero tratto iv^Xio crescer senza udir voce umana^ non" 
che apprender wnan costume: onde andarono in uno 
stato affatto bestiale e ferino^ nel quale le madri co- 
me bestie dovettero lattaia solamente i bambini^ e la- 
sciarli nudi rotolare dentro le fi:cce loro propie , ed 
appena spoppati abbandonarli per sempre / e questi 
dovendosi rotolare dentro le loro fecce , le quali co^ 
sali nitri maravigliosamente ingrassano i campi, e sfor- 
zarsi per penetrare la gran seWa ^ che per lo fresco 
diluvio doveva esser finitissima ; per li quali sforzi do- 
vevano dilatar altri muscoli per tenderne altri, onde 
ì sali nitri in maggior copia s^ insinuavano ne^ loro 
corpi; e senza alcuno timore di Dei^ di Padri ^ di 
Maestri j il qual assidera il più rigoglioso delV età 
fanciullesca , dovettero a dismisura ingrandire le carni 
e Vossa^ e crescere vigorosamente robusti^ e si pro- 
venire Giganti^ M è la ferina educazione , ed in grado 
più fiera di quella nella quale, come nelle Begnità si 
è sopra avvisato, Cesare e Tacito rifondono la cagione 
della gigantesca statura degli Antichi Germani f onde 
fu quella de^ Goti che dice Procopio^ e qual oggi è quella 
de los Patacones , che si credono presso lo Stretto di 
Magaglianes , d^ intorno alla quale han detto tante ine- 
zie i Filosofi in Fisica , raccolte dal Cassanione , che 
scrisse de Gigantibus ; de^ quali giganti si sono trofati 



Digitized by VjOOQIC 



DKIXA SJkNXRSA POETICA 1^9 

e tuttavia si trovano per lo più sopra i monti {\z quàl 
partieolaritè molto rileva per le cose cb^ appresso se 
n^ hanno a dire ) i vasti teschi e le ossa d^una sfor- 
m^ta grande:b%a $ la quale poi con le volgari tmdi» 
zioni si alterò aWeccesso^ per ciò che a sao laogo di- 
remo. Di Giganti così fatti fu sparsa la terra dopo 
H diluvio : poiché , come gli abbiamo vedati 6iiila Sto^ 
ria Fai^olosa de'* Greci , cosi i Filologi Latini , senza 
^avvedersene , gli ci hanno narrati sulla vecchia Storia 
d^ Italia^ ov^essi dicono che gli antichissimi popoli del- 
r Italia detti Aborìgim si dissero *Avrix5oyjc, che tanto 
suona quanto figlioli della Terra^ M a^ Greci e Latini 
significano iVb&<7t% e con tutta propietà \ figlioli della 
Terra da^ Greci furon detti Giganti^ onde Madre de^ 
Giganti dalle iFlci'o/e ci è narrata la Tetra^ ed *Avróx5ovcc 
de^ Greci si devono voltare in latino Indigenae^ che sono 
propiamente i natii d^una ierrn^ siccome gli Dei Natii 
d^ un popolo o nazione si dissero Dii Indigetes , quasi 
inde geniti^ ed oggi più speditamente si direbbono in- 
genite*; perocché la sillaba -e/if - qui é una delle rìdon- 
(hnti delle prime lingue de^ popoli , le quali qui appresso 
ragioneremo*, come ne giunsero de^ Latini quella in- 
duperator per impeintor^ e nelle Leggi delle XII Ta- 
iHìle quella endojjcito per inficilo i onde forse rima- 
sero dette induciae gli armisUzj , quasi in/b;iae, perchè 
debbon essere state così dette da icere foeduSj far patto 
di pace ^ siccome al nostro proposto, d^gVindigeniy ch^or 
ragioniamo, restarono detti ingenui^ i quali prima e 
propiamente significarono nobili; onde restarono dette 
artes ingenuae^ arti nobili^ e finalmente restarono a 
significar liberi ; ma pur artes liberalts restaron a si* 
gttificar arti nobili , perchè di soli Nobili , come ap- 
presso sarà dimostro, si composero le ptirne Città^ nelle 
quali i plebei furono schiai/i^ o abbozzi di schiaffi. Gli 
alessi Latini Filologi ossetsBuo che tutti gli antichi 
popoli foron detti Aboriginii e la Sagra Storia ci narra 
esserne stati intieri popoli che si dissero Einrnti e Zan^ 



Digitized by VjOOQIC 



zumm^i ^ cb*^ i dotti della Lìngua Santa s|Mcgano ^f- 
ganti' uno de^ quali fu Nebrot- e pe^ Giganti innanzi 
il Dilumo b stessa Storia Sagra li diiBmsce uomini 
Jbrtif famosi j potenti del secolo : perchè gii Ebrei con 
la puliia educazione e eoi timore di Dio e de* Padri 
dararoQO nella giusta statura^ nella qual Iddio aveva 
crìalo JdaiHO^ e lloè aveva {urpcrialo i suoi l/v figlioli: 
onde forse io abominazione di ciò gli Pbr^i ebbero 
ianle leggi cerimoniali che s^ appartenevano alla pali' 
zia de* lor corpi. E ne serbarono un gran vestigio i 
Boimim nel publico Sagrifizio^ con cui credevano pur- 
gaie la città da tutte le colpe de' cittadini , il quale &-> 
cevauo con Vacqua e *l fuoco i con le quali due còse 
essi celebravano altresì le Nozze solenni ; é nella co- 
munanza delle stesse due cose riponevano di più la Gff- 
iadinanza ; la cui privauone perciò dissero interdicùim 
Of uà et igni: e tal sagrifizio cbiaiuavano lustium } che, 
percliè dentro tanto tempo si ritornava a fare, significò 
lo spazio di cinque anni^ come V Olimpiade a^ Greci 
significò quei di quattro: e lusfrum appo i medesimi 
significò coW/e di fiere ; ond^ è lusirari , che significa 
egualmente e spiata e purgata; che dovette significar 
da priQia spiare ^ fotti lustri, e purgarli dalle fiere ivi 
dentro intanate : ed aqua lustralis restò detta <|ttella 
cb^ abbisognava ne'' sagi-ifi4* ^ i Romani con più ac- 
corgimento forse che i Greci ^ che incominciarono a 
mm-rare gli anni dal fuoco che attaccò Éixole aUa 
Sili a Nem^ea^ per seminarvi il frumento - oud^ esso, co- 
nìe accennammo %ke\VIdea deWOpera e appieno vedre- 
mo appresso, ne fondò V Olimpiadi ^ con più^accorgir 
mento, diciamo, i Romani ààìV acqua delle sagre la^ 
vanJ^ comineiarono a noverare I tempi per lial/*i; pe- 
rocché dall'acqua, la cui necessità s'intese prima del 
' fuoco, come nelle nozze e neìVinterdetto dissero prima 
aqud e poi igni , avesse incomincialo V Umanità i e 
questa è VOrigine delle Sagre Lavande che deooo pre- 
cedere a^ Sagrifiz) *, il qual costume fu ed è comune di 



Digitized by VjOOQIC 



DtLI.4 SArilvnZA POtTlCA 161 

liille le nazioui. Con lai pulwa dt* corpi e col timore 
degli Dei e de^ Padri ^ il quide si troverà e degli uni 
e degli aUri essere* ne^ primi tempi stalo spaventosissl- 
mo , av venne che i Giganti degradarono alle nostre 
giuste stature; il perchè foiose da m^icrf^^ chiappo i 
Greci vuol dir Go\*erno Cibile ^ venne a^ Latini detto 
poìitus^ nettato e mondo. 

Tal degraditnento dovette durar a fai*$i fin a^ tempi 
umani delle Nazioni^ come il dimostravano le smisu- 
rate armi de'* vecchi Eroi; le quali insieme con Tossa 
e i teschi degli antichi giganti Augusto^ al riferire di 
Ss^etonioj conservava nel suo Museo. Quindi, come si è 
nelle Degnità divisato, di tutto il primo Mondo degli 
uotnini si devono fare due generi: cioè uno denomini 
di giusta corporatura che furon i soli Ebrei^ e Valtro 
di Giganti che furon gli Jutori delle Nazioni Gentili: 
e de^ Giganti fare due spezie: una de** Figlioli della 
Terru^ o vero Nobili* che diedero il nome àìTEtà de* 
Giganti con tutta la propietà di tal voce , come si è 
detto^ e la Sagra Storia li ci ha diffinili uomini forti 
famosi^ potenti del Secolo j V altra meno propiamente 
detta degli allri Gitani/ signoreggiati. 

Il tempo di venire gli A^utori delle Nazioni Gentili 
in sì fatto stato si determina cento anni dal DUuvio per 
la razza di Sem, e due cento per quelle di Giafet e di 
C(z/n,cóme sopra ve n^ ha un postulato; e quindi a poco 
Se n^ arrecherà la Storia Fisica narrataci bensì dalie 
Greche Favole^ ma finora non avvertita, la quale nello 
stesso tempo ne darà un** altra Storia Fisica dell* Uni'- 
versale Diluirlo. 



Vico. Of^ere^ Voi. V. li 

Digitized by VjOOQIC 



10^ LIBBO S£CO:^DO 

DELL4 METAFISICA POETICA («) 

Che ne dà POri^im della Poaia, delP Idolatria, 
della Dmnawne e de^ Saginfizj (1). 

Oa sì falli Primi Uomini stupidi^ insensati ed arri- 
biii bestioni^ talli i Filosofi e Filologi do^evan inco> 
minciar a ragionare la Sapienza degli Antichi Gentili y 
cioè da^ Giganti testé presi nella loro propia significa- 
zione^ de^ quali il Padre Boulduc -de Ecclesia ante le- 
gem - dice che i nomi de^ Giganti ne^ Sagri Libri signi- 
ficano uomini pii y venerabili^ illustri^ lo che non si 
{>aò intendere che de^ Giganti nobili, i quali con la divi- 
nazione fondarono le religioni a'* Gentili , e diedero il 
Home zWetà de*Giganti: e dolevano incominciarla dal- 
faJfeto/fWco, siccome quella che va a prendere lesue prove 
non già da fuori, ma da dentro le mvdijicazioni delta 
pròpla mente di chi la medila*, dentro le (luali^ come 
sopra dicemmo , perchè questo Mondo di Nazioni egli 
certamente è stato fatto dagli uomini^ se ne dovevaii 
andar a trovar i principi : e la natura umana^ in quanto 

{a) La Metafisica Poetica, o la Teologia de' Poeti, fu la Prima 
Poesia^ che fu la DWina, 

(i) La Pinma Scienta Wuoua comincia daUa neccsaitk di prohin. 
gare la melafisiga nelle menti delle genti primitive onde rirottruire 
la storia {Of/ere ÌV, 3'i-34). Qui ripetendo lo ttesio punto di par* 
tenta loUo la -nuova veduta che regge la pari iziooe^di questo li* 
bro , fono nuovamente riordinale le idee del Diritto Universale e 
della Prima Sdenta Nuova. ^- La poesia naluraliocnte animai rice 
delle prime genti fu la prima Metafisica : quando il cielo fu solcato 
da' fulmini, la natura fu per e«se un vasto corpo animato | ogni se- 
gno die apparve ne' cieli ebbe una mente, un' intenzione : la prima 
favola divina. dominò la natura e gli uomini , il primo dio Giove 
arrestò i giganti, diede ori;>ine ad un tempo all' idolatria, alla di- 
vinaiione, ai sacriGcj( 0/ier« IV, i63-i66; HL 3a8,33i ; IV, Si-Si, 
i58). Ogni nazione ha un Giove, perchè universale presso tufte fu 
fa catastrofe del diluvio, l' impressione de' primi fulmini (IV, 79-80). 
^. Sulla fine del capitolo Vico si ricorda ancora che qaetle idee 
sono in opposizione colle idee generali sulla prima sapienza e sui 
primi poeti (III, a3o, ec). 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIbJljA POETICA 163 

ella ò comune con le besiit^ porta seco questa propietà 
cli'i sefisi sìeiio le soU yie p&d^ella conosce le co^e. 
Adunque h Sapienza Potticay che fa la prima Sapienza 
della Gentilità) dovette incominciare da una Meiùfisica^ 
ijoii ragionata ed astratta, qual è questa or degli addol<- 
trinati, ma sentita ed imaginata^ quale dovett* essere di 
tai primi uomini y siccome quelli cli^ erano di niuno 
raziocinio , e tutti robusti sensi e s^igorosissime fan*- 
tusiey com*è stalo nelle Degnìtà stabilito. Questa fo la 
loro propìa Poesia la qual in essi fu una Facultà loro 
conaturale^ perch'erano di tali sensi e di si fatte ^an^ 
tasit naluraluiente forniti, naia, da ignoranza di cagioni^ 
la qual fu loro madre di maraviglia di tutte le coso, 
che quelli ignoranti di tutte le cose fortemente ammi- 
ras^ano^ come si è accennalo nelle Degnila. Tal Poesia 
incominciò in essi Divina ^ perchè nello stesso tempo 
ciréssi imaginavano le cagioni delle cose che sentii 
yano ed ammiravano^ essere J9ei, come nelle l^e^niVà 
il vedemmo con Lattanzio^ ed ora il confermiamo eoo 
gli americani ^ i quali tutte le cose che superano la 
loro picciola capacità dicono esser Dei^ acquali aggiu- 
gniamo i Germani Antichi^ abitatori presso il mar ag- 
ghiacciato, de' quali Tacito narra che dicevano d'udir« 
la notte il Sole che dalF occidente passava per nmre 
nelPorienle, ed affermavano vedere gli. Dei: le quali 
rozzissime e semplicissime nazioni ci danno ad inten- 
dere molto più di questi A utòrì della Gentilità, de'* 
quali ora qui si ragiona: nello slesso tempo, diciamo 
alte cose ammirate davano V essere 'di sostanze dalla 
propìa lor idea} ch^ è appunto la natura de^ fanciulli 
che, come se u^ è proposta una Degnila^ osserviamo 
prendere Ira mani cose inanimate, e trastullarsi, e favel- 
larvi, come fusser quelle persone vive : in colai guisa i 
primi uomini delle nazioni Gentili, come fanciulli del 
nascente gener untano^ quali gli abbiamo pur nelle De- 
gnila divisalo, dalla lor idea criavan essi le ""cose; 
ma con infimta differenza però dal criare che fa U" 



Digitized by VjOOQIC 



164 LIDEO SECONDO 

dio; perocché Mdio nel suo purissimo intendimento co- 
nosce, e conoscendole, cria le cose: essi, per la loro ro- 
busta ignoranza^ il facevano in forza d^una cot^polentis- 
sima fantasia^ e perch^ era corpolentissiroa, il facevano 
con una mavas^igìtosa sublimità, tal e tanta, che per- 
turbai^a alPecces'so essi medesimi che fingendo le si 
cria^ano*, onde furon detti Poeti^ che lo stesso in greco 
suona che criatori: che sono lì t9*e labori che deve fare 
la Poesia gixinde : cioè di ritrovare Favole sublimi^ 
' confacenti ^ÌVintendimento popolaresco^ e che perturbi 
aWeccesso^ per conseguir il^ne, ch*ella si ha propo- 
sto, ^''insegnar il volgo a virtuosamente operare^ 
commessi* P insegnarono a sé medesimi (a); Io che or 
ora si mostrerà : e di questa natura dì «.*ose umane re- 
stò eterna pìX)pietà spiegata con nobii espressione da 
Tacito^ che vanamente gli uomini spaventali ^/i<^ii/it 
simul creduntque. 

Con tali nature si dovettero ritrovar i Primi Juiori 
dell* Umanità Gentilesca ^ quando dugento anni dopo 
il Dihmo per lo resto del mòndo^ e cento nella ifefc?- 
sopotamia , come si è dello in un postulato ( perclw; 
tanto di tempo v^ abbisognò per ridursi la terra nello 
slato che disseccata dalPuroidore delP Universale Inon* 

(a) Di più, perchè l'uomo è nnfuralrnente portato a dileltarsi 
dell'uniforme^ com'abbiaro veduto nelle Degnità^ perché la mente 
umana Mgogu» naUu-almente di unirsia Dio, óond'ella viene^ cli'è'l 
vero unoj e non potendo quelli per In loro troppo sensuale natura 
esenitare ìajacuttà^ ch'era sotto i loro troppo vigorosi sensi se* 
polta^ di astrarre da' stibielti le propietà e le/orme^ alle qualità 
partìcol ^ri cose che essi sentivano ed imaginaviino si conformasi 
òCroj per ridurle alle loro u/i/iffi si Cuistroit^JavoU: enaturabnenle 
a|»prfsero per generali verità quelle rhe iu fatti erano .non ahro 
che generi fttntasticiy o nnilà imaginarie, o fussero/i/i/i modeiii, a' 
quali riilucevauo lotte le particolari cose che sentivano o imagi" 
navano^ o essi ^Wss\ facevano: e ne restarono detti con somma la- 
tina eleganza genns in sienì tirato di forma o guisa o maniera o 
moMloj e detta species in significato di sembianza yO di cosa 
che si ossomi^ ia e rassembras e tal acconcezza d'asswd>ramento 
delle cose fatte alle loro idee^ o modelli^ fu dello anco species in 
signifìcazion di bellezza. Con tali nature^ ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DEU.A SAPIENZA POETICA 165 

dazioue mandasse esalazioni secche^ o si^no materie 
ignite neiraria ad ingenerar visi i fulmini) il Gelo ùnaì- 
metile Jblgorò ^ tuonò con folgori e tuoni spaventons- 
siuii, come doveU'^ avvenire, per introdursi nelParia la 
prima voUa un* impressione si violenta. Quivi pochi 
Giganti^ che dovetler esser li più robusti^ cbVerano 
dispersi per li boschi posti saWaltiu-e de' monti siccome 
le ,fiere più robuste ivi hanno i loro coitili (a), eglino 
spaventali ed attoniti dal grand* effetto di che non sape*- 
s^ano la cagione , alzarono gli occbi^ ed avi^rtirono il 
Cielo: e perchè in lai caso la natura della mente umana 
porla chV//a attribuisca aWeJJetto la sua natura^ come 
si è dello nelle Degnitày e la natura loro era in tale stato 
tf Uomini tutti robuste forze di corpo , che urlando , 
brontolando spiegavano le loro violentissime passioni^ 
si finsero il Cielo esser un gran Corpo animato j che 
per tal aspetto chiamarono Giote, il primo Dio delle 
Genti^ deiìje Maggiori ;^ che col ^schio de^ fulmini e 
col fragore àe* tuoni volesse dir loro qualche cosa; 
e sì incominciarono a celebrare la naturale Cuììosità^ 
cìk* è figliofa deir/^nora/i^a e madre della Scienza^ la 
qual parlorisce, neiraprire che fa della mente deiruomo, 
la Mlaras^iglia i come tra gli Elementi ella sopra si è 
diffinita: la qual natura lutlavia dora ostinata neivolgo^ 
cV ove veggano o una qualche cometa , o parelio , o 
altra sum^agante cosa in natura , e particolarmente 
neWaspetto del cielOf sùbito danno nella. cu/io^iVà, e 
tutti ansiosi nella ricerca domandano che quella tal 
cosa voglia significare^ conte se n^ è data una Degnila; 
ed ove ammirano §;li slupendi effetti della calamita col 
ferino , in questa slessa età di nienli più scorte e ben 
anco erudite dalle Filoscffie, escono colà^ che la cala- 
mita abbia una simpatia occulta col ferro ^ e sì fanno 
di tutta la Natura un vasto corpo animato^ che senta 

(a) (e qiiesi» é Ia vera guisa di tal natura di cose umane, ch'or 
noi nDtlineiile, scrivendo questi Lihri^ abbiamo mffdilando ritro- 
vato) eglino spaventali^ ce 



Digitized by VjOOQIC 



ite LIBRO SECO?>i>9 

'passioni ed affetti^ conforme nelle Degnìfà anco sì ò 
divisato. Ma siceonie ora per la natura delle nostre £#• 
mane menti troppo ritirata da^ sensi nel medesimo volgo 
con le tante asti-azioni^ di quante sono piene le Lingue^ 
«on tanti vocaboli astratti ^ e di troppo assottigliata con 
-Vaite dello scri^ere^ e quasi spiritualeztata con la /77*a-* 
tioa dt^ numeri^ che volgarmente sanno di contò e ria- 
gionCy ci è naturalmente niegato di poter formare 4a 
i;a^/a imagine di cotal Donna che dicono Naiura Sim- 
patetica^ che mentre con la bocca dicono, non hanno 
nulla in lor mente^ perocché la \ox mente è dentro il 
Jklso^ cìk* è nulla f né sono soccorsi già dalla Fantasia 
a poterne formare una falsa vastissima imagine : così 
ora ci è naturalmente niegato di poter entrate nella 
vasta Smaginatiifa di qué^ primi uomini^ le menti 
àsP quali dì nulla erano astratte, dì nulla erano assolti* 
gliate, di nulla «piritualezzate'^'-perch^erano loiKe immerse 
ne^ sensì^ tutte rintuzziate dalle passioni^ tulte seppeU 
lite ne'^ corpi: onde dicemmo sopra ckt^ or appena in*- 
tender si può ^ affatto imaginar non si può ^ come 
pensassero i Primi Uomini che fondarono V Umanità 
Gentilesca. 

In tal guisa i Primi Poeti Teologi sì finsero la prima 
'Favola Divina^ la più grande di quante mai se ne fin* 
aero appresso^ cioè Gioire, re e padre degli uomini e 
degli Dei^ ed in atto di fulminante ; 5i popolare^ per^ 
turbante ed insegnativa , Messi stessi , che «e "I fin- 
sero^ se'l credettero^ e con i spaventose religioni \i le 
quali appresso si mostreranno, il temettero^ W riverirono 
e Vosservarono: e per quella propietà della mente uma- 
na, che nelle Degnità udimmo avvertila da Tacito^ tali 
uomini tutto ciò che vedevano^ imaginavano^ ed anco 
essi stessi facevano , credettero esser Giove ; ed a tutto 
V Universo di cui potevan esser capaci, ed a tutte le 
parti deW Universo diedero Tessere di sostanza ani^ 
inala i ch^è la storia civile di quel motto, 

Jovia omnia piena i 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA i%7 

die poi Platone pre&e per VEtere che penetra ed em- 
pie tallo: ma per li Poeti Teologi^ come quindi a poco 
Tedreroo^ Gioire non Ju più alto della cima de* montu 
Quivi i primi uomini , che parlavan per cenni , dalla 
loro natura credettero- 1 fulmini^ i tuoni Tusaero cenni 
di Giove; onde poi da nuo - cennaré* fu delta Au- 
men la *Dis^inà Folontà^ con una troppo sublime idea 
e degna da spiegare \^ Maestà Divina; che Giove co- 
mandasse co' cenni, e tali cenni fussero parole j'eali'^ 
e che la iVa/u/a fusse la lingua di Giove ; la Scienza 
della, qual lingua credettero universalmente le genU 
essere \?l Divinazione ; la qual da'* Greci ne fu delta fVa- 
logia , che vuol dire Scienza del parlar degli Dei, Cosi 
venne a Giove il temuto Regno del fulmine; per lo 
qual egli è M Re degli uomini e degli Dei; e vennero 
i das^ titoli^ uno di Ottimo in significato di fortissimo^ 
come a rovescio appo i primi Latini y(;/7a5 significò ciò 
che agli ultimi significa bonus ; e V altro di Massimo^ 
dal di lui vasto corpo, quant^ egli è ^ì^ciélo: e da que- 
sto primo gran beneficio fatto al gener umano vetì- 
negli il tìtolo dìS'jtere o dì Salvadore^ perchè non li 
fulminò', cb^ è il primo delli tre Principi ch^ abbiamo 
preso di questa Scienza; e vennegli quel di Statore o 
di Fermatore » perchè fermò que*^ pochi Giganti dal 
toro ferino divagamento , onde poi divennero * Prìn^ 
cipi dtlle geliti : lo che i Filologi Latini troppo ri- 
strinsero al fatto, |>erocchè Giove invocato da Romolo 
avesse fermato i Romani che nella battaglia co^ Sabini 
si erano niessi in fuga. 

Quindi tanti Giovi che fanno maraviglia e!* Filologi ; 
perchè ogni nazione gentile nVbbe uno, de^ quali tutti 
gli Egizj^ come si è sopra detto nelle Degnità^ per la 
loro bo9Ìa dicevano , il loro Giove Àmmone èssere lo 
più antico^ sono tante Istone Fisiche conseivateci dalle 
Faivole^ che dimostravano essere stato Universale il Di" 
luvio^ «ome il premettemmo nelle DegnitiL 
Così, per ciò che si è detto nelle Degnità à^ inloriip 



Digitized by VjOOQ IC 



168 LIBRO SSC07ID0 

a' PriBcìpj de^ Garatleri Poetici, Gioire nacque in Poesìa 

naturalmente Carotiere DM fio ^ o .fero un Vuwersah. 

FaniasticOi^ a cui riduceifuna tulle le cose degli auspìcj 

tulle le antiche nazioni gentili; die tulle perciò ilo- 

vetter essere per natura poaliche: die incominciarono 

la Sapienza Poetica da questa Poetica Metafisica di con- 

lemplare Dio per P attributo della sua Procedenza; e 

se ne dissero Poeti Teologi^ o vero Sapienti^ che sin- 

tendei^ano del parlar degli Dei^ conceputo con gli au-- 

spici di Gioce; e ne furono detti propiaraenle dis^inì^ 

in senso à'^Indos^inatori^ da dicinari^ che propiauienle 

è indovinare o predire: la quale Scienza fu detta ilusa^ 

diffinitaci sopra da Omero essere, la Scienza del bene e 

del male^ cioè la Divinazione; suM cui divieto ordinò 

Iddio ad Adamo la sua veru Religione^ come nelle 

Degnila si è pur detto : dalla qual Mistica Teologia i 

Poeti adi Greci furon chiamati Mystae^ che Orazio con 

iscienza trasporta Interpelri degli Dei, che spiegavano 

i Divini mister^ degli auspicj e degli oracoli: nella 

quale Scienza ogni nazione gentile ebbe una sììb Sibilla^ 

deUe quali ce ne sono men lobate pur dodici; e le Sibille 

e gli Oracoli sono le cose più antiche della Gentilità. 

Cosi con le cose tutte qui ragionate accorda quel d'fu^ 

sebio riferito nelle Degnila , ove ragiona de'* Principi 

deirjdoìatiia ; che la prima gente semplice e ro^za si 

finse gli Dei ob terrorem praesentis polentiae. Cosi il 

timore fu quello che finse gli Dei nel mondo ; ma , 

come si avvisò nelle Degnila ^ non fatto da altri ad al-- 

tri uomini, ma da essi a sé slessi. Con tal Principio 

deipidolatria si é dimostrato altresì il Principio della 

/^iVmoj&fone, che nacquero al mondo ad un patto: a*^ 

quali dae Princip) va di seguito quello de' Sagrifizj , 

eh' èssi facevano per procurare o sia ben intender gli 

auspicj. 

.Tal generazione della Poesia ci è finalmente confer- 
mata da questa sua eterna propielà^ che la di lei prò-- 
pia materia è Vimpossibile credibile ; quanto egli è im* 



Digitized by VjOOQIC 



DELLà SAPIBllZA.POfiTlCA 1(»9 

possibile eh* i corpi Steno menli^ e fu credulo die *1 r.ieto 
loiianle si fusse Giove: onde i Poeti non altrove mag- 
giormente si esercitano , die nel cantare le maraviglie 
fatte dalle Maghe per òpera d'incantesimi: \o die è da 
rifondersi in un senso nascosto c^ hanno le nazioni del* 
V Onnipotenza di Dio; dal quale nàsce tiuelPallro^ per 
lo quale tutti ì popoli sono naluralmente portati a far 
infiniti onori alla Divinità : é in cotal guisa i Poeti 

fondarono le Religioni a' Gentili. 

E per tutte le finora qui ragionale cose si rovèscia 
lutlo ciò che deìV Origini della Poesia si è detto prima 
da Platone^ poi à» Aristotile , infin a^ nostri Patrizj y 
Scaligeri^ Castehetri y ritrovatosi che per dijiilo iTu^ 
mano raziocinio nacque la Poesia tanto sublime^ ch« 

' per Filosofie , le quali vennero appresso , per Arti e 
Poetiche e Crìtiche^ anzi iK*r queste istesse, non pro- 
venne altra pan , nonché maggior^^ ond** è il privile^ 
gio^ per lo qual Omero è 'i Principe di tutti i sublimi 
Poeti y che sono gli Eroici ^ non menò per lo mento ^ 
che per Vetà, Per la quale discoverta de^ Principi della 
Poesia sì è dileguata T oppenione della Sapienza ìnw^ 
TÌ\ ubile degli Antichi ceiwio disiderata di scoprirsi jda 
Platone infin a Bacone da Ferulamio - de Sapientia 
Feterum - la quale fu SapìenZfa Folgare di Legislato- 
ri^ che fondarono il gener umano, non già Sapienza 
Riposta di sommi e rari Filosofi. Onde,' come si è in- 
cominciato quinci a fare da Gioire ^ si troveranno tanto 
importuni tulli 'i Sefisi Mistici d^ altissima Filosofia 
dati dai dotti alle Greche F(wole^ ed a*' Geroglìfici Egi- 
zj\ quanto naturali usciranno i sensi storici die quelli 
e questi natmalmente dovevano contenere. 



Digitized by VjOOQIC 



i70 LIDRO SECÒVDO 

Corollari. 

D'intorno agli Aspetti Priucipali di questa Sdenta (i). 

L Dal detto fin qui si raccoglie che la Prùi^denza 
Divina 2ippre&^ per quél senso umano clie potevano sen* 
tire uomini crudi , selvaggi e fieri , che ne* disperati 
soccorsi della Natura anco essi disiderano una cosa 
alla Natura superiore che li sahasse^ cVè'*ì Primo 
Principio sopra di cui noi sopra stabilimmo il Metodo 
ifi questa Scienza^ permise ìovó dVntrar nelP inganno 
di temere la falsa divinità di Gio(^e^ perchè poteva ful- 
minarti^ e sì dentro i nembi di quelle prime tempeste 
e al barlume di que^ lampi videro (a) questa gran ve- 

(i) Il rompìesso delle idee che giunse per la ?ia irregolare della 
•coperta a fìtrniare la vasta innoTazione della Sciènza tfuovtt^ viene 
io questo Capo con una veduta ordinalrice partito inaette a«petti, 
i quali danno : — i.^ Una teologia civile della Providenza, la quale 
loinàtaroentc guidava ogni progresso i»l«riro t\A Diritto Ut^vertale^ 
e veniva inattaU a principio, fonda mentale della scienza n^H* ''^'"i^ 

Scitnza Nuóuat p. 39-41 a.° Una Hlosofia doirautorità prima di 

Giove sui giganti atterriti, poi propria delta volontà deiruonio, fi- 
nalmente attuata nel Diriito Naturale. L'autcrtth istorica nel /)/>• 
Uniif, (pag. 56 e seg.) eomincta netl^ uomo isolato^ ti prolunga nella 
famiglia, nei farooli , nei senati regnanti sulle plrbi, e si dissipa 
tiella razionale riarqiiistata da tutti nell'umanità. — 3.^ Una itorìa 
delle idee, prima, accessoriamente accennata nel Dir. Unii*, poi più 
(hiaramf^nte avvertita nella* /'rima Se» Niu per la necessità dì de- 
durre la storia dalla mente umana.— 4»^ Una eritiej filosofiea sugli 
autori delle nazioni già formalmente stabilita nella Pnma Se Nu., 
p. 73. <^ 5.<* Una storia ideale eterna romoue a tutte le nazioni, 
anch' essa già enunziata nella Prima Se, Nu* , p. 71-7!!. — 6.^ Uà 
sistema del Diritto naturale delle genti già proposto in oppostciofie 
a Grozio nel Dir. Univ,, poi nella Prima Se, Su* (pag. 16-43) esteso 
con una crìtica più vasta di Grozio, Seldeno e Pufendorf. *- 7.^ I 
principi di una storia universale di cui avveri ivasy la mancanza 
nel Dir* Uw, (pag. aa3 e aeg.) cbe ivi supplivasi a forza d'indn- 
lioni, e cbe sistematicamente supplivasi colla storia ideate nella 
PtHma Se, l^u., p. aa, 71,. q44> ^4^1 ^^3j 287, ec. 

(«) 3'. . . . vuesto gmn raggio di verità^ che la Provtdenta Dh 
vina sia V ordinatrice del mondo delle Nazioni: con che • ecorda 
quel ó,* Eusebio nelle Degnìtàf ove ragiona He' Principi deWldo* 
iatria, cbe la prima gente semplice e rozza si fìnse ì Dei ob ter- 



Digitized by VjOOQ IC 



BEtLA SALIENZA POETICA tTt 

riU , che la Procedenza DMna sovraintenda alia sah 
vezza di tutto il Getter Vmano^ Talché quindi questa 
Scienza incomincia per lai prìneipal aspetto ad essere 
una Teologia Cistite ragionata della Procedenza: la 
quale cominciò dalia Sapienza Volgare de Legislatori 
che fondarono le nazioni, con contemplare Dio per 
Vattributo di Procedente: e si compiè con la Sapienza 
Biposta de* Filosofi , che ^1 dimostrano con ragioni 
nella loro Teologia Naturale. 

IL Quindi incomincia ancora una Filosofia delPÀu^ 
torità^ cVé «Uro principal aspetto c^ha questa Scien^ 
za; prendendo la Toce autorità nel primo suo signifi' 
cato di propietà; nel qual senso sempre è usata qnesU 
▼oce dalla Legge delle XII Tacole: onde restaron flu- 
torì detti in CìtìI Ragione Romana coloro da^ quali ab- 
biamo cagion di dominio: che lanto certamente viene 
da cràróc 'proprius^ o suus ipsius - che molti Eruditi 
acriTono autor ed autoritas^ non aspirati. E V Autorità 
incominciò primieramente Dicina; con la quale la Di'- 
cinità appropiò a sé i pochi Giganti che abbiamo detti 
con propiamenle atterrarli nel fondo e ne^ nascondigli 
delle grolle per sotto i monti ; che sono Va nella dijèrro 
con le quali restarono i Giganti per lo spavento del 
cielo e di Giove incatenati alle terre, dov^essi al punto 
del primo fulminare del cielo dispersi per sopra i monti 
si ritrovavano; quali furono Tìzio e Prometeo incate- 

rorrm praeseniis potentine, E r osi egli si è Jimostraio quello ch« 
da noi si è preso per Primo Piincipio di questa Scienza. Coti tn\ 
Principio aeW Idolatria si è ditnostrAto allrrsì il Princìpio detta 
Divinazione, cbo nacquero al «ondo ad un parto: a' quali due 
Principi v« di seguilo quello de* sagrijizjs rli essi farevaiao, |M:r 
procurare o siit ben toleuder gli augurj: da' quali Principj iIot«» 
vano cominciare i loro libri Cicerone - de Natura Deorum -, /!« 
pùtlodoro - de Origine Deorum • , Giraldo - de Diis Gentium - ^ 
Daniel Ctesscnio - de Theofogia civili -, e 'I Sossio u«IU sua mai;- 
i;[ìor oprra de Tftcologia Gentilium: e Cicerone ^\ nitri de Divi*' 
natione, Edone Pìebnsh la sua Divinazione sacra è profana, AntO" 
Hio Borremùnzio ' de Poèti s et P*x>phetis -^ gli autori de Diis Fc- 
iidicis ¥. de Oraetdis SiUjItinis^ e Van Date i suoi de Divinatióne 
si de OraculiSi e Hnalmenie Sluvkio ^de Sacrificiis Getètium ^ 



Digitized by VjOOQIC 



17^ LIBBO »ECOXDO 

nati ad un^ alta rupe, acquali dhoiava il cuore 
un^ Aquila , cioè la Beligioue degli aaspìcj di Giove \ 
siccome li resi immobiìi per lo spavento restarono con 
frase eroica delli a^ VaXwA terrore defixi^ come appunto 
i pittori li dipingono di mani e piedi incatenati coii tali 
anella sotto de^monti^ dalie quali anella sì formò la ^ran 
Catenfi^ nella quale Dionigi Longino ammira la mag- 
giore sublimità di tutte le Fai^oìe Omeriche y la qual 
catena Giosuè , per approvare cb' esso è ^1 Re degli uo« 
mini e degU Dei , propone che se da una parte i\ si 
attenessero tutti gli Dei e tutti gli uomini , esso solo 
dair filtra parte opposta gli strascinerebbest tutti die- 
tro^ la qual Catena s^ gli Stoici vogliono che signifi* 
clìi la Serie Eterna dalle Cagioni^ con la (fuale il lor 
Fato tenga cinto e legato . il mondo ^ vedano ch^ essi 
non vi restino avvolti^ perchè lo strascinamento degli 
uomini e degli Dei con sì fatta catena egli pende dal'» 
Parbitrio di esso Gioire ^ ed essi vogliono Giosfe sog^ 
getto al Fato. Sì fatta Autorità Dii^ina portò di seguito 
V Autorità Umana con tutta la sua eleganza filosoGca di 
propietà cT umana natura , che non può essere tolta 
all'uomo nemmen da Dio, senza distruggerlo; siccome 
in tal significato Terenzio disse voluptates proprias 
Deorum -che la felicità di Dio non dipenda da altri -^ 
ed Orazio disse propriam virtutis laurum - che '1 trion- 
{p della virtù non può togliersi dair invidia -^ e Cesare 
disse propriam victoriam , che con errore Dionigi Pc- 
tas^io nota non esser detto latino, perchè pur con troppa 
latina eleganza significa una vittoria cheM nimico non 
poteva togliergli dalle mani. Gotal Autorità è il libero 
uso della volontà $ èssendo V intelletto una potenza 
passiva soggetta alla verità : perchè gli uomini da que« 
sto primo punto di tutte le cose umane incominciaron 
a celebrare la libertà delVumano arbitrio di tener in 
freno i moti de^ corpi, per o quetarli affatto, o dar loro 
migliore direzione^ ch^è'l conato propio degli agenti 
lìberi , come abbiam detto sopra nel Metodo: onde que^ 



Digitized by VjOOQ IC 



DKLLA SAPIB.^ZA POETICA 173 

Giganti sì risleltero dal vezzo hestiah d'andar vagando 
per la gran selva della terra ^ e s^ avvezzarono ad un 
costume tutto contrario di stare nascosti e fermi lunga 
età dentro le loro grotte. A si futia Autorità di NaiUra 
Umana seguì V Autorità di Diritto Naturale^ die con 
r occupare e staile lungo tempo fermi nelle terre, dove 
si erano nel tempo de^ primi fulmini per fortuna trovali, 
ne divennero Signori per Yoccupaziont con una lunga 
possessione n drè'l Fonte di tatti i Domi nj del mon- 
do : onde questi sono que'' 

.... pauci quos aequus anUéfii 

Jupil€i'j 

che poi i Filosofi trasportarono a coloro e' lian sortito 
da Dio indoli buone, per le sciente e per le virtà (a) : 
ma il senso istorico di tal motto è, clie tra. que^ zia- 
scondigli. in c\w fondi essi divennero i Principi delle 
Genti dette Maggiori ^ delle quali Gio^t si novera il 
primo Dio^ come si è nelle Degnità divisato, le quali^ 
come si mostrerà appresso, furono Case Nobili Antiche^ 
diiumate in molte Famiglie^ delle quali .si composero 
i primi Regni e le prime Città; di che restarono quelle 
bellissime frasi eroiche a' Latini, condere Gentes, con- 
dere regna ^ condere urbes ; fundare gentes ^ fundare . 
regna^Jundare urbes, 

{a) 9.^ Quivi per alto consiglio della Provedcnzn vh\)«i il suo 
Principio il diritto della Forui^ con la quale Giove le gii ima U 
suo fegnOf e st etflebrò per tuUo il Tempo Divino ed Eroico, un- 
ii* Achille ripone la sua rngu>ne neWa$Ìa: acciocché gli uoitiitii, 
siti quando uoii inlendessero raifione, «sttiDASsero Iti ra;;ioti dalU 
foriui^ ina infrenata da alcun timore di religione , la qual aola, 
come alibiain nelle Degnità ve<lulo, poteva infrenar i violanti di 
Obhcsj stcGome per la religione i Gigattti s'assogf^ettiscouo alla 
Jona di Giove, e Giove legHima il suo regno con la catena^ con 
la qual lieu entro i suoi auspirj incatenai i Giganti, 

IO,** Si scoprono qiiìri«li ancor i PrincipL otid'ebbero incohtin- 
ciamenlo (utli i. primi Regni^ che furono la fòrza e ì»f t'oda, ma 
non gii quali hanno finora stimato i caVivi Politici, faUe da uo- 
mini ad altri uomini ♦ ma che fd-ccro gli nomini n sé medesimi y 
e si ^WToiìKì forza e froda dalla Divina Provfdema permesse a 
bene del ^eucr umano. Dj quc' nascondigli^ ec. 



Digitized by VjOOQIC 



174 MBBO KfiCU^IM) 

Quesla Filosofia dell' Jutontà va di seguilo alla Teo- 
logìa Cwile Ragionata della Prot^edenza^ perchè, per 
le pros^e Teologiche di quella, quesla con le sue Filoso- 
ficìte rischiara e distibgtie le Filologiche ^ le quali £/« 
spezie di proi^e si sono tulle uo^erate nel Metodo^ e 
diotomo atle cose dell^ oscurìssioìa anlichilà^ delle nazio* 
ni riduce a ceriezza P Umano Arbitrio^ ch^ò di sua 
natura incertissimo, come nelle Degnila si è aifvisato, 
ch^è tanto dire, quanto riduce la Filologia informa 
di Scienza, 

111. Terzo principal aspetto è una Storia d* Umane. 
Idee^ che, come testé si è veduto, incooiinciarono da 
Idee Divine con la Contemplazione del Cielo &lla eoii 
gli occhi del corpo^ siecouie nella Scienza augurale 
fi disse da'Hontani contemplari T osservare le parli del 
cielo, donde venissero gli aogurj , o si osservassero gli 
imspicj^ le quali regioni descrille dagli u^fi^stW costoro 
Utui si dicevano Tempia Cùeìi; onde dovettero venir 
a' Grtei i frinii ^w^pi^oL^^ e fMc54fMtra, Disvine o Sublimi 
Cose da contemplarsi^ che terminarono nelle cose astrat* 
te Metafisiche e Matematiche^ eh' è la Storia Cisrìle^ di 
quel uiollo, 

À 3o¥t priftcìpìurrt Musae f 

siccome àsì' fulmini di Giove testé abhiaiii veduto in- 
cominciare la prima Musa^ che Omero ci dilHnl Scienza 
del bene e del male; dove poi venne troppo agiato a^ 
Filitsoji d"* intrudervi quel placito, che'l Principio della 
Sapienza sia la Pietà. Talché la prima Musa dovet- 
te esser Urania^ contemplalrice del cielo affin di pren- 
der gli augurj*, che poi passò a significare V Astronomia 
come si vedrà appresso. E come sopra si é partila la il/e- 
tqfisica Poetica in tutte le scienze subalterne , dalla 
stessa natura della lor Madre, poetiche; così questa Sto^ 
ria d^ldee ne darà le rozze origini così delle Scienze 
Pratiche che costuuian le Nazioni, come delle Scienze 
Specutatis^e ^ le quali ora colte sou celebrale dà^ Dotti. 



Digitized by VjOOQ IC 



DKLLA SAPIENZA PO&TICA 1.73 

IV. Quarto aspetto, è \xndL Critica Filosofica ^\^ i\a»i 
nasce dalla Istoria daW Idee anzi detta: é tal Critica 
giudicherà il vero sopra gli Autori délh Hazìoni me? 
desime^ nelle quali dee correre da assai più di luille 
aoni , per potervi provenir gli Scrittori^ che sopo il 
SfUbittto di questa Ottica Filologica. Tal Crìtica Fi* 
/ujo/fca qeindi, iucoioinciando da. Gioi/e^ ne darà una 
Teogonia Naturale^ o sia Geuefvzione degli Dei fatta 
naturaìméììte nelle menti degli J^tori della Qentìlìtài^ 
che furono per natura Poeti Xeologi; e i dodici Dei 
dvlle Genti dette Maggiori^ Vìdee de^ quali da costoro 
si fantasticarono di tempo in tempo a certe loro umape 
necessità o utilità, si stabiliscono per dodici minuie Epo^ 
che alle quali si ridurranno i tempi ne^ quali nacquero 
le Favole: onde tal Teogonia Naturale ne darà una 
Cronologia Ragionata della Storia Poetica almeno un 
novecento anni innanzi di avere dopo il Tempo Eroico 
i suoi primi incominciamenti la Storia Volgare, 

V. Il quinto aspetto è una Storia Ideal Etet^na^ so- 
pra la. quale corrono in tempo \e storie di tutte le na* 
zioni: cb^ ovunque d^r tempi sehaggi^ feroci e fieri cor 
ni inciano gli uomini ad addimesticarsi con le Religio* 
nì^ esse cominciano^ procedono e finiscono con quelli 
gradi meditali in questo Libro 11^ rincontrati nel Li* 
bro IF^ ove tratteremo del Corso che fiinno ItNaùO" 
w\ e col Ricorso delle Cose Umane nel Libro. V, 

VI. Il sesto è un sistema del Diritto Naturai delle 
Genti\ del quale col cominciar delle Genti^ dalle quali 
ne incomincia la materia, ^t una delle Degnità so-< 
piapòsta, dovevano cominciar la dottrina^ elidessi tra t-^ 
lano, li tre suoi principi^ tigone Groùo^ Giovanni Sei*' 
deno Samuello Pufendorfio; i quali in ciò tutine tre 
errarono i\ concerto^ incominciandola dalla metà in 
giù^ cioè dagli ultimi tempi delle nazioni ingèntìliie^ 
e quindi degli uomini illuminati dalla Ragion naturale 
tutta spiegata^ dalle quali son usciti i Filosofi che s*nU 
zarono a meditare una perfetta Idea di Giustitia. Pri « 



Digitized by VjOOQ IC 



i1% LIBRO kkiU.lDO 

raierameiile G/'o^/«, il quale, fwi- lo stesso gi-amrui&llo 
che poi:la alla Verità , pirscindt dal fa Pros^edenza Di^ 
s>ina^ e professa che il suo Sislenia regga ^ precisa aaco 
ogni cognizione di Dio : onde tulle le nj^rensioni ch^ in 
un gran ncimero di materie fa contro i Giureconsulti 
Romani^ loro non appartengono punto^ siccome a quelli 
i qiiali, avendone po^lo [ter Principio la Proiftdtn%a 
Disfina ^ inlesero ragionare del Difillo Ifalaral deih 
Giunti , non già di quello de' Filosofi e de' Morali Tea- 
togi. Di poi. il Seldeno la suppone, senza punto ayver-- 
lire éWinospilalità cfe' prhni popoli*^ né alla divisione 
che *l popolo di Dio faceva di lutto il mondo allor delle 
nazioni Ira Ebrei, e Grenti^ né a quello che, perchè gli 
Ehrei avevano perduto di visia il loro diritto, naturale 
nella schiavitù del C Egitto^ dpvell^esso Dio riordinarlo 
loro con la Legge , la qnal diede a Wosè sopra il Sina; 
né a queir altro che Iddio nella sua Legge vieta anco 
i pensieri' meno che giusti ^ de' quali ninno de' legisla* 
lori Qiorlali mai s'impacciò; o^ltre ^ÌV Origini bestiali 
che qui si ragionano di tutte le Nazioni Gentili: e se 
pretende d'averlo gii Ebrei a'&enliii insegnato ap^ 
prtsso^ gli riesce impossìbile a poterlo provare per la 
confessione magnanima di Ginseffo^ assistita dalla grave 
riflessione di Lattanzio sopra arrecati , etl alla nimistà 
die pur sopra osservammo aver avuto gli Ebrei con le 
Genti: la qual ancor ora conservano dissipali tra tutte le 
Nazioni, £ finalmente Pufendorfìo^ che l'incomincia con 
\ìu ipotesi Epicurea^ che pone l'uomo gìttalo in questo 
mondo senza niun ajuto e cura di Dio; di che essendone 
slato ripreso , quantunque con una parlicolar Dissertar 
zione se ne giustifichi , {ìerò senza il P/ imo Principio 
della Procedenza non può aflatto aprir bocca a ragionare 
di dirillo, come l'udimmo di| Cicerone dirsi ad Attico^ il 
qaal era epicureo^ dove gli ragionò delle Leggi, Per tutlp 
eiò noi da questo primo antichissimo punto di tutti i 
tempi incominciamo a ragionare di Diritto , detto da' 
Latini JuSy contratto delf antico Jous ^ dal momento 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAlMEriiA POETICA |77 

che nacque in menlé a' principi delle genti V idea di 
GioK'ej nello che a maraviglia co' Latini convengono! 
Greci ; i quali per bella nostra ventura osserva Platone 
nel Cratilo , 'che da prima il Gius dissero ^ixcóv , che 
tanto suona quanto discurrens^ o permanùns; la qual 
Origine filosofica vi è intrusa dallo stesso Platone^ il 
quale con Mitologia erudita prende Gioire per Veiei'e 
che penetra e scorre tutto ; ma VOrigine istorica Tiene 
da esso Gioire, che pur da' Greci fu detto dc6f (*), onde 
vennero a' Latini sub Dio egualmente >e sub Jo^^e, per 
dir a del aperto ; e che poi per leggiadrìa di favella 
avessero proferito ^^xaiov. Laonde incominciamo a ragio- 
nare Ae\ Diritto^ che prima nacque disvino con la pro- 
pielà con cui ne parlò la divinazione o sia scienza 
degli auspici di Giove ,• che furono le cose divine con 
le quali le Genti regolavano tutte le cose umane $ ch'en« 
irambe compiono alia Giurisprudensa il di lei adegua^ 
lo subietto : e sì incominciano a ragionare del diritto 
naturale daU^ùfea di essa Procedenza Divina^ con la 
quale nacque congenita V idea di Diritto^ il quale, co- 
me dinanzi se n' è meditata la guisa , si cominciò na- 
turalmente ad osservare da' Principi delle Genti pro^- 
piamente dette , e della s^ie più antica , le quali si 
appellarono Genti Maggioii, delle quali Giove fu il 
primo Dio. 

YIL II settimo ed ultimo de* principali aspetticeli^ 
questa Scienza , è di Principj^della Storia Universale^ 
la quale da questo primo momento di tutte le cose li- 
mane della Gentilità incouiincia coivla prima Età del 
Morìdo^ che dicevano gli Egizj scorsa loro dinanzi, che 
fu YEtà degli Dei; nella quale comincia WGelo a re-- 
gnar in terra^ e far agli uomini de* grandi benefit ^ 
come si ha nelle Degnila; comincia VEtà delPOro de? 
Greci , nella quale gli Dei praticavano in terra con 
gli uomini ^ come qui abbiam veduto aver incominciato 

O P.ropriaiDffitc gr ititi vo di 2<v(. Acoc vale oriundo da Giove, 
divino^ re. 

Vie©. Opere , voi. V. la 

Digitized by VjOOQ IC 



178 LIBRO SECO?IDO 

a* fare Giov^- Così i Greci Poeti da questa lai prima 
Età del mondo ci hanno nelle loro Fiutole fedelmente 
narrato V Viwersale Diluirlo , e i Giganti essere stali 
in natura ; e sì -ci hanno con verità narrato i Prin- 
cipi della Storia Vnis^ersale Profana. Ma non poten- 
do poscia i vegnenti entrare nelle Fantasie de^ primi 
Qomini che fondarono il Gentilesimo, per le quali sem- 
brava loi^> di vedere gli Dei} e non intesasi la propietà 
di tal voce atterrare^ ch^era mandar sotterra; e per- 
chè i giganti^ i qaali Tive^ano nascosti nelle grotte 
sotto de^ monti , per le tradizioni appresso di geuli 
sommamente crediile furono altetxiti alVecccsso^ ed ap- 
presi ch^ imponessero Olimpo , Pelio ed Ossa gli uni 
sopra degli altri , per cacciare gli Dei ( che i primi 6/- 
gantì empj non già combatterono , ma non a\*es^ano 
appreso^ finché Gio^e non fulminasse ) dal Cielo inal- 
zato appresso dalle menti greche vieppiù spiegale ad 
una sformata altezza; il quale ^'* primi Giganti fu la 
cima de^ monti , come appresso dimostreremo ; la qual 
Favola dovette fingersi dopo Omero, e da altri essere stala 
neir Odissea appiccata ad Omero: al cui tempo bastava 
che crollasse V Olimpo solo per farne cadere gli Dei^ 
che Omero nellV/iWe. sempre narra allogati sulla cima 
del monte Olimpo ; per tutte queste cagioni ha finora 
mancato il Prìncìpio; e per avere finor mancato ìd^ Cro- 
nologia Ragionata della Storia Poetica^ ha mancato 
ancora la Perpetuità deìls^ Storia Universale Ptofana{Ì). 

(i) Questo Capitolo intorno agli aspetti principali della Scienza 
tirir rdizione del t^So comincia coli' ultimo paragrafo del Capitolo 
antecedente. Ivi gli aspetti della Scienza sono tredici, e d;inDo: i.* 
nuove origini alla poesìa; a.^ nuovo aspetto alla sapienza anlicliis- 
sima dr^ poeti; 3.^ la diiuosl razione clic la Previdenza è ontina* 
Irice del mondo delle nazioni ; 4*^ !•* teologia civile della Previ- 
denza; 5.** le prime rozze origini delle scienze; 6 ® la storia delle 
idee; 7.^ la teogonia naturale; 8.* la filosofìa dell'autorità; 
9.*^ l'origine provìdenzi^le del diritto ^clla forza; itK^ T origine 
providenziale dei regni; ii.^ l'origine delle genti; la.® la sco- 
perta della prima età del mondo; i3.^ i principi dalla atoria uni* 
ver9ale«:= Qaesti tredici aspetti sono confusi e framisdiìali quasi 
colle stessi parole ne' aelte aspetti di qnest*'edicioDe ; ci siamo 
quindi limilaii a riprodurre in calce i soli Ire aspetti omessi, che 
sono il 3.*, il 9.® e il io.* 



Digitized by VjOOQIC 



. DELLA $.4ME?IZA POETICA 179 

DELLA LOGICA POETICA (1) 

Or perchè quella ch^è Metafisica^vsk quanto contem- 
pla le cose per tuiii i generi deWesseity la (stessa è 
Logica , in quanto considera le cose per tutti i generi 
di significarle; siccome la Poesia è stata sopra da noi 
considerata per una Metafisica Poetica , per la qualei 
Poeti 7>o/o^ì imaginarono i corpi essere per lo più 
disvine sostanze^ cosi la stessa Poesia or si considera 
come Logica Poetica , per la qiial le sigriìfica. 

Logica vien detta dalla voce >^w, che prima e prò- 
piauìente signifiq^ fittola , che si trasportò in italiana 
favella : e la fintola da^ Greci si disse anco ftv^QC) onde 
vien a^ Latini muri/5^,- la quale ne"* tempi muto// nacque 
mentale i che in un luogo d^oro dice Stratone essere 
stala m»an&i della vocale^ o sia deìVarticolata: onde 
>Ò7oc significa ed idea epamla: e convenevolmente fa 
cosi dalla Divina Provedenui ordinalo in \xXì tempi 
religiosi^ per quella eterna propietà ch'halle Religioni 
più importa meditarsi che Jin^ellarne: onde idi prima 
Lingua né* primi tempi mutoli delle nazioni , come si 
è detto nelle Degnila^ dovette cominciare conoenm o 
atti o corpi ch^avessero naturali rapporti aWìdee ; per 
lo che >^0( o verbum significò anche fatto agli Ebrei^ 
ed a^ Greci significò anche co^a,<;ome osserva Tommaso 
Gatakero *- de No\^i Instrumenti Styto -. E pur pv.&«c ci 
giunse diffinita T;era fia/ra^/o, osì^l parlar vero^ chefii 
il parlar naturale che Platone prima e da poi Giam^- 

(i) Come la prima melafisina fu la |>oesìa, l' espresaione poetica 
fu la prima logica, la favola fu la prima lingua : il primo hnguag- 
gio non fu razionalmente dedotto dalla proprietà delle cose^ ma si 
espresse fanlaslicamente per earatteri dirtni l quindi la mìtolo^ 
fu la prima lingua ; quuKli V etimologia ideale delle parole deb- 
b'essere derivata dalle priore allegorie poetiche. Questo concetto 
della prima logica poetica é tolto quasi letteralmente .alla Prima 
Sdtn%a Nuwa ( p. 1611, 166 e seg.; 198 e seg.; sgi 6 seg.)> e si 
vede inizialo colla scoperta della prima lingua divina nelle Note 
al Divino Unirei sale (p. ^\i, ecc.).* 



Digitized by VjOOQ IC 



180 MBRp SE^O^IDa 

blico dissero essersi parlato una ^olta nel mondo ; i 
quali , coinè vedeauiìo nella Degnila, perchè N dissero 
indovinando , avvenne che Platone e spese yana fali<(a 
d^ andarla trovando nel Cratilo , e ne fu attaccato Ha 
Aristotile e da Galeno : perchè cotal primo parlare 
che fu de^ Poeti Teologi , non fu un parlare secondo 
la natura di esse cose^ quale doveit^ esser la Lingua 
Santa ritrovata da Adamo ^ a cui Iddio concedette la 
Diitina Onomathesia , o vero iroposisione de^ nomi alle 
cose secondo la natura di ciascheduna , ma fu un par- 
lare fantastico per sostanze (a) animate^ la luaggioi' 
parte imaginate divine. Così Giove^ Cibele o Bereciniia^ 
Nettunno^ per cagione d^ esempli , intesero, e da prima 
mutoli additando spiegarono esser esse sostanze del 
^ Cielo y della Ttrra, del Jfa/iej ch^essi imaginarono am- 
mate divinità , e perciò con verità di sensi li credevano 
Dei: con le quali tre Divinità, per ciò ch^abbiaro so- 
pra detto de*' Caratteri Poetici, spiegavano tutte le cose 
appartenenti al cielo • alla terra ^ al mare : ^ così con 
r arte significavano le spezie délF altre cose a ciasche- 
duna Divinità appartenenti, come tutti i fiori a Flora, 
tutte le frutte a Pomona: lo che noi pur tuttavia fac- 
ciamo al contrario delle cose dello spirito- come delie 
(acuità della mente umana, delle passioni, delle virtù, 
de^ vizi , delle scienze , deir arti -, delle quali formiamo 
idee per lo più di Donne ,* ed a quelle riduciamo tutte 
le cagioni , tutte le propietà , e ^n fine tutti gli efletti 
ch^a ciascuna appartengono : perchè ove vogliamo tran*e 
fuori dairintendimento cose spirituali, dobbiamo es^ 
sere soccorri dalla Fantasia, per poterle spiegare:, e 
coni# pittori fingerne umane imagini^ ma essi Poeti Teo- 
logi non potendo far uso delP intendimento , con uno 
più sublime lavoro tutto contrario diedero sensi e pas^ 
sioni , come testé si è veduto, a^ corpi, e vastissimi cor- 



. {a) luttA animale da essi imagina(e ii\\uìe, pinna con iWee, \ìtn 
con cenni, e fìualineute coti h voci articolale. 



Digitized by VjOOQIC 



• DELLA SAPIEVKA POETICA 181 

pi , quanti sono cielo , terra^ mare ; che poi impiccio- 
iendosi cosi vaste fantasie^ invigorendo Vastrazioni ^ 
furono presi per piccioli loro segni : e la Metonimia 
spose in comparsa di dotlrina V ignoranza di queste finor 
sepolte origini di cose umane ^ e Gio^^e ne divenne sì 
picciolo e si leggieri, cb^è portato a volo da un^aquila ; 
torre Nettunno sopra un dilicato cocchio per mare , 6 
Cibele è assisa sopra un lione. 

Quindi le Mitologìe deron esser state i propj pari- 
tari delle Pastoie ^ che tanto suona tal ?oce:. talché 
essendo le Favole^ come sopra si è dimostrato, Generi 
Fantastici^ le Mitologìe devon essere state le loro prO' 
pie allegorie; il qual nome, come si è nelle Degnità 
osservato , ci venne diffinito dis^ersiloquium^ in quanto 
con identità non di proporzione , fma , per dirla alla 
scolastica , di predicabilìtà , esse significano le dii^erse 
spezie o 1 diversi individui compresi sotto essi generi^ 
tanto che devon avere una significazione univoca^ com- 
prendente una ragion comune alle loro spezie o indi- 
Tidui - come ^'Achille un*idea di valore comune a tutti 
i Forti , come d' Ulissv. un' idea di pf^denza comune 
a tutti i Saggi --^ talché si fatte allegorie debbon essere 
Vetimologie dei parlari poetici^ che ne dassero le loro 
origini tutte univoche^ come quelle di:^ parlari volgari 
lo sono più spesso analoghe (a): e ce ne giunse pure 
la difjinizione d' essa voce etimologia . che suona lo 
étesso che verihquìum , siccome essa favola ci fu dif* - 
finita vera narratio {h). 



(a) qufili contrae Cesala e ssprlt ut' suoi libri de Analogia che 
scrìsse contro Catone» che si era alleiiuiu alU parte opposta ne' 
libri <ie Originìbus, 

{b) E questa è la Pari-Hermeneiat^ b lolerpelraziuiie tW nomi 
parie di questa ijngiva Poetica. 



Digitized by VjOOQIC 



182 LIBnO SECONDO 

€òrollfir| 

D^ialorDO a^ Tropi, Mostri • Tr«sforniazioni Poeliche (i). 

I. Dì questa Logica Poetica sono Corollarj tutti i 
Primi Tropi ^ de^ quali la più luminosa, e perchè più 
luminosa , più necessaria e più spessa . è la Metafora ; 
ch^ allora è vieppiù lodata^ quando alle cose insensate 
ella dà senso e passione per la Metafisica sopra qui^ 
jragionata: cV\ Primi Poeti dieder accorpi Tessere di 
sostanze animate, sol di tanto capaci, di quanto essi 
potevano, cioè di senso e di passione^ e. sì ne fecero 
le Favole ,* talché ogni metafora sì fatta vien ad essere 
una picciola favoletta. Quindi se ne dà questa Critica 
d^ intorno al tempo che nacquero nelle lingue - che 
tutte le metafore portate con siroiglianze prese da^ corpi 
a signifi care luvorì di menti astratte , debbon essere 
de^ tempi ne* quali s^eran incominciate a dirozzar le 
Filosofie - ^ lo che si dimostra da ciò, ch^ in ogni lin- 
guale voci ch^abbisog4iano M^drti Colte ed alle Scienze 
Riposte^ hanno contadinesche le lor origini. Quello è 
degno d^ osservazione , che ^n tutte le Lingue la mag- 
gior parte delP espressioni d^ intorno a cose ipanimate 
sono fatte con trasporti dei corpo umano, e delle <f«e 
parii^ e degli umani sensi e deWumane passioni: co- 

(i) Le figure della prima logica furono quelle della poesia, i tropi 
e specialmente la metafora che forma le lingue col primo lavoro 
dell' animazione poetica ( Opere Ili, ^Cyj) — la melonimia che dà 
Dome alle coée dalle idee più particolari (/('i a68; e IV, 17^) — In 
sinecdoche che indica le cose dalla parie più appariscente (III, aOB^ 
IV, 189-19'») — t «nostri nati dalla povertà del primo lingnag)*!» 
incapace di indicare le qualità con nomi astratti (111, aSS; ÌV^, 
i7i> 177) — 1^ metamorfosi nata dall' incapacità delle lingue d'in- 
dicare il cambiamento (III, ^66), — L'origine di queste figure già 
accennate nel Dir, Univ» e nella Prima Se. Nu, , ora nuovamente 
meditata sul concetto di una logica primitiva, include la dimostra* 
zione che il linguaggio poetico nacque istintivamente dalle naturali 
necessità 4 e non fu creato dalla riflessione (III, 23o*33i, 367). In 
questo capitolo Vico parla per la prima volta dell'ironia, che »orge 
assai tardi nella storia del linguaggio, perché luppone la riflessione. 



Digitized by VjOOQIC 



BELLA SAFIENZA fOETICA 1S3 

me capoy per cima o principio^ ^/'onte, spalle^ avanli 
e dietro ; occhi delle ?iti , e quelli che si dicono lumi 
ingredienti delle case \ bocca ^ ogni apertura \ labro , 
orlo di ?aso o d'altro^ dente d^ aratro, di rastrello, di 
serra, di pettine; barbe ^ le radici; lingua di mare; 
fauce o foce di fiumi o monti; colloràx terra; braccio 
di fiume; mano per picciol numero; seno di mare il 
golfo ;^ancAì e lati i canti; costiera di mare; cuore 
per lo mezzo, cli^ umbilicus dicesi da^ Latini ; gamba 
o piede di paesi , e piede per fine ; pianta per base o 
sia fondamento ; carne^ essa di frutte ; vena d^acqua ^ 
pietra, miniera; sangue della vite ^ il vino; viscere 
della terra; rìde il cielo, il mare ; fischia il vento; mor^^ 
mora Tonda; ^eme un corpo sotto un gran peso; ei 
contadini del" Lazio dicevano sitire agros , laborare 
fructuSy luxutiari segetes ; e i nostri contadini andar 
in amo^'e le piante, andar in pazzia le viti, lagri^ 
mai^ gli orni; ed altre che si possono raccogliere innu- 
merabili in tutte le lingue; lo che tulio va di seguito 
a quella Degnila (a), che VVomo ignorante si fa re« 
gola deirUnis^erso} siccome negli esempli arrecali egli 
di sé stesso ha fatto un intiero Mondo: perchè, co- 
me la Metafisica Ragionata insegna che homo inteU 
ligendo fit omnia , cosi questa Metafisica Fantastica 
dimostra che homo non inttlligendo fit omnia; e forse 
con più di verità detto questo che quello, perchè Vuo- 
mo con ^intendere spiega la sua mente, e comprende 
esse cose*, ma col non intendere^ egli di sé fa esse 
cose ^ e col trasformandovisi lo dissenta (1). 

(a) cli« Ttfomo prima sente, poi perturbalo avveriìsce , finul- 
tniMite riflette con mtntepura : e di queir altrn^ che \* ordine del* 
Videe va secondo V ordine delle cose : e della ter%ay che prìm« 
furono le selve, poi i tugurjy appresso le ville, quindi le Città, « 
fiiialineule VJcademie, 11. Per coUl medesima^ ec. 

(0 Nella PHo8oG% di Vico conoscere é creare; cnterìo del vero 
è il fare ( Opere II, p. 62-63): dqnque se la poesia deve prela« 
dere alta liflcssìonei la 'poesia deve rmbrionalmenle raffigurare la 
crcaiionc razionate Jet iìlosofu. 



Digitized by VjOOQIC 



184 LIBRO SECORIK» 

II. Per coiai medesima Logica^ parto di Xa\ Metafi- 
sica^ dovettero i prhni Poeti dar i nomi alle cose dal- 
r idee più particotari e sensibili ; che sono i due Fon^ 
ti^ questo della Metonimia e quello della Sineddoche. 
Perocché la metonimia degli autori per Vopere nacque^ 
perchè gli autori erano più nominati che fopere ; quella 
de^ subietti^ per le loro forme ed aggiunti nacque, per- 
chè , come nelle Degnità abbiamo detto, non sapevano 
astrarre le forme e la qualità da'* subielti : certamente 
quella delle cagioni per li di lor effetti sono tante pic^ 
dote Fas^ole^ con le quali le cagioni s' imaginarono es- 
ser Donne vestite de'* lor effetti; come sono 4a Posteria 
brutta^ la Fecchie&za trista^ la Morte pallida. 

III. La Sineddoche passò in trasporto poi con P al- 
zarsi i particolari agli universali, o comporsi le parti 
con le altre, con le quali facessero i lor intieri. Così 
ìnortali furono prima propiamenie detti i soli uomini^ 
che soli dovettero iarsi sentire mortali : il capo per 
Vuomo o per la persona^ cVè tanto frequente in voi* 
gar latino^ perchè dentro le boscaglie vedevano di lon- 
tano il solo capo deiruomo, la^qual voce uomo è voce 
astratta^ che comprende come in un genere filosofico 
il corpo , e tutte le parti del corpo, la mente e tutte 
le facultà della mente, Tanimo e tutti gli abiti delPa- 
nimo. Cosi dovette avvenire che tignum e culmen si- 
gnificarono con tutta propiel4 travicello e paglia nel 
tempo delle pagliare^ poi col lustro delle città signifi- 
carono tutta la materia e ^1 compimento degli edificj : 
cosi tectum per V intiera casa , perchè a"^ primi tempi 
bastava per casa un coverto: cosi puppis per la nas^e^ 
che, alta, è la prima a vedersi da'* terrazzani , come a^ 
tempi barbari ritornati si disse una vela per una nave: 
così mucro per la spada ^ perchè questa èt;oc6 astratta^ 
e come in un genere comprende pome ^ elsuy taglio e 
punta: ed essi sentirono la punta che recava loro spa- 
vento : cosi la materia per lo tutto fi>rmato , come il 



Digitized by VjOOQ IC 



r 

DBLLA- SIPIBUZA POETICA 18& 

frrro per la spada (a), perchè non sapetano astrarre 
le forme dalla materia. Quel nasùo di sineddoche è 
di metonimia , 

Tenia mtssis erat , 

nacque senza dubbio da necessità di natura ; perchè do- 
vette correre assai più di mille dnni per nascere tra le 
iiaxioni questo vocabolo astronomico anno^ siccome nel 
Contado Fiorentino tuttavia dicono,a2^ftfa/ito tante volte 
mietuto , per dire tanti anni. B quel gruppo di due 
sineddochi e d^una metonimia^ 

Po fi atiquai mea rtgna tndens mirabor arittas, 

di troppo accusa V infelicità de^ primi tempi villerecci 
a spiegarsi: ne* quali dicevano tante s piche ^ che sono 
particolari più delle messi^ per dire tanti anni: e per- 
eh' era troppo infelice T espressione , i Grammatici 
v' hanno supposto troppo di arte. 

lY. Ij Ironia certamente non potè cominciare che da^ 
tempi delia riflessione^ perch'ella è formata dal falso 
in forza d' una riflessione che prende maschera di ve- 
rità. E qi3Ì esce un gran Principio di cose untane^ che 
conferma P Orìgine della Poesia qui scoverla ^ che ì 
primi uomini della Gentilità essendo stati semplicissimi 
quanto i fanciulli , i quali per natura son vetititrì^ le 
prìme favole non poterono fingere nulla di falso; per 
lo che dovettero necessariamente essere, quali sopra ci 
vennero diftinite ; vere narrazioni, 

V. Per tutto ciò si è dimostrato che tutti i Tropi (che 
tutti si riducono a questi quattro ) i quali si sono fin 
ora creduti ingegnosi ritrovati degli scrittori, sono stati 
necessari modi di spiegarsi tutte le prime nazioni Poe- 
tiche, e nella lor origine aver avuto tutta la loro ìiatìa 
propietà: ma poiché coi piii spiegarsi la mente umatia 

(a) piTctiè In materia è pia sensìbile def la forma: perocché aes 
per ìodùnajo coniato venne da* icmpi che aes rudes si speudeir» 
per moneta. Quel nastro ^ ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



186 LIBEO SECONDO 

si lilrof arono le yocì che significano forme astraile^ o 
generi comprendenti le loro spezie, o componenti le 
parti co'^ loro Intieri ^ lai parlari delle prime nazioni 
9ono divenuti trasporti: e quindi sMncomincian a con^ 
veliere 'queVi/c comuni errori àe^ Grammatici^ che '1 
parlare de^ Prosatori è propio^ impropio quel de^Poeti'^ 
e che prima Ju il parlare da prosa^ dopoi del verso. 

VI. I Mostri e le Trasformazioni Poetiche provennero 
per necessità di tal prima Natura Umana^ qual abbia- 
mo dimostrato nelle Degnità^ che non potevan astrarre 
le forme o le prupietà da^ subietti : onde con la lor Lo- 
gica dovettero ^comporre i subì etti per comporre esse 

forme j o distrugger un subietto per dividere la di lui 
forma primiera dalla forma contraria introdutta\^i. 
Tal Composizione d'idee fece i mostri poetici (a)'^ co- 
me in Bagion Bomana all'osservare di Antonio Fa- 
bro - nella Giurisprudenza Papinianea - si dicon wo- 
stri i parti nati da meretrice j perchè hanno natura 
d'uomini insieme e propietà di bestie a esser nati da' 
vagabondi , o sieno incerti concubiti^ i quali troveremo 
esser i mostri^ i quali la Legge delle XU Tavole ^xì%\x 
da donna onesta senza la solennità delle nozze, coman- 
dava che si gittassero in Tevere. 

VII. La distinzione delP idee fece le Metamorfosi ; 
come, fra le altre conservateci dalla Giurisprudenza 
Antica anco i Bomani nelle loro frasi eroiche ne la- 
sciarono quella flndvm fieri per auctorem feri: per- 
chè come il fondo sostiene il podere o il suolo, e ciò 
eh' è quivi seminato o piantato o edificato^ cosi l'ap- 
provatore sostiene l'atto, il quale senza la di lui appro- 



{a) di rlie abbiamo netla Ragion Romana , che ogni Romano 
imiite difnwigiia ha Ire capi, per significare tre vitti perdiè i»i/« 
« Irritino astratto^ e *i capo è la pik cospicua sens ibi) parte del' 
l'uomo j onde gli Eroi (giuravano per la capo, p«;r signincare che 
}'iiirf«%Hno prr ìa vUn; le quali tre vite erano una naturale dflla 
ìibertÀ, un^ilru civile dilla cittadinan%a^\% terzB famigliare ótWti 
Jamìglia. VII. La di^iliiiziouc, t'C. 



Digitized by VjOOQ IC 



I»ELL1 SAPIENZA POETICA 187 

▼agione rovinerebbe^ perchè Papprovatore dia semovente 
ch^egli è, prende forma contrària di cosa stabile (1). 



Cor«llfirJ 

D'intorno al parlare per Caratteri PoHìri 
deWk Prime Nazioni (a). 

La Favella Poetica^ conC abbiamo in forza di questa 
Logica Poetica meditato, scorse per cosi lungo traltjo 
dentro il Ttmpo istorico ^ come i grandi rapidi fiumi 
si spargono molto dentro il mare, e serbano dolci Tac- 
que portatevi con la violenza del corso ^ per quello che 
Giamblico ci disse sopra nelle Degnila^ che gli Egizj 
tutti l loro ritrovati utili alla vita umana riferirono 
a Mercurio Trimegisto; il cui detto confermammo con 
quelPaltra Degnità , eh' i fanciulli con V idee e nomi 
denomini, fejaine,. cose e** hanno la prima volta ve- 
dute, apprendono ed appellano lutti gli uomini, Temi- 
ne, cose appresso^ ch'hanno con le prime alcuna si-- 
tniglianza o rapporto : e che questo era il naturale 
gran Fonte de^ Caratteri Poetici^ co* quali naturalmente 



(,i) Nrlla edizione ilei i^3o qui ▼rnivA offerto come esempio di 
metaniorfasi la favola di Dufkié che in questa rdirJone del 1744 ^^ 
Iraaporlala nel tapitoln drHVcoriomiCA poetica,- 

(a) ] caratteri poetici del lin(;uaggio primitivo dovettero i}atu- 
ralmenle prolungarsi ne' tempi istorici ; <]uindi Vico s' inoltra ad 
inlerpfetare i racconti anlidii delle ■lorie , come se fossero i carat« 
teri di una. mitologia. — La tradizione di Pitagora già alterala dalla 
critica di Vico ( Opere III, 290, 809 } iV, iSS) diventa la Iradi^ 
xione d*iin sapiente volgare, come quella di Orfeo, di Zoroaste, di 
Trimegisto. Dracone diventa un carattere dell'aristocrazia ateniese; 
Esopo un simbolo di famoli. Solone , la sapienza di cui con»ide- 
ravasi sterile di conseguenze civili nella Prima Se, iVi/. 249"^^** * 
diventa rome Teseo un carattere poetico, come Teseo risponde ad 
un tratto di Storia Romana. I primi Re di Roma e Pantica storia 
di Livio già scosM nella loro base dalle dubitazioni di Vico , già 
paragonali ai simboli della mitologia ( Opere M> (35,397, ^^ìS n., 
413 n. y 4^0 > iV, '17, 106, i8i , 337) ora presentano ancbe In 
Numa , in Servio Tullio , in Tarquinio Prisco , nelle XII Ta^f*!* 
allretanti caratteri poetici. 



Digitized by VjOOQIC 



188 LtBBO SEC09ID0 

)>eDSflrono e parlarono i primi popoli : alla qaal nalura 
di cose limane se avesse Giambìico riflellnto, e vi avesse 
combinalo tal costume clregli stesso riferisce (legli Àn- 
iichi Egizj\ dicemmo nelle Degnila che certamente esso 
ne' Mister] della Sapienza Folgore degli Egix^j non 
arebbe a forza intruso i sublimi Misterj della sua Sa- 
pienza Platonica.' Ov^ y per tale natura dé*Jancìulli^ 
« per tal costume de!* primi Egizj diciamo che la Fa- 
vella Poetica in forza d'essi Caratteri Poetici ne può 
dare molte ed importanti Discos^rte dMntouio M*Jn- 
ti eh ita. 

I. Che Solone dovetl' esser alctino Uomo Sapiente di 
Sapienza Folgore^ il quale disse Capoparte di Plebe 
ne" priuii tempi eh*u^/e/ic era Republica Jristocratica^ 
lo che la Storia Greca pur conservò, ove narra che 
da prima Atene fu occupata dagli Ottimati; ch^è quello 
che noi in questi Libri dimostreremo universalmente 
di tutte le Bepubliche Eroiche^ nelle quali gli Eroi o 
vero Nobili per una certa loro natura creduta di Di- 
vina Origine^ per la quale dicevano essere Iojv propj 
gli Dei^ e 'n conseguenza propj loro gli auspicj degli 
^ Deiy in forza de' quali chiudevano dentro i lor Ordini 
tutti i Diritti publici e pris^ati deWEiviche Città; ed 
a' Plebei^ che credevano e«sere d'ongine bestiale e'n 
conseguenza esser Uiomini senta Dei , e perciò senza 
auspicj\ concedevano i soli usi della naturai Libertà - 
ch'é un gran Principio di cose che si ragioneranno 
per quasi tutta quesf Opera - e che tal Solone avesse 
ammonito i plebei ch'essi riflettessero a sé medesimi 
e riconoscessero esser d'inguai natura umana co* No- 
bili: e 'n conseguenza che dovevan esser con quelli 
uguagliati in civil diritto: se non pure tal Solone tu- 
ron «ssi plebei Ateniesi per questo aspetto considerati \ 
peichè anco ì Romani Antichi arebbono dovuto aver 
un tal Solone fi% loro^ tra' quali i plebei nelle Contest 
Eroiche co^ Nobili , come aperlaincnle lo ci narra la 
Storia Romana Antica , dicevano, i Padri , de' quali 



Digitized by VjOOQ IC 



»ELLA SArUaZA PQBXiCA IS9 

Eoniolo aveva composto il senato, da^ quali essi pa- 
trizi erano provenuti, rfoy bssb cablo dbmissos^ cio^ 
che non avevano colala VMtia Origine ch^essi vanta- 
vano: e che Gioi/e era a tutti eguale -* cb^è la Storia 
Cistite di quel motto , 

Jupiur omnibus ae€fuu* ; 

dove poi intrusero i Dotti quel piacilo, che le menti son 
tutte eguali f e che prendono diversità dalla diversa or- 
{;auinazione de^ corpi, e dalla diversa educazione civile; 
con la quale riflessione ì plebei romani incoiuinciaron 
ad adegnare co^patrizj la Civil Libertà, fino che affatto 
cangiarono la Romana Bepublica da aristocratica in po- 
polare, come r abbiamo divisato per ipotesi nelle Jn- 
notazioni alla Tas^ola Cronologica^ ove ragionammo 
in idea della Legge Publilia^ e ì faremo vedere d'i fatto 
nonché della Romana^ essere ciò avvenuto di /ul/cTa/- 
tre Antiche Republiche; e con ragioni ed autorità di- 
mostreremo che unis^ersalmente da tal riflessione 4i 
Soìone principiando, le plebi de^ popoli vi cangiarono 
le Republiche da aristocratiche in popolari. Quindi 
Solone fu fatto autore di quel celebre motto, noscb tb 
iPsvM^ il quale per la grande civile utilità ch^ aveva 
arrecato al popolo ateniese, fu iscritto per tutti i luo* 
ghi puhlici di quella città ^ e che poi gli Addottrinati 
il vollero detto per un grande as^s^iso^ quando in fatti 
lo è, d^intorno alle metaflsicfie ed alle morali cose; e 
fuiine tenuto Solone per Sapiente di Sapienza Riposta, 
e fatto Principe de* sette Saggi di Grecia. In coiai gmsvL 
perchè da tal riflessione incominciarono in ^/e/ie tutti 
gli ordini e tutte le leggi che formano una Bepublica 
Democratica^ perciò per questa maniera di pensare per 
caratteri poetici de^ primi popoli (ali ordini e tali leggi, 
come dagli EgizJ tutti i ritrovati utili alla vita umana 
civile a Mercurio Trimegisto, furono tutti dagli Ate- 
niesi richiamati a Solone (1). 

(i) Invece di quello coiiiinento sulla »a|>ieaia di Soloiic Tedi* 
xione del 1730 ha quanto segue: 

Digitized by VjOOQIC 



IL Cosi doi^etter a Bomolo esser allribuiie tutte le 
Uggi d'intorno, agli ordini. 

IIL A' iVii/iia' lanled^intorno^alle cos^ ^agre ed alle 
iKWfte C67*i/no/iie , nelle *quali poi comparve ne* tempi 
sugi più pomposi la Romana Beligione. 

lY. k Tallo Ostilio tutte le leggi ed ordini della 
Militar Disciplina. 

y. A Se/v/o Tullio il Cè/iJo,ch'è il fondamento delle 
Sepubliche Democratiche^ ed altre /eg!^ì in gran nu- 
mero d'io torno alla popolar libertà; talché da Tacito 
TÌen acclamato praecipuus Sanctor Jegum : perchè, come 
dimostreremo.,^ il Censo di Sers^io Tullio fu pianta delle 
Republiché Aristocratiche^ col qual i plebei riporta- 
rono da' Nobili il Dominio Bonitario de* campi ^ per ca- 
mion del quale si crìarono ' poi i Tribuni delta Plebe ^ 
per difender loro * questa parte di naturai libertà ; i 
qutìli poi tratto tratto fecero loro conseguire tutta la 
libertà cisfile : e così il Censo di Servio Tullio^ perchè 
indi ne incominciarono V occasioni e le mosse, diventò 
Censo pianta della Bomana Bepuhlica pò polare y come 
si è ragionato neW Annotazioni alla Legge Publilia per 



Come gli Meniesi a Sòìone, e ^W Spartani a Ligurgo al lacca* 
fono tante ìeggi^ quante dell'uno e dwll'allro la. Greca Storia ne 
narra t delle quali molle non solo non appartenevano loroy ma 
«rano tulle contrarie alle loro condotte: come a Solone Verdina* 
mento degli Arvopagiti, i quali enmo già stali ordinali sino dal 
tempo della Guerra Pro/rt/?ri, perocché O/'ejfc del parricidio 
roiiiinesso nella sua madre Clitennesira fu da essi assolalo col 
i'olo di Minerva, o sia con la parila deS'oli; e gli jér^o^agiti in- 
iuì » Pericle mantennero con la toro severità in Atene Io Stato^ 
« almeno il governo aristocratico : lo che è contrHrio a Solone 
ordinatore della libertà popolare ateniese: ed a rovescio a Ai* 
ffirgo fondatore della Republica Spartana, che senza contrasto 
Tu Aristocratica y attaccano V ordinamefito della Legge Agraria 
. della spezie onde fu quella de' Gracchi in Roma^ perla quale il 
Re i^grae, volendo stabilir In /jy^orto la T^ge Testamentaria con* 
fornìe M ugualità popolare^ qua! cuii viene alle Republiche demo* 
vrutiche, fuuae fatto impiccare «lagli EJofi, 



Digitized by VjOOQ IC 



DEL). A SAPIBK2Ì ?OBTICA 191 

via iVipoi^sl^ e dentro si dimostrerà esser stato vero 
di /alio. 

VI. A Tarquinia Prisco tu Ite V Insegne e Dii^tse^ con 
le qaali poscia aUeoipi più loniinosi di Roma risplen- 
delle la Maestà deW Imperio Romano, 

VII. Cosi dovettero affiggersi alle XII Tassale mol- 
tissime Leggi^ che dentro dimostrereoio essere slate co- 
mandate ne- tempi appresso: e, come si è appieno di- 
mostralo ne^ Principj del Diritto Universale^ perchè la 
JLegge del Dominio Quiritario da^ Nobili accomunato a^ 
Plebei fu la Prima legge scritta in Publica Tas^ola^ per 
la quale unicamente farodo crìali i Decemi^iri*^ per cotal 
aspetto di popolar libertà^ tulle le leggi che uguaglia- 
rono la libertà', e si scrissero da poi in publiche Ta- 
%^ole^ furono rapportate a' Decems^iri, Siane pur qui una 
dimostrazione il lusso greco de^ Funerali^ che i Decem^ 
s^iri non dovettero insegnarlo a' Romani col proibirlo 
ina dopo che i Romani T avevano ricevuto; Io che non 
potè avvenire se non dopo le guerre có^ Tarantini e 
con Pirro^ nelle quali s^iucominciarono a conoscer co^ 
Greci: e quindi è che Cicerone osserva tal legge por- 
tata in latino con le stesse parole con le quali era stala 
conceputa in Atene, 

Vili. Così Dragone autore delle Leggi scritte col 
sangue^ nel tempo che la Greca Storia^ come sopra si 
è dello, ci ndiVVdi M Atene era occupata dagli Ottimati^ 
che fu, come vedremo appresso, nel tempo ^eWAristo^ 
crazie Eroiche; nel quale la stessa Greca \Storia rac- 
conta che gli Eraclidi erano sparsi per tutta Grecia^ 
anco neW Attica^ come sopra il ponemmo nella Tavola 
Cronologica f i quali finalmente restarono nel Pe/o/ion* 
neso^ e fermarono il loro regno in Isparta^ la quale 
troveremo essere stala certamente^epu&//ca Aristocra^ 
fica: e cotal Dragone dovete esser una di quelle serpi 
della Gorgone inchiovata allo Scudo di Perseo^ che si 
troverà significare V Imperio delle Leggi i il quale Scudo 



Digitized by VjOOQ IC 



i9à LIBRO SRCO:iDO 

con le «paventose pene insassha coloro cha U tignar^ 
davano - siccome nella Storia Sagra ^ {)erchè tali leggi 
«rano e^si esemplari castighi^ si dicono leges sangui- 
nis-e ditale scudo artnossi Af/riei'i^, la quale fu detta 
^A3)}và, come sarà più appieno spiegato appresso; e iippo 
i Chlnesiy i quali tuttavia scrrvotio per geroglifici (che 
dee far maraviglia una tal maniera poetica di pensare e 
spiegarsi tra queste due e per tempi e per luoghi lon- 
tanissime nazioni), an Dragone è P Insegna delVImpe" 
rio Cmle^ perchè di tal Dragone non si ha altra cosa 
da tutta la Greca Storin. 

IX. Questa islessa discoverta dt^ Caratteri Poetici ci 
conferma Esopo ben posto innanzi a* sette Saggi di 
Grecia^ come il promettemmo nelle Note alla Tavola 
Cronologica di farlo in questo luogo vedere. Perchè 
Xd\ filologica verità ci è confermata da questa5to/7a d^u^ 
mane idee: ch'i sette Saggi furon arooiirati ds^Pinco* 
minciar essi a dare precetti di Sforale o di Civil Dot^ 
$rina per massime^ come quel celebre di Solone^ il quak 
ne fu il principe , Nosce te ipsiun^ clie sopra abbiam 
veduto essere prima stato un precetto di Dottrina Ci-> 
vile, poi trasportato alla Metafisica e alla Morale. Ma 
Esopo aveva innanzi dati tali avvisi per somiglianze ^ 
delle quali più innanzi i Poeti si eran serviti per ispie- 
garsi: e Pordine dell* umane idee è d^ osservare le cose 
simili^ prima per is piegarsi, da poi per /7/'0(^a/'e ; e ciò 
prima con }^semplo^ che si contenta d^uuasola, final- 
mente con V Induzione^ che ne ha biìiogno di più: onde 
Socrate y padre di tutte le Sette de*^ Filosofi, introdusse 
la Dialettica con' V Induzione ^ che poi compiè Aristo^ 
tile col Sillogismo^ che non regge senza un universale^ 
Ha alle menti corte basta arrecarsi un luogo dal so-» 
migliante^ per essere persuase, come con una fiivola alla 
fatta di quelle ch^ aveva trovato Esopo^ il buono Mene-- 
nio À grippa ridusse la plebe romana sollevata alP ub- 
bidienza. CYìEsopo sia stato un carattere poetico de* 
SQCj o vero famoli degli Eroi^ con uno spirito d' in- 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SiriEXZA POETICA 



i93 



dovìiio lo ci discopre il ben coslum^to F^dro iu un 
Prologo dalle sue Fa\H}h: 

Ifun'c, FabtilaruM cur ut int^entum genus^ 
Brefi docebo, Seruùus oòn&xiay 
Qiiia^ tfuae voUbai non audébat dieet^e^ 
AfJrctM proprios in fabiìlas liuinstuUt, 



Ego iUiua prò stmita ffci t^iam : 

come la /aiuola della Società Lionina evidentemente 
Io ci conferma : perchè i plebei erano delti Socf del^ 
V Eroiche Città ^ come nelle Degnila si è avvisato; e 
venivano a parte delle faligbe e perìcoli nelle guerre » * 
ma npii delle prede e delle conquiste. Perciò Esopo fu 
detto sers^o , perchè i plebei, come appresso sarà dimo- 
stro, erano famoli degli eroi; e ci fu narrato brutto^ 
perchè la bf^llezza civile era stimata dal nascere da^ ma- 
trimonj solenni che contraevano i soli eroi , com^ anco 
appresso si mostrerà : appunto come fu egli brutto Ter^ 
site^ che dev^ essere carattere de^ plebei che servivano 
agli eroi nella guerra troiana; ed è da Ulisse battuto 
con lo scettro di Agamennone; come gli antichi ple- 
bei romani a spalle nude erano battuti da^ nobili cou 
le verghe regium in morem -al narrar di Sallustio 
Bppo Sant^ Agostino nella Città di Dio - finché la Leffge 
Porzia allontanò le verghe dalle spalle romane. Tali 
avi^isi adunque utili al vii^er disile libero dovetter es- 
ser sensi che nudrivano le plebi delPei'oicfte cittày det- 
tali dalla ragion naturale: àe* quali plebei per tal aspet-* 
to ne fu fatto carattere poetico Esopo, al quale poi 
foron attaccate le Fat^olje d"^ intorno aUa Morale Fìlo^ 
sofia ,' e ne fu fatto Esopo il primo Morale Filosofo ; 
nella stessa guisa jche Solone fu fatto Sapiente^ ch^or"» 
dinò con le leggi la Repnblica libera Ateniese. E per- 
che J&o/>o diede tali avvisi per Favole , fu (atto preve- 
nire a Solone j die li diede per Inassime. TAi Favole 
si dovettero prima concepire in versi eroici; come poi 
v'^ ha tradizione che furono conceputi in versi giambi^ 

Vico. Opei^t Voi. V. i3 



Digitized by VjOOQ IC 



194 LIBRO SECONDO 

ci ^ cp* quoli noi qui appresso troveremo aver parlato 
le genti greche in mez^o il verso eroico e la prosa ^ 
nella quale finalmente scritte ci sono giunte. 

X. In cotal guisa a^ primi Juiori della Sapienza 
Volgare furono rapportati i rìtros^aU appresso della 
Sapienza Biposta : e i Zoroasti \n Oriente (a), i Tri- 
meqisti io Egitto, gli Orfei in Grecia, i Pitagori nel- 
r Italia , di Legislatori , prima , furono poi finalmente 
creduti Filosofi^ come Confucio oggi lo è nelja China : 
perchè certa niente i Pitagorici nella Slagna Grecia , 
come dentro si mostrerà, si dissero in significato di 
Nobili f che avendo attentato di ridurre tutte le loro 
Bepubliche ' da Popolari in aristocratiche, tutti furono 
spenti : e '1 Carme Àureo di Pitagora iopra si k dimo- 
stralo esser nn^aipostura ^ come gli Oracoli di Zoroa* 
ste^ il Pimnndro del Trimegisto, gli Orfici o i versi 
d^Oifeo: ne di Piiag-ìra ad essi Antichi venne scritto 
alcuno Libro dintorno a Filosofia; e Filolao fo il 
primo Pitagorico il qual ne scrìsse, alPosser^are dallo 
Sceffero - De Philosophia Italica. 

€)or^larJ. 

D' intorno •irOrigini d«lle Lìogoe e delie LeUere; e quivi dea- 
irò l'Qrìgifii de' Geroglifici, delle Leggi, de' ìiom^ dell' Inse- 
gne Gentilizie, delle Medaglie, delle Monete^ e quindi delU 
prima Lingua e Letteratura dal DiritloNtitural delje Genti (i). 

Ora , dalla Teologia de^ Poeti ^ o sia dalla Metafisica 
.Poetica^ p^r mezzo della indi nata Poetica Logica ^ix-' 

(a) gli Anacarsi nella Scizia. 

(i) Nel DiriUo UnktrsaU aono diatinte due sole lingue, la eroica 
e la Toigare, la poetica e In scici la ; e corrispondono alle due grandi 
epoche deUo spirito umano, la primitiva e la incivilita {Of^erg ìli, 
a65, ^98). — Nelle Note al Dir. C/>iiV. e scoperta una lingoa di* 
vina anteriore all' eroica ed alla volgare, per cui la storia del lin- 
guaggio corre tre stadj analoghi alle tre età egiziane , degli Dei , 
degli Kroi t degli Uomini (A^i , 4i^-4<3, n.). — La lingua divina si 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAriEi'IZA POETICA 195 

dia ino a §co^ìv^ VOrigini delie Lingue e dellelLetlere z 
d^ intorno alle quali sono tante Voppenionh quanti sono 
i dotti che n^ hanno sciillo: talché Gerardo Giovanni 
Fossio nella Grammatica dice: de literarum inven^ 
tiune multi multa congeruni H fuse et confusela \ut 
oh ì*s incertus magìs abeas , quam veneras dudum j 
ed Ermanno Ugone - de Origine Scribendi - osserva : 
nuTìa alia res est , in qua plures magisque pugnantes 
senteniìae reperiantur^ atque hacc traotatio de litera- 
rum et scriptionis origine, Quantae sententiarum pu^ 
gnae! quid credas ? quid non credas ? Onde Bernardo 
da Mallinckrot - de Ortu et Progressu éértis Typogra- 
phicae - seguito in ciò da Irigewaldo Elingio - de Hi- 
storia Linguae Graecae - per rincomprendevolità della 
guisa (a) disse essere Ritros^ato Disvino, Ma la di^cuUà 
della guisa fu fatta da lutti i dotti per ciò ch^essi stima- 
rono cose separate V Origini delle Lettere ddìVOrigini 
delle Lingue^ le quali erano per natura congiunte: e'I 
doTevan pur avvertire dalle voci grammatica e caratte^ 
ri: dalla prima, che Grammatica si diffinisce jirte di 
parlare y e ypAfi^ra sono le lettere^ talché sarebbe a dif* 
finirsi Arte di scrivere^ qaal Aristotile la diffinl, e qual 
in fatti ella da prima nacque, come qui si dimostrerà, che 
tutte le Nazioni prima parlarono scrivendo (fr), come 

estende nf^lla Prima Scienza Nuova , si Irova muta, e rWeDdica a 
sé comv site diraiDaztoiii il mulo linguaggio del blasone, delle Im» 
prrfie #roiclie militari, dcllr medaglie, re. (Opere IV, 161, 169, igS). 
.i— In questo Ca|4tolo il Vico si riassume e s' inoltra a nuovi grim 
lu|»|)i ; il mutismo supposto nelle prime genti unisce la prima fspret* 
sione grafìra al primo linguaggio, quindi unisce la storia delle lingue 
a quella della scrittura, quindi resta ampiamente spiegata l*ori|^ne 
delle lettere appena intravista nel Diriito Universale (p. igS; iSo, 
3'jt; 398, 3o3). — Anche la storia della lingua articolata, nuova- 
mente richiamata alPunilk astratta d*un dizionario mentale comune a 
tutte le lingue diverse ( Oprrt iV, a4t « *^gO> i^i«ne compiolam«Dte 
analizzata nell' orìgi nazione de'suoà elementi. 

(a) aver indovinando detto, qual noi infatti or or scovriremo, 
èssere, ce. 

(b) e poi con voci arlitoìalei e ne restò eterna propieti, che 
nelle lin^^ue natie la Grammatica non insegna altro che scrivere. 

Di poi, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



191» UBaO SECO?! DO 

quelle che furon da prima rnutoie. Di poi caratteri roglion 
dire idee, forme^ model Ji; e certamente furono innanzi 
que^ de* Poeti che quelli c/e' suofd articoìatiy come Gin- 
seffo vigorosamente sostiene contro Jppione gre<Mi 
grammatico ^ che a^ tempi d*Omero non si erano an- 
cor trovate le lettere dette volgari. Oltra ciò, se- tali 
lettere fossero forme AeP suoni articolati , e non segni 
a placito^ dovrebbero appo tutte le Razioni esser uni- 
formi^ commessi snom articolati son uniformi appo tut- 
te (a). Per tal guisa disperata a sapersi non si è saputo 
il pensare delle prime Nazioni per caratteri poetici^ 
né '1 parlare per favole.^ né lo scrivere per geroglifici; 
che dove?an esser i Principi che di lor natura han da 
esser certissimi^ cosi della Filosofa per Tumane idee^ 
come della Filologia per P umane voci. 

In sì fatto ragionamento dovendo qui noi entrare , 
daremo un picciol saggio delle tante oppenioni che se 
ne sono avute o incerte o leggieri o sconce o boriose 
o ridevoli ; le quali , perocché sono tante e tali, si deb- 
bono tralasciare di riferirsi (b). Il saggio sia questo, 
che , perocché a^ tempi barbari ritornati la Scandinavia 

vero Scanzia per la boria delle Nazix>ni fu detta 
vagina gentium^ e fu creduta la madre di tutte Taltre 
del mondo, per la boria de^ Dotti furono d^oppenione 
Giovanni ed Olao Sfagno cW i loro Goti avessero con- 
servale le lettere fin dal principio del mondo , divina- 
mente ritfwate da Adamo ^ del qual sogno si risero 
tutti i Dotti, Ma non pertanto si risto di seguirli y e 

(a) Onde liiissi a con eli iutiere, clif questa Scietna incomincia 
da' Principi ^eri^ perchè iocoininc-ia dalle spiegate guise con le 
quali Dacquf*ro e le Lingue e le Lettere^ che ne debbooo spiegar 

1 pritni parlari delle nazioni : che dovevan, ec. 

{b) Ma perchè non sospeui il leggitore di noi ciò che molli au- 
tori fanno, e pnriicolarmenle oggìdi, i quali pt-r promovere le sole 
cose Kriue da essi , non solo non espongono alla libertà di chi 
legge le cose scrittene dagli altrì^ma anco vielan loro di leggerle; 
ci piace, per soddisfarlo, arrecargliene qualcheduna: come quel- 
la, che, perorrchè a' tempi barbari ritornali la Scandinavia, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



BKLLA SAriCK>LA POETICA 197 

<ravanzaiii Gios^anni Goropio Secano^ cti« la sua Lin^ 
gita Cimbiica , la quale non molto si discosta daHa Sas^ 
sonica, fa egli venire dal Paradiso Terrestre ^ e che 
sia la madre di tutte V altre : della qual op'penione fe« 
cero le favole^ Giuseppe Giusto Scaligero^ Giovanni Ca-- 
, merario^ Cristoforo Bechmanno (a) e Bfartino Schoo- 
ckio (&). E pure tal boria più gonfiò, e iiippe in quella 
iVOIao Eudbrckio nella sua opera intitolala Jtlantica^ 
cbe vuole, li* Lettere Greche esser nate dalle Rune; 
e che queste sien le ^ Fenicie rivolte, le quali Cadmo 
rendette nelP ordine e nel suono simili M'' Ebraiche f 
e finalmente i Greci T avessero dirizzate e tornate col 
regolo e col compasso; e perchè il RitrósHitore Ira essi 
è detto Mercur^man^ vuole che ''1 Mercurio che ritiovò 
le lettere agli Egizj sia stalo Goto (e). Cotanta licenza 
di opinare d' intorno air Orìgini delle Lìngue e delle 
Lettere deve far accorto il leggitore a ricevere queste 
cose che noi ne diremo, non solo con indiflferenza di 
vedere che arrechino in mezzo di nuovo, ma con at- 
tenzione di meditai- vi, e prenderle,' quali debbon essere, 
per Prìncìpj di tutto V Umano' e Divino Sapere {d) della 
Gentilità. 

Perchè da questi Prindpj di concepire i primi uomini 
della Gentilità Tidee delle cose per caratteri fantastici 
di sostanze animate, e mutoli dì spiegarsi con atti 
o corpi cìì* avessero naturali rapporti, air idee , quanto 
per esemplo lo hanno Vallo di Ire volte falciare ^ o 
tre spighe^ per significare tre anni^ e sì spiegarsi con 
lìngua che naturalmente significasse^ che Platone e 
G/a/n6//co dicevano essersi una volta parlala nel mon* 
do; che deve essere slata ranticliissiiua Lìngua Allan- 

(a) in Manuductìone ad Linguam Latinam. 

\b) ili Fabula Harìemetisi. 

{e) U qual oppeuioQ« (J.i tiiitt é slam ri|)r«»sa di «rditH « slra- 
v«)*»file. 

^ \d) che iiillD (In qui'Sli Piitici|)j si fsi dipeiKierr^^ vi si f« r^g- 
j;»if per f|ut'ti(i( ^t-icnxa. 



Digitized by VjOOQ IC 



198 LlftRO MC02IDO 

tica , la quale eruditi vogliono che spiegasse I* Ì4]te 
per ia natura delle cose , ossia per le loro naturali pro« 
pietà {a): da questi Principi, diciamo, tutti i Filosofi 
e tutti i Filologi doyevan incominciar a trattare deU 
VOrigini delle Lingue e delle Lettere^ delle quali due 
cose per natura , come abbiam detto , congiunte ban 
trattato divisamente : onde loro è riuscita tanto difficile 
la Ricerca deir Origini delle Lettere , ch^ involgeva 
egual difficultà^ quanto quella delle Lingue^ delle quali 
essi o nulla o assai poco han curalo. 

Sul cominciarne adunque il ragionamento poniamo 
per Primo Principio quella Filologica Degnila che gli 
Egizj narravano, per tutta la scorsa del loro moudo 
innanzi essersi parlate tre Lingue^ corrispondenti nel 
numero e nelP ordine alle tre Età scorse pur innanzi 
nel loro mondo - degli Dei^ degli Eroi e degli Uoihini-y 
e dicevano la prima Lìngua essere stata Geroglifica ^ 
o sia sagra, o vero divina^ la seconda Simbolica^ o per 
segni , o sia per Imprese Eroicbe ^ la tei'ui Pisiolare , 
per comunicare i lontani tra loro i presenti bisogni della 
lor vita (6). Delle quali tre lingue v^ hanno due luoghi 
d^oro appo O/nero neìV Iliade ^per li quali apertamente si 
veggono i Greci convenir in ciò con gli Egìzj; de* quali 
uno è 5 dove narra che Nestore vìsse tre vite d^uomini 
diversilingui ^ talché Nestore dee essere stato un Ca- 
rattere Eroico della Cronologia , stabilita per le tre 
lingue corrispondenti alle tre Età degli Egìzj ; onde 

(a) doveva Aristotile ìiiconMuciare la sua PerìHtrmeneìas, o 
sia Interpretazione de' nomi, che coai non sarebbe iu ciò alato 
contrario a Platone^ e Platon doveva andarla a ritrovare nel 
CratiìOf ove con magnanimo conato il tentò, e con infelice even- 
to oo'l consegui. E generalmente da questi Principi, ec. 

(b) qual è necessaria a^ popoli ne* grandi parlamtnti^ ner co> 
mandare le /«ffgì, ed b^ Monarchi per farsi «tendere da^rinurri 
popoli con le loro leggi: delle quali f/v spezie di lingue vi ha 
quel luogo d'oro à" Omero, ove narra che Gestore visse tre età d'uo- 
mini diifersilingui, cioè che avevaiio parlalo ire spf«j« di Jnj-ue 
diverse. 



Digitized by VjOOQ IC 



DBtLÀ SAPIU9A POETICA 199 

(auto do velie rignificare quel motto, viscere gli anni di 
Nestore ^ quanto vivere gli anni del Mondo. L\aUro 
è^ do^e Enea racconta ad jdchille cbe uomini dii^er- 
silìngul comificiaron ad abitar Ilio^ dopo che Troja fu 
portata a^ lidi del mare^ e Pergamo ne divenne la ròcca. 
Con tal primo Principio congiugniamo quella Tradii 
zione par degli Egù^/ , che U loro Theut o Mercurio 
ritrovò e le leggi e le lettere. A queste verità aggrup« 
piamo queirallre^ch*^ appo xGi^ci i ao/it/ significarono 
lo stesso che caratteri $ da^ quali i Padri della Chiesa 
presero con promiscuo uso quelle due espressioni^ ove 
uè ragionano, de Divinis Characteribus^ e de Divinis 
ffominibusc e nomen e definì tio significano la stessa 
cosa, ove in Rettorica si dice quaestio nominis j con 
la qual si cerca la diJfinizJone del fatto: e la nomcn'^ 
datura de* morbi è in ^ec^icma quella parte che dit* ' 
fluisce la natura di essi: appo i Romani i nomi si- 
gnificarono prima e propiamenle case diramate in molte 
famiglie: e che i primi Gred avessero ancb^efói avuto 
i nomi in si fatto significato, il dimostram» i patroni* 
mici , che significano nomi di Padri ,* de*^ quali tanto 
spesso fanno uso i Poeti^ e più di tutti il primo di tutti 
Omero: appunto come i Patrizj Romani da un tribuno 
della plebe appo Livio son diffiuitl., qui possunt no* 
mine ciere patrem - che possono usare il casato c/c* 
loro padri -^ i quali patrouiuiicì poi ^i sperderono nella 
libertà popolare di lulta la restante Grecia^ e dagli Era- 
elidi si serbarono in Isparta , republica aristocratica : è 
in BagioQ Romana nomen significa diritto: xon somi- 
gliante suono appo -i Greci vófMc significa legge ; e da 
i»è/*oc viene vófitc9jMi, come avverte Aristotile , che vuol 
dire moneta : ed Etimologi vogliono che da vó/aoc Tenga 
detto a' Latini nummus : appo i Francesi loy significa 
legge ^ ed aloy vuol dir moneta; e da^ barbari ritor* 
nati fu detto canone cosi la legge ecclesiastica , come 
ciò che dairenfileulicario si paga al padrone del fondo 
datogli in enfiteusi^ per la quale uniformità di pensare 



Digitized by VjOOQIC 



200' LiBUo sficonoa 

i Lalini foi'se dissero jus il diritio e ^1 grasso delle vii- 
tìnte j cb^ era dovuto a Giove , che da prima si disse 
Jous^ donde poi derivarono i genitivi Jovis e Juris , 
Io che si è sopra accennato^ come appresso gli Ebrei 
delle tre parli che Tacevano AtWostìa pacifica^ il grasso 
veniva in quella dovuta a Dio^ che bruciavasi suiPal* 
tare: i Latini dissero /irae^ia^ quali dovettero dirsi pri- 
ma i rustici^ che gli urbani ; perocché, come appresso 
farem vedere, le prime terre colte furono le prime prede 
del mondo ; onde il primo domare fu di terre si fatte^ 
le quali per ciò in Antica Ragion Romana si dissero 
manucaptae; dalle quali restò detto maneeps Pobli- 
gato air erario in roba stabile^ e nelle roteane leggi re- 
staron dette fura praediorum le servitù^ che si dìcon 
reali , che si costituiscono in robe stabili : e tali ierre 
dette manucaptae dovettero da prima essere e dirsi 
mancipia; di che certamente dee intendersi la Legge 
delle XII Tavole nel capo qvi nexvm fjcibt mjn- 
ciriuMQVBy cioè chi farà la consegna del nodo^ e con 
quella consegnerà il podere: onde con la stessa niente, 
degli antichi Latini %VItaliam appellarono poderi^ per- 
chè acquistati con forza ^ e si convince da ciò) che i 
barbari ritornati dissero presas terranim i campi co^ 
loro termini : gli Spagnoli chiamano prendas Tiniprese 
forti: gritaliani appellano imprese rarnii gentilizie ^ e 
dicono termini in« significazion di parole^ che restò in 
Dialettica Scolastica^ e Varmi 9enf//f;&i> chiamano al- 
tresì insegne; onde agli stessi viene il verbo insegna- 
ref come Ornerò^ al cui tempo non si erano aiicoi* tro- 
vate le lettere dette volgari, la lettera di Preto ad Eu- 
ria (*) contro Btllerofonie dice essere stata scritla per 
^ffifuera, per segni. Con queste cose tutte facciano il cu- 
molo queste uUime tre incontrastate verità: ìaprima^ che 
dimostralo , le prime nazioni gentili tntte essere state 

(*) I tragici greci pia recenti^ Apollodoro ed Igino clii.iin4i»o 7«. 
bau il socero di Preto, non Euria. Anche Flalaico nomina Joùutt 
te di Lieia« parlando di Bellerofonte. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAl'iEaiZi POETICA 201 

mutole ne' loro incomincianienli , dovettero spigarsi 
per atli^ o corpi cbe avessero naturali rapporti alle loro 
idee ^ la seconda , che con segni dovettero assicurarsi 
de' confini de^ ior poderi^ ed avere perpetue testi/no^ 
nianze de* Ior diritti ; la terza , che tutte si sono tro- 
vate usare monete. Tutte queste verità ne- daranno <|oi 
le 'O/'i^i /Il delie Lingue jà delle Lettere; e quivi dentro 
quelle Aè Geroglifici^ delle teggi^àe'Nontì^ AaWImprest 
Grentilizie , delle Medaglie^ delle Monete^ delia Lingua 
e Scrittuiu con la quale parlò e scrisse il' Primo Di* 
ritto Naturai delle Genti. 

E per istabilire di tutto ciò più fermamenle i Priu" 
cipj^ è qui da convellersi queHa falsa oppenioue^ cir t 
geroglifici furono ritrovati di Filosofa per nascondervi 
dentro i misteij d^ alta Sapienza Biposta^ come haa 
creduto degli Egizj: perchè fu comune naUu*ale neces- 
sità di tutte le primi Nazioni di parlare con gerogli- 
Jici; di che sopra si è proposta ona Degnila^ come nel- 
V Africa Pabbiamo già degli Egizj\ a* quali con Eliodo- 
ro-delie cose deW Etiopia^ aggiugnia'mo gli £//o/»i% i 
quali si ^ririrooo per geroglifici degli strumenti di tutte 
Tarli fabrili: weWOriente lo stesso dovett'èssere de'Ga- 
ìxitteii Magici de^ Caldei: nel Settentìione dell'Asia 
abbiamo sopra veduto (1) che Idantura re degli Sciti 
ne' tempi assai tardi, |M)sta la Imo sformata antichità, 
nella quale avevano vinto essi Egizj, che si vantavano 
essere gli antichissimi di tutte le Nazioni^ con cinque 
parole reali risponde a Dario il Maggiore, che gli a- 
veva intimato la guerra \ che furono una ranocchia , 
un topo , un uccello , un dente d^aratd^ ed un arco 
da "saettare: la ranocchia significava ch'esso era nato 
dalla terra della Scizia, come dalla terra nascono, pio- 
vendo l'està, le ranocchie, e sì esser figliolo di quella 
terra ^ il topo significava, esso, come topo, dov'era nato, 
aversi fatto la casa, cioè aversi fondato la gente*, Tue- 

CO A carte 5;, 8a e scg . 



Digitized by VjOOQIC 



203 LUtaO SBCOUDO 

cello si^uifioa^a , aver ivi e3so gli auspicj, cioè, come 
vedremo appresso , che non èra ad altri soggetto ch^ a 
Dio; Vatxilro significava, aver esso ridutle quelle terre, 
a coltura, e sì averle dòme e fatte sue con la forza; e 
fiuahuente V arco da saettare significava, ch^ esso aveva 
nella Scisia il sommo imperio deir armi da doverla e 
poterla difendere (1); la qual spiegazione cosi naturile 
e necessaria si componga con le ride voli ch^ appresso 
San Cirillo {*)ìor d^nno i Consiglieri di Dario ; e pro- 
verà ad evidenza generalmente che finora non si è sa^^ 
|)uto il propio e vero uso de^ geroglifici che celebrarono 
i primi popoli , col combinare le inlérpetrazioni c/e' Con^ 
siglieri di Dario date fl' geroglifici Scitici con le lon- 
tane, raggirale e contorte c*^ han dato i Dotti a^ gero* 
glifici Egizj : de* Latini non ci lasciò la Storia Ro-- 
mana privi di qualche Tradizione^ nella risposta eroica 
muta ch^e Tarquinio Superbo manda al figliolo in Gabj^ 
col farsi vedere al messaggero troncar capi di papa^ 
s^eri con la bacchetta che teneva tra mani^ lo ohe ò 
stato creduto fatto per superbia, ove bisognava tutta la 
confidenza: nel Settentrione d^ Europa osserva Tacito^ 
ove ne scrive i costumi, eh" i Germani antichi non sa* 
pevano Uterarum secreta^ cioè che non sapevano scri- 
ver i loro geroglifici } lo che dovette durare fin aUempi 
di Federico Suew^ anzi fin a queUi di Ridolfo d'^Ju- 
stria^ da che incominciarono a scriver diplomi in iscrit* 
tura volgar tedesca : nel Settentrione della Francia vi 
fu un parlar geroglifico detto rebus de Picardie^ che 
dovete essere , come nella Germania , un parlar con 
le cose , cioè co' geroglifici d'Idantura : fino neir ul- 
tima Tule^ e nelPultima di lei parte in Iscozìa^ i^arra 
Ettore Boezio iieWii Storia di Scozia ^ quella nazione 
anticamente avere scritto con geroglifici: nelP /ne/re 
Occidentali i Messicani furono ritrovali scrivere per 

iO Vedi Ofn^re, voi. IV, p. aoa, a 14. 
(') Vedi a carie 81. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLi SiPIBTZA POSTICA 9UÌ 

gtroglìficiy e Gioifanni di Laei n«lla sua DtscnLtont 
della Ifuova India descrive i geroglìftci degl" Iniliaoi 
essere diversi capi d^animali^ piante^ fiori ^^rutte f e 
per i loro ceppi distinguere le Famiglie^ Me lo slesso 
uso appuolo c^ hanno Vjérmi gentilizie nel Mondo no-* 
Siro: neìV Indie Orientali ì Chinai tuUavìa scrivona 
per geroglifici Cosi è sventata cotal boria de* Dotti 
che vennero appresso, che tanto non osò gotifii^re quella 
de^ boriosissimi Egìzj - che gli altri Sapienti del mondo 
avessero appreso da essi di nascondere la loro Sapienza 
Biposta sotto de' Geroglifici {a). 

Posti tali Principi di Logica Poetica , e dileguala 
tal boria de' Dotti y ritorniamo alle tre Lingue degli 
Egìzj; nella prima delle quali, eh" è quella degli Dei^ 
come si è avvisato nelle Degnila^ per li Greci vi con* 
viene Ornerò^ che in cinque luoghi di lotti e due i suoi 
poemi fa meiuione d'Iona Lingua più antica della sua^ 
la qual è certamente Lingua eroica^ e la chiama Lin» 
gua degli Dei: Ire luoghi sono neìVìliade^ il primo, 
ove narra, Briareo dirsi dagli Dei, Egeone dagli uomini^ 
il secondo ove racconta d^un uccello che gli Dei ehia- 
mano ^aVzi^a, gli uomini xU/aiv^cv; il terzo, che M fiu- 
me di Troja gli Dei Xanto^ gli uomini chiamano Sca-- 
mandro: uelP Odissea sono due^ uno che gli Dei chia- 
mano nXayvrài irtr/oac, Scilla e Cariddi che dicon gli uo- 
mini^ r altro , ove Mercurio dà ad Ulisse tin segreto 
contro le stregonerie di Circe, che dagli De» è appel- 
lato. ftA^u, ed è affatto negato agli uomini di sapere: 
iritttoruo acquali luoghi Platone dice- molle cose, ma 
vanamente^ talché poi Dion Crisostomo ne calogtin O- 
mero d** impostura, ch^esso intendesse la lingua degli 
Deij ch^ è naturalmente negato agli uomini. Ma dubi- 
tiamo che non forse in questi luoghi d*0/iie/'o si deb- 
bano gli Dei intendere per gli Eroi^ i qualii» come poco 

(a) oride^s'^iitenda, con quanto di scienza scrissero Giawblico 
• de 3fysl€rUs - ; e yaierìano - de Hierog{yphicis Aegyptiiìrum ! 

Digitized by VjOOQ IC 



S04 LIBEO SBCOftPO 

appresso si mostrerà, si presero il nome di Dei sopra 
i Plebei delie loro città, cfa'^essi chiamavan uomini^ coaie 
a^*leuipi barbari ritoroati i vassalli si dissero homines^ 
che osserva con maraTÌglia Ottomano^ e i Grandi Si^ 
gtwn\ come nella bafbarie ricorsa^ facevano gloria di 
avere maravigiiosi segreti di medicina: e così queste 
non sien altro che differenze di parlari nobili e di par- 
lari volgari. Però senza alcun dubbio per i Latini vi 
ili adoperò Far rane ^ il quale, come nelle Degnila si ò 
avvisato, ebbe la diligenza di raccogliere trenta mila 
Dei- che dovettero bastare per un copioso Focabolario 
Dimio da spiegare le genti del Lazio tutte le loro bi- 
soglie limane,^ M in que^ tempi semplici e parchi do- 
vetter esser pochissime , perch^ erano le sole necessarie 
alla vita : anco i Greci ne numerarono trentamila^ co- 
me nella Degnila pur si è detto, i quali d'^ogni sasso^ 
d^'ogni fonte o ruseelloy d^ogni pianta^ d^ogni scoglio 
fecero Deitadi ; nel qual numero sono le Drìadi, V/4^ 
madriadi^ VOreadi^Ae Napee ; appunto come gli -^ifte* 
ricani ogni cosa che supera la loro picciola capacità, 
fanno Dei : talché le Postole Disvine de^ Latini e de^ 
Greci duveller essere i veri pnmi geroglifici o carat- 
teri sagri o divini degli Egi^'. 

Il secondo parlare^ die risponde BÌVElà degli Erot^ 
dissero gli Egizj essersi • parlato per simboli } a' quali 
sono da ridursi V Imprese Eroiche j che dovetter essere 
le somiglianze mule che da Omero si dicono d(fi«r«, i 
segni co'' quali scrive^an gli Eroi ,• e 'n couseguenia 
dovetter e&sere metafore^ o imaginiy o somiglianze^ o 
comparazioni ; che poi con lingua articolala fanno 
tutta la suppellettile della Favella Poetica. Perchè cer- 
tamente Omero , per una risoluta niegazione di GUè^ 
seffo Ebreo^ che non ci sia venuto Scrittore più antico 
di lui , egli vien ad essere il primo Autor della Lin^ 
gua Grecai ed avendo noi da' Greci tutto ciò che di 
essa ir è giunto , fu il Primo Autor di tutta la Gen^ 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIfi?IZ4 POSTICA 20^ 

ti li là (a). Wppo i Latini le prime meoiorie delta lorp 
Lingua soi\ ì frammenti de* Carmi Salìarir e '^ì primo 
Scrittoti che ce n''è sialo narralo, è Livio Andronico 
poela. E dal ricorso della barbarie d^Enropa^ essendoiri 
rinate altre lingue, la prima Lingua degli Spagnoli 
fu quella che dicono di Romanzo^ e 'n conseguenza di 
Porsia Eroica; perchè i Romanzieri furono i Poeti Eroici 
de' tempi barbari ritornati : in Francia irl Primo Scrit^ 
tare in voìgar francese fu Arnaldo Daniel Pacca (*), 
il primo di tutti i Prosternali Poeti che fiorì nelPz/ 
secolo: e finalmente i Primi Scrittori in Italia furon 
Rimatori Fiorentini e Siciliani. 

Il parlare pistoìare degli Egizj\ convenuto a spie- 
gare le bisogne della presente comun vita tra t lontani, 
dee esser nato dal volgo d^ un popolo principe deWE^ 
gitto; che dovelt^esser quello di Tebe; il cui re Rarns^ 
come SI è sopra detto, distese Timperio sopra tutta quella 
gran nazione*^ perchè per gli Egiz} corrisponda questa ~ 
lingua air Età degli uomini^ quali si dicevano le plebi 
de* popoli eroici^ a dtfferensta de^ lor Eroi , come si è 
sopra detto: e dee concepirsi^ esser provenuto da libera 
loro cons^entione.^ per questa eterna propietà, eh"* è di^ 
ritto de* popoli il parlare e lo scris^er volgare : onde 
Claudio ìmperadore, avendo ritrovato tre altre lettere 
ch^ abbisognavano alla lingua latina , il popolo romano 
non le volle ricevere*, come ^V Italiani non lian rice* 
Tulo le ritrovale da Giorgio Trissino^ che si sentono 
mancare alP italiana favella {b). 

{à\ e*\ Primo Poeta Eroico, e 'I primo di tuitt gli altri Poeti 
w \ui\* a lue spezie di Poeiia. 

C) Questo secondo rognome non ci è italo possibile rtlrovnrto 
negli scritlori, da noi vetìuti, rUc haiiiio notizie di Jrnauiz Daniet, 
lino dr' più antìrbt e |>iiì rdfhrati, te non fu il primo, di quelli 
che scrissero in uolgar francese, 

(b) e dovelUro tali caratteri pistolari estere cotne i geroglifici 
vhinesi, di' ascendono al numero di censenti mila, co' quali s'/n« 
tendono i popoli in queir ««nipl^sinio rt'gno tra lor«i di limitar' 
ticoìate diverse i appunto come nelle ybrme arabiche de*^mefi 

Digitized by VjOOQ IC 



206 LIBAp «EC09DO 

Tali parlari pistolarì o sleno volgari degli Egizi 
si doveltero scrivere con lettere parinienle volgari; le 
quali si trovano somiglianti alle volgari Fenicie: on-' 
d^è necessario che gli uni Tavessero ricevute dagli altri. 
Coloro che opinano, gli Egizj essere stali i Primi Ritro- 
vatari di tutte le cf)se necessarie o utili alP umana so- 
cietà, in conseguenza di ciò debbon dire che gli Egizj 
Vas^essero insegnate a' Fenici. Ma Clemente Àlessan* 
drino -il quale dovett'esser informato, meglio ch^ ogni 
altro qualunque autore, delle cose di Egitto- narra che 
Sancunazione o SancuniateYevXc^^W quale nella Ta- 
vola Cronologica sta allogato nelPEtà degli Eroi di 
Grecia - avesse scritto in lettere volgari la Storia Fe^ 
nicia; e si il propone come Primo Autore della Gen- 
tilità ch^ abbia scritto in volgari caratteri: per lo qual 
luogo bassi a dire chM Fenici^ ;i quali certamente fu*^ 
rono il primo popolo mercatante del mondo, per ca« 
gione di trafBchi entrati in Egitto ^ v^ abbiano portato 
le lettere loro volgari^ Ma senza alcun uopo d*^ argo* 
menti e di congetture, la Folgare Tradizione ci ac- 
certa ch^essi Fenici portarono le lettere in Grecia: 

t tic' pùmeti e nelle note della musica contengono di sentimento 
tutte lingue divèrse d'Europa. DI lettere sì fatte Jìciamo, cW ogni 
nazione si ritrovò le sue a suo piocvre, non già per forme , ma 
per segni de* suoni umani arlicolatì: e serbiamo la traditiope co* 
iniincmenle ricevuta de^ Irenici |mt4 serondo il giudizio d*sgiun- 
Ilvo di Tacito, cìì^ eglino o ricevute da altri, o ritrovate da essi 
spitr^ero le lettere nell'altre na%toni : ed ammendando qui la bo^ 
ria e delle nazioni ir de' dotti ^ re.iirf^niamn tutte l'altre oacioui 
alla fola Greca^ e quindi alla Latina: perchè dovei t'essere Cf^rat" 
ieri matematici, o s^to fignre geometriclie, eh* i Fenici ricevettero 

. ila' Caldei, e se ne servirono p»T forme de* numeri, come maju* 
scole restarono per tali usi a' Greci ed a' Latini: e i Greci con 
ftomtno pregio d'ingegno le trasportarono, più che a' segni ^ alle 

forme de* suoni umani articolati}* da* quali poi rappresero i La' 
tini» le quali il nicdesiroo Tacito osserva, essere somiglianti al» 
r antichitsime de* Greci: l«f quali forme cosi riuscirono le pia 
Ifeiie'e lepìù pulite di tutte T altre, siccome i greci ingegni furo* 
M II piii ben intesi, h li /im dilicali iti latte le nazioifi. È ciò sia 
dcl^flkitorno alle lettere. Ma tietle Lingue volgari, ce. (Segue a 



Digitized by VjOOQIC 



DSLLA SAPIB^ZA rO£TlCA 207 

sulla qua} Uradizione riflette Cornelio Tacito^ che le iri 
poHaronOy come ntroi^ate da sé le lettere ritrovate da 
altri ^ che intende le geroglifiche egifie. Ma perchè la 
\olgar tradizione abbia alcun fondamento di Tero, come 
abbiamo universalmente proTato lulte doverlo avere, 
diciamo che vi portarono le geìogU fiche ricevute da 
altri ^ che non poteron essere ch^ i caratteri materna- 
ticij o figure geometriche^ ch'essi ricevute avevano da' 
Caldei^ i quali senza contrasto furono i primi matema- 
tici , e S|)ezialnienie i primi astronomi delle nazioni : onde 
Zoroaste Caldeo^ detto cosi percliè osservatore degli 
astri , come vuole il Bocharto , fu il Primo Sapiente 
del Gentilesimo : e se ne servivano per foìine di nu- 
meri nelle loro mercatanzie^ per cagion delle quali mol* 
to innanzi d'Omero praticavano nelle marine di Gre- 
cia : lo che ad evidenza si prova da essi poemi d*Ome^ 
ro , e spezialmente àAVOdissea ; perchè, a' tempi d'O- 
merO) Gioseffo vigorosamente sostiene contro Appione 
greco grammatico , che le lettere volgari non si erano 
ancor trovate tra* Greci; i quali con sommo pregio 
d'ingegno, nel quale certamente avanzarono tutte le 
nazioni , trasportarono poi tai forme geometriche^Me 
forme de'' suoni articolati diversi, e con somma bel- 
lezza ne formarono i volgari caratteri delle lettere^ le 
quali poscia si presero da* Latini ^ ch^ìì medesimo Ta- 
cito osserva essere state somiglianti ali* antichissime 
gtrche : di che gravissima prova è quella , eh' i Greci 
pei' lunga età, e fin agli ultimi loro tempi i Latini usa- 
rono lettere majuscole per scriver numeri^ che dev'es- 
ser ciò che Demarato Corintio e Carmenta moglie d'fi- 
vandro Arcade abbiano insegnato le^lettere agli Latini, 
come spiegheremo appresso, che furono colonie greche 
ollramarine e mediterranee dedotte anticamente nel La-> 
zio. Rè punto vale ciò che molti Eruditi contendono, 
le lettere volgari dagli Ebrei esser venute a* Greci , 
perocché Vappellazione di esse lettere si osserva quasi 
la stessa appo degli uni e degli altri: essendo più ia« 



Digitized by VjOOQIC 



20S LIBaO SECONDO 

{^oiieTole che gli Ebrei avessero imiuta tal apfpelìa-» 
zione da^ Greci ^ che questi da quelli: perchè dai lenipo 
che Alessandro Magno conquialò i'iinperia dell*Orien* 
te ) che dopo la di lui moiie s\ divisero i di lui capi- 
tani, tolti convengono che ^1 sermon greco si sparse 
per tutto VOrìente e V Egitto; e convenendo ancor tutti 
che la Grammatica sHntrodasse assai tardi tra essi 
Ebrei ^ necessaria cosa è chM letterati ebrei appellasi- 
sero le lettere ebraiche con V appelìauone de' Greci. 
Oltre che , essendo gli elementi semplicissimi per na* 
tara^ dovettero da prima i Greci battere semplicissimi 
i suoni delie lettere^ che per quesfaspetlo si dovettero 
dire elementi^ siccome seguitarono a batterie i tÀttini^ 
colla stessa gravità con che conservarono le forme delle 
lettere somiglianti air aniichìssinie greche : laonde fa 
d^ uopo dire che tal appellazione di lettere con voci 
composte fussesi tardi introdotta tra essi ^ e più tardi 
da" Greci si fusse in Oriente portala agli Ebrei. Per le 
quali cose ragionate si dilegua Pof^penion di coloro che 
ìrogliono Cecrope Egizio aver portato le lettere volgari 
a*" Greci. Perchè Taltra di coloro che stimano che Cadmo 
Fenice le vi abbia portato da E|fiLto - perocché fondò 
in Grecia una città col nome dì Tvbe , capitale della 
mnggior Dinastia degli Egizj - si solverà appresso coi 
Princìpi della Geografia Poetica ^ per li quali Irove- 
rassi eh*' i Greci potiatisi in Egitto, per una qualche si- 
iiiigliànza colla loro Tthe natia avessero quella capitale 
d* Egitto così chiamala. E fiimlmente s' intende perchè 
avveduti Critici^ come rifei-rsce V autor anonimo In- 
ghse ueìV Incertezza delle Scienze ^ giudicano che per 
la sua Irofipo antichità colai Sancuniate non mai sia 
slato nel mondo : onde noi , per non torlo affatto dai 
uiondo, stimiamo doversi porre a' tempi più bassi, e cer- 
taiuenle dopo ìT Omero : e per serbare maggior anii« 
chilà a^ Fenici sopra de' Greci d^intomo alP invension 
delle lettere che si dicon volgari^ con la giusta propor* 
lioli però di quanto i Greci furano più ingegnosi d'essi 



Digitized by VjOOQIC 



DELL! SAPlE^IZi POETICA 209 

Finnici; ni ha a dire che Sancuniaie sìa stato alquanto 
innanzi à'^Erodoto^ il^quale fu detto Padre della Storia 
dt* Greci^ la quale scrisse con favella volgare, per quello ' 
che Sancuniate fu detto lo Storico della Ferità^ cioè 
scrittore del Tempo Isterico^ che Fanone dice nella 
sua dis;isione de^ Tempi ^ dal qual tempo per la (fiVì- 
sione delle tre Lingue degli Egizj corrispondente alla 
divisione delle tre Età dsl mondo scorse loro dinanzi 
essi pfirlarono con lingua pistolare scritta con volgari 
caratteri. 

Or siccome la Lingua Eroica o vero Poetica si fondò 
dagli Eroiy così le Lingue volgari sono state introdotte 
dal volgo^ che noi dentro ritroveremo essere state le plebi 
de^ popoli Eroici: le quali lingue propiamente da^ Za/im 
girono dette vernaculae; «:he non pot^van introdurre 
quelli vernai che i Grammatici diffiniscono - serici nati 
in casa dagli schiavi che si facevano in guerra- i quali 
naturalmente apprendono le lingue de^ popoli dov^essi 
nascono. Ha dentro si troverà ch^ i prima e propiamente 
detti vernai furon ìjamoli degli Eroi nello stato delle 
Famiglie^ da^ quali poi si compose il volgo delle prime 
plebi . deir Eroiche Città ^ e furono gli abbozzi degli 
schìai^i che finalmente dalle Città si fecero con le guer- 
re. E tutto ciò si conferma con le due lingue che dice 
Ornerò^ una degli Z>ei, altra degli Uomini, jche noi qui 
sopra spiegammo, lingua eroica e lingua volgare .^ e 
quincfi à poco lo spiegheremo vieppiù. 

*JHa delle Lingue volgari egli è stato ricevuto con 
troppo di buona fede da tutti i Filologi^ chVUeno si-- 
gnificassero a placito: percb^ esse per queste lor orì" 
gini naturali debbon aver significato naturalmente.{a): 
lo che è facile osservare nella lingua volgar latina^ 

(a) Imperciocché o(»nì parola volgare doveUe incominciare 
certamente da Emo duna naiione, il quale eoo atto o corpo ch'a- 
vesse naturai rapporto alVidea ch'esso voleva comunicare ad al- 
trui, e come mutolo dargliele con tal atto o corpo ad intendere 
clic cosa «'gli con tal voce volesse dire; e sì avere naturale Vori» 
ginr^ e per ciò significare naturalmente : lo che, ec. 

Vico. Offere , voi. V. l4 



Digitized by VjOOQIC 



210 Liuau S&CO90O 

la qual ^ più troica della greca volgare^ e perciò più 
robusta quaulo qutlla è più dilicatai cbe quasi iutie 
•/e voci ha formale per trasporti di naiurcy o per pro- 
pietà naturali , o per tffelti sensibili; e geDeralnieiite 
la metafora (à il maggior corpo delle lingue appo lotte 
lo nazioni. Ma i Grammatici abbattutisi in gran nuracro 
di vocaboli che danna idee confuse ed indistinte di 
cose , non sapeu<lone le origini , che le dovettero da 
prima Tormare luminose e distinte, per dar pace, alla 
loro ignoranza , slabilirono universalmente la massima, 
che le voci umane articolate significano a placito; e 
>i trassero Aristotile con Gali no ed altri Filosofi, « 
gli armarono contro Platone e Giamblico^ come ab- 
biam detto (a). 

Ma pur rimane la grandissima difKcultà, come quanti 
sono i popoli^ tante sono le Lingue Folgaii diverse? 
La (|ual per isciogliere, è qui da stabilirsi questa gran 
verità , che, come certamente i popoli per la di%fersità 
de* climi bau sortito varie disperse nature y onde sono 
usciti tanti Costumi dispersi; cosi dalle loro diverse na^ 
ture e costumi sono nate altretanie diverse lingue : tal-^ 
che per la medesima diversità delle loro nature, sic* 
come ban guardato le stesse utilità o necessità della 
vita umana con aspetti diversi^ onde sono uscite tante 
per lo più 4is^erse ed alle volte tra lor contrarie eostu^ 
mante di Nazioni; così, e non ahrimeute, son uscite 
tante lingue, quanl^esse sono, diverse: lo cbe si cono- 
ferma ad evidenza c6^ proverbf y che sono massime di 
vita umana^ le stesse in sostanza ^ spiegate con tanti 
diversi aspetti ^ quante sono state e sono le Nazioni^ 
come nelle Degnila sì è avvisato. Quindi le stesse ori" 
gini eroiche conservale in accorcio dentro i parlari 



(a) Il percbò noi oella Scienza Nuova (la prima volta «lam- 
pa la) abbia ino dato un'Idea tTunEUmologico delleVoci Natie che 
Uff HasM r origini naturali j e quindi le vere storie ^lle voci «r- 
ticolate al della loro propietà come dv' progressi ne* lor trasporti, 
del qual tultavia qui ci serviamo* 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPlt.lZA VOÈJlCl fi|| 

volijati han fatto ciò che reca tanta inarai^iglia 9!" Crì- 
tici Biblici^ eh' i nomi degli stessi Se nella Storia Sa^ 
gra delti d^ una nraniera , si leggono d^ un^ altra nella 
Profana : perchè Vuna per avventura nominò gli uo- 
uiiiiì per lo riguardo dell'aspetto, della potenza^ Taltra 
\n:r quello de'' costumi y delP imprese, o altro che fosse 
stato : come tuttavia osserviamo le città d* Ungheria 
altrinifiite appellai-si dagli Ungheria altriniente da' Gre- 
ci, altrimenti da' Turchi: e la lingua tedesca ^ ch^ò 
Lingua Eroica vivente^ ella trasforma quasi tutti i nomi 
delle lingue straniere nelle sue propie natie: lo che dob- 
biani congetturare aver Tatto i Latini e i Greci ^ ove 
ragionano di tante cose barbare con belV aria greca 
estatina: la qual dee essere if cagione deìVoscuì^ezza 
che s* incontra nelP Jntìca Geografia , e nella Storia 
Naturale d*:'' Jossih\ delle piante e degli animali, Fer 
ciò da noi in quesCOpera la prima volta stampata si 
è meditata wvCIdea d^un Dizionario Mentale da dare 
le significazioni a tutte le lingue articolate disperse 
riducendole tutte a certe unità d^idee in sostanza^ che 
con varie modificazioni gvi^tvdale éa!^ popoli hanno da 
quelli avuto varj dit^ersi vocaboli: del quale tuttavia 
facciamo uso nel ragionar questa Scienza^ enediemmo 
un pienissimo saggio nel libro III, capo XLI, dove fa^ 
ceromo vedere i Padri di fiimiglia per quindeci aspetti 
diversi osservati nello slato delle Famiglie, e delle pri- 
me Bepublicbe nel tempo che si dovettero formare le 
lingue ^ del qual tempo sono gras^issimi gli argomenti 
d'iiilarno alle cose^ i quali si prendono dalle na/ie Ji- 
gnificazioni delle parole , come se n' è proposta una 
Degnila - essere slati appellati con aitretanti dispersi 
vocaboli da quindeci Nazioni antiche e moderne - ' il 
qual luogo è uno delti tre per li quali non ci pentia- 
mo di quel Libro stampato. Il qual Dizionario ragiona 
per altra via Pargomento che tratta Tommaso Hayne 
lìella Dissertazione de Linguarum Cognatione^ e nel- 
l'altro, dv TJnguis in genere^ e dt Fariarum LingUarum 



Digitized by VjOOQIC 



^{'2 tlBBO S|ÌCO?(DO 

flarmonia. Da lullo lo che si raccoglie questo Corol- 
lario j die quanto le Lingue sono più ricche di tali 
parlari eroici accorciati^ tanlo sono più belle^ e per- 
ciò più belle perchè son più evidenti; e perchè più evi- 
denti , sono più veraci e più fide; ed al contrario 
quanto sono più bollale di voci di tali nascoste ori- 
gini, sono meno dihttes^oli^ perchè oscure e confuse^ 
« perciò più soggette ad inganni ed errori: lo che 
dcv'' essere delle lingue formate col mescolamento di 
molte barbare ^ delle, quali non ci è tenuta la storia 
delle loro origini e de^ loro trasporti. 

Ora, per entrare nella difficilissima guisa della for^ 
maz»ione di tulle t^ tre queste spezie e di lingue e di 
httcre^ è da stabilirsi qA^slo Principio^ che, come dallo 
sfesso tempo cominciarono gli Bci^ gli Eroi e gli l/o- 
mim\ perch'.eian pur Uomini quelli che fantasticaron 
gli />e/ , e credevano la loro natura eroica mescolata 
dì quella degli Dei e di quella degli Uomini^ cosi nello 
stesso tempo cominciarono tali tre lìngue (intendendo 
sempre andar loro del pari le lettere) , però con que* 
«le tre grandissime differenze^ che la lingua degli Dei 
fu quasi tutta muta^ pochissima articolata {a): \a lin- 
gua degli Eroi mescolata egualmente e di articolata • 
dì muta , e^i conseguenza di parlari volgari e di ca-> 
ratteri eroici, co^ quali scrivevano gli eroi, che o^^ra 
dice Omero: la lingua degli Uomini quasi tutta a/'/i- 
colata e pochissima muta^ perocché non vi ha lingua 
volgare cotanto copiosa, ove non sieno più le cose che 
le sue voci. Quindi fu necessario che la Lingua Eroica 
nel suo principio fusse sómmamente scomposta ^ ch^è 
un gran Fonte dell'oscurità delle Favole ,• ,di che sia 
e.seu)plo insigne quella di Cadmo: egli uccide la g/vn 
serpe; ne semina i denti; da* solchi nascono uomini 
armati: gitta una gran pietra tra loro: questi a morte 



(a) Olirle dnvettVsst-re iti grandìiisìma palle per catrtHeri di' 
l'ini /nenia li: la lingua^ ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



BELLI SAPIBKZA POETICA 213 

combattono^ e ^finalmente esso Cadmo si cangia in 
stirpe. Gotanlo fu ingegnoso quel Cadmo^ il qua! porlo 
le lettere a^ Greci*, di cui fu tramandata questa Fa^ola^ 
che, come la spiegheremo appresso, contiene più cen- 
tinaia d'anni di Storia Poetica ! 

In seguito dei già detto , nello stesso tempo che si 
formò il carattere divino di Giove^ che fu il primo di 
tiiìC i pensieri umani della Gentililà, incominciò pa- 
rinieiUe a formarsi la lingua articolala con Vonoma- 
topea^ con la quale tuttavia osserviamo spiegarsi feli- 
cemente X fanciulli: ed esso Giove fu da^ Latini dal 
fiagor del tuono detto da prima Jous; dal Jìschio del 
fulmine , da'* Gr^ci fu detto Zwc; dal suono che dà il 
fuoco^o^e brucia^ dagli Orientali dovelt'esser detlo Ur; 
onde venne Unm , la potenza del fuoco : dalla quale 
stessa orìgine dovetl^ a'^ Greci venir deto oO^vóc il cielo», 
ed a* Latini il verbo uro^ bruciare y a^ quali dallo stesso 
fischio del -fulmine dovette venire Cel^ uno de^ mono- 
sillabi Òl* Ausonio^ ma con pronunziarlo con la f degli 
Spagnoli^ |)erchè costi P argutezza del medesimo ^a- 
sonioy ove di Venere così bisquitta: 

Nata salo ; susctpta scio j patre edita Coeh. 

Dentro' le quali origini è da avveilirsi che eoo la stessa 
sublimità deWIm^enzione della Favola di Giove^ qoal 
abbiamo sopra osservato, incomincia egualmente sublime 
la locuMon poetica con P onomatopta : la quale cer- 
tameute Dionigi Longino pone tra' Fonti del Subli/nc; 
e Tavvertisce appo Omero nel suono che diede Pocchio 
di Polifemo , quando vi si ficcò la trave infuocata da 
Vlisscy che fece af(;\ Seguitarono a foriuarsì le voci uma- 
ne con Vlnterjezioni^ che sono voci articolale alPóiU" 
pilo di passioni violente , che 'u tutte le lìngue so:i mo^ 
nosillabe. Onde non è fuori del vci isituiie che da' primi 
fulmini, incominciata a destarsi negli nomini ìfìmaìa- 
viglia^ nascesse la prima Inter jt:zione da quello di Gio- 
Ve', formata con la vocep/i, e che poi restò raddoppiala 



Digitized by VjOOQIC 



214 LIBRO SECONDO . ' 

pupe] interjezione' di laaraviglia, onde poi nacc|oe a 
Giove il Ittolo di Padre degli Uomini e degli Dei ; e 
quindi appresso, che tutti gli Dei se ne dissero Padn\ 
e| Madri tutte le Dee (a) di che restaroo a^ Latini 
le voci Jupiter^ Dìespiter^ Marspilcr^ Juno Genitrix^ 
la quale certamente le Favole narraoci essere stata ste* 
tdte: ed osservammo sopra tanti altri Dei e £>iee .nd 
cielo non contrarre tra esso lor matrimonj ; perchè 
Venere fi» detta concubina^ non già moglie di Marte^ 
e nulla di meno tutti appella?ansi Padri^ di che vi hanno 
alcuni versi di Lucilio riferiti nel Diritto Utiis^rrsah (1): 
e si dissero Padri nel senso nel quale patrare dovette 
significare da prima il fare^ ch^è propio di Dio^ come 
vi conviene anco la Lingua Santa^ ch^in narrando la 
criazione del mondo dice che nel settimo giorno Iddio 
riposò ab opere qiiod patrarat. Quindi dev** essere stalo 
detto impetrare^ che si disse quasi impatrare^ che nella 
Scienza Augurale si diceva impetrire^ cW era riportar 
il buon augurio^ della cui origine dicono tante inezie 
i Latini Grammatici : lo che prova che la prima In^ 
terpetrazÀone fu delle £ejf^ri>/i^m€ ordinate con gli 
auspicj': così detta quasi' Interpatratìo (2). Or si fallo 
divino titolo per la naturai ambizione deiP umana su- 
perbia avendosi arrogato gli nomxxA potenti nello stato 
delle Famiglie^ essi si appellarono Padri; lo che forse 
diede motiva alla Folgar Tradizione eh' j primi uo- 
mini potenti della terra si fecero adorare per Dei ^ 
ma per la pietà dovuta ai Numi , quelli i Numi dissero 
Dei^ ed appresso anco presosi gli uomini potenti delle 
prime Città il nome di £>e/, per la stessa pietà i Numi 
dissero Dei immortali^ a diflTerenza de i Dei mortali^ 
ch^eran tali uomini. Ma in ciò si può avvertire la gof- 
faggine di lai Giganti (quaPi Fiaggìatori narrano de 

{a) i quali /ito/i poi Inasportati agli nomi/// ed alle donne, qucfilì 
e queste si appellìissero Dj e Dee. Ma in ciò, ec. • 



(i) O/zw-e III, pag. 3iC, 339, "i ^V'») "• 
(a) Opere \ì\, p. 338, ti. 



Digitized by VjOOQ IC 



DFtLA 8ÌME9C1 POETfCA 218 

los Pataconesjj della quale vi ha un bel yesligio in Ioli- 
iiilà lasciatoci neiranlicbe voci pìpulum é pipare^ nel 
significalo di querela e di querelarsi { che doyette venire 
d^Winterjezìone di lamento pi\ pi (a) , nel qual sentU 
mento vogliono che pipulum appresso Plauto sÌ9 lo* 
stesso che obifagulatio delle XII Tavole; la qual voce 
deve venir da vagire^ ch^è propio il piagnere de'fan^^ 
cinllì. Talché è necessario dalP/n/^/yV^/one di spavento 
esser nato a^ Greci la voce iracav, incominciala da mìt ^ 
di che vi ha appo essi un*aurea Tradizione antichis-- 
sima 9 ch^ i Greci spaventati dal gran serpente detto 
Pitone^ invocarono in loro soccorso J pollo con quelle 
voci ^w imcdv, che prima tre volte batterono tarde^es- 
sendo illanguiditi dallo spavento ; e poi per lo giubilo^ 
perch^ avevalo Jpolto ucciso ^ gli acclamarono, altre- 
tante volte battendole preste , col dividere V& in due 
ò6, e ^1 dittongo éSt in due sillabe ; onde nacque naturai- 
mente il verso eroico prima spondaicoy e poi divenne 
dattilico; e ne restò quella eterna propictà ch'egli in 
tutte Paltre sedi cede il luogo al dattilo, fuorché nel- 
Tullima : e naturalmente nacque il canto misurato dal 
verso eroico agi' impeti di passioni violentissime; sic- 
come tuttavia osserviamo nelle grandi passioni gli uo- 
mini dar nel canto {b) , e sopra tutti i sommamente 
afflitti ed allegri^ come si è detto nelle Degnila: lo 
che qui detto quindi a poco recherà molto uso, ove ra- 
gioneremo deir Origini del Canto e de' Fersi. S' inol- 
trarono a formar i Pronomi; imperocché Vinterjezioni 
sfogano le passioni propie^ lo che si fa anco da' soli ; 
ma i pronomi servono per comunicare le nostre idee 
con altrui d' intorno a quelle cose che co' nomi propj 

(a) s'ir cotti f obvngulìtre ed obvagulatio, vocaboli nuticlii di 
Ifgge io senso pure di querelarsi e Hi querela, liatino la stessa 
origine che vagitus • piaulo di funciullì-, perchè aelle Degnila 
ilicenimu i prtini Autori delle Nazioni essere slati \ fanciulli del 
Mondo. 

(b) E UH< q«ie con voci mùnonillabe^ ticeotne sono monosiUàbé 
nella Muòica le sei noie del canto: Io che qui detto, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



216 LIBEO SECO!IDO 

o noi non sappiamo appellare ^ o altri non sappia in- 
fendere ^ e i pronomi pur quasi tutti in tutte le lingue 
la maggior, parte son monosillabi , il primo de^ quali , 
o almeno tra^ primi, dovete esser quello di che n^è rt- 
*niasto quel luogo d^oro d* Ennio ^ 

..... jtdspice a oc 
Sublime candens, 4jue/n omnes inuoeant Jovem (*)« 

ov'è detto Boc in vece di (helum^e ne restò in vol- 
gar latino 

Luciscit M09 fam (••); 

in Tece di albescU Coelum: e gli artìcoli dalla lor na- 
scita hanno questa eterna propietà d^ andare innanzi 
a^nomi acquali son attaccati. Dopo si formarono le Par- 
ticelle^ delle quali sono gran parte Je preposizioni^ che 
pure quasi in tutte le lingue son monosillahe: che con- 
servano col nome questa eterna propietà di andar in- 
nanzi a^ nomi che le domandano, ed a^ verbi co'' quali 
vanno a comporsi. Tratto tratto sbandarono formando 
i nomi: de' quali neìV Origini della Lingua f Attilia 
ritrovate in quest* Opera la prima volta stampata^ si 
novera una gran quantità nati dentro del Lazio d{dla 
vita d'essi Latini selvaggia per la contadinesca, infin 
alla prima cis^ile^ formati tutti monosillabi, che non ban 
nulla d^ origini forestiei^^ nemmeno greche^ a riserba 
di quattro voci /^oGc, orOc, ^y^v^ <r4^, eh' a' Latini significa 
siepe e a' Greci serpe: il qual luogo è V altro degli tre 
che stimiamo esser compiuti in quel Libro (1): percU'e - 
gli può dar Y esemplo a' dotti delPaltre Lingue di do- 
verne indagare P Origini con grandissimo (i'mUo delia 
republica letteraria^ come certamente la Lingua Tede- 
sca»^ eh' è Lingua Madre^ perocché non vi entrarono 
mai a comandare nazioni straniere, 1k» monosiììahe tutte 



(•) Vedi Opttt voi. Ili pag. 99, 3^75 IV^ p. aaB. 
(^*) Da Terenzio, Heaiiloniim,, allo III, bC^na I. 
(i) V. /. Se, ffu, lib. Ili, cap. xxxMi SciM^eria ddle iure Orì- 
gini della Lìngua Latina, Cj al di lei esempio, delle altre luiie. 



Digitized by VjOOQIC 



ISELLA SAPlEMZi POETICA 217 

le sue radici (a): ed esser n<7// / nomi prima dt^ ver- 
bi^ ci è approvalo da questa eterna propìetà^ che non 
ifgge Orazione se non comincia da nome^ eh' espres- 
so o taciuto la regga. 

Fiualmente gli Autori, delle Lingue si formarono i 
P'erbi coinè osserviamo i fanciulli spiegar nomi, par- 
ticelle, e tacer t verbi ; perchè i nomi destano idee cUe 
lasciano fermi vestigi^ le pa/iicelle^ che significano esse 
modificazioni, fanno il medesimo: ma i ('erfrì significano 
moti, i quali portano V innanzi e '1 dopo« che sono mi* 
surati dalP indivisibile del presenle, diflìcilissirao ad in- 
tendersi dagli slessi Filosofi {h). Ed è un^osseìvazione 
Jitìca^ che di mollo approva ciò che diciamo, che tra 
noi vive un uomo onesto tocco da ffixn^issima apoples-' 
\fia^ il quale mentova nomi^ e si è afTatlo dimenticato 
de* scerbi. E pur i verbi ^ che sono i generi di tutti gli 
altri^ quali sono sum delP essere^ al quale si riducono 
tulle V essenze^ ch'è tanto dire, tutte le cose metafi- 
siche^ sto della quiete, eo del moto^ a' quali si riducono 
tulle le cose fisiche: do^ dico e Jacio^ a'' quali si ridu- 
cono tutte le cose agibili^ sìen o morali o famigliari^ 
o finalmente civili: dovetler' incominciare dagl-im/?<'/fl- 
tivl^ perchè nello Stato delle Famiglie^ povero in som- 
mo gradò di lingua, i Padri soli dovettero favellare, e 
dar gli ordini a- figlioli ed a' fa moli ^ e questi sotto i 
terribili, imperj famigliari, quali poco appresso vedremo, 
con cieco ossequio dovevano tacendo eseguirne i co- 
mandi^ i quali imperativi sono iuiii monosillabi^ quali 
ci son rìniasti - pj, sta^ i, da. dic^fac (e). 



(a) Appresso sì fonnaroDO V alti e particelle, c!»e pure quasi 
tuttein tutt^ le lingue Bon nionosiliahe, clrjivevan da fiilrart* ne»J- 
\h composizione ile' nomi co'cer^i, e d»- litro i vertri medesim j»«r 
Sfjjuificiirne le varie iofO modificuzioni. Fiuahueuie^ ec. 

{h) Io che si conferma con l' ellifjsi il»e per lo più sup- 
plisre i verbi, che dee essere il Piincipio dell' Ellipsi Samùaneu 
£ pur i \erl)i, ee. 

(e) Ed ecco gli eie m enfi delle lingue articolate^ come di-on es- 
sere, più semplici, «he cowe primi a cotrpoìle, così ^ieij uUimi 
ov'esse vanno a risolversi. 



Digitized by VjOOQIC 



2 le LIBEO SECONDO 

Questa Gene Fazione delle Lingue ti conforme a^ Piin- 
cip) cosi deir Universale Natura*, per li quali gli eie-- 
menti delle cose tutte sono indiijisibilì ^ de^ quali esse 
cose si compongono, e ne^ quali vanno a risolversi, come 
a quelli della natura particolare umana per quella De- 
gnila^ cK'i fanciulli nati in questa copia di lingue, e 
c'^hanno mollissime le fibre delPistromento da articolare 
le voci, le incominciano monosillabe ^ che molto più si 
dee stimare de^ primi uomini delle genti, i quali Pavé* 
vano durissime, né avevano udito ancor voce umana. 
Di più ella ne dà P ordine con cui nacquero le patiti 
delV orawne , e ^n conseguenza le naturali cagioni 
della Sintassi. Le quali cose tutte sembrano più ragia-, 
nevoli di quello che Giulio Cesare Scaligero e Fran- 
cesco Sanzio ne han detto a proposito della Lingua 
Latina^ come se i popoli che si ritrovaron le lingue, 
avessero prima dovuto andare a scuola A'^Atistotile^ co 
i cui Principj ne hanno amendue ragionato. 

Dimostrazione delia yerità della Religion Cristiana» 

E qui nasce una Dimostrazione più invitta dì quante mal 
si son fatte della f^erità della Cristiana Religione ^ la qual 
abbiamo sopra promesso: che le radici de' verbi della Lingua 
Santa mettendo capo nella terza persona del numero del 
meno del tempo passalo compiuto, dovetler i Patriarchi $ 
che la fondarono, dare gli ordini nelle loro famiglie a nome 
di un solo Dio; onde la Scrittura Santa è piena di quella 
espressione, Deus dixit: che dev'essere un fulmine da atter- 
rare tutti gli ^crittori^ che hanno opinato , gli Ebrei essere 
stata una colonia uscita da £p//roy quando dairincominciar 
a formarsi la lingua ebrea, ebbe iiicomfnciamento da un solo Dio. 



Digitized by VjOOQ IC 



»ELL4 SAF1&;i2A FÒBTICÀ SI 9 



€)MPoIlavJ 

D' inlorno airOrigini (Iella Lociuión Poetica, rfp^li Epixndj, 
del Torno, del Numero^ drl Cauto e del Verso (i). 

In cotal ^uisa si formò la Lìngua Poetica per le na-^ 
tioni composta di Caratteri Disdirti ed Eroici^ da poi 
'Spiegati con parlari volgari^ e finalmente scritti con 
volgari cajntterì. E nacque tutta da posteria di lìngua 
e necessità di spiegarsi : lo che si dimostra con essi 
prìmi lumi della Poetica Locuzione - che sono Vipo» 
tiposi^ Vimagini^ le somiglianze ^ le compai azioni ^ 
le metafore ^\^ circoscrizioni^ te frasi spieg^nlx le cose 
per he loro naturali propietà ^^ le descnzioni raccolle 
dagli effetti o più minuti o più risentiti^ e finalmente 
per gli aggiunti enfatici ed anche oziosi. 

Gli Episodj sono nati da essa grossezza delle menti 
eroiche^ che non sapevano sceverare il propio delle 
cose, che facesse al lord proposito^ come vediamo usarli 
naturalmente gì' idioti^ e sopra tutti le donne. 

I Torni nacquero dalla dìfficultà di dar i verbi -al 
sermone*^ che, come ahhiam Tedulo, furono gli ultimi 
a ritrovarsi: onde i Greci y che furono pia ingegnosi, 
essi tornarono il parlare meii de*" Latini .f e i Latini 
meno di quel che fanno i Tedeschi, 

li Numero prosaico fu inteso tardi dagli scrittori^ 
nella greca lingua da Gorgia Ltontino^ e nella latina 
da Cicerone: perocché innanzi , al riferire di Ciaronr, 
medesimo, avevano renduto numerose ^orazioni con 

(i) Vengono riproil'itle con niAsgiorr 9VÌlU|ipn in qm-sttn C,A\\f% 
le idee drt fhritto UniuerxnU e dith- t'n'ma Sciriizn Suttvn. ì^nlU 
lingiid pontina forni.it;i di cnnlttTÌ divini rii eroici {Offfre lll.'ifiS, 
370; IVj 3*4 i'iC;— aiiiroiigìiK! naturale «leilr furm** puetictic Jrìle 
rireonloenxìoni, ec. (111,270), le quali precedono atla prosa nì«t« 
awai tardi, col (lifìicile lavoro delle geueralix^axiani — e sul ranio 
e sul verso die furono per neced^itii di 11:11 tira la foima de U pi4- 
ma paroU arlicolati (IV, 233, a36; HI, 2;(V. 



Digitized by VjOOQ IC 



220 LIBRO SECORDO 

certe misure poetiche: lo che servirà molto quindi a po- 
co, ove ragioneremo delV Origini del Canto e de* Tersi, 

Da tutto ciò sembra essersi dimostrato, la Locuzion 
poetica esser nata per necessità di natura umana p/'i- 
ma della prosaica ; come per necessità di natura 
umana nacquero es&e Favole - VnWersali Fantastici - 
prima degli Unis^ersali Ragionati , o sieno Filosofici ; 
i quali nacquero per mezzo di essi parlari prosaici : 
perocché, essendo i Ponti innanzi andati a formare la 
Fai^ella Poetica con la Composizione dtlVidee parti- 
colari ^ come si è appieno qui dimostrato, da essa Ten- 
nero poi i popoli a formare i parlari da prosa col 
contrarre in ciascheduna voce, come in un genere ^ le 
parti ch^ aveva composte \^ fn^ella poetica ; e di quella 
frase poetica , per esemplo , mi bolle il sangue nel 
cuore - eh' è parlare per propietà naturale eterno ed 
unwersale a tutto il gener umano - del sangue , del 
ribollimento e del cuore fecero una sola voce^ coro' un 
genere.^ che da' Greci fu detto ffróftaì^oc, da' Latini ira^ 
dagP Italiani collera. Con egual passo de' geroglifici e 
delle lettere volgari^ come 'generi da conformarvi //i- 
numerabili voci articolate dìv*irse^ per lo che vi ab- 
bisognò fior d'ingegno: co' quali generi volgari, e di 
voci e di lettere s" andarono ^ fare più spedite le menti 
de^ popoli , ed a formarsi astrattis^e ,• onde poi vi po- 
terono provenir l Filosofi , i quali formaron i generi 
intelligibili : lo che qui ragionato è una particella della 
Storia delVIdee. Tanto VOrigini delle Lettere per tro- 
varsi si dovevano ad un fiato trattare con 1' Orìgini 
delle Lingue I 

Del Canto e del Verso si sono preposte quelle Dc- 
gnità che , dimostrata I' origine degli uomini mutoli , 
dovettero da prima, come fanno i mutoli, mandar fuori 
le vocali cantando^ di poi, come fanno gli scilinguati^ 
dovettero pur cantando mandar fuori 1' articolate di 
consonanti. Di tal primo canto de* popoli fanno gran 
prova i dittonghi eh" essi ci lasciarono nelle lingue, cjie 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SÀPU?IZA POETICA 3fii 

doTetlero da prima esser assai più in numero^ siccome 
i Greci e ì Francesi^ che passarono anzi tempo dal* 
Fetà poefica alla volgare ^ ce n^ ban lasciato moltissi^ 
mi. come nelle Degnila sì è osservato: e la cagion si 
è cbe le vocali sono facili a formarsi^ ma le conso^ 
nanti difficilt; « perchè si è dimostralo che tai primi 
uomini stupidi, per moversi a proferire te voci, dove- 
vano sentire passioni violentissime , le quali naiuraU 
niente si spiegano con altissima voce • e la natura porta 
eh* ove uomo alzi assai la voce^ egìi dia ne"^ dittonghi 
e nel canto come nelle Degnila si è accennato - onde 
poco sopra dimostrammo, i primi uomini greci nel tempo 
de* loro Dei aver formato il prìmo verso eroico spon* 
daico col dittongo ir«i ,~^e pieno due volte più di vocali 
che consonanti. Ancora tal primo canto de* popoli nac- 
que naturalmente dalla dijjficultà delle prime pronun- 
zie; la qual si dimostra come dalle cagioni 5 cosi dagli 
efletti: da quelle, perchè tali uomini avevano formato 
ài fibre assai diu^ V ìstrumento d* articolare le voci^ 
e di voci essi ebbero pochissime ; come al contTario i 
fanciulli di fbre molUssime nati in questa somma co- 
pia di voci si osservano con somma difjficultà pronun- 
ziare le consonanti^ come nelle Degnila s^è pur detto^ 
e i Chinesì^ cbe non hanno più che trecento voci ar-- 
ticolale , che variamente modificando , e nel suono e 
nei tempo corrispondono con la lingua volgare a^ loro 
cen^entimila geroglifici^ parlan essi cantando : per gli 
efl'clti si dimostra dagli accorciamenti dellk voci^ i quali 
s^osservapo innumerabili nella Poesia Italiana ^ e nel- 
y Origini della Lingua Latina n* abbiamo dimostro un 
gran numero che dovettero nascere accorciatele poi 
essersi col tempo distese: ed al contrario da' //c/onrfa- 
menti} perocché gli scilinguati da alcuna sillaba, alta 
quale sono più disposti di proferire, cantando, prendon 
essi compenso di proferir quelle che loro riescono di 
.di /fidi pronunzia, come jyuié nella Pegr/i/Và sta propo- 
sto : onde appo noi nella mia età fu un eccellente Mu- 



Digitized by VjOOQIC 



2:Jd LIBBO SKCUSTDO 

sico di tenore con lai vizio di lingua, cli^ ove non po- 
teva proferir le parole, dava in un soavissimo canto, e 
cosi le pronunziava. Cosi certamenie gli Jtubi comin- 
ciano quasi tutte le voci da cU ; ed aflermano gli Unni 
fussero slati così detti che Io cominciassero tutti da 
un (a). Finalmente si dimostra che le Lingue incomin- 
ciaron dal canto ^ per ciò che testé abbiam detto, ch^n* 
Danzi di Gw^gia e di Cicerone i greci e i latini pror* 
satori usarono certi nii/iif/7 quasi poetici^ come a^ tempi 
barbari ritornati fecero i Padri della Chiesa Latina 
( troverasfti il medesimo della Greca (^))^ talché le loro 
prose sembrano cantilene. 

Il primo verso ( come abbiamo poco fa dimostrato 
di fatto, che nacque) dovette nascere com^enei^oìe alla 
Lingua ed air£/à degli Eroi^ qual fu il f^erso Eroico^ 
il più grande di tutti gli altri , e propio deWEroica 
Poesia; e nacque da passioni violentissime di spai^ento 
e di giubilo , come la Poesia Eroica non tratta che 
di passioni perturbatissime : iperò non nacque spon-- 
daico per lo gran timor del Pitone^ come la Folgar 
, Tradizióne racconta- la qual perturbazione affretta Pi- 
dee e le voci più tosto che le ritarda^ onde appo i 
Latini solicitus e festinans significano timoroso - ma 
per la tardezza delle menti e dijjficultà delle lingue 
degli Autori delle Nazioni , nacque prima^ come abbiam 
dimostro , spondaico f di ohe si mantiene in possesso^ 
che nell'^ultima sede non lascia mai io spondeo: da poi' 
facendosi più spedite e le menti e le lingue^ v^ammise 
il dattilo : appresso spedendosi entrambe vieppiù^ nac- 
que il giambico^ il cui piede è detto presto da 0/yi- 
ft/o, come di tali Origini si sono proposte due Degni- 

(tf) lo stesso bassi a congfllurare de' f^andali^ come gli O/a/t* 
desi inromitfciifno tutti i casati <la van: onde è forte congettura 
« h' essi sieno una Colonia de* VandaU^ e che la prima naturai 
fiecessità di ritrovar i nomi fu \\vr distinguersi tra loro i casati, 
ihc .suii i nomi propiaiiienle a* Lalini Finaliiimlr, c;c, 

\b) incutili iiriiiiido da San Grc^orioj 



Digitized by 



Google 



PELLA S4Pt£a»A POSTICA ^3 

tà: finalmeùte, fattesi quelle speditissima ^ venne la 
prosai la quale, come testé si è vedtiio, parla quasi 
per generi inteUigibili ; ed alla prosa il verso giam-^ 
Ihco s^appi*essa tanto, che spesso inas^i/edulamente ca- 
deva a* Prosatori scrivendo. Cosi il canto s' andò ne^ 
versi affrettando co^ medesimi passi^ co^ quali si spe^ 
dirouo nelle nazioni e le lingue e Y idee , come anco 
nelle Degnità si è avvisalo. Tal Filosofia ci è confer- 
mata iUìì'4 Storia^ la quale la più antica cosa che narra 
sono gli Oracoli e le Sibille^ come nelle Degnila si è 
proposto; onde per signi^are una cosa esser antichis- 
sima, vi era il detto, quella [essere più vecchia delia 
Sibilla^ e le Si bilh: furono sparse per tutte le prime 
nazioni^ delle quali ci sono pervenute pur dodici ^ ed 
è Folgar Tradizione che le Sibille cantarono in verSQ 
eroico^ e gli Oracoli per tuite le nazioni pur in verso 
eroico davano le risposte ^ onde tal verso da' Greci 
Al detto Pizio^ dal loro famoso Oracolo d^ Apollo Pizioy^ 
il qua! dovette cosi appellarsi datrncciso serpente, detto 
Pitone - onde noi sopra abbiam detto esser nato il pri" 
mo verso spondaico -, e da'* Latini fu detto verso Sa^ 
turnio^ come ne accerta Feste ^ che - dovette in Italia 
nascere neir£/à di Saturno^ che risponde alPJSrà del^ 
rOro de^ Greci, nella quale Apollo, come gli altri Dei, 
praticata in terra con gli uomini -, ed Ennio appo il < 
medesimo Pesto dice che con tal verso i Fauni -ren- 
devano i Fall o vero gii Oracoli nelP Italia ^ che cer» 
tamente tra^ Greci, coni'* or si è detto, si rendevano in 
versi esametri : ma poi versi Saturnj restaron detti \ 
giambici senarj ^ forse perchè così poi natui*almente 
si parlava in lai versi Saturnj giambici^ come innanzi 
si era naturalmente parlato in versi Saturnj eroici. 
Quantunque oggi dotti di Lingua Santa sien divisi in 
oppenioni diverse d' intorno alla Poesia degli Ebrei , 
s*e\ÌB è composta di metri o veramente di ritmi^ però 
Gioseffo^ Filone^ Origene. Eusebio stanno a favore d(?' 
mttrii e per ciò, che fa sommamente al nostro proposito, 



Digitized by VjOOQ IC 



2Z4 LiBuo yscu^iDO 

San Girolamo ^uole che'l Libro di Giobht^ il quale 
più antico di quei di Mosè^ fusse slato tessuto in verso 
eroico dal principio del III capo fio al principio del 
capò XLII. Gli Àrabi i{;noranti di lettera, come riferi- 
sce r autor anomalo dnir Incertezza delle Scienze^ con- 
servarono la loro lingua con tener a memoria i loro 
poemi fin a tanto che inondarono le provinole orien* 
tali del Greco Imperio. 

Gli £^fz/ scrivevano le memorie de* lor difunti nelle 
siringi^ o colonne, in verso ^ dette da 5ir, che vuoi 
dire canzona - onde vien detta Sirena^ Deità, senza dub- 
bio celebre per Io canto \ nel qual Os^idio dice esser 
egualmente stala celebre, che'n bellezza, la llfinra della' 
Siringa - per la qual origine si deve lo stesso dire ch^a- 
vessero da prima parlato in versi i Sirj e gli Assirj, 
Gertamente i Fondatori della Greca Umanità furon i 
Poeti Teologi^ e furon essi Eroi e cantarono in verso 
eroico. Vedemmo i primi Julori della Lingua Latina 
«ssere stati i Salj\ che furon poeti sagri ^ da^ quali si 
hanno \ frammenti de^ versi saliari^ e' hanno un'^aria 
di versi eroici^ che sono le più antiche memorie della 
latina favella. Gli anficA/T/'io/j/à/i// Romani lasciarono 
le memorie de^ loro trionfi, pur in aria di versò eroico , 
come Lucio Etnilio Regi Ilo quella. 

Duello mngno dtrinumlb, regiòtts suùjui^dìsj 

Acilio Glabrione queir altra ^ 

fudk, J'tigat, pntstèrmi maximat tegì^nesj 

ed altri altre (a), l Frammenti della Legge delle XII 
yWv^o/e, se bene vi si ritlelta, nella più parte de^ suoi 
c;ipi vanno a terminar in versi adonj\ che sono ultimi 
» itagli di versi eroici: lo che Cicerone dovette imitare 
Kif^lle sue Leggi le quali cosi incominciano: 

Deof caste ndeiuiìo {*). 
Pietatem ttdhi bruto, 

{a) altri quella ; Sumnuis optò qui f'egum regia s prosternit. 

(*) Pio..iapieiile ia Giccrouc; Ad Divos aileutuo caste. ^JDt 
Iti. 11. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIERSA »OBTICA tdS 

Oude^ al riferire del medesimo, doTetle Tenire quel co- 
stume romano , ch^ i fanciulli , per durla con le di lui 
parole, tanquam hecessarìitm Carmen andaTano can- 
tando essa legge, non altrimenti ch% Eliumo narra che 
facevano ìjanciulli Cretesi. Perchè certamente Cfee- 
rone famoso ritrovatore del numero prosaico appresso 
i Latini, come Gorgia Leontino lo era stato tra^ Gre- 
ci, lo che sopra si è riflettuto, doveva schifere nella 
prosa , e prosa di si grave argomento , nonché versi 
così sonori, anche i giambici^ i« quali tanto la prosa 
somigliano; de^ quali si guardò scrìvendo anco lettere 
famigliari. Onde di tal spezie di verso bisogna che sieno 
vere quelle Folgori Tradizioni j delle quali la prima 
è appressò Platone^ la qtial dice che le leggi degli £- 
gizj furono Poemi della dea Iside; la seconda è ap-- 
presso Plutarco^ la quale narra che Ligurgo diede agli 
Spartani in verso le leggi^ a^ quali con una particolar 
legge aveva proibito saper di lettera v la terza è appo 
Massimo TTinOy fa quale racconta, Giosuè aver dato a 
Minosse le leggi in verso; la quarta ed ultima è rife- 
rita da Ssfida^ che Dragone dettò in verso le leggi agli 
Ateniesi^ il quale pur volgarmente ci vien narrato averle 
scritte con sangue. Ora, ritornando dalle Leggi alle Sto- 
rie, riferisce Tacito xì^ Costumi de^ Germani Jntichi^ 
che da quelli si conservavano conceputi in versi i Prin^ 
cipj della loj'o Storia ; e quivi Lipsio nelle Jnnota-' 
zioni riferisce il medesimo degli Americani: le quali 
autorità di due Nazioni - delle 'quali la prima non fa 
ccmosciula da altri popoli, che tardi assai da^ Romani, 
la seconda fa scoverla due secoli fa da^ nostri Europei - 
ne danno un forte argomento di congetturare lo stesso 
di tutte Paltre barbare nazioni^ cosi antiche come mO"' 
derne^ e senza uopo di conghietture de^ Persiani tra 
le antiche, e de^ Chinesi Xt^l le nuovamente scoperte, 
si ha dagli autori che le prime loro Storie scrissero in 
^ersi. £ qui si facci questa importante riflessione, che 
se i pc^li si fondarono con le Leggi^ e le leggi appo 
Vico. Opere , Voi. V. i5 



Digitized by VjOOQIC 



2'À^ LIBHO SECONDO 

tolti furono in versi dettate , e le prime cose de' po- 
poli pur in versi si conservarono, necessaria cosa è che 
tutti i primi popoli furono di Poeti, Ora, ripìgUan<1o 
il proposto argomento d"^ intorno alP Origini del verso, 
al riferire di Pesto ancora le Guerre Cartaginesi fu- 
rono da Nesfio innanzi di Ennio scritte in verso eroi- 
co : e Livio Jndronico^ il primo scrittor latino j scrìsse 
la Bomanide^ ch'era un Poema eroico^ il quale con- 
teneva gli Annali degli Antichi Romofii, He' tempi 
boj'ban ritornati essi Storici latini faron Poeti Eroi- 
ci >, come Guntero ^ Guglielmo Pugliese ed altri (a). 
Abkiam veduto i primi Scrittori nelle novelle Lingue 
d' Europa essere stati verseggiatori , e nella Silesia y 
provincia quasi tutta di contadini^ nascon Poeti» E gè* 
neraloiente , perocché cotal lingua troppo intiere con- 
serva le sue origini eroiche, questa è la cagione di cui 
ignaro Adamo Rochembergio afferma che le voci com- 
poste de' Greci si possono felicemente rendere in lin^ 
gua tedesca^ spezialmente in poesia^ e '1 Berneggerò 
ne scrisse un Catalogo^ che poi si studiò d'arricchire 
Giorgio Cristoforo Pdschero - in Indice prò Graecae 
et Germanicae Linguae Analogia - : nella qual parte 
di comporre le intiere voci tra loro la Lingua Latina 
Antica ne lasciò pur ben molte, delle quali, come di 
lor ragione, seguitarono a servirsi i Poeti: perchè do- 
vetl' essere propietà comune di tutte le prime Lingue; 
le quali, come si è dimostrato, prima si fornirono di 
nomi, da poi di verbi, e si per inopia di verbi «vesser 
unito essi nomi (ft). Che devon esser i Principj di ciò 

{a) Il Ge/tebrando scrive, essere stato composto in versi rit* 
mici V Alcorano, che fanno uà canto troppo arioso» Senui con» 
ifASto ìiiiitfìiai d'Omero non vi ha memorio di verso giambico ^ 
che succf dette al tempo Ae^ Primi Poeti Tragicii onde fa naturale 
rli'pnin«sse nella Tragedia: il qual errore cornane fu preso per 
legge ài dover entrare nella Comedia, quando già ti era ritrovafaì 
la prosa, Abbiam veduto, ec. 

(b) Talché 1' origine delle voci composte è la medesima che 
quella che noi sopra abbiamo dimostrato deW EUipsi e del 7V>r- 
noj nel aual i Tedeschi sono tanto più raggirati de^Latìni, quanto 
i Latini Io sono più di essi Greci, Che devon esser, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA $APIE?»ZA POETICA 22t 

che scrisise il Morhofio - in Disquìsìtionìbus de Ger-^ 
manica Lingua et Poesi (a) ^. E qaesta sia una proTa 
deiP avviso che dieinrao neììe Degnità^ che se i Dotti 
della Lingua Tedesca allendano a trovarne V Orìgini 
per questi Prìncipi^ vi faranno, delle Discoverte ma-- 
ravigliose- 

Per le quali cose tulle qui ragionate sembra ad evi- 
denza essersi confutato quel comun error de'* Oram-' 
matici , i quali dicono , la favella della prosa esser 
nata prima^ e dopo quella del verso: e dentro VOri-^ 
gini della Poesia^ quali qui si sono scoverte, si son tro- 
vate YOrigini delle Lingue e VOrìgini delle Lettere. * 

GII altri €)orallapJ 

l«i quali si SODO da |jriiici|»io proposti (i). 

I. Con tal primo nascere de^ caratteri e delle lingue 
nacque il Gius^ detto Jous da^ Latini, e dagli Aitichi 
Greci ^Mccòv, che noi sopra spiegammo celeste^ detto da 
Atóc, onde a^ Latini vennero sub dio egualmente e sub 
Jove^ per dir a elei aperto; e, come dice Platone, ueì 
Cratilo^ che poi per leggiadria di favella fu detto ^lituM* 
Perchè universalmente da tutte le nazioni gentili fa 
osservato il Cielo con Taspetto di Giòve^ per riceverne 
le leggi ne^ di lui divini avvisi o comandi^ che crede- 

(a) e 'I Locieniot ciie scrisse de' Poeti Tedeschi che si dissero 
Scaldi oSculirii iv^uiìo dal fFo/wic in Appendice Litteraturac 
Rufiicae, 

(i) Continuazione della StoHa del linguaggio co' rìatninli progre*> 
sivi. •— Il primo Dio contemplato in cielo {Opere III, 4^5; 1 V, a55) 
da uazionl diveiae « sotto forma diversa con identità d'idee. — La 
neressilà di accertare ì don>in) spinge alP invenzione de' nomi e de^ 
caratteri. — Il linguaggio nelle imprese gentilizie e nelle medaglie 
(IV, aoa, 21 5). — Simboli che esprimono il dominio nella ttoria . 
deirautorità. — Finalmente sono censurati Groz io, Seldeno e Pu* 
fendorfi per non aver seguito^ come Vico nella Prima Scienza Nuova 
(p. ao9, aor»), l'idea di desumere dalla storia nel lingiiaggio tim- 
boliro i priiirtpi primi del Diriito !faturslc delle Genti. 



Digitized by VjOOQ IC 



2M LIBAO SECONDO 

Y^ esser gli auspicj : lo che dimostra, tutte le nazioni 
essere paté sulla persuasione della Procedenza Divina. 
B incominciandole a noverare, Gla/e a^ Caldei fa ^1 Cielo^ 
in quanto era creduto dagli aspetti e moti delle stelle i 
a??isar PaYTenire ; e ne fnron dette Astronomia e A^ 
strologia le Scienze, quella delle leggi, e questa del 
parlare degli astri , ma nel sènso^ S^ Astrologia giudi- 
zinria - come Chàldjei per Astrolaghi giudiziari ^^ 
starono detti nelle Leggi Romane-, k'^PersianiegMtu 
Gioire ben anco il Cielo , in quanto si credeva signifi- 
care le cose occulte agli uomini \ della qual Scienza i 
Sapienti se ne dissero Maghi; è restonne appellata Ma- 
gia , cosi la permessa ch^ è la naturale delle forze oc- 
culte maravigliose della natura, come la vietata delle 
sopranaturali , nel qual senso restò mago detto per 
istregone^ e i maghi adoperavano la verga ^ che fu il 
lituo degli Auguri appo i Horoani*, e descrivevano i 
cerchi degli Astronomi ; della qual verga e cerchi poi 
si sono serviti i Maghi nelle loro stregonerie ; ed a^ 
Persiani il Cielo fu il tempio di Giosuè ^ con la qual 
religione Ciro rovinava i templi fabricati per la Grecia. 
Agli- Egizj pur Giove fu ^1 CiWo, in quanto si credeva 
influire nelle cose sublunari, ed avvisar Tav venire; onde 
credevano fissare gP influssi celesti nel fondere a certi 
tempi rimugini , ed ancor oggi conservano una Volgar 
Arte d* Indovinare, h!* Gt^ci fu anco Giove esso Cielo^ 
in quanto ne consideravano i teoremi e i maiheml altre 
volte detti , che credevano cose divine o sublimi da 
contemplarsi con gli occhi del corpo , e da osservarsi 
in senso di eseguirsi^ come leggi di Giove; da^ quai 
mathemi nelle Leggi Bomane Matematici si dicono gli 
Astrolaghi giudiziarj. De^ Romani è famoso il sopra 
qui riferito verso di Ennio , 

Àdspice HOC 

Sitbiime candens, <fuem smnes iiwocani Jot»tmf 

preso il pronome hoc , come si è detto , in significato 
ili Coelum ; ed a^ medesimi si disse tempia Coeliy che 



Digitized by VjOOQ IC 



D£LLA SIPIEAZA POETICA 229 

pur sopra si sono dette le ragioni del Cielo disegnale 
dagli Auguri per prend<;r gli auspicj ^ e ne restò a^ La- 
tini templum per significare ogni luogo che da ogni 
parie ha libello e di nulla impedito il prospetto^ ond*è 
exttmplo in significalo di subilo , . e nepiunia lempla 
disse il mare cpn maniera aulica Virgilio. De^ Germani 
anlichi narra Tacilo y M adoravano i loro Dei entro 
luoghi sagri, che chiama lucos e nemora^ che dovetter 
•essere selve rasate dentro il chiuso de^ boschi^ delqual 
costume durò fatiga te Chiesa per disavvezzarli, come 
si raccoglie da^ Concilj JVannelense e Bracarense nella 
Baccolla de'* Decreti lasciataci dal Buixardo: ed ancor 
oggi se ne servono in Lapponia e Livonia i vestigi* 
De^ Persiani si è trovato Iddio dirsi assoiutauvente 11 
Sublime ; i cui templi sono a ciel aperto poggi ove si 
sale da due lati per altissime scale , nella qual altezza 
ripongono tutta la loro magnificenza. Onde da per tatto 
la magnificenza de^ templi or è riposta iu una loro sfor- 
matissipna altézza^ la cima de** quali troppo a. nostro 
proposito si trova appresso Pausania dirsi irròc, che 
vuol dir aquila y perchè si sboscavano le selve per aver 
il prospetto di contemplare donde yelii vano .gli au^pic/ 
deW aquile^ che Tolan alto più di tutti gli uccelli^ e 
forse quindi le cime ne furou dette pinnae temploiTim; 
don<te iK>i dovettero dirsi pinnae murorum^ perchè su 
i confini di tali primi templi del mondo dopo s^ alza* 
rono le mura delle prime città, come appresso vedre-' 
mo; e finalmente in Architettura restaron dette aquilae 
i merli ch^or diciamo degli edificj. Ma gli Ebrei ado- 
ravano il vero altissimo ch^è sopra il cielo, nel chiuso 
del Tabernacolo / e Mosè , per dovunque stendeva il 
popolo di Dio le conquiste, ordinava che /ussero bru" 
ciati i boschi sagri , che dice Tacito , dentro i quali 
si chiudessero i luci. Onde si raccoglie che da per tutto 
Je prime Leggi (uvono le divine di Giosuè: dalla qual 
aulichità dev'' essere provenuto nelle lingue di molle 
nazioni cristiane di prender il Cielo per Dio : come noi 



Digitized by VjOOQ IC 



230 UBRO WGOHDO 

Italiani diciamo : vagita il Cielo^ spero al Citlo^ nelle 
quali espressioni intetitUamo Pio: lo «lesso è usato da^ 
gli Spagnoli i e i Francesi dicono blea per Vazzurro^ . 
e perchè la voce azzurro è 4i cosa sensibile,. dòyetter 
intender bleu per Io Cielo^ e quindi, come le nazioni 
gentili avetano inteso il Cielo per &iWe, dovettero i 
Francesi per lo Cielo intendere Dio in queir empia 
loro bestemmia morbleu\ per muoja Iddio ^ e tutta- 
iFÌa dieoD par bleu ! per Dio ! E questo può «sser un 
Saggio del Focaholario mentale proposto nelle De* 
gnità^ del quale sopra si è ragionata 

IL La certezza de^ dominj fece gran parte della ne* 
cessità di ritrovar i caratierì e i nomi nella significa- 
uone natia di Case diramate in molte famiglie^ che con 
la loro somma propietà si appellarono genti. Cosi Mer" 
curio Trimegisto^ carattere poetico de^ primi Fonda- 
tori degli Egizj, quale Tabbiam dimostrato, ritrovò loro 
e le leggi e le letteit : dal .qual Mercuiio , che fu aU 
iresi creduto Dio delle maxatanzie^ gV Italiani (la qiial 
uniformità di pensare e spiegarsi fin a^ nostri di con- 
sertata, dee recar maraviglia) dicono marame il con- 
trassegnare con lettere o con impr-ese i bestiami o al- 
tre robe da mercantante ^ per distinguere ed accer- 
tarne i padroni (a). 

III. Queste sono le prime Origini àeìV Imprese Gen- 
Ulizie^ e quindi delle Medaglie : delle qual'' Imprese , 
ritrovate prima per private, e poi per publiclie neces- 
sità , . vennero per diletto V Imprese erudite , le quali 
indovinando dissero Eroiche - le quali bisogna animare 
co' motti ^ perchè hanno significazioni analoghe- oif^ 
Vlmprese Eroiche Naturali lo erano per lo stesso di-- 
Jetto de* motti ^ e si mutole parlavano^ oud^ erano in 

(a) le ^uali h'. Toscani dette mareke^ si dissero notae a* Latini, 
a' quali sigoificarono aoco lettere prime accorciale HaJlt; loro iu- 
tiere vocile no/Oy.ove portava ignominia, o itt/oinia, si disse aii- 
cp da' medesimi insigne in sentimenlo di sfregiò, per lo rui cou- 
trario seuso di ooore V impresa si dice Inscena agi' ludiani. . 



Digitized by VjOCWIC 



DELLA S1PIB92.4 rOBTlCA SDf 

lòr ragione V Impf^ese ottinìe^ perchè contenevano si- 
gnificazioni propie, quanto ire spighe o tre atti di fal- 
ciare significaYano naturalmente ^re anni (a): dallo che 
Tenne, caratterì e nomi convertirsi a vicenda tra Io* 
ro, e^ nomi e nature significare lo stesso ^ come V uno 
e r altro sopra si è detto. 

Or, facendoci da capo tìVImprese Crentilizie^ perchè 
ne^ tempi barbari ritornati le nazioni ritornarono a 
divenir mutole di favella volgare ^ onde dalle lingue 
Italiana, francese, spagnola, o d^altre nazioni di quelli 
tempi non ci è giunta niuna notizia adatto * e le linr 
gue latina e greca si sapevano solamente da^ Sacerdo^ 
ti - talché de!^ Francesi si .diceTa clefx in significazione 
di letterato, ed allo ^«contro dagP Italiani^ per un l>el 
luogo di ZAornfe, si diceva laico per dir uomo che non 
sapeva di lettera : anzi tra gli sressi sacerdoti regnò co- 
tanta ignoranza che si leggono scritture sottoscrìtte da* 
F'escòs^i col segno di Croce^ perchè non sapevano seri*- 
vere i propj lor nomi; e i prelati dotti anco poco sa- 
pevano scrivere^ come la diligenza del. Fadre Mabillone 
nella sua opera de Re Diplomatica dà a v^er uita- 
gliate in rame le sottoscri^oni de'^Fescovi ed Jrcii^e- 
scovi agli aiti de"* Concilj di qoe' tempi barbari^ le quali 
s'^psservano scritte con lettere più informi e brutte di 
quelle che scrivono li più indotti idioti oggidì^ e. pure 
tali Prelati erano per lo più i Cancellieri d^ reami 
d^Ewvpa- quali restarono tre Àrcis^escovi Cancellieri 
dell* Imperio, per ti"e lingue ciascheduno per ciasche^ 
duna tedesca, francese ed italiana - e da essi per tal 
manìeìn di sawet^ lettere con tali forme irregolari 
dev* essere slata detta la Scrittura Cancellaresca. Da 



(a) Ove, stf beo si riflelta, colai' Imprese Erudite deoi» c.ss»»p 
trasformazioni poetiche, come una torre per .•Jjaóe, the fu dt- Ho 
Torre d^ Greci^ nella qual Jjace diventa torre: talché essendo 
r Imprese Erudite ooo alino che metafore dipìnte^ liitiis le me- 
iafore deon essere poetiche trasformazioni- Or, fa» t* mloci da 
capo, ec, 



Digitized by VjOOQ IC 



832 UBIO SBGOKDO 

si fatta scarsesza per una legge ingkilese fu ordinalo 
che un reo di^morie il quale sapesse di Ietterà^ come 
eccellente in ai-te ^ egli non dos^esse morire: da che 
forse poi la voce Letterato A siesea significar £riMfito. -- 
Per la stessa inopia di Scrìttoli ndle case antiche non 
osserviamo parete ove non sia intagliata una qualche 
Impresa. Altronde da^ Latini barbari fu detta terrae 
presa il podere co^ suoi ccuifini^ e AzgVitaiiani fu detto 
podere per la stessa idea, onde da^ Latini era stalo detto 
praediwn^ perchè le terre ridutte a coltura furono le 
prime prede del mondo ; e furono i fondi delti Man^ 
cipia dalla Legge delle XII Tavole , e detti praedes 
e Mancipes gli obligati in roba stabile principalmente 
aV Erario^ e jura ptnediorum le setvità che si dicon 
reali: altronde dagli Spagnoli fu detta prenda V im- 
presa forte , perchè le prime imprese forti del mondo 
(iiron di domare e ridure a coltura le terre * che sì 
troverà essere la maggiore di tutte \%fatighe d* Ercole -j 
r Impresa di nuovo agr Italiani si disse Insegna in 
concetto di cosa significante ^ onde agli stessi venne 
detto insegnare^ e si dice znco divisa^ perchè Vinse^ 
gne si ritrovarono per segni della prima Division delle 
Terre^ ch^ erano state innanzi nelPusarle a tutto il gè- 
ner umano comuni \ onde i termini ^prima reali di tali 
campii poi dagli Scolastici si preseìro per termini vo- 
cali^ o sia per voci significative ^ che sojao ^li estremi 
delle pfoposizioni; qua! uso appunto di termini hanno 
appo gli americani , come si è veduto sopra , i gero- 
glifici^ per distinguere tra essolor le Famiglie. Da tutto 
ciò si conchiude che M Insegne la gran necessità di 
significare ne^ tempi delle nazioni mutole dovette esser 
fatta dalla certezza de* dofninj (a) : le quali poi passa-, 
rono in Insegne Publiche'in pace^ onde vennero le 

medaglie^ le quali, appresso .essendosi introdutte lo 
■ 

(a) co' termini de^poderìj end' anco agli liaUani perciò termini 
si prendouo per parale f che restò iu Logica Scolastica,' i« 
quàli| ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 233 

guerre^ si Irovaròuo apparecchiate per V Insegne Ui* 
lìtari , 4e quali banuo il primiero uso de^ geroglifici ; 
facendosi per lo^piu le gueire fra nazioni di tocì arti- 
colate divei*se, e^n conseguenza mute tra loro. Le quali 
cose tutte qui ragionate, a maraviglia ci si conferma 
esser irere da ciò, che per uniformità d'idee appo gli 
Egizf\ gli antichi Toscani^ Romani e %VInghììesi^ che 
Tosano per fregio della lor Arme Reale^ si formò que- 
sto geroglifico appo tutti uniforme, un^ Àquila in cima 
ad uno scettro ; chiappo queste nazioni tra loro per im- 
mensi spazj di terre e mari divise dovette egualmente 
significare clr i Reami ebbero i loro incominciamenti 
da* primi Regni Olivini di Giove in forza de^di luiau- 
spicj. Finalmente essendosi introdutti i commertj con 
danajo coniato^ si ritrovarono le medaglie apparecchia- 
' te per Puso delle montte^ le q^iali dalPuso di esse me- 
daglie furon dette monetae d nwnendo appresso i La- 
tini^ come AM^ Insegne fu detto insegnare appresso 
gl^ Italiani. Cosi da y^f&o; venne vóp^fue, lo che ci disse 
Aristotile^ ed indi ancor forse venne detto a*^ Latini 
numus^ chM migliori scrivono con un m; e i Fran- 
cesi dicono lox la legge , e aloy la moneta ; i quali 
parlari non possono altronde essere provenuti ehe dalla 
legge o diritto significato con geroglifico cV è T uso 
appunto delie medaglie. Tutto lo che a maraviglia si 
conferma dalle voci ducato detto a ducendo^ cb'è prò* 
pio de'' capitani ^ soldo^ ond^è detto soldato^ escudo^ 
arma di difesa, ch^ innanzi significò il fjndamento de!- 
ì^ armi gentilizie^ che da prima fu la terra colta di 
ciascun padre nel tempo delle Famiglie, come appresso 
sarà dimostro. Quindi devon a^ver luce le tante meda-- 
glie antiche, ove si vede o un altat*e o un lituo ch'era 
la verga degli Auguri, con cui prendetan gli auspiq, 
come si è sopra detto ; o un treppiedi , donde si ren* 
devan gli oracoli ^ oad^ è quel motto , dictum ex tii^ 
pode^ detto d^oracolo - della qoal sorla di medaglie do- 
vetter esser Yale eh' i G/*eci nelle loro Fawle attacca- 



Digitized by VjOOQIC 



234 LIBRO SECONDO i 

roDO a tulli i corpi significaDti ragioni d'Eroi fondale 
negli auspicj- come Idantura tra li geroglifici reali, 
co* quali rispose a Dario, mandò un uccello - e i Pa^- 
trizj Romani in lulte le contese eroiche^ le quali eb« 
bero con la plebe^ come apertamente si legge sulla Sto- 
ria Romana^ per conservarsi i loro diritti eroici, op* 
ponevano quella ragione, jv spici a esse suj ; appunto 
come nella barbàrie ricorsa si osservano Vlmprese iVò- 
bili caricate decimi con cimieri che si adornano di pen^ 
nacchi; e neW Indie Occidentali non si adornano di 
penne ch'i soli Nobili: 

IV. Così quello che fu detto Jous^ Giot^e^ e contralto 
si disse Ji/^, prima d'^ogni altro dovette significare il 
grascio delle vittime doluto a Giove , conforme a ciò 
che se n^ è sopra detto \ siccome nella barbarie ricorsa 
Canone si disse la legge ecclesiàstica^, e cxòcìiepaga 
V enfiteuticario al padrone diretto*^ perocché forse le 
prime enfiteusi s^ introdussero dagli Ecclesiastici^ che 
non polendo essi coltivarli , dai'aùo i fondi delle chie- 
se a coltivar ad altrui*, con le quali due cose qui dette 
convengono le due delle sopra, una de' Greci appo 
i quali ¥ó/uii; sigiVifica la legge^ e vó/xc^fta la moneta^ 
l^altra de' Francesi , i quali dicon loy la legge, ed alojr 
la moneta : alla slessa falla, e non allrimeute, quel che 
fu detto Jous Optimus^ per Gio\^e fortissimo^ che per 
la forza del fulmine diede princìpio iìV dutòrità Ol- 
ivina nella primiera sua significazione , che fu di domi* 
nio^ come sopra abbiam detlo^ perocché ogni cosa fusse 
di Giove: perchè quel vero di Metafisica Ragionata 
dMntornò M'^Ubiquità di Dio^ cVera slato appreso con 
falso senso di Metafisica Poetica^ 

Joifis omnia pUna, 

produsse VJutontà Umana a quelli Giganti ch'avevano 
occupato le prime terre vacue del mondo, neUo stesso 
significato di dominio^ che ^n Ragion Romana restò cer- 
tamente detto Jtis Optimum ,- ma nella sua significa- 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIE?SZA POETICA 2iÌ0 

zione naliva assai diversa da quella nella quale poi re- 
stò a^ tempi iillimi^ perocché nacque in significazione, 
nella quale jn un luogo d' oro dell* Orazioni Gcetone 
il diffinisce domìnio di roba stabile non soggetto a 
peso^ non sol piwato^ ma anche publico - detto otti- 
mo , estimandosi il diritto della forza ( conforme ne^ 
primi tempi del mondo %\ troirerà) nello stesso signiiicato 
di foltissimo - perocché non fusse infievolito da niuno 
peso straniero- il qual dominio dovett^ essere de' Padri 
nello stato delle Famiglie , e ^n conseguenza il dorpi-- 
nio natii mie ,^ che dovette nascere innanzi al civile: 
e delle Famiglie poi componendosi le Città , sopra tal 
dominio ottimo^ che in greco si dice ^/jucmv dE^Bc^iv, elleno 
nacquero di forma aristocratica , xonie appresso si tro- 
verà, dalla stessa origine appo i Latini dette JI^piiM/- 
che d* Ottimati si dissero anco Bepubliche di Pochi ^ 
perché le componevano qoe^ 

palici quós aequut ammnt . 

Jupiierj 

e gli Eròi nelle contese eroiche con le plebi sostene- 
vano le loro ragioni eroiche con gli auspicj divini; e 
ne' tempi muti le significavano eoo Vuccello d^tdantu- 
ra^ con le ale delle greche Favole^ e con lingua arti- 
colata finalmente i Palrizj Bomani, dicendo ^f75i»/c/^ 
ESSE svj (a): perocché 6riWe co* fulmini^ de^ quali 
sono i maggiori auspicj\ aveva atteuntó 6 mandato 
sotterra entro le. grotte de^ monti i primi Giganti ^ e 
con atterrarli aveva loro dato la buona fortuna di di- 
venire signori de' fondi di quelle terre ove nascosti si 
ritrovaron fermati, e ne provennero signori nelle pri^ 
me Bepubliche: per lo qual dominio ognuno di essi si 
diceva fvndvs fìemi^ in vece di feri audor: e delle 
loro prif^ate autorità Jamigliari da poi unite , come 
appresso vedremo, se né fece Vautorìtà cistite , o vero 

{a) e co' pennacchi dell^ insegne oohili de' tempi barbari ntor« 
nati: peroicbé Giove, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



236 LIB&O SBGONDO 

pubitca deMoro Senati Eroici regnanti^ spiegata in 
quella Medaglia che si osserva si frequente tra quelle 
delle Bepubliohe Greche appo il Golzio , che rappre- 
senta tre coscie umane le quali s^ uniscono nel centro^ 
' e con le piante de* piedi ne sostengono la circonfe-- 
renza^ che significa il dominio de^ fondi di ciascun orhty 
o territorio^ o distretto di ciascuna Hepublica^ ch^or ' 
si chiama dominio eminente^ ed è significato col gero- 
glifico, d^ un pomo, ch^oggi sostengono le Corone delle 
Civili Potenze, come appresso si spiegherà: significato 
fortissimo col tre appunto - poiché i Greci solevano 
usare i superlativi col numero del tre, come parlàn ora 
i Francesi - con la qual sorta di parlare fu detto il 
fulmine trisulco di Giosuè ^ che solca fortissimamente 
Paria, onde forse l'idea di solcare fu prima di quello 
in aria , di poi in terra , e per ultimo in acqua : fu 
detto il tridente di Nettunno^ che , come vedremo, fu 
un uncino fortissimo da addentare o sia afferrare le 
navi; e Cerbero detto trifauce^ cioè d^una vastissima 
gola. Le quali cose qui dette deir//7i/7/*e5e Gentilizie 
sono da premettersi a ciò che de'' lor Pnncipj si è ragio- 
nato in quesV Opera la prima volta stampata , eh' è U 
terzo luogo di quel Libro^ per lo quale non ci 'ncre- 
sce per altro d'esser uscito alla luce. 

V. In conseguenza di tutto ciò , da queste lettere e 
queste leggi^ che trovò Mercurio Trimegisto agli Egi- 
zj\ da questi coratterì e questi nomi de' Greci^ da que- 
sti nomi che significano e genti e diritti a' Romani , 
li tre principi della lor dottrina , Grozio , Seldeno , 
Pufendorfio^ dovey^in incominciar a parlare àe) Dii'itto 
Naturai delle Genti; e sì dovevano con intelligenza 
spiegarla co' Gemglifici^ e con le Fas^ole^ che sopu> le 
medaglie de' tempi ne' quali si fondarono le Nazioni 
Gentili; e ^ accertarne i costumi con una Critica Me-^ 
tajlsica sopìu essi Autori delle Nazioni , dalla quale 
doveva prendere i primi lumi questa Critica Filologica 
sopra degli Scìittorì^ i quali non provenne^^o che assai 
più di mille anni dopo essersi le Razioni fondate. 



Digitized by VjOOQIC 



nELLA SAPIENZA POSTICA 237 

CItImt Coronali 

D'iuiorno ali» Logira di'glì Addottrinati (i). 

I. Per le cose ragionate finora in forza di questa Lo^ 
gica Poetica d^ intorno air Orìgini dtUe Lingue si fa 
giustizia a^ primi di lor Àutorì d^essere stali tenuti in 
lutti i teinf)t appresso per Sapienti * perocché diedero . 
i nomi alle cose con naturalezui e propictà'- onde so* 
pra vedemmo cb^ appo i Greci e Latini nomen e mi- 
iura significarono una medesima cosa. 

II. Ch^i Plinti Jutorì deWumanità attesero ad una 
Topica Sensibile^ con la quale univano- le propietà, o 
qualità, o rapporti per così dire concreti degP individui 
o delle spezie, e ne formavano i Geneìi loro Poetici (a). 

III. Talché questa Prìma Età del Mondo si può dire 
con verità occupata d^ intorno alla prima operazione 
della Mente Umana. 

ly. E primieramente cominciò a dirozzare la Topica^ 
Me un'arte di ben regolare la prima operazione della 
nostra mente, insegnando i luoghi^ che si devon scorrer 

(0 Nflb prima storia natitrali" dftlo spirito amano pensala da 
Viro, la pianifpsiaziotiedeiringpgno prrceae quella della riflessione; 
le ìnvrn2Ìo«ii pncedono le 6lo»ofie; l'edurazione individuale com- 
mette un rovìnn&o atiarroni»mo (|usndD esercita il raziocinio prìma 
dell'ingegno (, O/tere Jl, io, io3, iGti, i65, 166). Qui la psicologia 
tT;i»pot-tala al corso delle na/.iont corr** egualmente dalla topica 
hIU rrilira^ dall'Ingegno invPi.tivo delle giovani nasioni alla rifles- 
sione Blosnfica de' tempi umani « e questa storia delle idee viene 
compila dalla storia delle forme logiche^ acreonate nelle opere an* 
tecpdenti (/«^i, io3; III, 299), e qui più ampiamente svolta nella 
sua suceesfione progreuiva della descrizione all'esempio, all'indu- 
zione, alla sintesi matematica, al sillogismo e finalmente al sortle. 
— Da ciò deriva come corollario una riconferma che at principio 
delle nazioni non furono nò i dotti ne i sapienti, e.cheAoroolo, 
Teseo^ ec, non rappresentano l'attuazione di una politica recon- 
dita, ma sono un simbolo di una rozza istoria. 

(a) e dairutililà fiiron portati ad una rossa divisione delle idee 
per assicurarne le differenze de* dominjj e quelli e queste per dtf" 
finire co* nomiprof^ le cose stesse. 



Digitized by VjOOQIC 



S38 UBAO ^ECOSDO 

futli^ per conoscer tutto quanto \i è nella cosa che si 
vuol bene o vero tutt{i conoscere. 

y. La Pros^edenza ben consigliò alle cose umane, col 
promovere nelP umane meati prima la Topica cbe la 
Critica: siccome prima è conoscere, poi giudicar delle 
cose: perchè la Topica è la fecultà di far le menti in- 
gegnose^ sicctMne la O'itica è di farle esatte} e in qae^ 
primi tempi si avevano a ritrovare tutte le cose neces* 
sarie alla vita umana, e ^1 ritrovare è propietà delP/n*- 
gegno. Ed in effetto chiunque vi rifletta, avvertirà che 
non solo le cose necessarie alla vita, ma Vutili^ le co* 
mode^ le piaces^oli^ ed infino alle superflue del lusso^ 
si erano già ritroimte nella Grecia innanzi di prove- 
nirvi i Filosofa Qonie il farem vedere ove ragioneremo 
dintorno àXVEtà d^ Omero: dì che abbiamo sopra pro- 
posto una Degnila^ M i Fanciulli vagliono potente- 
mente neìVimitai'e; e la Poesia non è che Imitazione; 
e le Arti non sono che Imitazione della Natura^ e^n 
conseguenza Poeiff e in un certo modo Reali. Così ì primi 
popoli^ i quali furon i fanciulli del Gener Umano , 
fondarono prima il Mondo dell* Arti} poscia i Filosofi , 
rfae vennero lunga età appresso, e \\ conseguenza i 
vecchi delle nazioni^ fondarono quel delle Scienze; 
onde fu affatto compiuta ^Umanità, 

VI. Questa Storia d^ Umane Idee a maraviglia ci è. 
confermata dalla Storia di essa Filosofia: che la prima 
maniera ch^ usarono gli uomini di rozzamente filoso^ 
fare fu Pavrofta, o P evidenza de^ sensi ^ della quale si 
servì poi Epicuro^ che, come filosofo de' sensi, era con- 
tento della sola sposizione delle cose alPevidenza de^ 
sensi, ne^ quali, come abbiam veduto TìeWOrigini della 
Poesia^ furono, viscidissime le prime nazioni poetiche. 
DI poi venne Esopo, o i Morali Filosofi^ che diremmo 
Folgarì^ che, come abbiam sopra detto» cominciò m- 
nanzi de* Sette Savj della Grecia; il quale ragionò 
con Pesemplo:, e perchè durava ancor VEtà Poetica^W 
prendeva da un qualche simile finto ; con uno de^ quali 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIE?fZA POETICA ^9 

H buon Menenio Àgrippa ridusse la plebe romana 
sollevata airubìdienza: e tuttavia uno di sì fatti esempli, 
e molto più un esempla vero persuade il volgo ignorante 
assai meglio cb^ogni invitto raziocinio per massime. Ap-* 
presso yexme Socrate ^ ed introdusse la Dialettica eoa 
Vlniìazìone di più cose certe cb"* abbian rapporto alla 
cosa dubbia, della quale si qnistiona. Le Medicine per 
r induzione delP osservazioni innanzi di Socrate ave- 
vano dato Tppocrate^ principe di tutli i medici così per 
valore come per tempo, che meritò V immortai elogio, 
nec faìiit quemquam^ nec falsus ah uUo esL Ite Ma» 
tematiche^ per la via unitiva, detta Sintetica^ avevan a^ 
tempi di Platone fatto i loro maggiori progressi nella 
scuola italiana di Pitagora^ come si può veder dal TV- 
meo. Siccbè per questa via unitis^a dì* tempi di Socrate 
e di Platone sfolgorava Jtene di tutte VJrti nelle quali 
può esser ammirato VVmano Ingegno^ cosi di Poesia^ 
à* Eloquenta^ d* Istoria^ come ài Musica^ ài FonderÌ4i^ 
^\ Pittura^ di Scoltura ^ A^ Architettura. Poi vennero, 
Aristotile cbe 'nsegnò il Sillogismo^ il qual è un me- 
todo che più tosto spiega gli universali ne^ loro parti- 
colari^ che unisce particolari per raci:ogliere universali; 
e Zenone col Sorite , il quale risponde al metodo de* 
moderni Filosofanti, cb^ assottiglia , non aguzza gP in- 
gegni: é non fruttarono alcuna cosa piié di rimarco 
a prò del gener umano. Onde a gran ragione il Ve^ 
rulamio^ gran filosofo egualmente e politico^ propone, 
commenda ed illustra VJnduzione nel suo Organo^ ed 
è seguilo tuttavia dagli Inghilesi con gran frutto della 
Sperimentale Filosofia. 

Vii. Da questa Storia d* Umane Idee si convincono 
ad evidenza del toro comun errore tutti coloro i quali, 
occupali dalla falsa comune oppenione della Somna 
Sapienza eh' ebber gli Antichi^ han creduto Minosse^ 
primo Legislator delle genti, T^e^eo agli Ateniesi, Zi- 
gurgo agli Spartani, "Romolo ed altri Romani Be aver 



Digitized by VjOOQIC 



t'o LIBBO SECO?(DO 

ordinafo 'leggi nnwersafì {a): perchè V anilchissime 
leggi si osservano concepule comandmndo o vietando 
ad un soìo^ le qaali poi corre van per tulli appresso ; 
tanto i primi popoli eran incapaci etuni^^ersali : e pare 
non le concepivano^ se non se fu^sera ai^s^enuii i fatti 
che dqroandavanle. E la legge di 7Vi//o Ostilio nelPac- 
cusa d^ Oinzìo non è che la pena la qnal i Duums^irì 
perciò ertati dal Re dettano contro Vinclito Beo; e lex 
hùn'endi carminis è acclamata da Livio: talch^ella è 
una delie Leggi che Dragone scrisse cól sangue , e 
ìeg^'S sanguinis chiama la Sagra Stoiia: perchè la ri- 
jBessione di Lis^io^ che^l Ee non volle esso pubticarla, 
)«ei' non esser autore di giudizio si tristo ed ingrato al 
popolo^ella è alfatto rMfv^o/p. quando esso He ne pre- 
scrive la Torraola della condennagtone a^ Duumviri, per 
Hi quale questi non potevan assolver Orazio, neppure 
ritrovato innocente: dove Lii^io afTatto non sì fa inten- 
dere^ percb^ esso non intese die ne^ Senati Ei'oici^ quali 
rilrovereóìo essere stati Jnstocratici ^ libile non ave- 
vano altra potestà che di criare i Duumyirì in qualità 
di Commessarj\ i quali giudicassero delle publicbe ac- 
cuse; e che i popoli delle Città Eroiche eran di soli 
Hobili^ acquali i rei condennati si richiamavano (1). 
Ora , per ritornar al proposito , colai Legge di Tulio 
in fatti è uno di quelli che si dissero Exempla in senso 
di castighi esemplari^ e dovetter esser i ptitni Esempli 
rh'usò V Umana Ragione: io che conviene con queHo 
eh' udimmo da Aristotile sopra nelle Degnità , che nelle 
JRepubliche Eroiche non vi erano leggi d* intomo à' 
forti ed offese private : e ^n colai guisa prima furono 

(tff) le quali In menti Gorlìssìmp di qQe'prìini uomini dou po« 
feran «ftatib intendere; e solamente le potevan avvertire a cèrte 
tfOiDuni utilità uoiversalmente richieste da intieri comuni d*QO« 
luiuiy qual fu la prima Le^ge Agraria che nacque al mondo, co« 
m'appresso dimostreremo: dei rimanente non intendevano il hi- 
•ogoo delle leggi, se non se fuss*iro succeduti ìfntti, ec. 

CO Vedi Opere IH, io4, 176, <»c. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIE9ZA POETICA Mt 

gli esempli reaU^ di poi gli esempli. ragionati^ de^ quali 
si servono la Logica e la Rettorica : ina poiché furono 
intesi gii Vnwersali intelligibili^ si riconobbe quella 
essenziale propietà deila Legge ^ che debba esser Uni- 
versale f e si stabili quella massima in Giurisprudenzai 
che legìbus^ non exemplìs^ est Judicandum. 

DELLA MORALE POETICA 

JB tjtti deWOrìgini delie Foìgari Firtìu^ insegnate dalia Religione 
co* Matrimoni (i). 

Siccome la Metafisica da^ Filosofi per mezzo deir/- 
dea di Dìo fa il primo suo lavoro , ch^ è di schiarii^ 
la mente umana^ cV abbisogna alla Logica^ perchè con 
chiarezza e distinzione d^idee formi i suoi raziocin{, con 
Toso de^ quali ella scende a purgare il tuore delVVomo 
con la Morale: cosi la Metafisica de* Poeti i Giganti^ 
ch^avevano &tto guerra al Cielo con Vateismo^ li vinse 



(0 Come vi ha un diritto delle genii e un diritto de' filosofi^ vi 
ha pure« oltre alla morale de' filosofi, una morale delle genti^ av 
Yerkila nella Prima Scienza Nuot^a (p. 89): — alla veduta aistema- 
tica che o^ixa nt' primordj della società gli embrioni delPumaniU 
spiegata, soggiace anche la morale poetica $ quindi sono raccolte 
sotto nuovo ordine e nuovo sviluppo le idee che gli eroi delle 
genti furono il primo abbozzo degli eroi de' filosofi [Opere III, 387); 
che la religione fondando i matrimoni originò le prime virtù em- 
brionali (iw, p, (J3, 334, 363, 364; IV, 4^-5 1). — Le cose dette 
sparsamente sul privilegio degli aospicj nel connubio eroico (Ilf. 
338, n.; VI, 1 1, 54'^5&); sul simbolo di Amore alato (III, 453); sulla 
antica monogamia {It^ij 335, 337, Ji.); sul simbolo del volo; sulle 
u^urapioni delle |>rì me bornie, vengono coordinate sotto le tre so- 
lennità, degli auspici, del velo e della finta forza* — La mitologia 
ripete la storia civile del connubio nel carattere poetico di Giu« 
nuiie che presiede alle nozze, ai parli, alle fatiche d'£rco|e, e che 
lasci» intravedere la sua influenza stanziatrice fino a traverso le 
oscenità, per cui la sua favola fu svisata dai poeti corrotti {M, 
335, 339 n., 4u7 n.; IV, 184, a56). — Il Capitolo finisce descrì- 
vendo lo stravolgimento della citologia di Giunone nelle scuole 
de' filosofi, dove perdette la sua significazione civile per acauistarne 
una metafisica, e descrivendo la storia de' sagri fizj sulla airezione 
delle idee accennate nella Prima Scienza Nuot^Uf p. 8a, 91, 117. 

Vico. Opere , voi, V. 16 



Digitized by VjOOQIC 



249 LIBRQ Sfi€09I»0 

col ienvt'e di Giove , ch^ appresero fulminane i e non 
mena, che i corpi, egli atterrò le di loro menti con 
fingersi tal Idea si spas^entosa di Giove i la quale , se 
Don co' ftizìocinj\ de* quali non erano ancor, capaci, co' 
srnsi^ quantunque falsi nella materia ^ veri però nella 
loro {prma, che. fu la Logica conforme a si /alte ìoro 
nature^ loro germogliò la Morale Poetica con farli piV; 
dalla qual natura di cose umane uscì qnesVeterna pro^ 
pietà^ che le menti per far buon uso della cognizione 
di Dio bisogna M atterrino sé medesime^ siccome al 
contrario la superbia delle menti le porta neVU'ateismo } 
per cui gli atti divengono giganti di spirito^ che deono 
con Orazio dire 

Vaelurn ipsum fH:timu$ siuUkid. 

Si falli Giganti pii certamente P/^fforii» riconosce nel 
Polifemo A''Om^o^ e noi ravvaloriamo da ciò ch^esso 
Omero narra dello stesso Gigante^ ove gli fa dire ch^un 
Augure , ch^era stato un tempo tra loro, gli aveva pre- 
detto la disgrazia ch^ egli poi sofferse da Ulisse ; perchè 
gli Auguri non possono vivere certamente tra gli Atei. 
Quivi la Morale Poetica incominciò dalla Pietà ^ perch^e- 
ra dalla Procedenza ordinata sfondare le nazioni^ appo' 
le quali tutte la Pietà volgarmente è la Madre di tutte 
le Morali^ Iconomiche e Civili Firtù: e la Religione uni- 
camente è efficace a farci virtuosamente operare^ per- 
chè la Fiìosojta è più tosto buona per ragionare, fi 
la Pietà incominciò dalla Religione^ che propiamente 
è timore della Divinità; Vorigine ei'oica della qual voce 
si conservò appo i Latini per coloro che la voglion 
delta a relegando , cioè da quelle catene, con le quali 
Tizio e Prometeo erau incatenati sulPalte rupi^ a^ quali 
Vaquila^ o sia la spaventosa Religione degli Auspicj di 
Giove, dis^orava il cuore e te viscere: e ne restò eter^ 
na propietà appo tutte le inazioni , che la pietà s^ m- 
siiiua a* fanciulli col timore d*una qualche Distimia. 
Cfuììinriò , qnal dee , la Moral Firtà dal Conato^ col 



Digitized by VjOOQIC 



DBLL4 SAriSaZA POETICA 213 

qnal 1 Giganti dalia spaventosa Religione de^ Pulmini 
fliroD incatenati per solto i monti, e tennero infreno 
il vezzo bestiale d^andar errando da /Sei'e per la graci 
selva della terra , e s^ avTezsarono a un costume tutto 
conifurio di star in que^ fondi nascosti e fermi \ onde 
poseia ne divennero gli Juiori delle Nazioni e i Si^ 
gnori delle ptìme Republiehe , come abbiamo accen- 
nato sopra, e spiegheremo più a lungo appresso^ ch^uno 
àé^gràn beneficj che la volgar Ttxidizione ci conser- 
vò, d^a\^er fatto il Cielo al gener umano^ quando egli 
regnò in terra con la Keligion degli Auspicj \ onde a 
Giosuè fu dato il lilolo di Statore^ o vero di Fermtitore^ 
come sopra si è detto. Col Conato altresì incominciò, 
in essi a spuntare \9l virtù dell* animo^ contenendo la 
loro libidine bestiale di esercitarla in faccia del Cielo^ 
di cui avevano uno spavento grandissimo: e ciascuno di 
essi si diede a strascinare per se una donna dentro le 
loro grotte^ e tenerlavi dentro in perpetua compagnia 
di lor vita : e sì usarono con esse la venere umana 
al coverto, nascostamente, cioè a dire con pudicizia^ 
e si incominciaron a sentir /^ud^ore, che 5oci'a/e diceva 
esser il colore della Firtù , il quale dopo quello della 
Religione è Paltro vincolo che conserva unite le Na^ 
zioni^ siccome Vaudacia e Vempietà son quelle che le 
rovinano. 

In colai guisa s* introdussero i matrimonj^ che sono 
carnali congiugnimenti pudichi fatti col timore di 
qualche Divinità^ che furono da noi posti per Secondo 
Principio di questa Scienza , e provennero da quello 
che noi ne ponemmo per Primo della Procedenza Di" 
vìna , ed uscirono con tre solennità. La prima delle 
quali furono gli Auspicj di Giove^ presi da que^ fulmuii 
onde i giganti indulti furono a celebrarli : dalla qual 
sorte appo \ Romani restò il matrimonio diffinito omnis 
vitae consortìum -e ne furono il marito e la moglie 
delli consorteSy e tuttavia da noi le donzelle volgar- 
mente si dicono prender sorte , per maritarsi. Da tal 



Digitized by VjOOQIC 



244 " L1BB0 SBCO:i|>0 

determinata guisa é da tal primo tempo del rooncTo re- 
slò quel m ritto delle Gentty che le Mogli passino nella 
Beliglon Publica de'* lor Mariti ; perciocché i mariti 
incominciorono a comunicare le loro prime umane idee 
con le loro donne óiìWidea d'una toro Dis^inità^ che li 
sforzò straseinarle dentro le loro grotte: e sì questa 
Volgar Metafisica \ncovii\xìc\ò anch^ella in Dio a co- 
no!«cer la mente umana,- 

E da questo primo puhto di tutte le umane cose do« 
vettero gii uomini gentili incominciar a lodare gli Dei 
nel senso con cui parlò ilDiritto Bomano Antico di ci- 
tare e nominatamente chiamare ^doride restò laudare 
auctores - perchè citassero in autori gli Dei di tutto 
ciò che face^an essi uomini^ che 'dove tter esser le lodi 
eh* apparteneva agli uomini di dar agli Dei, 

Da questa antichissima Origine de^ matrimonj è nato 
• che le donne entrino nelle Famiglie e Case degli uo- 
mini co* quali son maritate : il qual costume naturai delle 
genti si conservò da^ Romani ^ appo i quali le mogli 
erano a luogo di figliole de* ìov mariti^ e sorelle de"* 
lor figlioli {a). E quindi ancora i matrimonj dovettero 
incominciare non solo con una sola donna ^ come fu 
serbato da^ Romani * e Tacito ammira tal costume ne'' 
Germani Antichi^ che serbavano, cornei Romani, in- 
tiere le prime origini delle loro nazioni^ e ne danno 
luogo di congetturare lo stesso di tutte V altre ne* lor 
principi - ma anco in perpetua compagnia di lor vita^ 
come* restò in costume a moltissimi popoli : onde appo 
i Romani furono difBnite le no&xe,. per questa propìe- 
tà, individua vitae consuetudo: e appo gli stessi assai 
tardi sMnfrodusse il divorzio. 

Di sì fatti auspicj de^ fulmini osservati di Giove la 
Storia Favolosa Gì-eca narra Ercole^ carattere di Fon- 
ia^ et\ n|i|>n molle naziotii bwbat^ le mogli, non mttoo che i 
fil^lioU, Joiio da' lor mariti trftiiHle d« schiave, Fiiiiilmenle per 
ih\ prerogativa degU auspic} appo li- prime nazioni i ntatrimonj 
dnvfllt'ro, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



»ELL4 SiPifiMA Pi^ETlGÀ 3i5 

datori di nazioni^ come sopra vedemmo, e più appressQ 
ne osserveremo ) nato da Alcmena ad un tuono di Gio- 
ve; allrp grande eroe di Grecia Bacco^ nato da Stanele 
fulminala (a). Perchè questo fu il primo moti\o onde 
gli Eroi si dissero esser Jiglioli di Giove ; lo che con 
verità di sensi dicevano sniroppenione, della quale vi- 
vevano persuasi) che facessero ogni cosa gli Dei^ come 
sopra si è ragionalo : e questo è quello ^he nella Sto^ 
ria Romana si legge, che nelle contese eroiche 9l Pa^ 
trizj^ i quali dicevano avsficia esse sva , la phbe 
rispondeva che i Padri (de^ quali Romolo aveva com- 
posto il senatO) da'' quali essi palriz) Iraevan T origine) 
NON ESSE CAELO DEMissos ; che, se non significa che 
quelli non eran Eroij colai risposla non s' intende co- 
me possavi convenire. Quindi per significare che i con- 
nubi o ^^ ^^ ragione di contrarre nozze solenni, delle 
quali la maggior solennità erano gli auspicj di Gio- 
ve , ella era piopia degli E^-oi {b) , fecero Àinor no- 
bile alato e con benda agli occhi, ^ per significarne la 
pudicilia; il quale si disse 'E/mk col nome simile di essi 
eroi^ ed akUo Imeneo^ figliolo di Urania^ detta da oO^vòc^ 
caelum^ contempla Uice del cielo, affine di prender da 
quello gli auspioj^ che dovette nascere la prima del- 
V altre Muse , diffinita da Omero , come sopra osser- 
vammo, Scienza, del bene e del male; ed anch^ essa , 
come r9llre., descritta alata^ perchè propia degli eroi , 
come si è sopra spiegato ^ d' intorno alla quale t>ur so- 
pra spiegammo il senso istorico di quel motto, 

A Jùve prÌHcipium Musae i 

ond^ella, come tutte le altre, furon credute figliole di 
Giove: perchè dalla Religione nacquero ì'^Arti ddVV- 



' {a) chiaro, quanto i due ansi detti ; Peiseo fatto con Danae Ha 
Oioife cangiato in pioggia d'oro, per significare la gran solennità 
degli auspicj con una pioggia dijìilmini. Perchè, ec. 

(6) per ragion tli essi auspicj^ come fino n1 trecento e nove di 
Bontà lo fi'iroiiu de* Patrizj Romani , fi-cero, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



240 LIDfiO 8BCO»DO 

inanità; delle qoaK è nume Apollo ^ che principaltiieiite 
fu creduto Dio della DMnltà; e cantano con quetca- 
nere o cantai^e^ che significa predire a' Latini. — La se-^ 
conda solennità è , che le donne si velino in segno 
di quella vergogna che fece i primi luatrimon} nel uion* 
do: il qaal costarne è slato conservato da tutte lena* 
ziòni (a); e i Latini ne diedero il nome alle medesime 
nozze , che sono dette nuptiae a nubtndo^ che signi* 
fica éoprire; e da^ tempi barbari ritornati vergini' in 
caputo si dissero le donzelle^ a differenza delle donne 
chMvan velate: — La terza solennità fu, la qual si serbò 
Adi* Romani^ di prendersi le spose con una certa, /{/i/a 
forza dalla forza vera^ coiì'la quale i Giganti slrasci* 
narono le prime donne dentro le loro grotte : e dopo 
le prime terre occupate da^ Giganti con ingombrarle coi 
corpi, le mogli solenni si dissero manucapiae, 

I Poeti Teologi fecero de* matrimonj* solenni il se* 
condo dé^ dis^ini caratt^n^ dopo quello di Gio\^e^ Gii?-^ 
MORB, seconda divinità delle Genti dette Maggiori : la 
qual è di Giove sorella e moglie; perchè i primi ma* 
trìniorij giusti^ ó vero solenni^ che dalla solennità de* 
gli auspicj di Giove furono detti gitisti^ da^ fratelli e 
sorelle dovétter incominciare : Regina degli uomini e 
degli />ei, perché i regni poi nacquero da essi mairi- 
monj legilimi : tutta vestita^ come s^osserva nelle stam- 
ine , nelle medaglie , per signilicazion della pudicizia 
onde Fenere eroica ^ in quanto Kome anch'essa de^ 
matrimonj solenni, detta Pronuba^ si copre le vergo- 
gne col cesto {b) \ il quale dopo i Poeti geminati rica- 
marono di tutti gP incentivi della libidine : ma poi, cor- 
rotta la severa istoria degli auspicj, come Giove con le 
donne^ cosi tenére fu creduta giacer con gli uomini; 
e di Anchise aver fatto Enea^ che fu generato con gli 



(a) auco dagli Ebrei ; 

(p) dal quale fu ron detti da' Romani incestuosi \ congiugnimeoli 
vietati da strettezza di sangue: il qua! cestù foì i Poeti, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAriESZA POETICA 247 

auspicj di questa Fenerc: ed a questa Fenere sono 
attribuiti i cìgni^ coniuni a lei con Jpollo^ che cantano 
di quel canett o cantare che significa </iVrnar»o/>;Y« 
dire; in forma d^uno de** quali Criov^^ giace con Leda, 
per dire cfae Leda con tali auspicj di Gioire concepi- 
sce dalle uoTa Castore^ Polluce ed Elena» Ella è Giu^ 
none detla giogaie da quel giogo ond^ il matrimonio 
solenne fu detto conjugiwn , e conjuges il marilo e la 
moglie : detla anco Lucina^ die porta i parti alla luce^ 
non già naturate y la qnal è comune anco alli parti 
schiavi , ma civHe , oiid^ i Nobili son detti illustri : è 
gelosa d* una gelosia politica , con la qual i Romani 
fin al trecento e nove di Soma tennero i connubj chiusi 
alla plebe. Ma da^ Greci fu delta *h^; dalla quale deb* 
bono essere stati detti essi Eroi^ perchè pascevano da 
nozze solenni delle quali era Nume Giunone^ e perciò 
generati con Jmor nobile^ che tanto *E^ significa^ che 
fu lo stesso cV Imeneo : e gli Eroi si dovettero dire in 
sentimento di Signóri delle Famiglie^ a diflerenzade* 
Famoli, ì quali, come vedremo appresso^ vi erano co- 
me schiavi^ siccome in tal sentimento beri si dissero 
da^ Latini , ed indi hereditas detta P eredità , la quale 
con voce natia latina era stala deiì^/amilia: laiche da 
qtiesta origine hereditas dovette significare un^dispo^ 
fica signoria: come da essa Legge delle XII Tavole 
a^ Padri di famiglia fu conservata una sovrana potestà 
di disponeme iti testamento nel capo cri FjTBBfÀ'. 

MILIJS SVeSR PMCVNIJM TVTMLJSrE M£M SVJB LE» 

ojsstr STA jvs ESTOi *' disponerne fu detto general- 
mente LE6AHB , eh' è propio de' Sovrani j onde V erede 
vien ad esser un Legato^ il quale ncWvredità rappre» 
senta il padre di famiglia defunto i e i fgìioli non 
meno che gli schiavi furono compresi ne' motti Rfs 
svjE e pbcvnijb: lo che tutto troppo gravemente n'ap- 
prova la monarchica potestà ch'avevano avuto i Pa- 
dri nello stato di Natuta sopra le loro Famiglie , la 
qual poi essi si dovettero conservare, come vedremo 



Digitized by VjOOQIC 



S49 LIBRO SBCORDO 

appresso che si conservarono di fatto, in quello delF E- 
roiche Città; le quali ne dòvellero nascere Jnstocra^ 
tiche^ cioè Republiche di Signori ^ perchè la ritenixcro 
anco dentro le Republiche Popolari: le quali cose tutt^ 
appresso saranno pienamente da noi ragionate. LhWea 
Giunone comanda dHle grandi fatighe ad Ercole detto 
Ttbano ^ che fu V Èrcole greco y perché ogni nazione 
gentile antica n^ ebbe uno che la fondò, come si è uell^ 
Degnità sopra detto \ perchè la Pietà co* Biatrimonj è 
la Scuola dóve s^ imparano i primi ì-udimenti òi tutte 
le grandi virtù ; ed Ercole col fasore di Giove ^ eoa 
li cui auspicj era slato generato, tutte le supera: e ne 
fu detto *H/MxMf, quasi *H^axìcóc gloria di Giunone^ 
estimata la glotia con giusta idea, qnal Cicerone la diA 
finisce fa$na dii^olgata di meriti in verso il gener 
untano^ quanta debbe essere stata avere gli Ercoli eoa 
le loro fatighe fondato le nazioni. Ma oscmutesi col 
tempo queste ^€V€7ie significazioni^ e con Veffeminarsi 
i costumi^ e presa la sterilità di Giunone per natu* 
rale, e le gelosie^ come di Giove adultero ^ ed Eivoh 
per ba^taj'do Jigliolo di Giove.^ con nome tutto con- 
trario alle cose , Ercole tutte le fatighe col favore di 
Giove e dispetto di Giunon superando y^ fu (atto di 
Giunone tutto Vpbrobrio^e Giunone funne tenuta mor^ 
tal nimica della Firtù. E quel geroglifico o favola 
di Giunone appiccata in aria^ con una fune al collo^ 
con le mani pur con una fune legate^ e con due pe^ 
santi sassi attaccati a^ piedi , che significavano tutla la 
santità de* màt9'imonj : in a/va, per gli auspicj cW ah^ 
bisognavano alle nozze solenni -onde a Giunone fu 
data ministra Viride^ ed assegnato il pavone^ che con 
la coda Viride rassomiglia - ^ con la yiine al colloy per 
significare la forza fatta da'* Giganti alle prime doune ^ 
con la fune legate le mani^ la quale poi appo tutte 
le nazioni s^ingentili cbn Y anello^ per dimostrare la 
snggezione delle mogli a^ mariti \ co* pesanti sassi a^ 
piedì^ per dinotare la stabilità delle nozze; onde Fir^ 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA dl9 

giìio cliiania Conjugìum Stabile il matriiiioijio solenne: 
essendo poi siato preso per Cìiidete castigo di Gio^ 
adultero y con si falii sensi indegni^ che le diedero i 
tempi appresso de** corrotti costtiint, ha fioor tanto tra- 
Tagliato i Mitologi. 

Per queste cagioni appunto Platone.^ qnal Maneto fece 
de^ Geroglìfici Egizf ^ egli aveva fatto delle Favole 
Greche^ osservaodoue da oaa parte la sconcerta di 
Dei con si fititi costumi, e dairaltra Toccoficessa com 
le sue idee ; nella fitvola di Giove intruse T idea jdet 
suo Bte9^ die scorre e penetra tutto, per quel 

Jovù omnia pUnn, 

come por sopra abbtam detto : ma il Giove de'* PoeH 
Teologi non fu più alto de^ monti e della regione del* 
Tarla , dove s*^ ingenerano i fulmini: In quella di Giur 
none intruse Videa delP aria spUubile^ ma GiuJione 
di Giove non genera, e Tetere con P aria produce tutto^ 
tanto con tah motto i Poeti Teologi intesero quella ver 
rità in Fisica^ cb^ insegna, ri/nrvtrso empiersi d'etere^ 
e queiraltra in Metafisica^ che dimostra V ubiquità^ cb^^ì 
Teologi Naturali Acon di DioJ SulV Eroismo Poetico 
inalzò il suo Filosofico: che V Eroe fiisse sopra alPiiO- 
1710, noncbè alla bestia: la bestia è schiava delle pas- 
sioni: Vuomoy posto in mezzo, combatte con le passioni^ 
VEi'oe, che con piacere comanda alle passionile si esser 
V Eroica me^tza tra la Divina Natmu ed Umana: e 
trovò acconcio V Amor nobile de** Poeti, che fu dello 
"zp^i dalla slessa origine ond^ò dello *H^c ^ ^roe^ finto 
alato e bendato^ e Vjénwr plebeo scuml benda e sen- 
^'ali^ per ispiegar i due Amori^ divino e bestiale - quello 
bendato alle cose de^ sensi, questo alle cose de' sensi 
intento; quello con Vali s* inalza alla contemplazione 
delle cose iatelligibili^ questo seni* ali xi^\\^ sensibili 
si rovescia»: e di Ganimede per h fa' Àquila fXipito ia 
cielo da Giove^ eh" a** Poeti severi volle dire il Co#i- 



Digitized by VjOÒQIC 



d6a LIBBO SBCOIVBO 

templatore degli auspicj di Gioire, fatto poi da'" tempi 
corrotti nefanda delizia di Gia^e: coti bella acconcezza 
egli fece il contemplatwo di Metafisica^ il quale cott 
la Contemplazione del P Rite Sommo^ per la via ch^e^ 
gli appella uni/iVa^. siesi unito con Gio^, 

lu cotal guisa la Pietà e la Religione fecero i primi 
uonuni XìBinralmenle pf udenti, cbe si consigliavano con 
gli luiapicj di Giove; giusti dèlta prima giustizia verso 
dì Criove^ che., come abUam veduto, diede il nome al 
Giusto; eins^erso gli uomini^ non impacciandosi niuno 
delle cose d\altrui -come de^ Giganti divisi per le spe-* 
lonche della Sicilia narra PoHfemo ad Ulisse - \ la qual 
giustizia in comparsa era in fatti selvatichezza : di 
più temperati^ coutenti d*una sola donna per tutta la 
loro vita^ e, come vedremo appresso, li fecero foiii^ in- 
dustriosi e magnanimi^ che furono le virtù deirStà 
delVoro ; non già quele la si finsero dopo i Poeti effe^ 
minati^ nella quale licesse ciò che piacesse f perché in 
quella de* Poeti Teologi agli uomini storditi ad ogni 
gusto di nauseante riflessione, come tuttavia osserviamo 
i costumi contadineschi, non piaces^a se non ciò cK*era 
lecito, né pìaces^a se non ciò cbe^fOi^t^a- la qua( o/i- 
gine erotea hztì serbato i Latini in queirespfessione^ 
con cui dicono jui^at^ per dir è bello *: né, come la' si 
finsero i Filosofi^ che gli uomini leggessei'o in petto 
di Giove le leggi eterne del Giusto - perché da prima < 
leggerono nel cospetto del Gelo le leggi lor dettate 
da* fulmìnici e in concbiusione le virtù di tal prima 
Età furono come quelle che tanto sopra neW Annota^ 
zioni alta Tavola Cronologica udimmo lodar degli Sci^ 
e/, i quali ficcavano un coltello in terra e Yadorcvan 
per Dio^ con che poi giustificavano gli ammazzamenti, 
cioè virtù per sensi mescolate di religione ed imma- 
nità ^ i quali costumi come tra loro si compOìfino^ si 
può tuttavia osservar nelle streghe^ come nelle Degnìtà 
si è avvisato. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAf|£?riA POETICA 25 1 

Da tal pi ima Morale {a) della, superstiziosa it fiera 
Gentilità venne qoel costume di consacrare t;/////7ie 
umane agli Dèi ^ come si ha dagli più antichi Fenici , 
appo i quali , quando loro sovrastava alcuna grande 
calamità, come di guerra ^^ fame, peste ^ li re consagra-* 
vano i loro pr^pj figlioli per placar Tira celeste, come 
narra Filone Biblio; e tal sacrifizio fecevano dì fan^ 
ciulli ordinariamente a Satuino^ al riferire, di QuifUo 
Cuì'zio^ cbe, come racconta Giustino^ fu conservato 
poi da^ Cartaginesi^ gente aisnu dubMo colà pervenuta 
dalla Fenicia^ come qui dentro si caserra*^ e f o da essi 
praticato infin agli ultimi loro tempi , come il conferma 
Ennio in quel verso: 

Et Poùiei toUui SOS sacruficare pueltost 

i quali dopo la rotta ricevuta da Agalocle sacrijicaro^o 
dugento nobili Janciulli a^ loro Dei, per pla<ìar}i. E co"^ 
Fenici e Cartaginesi in tal costume empiautfente pio 
convennero i Greci col voto e sacrifizio che fece Aga- 
mennone della sua figliola Ifigenia. Lo che non dee 
recar maraviglia a chiunque rifletta sulla ciclopica po'* 
terna j^otestà de* primi padri del Gentilesimo , la quale 
fu praticata dagli più dotti delle nazioni, quali fiiron i 
Greci f e dagli più sa^i , quali sono stati i Romani; i 
quali enlramhi fin dentro J tempi della loro più colla 
Un^anità ebbero Y arbitrio d'' uccidere i loro figlioli barn» 
bini di fresco nati. La qual riflessione certamente dee 
scemarci P orrore che ''n questa nostra mansuetudine ci 
'si è faito finor sentire di BiTito, che decapita due suoi 
figlipli ch^ avevano congiurato di pporre nel -regno ro- 
mano il . tirannp Toj-guinio^ e di Manlio detto Vlmpe- 

(a) Tal Morale divina finalmenle diede «' primi uomini qtielU 
pratica sperimentala per tutti i tempi appresso, ed «ssistiia «lalle 
ragioni delle migliori filosofie^ dì comwetlergi gfì uom ini' t0ik alla 
Divina, Proi^eden^af e stimar bene tutto cih eh' ella et para ila* 
vanti. Della Morale eroica de'ieiiim ohiiiii ragioneremo nella 
Discovetta del P'eio Omeiv.^ DeìTlconomica poetica (Srjjtte» 
pag. 253'). . 



Digitized by VjOOQ IC 



252 UBAO SECORDO 

rioso^ cbe mozza la testa al generoso figliola eh* aveva 
combatto to e vinto contro il suo ordine. Tali sacrifizi di 
vittime umane essere stati celebrali à^ì'Galli^ Tatferma Ce* 
S€U'e^e Taeiia negli Annali narra degV Inghilesi^ cbe 
con la Scienza divina de^Di'uidi^ i quali la Boria de* Dotti 
^aol essere stali ricchi di Sapienze Riposta, daiPentra^ 
gne delle vittime umane indovinavano Fa v venire : la qoal . 
fiera ed immane religioneda Augusto fu proibita ai Ro- 
mani i quali vivevano in Francia ^ e da Claudìoiù interdetta 
a^ Galli medesimi, al narrare di Suetonio nella ^ita di 
questo Cesare. Quindi i Dotti deHe Lingue Orientali 
vogliono cIiH Fenici avessero sparso per le restami partì 
del mondo i sacrifizi di lUoloch (che 1 Morneo^ il Drusio^ 
il Seldeno dicono essere stato Saturni) co^qnali gli bru- 
ciascuno un uomo vivo. Tal Umanilà i Fenici, cbe por* 
tarono a^ Greci le lettere, andavano insegnando per le 
prime nazioni della più barbara Gentilità ! - d^un cui si- 
tnìle-coslnme immanissimo dicono cir Ercole avesse pur- 
gato il Lazio - di gittare nel Tessere uomini vìvi sa^ 
edificati^ ed avesse introdotto di giltarlivi^fli digiunco. 
Ma Tacito narra i sacrifiLf di vittime umane essere 
Stati solenni appo gli Antichi Germani; i quaij certa- 
mente per tolti i tempi, de'' quali si ha memoria, furono 
chiusi a tolte le Nazioni Straniere; talché i Romani 
con tutte le forze del mondo non vi polerono pene- 
trare ^ e gli Spagnoli li ritrovarono in America , na- 
scosta fino a due secoli (a a tutto il resto del mondo ^ 
ove que^ barbari si cibavano di carm umane, air osser- 
vare di Lescarboto - de Francia Nova - ; che dovevan es- 
sere d^ uomini da essi consagrati ed uccisi , quali sa* 
grifizj sono narrali da Oviedo -de Bistona Indica -. Tal- 
ché mentre i Germani Antichi vedevano in terra gli 
Dei^ gli Americani altretanlo , come sopra da noi Tun 
e r altro si é detto, e gli Antichissimi Sciri erano ric- 
chi di tante auree virtà^ di quante T abbiamo leslè udito 
lodare dagli Scrittori^ in tali lempi medesimi celebra- 
vano tal inumanissinia Umanilà! Queste tulle furono 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIBSIZA POEtlCA - 1^58 

qnelle che da Plauto son delie Saturni hostiae^ nel cui 
tempo vogliono gli auton che fu V Età deW Oro del 
Lazio : tanto ella fu mahsneta^ benigna^ discreta, com- 
portevole e doverosa ! Dallo che lutto ha a conchiudersi 
quanto sia stata finora vana la Boria de^ Dotti d* intorno 
àìf Innocenza del Secol d*oro^ osservata dalle prime 
nazioni Gentili: che^n iiitti fu mn fanatismo di supera 
stizione^ ch*ì primi uomini selvaggi, orgogliosi, fieris* 
simi del Gentilesimo, teneva in qualche uffizio con uo 
forte spaventò d^ una da essi imaginata Divinità ; sulla 
qual superstizione riflettendo Plutarco^ pone in p/*o- 
hfema se fnsse stato minor male cosi empiamente ve* 
fieiare gli Dei, o non credere affSsitto agli Dei. Ma egli 
non contrapone con giustizia tal fiera superstizione con 
VJ teismo; perchè con quella sursero luminosissime na* 
ftioni, ma con V Atesimo non se ne fondò al mondo ninna, 
conforme sopra n^'* Princìpj si è dimostrato. E ciò sia 
dello della Morale Divina Ae* primi popoli del geuer 
umano perduto^ della Morale Eroica appresso ragio- 
neremo a suo luogo. 

*DELL^ICONOMICA POETICA 

E qui delie Famiglie, che pHma furono de* Figlioli (i). 

Sentirono gli Eroi per umani sensi quelle due ve^ 
rifa che compiono lotta la Dottrina Iconomica^ che 

(t) Anche IVducazione dell*» geniì nella famiglia prirniliva^ per 
una disposizione providmziale delle circostanze^ porge T abbono 
de!le tegole elrnir dell' Iconomici. Come la sapienza delle genti 
prelude a quella de' filosofi, rosi l'Iconomìca delle genti prelude 
■Ila filosofica. In questo Capo sono sviluppate, sotto il concetto di 
un' Ironomica delle genli primitive, le idee già accennate sulla sa- 
pienza e sul potere de* primi padri, sulle prime terre occupate e i 
primi pafrimonj, sull* influenza dei sepolcri, sulla coltivazione delle 
t(*rrc e sulle prime divisioni de' campi. — « I primi padri sono sa- 
pienti, sacerdote re (Opere IV, 294; IH, aoi, 3oi, 34o> e stabi- 
lisrono nella famiglia la prima monarchia : perciò gli eruditi cad- 
dero neir anacronismo civile di supporre che il primo governo fosse 
la monarchia ^IV, 93 qSj III, 4ao). — Sotto gli impcrj paterni i 



Digitized by VjOOQIC 



S5i tlBBO ^Kt.O^iDO 

le ^nii latine conservarono con queste due voci di edu- 
cere e di educàf^^ delle quali con signoreggiante eie-* 
gtiiEa la p/viita s^appartiene b\V educatone dtWanimo^ 
e la seconda a quella del corpo: e la prima fu con 
dotta metafora trasportata da'* Fisici al menar fuori le 
forme dalla materia; perciocché con tal educazione 
troica s"* incominciò a menar Juori in un certo modo 
Idi forma deW anima umana ^ che ne* vasti corpi de* 
gigami era affatto seppellita dalla materia ; e s^ inco- 
ininciò a menar fuori la forma di esso corpo umano 
di giusta corporatura dagli smiswxiti corpi lor gi* 
ganteschi, 

E perciò che rigoarda la prima parte ^ dovettero i 
Padìi Eroi ^ cociie nelle Ihgnità si è avvisalo « essere 

Cgli ai Avvnnano uW obcdieasa, ai pn-pArMio a toflVirf gli impM-f 
civili (IH, 34^)} il timore à(\ padre e lo spavento delle supen»tisioni 
r Ir lavande ncuiiducùiio alle giuste slatiire gli nomi ni, che U na- 
tura aveva rCM giganlr, perete non soerombessero allcfatìclir niella 
selva df'lla terra {L'i, 357; IV, 78), e per tal modo restò delineato 
>l piiiHO al>lio^40 della edt»raiioiic della ii>ente e del corpo. — Il 
bisogno di avrre acqua e di consultare gli auspicj trasse naturai- 
mente le prime genti ne' luoghi più adatti all' industria (IH, io«s 
3^S>> l'acqua re»tò tra \ simboli della comunione e della vi|a ci« 
irili', r una storia della prima invenzione delie fonti fu scriita nel 

mito «K Diana \lin, 10 1^ 334)* Le sepolture insegnarono le gr« 

nealdgiir, le ssiccessi^mi (/l'i, 63, 345-3^6; IV, ^\^ le figtiazioMÌ, 
proptrlà del popolo eroico, Pindigenìsnio (IV, 98; III, 336, 346); 
d' linde lo splendore civile di eui fu sinil>uIo Apallo, l' inÌKÌaxione 
stelli* arti civili simboleggiata net Parnasio (IV, iSS^ 186, «i.59-a6o; 
Jll, Ì{\Oy^^i^ 4^^> "•)• — La nrci'ssilà di vivere senza vagire im- 
l<ON«* alP uouK* la fotta colla terra; allora furono incenJiate lesehe^ 
ebbe orifEine Taisricoliura : questa lotta é l' avyenimento più rae« 
morabile delU- ciìiliszaxioni, e rirurdata in tulli i miti dove la terra 
« indicata nei simboli del dragone, dell' idra, del Icone, della serpe 
(IV, i83, !ii3; III, 371-372); nella Chimera (HI, 37», 4q6.4!»7 ; 
IV^ 361) nel serpente di. Cadmo (111, i34; IV, 173), nelle tigri 
di Bacco. — La terra vinla e soggiogata dall' industria rimunera 
le fatiche d' KrcoV eolP oro noetico, il frumento (111, 395, n;.389, 
■•> 1^> >7^)t l'arcui rimase alroro metallico una signi/ìcazione sim« 
fcoMra in alcuni rili. Vulcano, Saturno, e speciaUnenlc Cibcle o 
Vesta, sono Trspressione mitica di questo tratto della storia 'jtn- 
mitira anteriore alle città. — Nello sboscarsi delle selve r4>ll'oc- 
cu|»a/ione de' Ciclopi ebbe origine la divisione de campi ^111, 35ns 
IV, 82-85), si abbozzò il primo ««ibc (III, i\\\ IV, •i(»4; «• fm-ono 
segnali i confini dove »or^ero le prinn- iiuiia (111. 36*); IV, :ni). 



Digitized by VjOOQIC 



PILLA $Al»l£nZA rOETlCA 255 

neUo Stalo che dicesi di Naiur-a , i Sapienti in a«* 
pìenza d'^auspicj v sia Sapienza Volgare^ e ^n seguito 
di colai Sapienza esser i Sacerdoti che, come più de- 
gni^ dovevano sagrificare , per procurare o sia ben in- 
tender gli auspicio e finalmenle H ffe, che dovevano por- 
tar le leggi dagli Dei aUe loi*o Famiglie, nel propio si* 
gnificato di tal voce LegìsiatorL cioè portatori di Leggi) 
cuiue poi Io- furono i primi Re nelle Città Eroiche^ che 
pr*rlavano le leggi d«^ Senati Begoanti a*" pòpoli, come noi 
r osservammo sopra nelle due spezie deìVadunanze eroi-* 
che d^ Ornerò^ una delta fm^ e T altra *y#/jct neWJn^^ 
notazioni alla Tavola Cronologica; e come in quella 
gli £roi a voce ordinavano le leggi , in questa a voce 
le publtcavano^* perocché le lettere volgari non si erano 
ancor trovate*, onde li fle Eroici portavano le leggi da 
e$si Senati Segnanti a* popoli nelle persone de* Duumf» 
viri^ i quali e^ avevano perciò criati, che le dettassero, 
come Tulio O^aVìo quella nelPaccusa d** Orazio y talché 
essi Duums^iri venivan ad essere leggi vive e parlanti; 
che è ciò che non intendendo Livio^ non si fa intendere, 
come sopra osservammo, ove narra del giudizio d'O^ 
razio. Colai Tradizione Folgore solla falsa oppenìone 
della Sapienza inarrivabile degli Jntichi diede la ten- 
tazione a Platone di vanamente disiderare que^ tempi 
ne^ quali i Filosofi r^gnas^ano^ o filoso/asiano i Re, E 
certamente colali Padri ^ come nelle Degnità si è av- 
visato, dovetter essere Re Mònaivhi Famigliari^ siTpe- 
riori a tutti nelle loro Famiglie, e solamente soggetti a 
Dìo; fomiti d^ imperj armati di spaventose religioniy 
e consegrati con immanissime pene ^ quanto dovetter 
essere quelli de'' Poli/emi^ ne** quali Platone riconosce i 
primi Padri di famiglia del mondo: la qual tradizione 
mal ricevuta diede la grave occasione del comon errore 
•a tulli 1 Politici di credere che la prima forma de 
Governi Civili fusse ella nel mondo stata moruzrchica; 
onde sono dati in quelli ingiusti Principj di rea Poli^ 
tica. che i Regni Civili nacquero o da forza aperta^ o 



Digitized by VjOOQIC 



tà^ UtnO SECONDO 

da Ji'oda^dte poi scoppiò nélh fofxa. Ma in que^tempi 
tutti orgoglio e Nerezza per h fresca origine della /i- 
berta. bestiale^ di che abbiamo par aopra poalouna 0e- 
jffiiià^ uella somma semplicità e fy>zzezza di coiai i;i2a^ 
ch*eran contenli de^ fìroUi spontanei della nalara \ del- 
r acqua delle fontane , e di do^rmir nelle grotte , nella 
naturale egualità dello stato ^ nel qtiale tutti i padri 
erano sovrani nelle loro, famiglie, non si può affatto in-» 
tendere né froda^ né forza^ con la quale uno potesse 
assoggettir tutti gli altri ad una CU^il Monarchia^ la 
qual provala) si fai*à più spiegata appresso. Solamente ora 
aia Ijccito qui di riflettere, quanto vi volle^ acciocché gli 
«loiiiiui del Gentilesimo dalla ferina loro natia libertà 
)ier lunga stagione di Ciclopica famigliar Disciplina 
ài ritrovassero addimesticati negli Stalin ch'^avevano da 
venir appresso, CiVì/i ad ubbidire naturalmente alle Leg^ 
gi: di che restò queir elle/iia propìtlà^ chMvile Repu" 
bliche sono più beate di quella ch*^ ideò Platone^ ove i 
Padri insegnano non altro che la Religione $ e da^^- 
gitoli vi sono ammirati come loi' Sapienti^ riveriti come 
lor Sacerdoti^ e vi sono temuti da JRe. Tanta Forza 
Divina e tale vi abbisognava per ridurre aMoveri umani 
i quanto goflì altretanlo fieri giganti! La qual /ot%a 
non potendo dir in astruito, la dissero in concreto eoa 
esso corpo d^ una corda , che X^p9ii si dice in greco, 
ed in Ialino da prima si disse fides^ la qual prima e 
propiam«^n te s^ intere in quel mollo fdes Deorum - forza 
degli Dei -:delLa qual poi, come la lira dovette comiur 
ciare dal monocordo , ne fecero la Lira d* Orfeo ; al 
9UOU della quale egli cantando loro la forza degli Dei 
negli auspic), ridusse le fiere greche air umanità^ ed An^ 
Jione de^ sassi semoventi inalzò le mura di Tebe, cioè 
di i\ìie'sa^si elle Dtucalione e Pirra innanzi al tempio 
ài Temi - cioè col timore della Divina Giustizia - co'^capi 
velati - con la pudicizia de^ Mal^'imonj -- posti innanzi i 

{m) »i é Ulta |)iù a miuulu uclla Scicma liuova. 



Digitized by VjOOQIC 



DEUiA SAPICHZA POETICA 2^7 

pìr4i' ch^ ÌQDaDzi erano stupidi, come a^ Latini per istu- 
pido restò lapis ^ essi col gittarli dietro le spalle - con 
ittirodartl gli ordini famigliari per messo della Disct- 
piiita Iconomica *yèci?7'o divenir uomini^ come questa 
Favola fu sopra nella Twola Cronologica cosi spie- 
gala (t). 

Per ciò cir attiensi alP altra pai-te della Disciplina 
icoHomica^ ch^è Veducazione de^ corpi ^ lai Padri con 
le spavintose religioni , e co' lor Imperj Ciclopici , e 
eoa le lai^ande sagre incominciaron ad edurre o me^ 
nar fuori dalie corporature gigantesche At^ìov figlioli 
(a giusta forma corporea umana , in conformità dì ciò 
die sbpva u'' abbiamo dettp. Ov' è da sommamente am- 
mirare la Procedenza , la qual dispose che finché poi 
succedesse V Educazione Iconomica^ gli uomini perduti 
provenissero Giganti ^- acciocché nel loro ferino di?a- 
gamento potessero con le robuste complessioni soppor- 
tare r inclemenza del cielo e delle stagioni , e con le 
smisnrate forze penetrare la gran selva della terra , che 
per lo recente diluvio doveva esser fortissima ^ per la 
quale, affinchè si trovasse tutta popolata a suo tempo, 
fuggendo dalle fiere, e seguitando le schive donne, e 
quindi sperduti cercando pascolo ed acqua ^ si disper- 
gessero : ma da poi che ineomineiarono con le loro don- 
ne a star fermi prima nelle spelonche, poi ne^tugurj 
presso le fontane perenni , come or ora diremo, e ne^ 
campi che ridulti a coltura davano loro il sostentamento 
della loro vita, per le cagioni eh'' ora qui ragioniamo, 
degradassero alle giuste stature, delle quali ora son gli 
uomini. 

Quivi ia esso nascere del r/conomica la compierono 
nella sua idea ottima , la qual é, ch^ i pajdri col trava- 
glio e con rindustrla lascino a"* figlioli patrimonio ov^ab» 
biano e facile e con)oda e sicura la sussistenza, anco 

fi) Forr-a divina di-IUi da una corda (Opere III, p. 383^ 38^^ 
385). - Lna {lui |>. i5o, BqS ; IV, p. 176-177). — Drucaliooe 
(MI, 405; IV, >5«). 

Vico. Opeie^ Voi. V. 17 



Digitized by VjOOQIC 



859 LlimO SKC09DO 

mancassero gli stranieri commerzl) anco msincassero latti 
i rruKi cibili) anco mancassero, e^e città ^ acciocché in 
iati casi ultimi almeno si conservino le Famiglie^ dalk? 
quali sia speranza di rhutyer le Nazioni : che debt>ano 
lasciar loro patrimonio in luoghi dì buon* aria , con 
propia acqua perenne i in siti naiuralmenle yò/*<f\ ove 
nella disperazione delle città possan avere la ritirata^ 
edjn campi di targhi /ondi ^ ove possan mantenere 
de^ poveri contadini da essi nella rovina delle città ri- 
fuggiti^ con le fatighe de^ quali vi si possano oMintenere 
Signori. Tali ordini la Procedenza ^ secondo il detto 
di Dione che noi riferimmo tra le Degnità^ non da'^i- 
ranna con ìeggi^ ma da regina^ qual ò delle cose umane, 
con costumanze pose allo stato delle Famiglie : perchè 
si irovargn i Forti piantate le loro terre suiralture de^ 
monti ^ e quivi in aria ventilata e per questo sana^ 
ed in siti per natura anco forti ^ che furono leprima^ 
arces del mondo, che poi con le sue^egole rA.rchitei« 
tura militare fortificò \ come in italiano si dissero rocci 
gli scoscesi e ripidi monti ^ onde. poi rócche se ne dis- 
sero le Fortezze: e finalmente si trovarono presso alle 
Fontane Perenni^ che per lo più mettono capo ne^ mon- 
ti , presso alle quali gli uccelli di rapina hano i lor 
nidi : onde presso a tali fontane i cacciatori tendono 
loro le reti^ i quali uccelli perciò forse dagli antichi 
Latini furono lutti chiamali aquilae quasi aquilegae ; 
come certamente aquilex ci restò detto il ritros^atore 
raccoglitore dell' acqua ^ perocché senza dubbio gli 
uccelli , d^^ qpali osservò gli auspicj Romolo^ per pren- 
der il luogo alla nuova città, dalla Storia ci si narrano 
essere stati acoltoi , che poi divennero aquile^ e furon 
t Numi di tutti i romaui eserciti. Cosi gli uomini seui- 
plici e rozzi, seguendo IVfu//^, le quali credevano es- 
ser uccelli di Giove ^ perchè volan alto nel cielo, ri- 
trovarono \e fontane perenni ^ e ne venerarono que- 
st'altro gran benefcio che fece loro il Cielo quando 
ieqna\'a in tvrra: e dgpo quello tìe Julmini li più fli*- 



Digitized by VjOOQIC 



DSLLi SAIMENZA POETICA 259 

gusti auspicj furon oss<^rvati i voli dell* aquile ^ cì^e 
Messala e Co; vmo dissero auspicj maggiori o yeto 
publici: de*4^9M intende vano i PaUizj Aòmam^qiian^ 
do nelle Contese Eìx^iche replicavano alla plebe, jus'^ 
riciA EssB svj. Tatto ciò daUa Procedenza ordinato 
|HT dar principio air Uman Genere Gentilesco, Pialo-» 
ne (a) sliuiò essere stati scorti p9X>i^edimenti umani de? 
primi Fondatori delle Città. Ma nella barbajie ricorsa^ 
elle da per tatto distruggerla le Città^ nella stessa gdisa 
sì salvarono le Famiglie, onde- provennero le Novelle 
ff azioni d' Europa; « ne restarono BgV. Italiani dette 
Castella tutte le Signorie che novellamente vi sarsero: 
pei'clìè generaliQente s^ osserva , le città più antiche e 
qaasi tutte le capitali de^ popoli essere poste snWalto 
de^ monti^ ed al contrario i villaggi sparsi per le p/a- 
nure: onde debbono venire quelle frasi latine summo 
loco^ illustii loco nati ^ per significar nobili^; ed ima 
locoy obscuro loco nati^ per dir plebei^ perchè, come' 
vedremo appresso, gli Eroi abitavano le ci7/a, i Famoli 
le campagne. 

Però sopra tutt^ altro per \e. fontane peì'enni fu detto 
da'' Politici che la comunanza delV acqua fusse slata 
r occasione che da presso vi si unissero le Fofniglie ; 
e die qniudl le prime comunanze si dicessero fi>ctTptoti 
da^ Greci , siccome le prime terre vennero ^ dette pagi 
a^ Latini, siccome da* Greci Dori fu la fonte -chiamata 
fmyò^ cWé Y acqua prima delle due principali solennità 
delle nozze^ le quali da^ Romani si celebravano aquà 
et tgni^ perchè i primi matrimoni naturalmente si goip« 
trassero tra uomini e donne ch^ avevano V acqua e H 
fuoco comune^ e si erano d'^nn^L stessa Jamiglia; onde, 
come sopra si è detto, àa fratelli e sorelle dovettero in- 
cominciare: del qual Fuoco era Dio il Lare di ciasche- 
duna casa ; dalla qual origine vien detto Focus Larìs 

(a) p<*r ignnrazione Ai questa Scienza, della quDln mancò (rttta 
In fi>trea Filosofia, slitnòt ec. » 



Digitized by VjOOQIC 



^60 ' X.IBEO SECONDO 

il fiocohiio^ <loìf€ \ì Padre di famìglia sagrificaya agli 
Dei delia Casa; i quali nella Legge delle XII Tavola 
al capo de Parricidio secondo la lezione di Giacomo 
Re^ardo son delti DÉirst pjrbntvm ^ e nella Sagra 
Siotiasì legge sì frequente una simil espressione, Deus 
Parentum Ifostroi^um , come più spiegatamente Deus 
Jbraham , Deus Isaac ^ Deus Jacob ^ dintorno a che 
è quella tra le Leggi di Cicerone cosi conceputa, sj- 
€»J FJMiLijRij penpETVj xjNSNTOf 0110!^ è la frase 
si spessa nelle Leggi Romane^ con la quale un figltol 
di famiglia si dice essere in sacrìs patemìs , e si dice 
sacìxi patria essa paterna potestà; le cui cagioni ne' 
primi tempì^ come si dimostra in quesC Opera ^ erano 
tutte credute sagre. Colai costume si ha a djirè^ essere 
stato osservato da^frai'frarti quali vennero appresso, per-- 
che in Firen^ a' tempi di Gioi^anni Boccaccio^ come 
l'attesta nella Genealogia degli Deii^ nel principio di 
ciascun anno il Padre di famiglia assiso nel Focolajo 
a capo di un ceppo^ a cui s^appiccava il fuoco^ gli da%a 
V incenso^ e vi spargeva del vino: io che dalla nostra 
bassa plebe napoletana si osserva la sera della vigilia 
del santo Natale: che ^ Padre di famiglia solenne- 
mente deve appiccare il fuoco ad un ceppo sì fatto nel 
Focolajo i e per lo Reame di Napoli le Famiglie dicono 
noverarsi per Fuochi, Quindi, fondate le città^ venne 
Tuniversal costume che i matrimonj si contraggono tra'' 
cittadini; e finalmente restò quello, die ove si contrago 
fono con ìstranierì^ abbiano almen tra loro la religione 
comune. Ora, ritornando dal fuoco alfacqua, Stlge.^ per 
cui giuras>ano i Dei^ fu Ja sorgis^a delle Fontane: ove 
gli Dei debbon esser i Nobili deW Eroiche Città^ come 
si è sopra detto ; perchè la comunanza di tal acqua 
aveva fatto loro i regni sopra degli uomini; onde fin 
al cccix di Roma i Pattitj tennero i Connuhj inco^ 
manicati alla plebe^ come se n^ è detto alquanto so^ 
pra, e più appresso se ne dirà. Per tutto ciò nella Sto- 
ria Sagra si leggono sovente o pozzo del giuramene 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPieHEJk POETICA 261 

lo^ giuramene del pozzo: ond' esso nome serba que- 
sta tanto Qv^uàe antichità alla città dì Pozzuoli ^ che 
fo detto PuteoH da più piccioli pozzi uniti : ed è ra« 
gionevole congettura fondata sul Dizionario Mentale^ 
cli^abbiamo detto, cbe tante città sparse per le anticbe 
nazioni) che si dicono nel numera del più, da questa 
cosa una in sostanza si appellarono con favella 4U'ti* 
colata dispersamente. 

Quivi si fantasticò la Terza Diità Kaggioi^^ la qual 
fo DiAKA ; cbe fu la prima umana necessità , la quale 
si fece sentir a^ Giganti fermati in certe teti^y e con- 
giunti in matrimonio con certe donne. Ci lasciarono 
i Poeti Teologi descritta la Storia di qoeste oose eoo 
éue /avole 4i Diatia: delle quali una ce ne significa hi 
pudicizia de* matrimonj^ ch^è qoeUa di Diaua^ la quale 
tutta tacita al bujo di densa notte si giace con Endi^ 
mione dormente * talch'è casta Diana di quella casti^ 
tà^ onde una delle Leggi di Cicerone comanda * vsos 
c^sTB jDEtfKTO' cbe si andasse a sagrificare, &tte le 
sagre lavande prima: Valtixi ce ne narra \^,spavén^ 
tosa religione de* Fonti , a^ quali restò il perpetuo ag- 
giunta di sagrì ^ eh* è quella d*Jt£eone^ il quale, ven- 
duta Diana ignuda *la Fontana liÌMi^^dalla Dea spruz^ 
zaio d'acqua - per dire che la Dea gli gittò sopra il 
suo grande spa? ento -, divenne cervo - lo più timido de- 
gli animali ^^e fu sbranato da* suoi cani - da^ rimorsi 
della propia coscien;Ea per la religion violata-: talché 
Ijrmphati propiamente spruzzati d^ acqua pura - -cbè 
tanto Tuol diro lympha - dovettero da prima intendere 
colali àtteoni impaizati di superstizioso spavento: la 
qual Istoria Poetica serbarono i Latini nella voce £a- 
tices^ che debbe venire a latendo^ c' hanno V aggiunta 
perpetuo di puri^ e significano Tacqtia ch^ ^orga dalla 
fontana^ e tali Laiices de^ Latini devon essere le Ninfe 
compagne di Diana , appo i G/'eCf, a^ quali nymphae 
significavano lo stesso che lymphae : e tali Ninfe furon 
dette da'' tempi cbe apprendevano tulle le cose per^o- 



Digitized by VjOOQIC 



263 CIBBO'SECOKOO 

Stanze animatele per lo più umcne^ come sopra si è 
«ella Metafisica ragionalo. 

Appresso i Giganti pii^ che furon i postati ne* montì^ 
dOTelterp risentirsi dei pùtore che davano i cadaveri 
de^ lor trapassati che marcivano loro da presso sopra 
la terra; onde si diedero a seppellirli: de quali si sono 
Iroeati e (ulla^ia si ritrorano vasti teschi ed ossa per 
lo più sopra V alture de'' manti ( cV è un grand^argo* 
mento die de^ giganti empj^ dispersi per le pianure e 
le valli^ da per tutto i cadas^i marcendo insepolti ^ 
furono i teschi e Vossa o portati in mar da^ torrenti^ 
o macerati al £o dalie piogge ) \ e sparsero i sepolcri 
di tanta religione^ ó sia divina spavento, che re%/oja 
ìoea per ecceUeosa restarun detti a^ Latini ì looglit 
ove fussero de^ sepolcri, E quivi cominciò. rumVe/'^a/e 
credenza^ che noi provammo sopra ne^ Principi * de^ 
quali questo era 11 teno^ che noi abbiamo preso di que^^ 
sta Scienti - cioè deXt Immortalità delVanime uma^ 
ne, le qilali si dissero dh Mjìkjss^ e nella Legge delle 
XII Tawle al eapo de Parricidio deivès r4RBKTh-M 
SI appellano. Altronde essi dovettero — : iu segno di se- 
poltura o sopra o presso a ciascun tumulo^ che altro 
da prima non potè- essere propiamente che terra al* 
qiUMto rilevaiai come de^ Germani Antichi^ i quali 
ci dan luogo di congetturate lo. stesso costume di tutte 
Fakre prime barbare Jiazioni, al riferire di Tacito^ sti- 
mavano di non dover gravare i morti di molta terra; 
ond^è quella preghiera per li difanti, rà libi Jena fé* 
vis -^ dovettero, diciamo, in segno di sepoltura ficcar un 
ceppo^ detto da^ Greci ^vXa| , che significa custòde^ per- 
chè credevano i semplici che cotal ceppo il guardas- 
se ^ e cippus a^ Latini restò a significare sepolcro , ed 
agritaliani ceppo significa pianta d^albero genealogia 
CO": onde dovette venir a^ Greci fv>4 che significa ^/i- 
bù, e i Romani descrivevano le loro genealogie dis- 
ponendo le statue de^ lor antenati nelle sale delle loro 
case per fili , che dissero stemmata - che dev^ aver ori- 



Digitized by VjOOQ IC 



DfiLLi SAPIUZA POETICA 263 

gine da lumen che^ vuol dir jS/o, ond^ è subtemen , fl > 
kito che si stende sotto nel tessersi delle tele -^ i quali 
jm genealogici poi da^ Giut^consulii si dissero lineae ; 
e quindi 'stermnaia restarono in questi tempi a signifi- 
care Insegne GeniilÌM : talch^ è ' forte congetlura clie 
le prime tetre con tali seppelliti sieno stali i primi 
scudi delle F&miglie ; onde dev^ intendeisi il molto 
della ifarf/ìe Spartana che consegna lo ^coifo al figliolo 
che \a alla guerra , dicf^ndo aut aun hoc aui in hoc ; 
volendo dire , ritorna o con questo o sopra una bara y 
siccome oggi in Napoli tatta\ia la bara si chiama scu- 
do : e perchè tai sepolcri erano nel fondo de* campi , 
che prima Turon da ^emma, quindi gli scudi iwVUJScien" 
za del Blasone son diffiniti il /andamento del campo^ 
che poi fu detto delVarmi. 

Da si fatta Origine dee esser venuto detto filius , il 
quale distudto col nifme o casato del padre signific<> 
nobile - appunto come il patrizio rvmano adimmo so- 
pita -diffitiito , qui potest nomine ciere patrem- il qual 
nome de^ Romani vedemiDO sopra esser a livello il pa-^ 
tronimico y il quale si -spesso usarono i primi Greci ; 
onde da Omero si dicòno afilli Àchworum gii Eroi^ 
siccome nella Sagra Storia Jilii Israel sona significati i 
nobili del popolo Ebreo, Talché è necessario che se le 
tribù da prima furono de^ nobili , da prima éìsoli no- 
bili si composero le città , come appresso dimostrere- 
mo (a). Cosi con essi sepolcri decloro seppelliti i 6ì- 

(a) ìiUk |ìcrclié é.rosiome comune «Irlle Nazioni^ eh' i Plebei, 
perchè uaturalmente ammirano la NobìU^i , ne prendono i Ja» 
i^ellari come 1' usanze ; ed al contrario i Nobili, perchè naloral- 
roeDle voglton esser d»t tuli nétte ciììU, nitri e aUre di nuovo ne 
trovano: la (|ual di*e essere la gran cagione delle differenze delle 
partile in ciascuna lìngua, le quhli, quanto sono lo slesso nella 
bignificazioue, lauto nel suono elleno son ufl'allo divenni quindi 
la vocejilitis, la quale nel principio fu vorabolo eroico, e per 
«'io anello clie 'u Ginrisprudefisssi dice vocahulum juris^ poscia 
dìvoigalosrtiella plehe romana, passò a significare t filiali natU" 
rati. Perocché, com'ap{>resso veclremo, io tali tempi ì Plebei non 
< oulraevano uoziEe soleiini •> olidc /tlìus restò quello che por ì 



Digitized by VjOOQIC 



Sdì LIBEO SECOffDO 

ganti dimoslratano la sìgnot'ia delle loro terre - lo ehe 
restò in Ragion Bomana di seppellire il morto in un 
luogo propio^ per Tarlo religioso - : e dicevano con vc^ 
rità quelle frasi eroiche ^ noi siamo figlioli di questa 
térra^ siamo nati dà queste ro^^eri ; come i Capì delle 
Fanjtiglie da^ Lalinì si dissero stirpes e stipites y e la 
discendenza di ciaschedimb Tu chiama la j9/'<;>/'a<70., ed 
esse Famiglie dagP Italiani foron appellale legnaggi^ e 
le nobilissime Case d' Europa ^ e quasi tulle le Sovrane 
prendono i Cognomi dalle Ten^ da esse signoreggia'* 
te - onde tanto in greco quanto in latino egualmente 
figllol della 7Vr/'a significò lo slesso che nofriVe - ed 
a^ Latini ingenui significano nobili^ quasi inde geniti <y 
e più speditamente ingeniti - come certamenle Indigt" 
nae restarou a significare i natii d* una terra , e Dii 
Indigetes si dissero i Dei natii , che debbon essere stati 
i Nobili delV Eroiche Città , che si appellarono Dei , 
come sopra si è detto, de^ quali Dei Sa gìxrn Madre 
ia Terra - : onde da principio m^entti^f e patricius si- 
gnificarono nobile y perchè le prime città furono de^ 
soli nobili : e questi ingenui devon essere stali gli ^i- 
orìgini •> detti quasi senza ongini^ o vero da 'se nati - 
a^ quali rispondono a IitcIIo gli dvréx'^^yfc « che dicono 
ì Greci ^ e gli Àborigini furon giganti; & giganti pro- 
piamente significano figlioli della Terra^ e così la Ter^ 
ra ci fu fedelmente narrata dalle Favole essere stala 
Madre de^ Giganti e degli Dei. Le quali cose tutte 
sopra si sono da noi ragionate, e qui, ch'aera luogo 
loro propio, si son ripetute, per dimostrare che Livio 
mal attaccò colai frase eroica a Romolo^ e a' Pai/// di 
lui compagni^ ove ai ricorsi neW Asilo aperto nel Luco 
gli fa dire , esser essi figlioli di quella Tenxt; ^ 'n 
bocca loro fa divenire sfacciata bugia quella che ne"* 

Giureconsulti dicono vocabuìum nalurae, e comprende i soli 6* 

Slioli - , i Nfibiii per dtsIÌDguersi presero ad usare la voce ìiberi^ 
i che si serve la Legge delle XII Tàvole ^ e come vocabolo dì 
l^ggc comprende di qualunque grado i nipoti. 



Digitized by VjOO^ IC 



ìithtA ^Al*l£?IZA l'OETICÀ 263 

Fondatori Jtr' primi popoli era siala uu' eroica vtii-- 
tà; ti'tf perchè- Romolo era conoscialo Reale cTjilbas 
e perchè tal Madre era slata lom pur troppo iniqua 
a produrre de'' soli uomini ^ tanto eh* ebbero bisógno 
di rapii' It Sabine per aver donne: onde bassi a dire 
che per la maniera di pensare de' primi popoli per cii- 
ixttieri poetici , a Romolo^ guardalo come Fondatore 
€//cf7/à, faron attaccate le propietà de^ Fondatori delie 
città prime del Lauo^ in messo a an gran nùmero 
delle quali Boroolo fondò Boma: colqoal errore va di 
concerto la diffinizione che lo steimo Lix^io dà delP a-- 
silo^ che ftisse stata vetus urbes condentium consiliumi 
che ue^ primi Fondatori delle città, ch^ erano semplici^ 
Don già consiglio, ma fa natura^ che seniva alla Pro^ 
vedenza, 

Quivi si fantasticò la Quarta' Divinità delle Genti 
delle Maggiori^ che fu Apoluo, appreso per Dio della 
Luce Civile i onde gli Eroi si dissero aWttt- chiari - 
da^ Greci, da «Xier • gloria ^^ e si chiamarono incljrti da^ 
Latini, da cluer - splendore d*armi - ed io conseguenza 
da quella luce alia quale Giunone Lucina portava i 
nobili parti, Talehè dopo Urania ( che sopra abbiam 
veduto esser la Musr^ ch'Omero diifinisce ScienjMdel 
bene e del male^ o sia la Divinazióne^ come sa è sopra 
detto, per la quale J pollo è Dio della Sapienza Poe-- 
tica^ o vero della Divinità) qui dovette fantasticarsi 
la seconda delle Muse , ciie dev'' essere stata Clio , la 
quale narra la Storia Eroica; e la prima Stojia sì fatta 
dovette incominciare dalle Genealogie di essi Eroi, sic- 
come la Sagra Storia comincia dalle discendenze dt^ 
Patriarchi. A si fatta Storia àk JpoUo iì principio da 
ciò, che perseguita Dafne ^ donzella vagationda che va 
errando per le selve nella vita nefaiia: e questa coti Ttf* 
juto cbMmplorò degli Dei^ de^ quali bisognavano gli 
auspicj oe'^matriraonj soìennìyformandosi^diventa laurOy 
(pianta che sempre verdeggia nella certa e conosciuta sua 
prole, in Quella stessa signifi<:azione chM Latini ip/iy^f/è'^ 



Digitized by VjOOQIC 



ÙÙ6 Lia&o sEcoaiDO 

dissero i ceppi r delle Famiglie f e la barbane rieotsa 
ci riportò le stesse Jfxisi eroiche^ ove^ dicono alberi le 
discendenze delh medesime^ e i Fondatoci Mkvaxao 
ceppi e pedali^ e le discendenze de^ provena ti dicono 
rami^ ed esse famiglie dicon legnaggiy. cosi i I segaline 
d* Apollo fu propio di Nume^ \\ fuggire di Dafne pro- 
piò di ^^<»ra','n)tf poi sconosciuto il parlare di tal Istoria 
jrei^era) aYTenne clie'1 sv.guire d* Apollo (u d!* impu* 
dìco^ il /uggire di Dafne fo di Diana. Di più) Apolli 
è ffvtello di Diana ; pierchè con le fantan e perenni eb« 
bero Pagio di fondarsi le prime <ìenti sópra àe* monti ^ 
ond^ egli ha la sua sede sopra ìì^monte Parnasoytìoxe 
-abitano le Sfuse che sono V Arti delf Umanità^ (a)^ 
e presso il fante Ippocrene , delle cui acque bevono i 
c/Vm - uccelli canori di qneì canere o cantare die si^ 
fmìAca predire a^ Laliiìi « con gli auspici) d^ un de^quali) 
come si è sópra detto^ Leda concepisce le daer<(H^tf,e 
da uno partorisce Elena , e dair altro Castore e Pol^ 
luce ad un parto. Ed Apollo e Diana sono figlioli di 
Xa^omi- detta da quel kuere^o nascondersi^ onde si disse 
condere.gentes, condere rvgna^ condere urbes^ e par- 
ticolarmente in Italia fu detto Latium - e Latona li 
partorì presso V acgue delle Fontane perenni^ dì^Bh- 
. biamo detto : al cui parto -gli uonfini ^iventaron rd^ 
nocchie^ le quali nelle piogge d^ està nascon daUa Ta^ra^ 
la qual fu detta Madre de^ Giganti , che sono propia- 
mente delia TetTa figlioli: una delle quali ranocchie 
è cfuella che a Dario manda Idantura^ e devon essere 
le tre ranocchie^ e non rospi^ u^'* Arme Reale di Fiun- 
cia^ che poi si cangiarono in Gigli d^oro^ dipinte col 
superlativo del tre che restò ad essi Francesi^ per si- 
gnificare una raìiocchìa grandissima^ cioè un gtxmdis^ 
Simo figliolo, e quindi Signor della Terra: entrambi 
son cacciatori, che con alberi spiantati^ uno de^ quali 

(a) ed etema i nomi óìpgV Impera dori e de* Poeti, incliti per 
pregi d'unni o di lelttfre, ed èntf^ambi corona d'alloroj e presso 
li fonìe, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DEU>A SAPIESWA POETICA 267 

è la classa d^ Ercole^ uccidono ^e/e , prima per difèn^ 
derne sé e le loro famiglie * non essendo lor più léciiO) 
come a vagabondi della vila eslege^ di camparne fug-^ 
gendo - di poi per rtudnrsene essi con le loro famiglie, 
come FirgUìo di tali carni fa cibare gli Eroi; e i Ger- 
mani JìiticM^ al riferire di Tacito^ per ià\ fine con le 
Joro mogli ivano cacciando le fìet'e. Ed è A^kìIIo Diti 
fondatóì-e dellWnianilà, e delle di lei Àni^ che leste 
abbiam detto esser le Muse; le quali ani da^ Latini si 
dicono liberales in significato di Rofri7/,nna delle quali 
è quella di caiHifcare^ onde il Pegaso vola so|ira il 
monte Parnaso^ it qoal è armato d* ali^ perebbe in ra^ 
gione de" Nobili j e nella barbarie ricorsa, perchVssi 
soli polevano armare a cavallo, i Nobili dagli Spagnoli 
se ne dissero Cas^alierì, Essa Umanità ebbe incomin- 
ciamento dalP humar'e^ seppellire; il perchè le sepolture 
fui'ono da noi prese per Terzo Principio di questa 
Seìema: onde gli Ateniesi^ che furono gli umanissimi 
di tutte le nazioni, ai riferire di Crcerane, furon \ primi 
a seppellire i lór morii. Fiualroenle Jpollo è sempre 
g^ìos^ine^ siccome la vila di Dafne sempre veideggia'can* 
giato in lauro ^ perchè Apollo coi /lomi delle prosapie 
Hetyka gli uomini nelle loro famiglie: egli porta la 
chioma in segno di nobiltà ,* e ne restò costume a mol- 
tissime nazioni di portar chioma i Nobili ^ è si legge 
tra le pene de^ Nobili appo i Persiani e gli Americani 
di spiccare uno o più'Cfi/7e/// dalla lor chioma ^ e forse 
ifuindi dissero la Gallio Cornata da* Ilobil^ che fonda- 
rono tal Nazione - come certamente appo tutte Iq nazioni 
agli schiai^i ii rade il capo. 

Ma stando esai Eroi formi dentri circoscritte teri^^ 
ed essendo cresciute in numero )e lor Famiglie.^ né ba- 
stando loro i frutti spontanei della natura^ e temendo 
per averne copia,' d^ uscire da^ confini che si avevano essi 
medesimi circoscritti^ per quelle catene delta Religione^ 
ondici Giganti erano incatenati per sotto i monti; ed 
avendo tk medesima Religione insinualo loro di dar 



Digitized by VjOOQ IC 



26& LIBBO SECONDO 

fuoco alle sehe^ per aver i^ prospelto del cielo, onde 
Tenissero loro gli auspicj y si diedero con molta langia 
dura fatiga a ridurre le terre a coltura^ e semtnanriU 
frumento^ iì quale brustolilo tra li dumeti e spinai ave- 
vano forse osservato utile per lo nutriiuenlo umano: e 
qui con bellissimo naturale necessario trasporto le spi" 
ghe del fnunento chiamarono poma J' oro, portando 
innanzi I^ idea delle poma^ che sotio frutte della natura 
diesi raecogliono Vestà^ alle spighe che pur d'^està si 

' raecogliono dalP Industria. ' . 

Da tal fatiga^ clie fu la più grande e più gloriosa 
di tutte, spiccò altamente il carattere d^ Ercole^ ehm ne 
fa tanta gloria a Giunone^ che coiuaudolla per nutrir 
le Famiglie^ e con altretanto belle y quanto necessarie 
metafore, fantasticaron la terra^ per Taspelto d'^un gran 
Dragone tutto armato di squame e spiiie^ ch^ erano i 
di tei dumeti e spinai; finto alato , perchè j £er/*enì erano 
in ragion degli Eroi; sempì^ vegghiante , cioè sem- 
pre fotta^ che custodiva le poma c^'o/'o negli orti espe^^ 
ridi^ e dair umidore delP acque del Dilui^io fu poi il 
Dragone creduto nascere m ac^ua. Per un altro aspe^o 
fantasticarono un^Idra^ che viene detta da v^«/» - acqua - 
che recisa ne^ suoi capi sempre in altri ripullulassi ; . 
cangiante di tre colori - di nero bruciata, di verde^ in 
erbe, d^oro in mature biade -^ de'quali tre colori ìdiserpe 
ha distinto la spoglia^ e invecchiando le rinovella* Fi- 
nalmente per r aspetto della ferocia ad esser domata fu 
finta un animale fortissimo; onde poi al fortissimo 
degli animali fu dato nome /ione, ch^èM Lione Nemeo^ 
che i Filologi pur voglion essere stato uno sformato 
Serpente; e tutti vomitan fùoco^ che (u il fuococVEr- 
cole diede alle selve. 

Queste furon tre Storie diverse in tre diverse parti 
di Grecia significanti una stessa cosa in sostanza; come 
in altra fu queir altra pur A^ Ercole^ che bambino. uc^ 
cide le serpi in culla., cioè nel tempo deW Eroismo 
bambino; in altra Beìlerojonie uccide il mostro detto 



DigitizedjDy VjOOQIC 



BELLA SAiMESZA VQBJiCA 269 

chnnera^ con la (^oda di serpe^ col petto di capra^ per 
fignificar la terra sehosa^^ e col capo di lione^ che puw 
vomita fiamme: in TVfre è Cadmo ^ cViÀCclde por la 
grati Serpe ^ e ne semina i denti ^ con bella metafora 
chiamando denti della serpe i legni cufvi pia duri^ 
co** quali, innan» di trotarsi V uso del ftrro^ si dovette 
a»af*e la terra: e Cadmo divien esso anco serpe , che 
gli antichi Romani arebbono detto che Cadmo fundvs 
rjcTvs Eé'T^ come alquanto si è spiegato sopra, e sarai 
spiegato molto più appresso, ove vedremo le serpi nel 
capo di Medusa e nella verga di Mercurio aver signi- 
ficato domìnio, di terreni ^ e ne restò itfiUlct da 9ft} 
- serpe --ilelio il terratìco^ che fu por detto decima d*Er^ 
cole : nel qtial senso V indossino Calcante appo Omero 
si legge che la serpe^ la qual si discara gli otto passa^ 
rìni e la madre altresì, inlerpetra la TertxL Tmjana 
ch^ a capo dì ììo^ anni verrebbe in dominio de* Oreci^ 
e i Greci mentre combattono co^ Tiojani, una serpe uc^ 
cisa in aria da un* aquila ^ che cade in mezzo 
alla lor battaglia, prendono per buon augurio in con- 
formità della scienza àtWindovino Calcante* Perciò PiV* 
serpina^ che fu ki stessa che Cerere^ si vede lìc^màimi 
rapita in un carro tratto da serpi , e le setpi si osser- 
vano si spesse nelle medaglie delle greche Republiche. 
Quindi, per lo Dizionario itfento/e-edè c^isa degna di 
riflettervi - li Ea Americani , al canlai*e di Fracastoro 
la sua Sifilide^ furono ritrovati in vece di scettro por- 
tar una spoglia secca di serpi; e i Chinesi caricano 
di un Dragone la lor Arme Reahy e portano un dra- 
gone per insegna delFJmpeno Cistite* che dev'essere 
stato Dragone, eh* agli Ateniesi scrisse le leggi col san* 
gue - e noi sopra dicemmo, tal dragone esser una delle 
serpi della Gorgone, che Perseo inchiovò al suo scudo, 
che fu quello poi di Minerva, Dea degli Ateniesi, col 
cui aspetto insassis^a il popolo riguardante * che tro- 
verassi essere stalo gaoglifico dtWlmperio disile d'Ai- 
tate-: e la Scrittura Sagra in Ezechielh dà al Re di 



Digitized by VjOOQIC 



270 usuo SECO?! DO 

Egiiio il ùtolo eli Gran, Dragone^ che giaccio mezzo 
a^suoi fiumi, appunto come sopra si è detto i dragoni 
nascer in acquaie T/cf/AaTer dall'acqua preso tal nome: 
Vlmperador del Giappone iie ha fatto un Ordinerai 
Cn^alleiì , che portano per divisa un Dragone (a)^ e 
de' tempi, barbari ritornati narrano le Storie che per la 
sua gran nobiltà Fu chia4nata al Ducalo di Melano la 
Casa Visconti^ la quale carica lo scudo if uno Dra^ 
gonc che divora un Janciullcr" ch'è appunto il Pitone 
il quale dÌTora.va gli uomini greci, e (ó ucciso da Apollo^ 
eh* abbiamo ritrovalo Dio della Nobiltà: nella qual Im- 
presa dee X^x maraviglia Y uniformità del pensar eroica 
degli uomini di questa barbarie seconda' con quella 
deglk antichissimi della prima. Questi adunque, devota 
essere i due Dragoni alati che, sostengono la collana 
delle pietre focaj e ch'accesero il /fioco che esai vofni^ 
tano^ e sono due tenenti del Toson d^oro^ chie 'I Chi- 
Jlttio - il quale scrisse r/f^ona di quell^insigne Ordine-' 
non potè intendere; onde il.P/e//*a Santa confessarla* 
serue oscura P Istpria' Come in altre parti di Grecia 
fu Ercole ch^ uccise le serpilli lione^ l'/rf/Ta,il dragone ^ 
in altra Bdlerofonte ch'ammazzò la chimera ^ cosi in 
altra fu Bacco ch'addimestica tigrì^ che dovetter esser 
le terre vestite così di varj colori , come le iigri ban 
la pelle; e passonne poi il nome di tigri agli ammali 
di tal fortissiu^a spezie : perchè aver Bacco dome le ti- 
gri col vino è mi' istoria fisica^ che nulla apparteneva 
a sapersi dagli Eroi contadini ch'avevano da fondare 
le Nazioni: oltre che non mai Bacco ci. fu narrato an* 
ilar in Africa o in Ircania a domarle, in que'temin 
ne' quali, come dimoslre,remo nella Geografa Poetica^ 
non potevano saper i Greci se nel mondo fusse 1'//- 
vania^ e molto meno V Africa^ nonché tigri nelle sei ve 
d* Ircania o he' deserti dell'Africa. 
Dì più, le spighe del (lumento dissero poma d'oro^ 

i^a) (e (|U«iio dev'essere lo Cncfo u drsigoii «latu (leciti t^^i^ì)* 



Digitized by VjOOQIC 



BELLA SAPI62IZA POETICA 871 

«^be do feti' essere il primo oro del mondo nel tempo 
elle 1^ oro metallo era in j&o//e, né se ne sapeva ancor < 
V arte di ridurlo purgato in massa^ nonché di dargli 
lustro e splendore^ né quando si beveva V acqua dalle 
fontane (a), se ne |K>teva punto pregiare Vuso:" il quale poi 
dalla somiglianza del colore e sommo pregio di cotal 
cibo in que^ tempi per trasporto fu detto oro^ onde do^ 
vette Plauto dire thesaurum auri^ per distinguerlo dal 
granalo -^ perchè certamente Giobbe tra le grandette ^ 
dalle quali era caduiOy novera quello, ch^ esso man^iai'a 
pan di frumento^ siccome ne* contadi delle nostre pia 
rimote provincie si ha, a luogo di quello che sono nelle 
città le pozioni gemmate^ gli ammalati cibarsi di pan 
di grano , e si dice, V infermo si ciba di pan di grano^ 
per significare, lui essere nelP ultimo di sua vita. Ap- 
presso, spiegando più V idea di tal pregio e carezza, do- 
vettero dire d*o/*o le belle lane: onde appo Omero si 
lamenta Jtreo che Tieste gli abbia \e pecore d*otv ru^ 
bato; e gli argonauti rubarono il vello d* oro da Ponto. 
Perciò lo stesso Omero appena i suoi Re o 'Eroi col per- 
petuo aggiunto di mXvfuliXiic, - ch^interpetrano ricchi di 
greggi '^Siccome dagli antichi Latini con tal uniformità 
d' idee il patritnonio si disse /Tecuma^ elfi Latini Gratn* 
malici vogliono esser detta a pecude ; come, appo i Ger^ 
mani Antichi^ al narrare di Tacito^ le greggi e gli armenti 
solae et gratissimae opes sunt: il qual costume, deve es« 
ler lo slesso degli antichi Romani, da^quaiì il patrimonio 
si ilieeva pecunia, come Pattesta la Legge delle XII Ta^ 
%^ole al capo de"* Testamenti^ e f^f Xov significa e pomo 
e pecora ai Greci , i quali forse anche T aspetto di prege- 
vole .frutto dissero fUU - il miele - e gP Italiani dicono 
meli esse poma. Talché queste del^'u/nen/odevon es- 
sere state le poma d* oro , le quali prima di tutt^ altri 
Ercole riporta^ o vero raccoglie da Esperia; e V Ercole 
Gallico con te catene di quesC oroyte quali gli^scon 

(n) si beveva l'«rfjue allt* foulane vive, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



ftj2 LIBRO S£C05Pq 

flt hocca^ incatena gli uomini per gli orécchi^ come 
appresso si troverà essei* uir/r/o/iad^ intorno alla ca/£i- 
^aziòh4 de^ campì. Quindi Ercole restò Nimie propizio 
a ritrovare teseti^ de'' quali era Dio Dite^ cb^ò il noe- 
desiino ciie Plato fie^ il quale rapisce neir Inferno Pro- 
serpi nùy che troverasst la. stossa che Cérei-e, cìoèiì/ìu" 
mento; e la porta neìV Inferno narratoci d^^ Poe/i * appo 
ì quali il primo (ìk doVera Stige^ ì\ secondo doVe-* 
rano i seppelliti^ il terzo il profondo de^ ^oZcA/ , come 
a suo luogo si mostrerà^ dal qual Dio Dite son detti 
dites i ricchi, e ricchi etjxìi i nobili, chiappo gli Spa-^ 
gnóli Sì dicono ricos hombres^ ed appo i nostri anticn* 
mente si dissero benestanti; ed appo i Latini si disse 
ditio quella che noi diciamo Signoria ffuno Stato^ per-f» 
che i campi colti fanno la vera ricchezza agli Stati ^ onde 
tla^ medesimi Lfttini si disse ager il distretto d^ una $1^ 
gnoria, ed ager propiainente è la terra che a/Yi£#'o agi-' 
tur. Così dev^ esser vero oheU Nilo fu^ detto xi^^^é^ ~ 
scorrente oro - perchè allaga i larghi campi d^ Egitto 
dalle cui inonda»oni.vi pjroviene la gran abbondanza 
delle raccolte :cos)t^u/m^*orodelli il Pattftlo^iì Gange^ 
YIdaspe , il J\xgo , perchè fecondano le campagne di 
Iliade (a). Di queste poma d* oro certamente Firgilio^ 
dottissimo deireroiche Antichità, portando Innanzi il tras* 
porto, fece il ramo d*oro che porta Enea neWInfernaip)^ 
la qual Pascola qui appresso , ove sarè^ suo più pieno 
luogo, si spiegherà. Del rimanente l'oro, metallo non 

{a) di fruinenlo^i quali cerlainentc uon portano bionde l'areue» 
e motto meno le ac^ue. 

(b) per vedervi i suoi maggiori e la sur posterità^ dr che bmi 
lieitu laiile ciance erudite i Mitologi: perché il forati Poelif né* 
primi sti libri caala V Eroe politico, e negli resUmli sei dà in idea 
VlCroe delle gnenx: egli Emi Politici, de'quidi ora noi ragio- 
niamo» postati in cerfe terre, che seppellivano i loro morti, e rf- 
dusscro la grande /i/iAfcer 50 W a <:ottura, ebbero certe le loro ori* 
i;ini e le \or discendenze : appresso vedremo che^I primo Inforno 
de'^Poeti furono i sepolcri, e di poi i fondi delle terre arate, ove 
M sf(»|)ellisce il frumento. -^ l\>rchè qucit^ ore poetico, ec\ 
(Segue alia pag, seg. ' ). 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SàPIE7(ZA POETICA 373 

si ùnn« n^ tempi eroici in maggior pregio 4el ferw^ : 
come Ttarco^ re di Etiopia^ agli aiubasciadori di Cani- 
bise^ I quali gli avevano presentato di parte del loro Re 
molti vasi d*oro^ rispose, non rìcpnoseerne esso alcon 
nson e molto meno necessità; e ne fece un rifiuto na- 
turaìmente magnanimo - zfputdo come degli Antichi 
Germani , ch^ in tali tempi si trovarono essere questi 
antichissimi Eroi^ i quali ora stiani ragionando. Tacito 
narra : est videre apud illos argentea vasa Legatis et 
Principibus eornm muneri data^ non alia vilitate quam 
guae humo ^nguntur -: perciò appo Omero neìVJr- 
marie degli Eroi si con^rvano con indifferenza armi 
d^oro e di/env^ perebò il primo mondo dovette. ab- 
bondare di sì fette miniere, siccome fu ritrovata nei suo 
scoprimento VJmerica^ e che poi dalP umana avarizia 
lusserò esauste. Da tultò lo che esce questo gran Cor 
rollano^ che la disnsione delle quattro Età del mondo^ 
cioè d'o/o, S^ argento^ di rame e Axferro^ è ritrovato de' 
Poeti de* tempi bassi: * perchè quest'o/*o poetico^ che fu 
lì frumento^ diede appo i primi Greci il no/ne air£(à 
deirOro^ la cui innocenza fu la somma selvatichezza 
de' Polifemi^ ne' quali riconosce i primi Padri dijàmi" 
glia ( come altre volte si è sopra detto ) Platone , che 
si stavano tutti divbi e soli pier le loro grotte eoa le 
loro mogli e figlioli^ nulla impacciandosi gli uni delle 
cose degli altri, come appo Omero raccontava Polifemo 
ad Ulisse. 

In confermazione di lutto ciò che finora dell'oro poe- 
tico si è qui dglfo, giova arrecare due costumi, che 
ancor si celebrano, de' quali non si possono spiegar le 
cagioni , se non sopra questi Principj. Il primo è del 
pomo d^oro\ che si pone in mano agli Be tra le jo- 
ìennìtà delia lor coronazione ^ il quale dev'esser lo 
stesso che nelle lor Imprese sostengono in cima alle 
loro corone reali: il qual costume non può altronde 
aver l'origine, che dalie poma d*oro^ che diciamo qui, 
àeì frumento; che anco qui si troveranno essere stalo 
Vico. Opere ^ Voi. V. i8 



Digitized by VjOOQ IC 



274 LIBAU SPCQMDO 

geroglifico del dominio cb^aTevaoo gli Eroi delle ter-- 
rey che forse i Sacerdoti Egizj significarono col pomo^ 
se non è ìwì^o^ in bocca del loro Cne/o^ del quale ap- 
presso ragionerassi : e che tal geroglifico ci sia stato 
portato da^ Barbari , i quali invasero tutte le nazioni 
soggette all' Imperio Boniano. L^ altro costume è delle 
monete d^orOy che tra le solennità delle loro nozte li 
Be donano alle loro Spose Regine f che devoiio ve* 
nire^da quest^ oro poetico del frumento y che qui di«* 
cianio : tanto ch^esse monete d^oro significano appunto 
le nozze eroiche che celebrarono gli Antichi. Romani 
coemptione et faire^ in conformità degli Eroi^ che rac« 
conti Ornerò^ che' con le doti essi compera^an le mo- 
gli ^ in una pioggia del quel oro dovette cangiarsi 
Giove con Danae^ chiusa in una torre^ che dovett^es* 
ser il granajoy per significare ^abbondanza di questa 
solennità^ con che si confà a maraviglia V espression 
ebrea - e| dbundantia in turribus tuis - e ne fermano 
tal congettura i Britanni Antichi^ appo i quali gli Sposi 
per solennità delle nozze alle Spose regala\^ano le 
Focacce. 

Al nascere di queste cose umane nelle greche Fan- 
tasie si destarono f/^ alP'e Deitadi delle. Genli Mag^ 
glori con quest'ordine d^ idee corrkpondente al^ordine 
d^ esse cose : prima Yumano , appresso Satcbho, detto 
a satiSy da^ seminati - onde VEtà di Saturno de* Latini 
risponde aìVEtà delVOro de^ Greci -^ e hi terso luogo 
fu CiBBLB o BBRBcnrru la terra colta i e perciò si pinge 
assisa soptxL un lione , eh' è la terra selvosa , che ri- 
dussero a coltura gli Eroi, come si è sopra spiegato: 
detta gran Uadre degli Dei^ e JKcKf/:e detta ancor de' 
Giganti^ che propiamenie così furon detti nel senso di 
figlioli della Terixi , come sopra si è ragionato : talché 
è Madre degli Dei ^ cioè de^ Giganti ^ che nel tempo ^ 
delle prime città s'^anvgarono il nome di Dei^ come 
pur sopra si è detto: e Tè consegrato il pino ^ segno 
delia stabililà^ oadé gli Autoii de^ popoli ^, stando fermi 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA NOETICA 275 

nelle piime terre , fondarono le città , Dea delle quali 
i Cibele. Fu ella detta Vesta, Dna delle Disvine Ceri-' 
manie appresso i Romani: perchè le terre in tal tempo 
arate furono le prime Are del mondo (come vedremo 
nella Geografia Poetica)^ dove la Dea Festa confiau 
Religione armata guardava il fuoco , e M farro ^ che 
fu il frumento degli Antichi Romani : onde appo gli 
stessi si celebrarono le nozze aqud et igm\ e col farro ^ 
che si chiamavano nuptiat conjarreatae^ che restarono 
poi a' soli lor Sacerdoti j perchè le prime Famiglie 
erano stale tutte di Sacerdoti^ come si sono ritrovali 
i Regni rfc' Bonzi nell? Indie Orientali : e Yacqua e '1 
fuoco e '1 farro furono gli elementi , delle Disnne Ce- 
rimonie Romane, Sopra queste prime terre Festa, sa- 
grijicava a Gio\fe gli empj deW infame Comunione^ i 
quali violavano i primi altari , che abbiam sopra detto 
esser i primi campi del grano ^ come appresso si spie^ 
gherà: che furono le prime ostie^ le prime vittime delle 
gentilesche Beligioni^ detti Saturni hostiae^ come si è 
osservalo sopra, da Plauto i detti victimae a victis dal^ 
V esser deboli^, perchè soli^ ch^ in tal sentiiiiento di de- 
bole è pur rimasto a^ Latini victus ^ e detti hostes^ per* 
che furou tali empj con giusta idea riputati nimici di 
tutto il Gener Umano: e restonne a^ Romani eletti/- 
tìme e Vostìe impastarsi e la fronte e le corna di farro. 
Da lai Dea Festa i medesimi Romani dissero Fergini 
Festali quelle che guardavano il Fuoco Eterno , il quale 
ae per mala sorte spegnevasi , si doveva riaccender dal 
Sele^ perchè dal 5o/e, come vedremo appresso, P/'ome*- 
t€o rubò il primo fuoco y e portollo in te/va tra' Gre* 
ci^ dal quale appiccato alle selve incominciaron a col* 
iìs^ar i terreni: e perciò Festa è la Dea delle Disvine 
Cerimonie a' Romani j perchè il primo colere , che 
nacque nel mondo della Gentilità , fu il coltis^are Ja 
teìTa , e '1 primo culto fu ergere sì fatti altari^ accen- 
dervi tal primo fuoco ^ e farvi sopra sagrificj ^ come 
leste si è dello, degli uomini empj. 



Digitized by VjOOQ IC 



276 IflBRp SfiC^XPO 

Tal e la guisa con la quale si posero e si custodi- 
rono i termini ai campi : la qual Dmsìone * come ci 
è narrala troppo generalmente da Ermoffeniano^ giure- 
consulto , che si è imaginata fatta per deliberata con- 
venzione degli uomini j e riuscita con tanta giustizia^ 
ed osservala con allretanlo di buona fede , in tempi 
elle non vi era smcora forza publica d'armi, e in con-* 
seguenza ninno Imperio Civile di leggi • non può af* 
fallo intendersi, che con Tessere slata falla tra uo/Timì 
sommamente feri ed osservanti d^una qualche spaven- 
tosa Religione^ che gli avesse fet^mi e cÌ9toscritti en- 
tro di certe terre \ e con qneste sanguinose cerùnonit 
avessero consagrato le prime muru che pur i Filologi 
dicono essere state descrìtte da^ Fondatori delle città 
con Varatro^ la cui curvatura per le Origini delle 
Lingue , che si sono sopra scoverle , dovette dirsr da 
prima urbSj onà* è Tanlico urbum^ che vuol dire cor* 
vo^ dalla quale stessa origine forse è orbis : talché da 
prima orbis tenne dovelt^ essere ogni ricinto sì fatto, 
cosi basso^ che Remo passò con un salto, e vi fu uc* 
ciso da Romolo} e gli Storici Latini narrano aver con» 
segi^ato col suo sangue le prime mura di Roma: tal* 
che tal ricinto dovelt^ essere una siepe^ ed appo i Greci 
^^ significa serpe (^) nel suo significato eroico di terra 
cólta: dalla quale origine deve yenir detto munire viam^ 
lo che si fa con afforzare le siepi a^ campi ^ onde le mura 
fion delle moenia^ quasi munta ^ come munire certa- 
mente re&iò per fortificare: tali siepi dovetter esser 
piantate di quelle piante ch^ i Latini dissero sagmina, 
cioè di sanginélli^ sambuci^ che fin oggi ne ri tengono 
e Vuso e^l nome (a)^ e si conservò tal joce sagmìna 
per significar Verbe di che si adorpavan gli altari : e 
dovettero cosi dirsi dal sangue degli ammazzati che , 
come RemOy trascese Tavessero : di che venne la santità 

C) Vedi voK IV, p. 339 noti. 

{a) (« di quella che pur daglMtaliani si dice ^^^^ santa ) 



Digitized by'vjOO^lC 



DCLLi SAPIBVZA l>0&TtCA ' t77 

mlle mura^ conte si è detto, ed agli Jratdi altresì che, 
come Tedremo appresso, si coronavano di si fatl^ erbe ; 
come certamente gli antichi Jmhascìadorl Romani il 
facevano con quelle còlte dalla ròcca del Campidoglio^ 
e finalmente alle Leggi ch^essi Araldi portavano o della 
guerra o *deUa pace : ond^ è delta sanctio quella parte 
della legge cliMmpon la pena a^ di lei trasgressori. E 
quindi comincia quello che noi proviamo io quest^O^^ 
pera, che ^1 Diritto Naturai delie Genti fu dalla Dii^ina 
Proi^edenza ordinato tra' popoli prii^atamente^ il quale 
nel conoscersi tra di loro riconobbero esser loro co- 
mune : che perchè gli Araldi Romani ccnsagrati con 
sì fatte erbe fussero inviolati tra gli altri popoli del 
Lazio , è necessario che quelli, senza saper nulla di que- 
sti, celebrassero Io stesso costume. 

Così i Padri di famiglia apparecchiarono la sassi^ 
stenui alle loro Famiglie Eroiche con la Religione^ la 
qual esse con la Religione si dovessero conservare; onde 
fu perpetuo costume de' Nobili d'esser religiosi , come 
osserva Giulio Scaligero nelìSL Poetica- talché dee es- 
ser un gran segno che vada a Jinire una Nazione ove 
i Nobili disprezzano la loro Religione natia (a). 

Si è comunemente opinato e da' Filologi e da' Filo* 
soji che* le Famiglie nello 5to/o che dicesi ift JVa/iim 
sieno state non d' altri che di Figlioli , quando elleno 
furono Famiglie anco de' Famoli , da' quali principal- 
mente furon dette Famiglie : onde sopra tal manca 
Iconomica stabilirono una falsa Politica y come si è 
sopra accennato , e pienamente appresso si mostrerà. 
Però noi da questa parte de* famoli^ clfè propia della 
Dottrina Iconomica^ incominceremo qui della Politica 
a ragionare. 

(a) e 'il questi |>ritici|)j doveva dar jéristoiile, ed nitri c*haijnv> 
.si-ntlo rIelU Oottniia Iconomica s che per la innncanza dì questa- 
Mcienza essi non paterorit) vedere per la parte *W figlioli^ e mol- 
lo meno per Paltra i\vP famoli ^ perch'^ tutti i Filosofi ingannali 
da' FiVo/c/^t siimatoiio \v fami^Ue ì\A\o slato di Naturu essere 
stalr di soli figlioli. 



Digitized by VjOOQ IC 



278 Limio SECONDO 



DtUe. Famiglie de'FamoH innanzi delle Città, senta le qtiaìi 
non potevano afflitto nascere te Città (i). 

Perchè finalmente a capo di lunga età de^ giganti 
empj rimasti nélVinfame Comunione delle cose e deUe 
donne^ nelle risse eh' essa Comunion produces^a , co- 
me ì Giureconsulti pur dicono, gK scempi di Grodo^ 

(%) Nel Diritto Univenate sono minalanicnte dpscrttll gli asili 
d« forti, le |irotpiiom rroiclir, l#» clìpnlele, il feudAlismo, r liirio 
?nf •'^"*^** **' misorie dir necessitò gU ordini della citlà eroica 
{Opere JII, 83, 363 e «eg.) : quest' cuoca insieme col paragone Ira 
le clientèle della prima barbarie e i ^udi dell'ultima {lui, &i. ir>5. 
^P» 4o3), gii nprodoita nella Prima Scienza Nuova {Opere IV, 
95-90, 100), viene ora rìasAUiila per tessere la continuazione del- 
1 Iconomica estesa sulle clietitrle. — Colla protezione e coli' at^lo 
accordalo ai deboli fu nota la prima magnanimità eroica ( Li, 
P?o« V9) > 8*» infelici salvali formarono una seconda società , obe- 
diente alla famiglia eroica; e cosi come nella famiglia adunata dal 
terrore religioso erasi abbozzata la prima nobiltà (p. 49* 5i), ne' 
rifuggiti, raccolti intorno alla famiglia dalla materiale necessità della 
sussistenza, fu abbozzalo il primo volgo, — Per la protezione con» 
*,®fj •.^^ho** "^* campi coltivati cominciò a spargersi la fama 
de forti (III, 373 n.; IV, aio); gli altri rimaj^ti nelle selve si af- 
frMIarono a racroglicrsi intorno alle famiglie stanziate (III, 371), 
e da per tutto successero le clientele alla comunione primitiva (379^ 
•» Sono clienti que' socj o comp.igni degli eroi si maiirattali nelle 
tradizioni favolose deiranticliilài *<.no citeive di clienti senza nome, 
raccolti sotto la persona civile d'un padre, quegli croi dell'antichità 
che, come Orazio Coclite, combattono colla fòrza di un intero e- 
*m*wi^^^** IV, aa3). Sulle clientele sorsero feudi nel medioevo 
<IIi, 3fti j'I V, 101); le clientele furono le prime colonie mediterranee 
e marilime conosciute dalla storia (111,3 i7-3aoi IV, 1 So)? sulle clicn- 
Icle raccolte all'asilo di Cadmo, di Teseo, di Romolo sorsero Tebe, A- 
tcne, Roma (III, 373, 459-464)- — La slorìa di qoest' epoca è Msrilta 
nella mitologia di Marte <III, 364,409; IV,a6a)j é illustrala dalla 
storia deirarme primitiva, che fu I' asta aguzzata col fuoco (III, 
365); 1 luoghi dove si compi furono i campi primitivi che rima» 
scro dipìnti sol blasone e sugli scudi (III, 349; IV, 307). — Sim- 
bolo della prima ammirazione per la nobiltà fu Venere, Dea della 
bellezza civile (III, 409; IV, a65.a66), a cui furono contraposti i 
mostri civili nati digli eroi e dalle plebi (III, a98; IV, 177, a65), 
e la Venere plebea indicante i congiungimenti del volgo, senza so- 
Icnnilà, senza conseguenze civili (IH, 453; IV, a8a). La differenza 
tra la Venere nuda e la pudica, Ira il connubio solenne e il ma- 
tnnionio bestiale, si ritrova anche nella distinzione tra i patti nudi 
e le stipulazioni , tra i contratti solenni e quelli stabiliti senza 
solennilà (III, 74, 354). ^ 



Digitized by VjOOQ IC 



BELLA SAflEHZl fOETICA 279 

gli abbandonati di Pufendorfio per salvarsi da' violenti 
di Obbes^ come le fiere cacciate da intensissimo freddo 
Tanno talor a 8a4Tarsi dentro zi luoghi abitati^ ricorsero 
alle jire de" Fòrti e quivi questi feroci , perchè già uniti 
in società di Famiglie , uccides^ano i violenti cV ave* 
vano violato le loro (a) terre, e ricevevano in pj*ot€* 
zione i miVari da esBolor rifuggiti: ed oXiveV Ei*oisnw 
di Natura d^ esser nati da Giove, 6 sia generati con 
gli auspicj di Giove {b) , spiccò principalmente in essi 
V Eroismo della Firtùi nel quale sopra tutti gli altri 
popoli della terra fu eccellente il Romano^ in usarne 
appunto queste due pratiche, 

Parctrt suhfeetis, et debtUare mpcròos. 

E qui si offre cosa degna di riflessione, per intendere, 
quanto gli uomini dello stato ferino fossero statiy«'/'oci 
ed indomiti dalla loro libeìtà bestiale a venire alPu- 
mana società - che per venir i primi alia prima di tut- 
te, che fu quella de^ matiimonj^ v^ abbisognarono, per 
farlivi entrare, i pugnentissimi stimoli della libidine be- 
stiale^ e per tenerlivi dentro, v'^abbisognarono i fortissi- 
mi freni di spaventose Beligioni , come sopra si è dinio* 
s trato , da che provennero i matrimonj^ i quali furono 
la prima amicizia che nacque al mondo: onde Omero^ 
per significare che Gioye e Giunone giacquero insieme, 
dice con eròica gravità che tra loro celebrarono Va- 
micizia^ detta da^ Greci ftXio, dalla stessa origine ond^è 
fi\iwamo^\ e dond^è d»^ Latini detto filius, efAcòc 
a^ Greci Joni è Vamico ; e quindi a* Gieci con la mu- 
tazione d^una lettera vicina di suono è f vM * la tribù -; 
onde ancora vedemmo sopra stemn%ata essere stati delti 
ìfili genealogici^ che da^ Giuteconsulti sono chiamati 
lineae. Da questa natura di cose umane restò questa 
terna propietà ^ che la vera amicizia naturale egli è^l 



{a) arate 

(b) n d*etser^gfi6h degli Dei J^fnni , 



Digitized by VjOOQIC 



280 LIBHO SCCO?IDO 

matrimonio ; nella quale naturalmente si conianicano 
tutti e tre i fni de beiit\ cioè Vonesio, Vutile e 'J A'- 
ìettevoìe; onde il marito e la moglie corrono per na- 
tura la stessa sorte in tutte le prosperità e avversila 
della vita^ appnnto come per elezione è quello -ami* 
Corum omnia sunt convnunia - per lo che da Mode- 
siino fu il matrimonio difiinito omnis vitae cpnsor^ 
tium. T secondi, non vennero a questa seconda^ ch\*l)be 
per una certa eccellenza il nome di società^ come quindi 
a poco farem conoscere, che per Tultioie necessità della 
vita. Ov"^ è degno pur di riflessione che, perchè ì primi 
vennero M'Umana Società spinti dalla Religione e da 
naturai istinto di propagare la generazione degli no- 
mini , r una pia ^ Paltra pi opiamente detta gentil ca- 
gione , diedero principio ad un"^ amicizia nobile e si^ 
gnorile ; e perchè i secondi vi vennero per necessità^ 
di Sahare la tnta^ diedero principio alla società^ che 
propiamente si dice, per comunicare prìncipalmeute 
Vutilità^ e ^n conseguenza vile e servile. Perdo laliri- 
fuggiti furono dagli Eroi ricevuti con la giusta legge 
di protezione , onde sostentassero la naturale lor vi-- 
ta , con Tobligo di servir essi da giotualieri agli Eroi. 
Qui dalla Fama di essi Eroi , che princìpalmeule s'ac- 
quista con praticar le due parti , che testé dicemmo 
usare VEroìsmo della virtà^ e da tal mondano romo- 
re- eh' è la «>ioc, o gloria de^ Greci ^ che vien detta 
Fama d!* Latini^ come f^fui pur si dice da' Greci -i ri- 
fuggiti s'appellarono Famoli^ da' quali principalmente 
si dissero le Famiglie: dalla qual Fama certamente la 
Sagra Storia^ narrando de' giganti che furon innanzi 
il Diluvio , li diffinisce viros famosos; appunto come 
Firgilio ne descrisse la Fama starsi assisa sopra di 
nn'd/to Torre^ che sono le terre poste in alto de' For- 
ti \ che mette il capo entro il Cielo^ la cui altezza co- 
minciò dalle cime de' monti ; alata , perch' era in ra- 
gion degli Eroi : onde nel campo posto a Troja la Fama 
vola per mezzo alle schiere de' greci eroi, non per mez- 



Digitized by^VjOOQlC 



DELL! SiriERZl POETICA fiSl 

WiO Hìe calevve de"* lor pkbei \ con la tromba , la qual 
dee essere la tivmba di Clio , di' è la Storia Eroica , 
celebra i nomi grandi ^ quanto lo furono di Fondatori 
di Nazioni (1). Or in si fatte famiglie innanzi delie Città 
vivendo i Famoli in condizione di schias^i^ che furono 
gli abbozzi degli schiavi che poi si fecero nelle guer* 
re^ che nacquero dopo delle Città - che sono quelli che 
^a*^ Latini delti furono vernae^ da^ quali provennero le 
Ungile de' medesimi dette vernacuiae , come sopra si 
è ragionalo *: \ Jiglioìi degli Eroi^ per distinguersi da 
quelli de^ Famoli , si dissero liberi^ dsì* quali in fatti non 
M distiuguevano punto ^ come de^ Germani Jntichi^ i 
quali ci danno ad intendere lo stesso costume di tutti 
i primi popoli barbari, Tacito narra che dominum ac 
sers^um nullis edttcationis deliciis dignoscas^ come 
certamente ira* Romani antichi ebbero i Padri delle 
Famiglie unz potestà sovrana sopra la vita e la morte 
de'' lor figlioli , ed nn dominio dispotico sopra gli ac^ 
quisti : onde in fin a^ romani piincipi i figlioli dagli 
schiavi di nulla si distinguevano ne* peculj\ Ma cotal 
voce liberi significò da prima anco nobili ^ onàe artes 
liberales sono arii nòbili^ e liberalis restò a signifi- 
care gentile^ e liberalitas geniilez,za^ dalla stessa an- 
tica origine ) onde genies erano state dette le case no- 
bili da' Latini ^ perchè, come vedremo appresso, le prì^ 
me genti si composero di soli Nobili^ e i soli Nobili 
furono Ubèri nelle prime Città. Altronde i Famoli fu- 
ròn detti clientes^ e da prima cluenles^ dalPantico verbo 
clùere^ risplendere di luce d'armi -, il quale splendore 
fa detto c/ae/-, perchè rifulgevano con lo splendore del- 
l'armi eh' usavano i lor Eroi - che dalla stessa origine 
si dissero da prima inclutì^ e da poi inclyti -, altrimenti 
non erano ravvisati, come se non fusser tra gli uomi- 
ni, com' appresso sì spiegherà. E qui ebbero principio 
le clientele e i primi dirQzzamenti de' Feudi, de' quali 

(i) VcUi Op€t^ \\\f 39'ij n. : F^ma» myihologia* 



Digitized by VjOOQIC 



aSS LIBRO SBCOerDO 

abbiamo aioUo appresso da ragionare^ delle quali cliert- 
tele e clienti si leggono sulla Storia Antica sparse tutte 
le Nazioni ^ come Delle Degnità sta proposto. Ma Ta- 
cidide narra che nelP Egitto anco a^ suoi tempi le cfi- 
nastie di Tane erano tutte divise tra^ Padri di fami- 
glie^ Principi Pastori di Famigne sì fatte*, ed Omeì'ù 
quanti Eroi canta , tanti chiama He, e li diffinisce Pa-^ 
ston de* popoli; che dovetter esser hmanzi di venire 
i pastorì de* greggi^ come appresso dimostreremo: tut- 
tavia in J^ahia^ com^ erano stati in Egitto^ or ne sono 
in gran numero \ e neir Indie Occidentali si trovò la 
maggior parte in tale siato di natuìn go^ej^arsi per 
Famiglie ai fatte, affollate di tanto numero di schia^i^ 
che diede da pensare air imperador Carlo V re delle 
Spagne di porvi modo e misura : e con una di queste 
Famiglie dovette Abramo far guerre co^ Re gentili ^ i 
cui seìvi ,' co^ quali le fece , troppo al nostro proposito 
Dotti di Lingua Santa traducono vernacalos ^ come 
poc^ anzi vernai si sono da noi spiegati. 

Sul nascere di queste cose incominciò con verità il 
famoso Nodo Erculeo^ col quale i clienti si dissero nexi^ 
annodati alle terre che dovevano coltivare per gVIncliti; 
che passò poi in un nodo finto , come vedremo nella 
Legge delle XII Tui^ole^ ohe dava la forma alla man- 
cipauone civile^ che solennizzava tutti gli atti legitimi 
de^ Romani. Ora, perchè non si può intendere spezie ed 
società né più ristretta per parte di chi ha copia di 
beni, né per chi ne ha bisogno più necessaria ^ quivi 
dovettero incominciare i primi socj nel inondo^ che, 
come r arvisamn^o nelle Degnità , fiiron i socj degli 
Eroi^ ricevuti per la vita, come quelli ch^ avevano ar- 
resa alla discrezion degli Efvi la lor vita: onde ad 
Àntinoo , il Capo de^ suoi socj , per una parola^ quan- 
tunque dettagli a buon fine, ^perchè non gli va alPu- 
more, Ulisse vuol mozzare la testa, e '1 pio Enea uc^ 
cide II socio Misenoy che gli bisognava per far un sa- 
grifizio ^ di eh* pure ci fu serbata una Volgare Tradii 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAIUENZA : POETICA MI 

zìone. Bla Virgilio, perchè nella mansuetodioe del po«» 
poia romano era troppo crudo ad udirsi di Bnea^ ch^esso 
celebra, per la />»«/à, il saggio poeta finge che ucciso fu * 
da Tritone^ perchè avesse osalo con quello contendere 
in sQon di tromba^ ma nello stesso tempo ne dà troppo 
aperti molivi d* intenderlo, narrando la /no/*te di Mtsenò 
tra le solennità prescritte dalla Sibilla 4id Enea } delle 
quali una era^ che gli bisognava innansi seppellire Mi-' 
smo^ per. poter poi discendere nelP inferno^ e aperta- 
mente dice che la Sibilla gUene leiveTa predetto la morte. 
Talché questi erano socj delle sóìefatighey ma non già 
degli acquisti^ e molto meno della gloria ^ della quale 
rifulgevano solamente gli Eroi, che se ne dicevano «ìdrM 
- ^ero chiarì dk^ Greci, ed inclyti da^ Latini -quali re- 
starono le Provincie dette socie de* Romani: ed Esopo 
se ne lamenta nella Favola della Società Leonina^ come 
si è sopra detto. Perchè certamente degli AnticfU Ger- 
mani^ i quali ci permettono fare una necessaria conget-» 
tura di tutti gli altri popoli barbari. Tacito narra che 
di tali Jamoli o cltenti o vassalli quello - suum Prìn- 
cipetn dejendere et tueriy sua quoque Jbttia facta glo^ 
riae ejus adsignare^ praecipuum juramentum est^ ch^è 
una delle propietà più risentile de^nostti Feudi. Equindi, 
e non altronde, dee essere provenuto che sotto la /^e;*- 
sona o capo che, come vedremo appresso, significarono 
la stessa cosa che Maschera^ e sotto it nome ch^ora si 
direbbe insegna d^ un padre di famiglia romano , si 
contenevano in ragione iuiCì^glioli e tulli gli schiavi; 
e ne restò a'Boniani dirsi clypea ì mezzi busti che rap<- 
presentavano Vimagini degli Antenati riposte ik^tondi 
incavati dentro i pareti de^ lor cortili^ e con troppa ac- 
concezsa alle cose, che qui si dicono deìVOrigini delle 
Medaglie^ dalla Rovella Architettura si dicono Meda- 
gUoni. Talché dovette con verità dirsi neP Tempi Eroici 
tosi de' Greci^ qual Omero il racconta, Jjace torre d€ 
Greci^ che solo combatte .con intiere battaglie Trojane ; 
come de' Latini^ eli Orazio solo sul ponte sostiene un 



Digitized by VjOOQIC 



984 Lwao $£COMiw 

esèrcito di Toscani i cioè Jjace , Orazio co' lor vas* 
salii : appunto come nella Storia barbara ritornata, qua* 
ranta Normanni Eroi^ i qpuUi ritornavano da Tenu 
Santay discacciano un esercito di Saraceni che tene- 
vano assediato Salerno. Onde bisogna dire che da que- 
ste prime antichissime protezioni^ le quali gli Eroi pre* 
sero ie'* rifuggiti alle loro terre, doTettero incominciar 
i Feudi nel mondo, prima rustici personali^ per ii quali 
tali vassalli debbon essere stati i primi vades^ ch>rano 
obligati nella persona a seguir i loro Eroi^ ove li me- 
nassero a coltivare i di loro, campi - che poi restarono 
delti i rei obligati di seguir i lor attoii in giudizio - 
onde come Fas a Latini^ pৠd^Greci^ cosi fFas e ffas* 
sus restaron a' Feudisti barbari a significare vassallo ; 
da poi dovettero venire Feudi rustici reàli^ per ii quali 
i vassalli dovetter esser i primi praedes o mancipes 
gli obligati in roba stabile, e mancipes propiamente re* 
staron detti tali obligati alP. Eraìio ; di che più ra- 
gioneremo in appresso. 

■ Quindi devon alti'esi incominciare le prime Colonie 
Eroiche^ che noi diciamo meditenxinee^ a differenza di 
altre le quali vennero .appresso, che furono le nuuitime; 
le quali vedremo essere stale drappelli di rifuggiti da 
nuire^ che si salvarono in altre terre, che nelle Degnità 
si sono accennate: perchè il nome propiameule altro 
non suona che moltitudine di giornalieri che colU^^ano 
i campi^ come tuttavia fanno, per lo vitto diurno* Delie 
quali due spezie di Colonie son Istorie quelle due Fa- 
^ole: cioè delle mediterranee è^l famoso Ercole Gal-' 
lico^ il quaie con catene d^oro poetico^ cioè Av\ frumento^ 
che gli escou di bocca^ incatena per gli orecchi molti- 
tudine d^ uomini, e li si mena, dove vuol, dietro (a) -il 
qual è stato finora preso |>er simbolo de W eloquenza -^^ 
la qual Favola nacque neHempi che non sapevano ancora 

(fl) (ch'é iippiiQlo ti Pfodo Ercalrò poc'anzi dplto, di-l quale 
abbinino molto a rngionare in appresso) 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIBIIZA POETICA 385 

gli Eroi articolar la favella, come si è appieno sopra di- 
mostro (1). Delle Colonie maritìme è la Favola della 
rHe con la quale Falcano eì-oico stinscina da mare Vt^ 
nere e Marte plebei ^ la qual dislinzione sarà qui ap- 
presso generalmente spiegata; eM Sole gli scopre tutti 
nudiy cioè non vestiti della luce civile, della quale ri- 
fulgevan gli Eroi, còme si è testé detto; e gli Dei^ cioè 
i Nobili deW Eroiche città, qnali si Eono sopra spiegati, 
ne fanno schema^ come fecero i Patrizj della povera 
plebe Romana antica (8). 

E finalmente quindi ebbero gli Asili la loro primiera 
Orìgine: onde Cadmo con IWi/o fonda 7>te, antiehis-i 
sima città della Grecia \ Teseo fonda Atene snWÀltam 
degt^ Infelici^ detti con giusta idea infelici gli empj va- 
gabondi, cb^ erano privi di tutti i divini ed umani beni 
eh* aveva prodotto a^pii P Umana Società; Romolo fonda 
Roma con V asilo aperto nei /uco, se non più tosto, 
come Fondutore di città nuova, esso co' suoi compagni 
la fonda sulla pianta degli a^i7i, ond* erano surte 4*an«i 
tiche città del Lazio -che generalmente Livio in tal pro- 
posito diffinisoe vetas urbes condentium consilium^ e 
perciò male gli attacca, come abbiam veduto sopra, quel 
detto, cVesso e i suoi compagni eixino figlioli di quella 
fe/ra-. Ha per ciò, che*! detto di Livio fa al nostro pro- 
posito , egli ci dimostra che gli asili furono V origini 
delle Città ^ delle quali è propietà eterna che gli uo- 
mini vi vivono sicuri -da violenza. In colai guisa dalla 
moltitudine degli empj vagabondi, da per tutto riparati 
e salvi nelle Terre de* forti pii, venne a Giove il gra- 
zioso titolo di Ospitale; perocché si (atti asili furono 
i primi ospizj del mondo, e sì fatti ricansti^ come ap- 
presso vedremo, furono I primi ospiti, o vero stranieri 

(i) Vedi Qptre Ili. 388: HetxuUs Galtku» clicntelaran characler; 
e IV, a8^. 

(9) Vrdi Offereìlì, 497: De Vulcani rttt mrthologia, dove pf rò 
Marie era un carattere di patrlzj degenm : ma, dopo la icoperta 
de' caratteri doppj, Marie in questo btesso mito fu »imbolo de*plc- 
bei (IV, !i8a). 



Digitized by VjOOQIC 



S86 %M0 »C02«I>0 

delle p?ime Città : e oe conservò la Greca Storia Poe- 
tica tra le molte yà/i^Ae </^£rco/e queste due: cWegli 
andò per lo mondo spegnendo mostri^ uomini nelPas- 
petto, e bestie néMor costumi^ e che purgò le lordis* 
sime stalle d^Àugia. 

Quìtì le 9en£ipoe//cAe faotasticarono due altre mag^ 
giori Divinità^ una di Marte, un^ altra di YENfiBB: quello 
per on carattere degli Eroi che prima e propiamente 
combatterono prò arìs eifocìs^ìà qual sorta di com- 
battere fu sempre eroica^ combatterete/* la propia Re* 
Ugione^ a cui ricorre il gener umano ne^ disperali soc- 
corsi della natura; onde le guerre di Religione sono 
sanguinosissime^ e gli uomini libertini invecchiando^ 
perchè si sentono mancar i soccorsi della natura'^ di* 
vengon religiosi^ onde noi sopra prendemmo la Reli^ 
gione fet prima Principio di questa Scienza-^. Quivi 
Marte combattè in veri campi reatine dentro i;6n reali 
scudi^ che da cluer prima clupei^ e poi clypei si dis- 
sero da^ Romani -siccome aUempi barbari ritornati i 
pascoli e le selye chiuse sono dette difese^ e\9l\ scudi 
si caricavano di vere armi, le quali da prima che non 
\^ erano armi ancora di ferro, furon aste d^ alberi bru'- 
ciate in punta, e poi ritondate ed aguzzate alla cote^ 
per renderle atte a ferire -che sono P aste pure^ o non 
armate di ferro, che si adivano per premj militari sì* sol'* 
dafi Romani i qu.ali si erano eroicamente portati in 
guerra - ondQ appo i Greci son armate d*aste MinenHiy 
Bellona^ Pallade ,* ed appo i Latini da quiìis - asta - Giù* 
none detta Quirino, € Quirino Marìe; e Romolo^ per- 
chè valse vivo, coir asta, morto fu appellato Quirino ^ 
e ^1 popolo Bomano , che armò di pili come lo Spar^ 
tana (che fu W popolo Eroico di Grecia) armò ^asté^ 
fu dettò in adunanza Quirites. fila delle nazioni bar- 
bat^ la Storia Romana ci narra aver guerreggiato con 
le prime aste ch^ora diciamo^ e le ci descrìve pì^aeu- 
sias sudes '9tsie bruciate in punta -come furono ritro- 
vati armeggiare gli americani; e attempi nostri i No- 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAFUMi^ fOXTICA 987 

hm con Vaste armeggiano ne* tornei^ le qoali prima ado-» 
pera'rono nelle guerre: la qnal sorta d^àrmadura furi* 
trovata da una giusta idea di fortezza d^ allungar il 
braccio, e col corno tener lontana V ingiuria dal corpo) 
siccome Varmi che più s^ appressano al corpo^ sonpin 
da bestie. Sopra ritroTammo i fondi de* campi oi^^ev^no 
i seppelliti^ essere stati i prinU scudi del mondo*, onde 
nella icie/x£a del Blasone restò che lo scudo èH fon*- 
damento dell* armi. I colori de* campi furono veri :t 
il nero della terra bruciata, a cui Ercole diede il fuoco; 
il verde delle iliade in erba*, e con errore per metallo 
fu preso Poro, che fu il frumento^ che biondeggiando 
nelle secche sue Iliade fa il terzo color della terra ^ 
eom^ altra Tolta si è*detto^ siccome i Jlomanf tra^prero) 
militari evovcA caricavano di fi'Umento gli scudi ài ifie^ 
jioldati che si erano segnalati nelle battaglie \ ed adorea 
loro si disse la gloria militare^ da arfor- grano brusto- 
lito di che prima eibavansi - che gli antichi Latini dis* 
sero adur da k/%>- bruciare -talché forse il /'rimo ai/o- 
rare deUempi religiosi fu brustoli re frumento: Vaz^ 
zurro fu \ì color del cielo^ del quale eran essi Luci 
coverticeli perchM F/-ii«ccjf dissero bleu per Vaxzwro^ 
per k> cielo, e per Dio^ come sopra si è détto: il rosso 
era il sangue de* Ladivni empj\ che gli Eroi u^ide^ 
vano ritrovati dentro deMoro Okmfi.V Imprese nobili 
venuteci dalla barbarie ritornata si osservano caricate di 
tanti Lioni neri^ verdiy d*oro^ azzurri^ 6 finalmente 
rossi ^ i quaK, per ciò che sopra abbiam veduto de^ 
campi da semina ebe poi passarono in campi d'armi^ 
deono essere le ten^e colte^ guardate con T aspetto, che 
sopra si ragionò, del Lione vinto da Ercole^ e de^iorco^ 
lori che si sono testé noverati: tante caricate di varì^ 
che deon essere i solchi^ oiide da^denti della gran serpe 
da esso uccisa, di che avevali seminati, uscirono gli no- 
mini armati di Cadmo : tante caricate di pali, che de^ 
von essere Vaste con le quali armeggiarono i primi 
eroi, e tante caricate al fin di rnstelli^ che sono stro- 



Digitized by VjOOQIC 



3BS LIBKO «BC03IDO 

menti eerlaaiente di TiHa. PerJo che lullo si.ba a con- 
cbiudere clie T Jgricoltura , come ne' tempi barbati 
prìmLf de' quali ci accertano essi Romani j così ne' se- 
fondi fece la prima Nobiltà delle fwzÀoni. Gli scudi 
poi degli Jntichi {iiron coverti di cuojo; come si ha 
da' Poe£i, che di cuo/o vestirono i vecchi Erei^ cioè 
ddle pelli delie fiere da essi cacdaie ed uccise : di che 
iri ha un bel luogo in Pausania^ ove riferisce di Pe^ 
lasgo^ antichissimo eroe di Grecia, che diede il primo 
nome che quella nazione portò di Pelasgi^ talché Jpol^ 
ìodoro - de Origina Deorum * il chiama obr^xdoMe^ figliol 
della Terra, che si diceva in una parola gigante i ch'e* 
gli titro^o la Vfiste di ctiojo ; e con maravigliosa cor-* 
rispondenza de'tempi barbari secondi co'primi, de^gfxindi 
Personaggi jintichi parlando Dùnte^ dice che vestis^an 
di cuojo e d*osso; e Boccaccio narra cb'ivan impacciati 
nelcuojo: dallo che dovette venire che Vlmprese gentili^ 
zie fassero di cìaojo co^erte^ nelle quali la pelle del capo e 
•te' piedi rivolte in cartocci vi fa acconoi finimenti (a). 
Furono gli scudi ritondi, perchè le terre sboscate e colie 
furono i primi orbes terrarum^ come sopra si è detto) 
e ne restò la propietà a' Latini , con cui clypeus era 
iondo^ a differenza di scuiam eh' era angolare^ il per- 
chè ogni luco si disse nel senso di occA/o, come ancor 
oggi si dicon occhi V aperture oud' entra il lume nelle 
case : la qual frase eroica vera essendosi poi scono-- 
sciutOf quindi alterata^ e finalmente corrotta^ cVogni 
gigante diìfiiv Si il suo /fico, era già divenula jfa/^a, quando 
giunse ad Omero} e fu appreso ciascun gigante con 
un occhio in mezzo la fronte (1)^ co^ quali giganti 
monocoli ci venne Fulcano nelle prìme fucine^ che 
furono le sehe^ alle quali Fulcano aveva-daio iXfuoco^ 

(a) !« quali eose qiiì delle dauDO tutta la schiarila luce a ctò 
cbe àeW Imprese geniilàie, da noi nella Scienzn Nuota si è ra- 
gionalo. Furono, ec. 

(0 Vedi Optre lU^ 261. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIEXZA POETICA 289 

e dove aTevano fabricato le prime armi, che furono, 
come abbiam detto, Vaste bruciate in punta^ slesa Ti- 
dea di tal anni, fabrìcàr i Julmini a Giosre^. perchè 
Fulcano aye^a dato fuoco alle selve, per osservar a 
cielo aperto donde i fulniini (ussero mandati da Giove (a). 
la altra Divinità che nacque tra queste antichissime, 
cose umane, fu quella di Ye^ibbe, la quale fu un ca- 
rattere della bellezza cis^ile^ onde honestas restò a si- 
gnificare e nobiltà é bellezza e t;//'/ik; perchè con que* 
si^ ordine dovettero nascere queste tre idee: che prima 
fussesi intesa, la bellezza civile, ch^ apparteneva agli 
Eroi \ dopo la naturale, che cade sotto gli umani sensi^ 
però di uomini di menti scorte e comprendevolt , che 
sappiano discernere le parti o combinarne la convene* 
volezza nel tutto d^un corpo, nello che la bellezza es- 
senzialmente consiste^ onde i conladini e gli uomini 
della lorda plebe nulla o assai poca sMntendono di bel- 
lezza \ Io che dimostra P errore de^ Filologi , i quali 
dicono che in questi tempi scempj e balordi, ch^ ora 
qui ragioniamo, si eleggevano i Re dalPaspelto de^ loro 
corpi belli e ben fatti; perchè tal Tradizione è da in- 
tendersi della bellezza civile, ch'aera la nobiltà d^ essi 
Eroi, come or ora diremo: finalmente s*^ intese la bel- 
lezza della virtà^ la quale si appella honestas, e s^in* 
tende sol da^ Filosofi, Laonde della bellezza civile do- 
vetter esser belli Jpollo, Bacco , Ganimede , Bellero- 
fonte, Teseo, con altri Eroi*, per li quali forse fu ima- 

^a) Ma i GranwuUici Ialini^ ignari di qvteii' orìgini di cose che 
dovevano dar loro la scienza àeiV origini delie i^oci, essendo lor 
pt'rveaula ia voce lucus in siffuificacione di bosco sagro perchò 
ne' primi tempi, con aspetto di sagre sì gunrdavano tutte le cose 
profane, ed osservando che folti fronzuti arbori con dense om« 
bre facevano le delizie de' sagri boschetti^ si finsero V antifrasi 
con cui fosse lucus stato detlo^ perchè non lucetj come se gli 
autori delle lingue^ ch^crano tutti senso, quando le si formarono» 
come -sta appieno sopra dimoètro, avesscrr dato i nomi alle cose 
dalle loro negazioni, le quali non lasciano vestigio in esso in- 
lellello, tanto non (tossono fare iranressìon alcuna ne'sens'i ! L'al- 
tra Divinità, ce. 

Vico. Opere ^ voi, V. 19 



Digitized by VjOOQIC 



200 LIDRO SE<:O.NDO 

gittata Feneì'e maschia (a). Dorelle nascere Videa della 
bellezza civile in mente de^ Poeti Teologi^ dal veder 
essi gli empj ri/uggiti alle loro terre esser uomini d 'a* 
spello, e brutte bestie jàì coslumi. Di tal bellezza^ e non 
d^ allra, vaghi furono gli Spartani^ gli Eroi della Gre* 
eia, che gitta^ano dal monte Tàigeta i parti brutti e 
de formi j cx^é fatti da nobili Femi ne senza Ja solen* 
nità delle nozze ^ che debbon esser i mostri che la 
Legge delle XII Tassale comandava gittarsi in Tessere ^ 
perchè non è punto verisimile chM Decemviri in quella 
parsimonia di leggi propia delle prime Republiche aves- 
sero pensalo a^ mostri naturali^ che sono sì radi, che 
le cose rade in natura si dicoo mostri*, quando in que- 
sta copia di leggi f della quale or travagliamo, i legis- 
latori lasciano M\irbitrio^ d^ giudicanti le cause ch^av- 
vengpno rade volte. Talché questi dovelter esser ivo- 
srai detti prima e propiamente cis^ili^ d*^ un de^ quali 
intese Panfilo^ ove venuto in falso sospetto che la don- 
zella Filumena fusse gravida, dice: 

AUquid monstri atitni j 

e così restaron detti nelle Ze^^ì Romfine^ le quali do* 
veliero parlare con tutta propietà, come osserva Antonio 
Fabro nella Giurisprudenza Papinianea^ lo che sopra 
si è altra volta ad altro fine osserv-alo. Laonde questo 
dee essere quello che con quanlo di buona fede, con 
altretanta ignorazione delle Romane Antichità, W egli 
scrive, dice Li^io^ che, se comunicati /ussero da^ No- 
bili i connubj à^ plebei^ ne nascerebbe la prole secvm 
iPSJ DTscoRs.^Mé tanto dire, quanlo mo^//'0 adesco- 
lato di due nature^ una eroica de^ Nobili, altra jfe/imi 

(a) Datane in mente de' Poeti Eroi la fantastica idea dal ve* 
der essi quaiit'eraoo brutti, laidìy sozzi, irsuti,'jsquallidi e rabbuf* 
Jati gli uomini empi che sì rifu^^giuVau u'ior asili s nel quale stalo 
sarebboDo degni d^BD(la^e alcuni dotti con la loro sfumata ìetie* 
ratura^B* €\QUì dovrebbe far capo Bayle, che sostiene che sema 
religione si possa Wce/v, e. che si viva dì fatto ^ umana società. Di 
tal bellezia^ et. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 29 1 

d^ essi Plebei , che jgitjbjkt coknvbij mòre" febj'- 
bvm; U qual motto prese LMo da alcuno antico scritiot 
d* Annali^ e Posò senza scienza: perocché egli il rap- 
porta in senso , ^e i Nobili imparentassero co* Plebei: 
perchè i plebei in quel loro misero Àtàto di quasi schiavi 
no*l potevano pretendere da'* nobili; ma domandarono 
la ragione di contrarre nozze solenni^ che tanto suona 
connubium; la qual ragione era solo de^ nobili; ma 
delle tiere ninna d^^una spezie usa con altra di altra spe- 
zie ; talché è forza dire ch'^egli fu un motto^ col quale in 
quella eroica contesa i Nobili volevano schernir i Ple^ 
bei^ che non avendo auspicj publici^ i quali con la loro 
solennità facevano le nozze giuste^ niuno di loro aveva 
padre cetto^ come in Ragion Romana restonne quella 
dif/inizione , ch^ ognun sa , che nuptiae demonsirant 
patrem; talché in sì fatta incertezza i Plebei si dicevau 
Ai\ Nobili eh* usassero con le loro madrì^ con le loro 
Jigliolcy come fauno \e fiere (1). 

Ma a Venere plebea furon attribuite le colombe^ non 
già per significare svisceratezze amorose , ma perché so- 
no , qual Orazio le diffinisce , degeneres^ uccelli vili a 
petto deìVJguile , che lo stesso Orazio diffinisce /ero- 
cesf e sì per significare ch^ i Plebei avevano auspicj 
prillati o minori , a differenza di quelli deir aquile e 
de^/ulminiy ch'eran de^Nobilif e Farrone e Messala 
dissero auspicj maggiori^ o vero publici^ de^ quali erano 
dipendenze tutte le ragioni eroiche de^ Nobili^ come 
la Storia Bomana apertamente lo ci conferma. Bla a 
Venere Eroica^ qual fu la Pronuba^ foron attribnili i 
cigni , prop) anco à^ Apollo , il quale sopra vedemmo 
essere lo Dìo della Nobiltà} con gli auspicj di uno de^ 
quali Leda concepisce di Giosuè Vuova^ come si è so- 
pra spiegato. Fu la Venere Plebea ella descritta nuda^ 
peipcché la Pronuba era col cesto coverta) come si è 
detto sopra (quindi si veda (guanto d^ intorno a queste 

(i) Vedi Opere III, a88, 4B6; e IV, 177. 



Digitized by VjOOQ IC 



293- LIBRO SECONDO 

Poetiche Antiqbità si sieoo contorte Videe !)^ che poi 
fu credalo finto per incentivo della libidine quello che 
fu ritroTalo con verità per significar il /^uJor natnrah^ 
o sia la puntualità delia buona fede ^ con la quale si 
ossertavane it^'^ plebei le naturali òbllgazioni ; peroc- 
ché ^ come quindi a poco vedremo nella Politica Poe- 
tica , i plebei non ebbero niuna parte di cittadinanza 
neireroiche città ^ e sì non contraevano tra loroo6/i^ 
gazìoni legate con alcun vincolo di legge civile\ che 
lor facesse necessità. Quindi furon a Fenere attribuite 
le Grazie 2iXìcov Hude^ e appo i Latini caussa e gratia 
significano una cosa stessa : talché le Grazie a^ ÌPoeti 
significar dovettero i patti nudi che producono U sola 
obligazion naturale^ e quindi \ Giureconsulti Romani 
dissero patti stipulati quelli che poi furon Ae\X\ vestiti 
dagli Jntichi Interpetri - perchè intendendo quelli ì 
patti nudi esser i patti non stipulati'^ non deve sti- 
pulatio vepir detta da stipes y che per tal origine si 
dovrebbe dire stipatio^ con la sforzala ragione, perocché 
ella sostenga i patti , ma dee venir da stipula , detta 
da^ contadini del Lazio^ perocché ella vesta il /rumena 
tO'^ com^al conlrario i patti vestiti in prima da^ Feu- 
disti furono detti dalla stessa origine onde son dette 
rinvestiture de'* Feudi ^ de^ quali certamente si ha ex- 
festucare^ il privare della degnila. Per lo che ragiona- 
to , gratia e caussa s* intesero essere una cosa slessa 
da'" Latini Poeti d^ intorno a^ contratti che si celebra- 
vano da' plebei delle Xittà Eroiche - come introdotti 
poi 1 contratti de Jure Naturali Genfium^ ch'Ulpiano 
dice avMjnjRvx^ caussa e negocium significarono una 
cosa medesima -• perocché in tali spezie di contratti essi 
negozj quasi sempre sono caussae^ o cavissae, o cau- 
tele^ che vagliono per. stipulazioni^ le quali necaii/e- 
lino i patti (a). ^ 

(a) Da' quali principj do^ca incominciare questa gran parte 
deìla RomarM Giurisprudenza , che riguarda Vobligazioni che 
fi'rfsrono da' Contratti, 



Digitized by VjOOQ IC 



293 



. Corollari 

D'ÌDloroo a* Coulralir cke si coinpiouo col solo coiisrnsA ( i ). * 

Perchè per P antichissimo diritto delle Geliti Eroi^ 
che^ le qaali non curavano che le cose necessarie alla 
vita, e non raccogliendosi allri frutti che natutxili^ né 
intendendo ancora rutilila del danajo^ ed essendo quasi 
tutti corpo, non potevano conoscere certamente i con- 
tratti che oggi dicono compiersi col solo consenso; ed 
essendo sommamente roai^ de^ quali è propio Tessere 
sospettosi; perchè la rozzezza nasce daW ignoranza ^ 
ed è propietà di natura umana che chi non sa , seni- 
pre dubita: per tutto ciò non conoscevano buonn fe^ 
de} e di tutte Vobligazioni si assicuravano con la mano 
o vera ofinta^ però questa accertata nell'atto del ne- 
gozio con le stipulazioni solenni - oniT è quel celebre 
Capo nella Legge delle XII "favole : si qvis nbxvm 

FACI ET MASCiPtVMQVE VTI LINGVJ SVKCVPJSSIT ITA 

jus ESTO *. Dalla qual natura di cose umane civili escono 
queste verità. 

I. Che quello che dicono, che Vantichissime vendite 
e compei'e furono permutazioni^ ove fossero di robe 
stabili^ elleno dovettero esser quelli che nella barbarie 
ricorsa foron detti livelli: de^ quali sMntese T utilità, 
perch^ altri abbondasse di fondi i quali dassero copia di 
frutti, de^ quali altri avesse scarsezza , e così a vicenda. 

IJ. Le locazioni di case non potevano celebrarsi 

(i) Questo .Capitolo, aggiunto soltanto nella terza edtzin ne, èU 
roiitìtiuazione «lei prece<lenle. — Seguendo la distinzione della città 
ri'oira e della turba utraniera, degli atti solenni e' rtrli^iosi degli 
eroi, e dello stato servile de* clienti, della Venere pronuba e clella 
Venere plebea, de* contratti solenni e de* patii. nudi, esio ci dà 
ÌA storia delle obligazinni, accennata come un desiderio nella Ta- 
rlante ultima del Capitolo antecedente. I primi contratti furono la 
permuta ( Opere III , 355 ) j il censo' e l'enfilensi: la società e il 
iiiandnto non potevano essere conoseiutt in que' tempi in cui gli 
apmini erano isolali. 



.Digitized by VjOOQIC 



304 LIBEO SEcoaDa 

qoand^ erano picciole Ic'cUlà^ e Vabitazioni ristrette; 
talché si doyettero da^ padroni de* suoli quelli darsi , 
f&c(^ altri vi fhbticasse; e si non poteron esser altri 
che censi. 

III. Le locazioni de* terreni doi^elter esser enfiteusi^ 
che da^ Xa£m/ furono delle eUentelaei ond^ i Gram^ 
malici dissero indovinando che clientes fossero slati 
delti) quasi colentes. 

lY. Talché questa dev^ essere la cagione onde per la 
barbarie ricorsa negli Antichi. Archivi non si leggon 
altri contratti) che censi di case o poderi, o in perpe- 
tuo o a tempo. 

.Y. Gh^ é forse la ragione perché ^enfiteusi è contratto 
de Jm^ Ovili i che per questi Piincip) si troverà essere 
lo stesso che de iure Eeroìco Romanorum\ a cui l//- 
piano oppone il Jus naturale Gentium Humanarum ; 
che disse Umane in rapporto al Gius delle Genti Bar^ 
bare che furon prima , non delie Genti bai bare ch^ a^ 
suoi tempi erano fuori deWImpetio Romano^, il quale 
nulla importava a^ Romani Giureconsulti. 

YI. Le Società non erano conosciute per quel co-, 
stume ciclopico , ch^ ogni padre di famiglia curava so- 
lamente le cose sue, e nulla impacciavasi di quelle. d^al- 
irui) come sopla Omero ci ha fatto udire nel racconta 
che fa Polifemo ad Ulisse. 

YII. E per questa stessa ragione non erano conosciuti 
i mandati i onde restò quella regola di Diritto Civile 
Antico, per extraneam personam acquiri nemini. 

YIII. Ma a quello deìlEroiche essendo poi succeduto 
il Diritto delle Genti Umane ^ che difBnisce Ul piano ^ 
si fece tanto ri volgimento di cose» che la Fendila e 
Compera^ la qual anticamente, se nelPatto del contrarsi 
non si stipulava la dupla , non produceva V evizione , 
oggi é la Regina de* Contratti^ i quali si dicono di' buona 
Jhde^ e naturalmente anco non patteggiata 1a deve. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA S1PIEMZ4 POETICA 295 



. Canone Mitologico (1). 

Ora, rHornaiìdu alli tre caràlleri di Fuìcano^ Marte 
e Feneì'e , è qui d^'avv^rlire ( e lai Avvertimento dee 
tenersi a luogo d'^un importante Canone di questa Mi-- 
iologia ) clie questi furono tre divini caratteri signi- 
ficanti essi Eroi, ìl difTerepza di altretanti che signifi- 
carono plebei: come Falcano che fende il capo a Giove 
con un colpo di scure^ onde nasce Minerva^ e volen- 
dosi fraporre in una contesa tra Giove e Ciunone, con 
un calcio da Giove è precipitato dal cielo, e restonne 
zoppo: Slarte , a cui Giove in una forte riprensione, 
che gli fa appo Omero, dice essere lo /fm vile di tutti 
1 Dei; e Minerva nella contesa degli Dei appo lo stesso 
poeta il ferisce con un colpo di sasso, che devon es- 
sere stati i Plebei che servivano agli Eroi nelle ^uei*- 
re; e Feneì'e, che deon essere slate le mogli naturali 
di sì fatti plebei ; che con questo Marte plebeo sono 
còlli entrambi nella rete da Falcano Eroico; e sco- 
lerti /^nuJi dal Sole, sono presi a scherno dagli al^ 
tri Dei. Quindi Fenere fu poi con error creduta esser 
moglie di Falcano: ma noi sopra vedemmo che 'n cielo 

(i) La mitologia, prima nel Dii-iuo Unwérsaìe ( lib. Il, p. Il» 
cip. 19, i!^) fu r e«prfision«* MU storia della ciltk eroica; poi 
nelle note all'Opera »ie«3a itidicò anche la storia dt* Ile plebi e de' 
clienti , denominati dalla perdona civile de' padri ( /i^i, p* 4^^ )• 
Quindi il carallera eroico di Vulcano dopo di aver si|^nificato il 
primo incendio delle selve diventò un carattere plebeo , vilipefo 
dagli eroi (M', 899 n., ^oi n.; IV, 377): quindi Marte, dopo di 
arer indirato le pugne de' forti, simboleggiò le caterve de* famoU 
nelle guerre ( Jll, 366n., ^oq n. , ^^\ JV, aSs) j quindi Venere» 
<lopo di avtrr indicato il connubio della città eroica, passò a signi- 
Arare i congiungimenli ferini drgli stranieri rifuggiti all'asilo (III» 
453$ iV, 98a)— . Queste idee or sono riissunte, la scoperta de' 
caratteri doppj è inakata a legge generale d*interpretaiione; e le 
stesse ragioni per cui Sisifo e Tantalo erano simbolo de^ palimenii 
delle plebi (II1,4o3 n.; IV, 377-278), ora danno un senso plebeo 
ancbr ai miti di Lino a di Mida« nel Capo 5eguente al carattere 
di S4lurna. 



Digitized by VjOOQ IC 



296 LtBno sfico^iDO 

non i^i fu altro fn^attìmonìo che di Giosuè e Giunone^ 
il quale i^xìxq in sterile ^ e Matte fu 6eUo non adultero, 
ma eon<fubino di Fenere^ perchè irat* plebei non si con« 
traeTano che matrimonj naturali^ come appresso si mo- 
strerà, che da^ Latini furon detti concubinati. Come 
questi tre caratteri qui , così altri saranno appresso a^ 
luoghi loro spiegati ^ quali si troyeranno Tantalo pie* 
beo^ che non può afferrare le poma che sbalzano, né 
toccare Tacqua che bassasi : Mida plebeo^ il quale, per* 
che tutto ciò che tocca è .oro, si muore di fame: Lino 
plebeo^ che contende con Apollo nel canto, e, vinto, 
è da quello ucciso. Le quali Favole o vero Caratteri 
doppj devon essere stali necessari nello stato eroico \ 
cV i plebei non avevano nomi, e portas^ano i nomi de* 
loro Erol^ còme si è sopra detto, oltre alla somma po^ 
verta de"* pai lari , che dovelt^ essere ne' primi tempi ^ 
quando in questa copia di lingue uno slesso vocabolo 
significa spesso diverse, ed alcuna volta due tra loro 
contrarie cose. 



DELL4 POLITICA POETICA 

Con la quale nacquero ìe prifhe Hepuhliche al -mondo di Forma 
severi ssima . a ristoc ratica ( i ). 

In colai guisa si fondarono le Famiglie di sì fatti Fa- 
moli ricevuti \n fede^ o forta^ o protezione dagìi Eroi^ 

(0 La polii ica delle genti maggiori 'si può desamere dalla storia 
delie clieotele e delle plebi fino alla comunicazione del connubio. — 
Il giogo de'padii doreya essere insoffribile a* fnmoìi^ se era tre- 
mendo pe' figli (V. la nota seg.); costoro^ slaHchi di que'patimenti 
ohe furono simboleggiati ne' tormenti d'issione^ Tantalo, Sisifo {Opere 
HI, 4o9 n.j IV, 377-278;, si rivoltarono j i padri, per conservare 
i domini, si strinseiro in ordini, e la falange dei forti, goìdala da 
itn re, domò, sotto il senato eroico, la ribellione (HI, 67, 3oa ; I V, 
agi)* — " Di -qui le aristocrazie eroiche ^V, 103), sparse sulla terra 
ne' tempi barbari, trovate da Tacito presso ì Germani, evidenti ni^* 
gli eroi d*Omero, e nello ^tesso Olimpo, dove Giove e soggetto al 
cODiigUo degli Dei Oi', 376 n. ; $93 n. , IV, 369). — Di qui la 



Digitized by VjOOQ IC 



DEIXi 54riE?CZl POETICA 297 

die foron i primi Socj del mondo, quali sopra abbiamo 
Tedoli ^ de^quali le vite eran in balia de* loro Signori^ 
e ^n consegaenza delle vite eran anco gli acquasti^ quando 
essi Eroi con gVImperf Paterni Ciclopici sopra i loro 
propj figlioli avevano ìì diritto della vita e della morte^ 
e^n consegnenxa di tal diritto sopra ìe persone^ avevan 
anco il diritto dispotico sopra tuUi i di lor acquisti f 
lo che intese jéristotile^óye àitùnì \Ji gitoli di famiglia 
esser animati strumenti de* loro padri; e la Legge delte 
XII Tai^oh fin de^ntro la più prosciolta Libertà popo- 
lare serbò a^ padri dì famiglia Romani entrambe que- 
ste due parti monarchiche^ e di potestà sopra le per» 
sone^ e di dominio sopra gli oo^uiV^ì: e finché vennero 
gP Imperadori, i figlioli^ come gli schìas^i ebbero una 
sola spezie di peculio^ che fu il profetizlo^e i Padri 
ne^ primi tempi dovettero avere la potestà di venderti 
s^eramente i figlioli fin a tre volte; che poi, invigo- 
rendo la mansuetudine de*^ tempi umani, il fecero con U'e 
vendite finte^ quando volevano liberare i figlioli dalla 

rrima potenza, Opt, d'ondr furono dcnoininati gli Ottilni (III, 375; 
V, ^64). (<*n.ic«mente conservata nelle due custodie de' senati re- 
gnanti j(ni« ^99)* 1 miti di Saturno e di Minerva sono le due 

pagine di quesla storia, il primo nel Diritto Unit^et'saU (pag 4^7) 
indtnava gli Ottimi coltivalori de'carnpi -, nella Prima Scienza Hfuot^a 
(p. 362) era padre di Giove, perchè tra i primi occupai ori delle 
terre nacque il mito di Giove; qui, per un'applicazione progresatra 
della teoria de' caratteri doppj, é un simbolo di plebei rlToliatt; 
vuol divorare Giove o la potenza nascente de* patrìzia quindi la fii- 
vola de' sacerdoti di Cihele, che lo sottraggono a Saturno, riceve 
una spiegazione iiiù acconcia (Vedi Opeife 1II« 366} IV, io4>. — 
Sulla mitologia di Minerva, simbolo della prudenza aristocratica, 
tono ripetute ed ampliate le interpretazioni del Diritto UniversaU 
(p. 366, 3gi n. , 407) e della Prima Scienza Num^a (p. 266-169). 
— » Da per tutto le ciltà sorsero coi senati eroiri^ oasia colla riunione 
degli Ottimi ; perciò sono frequenti nelle epoche barbare le aiistfr- 
crazie eroiche, come si può rilevare dalla storia della Grecia^ <^ par- 
ticolarmente déir Areopago (III, 364 e seg ; IV, io5-io6), d«'i Cu- 
reti (III, 365} JV, io4)» degli Eradidi (IV, 106)^ dei <juirilì (III, 
365; IV^ io6)* Cosi le prime citili furono composte di soli nobili 
che, per dominare le prcbì, dovettero concedere la prima Agraria 
che converti gli schiavi in giornalieri (111, 78) ; ma gelosanient« 
custodirono il connubio, dal quale derìvavano tutte le ragiont delte 
città eroici (III, {83, e seg. ; iV, 64. 



Digitized by VjOOQIC 



a9ft: tIBnO SUCCEDO , 

paterna potestà: ma i HaUi e i Celti si conserrarono 
un* egual potestà sofvsi i figlioli e gii schifi; eM co- 
stume di vendere con verità ì ^adri i loro figlioli fu 
ritrovato nelV Indie Occidentali^ e nelP Europa si pra- 
tica in fin a quattro volte da^ Moscos^iti e da^ TattarL 
Tanto è vero che V altre Nazioni Barbare non hanno 
la paterna potestà talem qualem-hahent Ci^es Ro^ 
mani: la qual aperta felsità esce dal comune volgar er* 
rore, con cui i Dottori hanno ricevuto tal motto: ma 
ciò fu da^ Giureconsulti detto in rapporto delle Nazioni 
vinte dal popolo Romano^ alle quali, come più a lungo 
appresso dimostreremo, tolto tutto il diritto civile con la 
ragione delle vittorie^ non restarono che naturali pa- 
terne potestà^ e^n lor conseguenza naturali vincoli di 
sangue^ che si dicono cognazioni^ e dalP altra parte 
naturali dominj^ che soni bonitarj: e per tutto ciò natu^ 
pali obligazioni^ che si dicono de Jure Naturali Gen* 
tium^ cWlpiana ci specificò sopta con raggiunto 
wumjnjbum: le quali ragioni tutte i popoli posti fuori 
delVImperio dovettero avere civili^ e appunto te//, quali 
r ebbero essi Romani (1). 

Ma ripigliando il ragionamento, con la mor^e deMoro 
padri restando liberi i figlioli di famiglia di tal Monar- 
chico Imperio privato^ anzi riassumendolo ciascun fi- 
gliolo intieramente per sé - onde ogni cittadino Romano 
libero dalla peUerna potestà in Romana ragione egli è 
Padre di famiglia appellato -e i F<2mo/i dovendo ^e/n- 
pre vivere in tale stato servile^ a capo dì lunga età na- 
turalmente se ne. dovettero attediare'^ per la Degnità 
da noi sopra posta , che Tuomo soggetto naturalmente 
brama sottrarsi alia servitù. Talché costoro debbono es- 
sere slati Tantalo^ che testé dicemmo plebeo y che non 
può addentare le poma, che devon essere le poma d*oro 

(i) Vedi il Dùiuo UniiftrsaU sulla palri|i podestà^ grande nelle 
sue oiigÌDÌ presso tulli popoli (p. ^, 31d-S4o); tolta dai Rnmani 
ai vinti, insieme r.ol diritto eroiro ( p. 44? 5 ^» ^' '^"' 2'7)' q*" 
eon queste premctisi' si s~| ìpga T illusione, per cui fu creduta pro- 
pria de' soli Romani la patria pndffità consrrvat.i da Romolo. 



Digitized by VjOOQIC 



bCTXA. S4PIGNZÌ POETICA 299 

del frumento sopra spiega ie^ le qnali smaltano sulle 
terre de^ lor Eroi; e per ispiegarnet"^) l^ardente sete, non- 
può prender un piccjol sorso deir acqua ehe gii si ap<-^ 
pressa fin alle labra, e poi fugge; Issione che ^olta . 
sempre la ruota ^ e Sisifo che spinge su il sasso che 
gittò Cadmo 'U terra dura che giunta al colmo rove- 
scia giù; come restò a^ Latini vertere ierram per colli- 
\arla<, e saxum vols^ere per far con ardore lunga ed 
aspra fatìga-. Per tutto ciò i Famoli dovettero amum* 
tinarsi contro essi Eroi, £ questa è la necessità che ge- 
neralmente si congetturò nelle Degnità essere stala atta 
da^ Famoli ai Padri Eroi nello stato delle Famiglie, onde- 
nacquero le Republiche. Perché quivi al grand^uopo do- ' 
vettero per natura esser portati gli Eroi ^ad unirsi in 
ordini per resistere alle moltitudini de^ Famoli sollevati, 
dovendo loro far capo alcun Padre più di tutti Jeroce 
e di spirito più 'presente ,* e tali se ne dissero \ Ee^ 
dal verbo regere^ Me propiamente sostenere e diriz- 
zare. In cotal guisa, per dirla t:on la frase troppo ben 
intesa di Pomponio giureconsulto, uebvs ipsis dictjn^ 
TiBvs BEGjfj coNDiTj' detlo convenevolmeutealla <2oN 
trina deìla Romana Ragione j che stabilisce Jus natu- 
rate gentium Dir iva pnortoBNTid constitutum-,Eà 
ecco la generazione de^Rrgni Eroici^ e perchè i Padri 
erano Soi^rani Re delle lor Famiglie neW ugualità di 
. si fatto stato^ e, per la feroce natura dé^Polifemi^ niuno 
di tutti naturalmente dovendo cedere alPaltro, uscirono 
da sé medesimi i Senati regnanti , o sia di tanti Re 
delle lor Famiglie^ i quali senza umano scorgimento 6 
consiglio si trovaron aver uniti i loro prii^ati interessi^ 
a ciascun loro Comune^ il quale si disse patria^ che sot- 
tointesovi res^ vuol dir interesse di padri; e i Nobili 
se ne dissero Patricj: onde dovettero i soli Nobili es- 
ser i Cittadini delle prime patrie. Così può esser vera 

(*) Nell'edizione del 1730 sì lofj^ge: ispirarne, È dii inlendem: 
impiccarne ù vrranicnte is/fegmrnt7 Ispieg/tme vale forse isgombrarne ? 



Digitized by VjOOQIC 



300 LIBRO SECO?(DO 

la Tradizione che ce n^è giunta^ che nt'' primi l'empi 
si tleggei^ano li Re per natura-^ della quale n sono 
due luoghi d^ora &ppo Tacito - De Moribus Germano-- 
i*um - ì quali .ci dauno luogo di congelturare essère stato 
lo stesso costarne di tutti gli altri primi popoli barbarie 
uno è quello, non casus ^ non fortuita conglohatio tur^ 
mamy aut cuneum^ facit^ sed Jamiliae et propinquità^ 
tes ; r altro è, duces^exemplo potius quam imperio^ si 
prùmpti^ si conspicui^ si ante aciem aganty admìr^- 
tìone praesunt Tali essere stali i primi. Be in terra 
ci si dimostra da ciò, che taP i Poeti f/'o^imaginarono 
essere Gioire in cielo , Re degli uomini e degli Dei , 
per queli^ aureo luogo di Omero^ dove Gioire si scusa 
con TeU\ eh* esso non può far nulla contro a ciò che 
gli DeìMs^e^ano una volta determinato nel gran Con^ 
sigilo Celeste - cb'è parlare di vero Re Aristocratico - 
dove poi gli Stoici ficcarono il loro dogma di Giove sog^ 
getto al Fato: ma Gioire e gli altri 2>eì tennero consiglio 
d^ intomo a lai cose degli uomini, e si \e determinarono 
con Ubera volontà. Il qual luogo qui riferito ne spiega 
due altri del medesimo Omero^ ne^quali con errore i Po^ 
litici fondano ch'Omero avesse inteso la Monarchia: uno 
è di Agamennone^ che riprende la contumacia d^Acbille \ 
r altro è di Ulisse^ che ì Greci ammutinati di ritornar alle 
loro case, persuade dì continuare T assedio iacominciato 
di Tro)a, dicendo entrambi che uno è 7 Re ; perchè Pun 
e r altro è detto in guerra^ nella quale uno èl general 
capitano^ per quella massima avvertita da Tacito^ ove 
dice: eam esse imperandl condltlonem^ ut non allter 
ratio constet^ quam si uni reddatur. Del rimanente lo 
stesso Omero in quanti luoghi de^ due poemi mentova 
Fétol^ dà il perpetuo aggiunto di Re: col quale si confà 
a maraviglia un luogo d^oro del Genesi^ ove quanti 
Mosè narra discendenti d^ Esaù^ tanti ne appella JRc, 
dir vogliamo Capitani^ che la Volgata legge Duces^ 
e gli Ambasciadori di Pirro gli riferiscono d^aver ve- 
duto in Roma un Senato di tanti Re. Pevthè in vero 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIENZA PQETICA 30i 

non 81 può àfFatlo intendere in natura ciVi7€ ninna ca- 
gione per la qual i Padri in lai cangiamento- di stati 
avessero dovuto altro mutare da quello ch^avevano avuto 
lielld stato già di natura, che di assoggettire h loro 
sos^rant potestà Famigliari ad essi Ordini loro Re-- 
gndnti: perchè la Natura de* Forti ^ come abbiamo nelle 
Degrìità sopra posto, è di rimettere degli acquisti fatti 
con virtù quanto meno essi possono^ e lauto, quanto 
bisogna perchè loro si conservin gli acquisti^ onde si 
legge sì spesso sulla Stona Romana queir eroico di« 
sdegno de' forti, che mal soffre virtute pai-ta per fla- 
gitium amittere. Uè tra tutti i possibili umani ^ una 
volta che gli stali civili non nacquero né da froda né da 
foi'za d' un solo, come abbiam sopra dimostro, e si di- 
mostrerà più in appresso, come dalle potestà Famigliari 
potè formarsi la CiVf'/ Potestà, e de Vommy naturali pa^ 
terni (che noi sopra accennammo essere stati ex jure 
optimo^ in significato di liberi d' ogni peso privato e . 
publico) si fusse formato il dominio eminente di essi 
Stati Cii^ili^ si può imaginare in altra guisa, che questa r 
la quale cosi meditata ci si approva a maraviglia con 
esse Origini delle Foci-- : che perchè sopra esso dominio 
ottimo^ ch'avevano i Padri detto da' Greci 9/xacov S/bc^ov , 
si fbrmaroQo esse Republiche^ come altra volta si è 
detto sopra, dai Greci si. dissero Jristocratiehe^ e da' 
Latini si chiamarono Republiche d^Ottimatly dette da Opr, 
Dea detta della Potenza: onde perciò forse Opi^ dalla 
quale dev'essere stalo detto optimus-Mh ^pi<^ a'Greci, 
e quindi optimas a' Latini - funue delta moglie di Grope^ 
cioè dell' Ordine Begnante di quelli Eroi i quali, come 
sopra si è detto, s'avevano arrogato il nome di Dei: 
perchè Giunone per la ragion degli auspicj era moglie 
di Glosse preso per lo Cielo che fulmina : de'quali Dei^ 
come si è detta sopra, fu madre Cibele^ detta Madre 
ancor (/e' Giganti^ propiaraente detti in significazione di 
Nobili} e la quale tome vedremo appresso nella Cosmo- 
grafia Poetica^ fu appresa per la Regina delle Città. 



Digitized by VjOOQIC 



802 LIBRO SECONDO 

Da Opi adunque si dissero gli Ottimati; perché ISkìiRe" 
publiche sono tulle ordinate a conservare la potenza 
de* Natili; e, per conservarla, ritengono per eterne pro- 
pietà quelle due principali cii^fodiV; delle quali una è 
deali Ordini^ e T altra è de'^ Confini. E dalla custodia 
degli Ordini venne prima la custodia de'* Parentadi^ per 
la qual i Romani fin al cccix di Roma tennero chiusi i 
eonnubj alla plebe ^ di poi la custodia de* Maestrali^ 
onde tantp i Patrizj contrastarono olla plebe la preten- 
sione del Consolato; appresso la custodia de^50ce/'doz/\ 
e per questa la custodia al fin delle Leggi^ che tutte le 
prime nazioni guardarono con aspetto di cose sagre; 
onde fin alla Legge delle Xtl Tavole i Nobili gover- 
narono Roma con costumante^ come nelle Degnità ce 
n^accertò Dionigi d'*Jtlicarnasso; e fino a cento anni 
dopo essa Legge ne tennero chiusa *V Interpetrazione 
dentro il Collegio de* Pontefici^ al narrar di Pomponio 
giureconsulto, perchè fin a quel tempo entrati v^ erano 
isoli NoìfilL L^ altra principal custodia elIaède^Con- 
fini; onde i Romani, fin a quella che fecero di Corinto^ 
a ve van • osservato una giustizia incoir.p^rabile nelle 
i/uerre , per non agguerrire^ ed una somma clemenza 
nelle vittorie^ per non arricchir i plebei ; come sopra 
se ne sono proposte due Degnità- 

Tutto questo grande ed iuiporlante tratto di Slorìa 
Poetica è contenuto in questa Favola, che Saturno si 
vuol disfarai e Giove bambino ; e i sacerdoti di Cibele 
glielo nascondono^ e col romore dtWarmi non gliene 
fanno udire i vagiti : ove Saturno dev''e9sere carattere 
de^Famoli^ che da giornalieri coltivano i campi deTadri 
signori, e con un' ardente brama di desiderio vogliono 
tia^ Padri campi per sostentarvisi^ e cosi questo Saturno 
è Padre di Giove ^ perchè da questo Saturno, come da 
occasione, nacque il Regno Civile de^ Padii,che, come 
dianzi si è detto, si spiegò col carattere di qoel Giove, 
del quale fu moglie Opi ; perchè Giove preso per lo 
Dio degli auspicj -Ae'^niAv li più solenni evano il fuU 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIENZA POETICA 303 

mine e l'aquila -del qual Giove era moglie Giunone j 
egli è Padre itegli Dti^ cioè degli Eroi cbe si credevano 
figlioli di Giove , stccofiie quelli cb^'erano generati con 
auspicj di Giove da Nozze solenni, delle quali è nume 
Giunone^ e si presero il nome di Dei^ de^ quali è Ma'- 
dre la Terra^ e vero Opi*^ moglie di questo Giove, come 
tutto si è detto sopra: eU medesimo fu detto Re degli 
Uomini^ cioè de^ Famoli nello stato delle Famiglie, e de^ 
plebei in quello delPEroicbe Ciltà: i quaji due divini 
titoli per ignorazione di quest' Istoria Poetica si sono 
tra lor confusi, quasi Giove fusse anco Padre degli uo- 
mini, i quali fio dentro a^ tempi della Republtca Romana 
antica non poierant nomine cie^e patrem^ come narra 
ZtVio,* percbè nascevano da matrimonj naturali, non da 
nozze solenni', onde restò in Giurisprudenza quella re- 
gola, nuptiae demonstrant patrem. 

Siegue la Favola cVi Sacerdoti di Cibele^ d sieno 
'à^Opi^ percbè i. primi Regni furono da per tutto di sa- 
cerdoti, come alquanto se n^è detto sopra, e pienamente 
appresso si mostrerà, nascondono Giove ^ dal qual na- 
scondimento i Filologi Latini indovinando dissero essere 
slato appellato LatiUm ; e la Lingua latina ne conservò la 
storia in questa sua frase, condere regnarlo che altra volta 
si è detto; perchè i Padri si chiusero in ordine conti'o 
i Famoli ammutinati; dal qual secreto incominciarono 
a venir quelli cbM Politici dicono arcana imperii: e 
col romore deW armi non facendo a Saturno udire 
i vagiti di Gios^e^ testé nato air union di quelPordiue, 
in cotal guisa i2 salsHirono- con la qual guisa si narra 
distintamente ciò cbe^i confuso Platone disse, le repu- 
bliche esser nate sulla pianta deWarmi^ cui -dev'u- 
nirsi ciò cb^ Aristotile ci disse sopra nelle Degnità^ che 
nelle Republiche Eroiche i Nobili giuravano d' esser 
eterni nimici alla Plebe ^ e ne restò propietà eterna , 
per la quale ora diciamo, i servidori esser nimici pagati 
de^ loro padroni-: la qual istoria i Greci ci conservarono 
in questa etimologia , per la quale appo essi da iróXic 
-ci7/à-9r«>cfi«c è appellata la guerra. 



Digitized by VjOOQIC 



3Òi UBEO $fiCO»Da 

Quivi le Ifazioni Greche imaginarono la Decima Di" 
yinità delle Genti diblte maggiori^ che fu Minehti; « 
la si finsero nascere con questa fanUsia fiera egualmeotB 
e goffa, che Falcano con. una scure fendette il capo 
di Gio^e^ onde nacque Ufineiva ; volendo essi dire che 
la uioUHudìne de^ FamoU ^ M esereitavan arti servili , 
che , come si è detto, venivano sotto il genere {K>etico 
di Falcano plebeo^ essi ruppero^'m sentimento ch^ in- 
fievolirono o scemarono, il regno di Giove, come restò 
a^iiatini minuere caput per fiaccare la testa: perchè 
non sappieqdo dir in astratto vegno^ in concreto dis- 
sero capo -che stato era nello stato delle Famiglie ma^ 
narehicoy e cangiarono in aristocratico in quello delia 
eittà - talché non è vana lu congettura che da tal mi- 
nuere fosse stata da^ Latini detta Minerva: e da que- 
sta lontanissima poetica antichità restasse a* medesimi 
in Bomanaf Ragion^ capitis demi natio y per significare 
mutazione di siata^ come iK'/ie/va mutò io stato delU 
Famiglie in quello delle Gttà. 

In cotal Favola i Filosofi poi ficcarono il più sublime 
delle loro meditazioBi metafisiche -che Vldea^ Eterna 
in Dio è generata da esso Dio^ ove Videe criatesono 
in noi prodotte da Dio - : ma i Poeti Teologi contem- 
plarono Minerva con Videa di Ordine Civile^ come re- 
stò per eccellenza a^ Latini Ordo per lo Senato^ lo che 
fom diede motivo a^ Filosofi di crederla Idea eterna 
di Dio^ clraltro non è che Ordine Eterno^ e ne restò 
propietà eterna^ che l'ordine de^ migliòri è la Sapienza 
delle Città: ma Mine/va appo Omero è sempre distinta 
con gli aggiunti perpetui di guerriera e di predatiic^; 
e due volte sole ci ricordiamo di averlavi letto con ctuel- 
lo di consigliera: e la civetta e Volila le forono con- 
sagrate, non già perch^ella mediti la notte, e legga e 
scrìva al lume della lucerna^ ma per ;iiignificare la notte 
de\ iMSCondigli^ co** quali si fondò,, com^ abbiamo sopra 
dello, r Umanità \ e forse per più propiamente signifi- 
cale clic i Senati Eroici^ che cooipoiievauo le città, 



Digitized by VjOOQ IC 



PELLJl SAPIfi^iZA POETICA 30é 

concepivano in segreto le leggi : e ne restò cerlamenle 
JreopagUi didir i voti al bufo nel senalo à'^ Atene ^ 
che fu la Gtià iìMineìva^ la qiial fa detU *k^w - dal 
qiial eroico eoslnme appo r Latini fu dello condere Z^- 
^j; talché legum conditores furono propiamente i Seg- 
nali che comandmvan le leggi y siccome Legum lato^ 
rei 4x>Ioro che da^ Senati portavano le leggi alle phhi 
de^popoli) come sopra neir accusa d* Orazio si è detto*: 
• tanto da* Poeti Teologi fu considerata Minetva esser 
Dea della Sapienza^ che nelle statue e nelle ìnedaglie 
« osserva annata; e la stessa fu lUinerva nella curia, 
Pallade tieiradunaote plebee • come appo O/nero, Pal- 
lade mena Telemaco nell^adunanxa della plebe^ ch^egU 
chiama altro popolo^ ove vuol partire, per andare tro? 
vando Ulisse suo padre-, ed è Bellona per ultimo nelle 
guerre. 

Talché é da dirsi che con Terrore che Minerva fusse 
stala intesa da* Poeti Teologi per la Sapienza^ vada di 
concerto, quelTaltro , che ernia fusse stata detU a cu^ 
randa republica^ in qne* tempi che le nazioni erano 
stordite e stupide : la qual dovette a* Greci antichissimi 
venir detta wpU da ^il^ la mono, ed indi curia simil- 
mente a' Latini^ per uno di questi </zie grandi rottami 
d' Antichità che , come si è detto nella Tawla Crono- 
logica e nelle ivi scritte Annotazioni^ per buona nostra 
Tentura pionigi Petat^io trova gittati dentro la Storia 
greca innanzi Vetà degli Eroi di Grecia^ e 'n conse- 
guenza in questa da noi qui seguita età degli Dei degli 
Egizj: uno é, che gli Èmclidi^ o vero discendenti d'Er- 
cole, erano stali sparsi per tutta Grecia^ anco neiritt/ca, 
ove fu Atene ^ e che poi si ritirarono nel Peloponneso^ 
ove fh Sparta^ republica o regno aristocratico di due 
Re della razza d'Ercole, delti Eraclidi^ o vero nobili, 
che amministravano le leggi e le guerre sotto la cu- 
stodia degli JB/wq i quali erano Custodi della libet^à^ 
non già popolare, ma signorile ;* che fecero strozzare 
il re Agidey perchè aveva attentalo di portar al popolo 
Vico, Opere, voi. V. »<>' 



Digitized by VjOOQIC 



306 LIBRO SECONDO 

una Legge di Conto Nuoi^o\ la quale Lmo diffinisce 
facem od accendendum adversus OplimateS Plebem; 
ed uD^ailia Testamentaria^ la quale divolgava i retaggi 
fuori deir Ordine de^ Hobili , ira^ quali soli innanzi si 
'erano conservali cop le successioni legilime, perchè essi 
soli avevano dovuto avere suità^ ag^azioni^ gentilità; 
della qual fatta erano state in Roma innanzi della Legge 
delle XII Tavole^ come appresso sarà dipiostro: onde, 
come i Cassìiy ì Capitolini^ i Gracchi^ ed altri prin- 
cipali cittadini , per volere con qualche legge sì fatta 
d^un poco sollevare la povera oppressa plebe romana, 
furono dal senato dichiarati ed uccisi come rubelti^ cosi 
Jgide fu fatto strozzare dagli Efori : tanto gli Efori 
di Spaìia per Polibio furono custodi della libertà por 
polare di Lacedemone ! Laonde jétene cosi appellata 
da Minerva^ k quale si disse "ikdiiva, dovette essere 
ne' primi suoi tempi di stato aristocratica^ e la Storia 
Greca Y bacci narrato fedelmente più sopra, ove ci disse 
che Dragone regnò in Atene nel tempo cb*era occu- 
pata dagli Ottimati^ e ce lo conferma Tucidide^ nar- 
rando cbe^ finch^ ella fu governata da' severissimi ^/'eo* 
pagiti che Gios^enale traduce Giudici di Maite , in 
senso di giudici armati^ che da "Ap^^ - Marte - e 10174 - 
• ond^è pagus a^ Latini* meglio arebbe trasportato pO' 
polo di Marte^ come fu detto il Romano ^ perchè nel 
loro nascimento i popoli si composero di soli nobili, 
che soli avevano il diritto dell'armi^ ella sfolgoi^ delle 
più belle eroiche virtù^ e fece d^ìVeccellentissinte im^ 
prese; appunto come Roma nel tempo nel quale, co- 
me appresso vedremo, ella fu Republica Aristocratica: 
dal quale stato Pericle ed Aristide (appunto come Se- 
stio e Canuleo tribuni della plebe incominciarono a 
fare di Roma) la rovesciarono nella libertà popolare. 
L^altro gran rottame egli è, ch^ i Greci usciti di Gre- 
cia osservaron i Cureti o vero Sacerdoti di Cibele sparsi 
ia Saturnia^ o sia Panrica Italia, in Creta ed in Asia; 
talché dovettero da per lutto nelle prime nazioni bar- 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPlfiSIZA P0ETIC4 307 

Imre celebrarsi Begni di Cui-eii^ corrispondenti a^ iZe- 
gni degli Eraclidl sparsi per T antichissima Grecia: i 
quali Cuì^eti foron que^ SacetdoU armati che col battere 
deli* armi attutarono i vagiti di Gioire bambino (a) , 
che Saturno volevasi dii^orarey la qual Favola è stata 
teslè spiegata* 

Per tatto lo che ragionato da questo antichissimo 
punto di tempo^ e con questa guisa nacquero i primi 
X)omizj Curiati^ che sono li più antichi che si leggono 
sulla Storia Romana - i quali si dovettero tener sotto 
r a/'iTii, e restarono poi per trattare le cose sagre- ^ per- 
chè con tal aspetto ue^ primi' tempi si guardarono tutte 
le cose profane: delle quali adunanze si maraviglia Li* 
vio cb^ a* tempi à" Annibale ^ che vi passa per mexzo, si 
tenevano nelle Gallie ; ma Tacito ne^ Costumi d^Gtr^ 
mani ci narra quello, che si tenevano anco Aa? Sacerdoti^ 
ove comandavano le pene in mezzo delVarmi^ come se 
vi fussero presenti i loro Dei: e con giusto senso si 
armavano le Adunanze Eroiche peir comandare le pene; 
perchè il sommo imperio delle Leggi va di seguito al 
sommo impeHo delPJlrmi : e generalmente narra ch« 
armati trattas^ano tutti i loro piiblici affoui^ e'presie- 
dendovi i Sacerdoti^ com^or si è detto; laonde tra gli 
Antichi Germani^ i quali ci danno luogo dMntendere 
lo stesso costume di tutti i primi popoli barbari, si rin- 
contra il Regno de^ Sacerdoti Egizj$ si rincontrano t 
Regni ù^^Cureti^ o vero A^'^Sacerdoti armati^ che, come 
abbiam veduto, i Greci osservarono in Saturnia^ o sia 
r Antica Italia, in Creta ed in Asia; si rincontrano i 
Qiiiriti deW antichissimo Lazio. Per le quali cose ra- 
gionate, il Diritto de* Qui/ iti dee essere stato il dirìtto 
naturale delle Genti Eroiche d* Italia, che, per distin- 
guersi da quello degli altri popoli, si disse jus qvìmI'* 

(a)-quftl vedemmo sopra bambino Ercole uccider le serpi nella 
cyllii che Saturno, il qual dee esser filebeo, volevasi divorare , 
per significare che con una fame di disiderio ne bramava il do- 
iiiiiiio d^' campi. Per lutto, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



3^ LIBRO SECONDO 

TivM aoMJ^OBi'Mì non già per patio convenulo tra' 
Sabini e Booiani, che si fusserp detti Quh-ki da Cure 
capital città de^ Sabini, perchè cosi doyrebbon essere slati 
delti Curetij che osservarono i Greci in Saturnia : ma 
se lai città de^ Sabini si disse Cere, lo. che vogliono i 
Latini Grammatici^ deono (qai vedasi che contorcimento 
dMdee!} più tosto esser i Ceriti^ ch'erano cittadini ro- 
mani condennati da^ censori a portar i pesi, senxa aver 
alcuna parte degli onori civili j appunto come furono le 
plebi^ che poi si composero de^Famaii, nel nascere^ 
come or or vedremo^ deir£/*aicAe Città; nel corpo dflle 
quali dovettero venir i Sabini in que^ tempi barbari^ 
che le città vinte si smantellasnino , lo che i Homani 
non risparmiarono ad essa Alba lor madre^ e gii a/*- 
resi si disperdevano per le pianure^ obligati a €o/^Var 
j campi per li popoli vincitori: che furono le prime 
Provincie cosi dette, quasi prope victae ; onde Marcio 
da Corioli^ ch^av.eva vinto, fu detto Coriolano ; per Top- 
potto onde furon détte le Provincie ultime^ perchè fus* 
aero procul victae : ed in tali campagne si menarono 
le prime Colonie mediterranee^ che con tutta propielà 
•i dissero Coloniae deductaef cioè drappelli di conta- 
dini giornalieri menati da su^ giù; che jpoi nelle Co- 
Ionie ultime significarono tutto il cofitrario; che da* 
luoghi bassi e gravi di Roma, ove doVevan abitar i ple- 
bei poveri, erano questi menali in luoghi alti e forti 
delle Provincie, per tenerle io dovere , a far essi i si- 
gnori, e cangiarvi i signori de^ campi in poveri gioma:- 
lieri. In cotal guisa al riferire di XiVio, che ne vide so- 
lamente gii efletli, cresce Roma con le rovine di Alba; 
% i Sabini portano in Roma a' generi in dote delle 
loro rapite figliole le ricchezze di Cere^ come sopra 
ciò vanamente riflette Floro: e queste sono le Colonie 
innanzi a quelle che vennero dopo V Agrarie de'Grac» 
chi; le quali lo stesso Livio riferisce che la Plebe ro- 
mana nelle contese eroiche^ che esercita con la Ifobiltà, 
o sdegna^ o più con esse si aizza ; perchè non erano 



Digitized by VjOOQ IC 



BELLA SAMBUCA POETICA 309 

della fatta delV ultime; e perchè di nulla sollevavano 
la plebe romana, e Lmo trova pure oon quelle seguir 
le contese, yi fa tali sue vane ri/tessioni. Finalmente, 
che ttìAeìva significato avesse Ordini yéris toc rotici ar- 
mati^ ci si approva da Ornerò^ ove nelfa contesa narra 
che Minava con un colpo di sasso ferisce Marte- che 
noi sopra vedemmo carattere de^ phbéi che servivano 
agli eroi nelle guerre-^ ed ove riferisce che Minen^a 
vuol congiurare contilo Giosuè y che può com^enir al- 
rAristocrax^ie- o^^ i signori con occulti consigli oppri- 
mono i loro principi, ove n^ affettano la tirannide -del 
qual tempo , e non d^ altro, si legge, agli uccisori de* 
tiranni essersi alzale le statue; che se li supponiamo 
Re Monarchi^ essi sarebbono stali rnbelii (i). 

Così si composero le prime Città di soli Nobili die 
tì comandavano^ ma però, bisognandovi che vi fussero 
anche color che servissero^ gli Broi furono da un senso 
comune d^ utilità costretti éì far contenta la moltitU" 
dine de* sollevati clienti, e mandarono loro le prime> 
ambasciarle, che per diritto delle genti si mandano da* 
Soi^tnni^ e le mandarono con ìikpnma Legge Àgìvritt 
che naccfue al mondo, con la quale da Forti rilasciarono 
addienti il men che potevano^ che fu il dominio bo* 
nitario ne* campi ch^ arebbon assegnato loro gli Eroi : 
e cosi può esser vero che Cerere ritrovò e le biade e 
ìe leggi. Gotal legge fu dettata da questo Diritto Natu- 
rai delle Genti, eh* andando il dominio di seguito alla 
potestà^ ed avendo i Famoli la vita precaria da essi* 
Eroi^ i quali T avevano loro salvata ne* lor asili ^ di- 
ritto era e ragione eh* avessero un dominio svaAìmenìt 
precario^ il qual essi godessero fin tanto eh* agli Eroi 
fosse piaciuto di mantenerli nel possesso de* campi eh* a* 
T^vano lor assegnati. Cosi convennero i ^/no/i a com- 
porre* le prime plebi dell* Eroiche Città, senza acervi 



(i) V. il Diritto Urw*érsal€, p. 3g'2 n.: Mintrvat ex Jovit capite 
natae mxthologia} f |>. 4°^ °*' ttegna HomeH Optim^tium. 



Digitized by VjOOQIC 



310 LIBBO SEC03ID0 

niuno privilegio Ji ciitadini: appaoto come un de* 
qaali dice jéehiite essere stato trattato da Jgamennone^ 
il qaale gli aye?a. tolto a torto la sua Briseide; oTe dice 
avergli fatto an oltraggio che non a sarebbe fatto ad 
un giornaliere^ che non ha niuno diriUo di citiadino. 
Tali (bron i Piebei romani fin alla contesa de^ connubj. 
Imperciocché essi per la seconda Agraria accordala 
loro da^ Nobili con la Legge delle XII Tavole avendo 
riportato il dominio quiriiario d^ campi^ come si è di- 
mostrato da molti anni Ci ne* Principj del Diritio Uni* 
versate^ Ai qnal è uno de* due luoghi per li qaali non 
c^incrasce d^ esser uscita alla laceqaelPOpera^ e per di- 
ritto delle Genti essendo gli Siranieii capaci di do^ 
minio cibile , e cosi i plebei non essendo ancor citta^ 
dini^ come ivan morendo, non potevano lasciare i campi 
ab intestato a^ congionU , perchè non avevano suità , 
agnazioni^ gentilità^ ch^ erano dipendenze tutte delle 
not^ solenni^ nemmeno disponerne in testamento^ per* 
che non erano cittadini* talché i campi lor assegnati 
ne ritornavano ai Nobili^ dt!* quali avevan essi la cagton 
del dominio -^avvertiti di ciò subito fra tieanni fecero 
la pretension de^connubj\ nella quale non pretesero in 
quello stato di miseri schias^i^ quale la Storia Romana 
apertamente ci narra, d^ imparentare co'' Nobili - ch^in 
latino arebbe dovuto dirsi pretendere connubia cumpa^ 
tribus - , ma domandarono di contrarre no%%e solenni^ 
quali contraeifano i Padrì^ e si pretesero connubìj 
rJTBVMy la solennità maggior delle quali erano gli au- 
spie/ publiciy che Farrone e Messala dissero auspicj 
maggiori} quali i Padri dicevano ^csricij esse svj: 
talché i Plebei con tal pretensione domandarono la Cit- 
tadinanza Romana^ di cui erano naturai principio le 
na«fie-le quali perciò da Biodestino giureconsulto son 
diffintiea omnis disnni et humamjuris eommunicatio^ 
che diJ]/!nizione più propia non può assegnarsi di essa 
(^ttadinanza^ 



Digiti^ed by VjOOQIC 



DELLA SATlE^Zk POETICA 311 



Le Republtvhe tutte sono naie da certi Viincipj Eterni 
' de' Feudi {i)' 

In colai guisà^ per la natura dt^ Forti di conservare 
gli acquisti, e per Valira de* benefizj che si possono 
sperare nella vita civile - sopra le quali due nature di 
cose umane dicemmo nelle Degniiàr&sev fondati i Priti'^ 
cip/ Etetyii de* Feudi ^ nacquero al mondo le Republi* 
che con tre spezie di dominj per tre $peftie di Feudi , 
che tre spezie di persone ebbero $opi*a tre spezie di 

(i) Proteguc il Vico in qaetlo Capo « paragonare le clifntrte 
della barbarie antica coi feudi della moderna: tolto q itesi' asai ni» 
Iasione le tre tiircie di dominio^ bonitarto^ qoiriiario ed eminenle 
{ Opere III, 80-81 « 35o<S5i; IV, io3, 318Y tono denominati tre «pe- 
zie di feudi. — La snmiglianea tra il diritto quiritario e il feudale, 
mostrata nel Diriuo Vmuersale ( p. 81» 166 n.>» viene protratta « 
•piegare le cadaciià. — Il doroÌBÌo emineMie ai mostra come un 
feudo soyrano retto dall' isti'ftta forca divina che iniziò e resse il 
diritto quiritario ne' primordj della società. •— & Il carattere di ifer- 
curìo eolla sua verga cbe ricbiama gli uomini dalV Orco , o dalla 
«fimonione primitiva^ colle sue ambascerie apportatrici della Legge 
Agraria, col -caduceo nel qual« le due serpi raffigurano il dominio 

Suiritarto e bonilario, colle ali drgli anspirj, rappresenta la storia 
elle virende d'onde uscirono |e distinzioni d^i aomini e delle caste 

{Op€r9 \\\, ioa, 3g6> ^o^ n.; IV, 211,370). Lo stesso tratto 

di Sierra rappresenta il Mercurio Trimegisto degli Egiij. — > La lai- 
tologia riferisce egualmente il eommerrio e le leggi a questo sim* 
bolo« giacché colla prima Agraria, di cui fu ambasciatore Mercu- 
rio, fu abbozzalo il primo commercio, per cui i padri diedero i 
eampr ai dieati a ooltiTare, con I» mercede del vitto diurno ^^\l^ 
ioa e seg.j IV, ayo). — Col feudalismo sorgono le republiche di- 
vise nelle due classi : de^ patrizf naturalmente conservatori, e delle 
plebi naturalmente inooTatrici (111, 67). Restano divisi nella prima 
città -i sapienti dal volgo ( Ivi^ 363, 383 ). La città è composta di 
soli nobili, ogni plebeo è straniero; quindi nelle antiche tradizioni 
gli ospiti furono prima i nemici, più tardi gli stranieri o plebei 
rifuggiti air asilo (III, a86, 3i 1 n. ;IVy 180) ; quindi aUprchè le Xll 
Tatuale parlano di stranieri, alludono alla plrbe (111, 362>; quindi 
acquietano nuovo senso quelle tradizioni che riferifcono rovesciate 
alcune aristocraaìe greche dagli stranieri, che dovevano essere le 
plfbi. *— Sulla flne del Capo le spiegazioni date nel Diritto Uni* 
vertale e nella Prima Scienza tfuùva ai miti della lira (Ili, l&o, 
393, 45a-4S3} IV, 177), di Medusa (111, 4a6), di Anteo (lil^ 388; 
IV, sài), sono esposte congiuntamente ad una nuova storia de' fasci 
romani , perchè questi quattro simboli riassumono iulta la storia 
della politica lomana. 



Digitized by VjOÒQ IC 



^\2 LIBRO. SEC0N90 

cpse : il primo fu dominio honitario di feudi rustici^ 
o Tero umani ^ che gli uomini ^ i quali nelle leggi de* 
Feudi al ritornare .della barbarie si marayiglia Ottomana 
dirsi i vassalli^ cioè i plebei^ ebbero de* frutti sopra i 
poderi de^lor Eroi: il secondo fu dominio quìritaria 
di yèifcfi nobili^ o sia eroici^ o vero armati ^ oggi detti 
militari^ che gli £/'aì in unirsi in ordini armati si 
conservarono soprani sopra i loro poderi} che nello 
stato di Natura era stato il dominio ottimo^ che Cicerone^ 
come altra vòlta si è detto, nelPorazione lie Aruspicum 
Responsis riconosce d^ alquante case cfa^ erano a^ suoi* 
tempi restate in Roma <, e U diffinisce dominio di roba 
stabile libera d^ogni peso realv^ non solo privato^ ma 
anche publico- di che vi ha un luogo d^oro ne'' dn^ 
que libri sagri , ove Mosè narra ch^ a^ tempi di Giu^ 
seffo i Sacerdoti Egizj non pagavano al Re ii tributo 
de^ loro campi ^ e noi abbiamo poco sopra dimostro cbe 
tutti i Regni Erpici furono di Sacerdoti ^ e appresso 
dimostreremo che da prima i Patrizzi Romani non pa- 
garon alPerario il tributo nemmeno dei loro - i quali 
feudi SQi/rani prv^ati nel formarsi delle iLepubliche 
Eroiche si assoggettirono naturalmente alla Maggiore 
Sos^ranità di essi Ordini Eroici Regnanti ^^ ciascun Co^ 
mune de^ quali si disse patria^ sottoiutesovi res^ cioè 
interesse di Padri^ a doverla difendere e mantenere^ 
f^rch^ ella aveva conservato loro gP Imperj^ sovrani Fa- 
migliari , e questi stessi tutti eguali tra lor medesimi; 
Io che unicamente fa la Libertà Signorile: il terzo con 
tutta la propietà detta dominio civile ^ ch^esse Città 
Eroiche compostesi sul principio di soli Eroi avevano 
Ae* fondi per certi feudi dis^ini , ch^ essi Padri di Fa- 
miglia avevano innanzi ricevuto da essa Dis^inità Pro- 
adente y com^ abbiamo sopra dimostro \ onde si erano 
trovati Sovrani nello stato delle Famiglie , e si compo- 
sero in Ordini Regnanti nello stato delle Città; e sì di- 
vennero Regni Civili Sovrani soggetti al solo sommo 
Sovrano Dio; in cui tutte le cis^ili sovrane Potestà ri- 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 313 

conoscono Prwedenza : lo cbe ben per sensi umani' si 
professa daite sovrane Patena , ch^ a^ loro maestosi ti- 
'Ioli aggiungono quello^ pbb la divina PeoyìkdeiizA) o vero 
qtiellov PBE la geazu di Dio \ dalla quale devono pubHca- 
mente pr-ofessare di aver ricevuto i Begni^ talcbè se na 
proibissero radoraxione^esse anderebbero naturalmente 
a cadérne^ percbè nazione di FaiUti^o Casisti^ o ^Jiei 
non fu al ipondo giammai-: e tie vedemmo sopra- tutte 
le nazioni del mondo per quattro Religioni Primarie^ 
e non più, credere in una Dii^inità Prevedente» Perciò 
i Plebei giurtwano per gli Ef^i^ di che sonci rimasti 
i giuramenti mehercules] mecasior, aedepol e medius- 
fidiiis^ per lo Dio Fidìo^ che , ^ome vedremo, fu V Er- 
cole de^ Romani : altronde gli Eroi gluras^an per Gio* 
V€ (a)^ percbè i plebei furono ddr^rìmi^ in Jbrzia degli 
Eroi^ come i Nobili Romani sino al ccccitix di Roma 
esercitarono la ragione del carcere prii^ato sopv^ ì pie- 
bei debitori i gli JSr*«f , che formaron gli Ordini loro 
Segnanti^ eran in forza di Giove per la ragion degli 
auspicji i quali, se loro seinbravano di permetterlo ^ 
davano i maestrati , comandavan le leggi , ed esercita- 
Tano altri sovrani diritti^ se parevano di vietarlo, se 
n'attenevano: lo die tutto è quella ^</e^ Deorwn et 
hominum^ a «ui scappar tengono queir espressioni latine 
implorare Jidem - implorar soccorso ed ajuto -, red.-- 
pere infidem - ricevere sotto la protezione o Timperio-^ 
e quella esclamazione , /7i*o Deùm atque hominumji^ 
dem imploro^ con la quale gli oppressi imploravano a 
lor favore la forza degli Dei e degli uomini, cbe con 
esso. senso umano %V Italiani (b) voltarono poter dei 
mondo! Percbè questo potere ^ onde le somme Civili 
Potestà sono dette Polente, questa yo/'^&a, questa 7^«> 
di cui i giuramenti testé osservati attestano ro^f^r^icìo 

{a) cbe restonne il Nume de' giuramenti 9l* Gentili: mt. Giove 
e gli allri Dei giuravano per Stige^ com'abbìam sopra vedalo; 
perchè» ec« 

{ff) ( feoza saper nulla di Ialino ) 



Digitized by VjOOQ IC 



^314 LIBUO SECO?! DO 

de* soggetti^ e questa protezione cV i Potenti debbono 
atere de^ deboli^ nelle quali due cose consiste tutta 
Yes^enza de^ Feudi^ è quella forza che sostiene e regge 
questo Stondo disile; il cui centro fu sentito, se non 
ragionato daì*Greci - come Pabbiamo sovra avvertito nelle 
medaglie delle loro Repubiiche--^ e Av^ Latini ^ come 
r abbiamo osservato nelle' loro y^xi^i eroiche-^ esser it 
fonda di ciascun Orbe Cibile- com^ oggi le sovranità 
aulle loro coitone sostengono un Orbe ov^è inalberala 
la Bis^inità della Ovce -: il qual orbe sopra abbiamo 
dimostrato esser il pomo d*oìr>^ il qual significa il do-' 
minio alto che le Sovranità hanno delle terre da esso^ 
loro signoreggiate^ e perciò tra le maggiori solennità 
delle loro Incoronazioni si pone nella loro sinistra 
mano. Laonde hassi a dire che le Qi^ili Potestà sono 
signore della sostanza de* popoli f la qual sostiene, 
contiene e mantiene tutto ciò che vi è sopra e si ap* 
poggia^ per cagione d^una cui parte prò indi^^iso^ per 
dirla alla scolastica, per una distinzion di ragione nelle 
Homaae Leggi il patrimonio di ciascun padre di faoii- 
glia vien detta patris y o paterna substantia ; ch^ è la 
profonda ragione perchè le C/v/// Sovrane Potestà pos- 
sono disporre di tutto V aggiunto a cotat subietto ^ 
così nelle persone^ come negli acquisti^ opei^e e lavorj, 
ed imporvi tributi e dazj^ ov^ abbtanp da esercitar esso 
dominio dé^ fondi^ ch^ora per un riguardo opposto, il 
quale significa in sostanza lo stesso, i Teologi Mojxili 
e gli Scrittori de Iure Publico chiamano dominio emi- 
nente i siccome le leggi ^ che tal dominio riguardano , 
dicono por ora fondamentali de^ Begni : il qual domi- 
nio , perch^ è di essi fondi , da^ Sovrani naturalmente 
non si può esercì tai*e che per conservare la Sostanza 
rfe' loro Stati; allo stare de'' quali stanno , al rovinare 
rovinano tutte le cose particolari de^ popoli. 

Che i Romani avessero sentito, se non inteso, questa 
generazione di Repubiiche sopra tali Pnncipf Eterni 
de^ Feudi ^ ci si dimostra ne\\% formola che ci han la- 



Digitized by VjOOQIC 



DEIXA SAPIENZA POETICA 313 

sciato. della Sestina Icazione cosi ^onceputa: jjo styc 
FVKDVM MEVM ESSE EX jt'RE Qi'jRiTiuu: Della qual 
attaccarono cotal azione cMIe al dominio del fondo ^ 
eh' è di essa Citià^ e proviene da essa forza ^ per cosi 
dire, centrale: per la qual ogni Cittadino Romano è 
certo Signore di ciascan suo podere con un doniuiio 
prò indiviso^ che uno Scolastico direbbe, per una mera 
distinzìon di ragione; e perciò fli detta ex Jure Qui" 
riiium; i quali per mille pròve fatte e da farsi furono 
da prima i Romani armati d^aste in publica ragunanza, 
che facevan essa Città, Tanto che questa è la profonda 
ragione eh*' i fondi , e tutti i beni i quali tutti da essi 
fondi provengono, ove ^na vacanti^ ricadono al F/- 
SCO - perchè ogni patrimonio privato prò indiviso è pa* 
trimonio publico - onde in mancanza de^ privati padroni 
perdono la dìsegnazione di parte, e restano con quella 
di tutto: che dee essere la cagione di quella elegante 
frase legale, ch^ i retaggi particolarmente legitimi si 
dicono BSDiBB agli eredi , a*^ quali in verità vengono 
una sol volta; perchè da^ Fondatori del Diritto Roma- 
no , ch'^essi fondarono nel fondare della Romana Re- 
publica, tutti i patrìmonj privati si ordinarono feudi , 
quali da^ Feudisti si dicono ex pacto et pros^identia ^ 
che tutti escono dal patrimonio publico, e per patto e 
procedenza delle civili leggi girano sotto certe solennità 
da privati in privati; in difetto de* quali debbano ritor- 
nare al ior principio, dond^essi eran usciti (a). Tutto 

(a) Di queste cote dovevano avere la scieosa gli eruditi Intera 
petti f ch'eoi piooo tuUe le carte del famoso Jus Quirittum Roma^ 
nom/it, e non seppero nulla de' suoi Priocipj; perché tratlarouo 
le leggi romane senza veruno rapporto allo slato^ da cui, carne 

f>reoclooo la forma, cosi dehbon avere la Ior vera inlerpelrazioiie 
e leggi. 

Percbé'l Diritto Romano» come d'ogni altro popolo, è nato .da 
questi Prìncipi etemi de^ Feudi, si convince d' error Bodiko ^ 
ove dice che i Feudi aoYrani, soggetti ad aUrì sovrani, sono ri- 
trovati de' tempi barbari, intendendo i secondi a noi vicini: 
percb'è pur troppo vero di lutti i tempi barbari, ne' quali da si 
fatti feudi nacquero tutte le republiche al mondo. — Qui nella 
generuiione, ec. (V. a pag seg. ). 



Digitized by VjOOQIC 



316 LIURO SECO?(DQ 

io che qui detto ad evidenza vien confermato dalla Legge 
Papia Poppea d* intorno a* Cadaci^ la quale puniva 
i celibi con la giusta pena, cb^ i cittadini i^ i quali ave^ 
vano tracurato di propagare co^ a^atrimon] il loro nome 
romano, se. avessero fatto testamenti, cpiesti si rendes- 
sero inefficaci \ ed altronde si stimassero non avere con* 
giunti che loro succedessero ab intestato , e si né per 
r una né per V altra via avessero eredi i quali conser- 
vassero i nomi loro^ e i patrimonj ricadessero al Fl^ 
SCO con .qualità, non di retaggi^ ma dì pe€ulj\ e, per 
dirla con Tacito^ andassero al popolo, tjnqujm omkivm 
pjrentem: ove il profondo scrittore richiama la ra-* 
gione delle pene caducarie fino dagli antichissimi tempi 
eh' \ primi Padri del Gener Umano occuparono lepri-, 
me terre vacue- la qual occupazione é'^ì fonte origi* 
nario di tutti i dominj ^1 mondo -, i quali Padri poi 
unendosi in città, delle loro potestà paterne fecero la 
Potestà Civile ,- e de^ loro pri\^ati patrìmon} fecero il 
patrimonio publico, il quaU scappella Binario ,- e che i 
patrimonj de^ cittadini vadano di privato in privato con 
qualità di retaggi^ ma, ricadendo al Fisco , riprendano 
Tantichissima prima qualità di pecul/. 

Qui nella generazione delle loro Uepubliche Eroiche 
fantasticarono i Poeti Eroi YUndecima Divinità Blag^ 
giore^ che fu MEacomo^ il quale porta 2^ Famoli am- 
nmtinati la Legge nella verga di^ina^ parola reale de- 
gli auspicj, ch^ò la verga con cui Mercurio richiama 
Vanirne dalP Orco^ come narra Firgilio-^ richiama a 
vita socievole i clienti, che usciti dalla protezione degli 
Eroi, erano tornali a disperdersi nello siato eslege, eh' è 
YOrco de' Poeti , il quale divoravasi il tutto degli uo- 
mini , come appresso si spiegherà -/ Tal vctrga ci vie» 
descritta con una o due serpi avvoltevi, che dovetter es^ 
ser spoglie di serpi significanti il dominio bonitaiio che 
si rilasciava lor dagli Eroi , e M dominio quiritario che 
questi si riserbavano*, con due ali in capo alla verga, 
per significar il domìnio eminente degli Ordini; e con 



Digitized by VjOOQIC 



DErXA SAPIENZA POETICA 317 

un cappello pur cdato^ per raffermarne Yalta Ragione 
sovrafUL Libera - come il cappello restò geroglifico di 
If&éTtò-t olire di ciò con Vali a'' talloni^ ih significa- 
zfooe'che '1 dominio de* fondi ev^ de' Senati Regnanti ; 
e tutto il rimanente si porta nudo^ perchè portaya loro 
un dominio nudo di ciyiie soleniìilà^ « che tutto cori- 
sisteya nei pudor degli Eìvi - appunto quali nude Te* 
demmo sopra essere state finte Venere con le Grazie*- 
Talché dair uccello d'Idantura - col quale roterà dir 
a Dario eh' esso era sovrano signor della Scizia^ per 
gli auspicj che v'areva - i Greci ne spiccarono Vali^ 
per significare ragioni eroiche ; e finalmente con lin- 
gua articolata i Romani in astratto dissero auspici a 
ESSE sua; per li quali volevano dimostrar alla plebe 
eh' erano propie loro tutte le crvili eroiche ragioni e 
diritti. Sicché questa verga alata di Mercurio de'* Grecì^ 
toltane la serpe, è Vagitila sullo scettro òe^W Egizj\ 
de' Toscani^ Romani^ e per ultimo àegVInghilesi^ che 
sopra abbiam delto^ la qual da' Greci si chiamò mpxccov^ 
perchè portò tal Legge Agraria a' Famoli degli EfXfi^ 
i ^quali da Omero sono xiS/Bvxt^ appellati \ portò V Agra- 
ria di Sers^io Tullio^ con la quale ordinò il Censo^ per 
lo quale i contadini con tal qualità dalle leggi romane 
sono detti censiti ; portò in queste serpi il dominio bo- 
nitario de* campi , per lo quale da i^ffilua^ che viene 
da of K - serpe - fu detto il terratico^ il quale, come so- 
pra abbi«m dimostrato, da' plebei si pagava agli Eroi; 
portò finalmente il famoso Nodo Erculeo^ per lo quale 
gli nomini pagavano agli Eroi la decima d'Ercole ^ e i 
Bomani debitori Plebei fin alla Legge Petelia furono 
nessi o vassalli iigj de' nobili -, delle quali cose tutte 
abbiamo appresso molto da ragionare. Quindi ha a dirsi 
che questo Mercurio c/e* Greci fu il Theut o Mercurio 
che dà le Leggi agli Egizj\ significato nel geroglifico 
dello Cnefi} : descrìtto serpente - per dinotare la terra 
colla -, col capo di sparviere q A'^aquila - come gli spar- 
vieri di Romolo poi divennero l'aquile de' Romani , con 



Digitized by VjOOQ IC 



MS LIBRO S£COiXDO 

che intendevano gli aus^ic) eroici -, stretto da un cinto 
• segno del Vodo Erculeo -, con in mano uno scettro 
- che yoleta dire il Regno de^ Sacerdoti Egizj -^ con un 
cappello pur alato -^ ch^additara il loro alto dominio de** 
fondi-, e ài fin con un uo\^o in bacca ^ che dava ad 
intendere Torbe egiziaco, se non è forse il pomo éToro^ 
che sopra abbiamo dimostrato significare il dominioalto 
cfa^i &ce/Yfof/ avevano delle terre à? Egitto < dentro il 
qnal geroglifico Maneto ficcò ta generazione delPUni-- 
9erso mondano , e giunse tanto ad impazasare la boria 
de^dotti^ cVJtanagio Kirckero neìV Obelisco Panfilio 
dice significare la Santissima Trinità. 

Qui incominciarono i primi Commerzf nel mondo ^ 
ond^ebbe il nome esso Mercurio^ e poi fonne tenuto 
Dio delle Mercatanzie ; con^ da questa prima imba- 
sciata fu lo stesso creduto Dio degli Jmbasciadon; e 
con verità di sensi fu detto dagli Dei - che noi sopra 
trovammo essersi appellati gli Eroi delle prime ciUà«* 
esser mandilo agli uomini^ qual Ottomano avverte con 
maraviglia essersi detti dalla ricorsa barbarie i vassal^ 
li f e le ali^ che qui abbiam veduto significare origini 
eroiche^ furono poi credute usarsi da Mercurio, per 
voloi'e da cielo in terra, e quinci rivolare da terra iA 
cieloi Ma, per ritornar a^ commerzj^ eglino incon^ncia* 
rono d^ intorno a questa spezie di beni stabili ,* e la 
prima mercede fu, come dovett^ essere, la più semplice 
e naturale , qual è Avi' frutti che si raccogljpno dalla 
terra: la qual mercede, sia o di fatighe o di robe^sì 
costuma tuttavia ne^ commerzj de* contadini. 

Tutta questa istoria ci conservarono i Greci nella 
voce vòfMc, con la quale significano e legge e pascolo; 
perchè la prima legge fu questV^rana, per la quale 
U Be Eroici furono detti Pastori de'' popoli - come qui 
si è accennato, e più appresso si spiegherà -. 

Così i plebei delle prime barbare nazioni , appunto y 
come Tacilo li narra appresso i Germani Antichi - ove 
con errore li crede Sefvi ^ perchè, come si è dimostro, 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAfiE!«ZA POETICA 349 

ì SocJ Eroici erano come servi - si dovettero dagH Eroi 
sparger per le campagne, ed ivi soggiornare con lelor 
case ne^ campi assegnati loro^ e co* fratti delle ville con- 
tribnire quanto ftceva d^ uopo al sostentamento de^ lor 
signori^ con le quali condizioni si congiunga il giura^ 
mentOy che par da Tacito udimmo sopra, di do^er essi 
e guardarli e difenderli, e servir alla loro gloria: e tal 
spezie di dirìtti si pensi di diffinirsi con un nome di leg^ 
.^e ; che si vedrà con evidenza che non può convenir 
loro altro nome che di questi, i quali da noi si dicono 
Fèudi. 

Di tal maniera si trovarono le prime Città fondate 
sopra ordini di Nobili e caterve di Plebei , con due 
conttruie eterne propietà; le quali escono da questa 
natura di cose umane civili, che si è qui da not ragio- 
nata de^ Plebei^' ài Toler sempre mutar gli Stati^ come 
sempre essi li mutano, e de^ Nobile sempre di con^er- 
varli: onde nelle mosse deV civili governi se ne dicono 
ottimati tutti coloro che si adoperano per mantenere 
gli Stati , ch^ ebbero tal nome da questa propietà di 
star fermi ed in piedi. 

Quivi nacquero le due divisioni^ una di Sapienti^ e 
di Folgo; perocché gli Eroi fondavano i loro Regni 
nella sapìenx,a degli auspicj^ come si è detto nelle De- 
gnitàf e molto sopra si è ragionato. In seguito di questa 
divisione restò al volgo V aggiùnto perpetuo di prò-- 
fa no; perchè gli Kroi, o vero i Hobili furono i Sacer- 
doti dell'eroiche Città, come certamente io furono tra^ 
' Bomani sin a cento anni dopo la Legge delle XII Ta- 
vole^ come sopra si è detto: onde i primi popoli con 
certa spezie di scomunica toglievano la Cittadinanza, 
qual fu tra' Romani V Interdetto delPaequa e fuoco, 
come appresso si mostrerà : perciò le prime plebi delle 
nazioni si tennero per gli stranieri, come or ora vedremo, 
e ne restò propietà eterna, che non si dà la cittadinanza 
ad nomo di diversa religione: e da tal volgo restaron 
detti W/<^o quaesiti i figlioli fatti nel chiasso -per ciò 



Digitized by VjOOQIC 



3iO LIBRO SECONDO 

che sopra abbiam ragionalo , che le plebi nelle prime 
città (perocché non ifi avevano la comnnaDza delle cose 
sagre o divine) per nioUi secoli non cantrasserq /nat/i- 
monj solenni *. Ualtra dis^isìpne fu di ci^^is ed hosiisf 
ed hosiissigni&cò ospiterò siraniaVye nimico : perchè 
le prime città si composero di Eroi e di rices^uU a^di 
lor asili- nel qaal senso si hanno a prendere tptli gli 
ospizj eroici -; come da^ tempi barbari ritornati agPIta- 
liani restò oste per albergatore e per g)i alloggiamenti ^ 
di guerra^ ed ostello dicesi per albergo. Cosi Paride 
fn ospite della Real Casa d^JrgOy cioè nimico che ra- 
piva donzelle nobili Argive, rappresentate col carattere 
A'^ Elena: cosi Teseo fu ospite é^Jrianna^ Giasone di 
Medea - che poi abbandonano^ e non vi contraggono 
matrinkonj^ ch^ erano riputate azioni eroiche, che co^ 
s^nsi nostri presenti sembrano , come lo sono , azioni 
d' uomini sceletati : cosi bassi a difendere la pi'etò d'E-* 
nea^ c\C abbandona Didone ch^aveva stuprato , oltre 9 
grandissimi benefizi) che n^aveva ricevuti, e la magnanima 
profferta che quella gli aveva fatto del regno di Carta* 
gine in dote delle sue nozze : per ubbidir a* Fati , i 
quali, benché fusse straniera anch'* essa, gli avevano de- 
stinata Lai^inia moglie in Italia: il qual eroico costume 
serbò Omero nella persona A^jichiUe, il massimo degli 
Eroi della Grecia-, il quale rifiuta qualunque delle tre 
figliole zìi' Agamennone gli offre in moglie con la regal 
dote di sette terre ben popolate di bifoicbi e pastori, 
rispondendo di voler prender in moglie quella che 
nella suapatnagli darebbe Pa^leo suo padre. In som- 
ma i plebei eran ospiti delle città eroiche ; contro i 
quali udimmo più volte Aristotile^ ^e%\\ Eroi giura^ 
^ano d^esser eterni nimici. QuesU stessa divisione eie 
dimostrata con quelli estremi di ciV/V e peregrinus^ preso 
il peregrino con la sua natia propietà d^ uomo che di^ 
^aga per la campagna, detta ager in significazione di 
territorio o distretto, come ager neapolttanus , ager 
nqlanus, detto così quasi perjigrinus : perocché gli slrft» 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 321 

meri cbe viaggiano per lo mondo, qchì dilagano per li 
campi, ma tengono dritto per le vie publiche (a). 

Tali Orìgini ragionale degli Ospiti Eroici danno uh 
gran lame alla Storia Greca^ ove narra de* Samj\ Siba- 
riti^ Trezeni^ Jtnfipoliti^ Calcidonj^ Gnidj e 5c/, che 
dagli stranieri vi furono cangiate le Republiche da 
aristocmtiche in popolari; e danno V ultimo lustro a 
ciò eh* abbiamo publkato molti anni fa con le stampe 
ne' Principi del Diritto Universale d'intorno alla Fa- 
vola delle Leggi delle XII Tauolé venute da Mene 
in Roma , eh* è uno de'* due luoghi per li quali sti- 
miamo non esser inutile aifTatto queir Opera ^ cbe nel 
capo de forti sasjte nexo soluto^ che noi provam* 
mo essere stato il subietto di tutta quella contesa^ per 
ciò die vi han detto I Latini Filologi^ che 'I Forte Sa- 
nate era lo straniero ridutto aW ubbidienza y ella fu 
la plebe romana^ la quale si era /fVo/tofa , perchè non 
poteva da* Nobili riportar il dominio certo de* campi ^ 
che certo non poteva durare, se non se nefusse stata fissa 
eternalmeute la Legge in una publica Tavola^ con là 
quale determinatosi il gius incerto^ manifestatosi il gius 

{a) Datila discoveria di [fiiVospiii eroici sì può facìlmeote inteo* 
dtTtt il trasporto di Jhnlasia, per lo quale Cicerone negli Ufficj 
vanamenle ammira \ìà mansuetudine degli Antichi Romani che col 
benigno nome di ospite chiamavano il nimico di guerra : a cui 
oflàilto somiglianti snno due altri' uno di Seneca^ ove vuol prò* 
vare che de^>bano {signori usure umanità inverso gli schiavi, pe- 
rocché gli antichi li cbìamATotÈO padri di /amiglia j 1' allro è di 
Grozio, che neW Annotazioni a^ìbri /ie Jure belli etpacis^ con 
un gran numero di leggi di diverse barbare nazioni d'Europa ere* 
de (iimojitraie, la mitezza delle antiche pene dell' omicidio, cbe 
cond.iunauo in pochi danaj la morte d* un uomo ucciso*; i quali 
tre en'Ofi escono dalla sorgiva di tulli gli altri, che si sono presi 
d'inlorno a' Principi dell'Umanità delle Nazioni, la quale è stata 
da noi additala. nella prima delie nostre Degnità : perchè tali €/i- 
mologie e tali /^ggx dimoilrano la fierezza de' primi tempi barba- 
ri, anzi che no; ne' quali trattavano gli stranieri da nimici di ^ 
guerra, i figlioli a guisa di schiavi, come si è sopra veduto; e 
tenevano cotanto a vile il sangue de' pòveri vassalli rustici, che 
coxìXvk lingua feudale s\ dicevano homìnesj di cbe si meraviglia 
Ottomano^ come abbiamo accennalo suprft. — Tali Origini^ ec. 

Vico. Opere ^ Voi. V. ai 

Digitized by VjOOQ IC 



322 LH)RO {»ECO>iDO 

nascosto . fusse legata a^ Nobili la matio regia di ripi- 
gliarlisi^ cfa^è ^1 vero di ciò che racconta Pomponio: 
per lo che fece tanti roinorì, che fu bisogno criare i 
Decenii^iii^ i quali diedero altra forma allo Stato , e 
ridussero la plebe solle^^ata alPubhidienxa^ con dichia- 
rarla con questo capo prosciolta dal nodo vero del 
dominio honitario - per lo quale erano stali glebae ad^ 
dicti^ o. adscriptitii^ o censiti d^l cefi^o di Suvio Tal-- • 
lio^ come sopra si è dimostralo - e resiBSse obligata col 
nodo Jinto del dominio quiritario^ ma se ne serbò un 
vestigio fin alla Legge Petelia nel diritto ch^ avevano 
i Nobili della prigion privata sopra i Plebei debitori j 
i quali stranieri con le tentazioni tribunizie , ch^ ele- 
gantemente dice Liscio , e noi Pabbiamo noverate nel- 
V Annotazioni alla Legge Publilia sopra nella Ta^^ola 
Cronologica^ lo Siato di Roma da Aristocratico final- 
mente cangiarono in Popolare (a). 

Non essersi Roma fondata sopra le prime Rivolte A- 
gtxirie ^ egli ci dimostra essere stala una Città Nuova^ 
. come canta la Storia, Fu ella bensì fondata sopra VA^ 
silo 9* doTe , durando ancora da per tutto le violenze , 
avevano dovuto prima farsi forti Romolo e i suoi com- 
pagni^ e poi ricevervi i rifuggiti^ e quivi fondare le 
Clientele^ quali sono state sopra da noi Spiegate: onde 
dovette passare un dugento annì^ perch^ i clienti s*at- 
tediassero di quello stato*, quanto tempo vi corse ap- 
punto, perchè il re Servio Tullio vi portasse ìb prima 
Agraria - il. qual tempo aveva dovuto correre nelle an- 
ticfie Città per un cinquecento anni - per questo istesso, 
che quelle si composero denomini più semplici,, questa 
di più scaltriti : cb^ è la cagione perchè i Romani ma- 

(a) E qui d'inlorno alln FaiH)la della Le§xe delle Xlt Tavole 
venula da Atene, olire le tante prove che nebbia m fatto, ohre a 
quello che nel Diritto Universale e nella Scienza Nuova diino- 
sirammo di Cicerone, che egli non mai la credette, «ggiagnìatn 
qnesia, che f^arrone, il dottissimo delle Romane Jntichitadi, VoH" 
gini delle divine ed umane cose dé'ÌRomani $ùmò esser tutte natie 
del Lazio, e come natie tutte le ragionò. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAP1E!IZA rOETlGl 323 

nomisero il Lazio^ quiii<Ii Italia e poi il Mondai P^^* 
che più degli altri Lalìrii ebbero giovine V Egoismo : 
la qua! istessa è la ragione pia propia, la qual si disse 
nelle Degnila^ eh* ì Romani scrissero in Lingua Fòl^ 
gare la loro Stona Eroica^ cb^ i Gieci avevano scritta 
con Favole. 

Tutto ciò cVabbiaiiio meditalo de^ Principj della Po- 

litica Poetica^ e veduto nella Romana Storiay a mara- 

viglia ci è confermato da questi quattro caratteri eròici: 

primo, dalla Lira d'Orfeo^ o vero d'^Jpollo; secondo, 

dal teschio di Medusa; terzo, da^ Fasci Romani; quarto 

ed ultimo, dalla Lutta d'Ercole con Jnteo. E primie-» 

rameute H Lira fu ritrovala dal Mercurio de* Greci , 

quale da Mercuria Egizio fu ritrovata ia legge ; e tal 

Lira gli fu data da Jpallo^ Dio della luce civile, o sia 

della nobiltà, perchè nelle ftepubliche Eroiche i Ifobili 

comanda van le leggi*, e con tal lira Orfeo^ Ànfione ed 

altri Poeti Teologi^ che professavano scienza di leggi^ 

fondarono e stabilirono VUmanità detta Grecia , come 

più spiegatamente diremo appresso. Talché la Lira fu 

Yunione delle còrde o forze de' Padri^ onde si compose 

la Fon^a publica , che si dice Imperio Civile, che fece 

lassare fiualiuente tutte le forze e violenze private (a) : 

onde la legge con tutta propietà restò a^ Poeti diffinita 

Lyra Regnorum; nella quale s'* accordarono i Regni 

Pamiliari de^ Padri, i quali stati erano innanzi scordati^ 

perchè tutti sóli e divisi tra loro nello stato delle Fa-- 

miglie y come diceva Polifemo ad Ulisse ; e la gloriosa 

storia nel segno di essa lira fu poi con le stelle descritta 

in cf>/o, e^l Regno d^Lianda nelPArme delli re d^In- 

gbilterra ne carica lo scudo d^ tàu^Jrpa. Ma appresso i 

Filosofi ne fecero Varmonia delle SJere^ la qual è ac* 

eordata dal Sole: ma Apollo suonò in terra quella la 

quale, nonché potè, dovett^ udire, anzi esso stesso suo* 



(a) onde inerilevolmenle con quella Orfeo /onda la Greca Na^ 
zio/ie,iìd jipoUo accorda t Umanità^ e U legge^ ce. 



Digitized by VjOOQIC 



324 UBHQ SECO^iDp 

nare Pitagora^ preso per poeta teologo e fondatore di 
nazione, il quale finora n*é slato iVimpostura accusalo. 
Le serpi unite nel teschio di Medusa ^ caricato d*' ah 
nelle tempia^ son i doniinj alti Jamigliari ch^ave\ano 
i Padri nello stalo delle Famiglie, dimandarono a com* 
porre il dominio eminente cibile; e tal teschio fu in^ 
chiodato allo scudo di Perseo^ ch^è Io stesso del qual 
è armata Mineìva - che tra Y armi , b sia nelle Jdu-' 
nanze armate delle prime nazioni , tra le quali tro?am- 
mo ancor la Romana^ delta le spaventose pene àCin^ 
sassiscono i riguardanti -: una delle quali serpi sopra 
dicemmo essere sialo Dragone^ il quale fu dello scri^ 
s^er le leggi col sangue , perchè se n^era armato quel« 
VJttne^ qual si disse Minen^a %^|ygé, nel tempo ch*era 
occupata dagli Ottimati^ come pur sopra si è detto'» 
e 1 dragone appo i Chinesi ^ i quali ancora scrivono 
|)er geroglifici , egli , com^ anco sopra si è veduto , è 
I insegna delVJmptrio Cistite, I Fasci Bomani sono i 
lìtui dt^ Padri nello stalo delle famiglie \ una qual si 
falla verga in mano d^uno di essi Omero con peso di 
parole chiama scettro^ ed esso Padre appella Re nello 
scudo^ cìì* egli descrive y à^ Achille , nel quale si con* 
tiene la storia del mondo ; e in tal luogo è fissata 
r Epoca delle Famìglie innanzi a quella delle Città , 
come appresso sarà pienamente spiegato; perché cou 
tali litui prèsi gli auspicj\ che le comandassero, i pa* 
dri dettavano le pene de^ loro figlioli^ come nella Legge 
delle XII Tas^ole ne passò quella del Figliol empio , 
che abbiumo sopra veduto : onde V unione di tali t;e/*- 
ghe o lìtui significa la generazione dtWlmperio Civi" 
hy la quale si. è qui ragionala. Finalmente Ercole^ ca- 
rattere degli Eraclìdi^ o vero nobili deireroiche città, 
tutta con Anteo , carattere de^ famoli ammutinati \ ^ed 
inalzandolo in cielo^ rimenandolo nelle prime città po- 
ste in alto, il vince e Yannoda a terrai di j^ restò 
un giuoco a^ Gi'eci detto del Nodo , ch^è il n^^ Er^ 
culeOf col qual Ercole fondò le nazioni eroiche, e per 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SIPIEUZA POETICA S25 

lo qual da^ plebei si pagata agli Eroi la decima d*Er^ 
cole^ che dovelt^es^er il cen^o, pianta delle Republiche 
Aristocratiche-, ond^i plebei romani per lo censo di 
Seivio Tullio furono nexi de^ Nobili^ e per lo giura- 
mento che narra Tacito darsi da^ Germani Jntichl b* 
loro Principi^ dovevano lor servire, come vassalli per- 
angari ^ a propie spese nelle guerre*, di che la plelfe 
romana si lamenta dentro cotesta stessa sognata libertà 
popolare^ che dovetter esser i primi assidui ^ che suis 
assibus militabant^ però soldati^ non di ventura^ ma 
di dura- necessità. 

Deli'Origini del Censo e dtlV Erario (i). 

Ma finalmente dalle gravi usurt e spesse usurpazio- 
ni y cb^ i Nobili facevano de^ loro campi a tal segno , 
cb^ a capo di età Filippo tribuno della plelie ad alta 
Toce gridava, che due mila Nobili possedevano tutti ì 
campi che dovevan essere riparliti tra ben trecento 
mila cittadini^ ch^a suo tempo in Roma si noveravano: 
perchè fin da quarantanni dopo la discacciata di 
Tarquinia Superbo^ per la di cui morte assicurata la 
Mobilia, aveva rincominciato ad insoleiUire sopra la po- 



(i) Il Censo prima si presrrriò alla menlc di Vico come un' i- 
stìluslonè cleroocraUca ^ nel Diruto Universale (p. i35> i40r ^7) 
Servio Tullio Taveva inli'odolto per avvilire la ea^ta de' nobili : 
poi Vico s'avvide die ianla libertà popolare era un anacronismo 
n«*iy antica arìslocrai&ìa romana^ e nella Ptnma Scicn^u 'Nuwa ( p. 
106-107) i^ cencio di Servio Tullio è una lo|(ge agraria.— Ora si 
motttra come il censo di Servio Tullio fornisse In materia del censo 
popolare e dell'erario; come nella rivoluzione di Fabio « aperta alle 
ricchesze la carriera degli onori, si »i«lem.isse il censo democratico, 
come in quest'innovazione popolare 1' antico diritto rivile diven- 
tasse un diritto privato; il dominio oltimo, prima libero di peso 
piiblico, restasse un domìnio libero da ogni peso privato^ e il di- 
fillo quirìtario , del quale erano autori i soli Quiriti, significasse 
poi solamente il diritto di pruprielà cui cuiupcle Ìj rivendicazione^ a 
(lifìerensa del semplice diritto di possesso. — Le antiche rivohlzioni 
della Francia devono aver corso un simile periodo di innovazioni, 
giacché oggi si trovano soggetti a pesi publici tutti i Jomiui rhe 
prima non dovevano essere soggetti ad alcuna gravezza. 



Digitized by VjOOQ IC 



vera plebe ^ e*l Senato di que' tempi areta dofuto in« 
coratnctar a praticar i\ne\Vordinamenio^cVì plebei pa* 
gasserò aW Erario il censo , che prima privatamente 
aferano dogato pagar a^ nobili , acciocché esso Erario 
polene somministrar loro le spese indi in poi nelle gner* 
re: dal qual tempo comparisce di nnoTO solla Storia 
Bomana il censo , cb^ i nobili sdegnoi^ano ammini^ 
strare , al riferire di Lii^io , come cosa non conTenc'* 
Tole alla lor degnila ( perchè £rVro non potè inten» 
dere cVì nobili no '/ volevano^ perche noii era il c^nsoi 
ordinato da Sers^io Tullio , ch^ era stato pianta della 
libertà de* Signorì , il qoal si pagaya privatamente ad 
essi nobili; ingannato con tutti gli altri, cheM censo 
di Sen/io Tullio fusse stalo pianta della libertà po^ 
polare: perchè certamente non fa maestrato di mag^ 
gior degnila di quella di che fu la censura ^eiiXì dal suo 
primo anno, fu amministrato da'* Consoli), Cosi i /io- 
bili per le loro ostare arti medesime vennero da sé stessi 
3 formar il censo, che poi fu pianta della popolar li^ 
berta} talché, essendone venuti i campi tutti in loro 
potere , eglino a^ tempi di Filippo tribuno dovevano 
due mila nobili pagar #7 tributo per trecento mila 
altri cittadini ch'allora si numeravano; appunto come, 
in Isparta era divenuto di pochi tutto il campo sparta- 
no , perchè si erano desctitli uelPerarìo i censi eh* i no- 
bili avevaflo privatamente imposto a'' campi, i quali in- 
colli ab antiquo avevano assegnali a coltivar a^ plebei. 
Per cotanta inegualità dovetter avvenire de^ grandi mo- 
vimenti e risvolte della plebe romana: le quali Fabio 
con sapientissimo ordinamento, onde meritò il sopra- 
nome di Massimo^ rassettò, con ordinare che tolto il 
popolo Romano si ripartisse in tre classi: di Senatori^ 
Cavalieri , e Plebei {a) , e ì cittadini vi si allogassero 

(ii)e si ordinarvi xComizj CenturUiti^ ne' quali i voli si prsavati 
per paUimonjf ujide ikem^re i nobili vi avevauo la jne|$lio, aicco* 
me ne' Comitj tributi, ove . i i^oli si uunieravan per teste, sempre 
la 'meglio vi avevauo % pitici, E perché ifpà'^ fìtW Ordine^ ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



T>ELLA SAriENZl FI^ETICA 327 

stcondo lejacultà^ e consolò i plebei^ perocché quauilo 
innanzi qoe^ dell'Ordine Senatorio^ elicerà prima ^alo 
tutto de^iVb^i//, vi prandevàno i fn<^estrati\ inai in poi 
vi potessero passare ancora con !e ricchezze i Plebti^ 
e quuidi fosse aperta a'* plebei la strada oidiiìarìa a 
tutti gli onori civili. Tal è la guisa che fa vera la Tra- 
dizione^ che U Censo di Se/vio. Tullio^ perchè da quello 
se ìV apparecchiò la materia e da quello ne nacquero 
Vocoasioni^ fu egli pianta delia libertà popolale - co-f 
tue sopra si ragionò per ipotesi uelV Jnnotazioni alla 
Tavola Cronologica, oVè il luogo della Legge Pu^ 
blilia -. E tal ordinamento nato dentro Roma me^ 
desima fu in vero quello che ordinovvi la Republica 
democratica^ non già la Legge delle XII Tavole colà 
Tenuta da Atene: lanlcT che Bernardo Segni quetìU 
eVj^fistotile chiama Republica Democratica^ egli in 
toscano trasporta Republica per Censo ^ per dire Re- 
publica libera popolare : lo che si dimostra con esso 
Livio ^ che, quantunque ignorante dello stato romano 
di quelK tempi, pur narra ch^ i nobili si lagnavano avere 
più perduto con quella Legge in città, che guadagnato 
fuori con Tarmi in quelfanno^ nel quale pur avevano 
riportato molte e grandi vittorie: eh' è la cagione onde 
Publilio^ che ne fu Pautore, fu detto Dittator Popolare. 
Con la libertà popolare^ nella quale tutto il popolo 
è essa città^ avvenne che'^l dominio civile perde il pro<- 
pio significato di dominio pubtico , che da essa città 
era stato detto civile $ è si disperde per tutti -i dominj 
privati di essi cittadini romani, che poi tutti facevano 
la Romana città. Il dominio ottimo sbandò ad oscura- 
rare nella sua significazione natia di dominio fortissi-' 
mo^ come sopra abhiam detto, non infievolito da nionp 
real peso, anche publico, e restò a. significare dommio 
di roba libera da ogni peso privato. Il dominio qui^ 
ritario non più significò dominio di fondo, dal cui pos- 
sesso se fusse caduto il cliente o plebeo, il nobile , da 
cui aveva la cagion del dominio, doveva venir a difen- 



Digitized by VjOOQ IC 



928 Ufi no SECONDO 

derlo \ che iiirono i pi imi autores juris in Botnana 
Ragione , ì quali per queste e non altre clientele or- 
diuate da Romolo dorev^no insegnar a^ plebei qtiesle 
e non altre leggi: imperciocché quali leggi doveTan i 
nobili insegnar a^ plebei ^ i quali fin al cccix di Soma 
non ebbero privilegio di cittadini , e fin a cento anni 
dopo la Legge delle XII Tas^ole dentro ii lor Collegio 
de^ Pontefici i nobili tennero arcane alla, plebe ? Sicché 
i nobili ixivon in tali tempi quegli aufore^ yu/YJ, ch'ora 
sono rimasti nella spezie M. i possessori de* fondi com-^ 
perati, oye ne sono convenuti con revindicaziono da 
altri , lodano in autori^ perchè loro assistano e li di- 
fendano: ora, tal dominio bonitavio è rimasto a signi- 
ficare dominio civile privato assistito da revindicazione, 
a difTerenza del bonitavio^ che si mantiene con la sola 
possessione. Nella stessa guisa, e non altrimenti , queste 
cose sulla natura eterna de* Feudi ritornarono a^ tempi 
barbari ritornati. Prendiamo per esemplo il Regno di 
Francia , nel quale le tante Provincie ch^ora il com- 
pongono, furono soi^rane Signorie de^ Principi soggetti 
al Be di quel regno : dove qoe^ Principi avevano do- 
vuto avere i loro beni non soggetti a publico peso 
veruno: di poi o per successioni, o per ribellioni ^ o 
caduci^ s^ incorporarono a quel Reame, e tutti i beni 
di que^ Principi ex jure optimo furono sottoposti a^ 
publici pesi: perchè le case e i fondi di essi Re , de' 
qnali avevano la Camera Reale lor propia, o per pa^ 
j^ntadi o per concessioni essendo passati a*^ vassalli ^ 
oggi si trovano assoggettiti dì^ dazj e, tributi; tantoché 
ne^ regni di successione tale sbandò a confondere il do^ 
minio ex jure optimo coi ^dominio prif^ato soggetto a 
peso publico , qual il Fisco ^ ch^era patrimonio del Be- 
mano Principe, si fusse andato a confondere con VE* 
rario. La qnal Ricerca del Censo e deir£>*a/7o è stata 
la più aspra delle nostre meditazioni sulle cose Roma- 
ne ,, siccome nelVIdea deWOpera ravvisammo. 



Digitized by VjOOQIC 



DCLtA SIPIEHZA rOETICJL 3^ 



Dell' Orìgìfie de* Cffmizj Honwni (i). 

Per le quali cose cosi meditate la BovX« e V'^ky^pà^ che 
sono le due Ragunante Eroiche di' Omero narra, e 

(i) La riunione de* padri prr r(»ftisterr alle plebi furino Ki prìmA 
rìtlù e il primo 8«*nnÌo*. i padri, o.^sia i nobili, foiinaruno le nutir.ljn 
aidnn<>nze do* Q (tiriti, U Liiri? (,Offereì\\. 3f>.S); so b* pb-lii cbbcto 
anch'esse un'adunanza, fu qtioll.i in cui gli erano intimati gli ordini 
de' senati regnanti {L'i, 104, 4°°)- Nella Prima Scienza Nuoua h\ 
trasportò a questa idee la triplice distinzione de' enmizi rnniuni in 
curiati o religiosi, eeiitnrìati o nabtli^ e tribnli o plebei (IV. io4, 
106 )'y e qui si descrive progressi yamcntr la variazione di cpie.Nta 
distinzione nelU rivoluzione port.tla da F.ibio nel governo. ApeilA 
U carriera degli onori alle r!crlio7.ze, inni alo il censo ari^1o-raiirrt 
in popolare, i còmizj subiscono una variazione analoga alla sloiiii 
del nome romano (HI, i33-i34; IV, 60), i rrntiirìati {«rgnirirai-oiKi 
r adunanza di t'nlto il popolo, ì trihiiti rrstarono ad. indicare b* 
adunanze plrbeci dove si decrrtatano \c. leggi tribunizie; finalmente 
i curiati rimasero desinati a regolare le cose sacre. — Questo Capo 
fu aggiunto solo ««•IP edizione drl 1 7.|'4 ♦ e forse per questa non 
pensò il Vico ad evitare la ripetizione delle cose già dette a pJ^|r« 
3o4-3o7 (•). 

(*) Nel rjBrr/ito* cornee all'edizione del 1780, é segnato da inae* 
rirsi nell'Opera questo Capo, come segue : 

Tantoché la S&Xi^ e r^A70/Dà^ che sono le due Bagunanze Eroi' 
che ehe uarrn Omero, dovcUer «ssere ira^ Romiiui le liaetwantB 
Curiale f che si leggono le più antiche di tulle sottt) li Re; e h» 
Trilmnizie (d'una delle quali Pomponio fa menzione, ovr «arni 
'' ^^^^ con la quxle Gittnio Butto publìcò alla pieb«; roninnii 
l'ordinamento fatto' da' Padii d'inloroo al discacciatneiilo p<r 
tempre degli Re da Roma - aopra 1» nominazione della qui*l 
^egge dicono tante inezie erudite i colli Intcrpeiri deiln Ramanti 
Ragione), Ma dopo che i plebei comiiu-iiiroii a rH^uuHi'di pt.i (o- 
rnaudare ^esilio ai chiati nomini nobili ^ ch'cmuo );ravi alta lofJi 
libertà iiaturnle (come fecero a Marcio Conciano), indi in poi si 
disse maximus comilidlus la Ragunatiia grande de' Nobili e tW* 
Plebei, e tal s^ appella dalla Legge delle XII Tavole: U qual 
voce maximus porla di necessario. seguilo e la ragunanza mìno^ 
ns - ch'era la Tribunizia de' plebei ->, f la ragunanza maggiore * 
ch'era la Curiata de* nobili -.Ma poi che Firbio Mnssimo intro- 
dusse ti Censo , che distingueva tulio il popolo romano iu tre 
Ordini ( per^chè innanzi i soli Senalori cmiio Cavatici i ^ |H-r 
quello che in questi Libri a mille prove si dimostra, ch'i soli no* 
olii ne' tempi loro etnici avevun il diritto deirarmeggiare) quiii- 
di in poi si dissero Coniilia Oenìuiiata, dove per le tre Classi 
coDVtnivB tulio il popolo ìvmano per Comandare le ì^ggi Cofiso' 



Digitized by VjOOQ IC 



noi sopra abbiam osseryato, dovelter essere tra' Romani 
le Ragunante Curiate * le quali si leggono le più an^ 
tiche sotto li Re H, e le Ragunanze Tiibute. Le prime 
tuTQuo dette curiate da quir^ asta, il cqì obliquo, è qui^ 
fis^ che poi restò retto, conforme ne abbiamo ragionato 
neir Origini della Lingua Latina; siccome da ^fl/i - 
la mano - chiappo tutte le nazioni sigm6cò potestà \ 
dovette al Greci da prima venir detta «»/»£« nello stesso 
sentimento, nel qual è appresso i Latini Cuna; onde 
vennero i Cureti^ cb^erano i Sacerdoti armati d'aste; 
perchè tutti i popoli Eroici furon di Sacerdòti^ e i 
soli Eroi avevan il diritto del F armi; i quali Cureti^ 
come abbiamo sopra veduto, i Greci osservarono in &i- 
turnia o sia A.ntica Italia, in Creta ed io Jsia; e 
«ujoIk in tal antico significato dovette intendersi per Si^ 
gnoria; come Siguoiie ora pur si dicono le Republi^ 
che jéristocratiche; dai* quali Senati Eroici si disse «v/boc 
Fautorità ; ma , come sopra abbiam osservato e più ap- 
presso n^ osserveremo, autorità di dominio: àMe qual 
orìgini poi restarone Kv/»idc e xu/»^ per Signore e/ S!^ 
gnora'; e come da ^a^ i Cureti da' Greci , così sopra 
vedemmo àti quir essere stati detti i Quiriti Romani; 
ebe fu il titolo della Romana Maestà^ che si dava al 
popolo in /?ii]^//ca Ragunanza - come si è accennato pur 
sopra, dove osservammo de* Galli e degli Antichi Ger*' 
mani, combinati con quel de' Cureti , che dicevano i 
Greci, che tutti i primi popoli barbari tennero le 
publiche Ragunante sotto delV armi -. Quindi cotal 

hrìs e iTSIaron df*tti Comìtia Tributa, dove In plebe roniAndavs 
It Leggi Tribunizie : e per U rsgione della Cfrieiza (Ielle divine 
c«friiiiuiiie, restaron dette Comiiia Curiata le Ragunanze de* aoli 
CapKcjjfie, o sìcno Cu pi-rioni, ove si trattavano vose saghe; p^^r* 
che ne'ieinpi di essi Re si guardavano reo aspetto di sagre tntte 
le cose profane ! e quivi si trova altrove il perché in tali Ragù- 
nanzesi celebrarono le Arrogationi, Che è ciò ch% doveva dare 
gii schiarili Ptwcipj all'Argomento de' Comizj Romani^ d'intorno 
acquali raceolsero tante cose la prima fiaccola della romana con- 
dizione Carlo Stgonio, e Qruchio' in un giusto voUime de Roma* 
Hìs Comiiiis. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLi SAPlE?IZi FOEtlCt 33 1 

maestoso titolo dovette mcominciare da quando il pò-*- 
polo era di soli Nobili^ i quali soli avevano ìi diritto 
dcWarmì; e che poi passò al Popolo composto ancor 
di plebei^ divenula Roma Republica popolate. Perchè 
della plebe , la qual non ebbe d& prima colai diriilo ^ 
le Ragunanie furon dette tnbute da trihuSy la tiibù; 
ed appo i Romani ^ siccome nello staio dtlle Famiglie 
esse Famiglie furon dette da^ Famoli , così in quello 
poi delle Città la Tribù ifìtesesi de^ Plebei ^ i quali vi si 
radunavano per ricevere gli Ordini dal Regnante Se* 
natOy tra^ quali ^ perchè fu principale e più frequente 
quello di dover i plebei contribuir al P Erario dalia voco 
inbù venne detto tributavi. Ma poiché Fabio Massimo 
ìntroduste il censo^che distingueva tutto il popolo ro- 
mano in tre classi secondo i patrimonj de^ cittadini ^ per* 
che innanzi i sqH Senatori erano stati ca^alieri^ percliè 
i soli Nobili a^ tempi eroici avevano il diritto delPar-* 
meggiare^ perciò la Rrpubtica Romana Antica sopra 
essa Storia si legge divisa tra pjthes e plebem: talché 
tanto aveva innanzi significato Senaioi'e quanto Patria 
zioy ed air incontro tanto plebeo quanto ignobile.QvLiùài 
siccome erano innanzi slate due sole elessi del Popolo 
Romano Antico^ cosi erano stale due sole sorte di Ra* 
gunanzej una ia Curiata di Padn\ o Nobili^ o Senatori; 
Taltra Tributa^ di Plebei^ o vero d^ignobili. Ma poiclìé 
Fabio raparti i cittadini secondo le loro facultà per tre 
classi^ di Senatori^ Ca^falieri e Plebei^ essi Nobili non 
fecero più Ordine nella città, e secondo le \ovo/acultà 
si allogavano per si latte ire classi: dal qual tempo in 
poi si vennero a distinguere patrizio da senatore e da 
eavalierey e plebeo da ignobile ^ e plebeo non più s'^op- 
pose a Patrizio^ ma a Cas^alìere e Senatore^ né plebeo 
significò ignobile^ ma cittadino di picciolo patrimonio^ 
quantunque nobile egli si fusse ^ ed at contrario seiia" 
ioìis non più significò patrizio^ ma cittadino d^amplis-' 
Simo patrimonio^ quantùnque si fusse ignobile. Per tulio 
ciò indi in poi si dissero Comiiia Centuriata le Ra^ 



Digitized by VjOOQIC 



33d LIBUQ SECOSfDO 

gunanie , nelle quali per tutte e (r^ le classi conve*- 
Diya tutto il popolo mmano^ per comandare tra PaU 
tre.publiche faccende le Leggi Consolari: e ne resta- 
rono dette Comitia Tributa quelle dove la plebe soU 
comandava le Leggi Tribunizie^ che furon i plebisciti^ 
innanzi detti in sentimento nei qual Cicerone 11 direbbe 
plebi nota^ cioè leggi publicate alla plebe - una delle 
quali era stata quella di Giunio Bruto^ ciie narra Pom- 
ponio^ con cui Bruto publicò alla plebe li Se eternai^ 
mente discacciati da Roma-^ siccome nelle Monarchie 
s^arebbon a dire populo nota con somigliante propietà 
le Leggi Beali: di che quanto poco erudito, tanto assai 
acuto Baldo sì maraviglia, esserci stata lasciala scritta 
la voce plebiscitum con una s^ perchè nel sentimento 
dì legge, ch^aveva comandato Id plebe, dovrebbe essere 
stato scritto con due , plebisseitum , venendo egli da 
sciscor^ e non da scio. Finalmente per la certezza delle 
disvine cerimonie restaron dette Comitia Curiata le ila- 
gunan^ de* soli capi delle Curie ^ * ove si trattava di 
cose Sagre i perchè nei^ tempi di essi Ae si guardavano 
con aspetto di sagre tutte le cose profane; e gli Eroi 
erano da per tutto Cureti^ o vero Sacerdoti^ come so- 
pra si è detto, armati: onde iutin agli ultimi tempi ro- 
> mani essendo rimasta con aspetto di cosa sagra la pa- 
terna potestà - le cui ragioni nelle leggi spesso sacra 
patria son dette - per tal cagione in tali Ragunanze 
con le leggi curiate si celebravano Varrogazioni. 

CoreII»rl« 

Glie la Divina Provedenza è l'Ordinatrice delle Republiclie, 
e nello stesso tempo del Diritlo Naturai delle Geniì {i). . 

Sopra questa Generazion di Republiche coverta nel- 
. VEtà degli Dei^ nella quale i Governi erano stati Teo^ 

(0 Oli avvenimenti die strascinano l*uorao isolato e in guerra 
con tutti entro la città aristocratica; non sono in balia del caso, 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA $APIE?SZA POETICA 313 

cratjci^ Q\oé Go^^erni Dhini^ e poi uscirono ne'' primi 
Gos^rrni Vniani che fiu'ono gli Eroici" clìe qui chia- 
miamo Umani ^ ^er dislingiierli da*^ Di^^ini" dentro a* 
quali, come gran corrente di real fiume ritiene per Inngo 
tratto in mare e IMmpressione del corso e la dolcezza 
delPacqoe, scorse PEtà degli Dei ; perchè dovette du« 
rar ancorsi quella maniera religiosa di pensare che gli 
Dei /acessero tutta ciò chefaces^an essi uomini: onde 
de^ Padri Regnanti nello stato delle Famiglie ne fecero 
Giosuè ^ de* medesimi chiusi in ordine nel nascere delle 
prime Città ne fecero MinerK>a^ de' lor Jmbascìadori 
mandati a^ sollevati clienti ne fecero Mercurio: e^ come 
poco appresso vedremo, degli Ejr}i Corsali ne fecero 
finalmente Wettunno: è da sommamente ammirare la 
Proi^edenza Dù^ina^ la. qual, intendendo gli uomini tul- 
l'altro fare, ella portoli! io prima a temer la Dis^inità - 
la cui Religione è la prima (ondamental base delle Be^ 
pubiiche -: indi dalla Religione (uron fermi nelle prime 
terre vacue^ cW essi primi di lutraltri occuparono- la 
qua! occupazione è ^1 Fonte di tutti i dominj -: e li più 
robusti giganti avendole occupate neW altura de'^ Monti ^ 
dove sorgono le fontane perenni , dispose che si ri- 

né della volonl2k umana. La Providi^iiza governa ogni' progresso 
Ulorìru nel Divino (/ni%f.f nella Pnma Scienza Natura la Prori- 
«liMiza è principio di umanità; rnn lungo rugginito lavoro intro- 
duce la divisione de' campi , .ihbozxa ì regni, àk origine alla no- 
biltà ( Opere IV, 39, 84 , 87 e. seg. '). Cui rias»iiuto progressito 
drlle idee già rsponte ora si mostra il carattere, providcnziale di 
tutte le circostanze per cui si sviluppa la sociabilità nella specie 
umana. Jl terrore die mette 6nc al divagamento degli Ottimi; lo 
•lanciarsi che iiecesdita l'occupazione d<'ll«' terre; il prendere una 
donna d'onde ne segue il eonnubio t la famiglia; l'infelicità che 
spinge i deboli eslegi all'alilo de' forti \ il tedio di servire che fa 
sollevare i clienti eoblìga te famiglie ad unirsi nella città eroica 
e ne' senati regnanti; la posizione de' patrixj spinti dalle loro stesse 
usurpazioni , per Pavidità dì conservarsi i beni « a lottare contro 
la comunione delle cose e a difendere in sé stessi la salute publi- 
ca : tutti questi sono avvenimenti co' quali la Providenza gMida le 
genti dispe^e sulla via uniforme del progresso e della socialità; 
in essi è evidente l'ordine meraviglioso di. ona Mente superiore nel 
preparare tutte le materie della società nel momento che doveva 
sorgere la città. 



Digitized by LjOOQ IC 



351 LIBRO SECONDO 

f rotassero in luoghi sani e Jorti dì sito e con copia 
iTacqua^ per poter ivi star yè/7/if\ né più divagate^ che 
sono le tre qualità che devon avere le terre , per poi 
sorgervi le città. Appresso con la Religione medesima 
li dispose ad unirsi con certe donne in perpetua com« 
pagnia di lor vita, che son i matrimonj ^ riconosciuti 
Fonte di tutte le potestà: di poi con, queste donne si 
ritrovarono ater fondato le Famiglie^ che sono il Se^ 
minano delle Republiche: finalmente con Paprirsi de- 
gli j4siH si ritrovaron aver fondate le Clientele^ onde 
fussero apparecchiate le materie tali , che poi per la 
prima Legge Agraria nascessero le Città sopra due 
Comuni denomini che le componessero, uno di Nobili 
che vi comandassero , altro dj Plebei M ubbidissero * 
che Telemaco in una diceria appo OmeìX> chiama altro 
popolo^ cioè popolo soggetto^ diverso dal popolo /%- 
gnante^ il qual »i componeva à^Eroi^ ond^esce la ma- 
teiHa della Scienza Politica^ ch^ altro non è che scienia 
«li comandare e d^ubbidire nelle città. E nel loro me« 
ilesimo nascimento fa nascere le Republiche di forma 
tnìstocratìca in conformità della selvaggia e ritirata 
natura di tai primi uomini ^ la qual forma tutta con* 
kiste, come pur i Politici P avvertiscouo, in custodire 
ì confini e gli ordini {ii) \ acciocché le genti di fresco 
Tenute air umanità anco per la forma de* lor gos^erni 
seguitassero lungo tempo a stare dentro di essolor chiu- 
se^ per dìsas^vfzz>a^rle dalla nefaria infame Comunione 
dello stato bestiale (b) e ferino. E perchè gli uomini 
erano di menti , particolarissime^ che non potevano in» 
tendere ben comune^ per lo che eran avvezzi a non 
imi>acciarsi nemmeno delle cose paiticoìari d^ altrui^ 
siccome Omero il fa dire da Polifemo ad Ulisse - nel 
qual gigante Platone riconosce i Padri di famiglia 

(a) e dentro es^i urdiui i maestrali e le Uggi^ acciocché^ ec. 

(b) D«l ()iHil«, per la loro ancor recètile fiera oiigine, era gran 
perìcolo di ricadere. Or qui, ec. (Vedi a pag. srg. ). 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SÀPIL.'^ZA POETICA IM^ 

nello Stato che chiamano di Natura^ il quale fa in- 
nanzi a quello delle Città - la P/vi^edenta con la stessa 
Forma di tai Governi li menò ad unirsi alle loro Pa^ 
irie^ per conservarsi tanto grandi privati intet^ssi ^ 
quanto erano le loro Monarchie Famigliari^ ch^era 
ciò eb^ essi assolutamente intendevano : e sì fuori d^ o* 
gni loro proposito convennero in un bene unìs^ersale 
cii^ile^ che si chiama republica. Or qui per quelle prosit 
<f/Vmcf,'ch^ avvisammo sopra nel ilfe/o^fo, si rifletta, col 
meditarvi sópra , alla semplicità e naturalezza con che 
la Pros^edenza ordinò queste cose degli uomini, che 
per falsi sensi gli uomini dicevano con jrerità che tuttt 
facessero i Dei , e col combinarvi sopra V immenso 
numeìv degli effetti cis^ili^ che lutti richiamerannosi a 
queste quattro loro cagioni che, come per tutta fue- 
sCOpera si osserverà, sono quasi quattro Elementi di 
quesi^ Universo Civile^ cioè Religioi^i^ 3fatìimonj\ Àsilt^ 
e la prima Legge Jg farla che sopra si è ragionata: e 
' poi tra tutti i possibili umani si vada in ricerca , se 
tante , si varie e diverse cose abbian in altra guisa 
potato aver incominciamenii più semplici e più natu^ 
vali tra quelli stessi uomini cVEpìcuro dice usciti dal 
Caso^ e Zenone scoppiati dalla Necessità: che uè H Caso 
ìi diverti ,> né ^1 Fato gli strascinò fuori di quest^Orcfme 
Nàtuìale: che nel punéb nel qual esse Republiche do* 
vedano nascere^ già si erano innanzi apparecchiate ed 
erano tutte preste le materie a ricever ì» forma ^ e 
nausei il formato delle Republiche^ composto di mente 
e di corpo. Le materie apparecchiate furono propie 
f^ligioni^ propie lingue^ propie teri'e^ propie nozze ^ 
propj nomi^ o vero genti o sieno case , propie armi ; 
e quindi propj imperj\ propj maestrali^ e per ultimo 
propie leggio e perché propj (a) , perciò dello ^n tutto 
liberi} e perchè dello ^n tutto liberi^ fercìò costitutivi 

(a) quindi sommi ed assoluti j e percliè sommi ed assoluti» 
perciò ec. 



Digitized by VjOOQIC 



2SÙ Ltuau S£CUZ<DQ 

di vere Rcpuhliche {a)\ e tutto ciò provenae, percliè 
tutte Vantidtite ragioni erano state \\ì\i^m\ propie d«^ 
Padii di famiglia nello Stato di Natura Monarchi : 
i quali in questo punto unendosi in Ordine andaron a 
^eùeiare la Ci\*il Potestà Soyrana^ siccouie nello Stato 
di Natura essi Padri avevan avuto le Potestà Fami^ 
gliari iunauzi non ad altri soggette ^ due a Dio, Que- 
sta Soviana Cis^il Persona si formò di mente e di cor^ 
pò: la mente fu oq Ordine di^SapienU\ quali in quella 
souuua rozzezza e semplicità esser per natura poteva- 
no:, e ne restò eterna propietà ^^ che senza un ordine- 
di Sapienti , gli Siati sembrano Bepubliche in vista, 
ina soiko corpi morti sen:^^ anima: dalP altra parte il 
corpo formato col capo^ ed altre minori membra f oude 
alle. Republicbe restonne quest^ altra eterna propìetà , 
cìy altri vi debban esercitare la mente ìiegV impieghi 
della Sapienza Gs^ile^ altri il corpo neP mestieri e ueU 
Yarti^ che deono servire eosi alla pace come alla guer^ 
9 a- con questa terza eteriìft propietà, che la mentu 
sempre vi comandi e che ^1 corpo v^ abbia perpetua- 
mente a servire (1). 

Ala ciò che dee recare più maravigKa, è che la Pro^ 
%>edenza^ come tra lo jar nascere le Famiglie^ le quali 
tutte «rano nate con qualche cognizione d'Anna Divini* 
tà, benché per lor ignoranza etlisordine non conoscesse 
la vera ciascuna, con aver ciascuna propie religioni ^ 
lingue, terre ^ nozze ^ nomi ^ armi^ goi^erni e leggi , 
aveva fatto nello stesso tempo nascere il Diritte Nata-- 
rate delle Genti Maggiori con tutte V anzidette prO" 
pietà da usar poi i Padri di famiglia sopra {Clienti: 
4:osì tra lo far nascere le Bepubliche , per mezzo di 
essa forma aristocratica , con la qual nacquero , ella 
il Diritto Naturale delle Genti Maggiori o sieno Fa-- 

(a) impercioccliè se ogni una di queste maierie non hanno loro 
propria, uoii sono che imagini di Repubtichc : e tutto ciò, ce. 

(i) Vedi il VùiUo L-nweròuUj p. 68-09 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIE:VZA POETICA 337 

migJie^ che si era innanzi nello Stato di Natura ossei* 
\ato, fece passare in quello delle Genti Minori o sia 
de^ popoli , da osservarsi nel tempo delle Città, Perchè 
i Padri di famiglia^ de' quali tutte Vanzidette ragioni 
erano propìe loro sopra i clienti^ in tal punto col chiu- 
dersi quelli in ordine naturale contro di questi, ven- 
nero essi a chiudere tutte Panzidetté propietà dentro 
i lor Ordini Cii^ili contro ^le plebi; nello che consi- 
stette la Forma Jristocratica severissima delle Re- 
puhliche Eroiche. In cotal guisa il Diiitto Naturai 
delie Genti^ ch^ora tra i popoli e le nazioni vien cele- 
In'ato, sul nascere delle Republiche nacque propio delle 
Ovili SovìXine Potestà: talché popolo o nazione, che 
non ha dentro una Potestà Sovrana Civile jfornita di 
tutte Vanzidette propietà ^ egli propiamente popolo o 
nazione non è , né può esercitar fuori contro altri po- 
poli o nazioni il Diritto Saturai delle Genti; ma come 
la i^agione^ cQsk Vesercizio ne avrà altro popolo o na-- 
zone superiore (a). Le quali cose qui ragionate, poste 
insieme con quello che si è sopra avvertito, che gli Eroi 
delle prime Città scappellarono Dei, danno la spiegata 
significazione di quel motto, con cui jubj j diis pò- 
SITA sono state dette le ordinazioni del Diritto Na- 
turai delle Genti. Ma succeduto poi il Diritto Natu- 
rale delle Genti Umane , ch^ Vlpiano più volte sopra 
ci ha detto ( sopra il quale i Filoso^ e i Morali Teo- 
logi s' alzarono ad intendere il Diritto Naturale della 
Ragion Etetma tutta spiegata ) tal motto passò accon- 
ciamente a significare il Diritto Naturale delle Genti 
ordinato dal vero Dio. 



(a) Tn colai guisa slibiamo qui di fatto rUrovate ìe propietà del 
Diritto Saturale delie Genti, che nella Scienza Nuova ragionam- 
mo in idea con più parole e menò propielà. — Siùgue la Politi- 
ca, ec. 

Vico. Opei^i Voi. V. aa 



Digitized by VjOOQIC 



338 LiB&O SECONDO 



Siegue la Poliliea degli Eroi (i). 

Ma LuUi gli Siorici danno il principio al segolo eroico 
coi corseggi di Minosse , e con la spedizione nascale 

(i) Le idre sparse nelle opere precedenti sai corseggi^ per cui 
fu Irrribile il mare* nlle nazioni anticlitf, snll'inospìUlith delle prime 
genli {Opere IV, 179'e arg. ; IH, 286-288, 3ii)# sull'inimicizie 
eterne de' tempi eroici , per cui previdenzialmente sorsero le prime 
cìLlà, sulla pi;inla dello armi <lllj 4^^~437)i >ulla politica romana 
nelle conquiste, imparata nella lotta de' patrizj contro le plebi (/i^i, 
439-44'-^ )i sulle guerre prime sema leghe , perché tutte le genti 
erano isolate (/Wy 987 >, aulle agitazioni de^ regni eroici e la fu- 
nesta rapidità delle siiceessioni reali in qne' tempi (IV, 142), sono 
gli ultimi tratti della politica eroica qui raccolti con nuovi sviluppi. 
— > La mitologia segue, tutte 1^ inflessioni di queste vicende ; il se* 
colo eroico era già interpretato nelle favole nel Diritto Universale 
e nella Prima Scienza ^uouaj ma ora la mitologia offre un^ ima- 
gi ne ancor più fedele delle vicende de' regni eroici. .» Il terrore 
de' corseggi e le guerre inarilime sono desrritle -nrl mito di. Net- 
tunno (Opere III. é^ioì IV, 270), di cui viene jiccertata la cronolo- 
gia ideale. — > Minosse e Teseo sono simboli di guerre, di spedizio- 
ni, di depredazioni mflritinie (IV, 273-274)9 ^^ snerra di Troja e 
l'assedio di Ve) raffigurano, condensati in due hcU fatti, l'intero 
ciclo delle guerre eroiche del Lazio e della Grecia (M'i i8o-i89); 
le lotte intcriori del patriziato e del plebrjanismo, le conlese del 
connubio delu&e dalla politica ernic<i sono simboleggiate nei miti 
di Pane che vuol afterrare Siringa, e non abbraccia che le insta- 
bili canne (III^ 242, 288 ; IV, 276); di Iasione che strìnge una 
nube invece di Giunone, la Dea delle nozze solenni; di Lino e 
Marsia^ vinti da Apollonio contese di canto e d'auspicj ; delle Si- 
reue che allcttano i viandanti e li divorano,; dì Circe che cambia 
in porci i compagni d' Ulisse. — Agli antichi dibattimenti de' pa- 
trizi co' plebei s\ riferisce ancbe la favola di Vulcano precipitato 
dall'Oliinpo (III, 4^3 n. ; IV, 277), e, per analogia, anche la ca- 
duta di Fetonte ci rivela una sconfitta de' plebei che pretendono 
alla esistenza civile. — Varia fu la sorte della lotta de plebei co' 
patrìzi, che rimase simboteggiata nel simbolo di Penelope; forse 
in una regione vinsero i patrizj, e Penelope restò fida ad Uliaae} 
altrove trionfarono i plebi-i, e dal connunio contaminato nacque 
Pane, o un mostro civile (III, 288; ÌV, 275-276I — Egualmente 
varia fu la sorte del dibattimento negli errori efegli eroi: in Di- 
done i plebei sono sconfitti e fuggono cercando un asilo (III^3i8 
D.; IV, i53) ; neW Odissea alcuni capi erano vinti dalle plebi, altri 
scacciati ritornano e ristabiliscono gli ordini (III, 287-288; IV, 275). 
Ma quando Ercole spira, liuto nel sangue di nn mostro civile, il 
Centauro C' ^i 384) > Quando è atterrato il Dio Fidio o scioho il 
nodo (Ili, 382), quando Ercole fila sotto i comandi di Jole e di 
Onfale « e Pasife si giace cqI Minotauro, e Giove %ì giace con Io, 
ed Orfeo è fatto in pezzi dalle Baccanti; allora é vinto il pàtri- 
aiatoi la lira eroica e tufranta^ la sapienza delle genti maggiori è 
divulgata. 



Digitized by VjOOQ IC 



DEULJL SAlMEr<IZA PQETlCA 339 

che fece Giasone in Ponto ^ il proseguimento con la 
Guerra Trojana^ il fine con gli error degli Eroi^ che 
vanno a terminare nel ritorno d^ Ulisse in Itaca. Laonde 
in tali tempi dovette nascere V Ultima delle Maggiori 
Divinità^ la qual Tu Hettuhzio, per questa autorità degli 
Storici^ la qoal noi avvaloriamo con una ragion Jilo- 
sofica^ assistita da più luòghi d^oro S'Ornerò. La ragion 
filosofica è) che VJrti Navale e Nautica sono gli u/- 
timi ritroi/ati delle nazioni : perchè vi bisognò fior dUn^ 
gegno per ritrovarle^ tanto che Dedalo^ che funne il 
ritrovatore ^ restò a significar esso ingegno; e da Lu- 
crezio ne fu detta daedala tellus per ingegnosa. I luo- 
ghi à''Omero sono neìVOdissea , eh** ovunque Ulisse o 
approda, o è da tempeste portato, monta alcun pog- 
gìo, per veder entro terra fumo che gli significhi ivi 
abitare degli uomini. Questi luoghi SOmero sona av- 
valorati da quel luogo d^oro di Platone , ch^udimmo ri- 
ferirsici da Stratone sopra nelle Degnità^ del lungo 
orrore ch^ebbero del mare le prime nazioni - e la ra- 
gione fu avvertila da Tucidide , che per lo timor da* 
corseggi le Inazioni greche tardi scesero ad abitare sulle 
marine -. Perciò Netiunno ci si narra aver armato il /ri- 
dente^ col quale fiiceva tremar la terra- che do vett^ es- 
sere un grande uncino da afferrar navi^ detto con 
bella metafora dente ^ e col superlativo del tre^ come 
abbiamo sopra detto ^ col quale faceva tremare le terre 
degli uomini col terrore de'* suoi corseggi -: che poi già 
a^ tempi SOmero fu creduto far tremare le terre della 
Natura^ nella qual oppenione Omero fu seguito poi 
da Platone col suo abisso delVacque che pose nelle 
viscere della terra ^ ma con quanto accorgimento, ap- 
presso sarà dimostro. 

Questi deon essere stati il Tbro, con cui Giove ra- 
pisce Europa} il Minotauro^ o toro di Minosse., con cui 
rapisce garzoni e Janciulle dalle marine AeWJttica; 
come restarono le vele dette corna delle navi^ che usò 
poi f^irgilio^ e i terrazzani spiegavano con tutta verità 



Digitized by VjOOQ IC 



340 LIBRQ SECONDO 

dwùratiìsi il Minotauro^ che cedevano con ispavento 
9 dolore la nave ingojarlisi: così Y Orca yool divorare 
jindromeda incatenata alla rupe^ per lo spavento di- 
venuta di sasso ^ come restò a* Latini terrore dejixus 
« divenato immobile per lo spavento. -^ e M Cavallo ala-- 
to^ con cui Perseo la libera , dev^ essere stata altra /uii^e 
da corso - siccome le vele restaron dette ali delle na- 
vi^ e Fìrgìììo con iscienza di quest^ Eroiche Antichità^ 
parlando di Dedalo che fu il ritrovator delta nas^e^ 
dice che vola con la machina che chiama alarum re* 
miglum - e Dedalo pur ci fu narrato esser fratello di 
Teseo. Talché Teseo dee esser carattere di garzoni 
ateniesi^ che per la legge della for%a fatla lor da Mi-- 
nosse sono JiVoi'ati. dal di lui Tbro, o nave da corso: 
ai qual Arianna^ VArte Marinaresca^ insegna col Jilo 
della nai^igazione uscire dal labirinto di Dedalo; che, 
prima di questi , che sono ricercate delizie delle ville 
reali , dovett^ esser il Mar Egeo per lo gran numero 
deir isole, che bagna e circonda^ ed, appresa PArte da^ 
Cretesi, abbandona Arianna^ e si torna con Fedra di 
lei sorella -cioè con uii^Arte somigliante- e sì uccide 
il Minotauro^ e libera Atene della taglia crudele che 
Taveva imposto Minosse^ col darsi a far essi Ateniesi 
i Corsali (a) : e così qoal Fedra sorella fu di Arianna^ 
tale Teseo (u fratello di Dedalo. 

Con r occasione di queste cose Plutarco nel Teseo 
dice che gli Eroi si recavano a grande onore e si ri- 
putavano in pregio d'^armi con Tesser chiamati ladro^^ 
ni; siccome a** tempi barbari ritornati quello di cor^ 
sale era titolo riputato di signorìa: d^ in lorno a^ quali 
tempi venuto Solone si dice aver permesso nelle sue 
Leggi le società per cagion di prede: tanto Solone ben 
intese questa nostra compiuta Umanità^ nella quale co- 

(a) dflla qual isioria gli Scrillori di cose attiche (os3ervale 
che diliuensal) haano trovalo « VOU'npiadet t^'l mese^ e '1 giorno 
nel quHle Teseo ritornò in /itene trionfante del brutto mostro^ 
— - Con Toccasione, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



BELLA SAriE3IZA POETICA Sii 

Storo non godono del Di ritto Natwal delle Genti! 
Ma quel che fa più maraviglia è che Platone ed Ari- 
stotele posero il ladroneccio fra le spezie della Cacciai 
e con tali e tanti Filosofi d^dna gente umanissima con* 
Tengono con la loro barbarie i Germani Antichi^ appo 
i quali, al riferire di Cesare^ ì ladronecci non solo non 
eran inCtmi , ma si tenevano tra gli esercizj delta Vir- 
tù^ siccome tra quelli che per costume non appiicando 
ad arte alcuna ^ così Juggis^ano Fozio. Cotal barbaro 
costume durò tant^ oltre appo luminosissime nazioni^ 
eh' al narrar di Polibio , si diede la pace da^ Romani 
9^ Cartaginesi tra Paltre leggi con questa^ che non po- 
tessero passare il Capo di Pekiro in Sicilia per cagion 
di prede o dt traffichi. Ma egli è meno de^ Coiiaginesi 
e Romani^ i quali essi medesimi si professavano d*^ es- 
ser barbari in tali tempi , come si può osservare ap- 
presso Plauto in più luoghi, ove dice aver esso vòlte 
le greche Gomedie in liugua barbara^ per dir latina: 
quello è più , che dagli umanissimi Greci ne" tempi 
della loro più colta umanità si celebrava cotal costume 
harbarOy onde sono tratti quasi tutti gli argomenti delle 
loro Comediei dal qual costume questa costa d'Africa 
a noi opposta, perchè tuttavia Pesercila contro de^ Cri- 
stiani , forse dicesi Barbarla. 

Principio di cotal antichissimo diritto di guerra (a) 
fu Vinospitalità de* popoli Eivici ^ che sopra abbiam 
ragionato ^ i quali guardarono gli stranieri con Taspelto 
dì perpetui nimici^ e liponevaiìo la riputazione de* lor 
Imperj in tenerli , quanto si potesse , lontani da* lor 
confini; come il narra Tacito degli Suevi , la nazione 
più riputala delP Antica Germania: e si guardavano gli 
Stranieri come Ladroni , quali abbiamo ragionato pò- 
e' anzi; di che vi ha un luogo d'oro appresso Tucidi- 
de^ che fin al suo tempo, ove s^ incontrassero viandanti 

(a) (dal quale sembra la materia de iure belli ìurom'itycinre , 
oQÓt dovevano ìncominciarDt' la dottrina ) 



Digitized by VjOOQIC 



34i LIBRO SECONDO 

per lerra o passeggteri per mare, si domandata scam- 
bievolmente tra loro, se fiisser essi ladroni^* in signi- 
ficarion di stfxinierL Ma troppo as^acciandosi la Gre- 
cia aWumanità^ prestamente si spogliò di lai costume 
barbaro^ e chiamarono barbata tutte Y altre nazioni 
che ^I conservavano : nel qual significato restò ad essi 
della Ba^jSet^ta la Troglodizda^ che doveva uccidere tal 
sòrta d'* ospiti ch^ entravano ne^ suoi confini^ siccome 
ancor oggi vi son nazioni barbare che M costumano : 
certamente le nazioni umane non ammettono stranie- 
ri, senza che n^ abbiano da esse riportato licenza. Tra 
queste per tal costume da^ Greci dette barbare nazioni 
una fu la Romana per due luoghi d^ oro della Legge 
delle XII Tavole^ uno ajdfersvs hostem ^tbrnj 
jvcTOEiTjs £STo; T altro è rapportato da Cicerone y 
SI STATUS DiEs SJT cvM HosTB F EVITO : e qui pren- 
dono la voce hostis^ indovinaùdo con termini generali, 
come per metafora cosi dello Ya^versario che litiga: 
ma sullo stesso luogo Cicerone riflette troppo al nostro 
proposito, che hostis appresso gli Antichi si disse quello 
che fu detto poi peregri nus : ì quali due luoghi com- 
posti insieme danno ad intendere ch^ i Romani da prin- 
cipio tennero gli stranieri per eterni nimici di guer- 
ra: ma i detir due luoghi si deon intendere di quelli 
che furono i pnmi hostes del nM>ndo, che, come si è 
detto , furono gli stranieri ricevuti agli asili , i quali 
poi Tennero in qualità di plebei nel formarsi delP E- 
roiche Cìttà^ come si sono dimostrali più sopra* Talché 
il luogo appresso Cicerone significa che nel giorno sta- 
bilito venga il Nobile col Plebeo a vendicargli il pò* 
dere^ come anco si è sopra detto. Perciò Veterna au- 
torità^ che si dice della medesima Legge ^ dev** essere 
stata contro i plebei ^ contro i quali ci disse Aristotile 
nelle Degnità , che gli Eivi giurai^ano esser eterni ni- 
mici. Per lo quale diritto eroico i plebei con quantun- 
que corso di tempo non potevan usucapere ninno fondo 
romano', perchè lai fondi erano nel commerzio de'' soli 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 3i3 

nobili; <iV è buona parie della ragione percbè la Legge 
delle JSII Tavole non riconobbe nade possessioni: 
onde poi incooiinciaudo a disusarsi il dir ilio eroico^ e 
invigorendo VumanOy i Pretori assislevau essi alle nude 
possessioni fuori d^ ordine , perchè né apertamente, uè 
per alcuna interpetrazione, aireano da essa Legge alcun 
motivo di costituirne giudizj ordinar/ né diretti né 
utili: e tutto ciò, perchè la medesima Legge teneva le 
nude possessioni de'* plebei esser tutte precarie de* 
nobili. Altronde non s"* impacciava 4elle furtive o vio* 
lenta de^ nobili medesimi, per quell^altra propielà delle 
prime Etpubliche^ che lo stesso Jristotiìe nelle De^ 
gnità pur ci4isse , che avevano leggi d^ intorno a^ pri- 
vati toìti ed offese^ delle quali essi privati la si do- 
vevano vedere con la forza deira/77i/,eom^ appresso di* 
mostreremo nel Libro IF; dalla qual verajòrza reslò 
poi per solennità nelle reviudicaaioni quella forza Jinta 
cVAulo Gelilo dice di paglia^ Si conferma lutto ciò 
con rinterdetto undevi^ che si dava dal Pretore^ e 
fuori d*ordine} perchè la Legge delle Xll Tavole non 
aveva inteso nulla, nonché parlato, àM^ violenze pri- 
vate} e con Pazioni de vi bonoruni raptorum^ e quod 
metus Caussà^ le quali vennero tardi ^ e furon anco 
pretorie. Ora, colai costume eroico d^avere gli stranieri 
per eterni nimici y osservalo privatamente da ciascun 
popolo in /?ac6, portatosi yìio/t, si riconobbe comune 
a tutte le genti eroiche di esercitare tra loro ìe guerre 
eterne con continove rube e corseggi. Cosi dalle Città, 
che Platone dice nate sulla pianta delVarmi^ come so- 
pra abbiam veduto, e incominciate a governarsi a modo 
di guerra^ innanzi di venir esse guerre.^ le quali si fanno 
delle Città, provenne che da «ròXi^ - città - fusse nHktfXH 
essa guerra appellata. 

Ove in prova del detto è da farsi questa importante 
osservazione, che i Romani stesero le conquiste, e spie- 
garono le vittorie che riportàrou del mondo, sopra quat^ 
tro leggi, c\\\y^y2iX\oco^ plebei praticate dentro di Boma: 



Digitized by VjOOQ IC 



3i4 libuo SEcoaiiO 

perchè con le Pras^incie feroci praticarono le Clientele di 
Romolo^ con mandarvi le colonie romane^ M i padroni 
de^ campi cangiavano in giornalieri: con le Pros^incie 
mansuete praticarono la Legge Agraria di Servio TuU 
lio^ col permetter loro il dominio bonitario de^ canapi r 
con V Italia praticarono Y Agraria à<A\9i Legge delle 
Xil Tai^ole^ col permetterle il dominio quiritario^ cke 
godevano i fondi detti soli italici: co^ Municipj o città 
benemerite praticarono le leggi del Connubio e dei 
Consolato comunicato alla plebe. 

Tal nimicizia eterna tra le prime città non ricliie-- 
deva che fossero le guerre intimate; e si tali ladronecci 
si riputarono giusti: come, per lo contrario, disai^tz* 
zate poi di barbaro costume sì fatto le nazioni^ avvenne 
elle le guerre non intimate son lad/vneccij non co-* 
nosciuti ora dal Diritto Naturai delle Genti , die da 
Vlpiano son dette Umane. Questa stessa eterna immi- 
cizia de* primi popoli dee spiegarci {a) che '1 lungo 
tempo cV ì Romani aves^ano gueireggiato con gli Al" 
bani^ fu egli tutto il tempo innanzi cir entrambi ave* 
vano esercitato gli uni contro degli altri a vicenda i 
ladronecci che qui diciamo: ond^è più ragionevole che 
Orazio uccida la sorella^ perchè piagne il suo Curìa^ 
zio che Taveva rapita^ che essergli stata sposata; quando 
esso Romolo non potè a^er moglie da essi Albani y 
nulla giovandogli T essere uno de^ Rvuli di Alba^ né 1 
gran beneficio che, discacciatone il tiranno Amulio^h^es^L 
lororendutoillegitimoreiV£f//iit(i/'6(£). Èuioltoda avver- 

(a) ch*i giuoclii equestri, ne' qunti i Ifomani rapirono \e itoli'' 
zelle sabine^ doveller essere ladionecci faUi d» oòpiU eroUì, t-llti 
conveogoiio alle castissime sabine donzelle, più die vadano in 
città straniere a vedere ì giuochi per li leairi. Dee spiegarci aU 
fresi che 'I lungo tempo, eu. 

{b) ed è più verisimile, di quello che VOrazia avesse ricono- 
sciuto la veste del suo sposo ucciso^ mentre il fratello la porinva 
con l'altre in trofeo, oh ella di sua mano gliel* aveva ricamata y 
qvukudo Penelope ci assicura obe'l più noùii lavoro donnesco dei/e 
greche regine era il tesser la tela. È mollo da avvertirsi, ec 



Digitized by VjOOQ IC 



t»£lLÌ SiPIE.^ZA POeTIGA 3lS 

tirsi che si palleggia la legge della vittoria sxkXi^fotiuna 
delVàblnUiimento di essi, che principalmeate erano in- 
teressati \ qual òeV^ Albana Ta qoello degli f#;e Oi'azj e 
degli tre Curiazj ^ e della Trojana quello di Paride 
e Menelao^ ch^essendo rimasto indiciso^ i 6i'€ci e 7Vv« 
yaHi poi seguitarono a termìnaria : siccome a^ tempi 
barbati ultimi similmente essi Principi con ^\\ abbai» 
timenii delle loro persone terminaTano le loro con- 
tì'oversie de* Begni^ alla fortuna àe* quali si ossogli-' 
tii/ano i popoli^ VA ecco che dllba fu la Ti'oja fMti^ 
na^ e V Elena Romana Ai Orazio: di che vi 4ia oo^i- 
storia affalto la stessa tra"" Greci , cb'' è rapportata da 
Gerardo Gioi/annl Fossio nella Retorica (a); e i €{/>(7e 
anni delPassedio di Troja a^ Greci devon essere i diece 
anni deWassedio di ^ej a^ Latini \ cioè nn numero fi- 
nito per un infinito di tutto il tempo, innanzi che le. 
città avevano esercitato Vostiliià eterne tra loro : per- 
chè la .ragione de^ numeri , perciocché è asttxLttissima^ fu 
r ultima ad intendersi dalle nazioni , come in questi 
Libri se ne ragiona ad altro proposito^ di «he, spie- 
gandosi piò la ragione , restò a'' Latini sexcenia^ e cosi 
appresso ^V Italiani prima si disse cento ^ e poi cento e 
mille per dir un numero inumerabile^ perchè Videa d'in- 
Jìnito può cader in mente sol de* Filosoji: quindi è 
forse che per dire un gran numero le priìne genti dis- 
sero dodecif come dodeci gli Dei delle Genti Maggiori, 
che Farrone e i Gr^ci numerarono trenta mila; anco 
dodeci le fatigbe d'Ercole , che dovetter essere inume- 
rabili : e i Latini dissero dodeci le parti detrasse , che 
si può in infinite parti dividere^ della qual sorta do- 
vetter essere stale dette le XII Tavole, per T infinito 



{a) e tal e non allro costume doveva ascire dulie corte idee de^ 
primi popoli, die con uija spezie di dtielli, oode la guenui a' La* 
tini rrsló deitti tiuelìum , \ principali inlerrssati se la i^edessersf 
con Varmi, quantunque fussono Kej e la pubHca fortuna de" po^ 
poli seguisse la virtù delia parte vittoriosa» Però ne' tempi della 
Cueira Trojana, te. (V. a pag. seg.) 



Digitized by VjOOQ IC 



3i6 LIDnO $FXO?C1K) 

numero delle Leggi che furono in tavole di tempo in 
tempo appresso intagliate. Però ne* tempi della 6uen\i 
Ttx>jand bisogna che quella parte di Grecia doye fu 
fatta , i Gi^ci si dicessero Àchhi ch^ Innanzi si erano 
detti Peìasgi da Pelasgo , uno degli più antichi eroi 
della Grecia^ del quale sopra si è ragionato*^ e che poi tal 
nome S^Àchhi si fusse andato per tutta Gf^cta span-» 
dendo,.che durò fin aMempi di Lucio Mummia^ alPoS'* 
servare di Plinio^ come indi per tutto ir tempo ap^ 
presso restarono detti Eìleni: e sì la pi^opagazione del 
nome Jctiivi vi fece trovare a* tempi di Omero in quella 
guerra es^rsi alUata tutta la Grecia: appunto come 
il nome di Germania^ al riferire di Tacito^ egli ulti- 
mamente si sparse per tutta quella gran parte di Eu- 
ropa, la quale così rimase appellata dal nome di co* 
loro che ^ passato il Beno^ indi cacciarono i Gralli^ 
e s^ incominciarono a dir Germani: e così la gloria di 
iai popoli diffuse tal nome per la Germania^ come il 
romore della Guerra Trcjana sparse il ìM)me dì^Jchivi 
per tutta Grecia, Perchè tanto i popoli nella loro pri- 
ma barbarie intesero Leghe^ che nemmeno i popoli d'essi 
re offesi si curavano prender Tarmi per vendicarli, come 
si è osservalo dei principiò della Guerra Tmjaua\ay 
Dalla qìsal natura di cose umane civili, e non altrónde, 
si può solvere questo maraviglioso Problema: come la 
Spagna che fu madre di tante , che Cicerone acclama: 
fortissime e bellicosissime nazioni, e Cesare le speri- 
mentò (che^n tutte P altre parti del mondo, che tutte 
vinse, esso combattè per Tlmperio, solamente in Ispagna 

(a) Onde Tantichìasime leghe deWe XI t città delf Ionia, dAìe 
XlIciUà di Toscana, deHe XLFII Latine sono sogni eruditi : né 
Servio Tullio^ né Tarquinia Superbo, narratici da Dionigi XA- 
licamasso «ssere stati capitani deiln Latina Guerra alliata, sono 
ahrimenti da pr«*iiders't, die qn«li Ulisse ed Efìea (girono capitani 
de'* loro socf. E la Lega delle Galìie sotto Vercingentorige, e de' 
Germani sotto d'Arminio non furono dettate da altro, che dall*«« 
ver Cesare e Germanico futto lor con Punni un' agnaìe necessità 
di difendersi. Perchè non tocchi, è»c. ( Segue a pag. seg. * ) 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA 1POETICA ^47 

combattè per la sua salvezza ) , come , diciaaio, al fran- 
ger di Sagunio , il quale per otto mesi continui fece 
sa^ar Ànnibak con tutte le fresche intiere forze del- 
l' Africa, con le quali poi di quanto scemate e siauche 
pòco mancò che dopo la rotta di Canne non trionfasse 
di Boma sopra il di lei medesimo Campidoglio: ed allo 
strepito di Numanzia^ la qual fece tremare la romana 
gloria , eh** aveva già di Cartagine trionfato , e pose la 
mente a partito alla stessa virtù e sapienza di Scipione 
trionfatore deir Africa : come non uni tutti i suoi pò- 
poli in lega per istahilire sulle rii^e àel Tago V Im^ 
peno dell* Universo; e diede luogo alP infelice elogio 
che le fe Lucio Floro ^ che s'^ accorse delle sue forze dopo 
essere stata tutta per parti vinta ? e Tacito nella Fita 
d^Jgricola^ avvertendo lo stesso costume negV Inghi^ 
lesi^ a' tempi di quello ferocissimi ritrovati, ricette con 
quest^ altra ben intesa espressione\, dum singuli pu^ 
gnant, uniiwrsi vincuntur? * Perchè non tocchi se ne 
strvano cornei fiere dentro le tane deMor confini, se- 
guitando a celebrare la Tita selvaggia e solitaria de^ 
Polifemi^ la qual sopra si è dimostrata. 

Però gli Slanci tutti desti ààl romore della Bellica 
Eroica Navale^ e da quello tutti storditi non avverti- 
rono alla Bellica Eroica Ten^estre , molto meno alla 
Politica Eroica , con la qual i Greci in tali lempt si 
dovevano goTernare. Ha Tucidide^ acutissimo e sapien- 
tissimo scrittore , ce ne lasciò un grande avviso , ove 
narra che le Gttà Eroiche furono tutto smurate^ come 
restò Sparta in Grecia, e Numanzia^ che fo la Sparta 
di Spagna: e posta la lor orgogliosa e violenta natu- 
ra^ gli Eroi tutto di si cacciavano di sedia Pun Val^ 
tro^ come Jmulio cacciò Numitore^ e Somolo cacciò 
Jmulioy e rimise Numitore nel regno d^jllba.Twàto 
le discendenze delle Case Beali Eroiche di Grecia, ed 
una continuata di quattordici Re Latini assicurano a^ 
Cronologi la lor Ragione de* Tempi ! Perchè nella bar- 
bane ricorsa* quando ella fu più cruda in Europa, 



Digitized by VjOOQ IC 



348 LIBHO S£CO?(DO 

non si legge cosa più incostante e più varia ette la 
Fortuna di Regni ^ come si avvertì sopra neWAnfUh- 
fazioni alla Tavola Cronologica. E in vero Tacilo 
avvedutissifiìo lo ci avvisò in quel primo molto degli 
Annali, Vrbent Romam principio Reges bjmvbré^ 
usando il verbo che significa le pia debole spezie delle 
tre , che della possessione fanno i Giureconsulti , che 
sono habere , teneì^ , possidere. 

Le cose civili celebrate sotto si fatti regni ci sono 
narrate dalla Storia Poetica con le tante Favole^ le 
quali contengono contese di canto^ presa la voce canto 
di quel canere o cantare che significa predis'e^ e ^n con-^ 
seguenza contese eroiche d^intorno agli auspicf. Così 
Mursia satiro^ il quale, sbcvm ifsm discobs^ èM/rao- 
stro^ che dice Livio ^ Tinto da Apollo in una conlesa 
di canto!, egli vivo è dallo Dio scorticalo: si ^eda fie- 
rezza di pene eroiche ! Lino , che dee essere carattere 
de^ plebei, perchè certamente Taltro Lino fu egli Poeta 
Eroe , ch^ è noverato con Anfione 5 Orfeo , Museo ed 
altri , in una simil contesa di canto è da Apollo ucci- 
so : ed in entrambe tali Favole le contese sono con 
Apollo^ Dio della Divinità^ o sia della Scienza della 
Divinazione, o vero Scienza d'^ausplcj ^ e noi il trovam- 
mo sopra esser anco Dio della Nobiltà^ perchè la Scienza 
degli auspic) , come a laute prove si è dimostrato, era 
de* soli nobili. Le 5ìiiene, cb^addormenlanoi passeggeri 
col canto, e di poi gli scannano^ la Sfinge^ che pro^ 
pone a^ viandanti gli enimmi, che non sappiendo quegli 
sciogliere, uccide^ GrV'ce, che con grincantesimi cangia 
in porci i compagni d^tJlisse, talché cantare fìi poi preso 
perya/*e delle stt^gonerie^ cornee quello, 

cantando rumpitur anguis; 

onde la magia y che ^n Persia dovete essere 'da prima 
Sapienza in Divinità d*Auspicj\ resiò a significare 
VAi^e degli Sti^goni , ed esse stregonerie restaron 
dette incantesimi: sì fatti passaggeri^ viandanti^ va- 



Digitized 



by Google 



DELLA SAPIENZA rOBTICA ^ff> 

gahondi sono gli stranieri delle città eroiche cM ab- 
bram sopra detto, i Plebei che contendono con gli Eroi 
per riportarne commanicati gli auspicj^ e sono in tali 
mosse viati^ e ne sono crudelmente /7Mni7i. Dalla stessa 
fatta Pane satiro Taol aiferrare Siringa^ ninfa, com^ab- 
biam sopra detto, valorosa nel canto, e si trova aver ali- 
bracciato lecaiiite; e come Pane di Siringa, cosi Issione 
innamorato di Giunone , Dea delle Nozze Solenni , in 
vece di lei abbraccia una nube: talché significano le 
canne la leggerezza, la nube la vanità de^ matrimonf 
natu9*ali: onde da tal nube si dissero nàti i Centauri^ 
eloè a dire i Plebei , t quali sono i mostri di discoì'^ 
danti nature^ che dice Lii^io^ ì quali a^ Lapiti^ mén- 
tre celebrano tra loro le nozte^ rapiscono loro le spo- 
se. Così Mida^ il quale qui sopra abbiam trovato pie* 
beo^ porta nascoste Voi'ecchie d*asino^ e le canne ch^af- 
ferra Pane ^ cioè i matrimonj naturali, le scoprono; 
appunto come i p^trizj romani approvano a^ lor pU" 
^ei- ciascun di loro esser mostro - perchè essi ^6/r^- 
MJKT eoNvvBij MOBE FSAJKVMr. l^ulcano ^ che pur 
dee essere qui plebeo^ si vuol fràporre in una contesa 
tra Giof^e e Giunone^^ e con un calcio da Gioire è pre- 
eipitato dal cielo^ e restonne zoppò: questa dev'esser 
una contesa ch'avesser fatto i plebei^ per riportarne 
dagli Eroi communicati gli auspicj di Gioye e I con- 
nubj di Giunone , nella qual vinti ne restaron zoppi , 
in senso à^imiliati- Cosi Fetonte della famiglia d^ A- 
pollo , e quindi creduto figliol del Sole , vuol reggere 
il caiTo rf* oro del padre, il carro deW oro poetico ^ 
àeì frumento^ e divertisce oltr^ le solite vie che me- 
navano al granaio del padre di sua famìglia*, fa la prer 
tensione del doiminio de^ campi , ed è precipitato dal 
cielo. 

Ma sopra tutte cade dal cielo il Pomo della Discor- 
dia^ cioè il pomo ch^abbtamo sopra dimostro significare 
il dominio de' terreni : perchè la prima discordia nac- 
que per la cagione de' campi che volevano per sé col- 



Digitized by VjOOQ IC 



350 LIBRO SECONDO 

livar X plebei:, e Fene^e che dev' essere qui Plebea ^con^ 
lende cou Giunone de^ CQDnobj, e con Mineiva degrim- 
perj*, perchè dMnlorno al GiudUio di Paride per buona 
fortuna Plutarco nel suo Omero a v ver lisce che que* 
due versi TersQ il fin àe\V Iliade , che ne fan nioito , 
non son d' Omero , ma di mano, che venne appresso. 
Atala nta col giiiare le poma d*oro vince i Proci nel 
corso ; appunto core^ Eivole latta con Jnteo , e inal- 
andolo in cielo il vince ^ come si è sopra spiegato^ 
Atalanta rilascia a^ plebei prima il dominio boniiario^ 
<ia poi il quiritario de* campi , e si riserba i connubjf 
appunto come i fHarizj romani con W prima 4graria 
di Sejvio Tullio e con la seconda della Legge delle 
XII Tavole serbaron ancor i connubj dentro il lor Or- 
dine, in quel capo coifif^/su incommcnjcj/Tjì ple$i 
sviato; eh^era primaria conseguenza di qiieir altro 
jvsricij incòMmvNKCJTJ plbbì sunto z onde di là 
a tre anni la plebe ne incomipciò a far la pt-eiensio- 
ne , e dopo tre anni di contesa eroica li riportò. I 
Proci di Penelope invadono la reggia d* Ulisse , per 
dire il Regno degli Eroi; e se n^ appellano Re: se ne 
divorano le regie sostanze; s* hanno appropiato il do*- 
minio de^ campi: pretendono Penelope in moglie; fanno 
la pr^tension de^ connubj : in altre parti Petielope si 
mantien casta; e Ulisse appicca i Proci ^ come tordi 
alla rete di quella spezie con la quale Falcano eroico 
trasse Venere e Marte plebei; gli annoda a coltivar i 
campì da giornalieri d^Jchille; come Coriolano i ple- 
bei romani non contenti àeW Agraria di Servio Tal- 
lio^ voleva ridurre a giornalieri di Romolo^ come so- 
pra si è detto. Quivi ancor Ulisse combattè con h'o 
povero, e Tammazzò ; che dev'* essere stata contesa A^ 
graria , nella quale i plebei si divoravano le sostanze 
d^Ulisse:; in altre parti Penelope si prostituisce a^ Proci; 
comm^nica i connubj alla plebe, e ne nasce Ayfte, mo- 
stro di due discordanti nature, umana e bestiale, ch^è 
appunto il SECVM ìpse mscors appresso Livio; qual 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA rOETICÀ 351 

dicevano i pairizj romani a^ plebei , cbe nascerebbe 
cbiunque fusse provenuto da essi plebei , communicati 
lor ì coonabj de^ nobili, $iiiiigliante a Pane^ mostro 
di due discordanti nature, cbe partorì Penelope pro- 
stituita a* plebei : da Pasijè^ ia quale si giace col Toro^ 
nasce il Minotauro, mostro di due nature diverse^ cbe 
de\^ esser un^ Istoria che dagli Eroi Cretesi si comnin- 
nicarono i coniiubj a stranieri che dovettero venir in 
Creta con la nave, la quale fu detta Toro^ con cui noi 
sopra spiegammo jche Minosse rapiva garzoni e don* 
ielle à^WMiica^t 6/oVe^ innanzi aveva rapito £iiro/)a. 
A questo genere dlstoi'ie Civili è da richiamarsi iaj^- 
\;ola d'Io: Giosuè se n^innamora ^ Ve favorevole con 
gli auspici : Giunone n'é gelosa^ con la gelosia civile, 
che noi sopra spiegammo, di serbare tra gli eroi le 
nozze solenni : e la dà a guardare ad Argo con cento 
occhi ; a^ Padri Argivi , ogni uno col suo luco, con la 
sua terra colta, come sopra riutcrrpelranimo : Meìxurio^ 
cbe qui dev'èsser carattere de' plebei mercenari, col 
suon del piffero,, o più tosto col canto addormenta 
Argo; vince i Padri Argivi in contesa d'auspicj, da' 
qnali si cantavah le sorti nelle nozze solenni : ed Io 
quivi si cangia in vacca , che si giace col /o/x>, e 
quale s' era giaciuta Pasife; e va errando in Egitto , 
cioè tra quegli Egizj stranieri co' quali Danae aveva 
tracciato gyinachidi dal regno d'Argo. Ha Ercole a capo 
di età si effemina , e Jila sotto i comandi d'Jo/e ed 
Onfalei va ad .assoggettire il diritto eroico de' campi 
a plebei i a petto de^ quali gli Eroi si dicevano f/ri, 
che tanto a' Latini suona viri quanto a' Greci significa 
Eiioli come Firgilio incomincia V Eneide con peso 
usando tal voce. 

Arma rikvmqun canof 

ed Orazio trasporta il primo verso dell' Odissea^ 

Die miki. Musa, riRVM j 

e f^iRi restaron a' Romani per significare mariti solen^ 

Digitized by VjOOQ IC 



3;Ì2 LIBUO S£CU^'D0 

ni^ inaeslratì^ sacerdoti e giudici (1); perchè nelle a* 
i-i&tocrazie poeticlie e notzt ed imperj e sacerdoz/ e 
yiudit,j erano lutti chiusi deutro gli Ordini Eroici: t 
cosi fu accomunato il Diritto de^ càttipi Eroico a^ ple- 
bei della Greci») come lo fu ddì^patriz/ romani a^pU-^ 
^ef communicalo il diritto quinta rio per la seconda 
Agrana cooibaltula e riportata con la Legge delie Xll 
Ta^Hjlt , qnal si è sopra dimostro : appunto come ne' 
tempi barbari riiornaii i beni feudali A dicevano bbri 
MLUi i^Aiicu^ e i burgensmtici si cbiamaTano bbni dbl 
VDSO, come si ha nelle Leggi highilesi: onde VAnne 
Utah di Francia per significare la Legge Salica^ chV 
frclude dalla successione di quel regno le donne, è sos- 
tenuta da due Angioli vestiti di datmatiche e armati 
d' aste; e si adorna di questo motto eroico, tiLU non 
I9BKT. Talché, come Baldo per nostra bella ventura la 
Legge Salica chiamò jvs gbntivm qjlloavu , cosi 
noi la Legg^ delle XII Tàvole^ per quanto serbava nel 
ftuo rigore le successioni ab intestato dentro i suoi , 
^ìi agnati e finalmente i gentili^ possiam chiamare jvs 
amifTiuM ROMdSORi'M: perché appresso si mostrerà 
quanto sia vero che ne^ primi tempi di Eoma vi fusse 
stata costumanza , onde le figliole venissero ab inte*- 
siato alla successione de^ loro padri ^ e che poi fusse pas<- 
sala in Legge nelle XII Tas^ole {a). Finalmente Ercole 
esce in furore col tingersi del sangue di Nesso cen- 
ìauro^ appunto il mostro delle plebi di due discordi 
nature^ che dice Livio ^ cioè Ira'' furori civili commu- 
ti) Vedi Opeie III, ioa, 387; IV, 243. 

{ìl) Perché il famoso Juj Quiritiym Roma/tot uin ne' suoi primi 
tf>iii|»i era |>ro|nAiii(^ri(e diriifo di Romafii armali in adun^tma, 
rome si è dnllo : di rui o totale o priinaiia d'ipe.ntì^nzA era il do» 
Minio quiriutrto, dominio per ragion d'armi , il quale tra gli altri ' 
HiOili SI tfcquislava coti le successioni legilime : e perché le tlonne 
non ebliero in niuna naziotu il diritto dettarmi^ quindi appo 
tutte rrslaron escluse dati' adunanze publichc ; e parttcolartnrnle 
ini* Roinatii rimasero in perpetua tutela o kÌk* ftaariy o de' mariii, 
o de' congiunti. Fiiialiuente, te. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POEtlCA 353 

nìca i connubi alla plebe, e si coulamioa del sangue 
plebeo, e^n tal guisa si muore; qual muore per la Leg-- 
gè Peiélia delia de Nexu V Efvole Romano^ il Dio 
Fidia ^ con la qual legge kinculum fidei ricTvnt 
EST ; quantunque LiV/o il rapporti con Toccasione d^un 
fallo da un diece anni air venuto dopo^ il qual in so- 
stanza è Io stesso che quello il quale aveva dato la ca- 
gione alla Legge Petelia ; nel quale si dovette eseguire^ 
non ordinare ciò ch'^è contenuto in tal motto*, cbe dee 
«ssere stato di alcuno antico ScriUor d* Annali^ che 
Liscio con quanta fede, con altretanta ignorazione rap- 
porta \ perchè col liberarsi i plebei del carcere pris^ato 
de^ nobili' creditori , si costrinsero pur i debitóri con 
le leggi giudiziarie a pagar i debiti: ma fu sciolto il 
Diritto Feudale^ il diritto del Nodo Erculeo^ nato den- 
tro i primi Asili del mondo , col quale Romolo dentro 
il suo aveva Roma fondato. Perciò è forte congettura 
che AAV autor degli Annali fusse stato scritto, fin-- 
cvLCX FiDii^ del Dio Fidio^ che Varrone dice essere 
siato V Ercole de' Romani; il qnal motto gli altri che 
vennero appresso non intendendo, per errore credet- 
tero scritto FiDEi; il quai Diritto Naturai Eroico sì 
è trovato lo stesso tra gli Americani^ e tuttavia dura 
nel mondo nostro tra gli Abissini ntW Africa , e tra* 
Moscoviti e Tartari neìV Europa e neìVAsia; ma fu 
praticato con più mansuetudine tra gli Ebrei , appo r 
quali i debitori non servivano più che sette anni. E 
per finirla cosi Orfeo finalmente, il fondatore della Gre- 
cia , con la sua Lira^ o corda^ o forza^ che significano 
la stessa cosa che 'I nodo d'Ercole^ il nodo della Legge 
Petelia^ egli è morto ucciso dalle Baccanti - dalle plebi 
infuriate - le quali gliene fecero andar in pezzi la Lira^ 
che a tante prove fatte sopra significava la Legge: ond' a' 
tempi d^ Omero già gli Eroi menavano in mogli donne 
straniere; e i bastardi venivano alle successioni Reali: 
lo che dimostra che la Grecia aveva incomincialo a ce- 
lebrare la Libertà Popolai e^ Per tulio ciòhassi a Conchiu- 
Vico. Offere , vói, V. 23 



Digitized by VjOOQIC 



dere che Queste Contese Eroiche fecero il nome alP etI 
DBGLi BACI ; e che ia esse molli capi vinti e premuti con 
quelli delle lor fazioni si fossero dati ad andar errando 
in mare per ritrovar altre terrea e che altri fussero fi- 
nalmente ritornati alle loro patrie y come Menelao ed 
Ulisse^ altri si fussero fermati interré straniere^ come 
Cecropey Cadmo ^ Danao^ Pèlope^ perocché tali contese 
eroiche eran avvenute da molti secoli mnanj»' nella F€- 
nicia, neir Egitto^ nella Frigia, siccome in tali luoghi 
aveva prima incomincialo V Umanità i quali si feroMH 
rono nella Grecia^ cooie ona d^essi dev^ essere stala 
Bidone^ che da Fenicia fuggendo la fazione del cognato 
dal qual era perseguitata , si fermò in Cartagine , che 
fu detta Punica^ quasi Phoenica ;l e di lult^ i Trojani 
distrutta Troja, Capi si fermò in Capos^a^ Enea appro- 
dò nel Lazio , Antenore penetrò in Pados^a, In cotal 
guisa Jini la sapienza de^ Poeti Teologi^ o sia de^ Sa^ 
pienti o Politici delP Età Poetica de^ Greci^ quali fu- 
rono Orfto^ Anjione^ Lino, Museo ^ ed altri^ i quali 
col cantare alle plebi greche la forza degli Dei negli 
auspicio ch^ erano le lodi che tali Poeti dovettero can-* 
tar degli Dei cioè quelle della Procedenza Dis^ina , 
eh' apparteneva lor di cantare , tennero esse plebei in 
ossequio d^ lor ordini eroici: appunto come Appio 
nipote del Decemcii'o circa il trecento di Boma, come 
altra volta si è detto, cantando a' plebei romani la forza 
degli Dei negli auspicj^ de^ quali i nobili dicevano aver 
la Scienza , li mantiene neirubbidienza de^ nobili ^ ap« 
punto come ^fi/{o7ie cantando sulla lira, de' sassi semo- 
venti inalza le mura di Tebe^ che trecento anni innanzi 
aveva Cadmo fondalo, cioó vi conferma lo stato eroico. 



Digitized by VjOOQ IC 



ì>tLLX SAPIENZA rOETlCA 355 



D'inlonit» «He cose Romtitie Amiche; e particolarmente del so - 
j^nato Regno Monarchico , e della sognata Libertà Popolare, 
ordinala da Giunio Bruto (i). 

Queste tante convenienze, di cose umane disili Udì* 
Romani e Greci , onde la Storia Bomana Antica a 
tante prò^e si è qui trovata esser una perpeitia Mito^ 
loyìa Istorica di tante, si varie e diverse Favole gre'" 
che, chiunque ha intendimento^ che non è né memoria 
uè Janiasia^ pongono in necessità di risolutamente af- 
fermare che da^ tempi degli Re infino a^ connuhj co^ 
manicati alla plebe ^ il popolo romano, il popolo di 
Marte si compose di soli Nobili; e ch^ a tal popolo di 
nobili il Re Tulio , incominciando dalP accusa d^ Ora^ 
zio^ permise a^ rei condennati o da^ Duumviri o da^ Que- 
stori Vappellagione a tutto Vordine^ quando i soli or* 
dini eran i popoli Eroici^ e le plebi erano accessioni 
di tali popoli; quali poi le Provincie restarono acces- 
sioni delle Nazioni conquistatrici^ come Tavverti ben 
il Grozio; ch^ appunto à^P altro popolo che chiamava 
Telemaco i suoi plebei neir adunanza che noi qui so- 
pra notammo. Onde con forza d^unMnvitta Critica Sfe^ 
tajisica ^opra essi Autori delle Nazioni si dee scuotere 
queir c/rof*e, che tal caterva^ di vilissimi giornalieri y 
tenuti da schiavi fin dalla morte di Romolo^ avessero 
r elezione degli Re , la qual poi fusse approvata da^ 

(i) Nelle Opere precedenti fu dimostrato che V antico governo 
di Eoma fu un'aristocrazia eroica (Voi. Il I,i4o^ 177, ^où, 4^9f 4^4* 
ic; IV, 106-107^ ec.):che quindi la civoluzione di Bruto fu ari* 
storratìra, non popolare ( Iv, 108-109, '^^> ^9^f ^^* )' Ora, prose- 
guendo sulla stessa direzione dMdee, si rovesciano le teorie di Bodin 
sul governo antico dì Roma ; si mostra che la supposizione che gli 
antichi re di Roma fossero eletti dalla plebe , involge un anacro- 
nismo netta storia dello spirito umano , e si riconferma il sistema 
' di Vico neirantico governo di Roma dalla forza con coi la storia 
ideale delle nazioni ricusa cotte impossibile ogni diversa ipotesi. 



Digitized by VjOOQIC 



356* LIBBO SECONDO 

Padrif il qaal dee esser un anacronismo deUempi, qe^ 
quali ia phbe aveva già parte nella cìttày e concorreva 
a criare i Consoli, lo che fu dopo comunicati ad es- 
solei i connubi dei* Padri, tirato da trecento anni in 
dietro fin dìVInterregno di Romolo (a)» 

Questa voce Popolo presa de* tempi primi del Mondo 
delle Città nella significazione de^ tempi ultimi^ perchè 
iion poterono né Filosofi né Filologi iinaginare tali 
spezie di ses^erissime Aristocrazie^ portò di seguito due 
altri errori in queste due altre voci Re e Libertà^ onde 
tutti han creduto, il Regno Romano essere stato Mo^ 
narchico^ e la ordinata da Giunìo Si^to essere stata 
Libertà Popolare, Ma Gian Rodino^ quantunque en- 
Uato nel volgare comun errore^ nel qual eran entrati 
innanzi tutti gli altri Politici, che prima furono le Mo-- 
narehie^ appresso le Tiiunnidi , quindi le Republiche 
popolari , e al fine VJristocrazie ( e qui vedasi ove 
mancano i veri principia che contorcimenti si possono 
fare e fansi di (atto d^ uman^ idee!)^ pure, osservando 
nella ^{>9/2ato Libertà popolare Romana antica^ che 
gli effetti erano di Republicà Jristocratica^ puntella 
il suo Sistema cpn quella distinzione che ne^ tempi an- 
tichi Roma era popolare di stato^mdL che aristocrati^ 
camente fussesi gos^ernata: con tutto ciò pur riuscen- 
dogli contrarj gli effetti^ e che anco con tal puntello 
la sua machina politica pur crollava, costretto finalmente 
dalla forza del vero, con brutta incostanza confessa, ne^ 
tempi antichi la Republicà Romana essere slata di 
stato^ nonché governo, aristocratica (ft). 

^a) ì quali due errori si aooo da uoi nella Sdenta Nuova •«• 
gallati, 

{b) Non TogURm qui accrescere di.piit confusione lui e lutti g/t 
altri Politici e Critici romani, ed eluditi Inierpetri della Romana 
fiagione^ con ricordar loro le riflessioni che dovevan fare sopra 
il Segno Romana, per irarne dagli ej^Ui la natura, se fusse stalo 
Monarchico o Aristocratico, lo che abbiam faUo nella Scienza 
Nuova: solamente gli avvertiaino che non hanno pur un autor 
tornano che loro assista, anzi che non sia loro contrario. 



Digitized by VjOOQIC 



DELM SAPIEECZA fOCTlCi 357 

Tutto ciò \\en confermalo da Tito Livio y ti quale 
Hi narrando Vot^inamenio fatto da Giunio Bruto à^ 
due Consoli /i anali ^ dice apertamente e professa: non 
essersi di nulla aflatto mutato lo Stato (come dovette 
da sapiente far Bì^to di richiamare da tal corruttela 
a^ suoi principj Io Stalo ) , e coi due Consoli Annali 

NinrL QUICQOJM DB AEGIJ POTESTJTB D£MJKUTVM : 

tanto che vennero i Consóli ad essere due Re Jlrìsto^ 
cratici annali , quali Cicerone nelle Leggi gli appella 
REGES JNNvosy com^ erau a vita quelli di Sparta^ Re- 
pubVtca senza dubbio Aristodatica : i quali Consoli^ 
com^ ognun sa , erano soggetti HlVappellagione^ éurunle 
esso loro regno^ siccome li Re 5/7a/tani erano soggetti 
air emenda degli Efori; e, 6nilo il regno annale) erano 
soggetti aWaccuse^ conforme li Re Spartani erwao. {aiti 
morire dagli Efori (a). Per lo qoal luogo di Li\^io ad 
un colpo si dimostra e che ^1 Regno Romano fu Ari- 
stocratico^ e che la ordinata da Bruto ella fu lAbertà^ 
non già popolare^ cioè del po|>olo da* signori , ma fi- 
gnoiihy cioè de^ signori daMiranni Tarquinj : lo che 
certamente Bruto non arebbe potuto fare ^ se non gli 
si ofTeriva il fatto di Lugreiia Romana, c\C ess^ sag- 
giamente afferrò; la qual occasione era vestita di tutte 
le circostanze sublimi per commovere la plebe con- 
tro il tiranno Tarquinio; il qual aveva fatto tanto m(il 
governo della nobiltà, ch'^a Bruto fu d'^uopo di riem- 
pir il Senato già esausto per tanti Senatori fatti morir 
dal Superbo : nello che consegui con saggio consiglio 
due publiche utilità f e rinforzò V Ordine de^ nobili 

. {a) Se i Consoli Romani fiirostf due Re monarchi, come sareb- 
hono stati due DiUaiori, cosi prima li Re orano stali ciascuno a 
l'ila monarchi di Roma. Me punto loro soccorre, ma contrasta 
Tacito, ove dice libertatem et consulatum Junius Brulus insiituitj 
usando Tacito un verbo comune BÌVordinare ed all' incomincia" 
rej perchè Giunio Bruto ordinò il Consolalo, col auale restituì 
la liberta de' signori da' Tiranni^ ed incominciò la libertà popo^ 
lare, o sia della plebe da' Signori, la quale poi crebbe e si fermò 
col comunicarsi il Consofato alla pìebe. Se'f precorso, er. 



Digitized by VjOOQIC 



3SS LIBRO SECONDO 

già cadente^ e si consertò \\ favor dtì la plebe ^ perchè 
del corpo di quella doveltc scegliere jnoltissilui , e forse 
li più Jiroci^ ch^arebbon ostato a riordinarsi la Signo- 
ria) e li fece entrare neìVOrdine de* Nobili^ e così com'" 
pose la Citià^ la qnal era a que^ tempi latta divisa in- 
ter PATRES et plbbbm. 

Se U precorso di tante , si varie e diverse cagioni , 
quante si sono qai meditate fin AAV Età di Saturno; 
se ^1 seguito di tanti, si var j e diversi ej^etti della Be« 
poblica Honiana Antica, i quali osserva il Sodino ^ e 
se la perpetuità o continuazione , con cui quelle ca- 
gioni influiscono in questi effetti, la quale considera 
Z^fO, non sono valevoli a stabilire cbe^l Regno Ro^ 
mano fu Jristoctxitìcop e che la ordinata da Bruto fu 
la Libertà de* Signori - e ciò per attenersi alla sola 
autorità -, bisogna dire eh* i Romani^ gente barbara 
e rozza, avesser avuto il priy^ilegio da Vio^ che non 
poteron aver essi Grecì^ gente acuta umanissima; i quali, 
al narrar di Tucidide^ non seppero nulla deWantichità 
loro propie fin alla Guerra Peloponnesiaca , che fu 
il tempo più luminoso di Grecia, come osservammo so- 
pra nella Tavola Cmnologica^ ove dimostrammo il me- 
desimo de^ Romani fin dentro alla seconda Guerra Cai*- 
taginese^ dalla quale Livio professa scrivere la Romana 
Storia con più Certezza \ e pur apertamente confessa 
di non saperne tre circostanze^ che sono le più con- 
siderabili nella Storia , le quaP ivi si sono ancor os- 
servate. Ma con tutlo che si conceda tal Privilegio a^ 
Romani^ pure resterà di ciò un^ oscura memoria^ una 
confusa fantasia^ e per tanto la mente non potrà ri- 
niegare i raziocinj che si son fatti sopra tai cose Bo- 
mane Antiche. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 35$ 

Corollario 

D'^intorno all'Eroismo de' Primi Popoli (i). 

Ma VEià Eroica dei primo Mondo, di coi Irailiamo, 
ci tragge con dura necessità a ragionare dell^ Eroismo 
de* Primi Popoli : il quale per le Degnila che se ne 
sono sopra proposte ^ e qui hanno il lor uso, e per ti 
Principi qui stabiliti della Politica Eroica^ fu di gran 
lunga dii^erso da quello cbe ^n conseguenza della ^- 
pienza inarrivabile degli Jntìchi è stato finor imagi- 
nato A^ Filosofi y ingannati da' Filologi in quelle tre 
voci non diffinite^ le quali sopra abbiam avvertito', 
Popolo^ Re e Libertà ; Sivendo preso i Popoli Eroici^ 
ne' quali fussero anco entrati i Plebei; preso li Re^ Mo* 
narchi ^ e preso la Libertà popolare: ed al contrario 
applicandovi tre lor idee di menti ingentilite ed addot- 
trinate^ una di giustizia ragionata con massime di 
Morale Socratica \ V altra di gloria^ eh' è fama di be* 
nefiz) fatti inverso il Gener Uniano^ e la terza di di- 
siderio d' immortalità. Laonde su questi tre errori e 
con quéste tre idee bau creduto che re o altri grandi 
personaggi de' tempi antichi avessero consagrato o sé 
o le loro famiglie, nonché gl'intieri patrioion) e so- 
stanze per far felici i miseri, che sono sempre li piò 
nelle città e nelle nazioni. 

Però di Achille^ ch'è'l massimo de' Greci Eroi, Omero 

(0 Nel Diriiio Unwersale ( pag*. 089 ) e dcsrriUa la ferocia de* 
cusliimi (Ir* icnipi eroici ; nella Primn Scienza yuoì^a (p. 93-94» <aa) 
il principio della virtù eroica é formalnienlc ripotlo in un r<>zxo 
cgui^inio, ora il cor^o di quelle reminiscenze guida TAulorc a dis- 
biparc le ìllusioiiì degli istorici e de^ filotofì sulPanlico eroi»ino. Né 
la gloria, né la giustizia, né Pimroortalitk erano il principio delle 
▼irtù degli eroi; le virtù rumane furono sempre inutili, anzi ro* 
vinose alta plebe. -- Non si possono spiegare le anticlie virtA,. né 
li possono comporre insieme i sublimi sacrifizj de' padri eolla loro 
crudeltà e colle loro vedsaziuui, ee non mediante le cirrostanze parti- 
co !aj*i dilla prima famigli.) eroica e della prima c\\\\ .irìstocrstiea. 



Digitized by VjOOQ IC 



^60 MB no SECONDO 

ci narra tre propietà dello^n lutto contrarie a colali 
ire idee àe^ Filosoji. E dintorno. alla giustizia^ egli 
ad Buon'ex che con esso tuoI palleggiare la sepoltura^ 
se neir abballimenlo P uccida, .nulla riOellendo alPc- 
gualità del grado , nulla alla sorte comune - le quali 
due considerazioni naturalipenle inducono gli uonrini 
a riconoscer giustizia - feroce risponde : quando mai 
gli uomini patteggiarono co' lionì^ o i lupi e Vagneile 
ebbero uniformità di volen ? anzi , se t'ai^rò ucciso • 
ti strascinerò nudo legato al mio cocchio per ti^ gior- 
ni d^ intorno alle mura di Troja (siccome fece )\ e 
finalmente ti darò a mangiare a*mìei cani da caccia 
(lo che arebbe pur fatto, se Pinfelioe padre Priamo non 
fusse venuto da essolui a riscaltarne il cadavero). D'^iu- 
torno alla gloria^ egli per un p9wato dolore- peroccliè 
Agamennone gli aveva tolto a torto la sua Briseide - 
se ne richiama offeso con gli uomini e con gfi Dei;^ 
fanne querela a Giove d'essere riposto in onore ^ ri* 
tira dàir esercito alleato le sue genti p e dalla comune 
armala le propie nas^i^e soffre cVEttor re faccia scem^ 
pio della Grecia; e, contro il dettame . della P/efò che 
si deve alla patria , si ostina di vendicare una pris^ata 
sua offesa con la rovina di tutta la sua nazione; anzi 
non si vergogna di rallegrarsi con Patroclo delle stragi 
cVEUorre fa de* suoi Greci; e col medesimo, ch'^è mollo 
più, colui che portava ne^ suoi talloni i Fati di Troja^ 
fa quello indegnissimo voto^ che ^n quella guerra mo- 
rissero tutti e Trojan! e Greci, ed essi due soli ne ri- 
manessero vivi. D^intorno alla terza^ egli ueiri/i/ì/'/io, 
domandalo da Ulisse come vi stava volontieri, rispon- 
de, che vorrebbe più tosto vivo essere un vilissimo 
schiavo. Ecco V Eì'oc che Omero con raggiunto per- 
petuo d** irreprensibile cauta a' Greci popoli in esemplo 
deWEroica FirtùJ il qual aggiunto, acciocché Omero 
(accia profitto con Vinsegnar dilettando - lo che debbon 
far i Poeti « non si può altrimente intendere che per un 
uomo orgoglioso^ il qual or direbbesi che non si fac- 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAFIE^IZA POETICA 361 

cU passare la mosca per innanzi alU punta del nasone 
si predica la virtù puntigliosa^ nella quale a^ tempi bar- 
bari ritornati tutta la loro Morate riponevano i DueU 
listi : dalla quale uscirono le leggi superbe^ gli ujfizj 
altieri e le soddisfazioni vendicatìve de^ cavalieri ecr 
ranti, che^cantano i Romanzieri 

Allo ^ncontro (a) si rifletta al giuramento^ che dice 
Aristotile che giuravano gli Eroi d'esser eterni nimici 
alla plebei si rifletta quindi sulla Stona Romana nel 
tempo ilella Romana Virtù , che Zr/vrò determina ne^ 
tempi delta guenxi con Pirro, a cui acclama. con quei 
motto, nuHa aefas virtutum feracìor; e noi con Sallu- 
stio appo Sant^Agostino de Civitaie Pei stendiamo dalla 
cacciata degli Re fin alla seconda Guerra Cartagine^ 
se; Biiito^ che oonsagra ceni due suoi figlioli la sua 
casa alla Libertà^ Sce^ola^ che col punire del fuoco la 
sua destra, la quale non seppe ucciderlo, atterrisce e 
fuga Porsena, re de^ Toscani ; Manlio detto Thnperio- 
sOy che per un felice peccalo di militar disciplina, isti- 
gatogli da stimoli di valor e di gloria , fii mozzare la 
testa al suo figliolo vittorioso*, i Curzj\ che si giltano 
armati a cavallo nella fossa fatale^ i Decj ^ padre e fi- 
gliolo, che si consagi*ano per la salvezza deMor eser- 
citi ^ i Fabrfzj\ i Ca/7, che rifiutano le some d'ore da^ 
Sanniti , le parti oflerte de' regni da Pirro^ gli Mlilj 
Regoli , che vanno a certa crudelissima morte in Car- 
tagine , per serbare la santità romana de' giuramenti^, 
che prò fecei'o alla misera ed infelice plebe romana? 
che per più angariarla nelle guerre, per più profon- 
damente sommergerla in mar d*usure^ per più a fondo 
seppellirla nelle prìmule prigioni de' nobili^ ove li bat- 
tevano con le bacchette a spalle nude a guisa di vilisr 



(a)a\ riflettii ^ìÀVot^oglio de* p timi padri di famiglia Ciclopi^ 
uniti in ciiiàj sì rifletta uìVinfinila potestà che avevuiio sulle loro 
funiìgiie^ ìv quali erano loro conservate dalle lor patrie^ per U 
- natura àt:\Vjiristocra*ie Eroiche; si riflella BgVimperf crudelissi* 
mi paUtiù, co' i]Utfli couiaiidMvaoo uccidersi ^VinnvcenU barn* 
bini di fresco nati; si rifletta al giuramento, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



ìiG^ UBHO SECONDO 

simi schìas^if e clii coleva di un poco soIleTarla con 
una qualche Legge frumeniaria o agraria^ da que- 
sCOrdine di E/vi nel tempo di essa Romana Firtù , 
egli ei*a accusato e morto cóme iiibelto; qual avven- 
ne, per tacer d^ altri , a Manlio Capitolino^ che aveva 
serbato il Campidoglio dalP incendio degP immanìssimi 
Galli Senoni \ qoal in Isparta ^ la città degli Eroi di 
Grecia, come Roma lo fa degli Eroi del mondo, il ma- 
gnanimo Re Agide^ perchè aveva attentato di sgravare 
la povera plebe di Lacedemone oppressa dalPusure de^ 
nobili con una Legge di Conto Nuo^o^ e di sollevarla 
con un^ altra Testamentaria^ come altra volta si è detto, 
f unne fatto strozzare dagli Efori {a)\ onde come il 

(a) Sxtno tali fiatai e ciclopiche^ sìpno lali .conimi imperj crudeli 
palf mi, 5Ìetio tali Republiche che chiudano a questi pochi padri 
tutti gli onori civili^ e {'interesse publico sieno queste Monaichie 
private de^ pochi, e si celebrerà V Eroismo de* vrimi popoli j lo 
che nelle Republiche libere, e molto meno nelle Monarchie, é 
per natura civile impossibile. Queste ragionate cose si conipoo* 
gano suite Degnila, dalia LXXXiX iucomiuciando sino alla 
XCIV, sulle quali come in lor base si sono ferme$ e quivi si 
combinino le cagioni dell' Eroismo Romano con Vjitenlese^ che 
finché Atene, come ne udimmo Tucidide, fu governata dagli 
AreopagiU^ cioè fu di forma, o almen di governo aristocratica ^ 
it qua! tempo dUrò fin a Pericle ed JrisUde (che furon il Ststio 
fc ^i Canuieo Ateniesi, ch'aprirono la porta de^li onori a' plebei X 
lece eli» delle cose sublìmi e ipagnauime ; si combinino con lo 
Spattano, il quale fu certaineute di stato aristocratico, e quanti 
nobili diede tanti Ef^i alta Grecia, che con merito si davan a co- 
noscere essere discendenti di Ercole: e si vedrà ad evidenEn di* 
mostrato che VUmana Fùria, non può umanamenlè sollevarsi che 
«lalla Procedenza con gli ordini civili ch'ella ha posto alle cose 
umane, come ne abbiamo dato una Degnitàj In quale ora sten* 
diamo anco alle Scienze, le quali non si sono intese^ né aecre^ 
sciule, che alle pubiiche necessità delle nazioni; come la religio* 
ne produsse V Astronomia a' Caldeij )e inondazioni del Nilo^ che 
disturbava i confini de' campi agli Egizj, produsse loro la Geo» 
metria, e quindi la inaravigliosa Architettura urbana delle loro 
piramidi i \-ù negnziazion m</ri7<m/i produsse n' Fenici VA ritme* 
tica e la Nautica; sivcoroe oggi V Olanda, per esser soggetta al 
Jlusso e riflusso de) mare, ha tra' suoi produtto la Scienza della 
Fortificazione neìV acque: onde si vtda, se senza religione, che ne* 
avesse fondate le Republiche, gli uomini arebbono potuto avere 
verunV(/ea di Scienza o di Firtitì — Perchè per tutto il tempo, ce. 
(Segue ap}«g. 365*). 



Digitized by VjOOQ IC 



t)EUA SAFIESIZÀ POÈTICA 363 

ìpaloroso Jgide fu il Slanlio Capitolino di Sparta ^ 
cosi Manila ijapitoUno fu VAgide di Roma y * che per 
lo solo sospetto di sovvenir alquanto alla povera op* 
pressa plebe romana fu fatto pi-ecipitare già dal monlt 
Tarpeo» Talcliè, per quest^ istesse eh* i Nobili de" pilioi 
popoli si tenevano per Eroi^ ovvero dì soperior natura 
a quella de^ lor :plebei , conie appieno sopra si è ài* 
mostrato , facevano tanto mal governo delia posterà 
moltitudine delle nazioni. Perché certamente la 5lo* 
ria Romana sbalordisce qualunque scortisfiino Leggio 
iorey che la combini sopra questi rapporti, che Bomana 
Firtùy dove fu tanta ^ifpe/'Z'ia? che i7toiJera;&ìoi3e, dove 
tanta asnirìziaì che mansuetudine^ do^e tanta^e/ir A£a ? 
che giustizia , dove tanta inegualità ? > 

Laonde i Principj ì quali possono soddisfare nna il 
gran maraviglia, debbono nepeasàriamente esser questi. 
I. Sia, in .seguito dr quella ferina, che sopra si ragioB<^ 
de^ Giganti , y educatian de* fanciulli ses^era , asptn ^ 
crudele^ quale fu quella degrillitterati jLacedemoni, che 
furon gli Eroi della Grecia ^ i quali nel tempio di Diana 
battevano i loro figlioli fin air anima , talché cadevamo 
sovente morti convuUi dal dolore sotto le bacchette de^ 
padri , acciocché s* avvezzassero a non temere dolori e 
morte ^ e ne r^lBrono inVImpeìj patemi ciclopici cosi 
a^ Greci^ come a^ Bomani^ co^ quali permettevano uor 
cidersi gP innocenti bambini di fresco nati; perché le 
delizie ch^or facciamo de** nostri figlioli fanciulli fanno 
oggi tutta la delicatezza delle nostre nature. II. Si com* 
pelino con le doti eroiche le mogli^ le quali restarono 
poscia per solennità a^ Sacerdoti fiomani^ i quali con- 
traevano le nozze coemptione et Jarre; che fu anche, 
al narrar di Tacito^ costume degli Antichi Germani, 
ì quali ci danno luogo di stimare lo stesso di tutti i 
primi popoli barbari: e le mogli si tengano, cotpeche 
una necessità di natura^ in uso di lar figlioli^ del ri* 
manente si trattino come schiave , conforme in molUs 
parti del nostro e quasi universalmente del Mondo Nuovo 



Digitized by VjOOQ iC 



361 LIBBO SECOKDO 

è costume di nazioni, quando le doli sono compere che 
fap le donne deila libertà da' marili , e publiche con.- 
fessiont ch^ i mariti, non bastano a sostenere i pesi del 
matrimonio \ onde sono forse i tanti priviìegj co^ quali 
grimperalori ban favorito le doti. III. JJiglioli acqui- 
stino y le mogli risparmino per li loro mariti e pa- 
dri ; non come si fa oggi lutto a rovescio. IV. / giuo- 
chi e I piaceri sien faticosi^ come lutta, corsoi onde 
Omero dà ad Jchille l'aggiunto perpetuo di pie velo- 
ce: sieno ancor con pericolo^ come, giostre , cacce di 
fiere ^ onde s'^avvezzino a formare le forze e T animo, e 
a strapazzare e disprezzare la vita. V. Non s^ intendano 
affatto lussiy lautezze ed agi. VI. Le guerre^ come Ve- 
roiche antiche^ sieno tutte di Beligione; la quale, per 
la ragione cb^ abbiamo preso per primo principio di 
questa Scienza, le rende tutte atrocissime. VII. Si, cele- 
orino le schias^itù pur eroiche^ che van di seguito a 
tali guerre, nelle quali i vinti si tengano per uomini 
senza Dio^ onde con la civile si perda ancora la natu* 
ral libertà: e qui abbia uso quella Degnila sopra po- 
sta , ^be la libertà naturale ella è più feroce ov^ i beni 
sono più a^ nostri corpi attaccati \ e la cìs^il setvitù s^in^ 
ceppa co^beni di fortuna non nccessar) alla vita. Ptr 
tutto ciò sieno le Republiche ai'istocratiche per natu- 
ra^ o ^ia di naturalmente fortissimi; che chiudano a^ 
pochi padri nobili tutti gli onori civili, e ^ ben pnblico 
sieno monarchie famigliari conservate lor dalla patria , 
che sarebbe la vera patria^ com^ abbiamo più volte det* 
to, interessi di pochi padri,^ per lo quale sieno i cit* 
ladini naturalmente patrizj: e con tali nature^ tali 
costumi^ tali republiche^ tali ordini e tali leggi^sì ce* 
lebrerà V Eroismo de'^ Primi Popoli: il quale per le 
cagióni a queste , che si sono noverate, tutte contra- 
rie^ che da poi produssero Paltre due spezie degli Stati 
Cis^iU^ che sopra provammo esser entrambi umaniy cioè 
le Republiche libere popolari , e , più che queste , le 
Stona fxhie^ egli è ora per ci9il natura impossibile. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 365 

* Perchè per tolto il tempo della Bomaiia LibeHà popò-* 
lare fa romor A^Et'oe W solo Catone Vtictse^e lasciò Ul 
ìottìor per uno spùìto di Bépuhlica jirìstocratica^ che^ 
caduto Pompeo , e rimasto esso Capoparte della No^ 
biìtà^ per non poter solferire di vederla umiliata a Ce- 
sare^ si ammazzò. Velie Monarchie gli Eroi sono co- 
loro che si consagrano per la gloria e giandezza de* 
lor Sovrani Ond^ ha a conchiodersi clr un tal Eroe i 
PopoH afflitti il disiderano , i Filosofi il ragionano , 
i Poeti Vimaginano: ma la Natura Civile^ come n^ab- 
biamo una Degnila , non porta tal sorta di benefizf. 
Tutte le quali cose qui ragionate deìPEroismo de' primi 
popoli ricevono lustro e splendore dalle Degnità so- 
pra poste d'' intomo ^WEroismo Romano : le quali si 
troveranno comuni air£>'oiV/no degli Antichi Atenie-- 
si , nel tempo che , come narra Tucidide , furono go« 
vernati da severissimi Areopagiti (che, come abbiam 
veduto, fu un Senato Aristocratico), ed AV Eroismo 
degli Spartani^ che furono Bepublica di Eraclidi ò di 
signori, come a mille prove sopra si è dimostrata 

Bbpilogamenti della Stobia Poètica (1)/ 

I. Tutta quest^ Istoria Divina ed Erotea de' Poeti 
Teologi con troppo dMnfelicità ci fu nella Favola di 
Cadmo descrìtta. Egli uccide la gran Serpe - «bosca la 
grsln selva antica della terra -; ne semina i denti-- con 
bella metafora, come sopra si è detto, con curvi legni 
duri, ch^ innanzi di trovarsi Pusò del ferro (dovettero 
servire per denti de' primi aratri , che denti ne resta- 
rono detti , egli ara i primi campi del mondo -^ gitta 
una gran pietra - ch'è la terra dura, che volevano per 

(i) Per rìassamere la Storia poetica, il Vico riproduce le inter- 

fretasiooi già date atki mitologia di Cadmo {Opere Ili, i3S, 4o4i 
V) 173*174)» ^d alle duo storie dello scettro di Agamennone e 
dello scudo di Achille , colle qii-ili nelle noterai Diritto t/fwtnale 
i p, 4^ ) riepilogava la storia del Tempo Oscuro. •• Questo Capo 
fu aggiunto neircdÌ£Ìoue del i;44' 



Digitized by VjOOQIC 



J66 LI6&Q SECONDO . 

sé arare i clienti , o ^ro fiimoli) come si è sopra spie- 
gato-; nascono da solchi uomini armati - per la con- 
tésa eròica della prima Agraria ch^ abbiamo detto, gli 
Eroi escono da^ loro fondi, per dire cb*^ essi sono $i<- 
gnori de^fondì, e si uniscono armati contro le plebi -r 
£ combattono non già tra di loro, ma co^ clienti am* 
mniinati contro essoloro^ e coi solchi sono significati 
essi Ordini^ ne^quali svaniscono, e co^ quali formano 
e fermano le prime città sulla pianta dell armi , come 
tutto si è detto sopra: e Cadmo si cangia in serpe; 
e ne nasce V autorità de^ Senati Aristocratici , che gli 
antichissimi Latini arebbono detto Cadmus fundusfaC" 
tus est; e i Greci dissero Cadmo cangiato in Drago^ 
n€y che scrive le leggi col sangue: lo che tutto è quello 
che noi sopra promettemmo di far vedere, che la Fa'» 
^ola di Cadmo conteneva pia secoli d^Istoria Poetica; 
ed è un ^vvaS'esemplo dfilV Infanzia onde la Fanciul-" 
lezza del Mondo travagliava a spiegarsi*, che delti Sette ^ 
cV appresso novereremo, è un gran Fonte dèlie dijjì^ 
eultà delte Pastoie (\\ T^nto felicemente Seppe Gdd/no 
lasciare scrìtta cotal Istoria con le sue lettere volgari 
chVsso aveva a^ Greci dalla Fenicia portato! E Desi- 
derio Erasmo con mille inezie indegne delPuomo eru- 
ditissimo^ che fu detto il Farron Cristiano^ vuol che 
contenga la Storia delle Lettere ritros^ate da Cadmo, 
Così la chiarissima Istoria d^un tanto benefizio d^a^ 
ver ritrovale le lettere alle nazioni , che per sé stessei 
doveva esser romorosìssima^ Cadmo nasconde al gener 
umano di Grecia dentro l'inviluppo di cotal Favola, 
ch'^è stata oscura, fin aMempi ù\ Erasmo^ i^ev tener <7;- 
cano al volgo uno sì grande Ritfv\^ato di Folgare 
Sapienza , che da esso Folgo tali lettere furon dette 
volgari, 

II. Ma con maravigliosà brevità ed acconcezza narra 
Omero questa medesima Istoria tutta ristretta nel gè- 

(i) Vnli la Prima Scienza Nuova, lib. HI, cap. ix, xv. 

Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIENZA POETICA 367 

ragli fico lasctaiogli nello Scettro di Jgamennone ,, il 
quale Fulcano fabn'cà a Gio^e; perobè Giove co^ priiìia 
fulmini dopo il dilorio fondosai il regno sopra gli Dei 
e gli nomini, che fnron i Regni divini nello stalo delle 
Fauiiglie: poi Gio^e il diede a Merciuio^ che fu il ca- 
duceo con cui Mercurio portò la prima Legge Agraria 
alle plebi; onde nacquero i Eegni Eroici delle prime 
città : qui Mercurio il diede a Pelope^ Pelope a Tiestè^ 
Tiesle ad Jtreo^ Atreo. ad Jgamennone^ ch^è tutta la 
successione della Casa Beale d^Argo, 

III, Però più* piena e spiegata è la Storia del Man-* 
doy cbeM medesimo Omero ci n^rra essere stata de* 
scritta nello Sciato di^ Achille, f.^ Ilei principio.fi si 
Tedeva il C/Wo, la Terra ^ il Mare^ il SoUy la Luna^ 
le Stelle - questa è V Epoca della Criazione del Mon- 
do r- 2.^ Di poi due Città: in una erano canti^ imenei 
e noj^;(e -questa è V Epoca delle Famiglie Eroiche de* 
figlioli nati dalle nozze solenni -; nelValtì-a non si ve-' 
deva niuna di queste cose - questa è V Epoca delle 
Famiglie Eroiche de^Famoli, i quali non contraevano 
che matrìmonj naturali y senza niuna solennità di quel- 
le, con le quali si contraevano le Rozze eroiche. Sic- 
ché en/ram^e queste C/</à rappresentavano io Stato di 
Natura, o sia quello delle Famiglie; ed eran appunto 
le due città cXì'Eumeo castaido d'^lllisse racconta eh ae- 
rano nella sua patria entrambe rette da suo padre *, nelle 
quali i cittadini ai^evano disfisamente tutte le loro còse 
di\^ise ^ cioè ^ che non avevano niuna parte di cittadi- 
nanza tra essoloro comune-: onde la città senza Imenei 
è appunto V altro popolo^ che Telemuco in adunanza 
chiama la plebe d Itaca; ed Achille , lamentandosi del- 
r oltraggio fattogli da Agamennone , dice che V aveva 
trattato da un giornaliere che non aya^a niuna parte 
al Governo. Z,^ Appresso in questa medesima Gttà 
delle nozze si vedevano parlamenti ^ l^ggi', giudizf\ 
pene; appunto come i Patrizj Romani nelle contese 
eroiche replicavano alla plebe^ che e le nozze e glVm- 



Digitized by VjOOQIC 



36ft LIBBO SECOKDO 

perj e i sacerdàzj^ de^qoaU ultimi era dtpend^ntJEi U 
scienza delle Leggi^ e con queste i gÌ9idizj\ erano tutte 
ragioni loro propief perch^ erano lord ptvpj gli aus- 
picj^ che facevano ia maggior solennità delle nozze: 
onde rinj - die tanto appo i Latini suonava, quanto 
Eroi appo i Greci - «e ne dissero i mariti solenni^ ì 
maestrali , i sacerdoti , e per ultimo i giudici , come 
altra volta sopra si è detto: sicché questa è Vepoca delle 
città eroiche^ che sopra le Famiglie de'* FamoU sorsero 
di stato severissimo Jrìstocraiico. ^.^ Valtra città è 
assediata con armi} ed a vicenda con la prima me-- 
nano prede V una daW altra. E quivi fai città senza 
nozzf - ch^ erano le plebi delle città eroiche - diventa 
WD?altra intiera città nimica ,- 11 qual luogo a maravir 
glia conferma ciò che sopra abbiam ragionato , che i 
primi strànierì^ i primi hostes furono le plebi de^ po^ 
poli eroici} contro le quali, come n^abbiamo più Tolté 
udito Àrìstotile^ gli eiw giuravano d^esser eternine^ 
mici: onde poi Viniiere cittày perchè tra toro stranie-* 
re^'co^ ladronecci eroici esercitavano eterne ostilità tra 
di lorOy come sopra si è ragionato. 5.^ E finalmente vi 
hi vedeva descritta la Stona deirjrti delV Umanità , 
dandole ineorainciamento ùdAV epoca delle Famiglie -: 
perchè prima d^ ogni altra cosa vi si vedeva il Padre^ 
Be che con lo scettro comanda^ il bue ~ arrosto divi-^ 
dersi a^ mietitori: da poi vi si vedevano piantate t^/- 
gnej appresso armenti i^ pastori e tugurj} e in fine di 
tutto v^ erano descritte le danze. La qual Imagine eoa 
troppo bello e vero ordine di cose ama/ie sponeva ri-' 
trovate prima V arti del necessario^ la villereccia^ e 
prima del pane, di poi del vino} appresso quelle delPu-; 
l<7e, la pastoi^ccia} quindi quelle del comodo^ Varchi^ 
ietlura urbana} finalmente quelle del piacere, le dam^. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIBNZà POETICA $69 

DELLA FISICA POETICA (1) 

Passando ora air altro ramo del tronco Metafisico 
Poetico^ per lo quale la sapibuea poetica si dirama nella 
Fìsica, e quindi nella Cosmogtxifia^ e per questa nel- 
V Astronomia^ di coi son frutte la Cronologia e la Geo- 
grafia, diamo a qnest^ altra parte, che resta di ragio^ 
nam9ntOy principio dalla Fisica. 

I Poeti Teologi considerarono la Fìsica del Mondo 
dei le Nazioni^ e perciò primieramente dif finirono il 
Caos essere confiisione de" semi umani nello Stato del- 
r infame comunione delle donne; dal qpale poi i Fi^ 
sici furono desti a pensare alla Confusione de'* semi u^ 
nii^ersali della Natura ,- ed a spiegarla n^ ebbero da^ 
Poeti già ritroipato e quindi acconcio il vocabolo.'E»%\ì 
era co^fuso^ perchè non vi era uiuh ordine d^Umanità^ 
era oscuì*o^ perchè privo della Luc# Civile, onde incliti 
furon detti gli Eroi. L^ imaginarono ancora VOrco^ un 
mostro informe che divorassesi tutto^ perchè gli uo- 
mini neir infame comunione non avevano propie forme 

(0 Dal momento che Vico ceM& di cred«r«> ad una recondita 
•apienia di filotoS involta nrl secolo delle (avole, diede il tenno di 
una atoria civile al miti che apparentemente alludevano alla atoria 
della natura. In seguito pen»À che T opportunità deir espressione 

Sortirà avesse dfsto le teorie srieotificne nella mente de^ 6losofl. 
ra, prosejtnendo questo rivolgimento, cerca nella prima Bsica ci* 
vile r embrione poetico della fisica de' dotti. — Il primo caos fu 
cinello del mondo delle nazioni, l'Orco fu> la comunione primitiva, 
che divora i nomi degli uomini ; Pane fu simbolo del primo stato 
bestiale, e collo spiegarsi delle menti il caos fu la confusione de* 
gli elementi, TOrco fu la prima materia. Pane l'universo formato 
( 0/»«rr 111, 4o5, 4'^> 1^9 79> '90> egualmente il roxao simbolo 
di Prometeo per lo stesso corso d^ idee fu inteso per la materia 
prima. — Fu in nn senso tutto civile che Apollo e Venere signift- 
r^rono la prima belletta; che l'acqua, il fuoco, la terra e l'aria 
ai dissero i primi elcoienti della società ; in seguito la bellezsa eroica 
fu trasportata alla natura, gli elenenti del mondo civile al mondo 
naturale, e il primo orbe, ehe era atato nn campo arato, passò ad 
indicare la terra; e perchè la mente naturalmente animatrice de' 
poeti aveva dato vita e senso alle cose inanimate, Platone, occa- 
aionalmente avvertito ^ intruse nelle frasi mitiche il placito delle 
sue Menti o Intelligenze. 

Vico. Opere, VoK V, ai 

Digitized by VjOOQIC 



370 . LIBBQ SEC0?IDO 

d^ uomini, ed eran assorti dal nulla*, perchè per rincer- 
tezza delle proli non lasciavano di 9èxiuila: questo, poi 
da^ Fisici fu preso per la prima materia delle natu^ 
rali cose^ che, informe, è ingorda di forme, e si divora 
tutte )e forme. Ma i Poeti gli diedero anco' la forma 
mostruosa, dì Pane, Dio selvaggio, ch^ è nume, di tutti 
i Satiri^ che non abitano le città, ina le $elve^ carattere 
«r quale ridvicevano gli emp/ vagabondi per la gran 
Selva della Terra^ ch^ avevano aspetto d' uomini^ e co- 
stumi di bestie nejande^ che poi con allegorie sfor^ 
zate^ eh' osserveremo più appresso, ì]Filosofi ingannati 
dalla voce iràv, che significa tutto, V appresero per V V* 
nìverso formato, Ban creduto ancor i dotti eh' i Po(£ti 
avessér inteso la prima materia con la favola di Pro-' 
teo^ con cui immerso nelVacque Ulisse da fuori Vac-- 
qua tutta in Egitto, né può afferrarlo, perchè sempre 
in nuove fórme si cangia: ma tal loro sublimità di 
dottrina fu una gran goffaggine e semplicità de' primi 
uomini, i quali, come i fanciulli , quando si guardano 
negli jrpeccAi, vogliono afferrare le lor imagini^ e dalle 
varie modificazioni de' lor atti e sembianti credevano 
esser un uom nell' acqua che cangiassesi in varie forme. 
Finalmente fulminò il Cielo^^ e Giove diede princi- 
pio al Sfondo degli uomini dal poner questi in conato^ 
cìì*épropio della libertà deliamente: siccome dal 
moto^ il qual è propio de'* corpit^ che son agenti neces^ 
satj\ cominciò il Mondo della Natura (a)-, perocché 
que'cbe ne' corpi sembran esser co na/i, sono moti i/i«^ 
sensibili^ come si è detto sopra nel [ilfefoc/o. Da tal* 
conato uscì la Luce Civile^ di cui è cdxziieXQ Apollo i 
alla cui luce si distinse la civile bellezza^ onde furono 
belli gli Eroi ,' della quale fu carattere Fenei^^ che poi 
fu presa da' Fisici per la bellezza della Natura^ anzi per 

(a) Imperciocché Renaio delle Carte, che coniincia 1» au» Fi' 
sicadtÀ Conato de' corpip egli veramente rincomincia ótt poeta 
che dk di'corpis che son agenti necessari in natura, ciò cb'é delU 
mente libera di contener il moto, per o quetarlo, o dargli altra 
direzione^ perocché, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DBLLA SAPlfiaZA F0£Y1CÀ 371 

tuUa la Natura formata*^ la qual è bella, ed adorna di 
tulle le sensibili forme. 

Usci il Mondo de* Poeti Teologi da' quattro elementi 
sagti: dair^ria, dove fulmina Gios^e^ dali'^c^ua delle 
fonti perènni, di cui è nume Diana ^ A^\ Fuoco ^ onde 
Falcano accese le selve*, e dalla Terra colta, ch^è Ci^ 
tele o Berecintia: clie tutti e quattro sono gli elementi 
delle dis^infi cerimonie^ cioè auspicj\ acqua ^ fuoco e 
farro^ che guarda Vestg, - cbe , come si è detto sopra, 
è la stessa cbe Cihele o Berecintia - la quale delle terre 
colle afforzate di siepi con le ville poste in alto in fi* 
gura di to/vi, onde a^ Latini è extorris^ quasi exterris^ 
ella va coroìMta; con la qual corona si chiude quello 
cbe ci restò dettò Ortis terrarum^ cb^è propiamente il 
mondo degli uomini. Quindi poi i Fisici ebl>ero il 
motivo di meditare ske* quattro elementi^ de^ quali è 
composto il Mondo della Natura. 

Gli stessi Po4?<f Teologi ed agli e/emen/i ed alle indi 
qscite inumerabili speziali nature diederojfbrme vi{^nti 
e sensibili^ ed alla maggior parte umane ^ e ne finsero 
tante e sì varie Di\^inità , come abbiamo ragionato so- 
pra nella Metafisica ^ onde riusci acconcio a Platone 
d^ intrudervi il placito delle sue Menti o Intelligenze ^ 
che Giove fosse la mente delP etere^ Falcano del /uo- 
co, e alti-i somiglianti. Ma i Poeti Teologi tanto inlesero 
tal intelligenti sostanze, cbe fin ad Omero non s^inten* 
deva essa Mente Umana y in quanto per forza di rìjles* 
sione resiste al senso ^ di cbe vi sono due luoghi d^oro 
xìe\V\Odissea , dove vien detta o forza sagra , o vigor 
occulto^ che son lo stesso - (a)- 

(a) Ci giovi però da lutto il ragionalo raccogliere, ch'é senso 
comune de! gvner umano, ch'ove non intendono gli uoidìdì le ca- 
giani delle cose, dicono così aver ordinato Iddio: dalla qual Me- 
tafisica cominciò la Sapienza Folgore de' Poeti Teologi p e uè Ila 
quitte termina la Sapienza Riposta de' migliori Filosqfij e'u eoo- 
segueoza nella quale s'accorda tutta la Sapienza Creala^ di ra- 
gionar la Fisica per principj di Metafisica j che o vi scendano 
a dirittura^ come fecero Platone prima, e poi Aristotile^ odechi' 
nundovi per le Matematiche^ coinè Pitagora fece co^ numeri^ e 
Zenone co* punti* 



Digitized by VjOOQIC 



37S LIBRO SECO?KDO 

Del In ^Ì4ica Poetica damiamo affmomo^ 
Q sia della Nalara Eroica (rV 

Ma la maggior e pia importante parte della Fisica è 
la Contemplazione della Halura deirUomo (a). Come 
gli Autori del Gener Umano Gentilesco sgabbiano essi 
in on certo modo generato e prodotto la propia lor 
foìjna umana per entrambe le di lei parti , cioè con 
4e spa?entose Religioni e coi terribili Imperj Paterni 
e con le sagre tasmnde essi edussero da^ loro corpi gi- 
ganteschi la forma delle nostre giuste corpof-ature ^ e 
con 1^ stessa Disciplina Iconomica eglino da^ lor animi 
bestiali edossero la forma de^ nostri animi umani: tolto 
ciò sopra neìV Iconomica Poetica si è ragionato^ e qoe* 
sto 4 loogo propio da qoi dolersi ripetere. 

Or i Poeti Teologi con aspetto di rozùssima Fisica 
goardarono neiriTòmo queste due metafisiche idee A'*es^ 
sere e. di sussistere. Certamente gli Eroi Latini sen- 
tirono Vessere assai grossolanamente con esso mangia^ 
re} che dovete esser il primo significato di sum^ che 

. (0 Le Sàft penMte «el primo perìodo delle opere scientiBche 
di Vico tttlift irieoza dell'uomo, sono aui embrìouate nelle origini 
etimologiche e nelle frati della lingna latina : la divisione tra l'ea* 
■ere e resistere < Optrt II, 65, 127-138, t56) si trova sentita nelle 
parole che Indicarono mangiare e lo stare in piedi ; la prima fisicn 
del corpo amano nelle locustoni latine presenti le sconerte dei dotti 
nella divisione de* liquidi e de' solidi, nMIo spiegare la generaxione 
e la cornifione: l'animo che dà la vita, l'animo che dà il senti- 
mento, la forma aerea, e la sede in entrambi Cp^* 90 *<»>^ P"^ 
sentite nelle locnxloui Omeriche (HI, 289) e nelle origini della 
lingua latina. — Quanto alle funzioni interne delP animo, I Latini 
sentirono abbonatamente nelle loro locuzioni la forza inventrìce 
dell'ingegno (II, 98, io3), la fonte e la sede delle passioni (93-94)^ 
e de6nirono con invplontaria profonditi l'indole de' consigli (lo5i 
IVy aoo-201). 

(a) L'uomo^ per quanto è da' Fiòiei contemplatOf egli è uonni- 
masso di corpo t d'anima ragionevole f dalle quali due parti co» 
spira io lui uo principio indÌ9Ìsibile d^essere, sussistere^ mouersi^ 
sentire t ricordarsi ^imagmare, intendere » volere, meravigliarsi , 
dubitare, conoscere, giudicare^discorrere e favellare, Caiiamonta 
gli Eroi Latini, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPlBtr2A NOETICA 37S 

poi significò Tuno e TaltrO) conforme anch^oggi i no^ 
stri contadim per dire che V ammalato vhe^ dicono 
ch^ ancor mangia : perchè sum in significato A'^tssere 
egli è asUattissimo^ che trascende tniti gli esseri^ scor'- 
redolissimo y che per tiUti gli esseri penetra; purissi- 
mo^ che da nion essere è circoscritto. Sentirono la so- 
stanza * che vaol dire cosa che sta sotto e sostiene * 
star ne* talloni; perocché salle granfe de^ piedi Piiomo 
sussiste; and^Jchìlle, portava i saoi fati sotto il to/- 
lone (a) , perchè iri stesse il suo fato , o 'sia la sorte 
dei Tivere e del morire. 

La Compagine del corpo rìduceirano a^ solidi e li- 
quidi. I solidi richiamavano a viscere^ o sieno carni ^ 
come appo i Romani si disse visceraiio la divisione che 
da^ Sacerdoti si faceva al popolo delle caini delle vittime 
sagrificate; talché vesci intesero nudrirsi^ quando del 
cibo si faccia carne: ad ossa e giunture^ che si dicono 
wtus {b)\ ov^ è da osservare che artus è detto da ars^ 
ch^agli antichi Latini siguificò \z forza del corpo; ond^è 
artitus , atanie della persona \ poi fu detta ars ogni 
compagine di precetti^ che ferma qualche facultà della 
mente : a^ ne/v/, che quando mutoli parlavan per corpi, 
presero per le forze ; da un qual neivo detto fdes in 
senso di corda, fu deii9 fede inforza degli Dei; del 
qoal ners^o^ o corda^ o foì^za poi fecero il liuto d^Or* 
feo ; e con giusto senso riposero ne^ netvi le \ forze: 
poiché questi tendono i muscoli , che bisognano ten- 
dersi per far forza : e finalmente a midolle; e nelle mi- 
dolle riposero con senso ancor giusto il fior fior della 
wta; onde medulla era detta dall' innamorato Yamata 
donna , e meduUìtus ciò che diciamo di tutto cuore; 
e che Jmore^ ov'è grande, si dice bruciar le midolle. 
I liquidi riducevano al solo sangue; perciocché la ixi- 

(a) (com'a lempì bsrluirì ricorsi i Paladmi portavaoo i ioNoni 
fKioii) 

(6) perocché gli iiomitii grossolani non avvertirono alle giun« 
ture picciole, clie poi articoli ne furo» dette: a' nervi^ ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



374 ntBRo SECONDO 

stanta netvea o spermale pur cbiainaTano sangue^ co- 
me la frase poetica lo ci dimostra sanguine Cffeius per 
generato; e con giusto senso ancora, perchè tal sostanza 
è '1 fior fior del sangue (a) : e purè cop senso giusto 
stigliarono il sangue sugo delle fibre ^ delle quali si 
compone U carne; onde restò 'a^ Latini succiplenus 
per dir carnuto, inzuppato di buono sangue {b). 

Per Paltra parte poi AeW anima, \ Poeti Teologi la 
riposero heira/7a, che anima pur da* Latini Tien det- 
ta; e la stillarono' il veicolo della vita; come resiò 9^ 
Latini la propietà della frase anima vivimusie sì* Poeti 
quelle frasi fetTÌ ad vitales auras - nascere - , ducere 
vitales auì^s -vivere -, viiam re ferri in aa/oj -morire -^ 
e in Toigar Ialino restarono animam ducere per vive*» 
re, animam trahere per agonizzare , am/ifa/it ejfflare^ 
emittere per morire^ onde forse i Fisici ebbero il mo* 
li vo di riporre Vanima del Mondo, nel Tana: e i Poeti 
Teologi con giusto senso ancora mettevano il corso 
della vita nel corso del sangue (e) j nel cui giusto 
moto consiste la nostra vita. Dovetter ancora con giù • 
sto senso sentir l'animo^ che ^1 veicolo sia del senso; 
perchè restò, a^ Latini la propietà deir espressione anU 
mo sentimus; e con giusto senso altresì fecero Taai/Tio 
maschio^ /emina Vanima ; perchè T animo operi nel- 
Yanima, ch'è Vigneus vigor che dice Virgilio; talché 
V animo debba avere il suo subieito nei nen^i e nella 
sostanza neivea^ e Vanima nelle vene e nel sangue ; 
e cosi i veicoli- Steno deìV animo Vetere^ e deW anima 
Vaere^ con quella proporzione con la quale gli spiriti 
animali son mobilissimi^ alquanto tardi i vitali; e co- 

(a) e quindi delta vita« come si è detto: e pur, ee. 

(b) dai quale viene il vero buon colore, che fn il compimento 
della bellezza i onde, se tiou si è sano^ ùod si può esser di vrro 
bello. 

{e) pcrcb^ i Fisici vogliono Varia bisognar h'puìmùni^ per rin- 
frescar le fiamme del cuore, eh' è Vofficma del sangue, e col si*o 
moto U ripartisce per le arleiie «elle i^e, ocide se u irrighi mi- 
to il corpo animato, Dovetter, ee. 



Digitized by VjOOQIC 



MXLA SlPtBllZA POETIGH 37S 

me r aBÌma è la ministra del moto , coti T animo sia 
dei canaio, e *d conseguenza il principh^ cb^è Vigneus 
vigor che testé ci ha detto Firgilìo; e i Poeti Tea» 
logi il sentivano e non intendevano, e appresso .O/nero 
il dissero fo9%a sagra e vigor occulto^ e nn Dio sco^ 
nosciutof come i Greci e i Latini, quando dicevano 
o facevano cosa di che sentivano . in sé principio .m- 
periot^ y dicevano che un qualche Dìo avesse sì Jatia 
cosa voluto : il qua! principio fn da" medesimi Latini 
detta mei» animi {a): e si rozzamente intesero quel- 
Pallissima verità (2»), che poi la Teologia Naturale de* 
Metafisici in forza d^ invitti raziocinj contro gii Epi^ 
cuì'ei^ che le vogliono esser risalii de^- corpi y dimostra 
che Videe vengono alPuomo da Dio. 

Intesero la generazione con una guisa ^ che non sap* 
piamo se più propia n'' abbiano potato appresso giam- 
mai ritrovar i dotti (c)\ La guisa tutta si contiene in 
questa voce concipei^e^ detta quasi concapere^ che spiega 
Fesercizió che celebrano della loro natura le forme fi^ 
siche ( ch^ ora si <lee supplire oon la gra^^iià delVaria 
dimostrata ne^ tempi nostri ) , di prendere d^ognintomo 
V corpi loro vicini , e vincere la lor inesistenza , ed ada- 
giarli e conformarli alla loro forma. La Corrozione 
spiegarono troppo sapientemente con la voce corrumpi^ 
che significa il rompimento di tutte le parti che com- 
pongono il corpo ; per Topposto di sanum , perchè là 
vita consiste in tutte le poiii sane; tanto che dovet- 
tero stimare, i morbi portar la morte col guasto de* 
solidi 

Riducevano tutte le funzioni inieìTie \deir animo a 

(a) (onde oacque quella volgar Teologia^ che gli uomini aves- 
sero quella mente die Giove avesse lor dato ) 

(^) verità metafisica^ Dio esser ìì primo princìpio della vita spi' 
rituale HelPuorno, o sia Hel movimento degli animi. Intesero, ec. 

{e) per ispìegare la sostanzialità delle forme io Metafisica^ 
e'nsiememenle in Fisica V organizzazione di essi corpi formati : 
laoto vale un giusto senso sopra ogni affilata riflessione! La gui- 
J»«, fc. 



Digitized by VjOOQ IC 



376 . , UBiio tftcofliDa 

ire parti del corpQ (i)>: ai capo , al petio , al 4:uore. 
B dai ca/io ricbiamavasio tutte le cognizioni ; cbe^ p^iv 
cioccbVerano iìii\.e faniasUche^ coiiocarono nel capo la 
memoria ^ la quale da^ Latini Tu detta p^r fantasia ^ e 
a^ tempi boibari ritornati fu detla fantasia^ per itige^ 
gno - e ^n vec^ di dir uomo éTingegnOy diccTan uomo 
fantiUtico ^ qual narra essere stato Cola di- Rienzo Tau» 
tore dello stesso tempo^ il qual in barbaro italiano ne 
descrisse la vita : la qual contiene nature e costumi 
somigliantissimi a quest^JBroic/ ani/eUcbe ragioniauiod 
ch'^è un grande argomento del Ricorso cbe ^n nature e 
costumi fanno le Nazioni* Ma la /amasia altro non è 
che risalto di reminiscenze^ e Vingegno altro non è cbe 
lavoro d^ intorno a cose che si ricoidano. Ora, perchè 
la Mente Umana Ae" tempi cbe ragioniamo ^ non era 
assottigliata da verun^^i/e di scns^tre^ non spiritua* 
kzzata da alcuna Pratica di conto e ragione ^ non fatta 
astratti^^à^ da tanti vocaboli astratti^ di quanti or abbona 
dan le Lingue^ come si è detto sopra nel itf(;lac/o;ellaeseri- 
ciuva tutta la forza in queste tre bellissime facultà che 
le provengon dal corpo; e tutte e tre appartengono alla 
prima operazion della mente; la cui Arte regolatrice 
è la Topica^ siccome TArte regolatrice della seconda 
è la Critica; e come quesla è jérte di giudicat-e^ così 
quella è Jrte di rit9vvare ^ conforme si è sopra detto 
negli Ultimi Corollari della Logica Poetica: e conte 
naturalmente prima è ^1 ritrovare^ poi il giudicar delle 
cose \ cosi conveniva alla Fanciullezza del Moììdo dì 
esercitarsi d^ intorno alla prima operazion della Mente 
Umana , quando il mondo aveva di bisogno di> tutti i 
ritros^ati per le necessità ed utilità della vita; le quali 
tutte si erano ppovedute innanzi di venir i Filosofi ; 
come più pienamente il dimostreremo nella Discos^erta: 
del vero Omero. Quindi a ragione i Poeti Teologi dis^ 



(0 Quanto alle fonziuni e»lerne dell'animo, Tedi il Corollario 
•UGCCMÌvo: DtlU Dtsvrizioni £f*uich0. 



Digitized by VjOOQ IC 



DSLLA SAPIVIZi POSTICA 377 

aero , la Memoria esser Madre delle Muse - le quali 
sopra si SODO trovate essere VJrti deW Umanità -, È in 
questa parte da ponto non tralasciare qaìest^ importante 
Osservatone^ che molto rileva, per quello che nel Me^ 
(odo si è sopra detto, cV or intender appena si può^ 
aJfaUo imaginar non si paòy come pensassefX) i p»imi 
uoinini che /ondarono PUmaniià Geniilesca; ch^erauo 
di menti cosi singokui e precise, ch^ad ogni nuos/^'^a^ 
ìia di faccia ne stimavano un^ ctUra nuos^a , com^ ab- 
biam osservato nella Favola di Proteo^ ad ogni nuova 
passione stimavano nn altro fiuot'e^ xmalU'o petto^ ou 
altr^ animo: onde sono quelle frasi poetiche usate non 
già per necessità di misure, ma per tal natura di cose 
umane, quali sono ora^ vultuSy animt^ pectore^ cofda^ 
prese per li numeri loio del meno. Fecero il petto stan^ 
M di tutte le passioni , a cui con giusti sensi ne sot- 
toposero i due fomenti y o principj: cioè V Irascibile 
nello stomaco - perocché ivi per superare il mal che ci 
preme, ci si faccia sentire la bile contenuta ne^ vasi biliari 
sparsi per lo ventricolo, il quale, con invigorire il suo 
moto peristaltico, spremendoli, la vi diffonde -: posero la 
Concupiscibile più di tu tf altro nelyè^ato,ch^èdiflinito 
Tofficioa del sangue^ ch^i Pór.tì dissero precordj\ ove 
Titane impastò le passioni degli altri animali, le quali 
fussero in ciascuna specie più insigni^ ed abbozzata- 
mente intesero che la concupiscenza è la madre di 
tutte le passioni^ e che le passioni sieno dentro de* 
nostri umori. Richiamavano al cuore tutti i consigli^ 
onde gli £roi agìtabant^ versabant^ volatabant cotde 
euras; perchè non pensavano dintorno alle cose agi* 
bili, se non se scossi da passioni^ siccome quelli ch^e* 
rano stupidi ed insensati: quindi da' Latini cordati 
fiirono detti i seggi , e vecordes al contrario gli scem-- 
pii e le risoluzioni si dissero sententiae^ perchè, come 
sentivano^ cosi giudicavano: onde i gtudizj eroici e^ 
rano tutti con verità nella loro forma , quantunque 
spesso falsi nella materia. 



Digitized by VjOOQIC 



^g UBIO SECONDO 

0«r#lkurto 

D«IU Seoteosc Eroicbe (i). 

Ora , perchè i primi uomini del Genlilesimo erano di 
menti singolarissime poco meno che di bestie, alle qoaK 
ogni nuova sensazione cancella affatto V- antica f cV è 
la ragione perchè non possono combinar e discorrere; 
perciò le sentenze tolte dovean essere singobuizzaU 
da chi sentitale: onde quel sublime ch^ ammira Dio^ 
nigi Longino neirOda di Saffo ^ che poi trasportò i» 
latino Catullo, che T innamorato alla presenza^ della sua 
amala donna spiega per schuiglianz», 

Ille lui par es$€ Dto videtur, 

manca del sommo grado della sublimità , perchè non 
singolarizza la sentenza in sé stesso, come fa Terenzio 
con dire 

yitam Deorum adepti sumutj 

il qual sentimento, quantunque sia propio di chi lo di- 
ce, per la maniera latina d' usare nella prima persona 
il pumero del più per quello del meno, però ha on'*aria 
di sentimento comune; ma dallo slesso Poeta in altra 
Comedia il medesimo sentimento è inalzalo al sommo 
grado della sublimità, ove, singolarizzandolo, Tappro- 
pia a chi^l sent^: 

DeusJacUtf tum. 
Perciò queste sentenze distratte son di Filòsofi, perchè 
contengono universali; e le riflessioni sopra esse pus-- 
sioni sono di filisi e freddi Poeti. 

(fl) La divi>reità tim l' indolp della poesia e della riflessione^ tra 
gli universali fanlastiri e i ragionili {Opere lU, a^i )> i^pplJ<*«iU 
alle sentenze, riduce il sublime delle sentenze eroiche nel singo* 
larìzxare le idee, il sublime delle sentenze filosofiche nel generaliz- 
zarle« Sono falsi poeti quelli che si esprimono per massime astratte, 
giacché si agitano nrlla sfera della ridessione, nella quale finisce 
il regno brillante della poesia. 



Digitized by VjOOQIC 



ncLLi SAPIEIZA POBriCi H79 

Oor^llApto 

Delle Descrìsiooi Eroìéhe (i). 

Pitialinente rìduceTàno le funzioni esterne ielVanimo 
ai cinque sensi del corpo ; ma scorti^ viscidi e ìis^^^ 
fki^ siccome quelli ch^ erano nolla o assai poco .ragio-* 
ne, e lutti robustissima ftiniasia (a). Di ciò sieno prove 
i vocaboli che diedero ad essi sensi. Dissero audiré^ 
quasi haurire ; perchè gli orecchi bevano Ilaria da altri 
corpi "percossa : dissero cernei^ ùculis il vedere distin«». 
lamente, onde forse venne scefnere agr Italiani, per-* 
che gli occhi sieno come un vaglio , e le pupille due 
buchi ^ che come da quello escon i bastoni di polva^ 
che vanno a toccare la terra ^ cosi dagli, occhi per le 
pupille escano bastoni di luce^ che vanno a toccare le 
cose le quali distintamente si vedono \ eh' è '1 boston 
visuale che poi ragionarono gli Stoici^ e felicemente 
a' nostri tempi ha dimostrato il Caìiesio; e dissero usur^ 
pare oculis generalmente il vedere^ quasi che con la 
vista s* impossessassero delle cose vedute : con la voce 
tangere dissero anco il ìTibare^ perchè cól toccare, da*- 
corpi che si toccano si porta viff qualche cosa; ch'or 
appena s'intende da* Fisici più avveduti; dissero o2/&«^ 
cere Vodorare^ quasi odorando yJrcex^ero essi gli ocfo- 
rìi lo che poi con gravi osservazioni trovaron vero i 
Naturali Filosofa che i sensi facciano le qualità che 
sono dette sensibili : e finalmente dissero sapere il gu^ 

. CO Lr parole tlella lingua latina, rhr ti rìffriscono allr frtntioni 
esterne dell'animo, offrono Perobrione di ciò che perniarono intonio 
ad esse i filo8o6j il vero meUBtico, the le qualità sono nei sensi 
e non nei rorpi, è manifestamente abbonato nella radice di offa-- 
em ( Opere II» 97 )•— Questo Corollario,' meno le prime quattro 
lighe, fu aggiunto posteriormente neh' ediiiooe del I744* 

io) (onde le Descrìùoni Omèriche sono cotanto suùiimi^ per lo 
complesso di tulle le più grandi circostanze ^ delle qoalì veste le 
cose ch'egli descrive) 



Digitized by VjOOQIC 



390 UBBO SECORDÓ 

Stare; e sapere propiameiite è delle cose che dan sa- 
pore , perchè assaggiassero nelle cose il sapore propio 
delle cose - onde poi con bella metafora fa detta Sa-^ 
pienza^ che fa usi delle cose, i quali hanno in natura^ 
non già quelli che ne finge Voppenione -. Nello che è 
da ammirare la Procedenza DMnù^ ch^ avendovi data 
ella i sensi per la custodia de^ nostri corpi , i quali l 
bruti hanno maravigliosamente più fini degli uomini ^ 
in tempo ch^ erano gli uomini caduU in uno stato di 
briéli^ da tal loro natura istessa avessero sensi scortisi 
simi , per conservarsi ^ i quali , venendo Fetà della rr* 
Cessione , con cui potessero consigliarsi ^ per guardar 
i loro corpi , s^ infievolirono. Per tutto ciò le Descri* 
zioni Eroiche^ quali sono quelle <1^0mero, diffondono 
tanto lume e splendor dVW^enjui, che non si è potuto 
imitare, non che uguagliare da tutti i Poeti appresso* 

Corollario 

De' Gostomi Eroici (i). 

Da' tali Eroiche nature fomite di tali sensi Eroici si 
formarono e fermarono somiglianti costumi. Gli Eroi pei 
la fresca Origine gigantesca erano in sommo grado goffi 
e fieri ( quali ci sono stati detti sono ìos Patacones \ 
di cottissimo intendimento, di vastissime ^nto^ie , di 
violentissime passioni: per lo che dovetter esser zoti^ 
cr, crudi^ asprì^ fieri y orgogliosi^ difficili' ed ostinati 
né* loro propositi \ e nello stesso tempo mobilissimi al 

(i) SnIU •CTrrilà del «onnnbio e dpllt pstrìa podettk si mostrara 
fondata la civilizsazinnc nel Diritto Unit^emU: quindi nelle note 
attrìbuÌTa le oteeniii della mitologia alle allerazioni da lei aubtte 
atlravenando nn'éra di poeti oorrulti ( 0/^re III , i54; IV^ r83-> 
*,^4)« Ora, proaegiiendo in via critica rapplicaziooe di q«ieiti prìn- 
cipi, ripete che i cottami eroici erano goffi e feroci (ili, 989)9 
che ne^ tempi j>rimitÌTÌ non doveva esservi V eroismo galante de* 
poeti posteriori (IV, 178); e soggiunge l'esempio di Menelao e di 
Achille, che neppur rasi ncìV Iliade danno un menomo senso di 
passione amorosa. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIEnSA POETICA 381 

presentarsi loro de^ niioW contrarj obietti (^siccome 
iQttocli osserviamo t contadini caparbj\ i quali ad ogni 
motivo di ragion delta loro, ni si rimettono^ ma per« 
che sono deboli di riflessione^ la ragione, che gli aveva 
rimossi, tosto dalle loro menti sgombrando , si richia* 
mano al lor proposito). E per lo stesso di/etto della 
riflessione eran aperti^ risentiti^ magnanimi e gene^ 
rosi , qual è da Omero descritto Achille , il massimo 
di tutti gli Eroi della Grecia : sopra i quali esempli di 
Costumi Eroici Aristotile alzò in precetto d^Artfi Poe^ 
tica^ che gli Eroi^ ì quali si prendono per subietti delU 
Tragedie^ eglino non sieno né ottimi né pessimi , ma 
di. grandi viz) e di grandi virtù mescolati: perchè co- 
lesto Eroismo di virtù ^ la qual sia compiuta sopra la 
sua idea ottima , egli è di Filosofi , non di Poeti : q 
cotesto Eroismo galante è di Poeti che vennero dopo 
Omero; i quali o ne finsero le /aiuole di getto nuo^e^ 
o ìefa^nìJe nate da prima grai^i e severe quali conve- 
nivano a Fondatori di nazioni^ poscia^ effeminandosi 
col tempo i costumi^ essi alterarono e finalmente co/*- 
ruppero. Gran prova è di ciò , e la stessa dee essere 
vn gran Canone di questa Mitologia Istorica che ra- 
gioniamo, che Achille^ il quale per quella Bnseide ad 
essolui tolta da Agamennone fa tanti romori che n^em- 
pie la terra e M c/e/o, e ne porge la materia perpetua 
a tutta V Iliade^ non ne mostra in tutig, P Iliade pur 
un menomo senso di passion amorosa d^esserne ri- 
masto privo : e Menelao^ che per Elena move tutta la 
Qrecìa contro di Troja^ non ne mostra per tutta quella 
lunga e gran guerra un segno pur picciolo d'amoroso 
cruccio o di gelosia , che la si goda Paride , il quale 
glie r aveva rapita. 

Tutto ciò che si è in questi tre Corollarj detto delle 
sentenze^ delle descntioni e de^ costumi Eroici^ ap- 
partengono alla Discos^erta del Fero Ornerò^ che si farà 
nel Libro seguente. 



Digitized by VjOOQIC 



38i LlBllO WCQBDO 

DELLi COSHOGHàFIA POETICA (i> 

I Poeti Teologi siccome posero per Principi in FU 
sica le sostanze da essi imaginate divine^ cosi descris* 
cero UDS a cotal Fisica convenendole Cosmografia^ po-^ 
neodo il Mondo formato di Dei del cielo^ delfinjèrnù 
" che da^ Laliui si dissero Bii superi e Dii inferi -, e 
di Dei che tra '/ Cizlo e la Terra si firapoaessero^ che 
dofetler esser appo i Latini da prima gli Dti detti 
Jttedioxumi. 

•Del Biondo in primo luogo contemplarono il cielo ; 
le cai cose doTCtter esser a^ Greci i primi ^ut^^xA q 
sieno sublimi cose, e i priuii ^co/v^furra o sìeno dittine 
cose da contemplarsi; l^ contemplazione delle quali 
fu detta così da^ Latini da quelle regioni del Gelo che 
disegnavano gli Juguìi , per prender gli augurj , che 
dice?ano tt^mpla catli ; onde neirOrienle Tenne il nome 
de'' Zoroasti^ che '^l Bpcharto vuol detti quasi contem" 

(i) Eitraendodai miti pk spiegati tutte le localiUi, e coordinali* 
«loie in una ttpograBa ne* \HO%ht ne' quali fiiroao ìmaginate le £f • 
Tol^^ si determina in questo Capo quale fosse il primo cielo, la 
prioia terra e il primo inferno abitati dalle prime dirinità. *• -H 
primo cielo avvertito nella conUmplaaione degli astri ( Opere Ut, 
i53, 3j8) non fu più alto della cima de' monti ( 38{ ; IV, 277); 
sulle cime de' monti vissero e regnarono gli Dei ( IV, 277 ) ; ivi 
furono Bellei-ofunle^ Vulcano (iW), Astrea, Giunone, 4 carri d'oro; 
ivi Prometeo rapi il fuoco celeste^ da questo cielo caddero il pomo 
della Discordia (IH, 396 n.), gli ancili; per gueslo cielo si fece oso 
delle ali nelld significazione degli auspicj ( 1 V, 1^4 ; HI^ i^^» ^^ )• 
— L'idea dell' inforno fu prima limitata ad un fosso, ad un sepol- 
cro (111,373 ; IV, 377); poi si estese ai solchi, alle valli: in que- 
at' inferno i clienti soffrirono i tormenti simboleggiati in Sisifo , 
Tantalo, Issione, Tizio (IV, 193, 377; III, io^ nly, da quest'inferno 
primitivo !tfrrrnrio rlvocò le anime col suo caduceo, o colla legge 
Agraria (III, 4o8); ivi discesero Ercole (IV, 380; III, 373), Enea 
(Ili, 4i5; IV, a8i), Orfeo e i fondatori delle nazioni. — La primai 
terra JTu avvertita sul confine de"* luoghi coltivati, dove si combattè 
per la difesa delle messi (IH, 386; IV , q63-365 ): vista bagnaU 
dalie acque, si disse con profetica Incuaioiie che l'Oceano circonda 
la terra ( III, a84; IV» i4^)* *' SulPabbozzo di questa cosmografia, 
rollo spiegarsi delle menti, si ordinarono le idee de' popoli umani 
sul ciclo, sulla terra e sulì' iufiTno ( til^ iSi'^^à). 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA $AP1E!ISA rOETlCA 383 

pintori degli a^H^ per indo^ioare' dal tragitto delle 
stelle èadenti la notte. Fu a' Poeti il primo Gelo non 
più in suso deir altui^ delle montagne , o?^ i Giganti 
dai primi folraini di Giote furono dal loro ferino di* 
pagamento fermati^ chVè qaei Cielo che regnò in ter^ 
la, e quindi incominciando, fece de^ grandi beneficf 
al Gener Umano^ come si è $opra pienamente spiega-» 
to. Laonde dovetter estimar il Cielo la cima d^ esse 
montagne '^ AAV acutezza delle quali a^ Latini Tenne 
caelum detto ancor il botino^ istromento d^ intagliar id 
pietre o metalli- appunto come ì fanciulli iipaginano 
cb^ i monti sieno le colonne che sostengono il solajo 
del cielo \ siccome gli ArtUti tali ptincipj di Cosmo» 
grafia diedero ali V/coi*ano: delle quali colonne due 
restarono d^Ercole^ come più giuso vedremo *, che. do- 
vettero da prima dirsi i puntelli o sostegni - da colu^ 
men^ e che poi li abbia ritondati V Architettura ^ sopra 

' un cui solajo si fatto Teti dice ad Achille appo Omero 
che Giove con gli altri Dei era ito da Olimpo a ban- 
chettare in Atlante. Tanto che, come sopra dicemmo, 
ove si ragionò de"^ Giganti^ che la Favola della guerra 
elidessi fanno al Cie/o, e impongono gli altissimi monti 
a Pelio Ossay ad Ossa Olimpo^ per salirvi e scacciarne 
gli Dei, dev^ essere stata ritrovata dopo d^Omero: per« 
che neir Iliade certamente, egli sempre narra , gli Dei 
starsi sulla cima dei gionle Olimpo^ onde bastava che 
crollasse T Olimpo solo per farne cader gli Dei: né 
tal Favola^ quantunque sia riferita nelP Odissea^ ella 
ben vi conviene ; perchè in quel poema F inferno non 
è più profondo d^un fósso^ dove Ulisse vede e ragiona 
con gli Eroi trapassati: laonde quanto coi*ta idea aveva 
r Omero delV Odissea dell' Inferno^ è necessario eh' a 
proporzione altretanta ne avesse avuta del Cielo , in 
conformità di quanta ne aveva avuto VOmero autor del- 
V Iliade; e'n conseguenza si è dimostro che tal Favo/a 
non i d^ Omero ^ come promettemmo sopra di dimostrare. 
In questo Cielo da prima regnarono in teira gli Dei^ 



Digitized by VjOOQIC 



361 tlBQO ssco:iDO 

f praticarono con gli Etvi ^ secondo V ordioe ddla 
Teogonia Natumìe^ che sopra si è ragionala, incornine 
eiando da Giove, In questo Cielo rendette in terra ra- 
gione Astrea^ coronata di spighe y e fornita altresì di 
bilancia * perchè il primo giusta umano fa. ministrata 
dagli Eroi agli uomini con la prima Legge Jgjtiria , 
cV abbiamo sopra veduto-^ perocché gli uomini senti-» 
rono prima il peso^ poi la misura^ assai tardi il nu^ 
mero , nel quale finalmente si fermò la ragione: tanto 
che Pitagora , non intendendo cosa più a3ti:atta da^ 
corpi , pose V essenza dell* anima umana né* numeri* 
Per questo Cielo ysn correndo a cavallo gli Eroi, coi- 
rne Beìlerofonte sul Pegaso ^ e ne restò a^ Lalini i;o- 
Vitare equo^ andar correndo a cavallo -. In questo Cielo 
Giunone imbianca la wa lattea del latte non suo^ per- 
che fu sterile , ma delle 'madri di Jamiglia che latta* 
Tano i parti legitimi per quelle nozze eroiche^ delle 
quali era nume Giunone, Su per questo Gelo gli Dei. 
Kono portati su i carri éPoro poetico^ di frumento,^ onde 
fu detta VEtà delPoro. lu questo Gelo scusarono Vali^ 
non già per volare, o ngnificare speditezza d^ ingegno 
- onde son alati Imeneo^ ch^é lo stesso cVAmor Eroico^ 
Astrea^ le Muse^ il Pegaso ^ Saturno^ la Fama^ Mer-. 
curio^ come nelle tempia, così ne^taUoni, e alato il di 
lui caduceo^ con cui da questo Gelo porta la prima 
Legge Agraria b* Plebei , ch^ aymmutinati erano nelle 
Talli, come si è sopra detto; alato il Dragone , perchè 
la Gorgone è pur nelle tempie alata -i uè significa iur 
gegno, né vola; ma Vali si usarono per significare di-- 
ritti eroici^ che tutti erano fondati nella ragion degli 
auspicj ^ come pienamente sopra si è dimostralo. In 
questo Gelo ruba Prometeo il Fuoco dal Sole y che do- 
vettero gli Eroi fare con le pieU^ focaje, ed attaccarlo 
agli spinai secchi per sopra i monti dagli accesi Soli 
d^està; onde la taccola d* Imeneo ci viene fedelmente 
narrata essere stata fatta A\ spine. Da questo Gelo è 
Falcano pl«€Ìpitato con un calcio da Giove. Da que- 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIE^KZi POETICA 38> 

$ìo Gtlo precipita col carro dei- Sole Ft tonte. Da questo 
Cièìo cade il pomo drlla Discordia: le quali Favole 
si SODO (otte sopra Sfnegate. E da qqesto Cielo final* 
reeiHe dovettero cadere gli ancilì^o scodi sagrati a^Bo^ 
mani. 

Delle Peitadi infernali in primo luogo i Poeti Tea* 
ìogi fantasticarono quella ì\é\V/t(iqua; e la prima acqua 
fu quella delle Fontane perenni, che chiamarono Stige^ 
per cui giuravano i D<;i, come si è sopra detto: onde 
forse Platone poi opinò che nel centro della Terra 
fo«se V Abisso di'lV acque. Ma Omero nella contesa de-- 
gli Dei fa temere Plutone che Nettunno co^ tremuoti 
non iscopra V Inferno agli uomini ed a^gli Deì^ con 
aprir loì*o la terra ; ma posto V abisso nelle più pro- 
fonde viscere della terra, e cheegli facesse i iremuotì, 
avverrebbe tutto il contrario, cbè Tlnferno sarebbe 
sommerso, e tutto ricovérto dall'acque: lo che sopra 
avevamo promesso di dimostrare che tal allegoria di 
Platone mal conveniva a tal Pascola. Per ciò che si è 
detto, W primo Inferno non dovett^ essere profondo più 
della sorgii^a delle fontane ,* e la prima Deitade funoe 
creduta Diana; di cui pur ci racconta la Storia Poe^ 
tica essere stata detta Triforme ; perchè fu Diana in 
cielo^ Cintia cacciatrice col suo fratello Apollo in ter- 
ra^ e Proserpina neWInferno. Si stese Pidea deir/«- 
ferno con \e sepolture; oiìà^'i Poeti cìii^m^iìQ Inferno 
il sepolcro; la qoal espressione è anco usata ne^ Libri 
Santi: talché V inferno non fu più profondo d\m fosso f 
dove Ulisse appo Omero vede V Inferno^ e quivi l'a- 
nime degli Eroi trapassati : perchè in tal inferno fu- 
rono imaginati gli Etisj\ ove con le sepolture godono 
eterna pace P anime de* di/unti : e gli Elisj sono la 
stanza beata degli Dei iUani^ o sia delP anime buone 
de' morti, appresso, V Inferno pur fu di bassa profon- 
dità, quanto è T altezza d'un solco^ ove Cerere^ eh' è 
la stessa che Proserpi na^ il seme del frumento-- è 
rapita dal Dio Plutone^ e vi sia dentro sei mesi, e 

Vico. O/tere , voi. V. a5 



Digitized by VjOOQIC 



3§6 LIBILO SECOM>0 

poi ritorna a veder la luce del cielo : onde appresso si 
spiegherà il ramo d*oro^ con cui Enea scende air ìn- 
fimo , che Virgilio finse , continuando la metafora eroi* 
ca delle poma iPoro^ che noi sopra abbiam trovato es- 
ser le spighe det grano (a). Finalmente V Infimo (a 
preso per le pianure e le valli opposte alPaltezza del 
Cielo posto ne^ monti , ove restarono i dispersi nelHa- 
fame comunione: onde di tal infimo è Io Dio Erebo^ 
detto figliolo del Caos, cioè della confusione de^semi 
umani^ ed è podice della notte cibile ^ della notte de^ 
nomi \ siccome il Cielo è allumato di civil luce , onde 
gli Eroi sono incliti : vi scorre il fiume Lete^ il fiume 
cioè deirO&//o; perchè tali uomini non lasciavano niun 
nome di sé nelle loro posteril;^; siccome la Giona in 
cielo eterna i nomi de^ chiari Eroi. Quindi Metvurìo^ 
come si è detto di sopra nel di lui carattere, con la sua 
verga ^ in cui porla la Legge Agraria^ richiama Va- 
nirne dalV Orco^ il quale tutto divora: eh' è la storia 
cìviU conservataci da Firgilio in quel motto, 

....... hoc animas ilU et^ocat Orco: 

chiamale vite degli uomini eslegi e bestiali, dallo stat^ 
ferino^ il quale si divora il tutto .4egli uomini, perchè 
non lasciano essi nulla di sé nella loro posterità: onde 
poi la verga fu adoperala da^ Maghi sulla vana credenza 
che con quella si risuscitassero i morti ^ e M Pretoì^ 
Romano con la bacchetta batteva sulla spalla gli schia^ 
s^i. e li faceva divenir liberi , quasi con quella li faceva 
ritornar da morte in vita. Se non pure i Maghi stt'e^ 
goni usano h verga nelle loro stregonerie, chM ila jfAì 
sapienti di Persia avevan usalo per la DiiHnation de^ 
gli auspicj: onde alla verga fu attribuita la Divinità^ 
e fu dalle nazioni tenuta per D/o, e che facesse miivi* 
coli^ come Trogo Pompeo ce n^'accerta appresso il suo 

(a) (U qual favola è stala pienamente spiegata nella Scitnta 
Nuova) 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAiMB?<2.i rQETtg^ S«7 

hreviat'ore Giustino, Quest'Inferno è guardalo da Cer- 
ifero y dalla sfacciatezza canina d^ usar la venere senza 
vergogna d'^ altrui:, è Cerbero trijhucey cioè d^ona sfer* 
mata gola, col superbtivo del ire ch^abbiamo più vòlte 
sopra osservatp', perchè, come VOrco^ tutto divora: e 
uscito soprala Terra ^ il Sole ritorna in dietro: e 
salito sulle Città Eroiche, la luce civil degli Eroi ri- 
torna alla notte civile. Nel fondo di tal Inferno scorre 
il fiume Tartaro^ dove si tormentano i dannati, /j^/one 
a girar la ruota, Sisifo a vdiar il sasso, Tantalo. a 
morirsi e dì fame e di sete^ come si sono sopra queste 
Favole tulle spiegate: e^l fiume dove brucian di sete 
è lo slesso fiume senza contento \ che tanto Jchei'ont^ 
e Flegetonte significano. In questVo/er/io poi per igno-i 
razione di cose furono gittati à^^ Mitologi e Tizio e 
Prometeo: ma costoro furon in cielo incatenati alte 
rupi , a^ quali divora le viscere T Aquila che vola ne^ 
monti - la tormentosa superstizion degli auspief ch^ab- 
biamo sopra spiegati. - Le quali Fui^ole tutte poscia i - 
Filòsofi rilrovaron acconcissime 'a .meditarvi, e spiegare 
le loro co^e morali e metafisiche: e se ne destò P/afòfie 
ad intendere le tre pent disvine che solamente danno, 
gli Dei , e non possono dare gli uomini , la pena del« 
Yohlio^ deìV infamia^ e i rimorsi co^ quali ci tormenta 
la rea coscienza (1): 6 che per ì%via purgàiiiHi delie 
passioni deir animo , le quali tormentano gli uòmini , 
ch'esso intende per V* Inferno de' Po^ti^ Teologi^ sì en- 
tra nella via unitiva^ per dove va ad unirsi la mente 
umana con IKo per mezzo della Contemplazione delPe- 
ierne divine cose^ la qual egli interpetra aver inteso ì 
Poeti Teologi coi lor Elisj. 
Ma con idee tutte diverse da queste morali e meta- 
' fisiche- perocché i Poeti Teologi Tarevano detto con 
idee politiche^ com^ era loro necessario naturalmente di 
fare, siccome quelli che fondavano nazioni- Scesero nel" 

(0 Vedi Opue III, a35, a4o, i? IV, !i5j. 

Digitized by VjOOQIC 



388 IJBRO SEC05DO 

r htjerno tatti i Geniiti Fondatori de' popoli. Scesett 
Orfeo ^ che fondò la nazion grecai e vi^iaio nel salirne 
di voltarsi indieti-ù^ dottandosi , perde la sua moglie 
Euridice - ritorna all'infame Comunion delle donne-. 
Scesevi' Ercole^ ch^ognì nazione ne racconta uno da 
cai (asse stata fondata: e scesevi, per liberar Teseo ^ 
che fondò Atene ^ il quale vi era sceso per rimenarne 
Proserpina -> ch'^abbiaino detto essere la stessa che Ce-- 
rere - per riportarne il seminato frumento in biade. Ha 
più spiegatamente di tutti appresso , Virgilio^ il quale 
nei primi sei libri delP Eneide canta VEroe Politico , 
negli altri restanti sei canta VEroe delle guerre; e con 
quella sua profonda Scienza delPEroiche Antichità narra 
cVEnea con gli ascisi e con la condotta della Sibilla 
Cumana • delie quali dicemmo che ogni nazione gen* 
tile n^ ebbe una , e ce né sono giunie nominate- pur 
dodici - tal^thè tuoI dire coiì la Divinazione, che fu la 
sapienza volgare della Gentilità: con sanguinosa Beli'- 
gione pia-^ di quella pietà che professarono gli anticbis* 
simi Eroi nella fierezza ed immanità della loro fresca 
Origine bestiale, che sopra si è' dimostrata - sagnfica 
il socio Miseno , come pure abbiam sopra detto , per 
lo diritto crudele che gli Eroi^bbero sopra i loro primi 
socj^ ch'abbiamo ancor ragionato; si porta nelP Antica 
Seha^ qua) era la terra da per tutto, incolta e boscosa: 
gitta il boccone sonni/èro a Cerbero e T addormen-^ 
ta, cV Orfeo aveva addormentato col suono della sua 
Lira, che sopra a tante prove abbiamo trovato esser la 
Legge; ed R'cole incatenò col Nodo con cui avvinse 
Anteo nella Grecia , cioè con la prima Legge Agraria, 
in conformità di ciò che se n^è sopra detto; per la cui 
insaziabii fame Cerbero fu finto l/'i/auce d'Anna vastis- 
sima gola col superlativo del //'e, ^ome si è sopra spie- 
gato. Cosi Enea scende nell* inferno , che trovammo 
da prima non più profondo del P altezza de* solchi; ed 
a Dite ( Dio delle ricchezze eroiche - delPoro poetico -, 
dei frumento-, il quale Dite lo stesso fu che Plutone 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPlEXZJi POETICA 389 

che rapì Proserpina ^ che fu la stessa cbe Cerere v la 
Dea delle biade) pi-esenia il ramo d*o*Vj ove il gran 
Poeta la metafora delle poma ìP4}jv^ che sopra trovam- 
mo essere le spighe del grano, porta più innauzi al ramo 
d*oro^ alla messe: ad un tal ramo scelto succede Val-' 
troi perchè non proviene la seconda raccolta se non 
se Fanno dopò essersi fatta la prima: ch'osse gli Dei 
si compiacciono volentieri ^ e facile siegue la mano 
di chi Pafferra; alUimente non si può svellere con 
munà foi-za del mondo ^ perchè le biade, ove Dio 
irogHa , natoraimenie provengono ^ ove non voglia , 
con ninna umana industria si posson raccogliere : quin^ 
di per mezzo deir Inferno si porta ne^ campi Elisj i 
perchè gli Eroi con lo star fermi ne^ campi colti , 
morti poi godevano con le sepolture la pace eterna , 
com^ abbiamo sopra spiegalo: e quis^i egli vede i suoi 
antenati e vegnenti-: perchè eoo la Religione delle se* 
poltuì^^ c\C\ Poeti dissero Inferno ^ come ^sopra si è 
pur veduto, si fondarono le prime -Genealogie ; dalle 
quaK pdr sopra ti è detto aver inconiiiìciato la Storia. 
La Terra da^ Poeti Teologi fu sentita con la guar- 
dia de'* confini^ ond'ella ebbe sì fatto nome di Terra; 
la qùal origin eroica serbaron i Latini nella voce ter^ 
ntorìum^ che significa distretto ^ da ivi dentro eserci- 
tare r imperio^ che con enx>i:e i Latini GrammcUici 
credono esser detto a ttrrendo de^ Littori , che col ter- 
rore de^ fasci facevano sgombrare la folte, per far largo 
a^ Maestrati Romani \ ma in qoe^ tempi che nacque la 
.Yoce territorium^ non vi era troppa folla iu Roma*, che 
in dugencinquant'' anni di regno ella manomise più di 
Tenti popoli , e non diste$e più di venti miglia V im- 
pèrio, come sopra Tudimmo dir da FaiTone. Però To- 
rigine di tal voce è , perchè tali confini di campì colìi^ 
dentro i quali poi snrsero %YImperj Cis^ili^ erano guar- 
dati da Festa con sanguinose religioni^ come si è so- 
pra veduto^ ov^ trovammo tal Festa éé* Latini esser 
la slessa che Cibele o Berecìntia de' Greci, che vaco- 



Digitized by VjOOQIC 



^90 LIDftO $EC0?fpO 

^renata di iorrì. p sia di terre forti di sito : dalla qaat 
tàrona coiuiueiò à formarsi quello cbe si dice Onbis 
TtnHkiiim , cioè mondo delle Nazioni: cbe poi da^ 
Cosmografi fu ampliato, e dello Orhis mundanus , e 
-* in una parola Mundus^ ch^è M Mondo della Natura. 
Colai Mondo Poetico fu di?iso io tre Hegni^ o trero 
in tre regioni: una di (y/eH'e in cielo^ Paltra di Saturno 
in ierrà^ la terza di Plutone nellHnferno^ delio Dite^ Dio 
deHe ricchezze eroiche, del primo oro, dei frumento^ 
pek'chè i campi colti fanno le vere ricchezze de^ popoli?' 
Cosi formossi il Mondo dé^ Poeti Teologi di quattro 
elementi c»Vf7i , die poi furono da^ Fisici appresi per 
naturali^ come poco più sopra si è détto ^ cioè di Gio-^ 
ve^ o vei'o VJria; di Falcano^ o sia il Fuo'to} di Ci* 
heìt^ o vero la Terra ^ e di Diana Infernale ^ o sia 
Y Acqua: perchè Nettunno tardi da' Poeti fu conosciu- 
to*, perchè , come si è sopra detto , le Nazioni tardi 
iscesero alle marine: e fu detto Oceano ogni moie di 
piX>spetto interminato q|)e cingesse una lena che si 
dice /^d/a; come Omero dice YLwla Eolia- ci^'condata 
dalPOceano: dal qual Oceano dovettero venire ingra^ 
iridate da Zefiro ( vento occidentale di Grecia, come 
quindi a poco dimostreremo ) le giumente di Reso^ e 
ne* lidi del medesimo Oceano pur da Ztfiiv nati i ca^ 
valli d^jéchille: dopo, ì Geog$afi osservarono tutta la 
TenxLf com^una grand* Isola ^sser cinta dal niai-e^ e 
chianiaronò tutto il mare, che cinge la terra, Oceano. 
Quivi finalóiente con Tidea con la quale ogni brieve 
proclive «ra deUo Mundus - onde sono quelle frasi in 
mando est ^ in ptoclii^i est^ per dir egli è facile - ed 
appresso tutto ciò cbe monda, pulisce e raffazzona una 
douna, si disse mundus muliebris; poiché S^ intese la 
terra e'I cielo essere di figura orbicolare, chMa ogni 
parte della circonferenza verso ogni parte è proclive , 
e che rOoeanQ d' ognintorno la bagna, e cbc'ltultoè 
adorno d'innunierabili, varie, diverse forme tetisibiii , 
qmsVUnii^erso fu detto Jtfim<fii5^- del quale con bellis- 
simo sublime trasporto la Natura s^adoina. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIEVZi TOFTICA t{9\ 

DELL- ASTROHOMU POETICA 

Questo Sistema Mondano egli dorava a^ (émpi d^O- 
mero alquanto spiegato pià^ il quale nell^ Iliade narra 
^ sempre gli Dei allogati sol monte Olimpo ^ ed odioimo 
che fa dire dalia madi*e Teli ad achille ^ che gli Dei 
eran ili da Olimpo a banchettare in Atlante : sicché li 
più alti monti della terra dov«ller attempi d"^ Omero 
esser credati le colonne che sostenessero il cielo ; sic- 
come Abita e Calpe nello stretto di Gibilterra ne re- 
staron dette Colonne d* Ercole ^ il quale succedette ad 
Atlante stanco di più sostenere sopra i suoi òmeri il 
cielo (1). 

Dimosinuìùne Asironomicay Fisico-nioìogica dclC Vnifovmità 
de* Principi in tutte /' antiche JSaiioni Gentiii (9). 

Ma Vindiffinìta forza delle menti umane spiegan- 
dosi vieppiù ) e la contemplazione del Cielo alfin di 
prender gli augurj obligando i popoli a stmpt^ osser^ 
sfarlo ^ nelle menti delle Nazioni alzossi pia in suso 
il Cielo ^ e col CieJo alzarousi più in suso e gli Dei e 
gli Eroi. Quivi ci giovino per lo ritroi^amento deWA^ 
stronomia Poetica far qso di queste tre erudizioni fi^ 
lologiche\: la prima, che V Astronomia nacque al mon- 
do dalla Gente Caldea i la seconda, chM Penici porta^ 
rono da^ Caldei agli Egizj la Pratica del Quadrante 
e la Scienza delV Elevazione del Polo^ la terw , che 
1 Fe/ifci, che^ dovettero aver appreso innanzi dagli 

(O Vf»di Opete IJl,284t Primua Atlasf Primae Hmadis iAttumnae. 

O) Pi-e«80 tulle le naziuni la coiiteinptaziuiie rcligioita del cii-lu 
lece die ti lrasportés:»eru agli ailri le Divinitàt e'clir prr tal modo 
ti trrtvaiHie prefwiraia la m^lrrùi e la iiomrnclalura |)f*r T atlrotiu- 
«Dia. — L' niuttioiie natur:ile per cui »* inaiarono alle ticlle erranti 
gli Dei e alle fiitse gli eroi, e le analogie pvr cui i pianeti porta* 
rotto i divOMÌ simboli mitolof(ici » furono già indicale nrlla Intima 
Scienza ffuopa^ pag. tZy : Huovi l^rincipj Slorict JelT AyWonoMÌa ? 
e nel Diritto UniversAr^ pag. 455: AUtouomiav Poetamm ti istoria^ 



Digitized by VjOOQIC 



392 LI imo $£CO?(DO 

stessi Caldei^ portarono a^ Greci gli Dei affìssi alle 
stelle. Con queste tre filologiche erudizidni si compon- 
gano queste due filosofiche verità: una cibile y che le 
nazioni .^ se non sano prosciolte in una ultima libertà 
di Religione^ lo che non avviene se non nella Iqr ulr 
tiina decadenza, sono naturalmente rattenute di rices^ere 
Deitadi straniere^ VaUrst fi sica ^ che per un inganno 
degli occhi le stelle erranti più grandi ci sembrano 
delle fisse. 

Posti i quali Principi j diciftmo che appo tutu lei na^ 
zìoni gentili e d^ Oriente e di Egitto e di Grecia , e 
vedremo anco del Lazio , nacque da Origini Folgori 
uniformi V Astronomia per' tal allogamento unifon/te, 
eoa essere gli Dei saliti ai Pianeti^ e gli Eroi affissi 
alle costellazioni^ perchè V erranti pajono jranrfi mollo 
p'ù iìeìlejisse: onde i Fenici trovarono tra^<?/ec/ già gli 
Dei apparecchiati a girar né^ pianeti^ e gli Eroi a com- 
porre le costellazioni * con la stessa facilita con la eguale 
i Greci li ritrovarono poi ìysì^ Latini; eà è da dirsi su 
questi esempli eh' i Fenici.^ quale tra' Grecia tale ancora 
trovarono si fatta facilità tra gli Egizj. In cotal guisa 
gli Eroi e i geroglifici significanti o le loro ragioni o le 
}or impresele buon nu mero degli Dei Maggiori {qvoqo 
inalzati al cielo , e apparecchiati per V Astronomia 
addott/inafa di dar alle'^/e//e, che innanzi non as^e- 
s^ano nomi , com' a loro materia^ la forum così degli 
Àstri^ o sia delle Costellazioni^ come degli erranti Pia-- 
neti. Così, cominciando dM\istronomia Volgare ^tn da' 
primi Popoli scritta in cielo la Storia de' loro Dei, 
de' lor Eroi^ e ne restò questa eterna propietà^ che 
materia degna d^ Istoria sieno memorie d'uomini piene 
di dmnità ò d'^eroismo - quelle per opere d'Ingegno 
e di Sapienza Riposta , queste per opere di Firtà e 
di Sapienza Folgare - siccome la- Storia Poetica diede 
agli Astronomi addottrinati i motivi di dipignere nel 
cielo gli Eroi e i geroglifici eroici più con questi che 
con quelli gruppi di stelle, e più in quéste che'n quella 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIfiMZl POimCA 393 

parli del cielo ^ e più ^ questa clie a queHa stella er- 
rante di àiiaccarvì gli Dei Maggiori, coi nomi de"^ quali 
poi ci sono f enuli delti i Pianéti. 

£ |)er parlar alcuna cosa più de^ Pianeti che delle 
Costellazioni , cerlantenle Diana , Dea delia pudicizia 
erbata nè^ concubiti nuziali, cbe tutta tacila di oolte si 
giace con gli Endiniioui dormenti, fo attaccala alla Luna 
cbe dà lume alla notte: Fenere^ Dea della bellezza ci- 
bile, attaccala alla stella enxinte più ridente i^ gaja e 
bella di tutte : Mtrcuno^ divino araldo,, Testilo di ci? il 
luce con laute ali - gero^ifici di nobiltà, delle quali va 
ornalo- mentre porla la Legge Agraria a^aoUevali clienli^ 
è allogato in uìì" errante ^ che tutta di raggi solati è 
coi^rta^ tàlcliè di rado è veduta: J pollo ^ Dio d^essa 
luce civile, onde incliti si dicon gli Broi, attaccalo al 
Sole . fonte della luce naturale: Marte ^sanguinoso, ad 
una stella di somigliante colore: G/ove, re e padre degli 
uoiuini e degli Dei, superior a tulli, e inferior a Sa- 
turno^ percL* è padre e di Giove e del Tempo, cbe corre 
lo più lungo anno di lutti gli altri Pianeti (a)^ talché 
mal gli convengono V ali^ se con allegoria sforzata vo^ 
gitano sijfnificare la velocità d^esso Tempo - poiché corre 
più tardo di lutti i Pianeti il suo anno - ma le si portò 
in cielo con la sua falce ^ in significazione, non di mie- 
tere vile d*^ uomini, ma mieter biade ^ con le quali gli 
Eroi numeravano gli anni^ e che i campi colti eran in 
ragion degli Eroi: finalmente i Pianeti coi carri d^oro^ 
cioè di frumento, co' quali andavano in cielo^ quaiKTe* 
rano in ft/ra^ ora girano V orbite lor assegnate. Per lo 
che tulio qui ragionato, bassi a dire che ^1 predominio 
óegVin^ussi^ che sono credute avere sopra i corpi sub- 
lunari e le fisse e T erranti, ^é slato lor attribuito da 
ciò in che e gli Dei e gli Eroi prevalsero quanrf*e- 

(a) cbf misura Vela degli uQminij perocché non polè tolto ia* 
tender V Astronomia Vanno cjje misurala vita del mondo *^ dell« 
anno massimo da Piatone , che ca miai uà col molo delle fisse s 
talché, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



394 LIBBO SECONDO 

raD in levra. Tanto essi dipendoDo da naturali ca^ 
giani i (a). 

DELLA CRONOLOGIA POETICA (t) 

tn conformità di cotal Astronomia diedero i Poeti 
Teologi gì* incomincianienli alla Cronologia; perchè 
quel Saturno che da^ Latini fu dello a satis - da^ se-f 
minati - e fu da^ Greci detto K^^voc ^ appo i quali X/»óvoc 
significa il Tempo - ci dà ad intendere che le primt 
NoJkioni^ le quali furono tutte di Contadini^ incoinin* 
ciarono a no? erare gli anni con le raccolte eh' essi fa- 
cevano àe\ frumento^ ch^è runica o almeno la niag* 
gior cosa per la quale i conladini travagliano tutto 
Tanno^ e prima mutole dovettero o con tanle jp/^Ae, 
o pure tanti'^/t di paglia^ o far tanti a/li di mietere^ 

(a)T«tì dovrehbon essere stali i Ptiiicipj deW Astronomia \ù\\ 
ragionvvoh , che non quelli che ce ne caularofio ed Aralo ed 
i^ùio. 

(0 Npll'iropossibìlità di troTare dati attronomiei per fìttare una 
rcoiiologìa SUI primordi delle ctvilisxazioni , il Viro nella Prima 
Scienza Suo^fa crrcò U «uccesiionc àe%\\ avveninlenti ■•••caduli nel 
tpmpo oscuro r fayoloto ^dentro la mente umana ( p. i4i ) » ^ srgnò 
M^Ua Teogonia de' dodici' Dei maggiori, dodici miiiule epoche fonda* 
tf ftulle nectfuftii cÌTÌli, por cui sorse nelle menti la ciVdrnia delle 
Divinità stesse (p. a54 r s^g*)- — Riordinando su queste premesÌM; le 
idee giji eiiposte> <|ui si delinea una cronologia poflica. «- Il Dìo del 
tempo è Saturno^ il Dia de' seminati, perché da per tulio nel ritorno 
«Ielle messia per necessità di natura, si roisursrnno i primi perìodi 
di tempo (.Qfere III, 407; IV, 197, aoi, a6a): perciò comincia 
dalla coltirazione delle terre il tempo Utorico, ed Eccole, il* do* 
ynatore delta terra, dicasi fondatore deirÒlimpÌAdi (lll> aSg; IV, 
a83 ). — Le dodici epoche ideali segnate nella Teogonia dfgli Dei 
maggiori sono le divisioni cronologicliè a cui si d<'vono riferire gli 
awcnimrnfi drIJVlà degli Dei; cosi Klleno app^irtiene alPctà d'A* 
pollo, Orfeo viene dopo Merenrio , menlre ilomina il carattere di 
Saturno, Ercole supera le «ne fatiche \ IV, a8i); Perseo nella Prima 
Scienza Nitov.t ( p. 373 ), riferito ali* epora di Nettnnno, qui vicn 
subordinato alIVla di Minerva; Dencilione, prima collocato ai tempi 
di Giove (Ui, 356), ora si riferisce all'età di Giunone. — Il Ca- 
pitolo finisce disvelando quattro specie di anacronismi già accen- 
nati con qualche variante nella Prima Scienza /V'jowij lib. n,cap.. 
Lix : Seo%»etta di nuouv ipetie di Ànacroniimi, e di mini PrinciffJ 
di emuìdtuii. 



Digitized by VjOOQ IC 



DBLLA SAPIfiMZA POETICA 39j 

quanti anni volevan essi significare: onde sono àppo 
Firgilio^ doUissinio quanto altri mai dell^ Eroiche Au* 
ticbità, prima ^%ì»\V espressione infelice^ e con somma 
arte dMmitazione infelicemente contorta^ per ispiegaro 
Viafklicità de^ prinU tempia spiegàf^i: 

*^ Post aliquot ntéa itgna vitUns mir^Utor aritins ; 

per dire post aliquot onnos ; poi quella con alquanto 
di maggior spiegalezza : 

Tertia messis eni(j 

siccome fin oggi i contadini Toscani in una uaxioué 
la più .riputala, in pregio di favellare die sia in tutta 
Italia, in vece di- dire tse anni ^ per esemplo, dicono, 
abbiamo tre volte . mietuto: e i ficy/fam conservarono 
questa Storia Eroica y che si ragiona qui, déiV anno 
poeticoy che sigoificavasi con le messi ì i quali la cura 
dell* abbondanza princi|Milmente del grano disseco an- 
nona. 

Quindi Ercole fucci narrato Fondatoti deW Olinto 
piadi^ celebre Epoca de^ tempi appo i Greci. - da^ quali 
abbiamo tutto ciò ch'abbiamo delP Antichità Gentile* 
scile- percli'^egli diede il yuoco alle Sel\^e^ per ridurle 
a terreni da semina; onde furon raccolte le messii^ con 
le quali da prima si uuiiieravano glianm; e ialì giuo- 
chi dovetter incominciar da'' Nemei , per festeggiare la 
vittojia che riportò dal Lione Nemeo vomitante fuo^ 
co y che noi sopra abbiamo iitterpetrato il gran bosco 
della terra ^ al qual appresso, con l'idea A\nanÌ9nale 
fortissimo -tanta faliga vi bisognò per domarla! - die^ 
dero nome di Lione; il quale poi passò di più forte 
degli animali y sìCQome sopra st è ragionato ne" Pria- 
cip] detPArmi Gentilizie: ed al Lione fu dagli Astro^ 
nomi assegnata nel Zodiaco una Qasa attaccata a quellu 
d'Astrea coronata di spighe. Questa è la cagione onde 
nei Circi si vedevano spesso simulacri di Lioiìej simu-- 
lacri del Sole; si vedevano le mete con in cima leuo- 
i^a, che dovetter esser da prima mete di granoy^ i luci 



Digitized by VjOOQ IC 



^96 UBRO SEGOaiDO 

a vero gli occhi sboscati^. che %optB si ragionarono de* 
Giganti; dove poi gli ÀHronQnn ficcarono la signifi- 
cazione della .figtuu ellilica cbe descrive in an anno 
il Sole col cammino che fa per Vecliiiica: la quale si- 
gnificazione «arebbe stala più acconcia a Maniió di dar 
' air uovo die porla in bocca lo Caefo^ che quella che 
significasse la generazione deìWniverso (a). 

Però con la Teogonia Ifaiuraìe sopra qni ragionata 
si determina da noi la scorsa de* Tempi; ne^ quali aU 
Vocca sioni di certe prime necessità o utilità del Gener 
Untano^ die da per tutto incominciò dalie Religioni^ 
la quale scorsa è V etj* degli PBr , ella deve almeno 
aver durato noifecento anni^ da che tra le nasoni gen* 
titi incominciarono i Gioiti ^ o sia dal tempo ché^nco- 
niinciò d: fulminar il Cielo dopo VVnis^ersale Diluvio: 
e i dodici Dei maggiori^ incominciando da Giove den- 
tro qtiesta scorsa a^ loro tempi fantasticati^ si pongano 
per dodici minute Epoche^ da ridurvi a certezza de* 
tempi la Storia Poetica. Come, per cagton d^esemplo, 
Deucalione ( che della Storia Favolosa si narra imme- 
diatamente dopo il Diluvio è i Giganti ) che fonda con 
la sua moglie Pirra le Famiglie per mezzo del matri- 
monio, sia egli nato nelle fantasie greche neW Epoca 
di Giunone Dèa delle nozze solenni : Elleno^ che fonda 
la greca lingua , e per tre suoi figlioli la ripartisce in 

(a) Ed veto il perchè la Slnria Universaìe cotanto manca né* 
suoi Principj ,* perchè le manca questa Cronoìogìa Ragionala f 
imperciocché tra le itÀ scom -dovettero almeno pitsiar miUcatini^ 
per rncomincinrvi la Toce dell' o/tno astronomico: ond' è quel 
gran dì varrò de' tempi, che 'I calcolo d'Eusebio errò di mille e 
cinquecento anni^ in-t qual errore ai perde il {generoso sfiirzo di 
Piero cardinal ili Alti ac^ ai civescovo tU Parigi , nella sua Con" 
cardia delC Asti'ologia con la Teologia, di trovare la certrzui de* 
tempi dentro le congiunzioni de* Pianeti Maggiori: benché taPm- 
contri celesti, quantunque portassero co' lor influssi straoMinarj 
effetti sopra il mondo degli uonùni, v'arebbe bisogu^to almeno 
un million d^anni innanzi, e si d'avervi precorsi ubneuo trenCan* 
nt massimi di Platone^ per averne eoo la costanza delP ossava- 
zioni hi eerta scienza^KVke tati e uon altri effetti significAfsero. 



Digitized by VjOOQIC 



DBLLA SAPIENZA POETICA 897 

tre dialetti, nécqneneir epoca d* J pollài Bio dei C9iuk>^ 
dal cui tempo dovette incominciare la Favella PoetijCa 
in versi: Ercole^ ohe fa la maggior jGiliga d^uccidern^- 
dra oM lionenemeo, o sia di ridurre la terra a campi 
da semina<^ e ne riporta da Rspeiia^le poma d'oro, le 
messi -ch^ è Impresa degna dMstoria, non gli arancidi 
Portogallo, fatto degno di parassifto -si distinse ntWE" 
poca di Saturno^ Dio de^ seminati : cosi Perseo d^ es^ 
sersi fatto chiaro neìl* Epoca di Minerva , o sia degli 
già nati Imperj Gvili ; poicb^ ha caricato lo scudo del 
teschio di Medusa , ch^ è lo scudo d^ essa Minerva : e 
deve, per finirla, Oifeo esser nato dopo V Epoca di Mer» 
curio ; che col cantar alle fiere greche la forxa degli Dei 
negli aospicj, de^ quali avevano la scienza gli eroi , ti- 
stabiiisce le nazioni greche eroiche, ed al tempo bhoioo 
ne diede il vocabolo^ perchè in tal tempo avvennero si 
fatt' eroiche contese; onde con Orfeo fioriscono LinOf 
jinfione^ Museo, ed altri Poeti Et^i^ de^quali Anfione de^ 
« sassi - come restonne a^ Latini lapis per dir balordo • 
degli sceioupi plebei inalza le mura di Tebe^ dopo £/'e« 
cento anni ch^ avevala Cadmo fondata ; appunto come 
da un tt'ecento anni dopo la fondazione di Roma egli 
avvenne che Àppio nipote del Decemviro, come altra 
Tolta sopra abbifira detto, la plebe romana^ che jgi* 

TJBJT CQNSVBIJ MORE FBIiJRW ^ che SOUO ìe fcrw 

d^Orfeo^ cantandole Inforza degli Dei negli auspicj\ 
de^ quali aveano la Scienza i Nobili^ riduce in uffizio^ 
^ ferma lo stato Romano eroico. 

Oltra ciò qui si deon avvertire qtmttro spezie d* a^ 
nacronismi contenute sotto il genere^ ch^ognun sa, di 
tempi prevertiti e posposti. La prima ò di tempi vuoti 
dijatti^ de^ quali debbon esser /'ìpie/xi.; come Petò degli 
Dei^ nella quale abbiamo trovato quasi tutte le Origini 
delle cose umane civili, e al dottissimo Varrone corre 
per Tempo oscuro. La seconda è di tempi pieni di fatti, 
de^ quali debbon essere vuoti ; come V età degli Eroi^ 
che corre per dugento anni^ % sulla falsa oppenione 



Digitized by VjOOQ IC 



398 UBRO ^Eco^tnp 

rhe le Favole fussero state ritroTati di getto, de^ Poeti 
Eroici, sopra tutti di Ornerò^ scempie di tutti i fatti 
deWetà degli Dei^ \ quali da questa in quella sì devono 
roTesciare. La terza è di ti:mpi uniti ^ che si devoti 
dividere^ acciocdiè ^nella vita d'un solo Orfeo la Greàia 
da ^ftere bestie non sia portata al lustro della Guerra 
Trojana; cVera quel gran mostro di Cronologia che 
Acennno vedere neir^nnotoi^/om alla Tavola Crono^ 
logica. La quarta ed ultima è di tempi divisi^ che deb- 
bon «aser uniti ^ come le Colonie 6/'ecAe menate in 
Sicilia ed in Italia più di trecento anni dopo gli er» 
rori degli Ei^oif le quali vi furono menate con gli errorì 
e per gK errori de^ medesimi Eroi. 

CAIfONR CRONOLOGICO 

Fer dar i Princifff alla Sinria Uitiversflle, che deano precor* 
rere aìla Monarchia di Nino ^ dalla guai essa Storia Uni' 
versaiejincomincia (i). 

(a) In foirka adunque delia detta Teogonia Naturale 
che n'ha dato la deiUt Cronologia Poetica Ragionata^ 

(•> Ifel cc^reare la costania fitold'gira (tei Dir ino OniuersaU^ Vico 
•ì pra fermalo a mrdTtirf» l«» atpn> difftrnllk che la cronologia e 
la aioria preaentano nelle monarchie della pia remota aoticliitii 
^Opere III, p, 3!i7); e per trovarne la soluzione, aveva risolto col- 
risi romfntrv He' caratteri pnetiri l'ebislenza di Sesoslrì in nna serie 
d» re (pag. 3o4y. Nella Prima Scieti%n Nuova ritornò sullo stesso 
campo dopo di avere delineato il modeUo della storia ideale, e con 
qttesto nuovo istriimento accennò l'esistenza delle epoche divine 
rd eroiche anteriori alle grandi monarchie degli Assi rjt, degli Ggizj 
rà alla repuhlica de' Fenici ( IV, 354). Ora prosegue la ricoslru- 
sione detPantichità calctdaiido colla storta ideale i leropi corsi dai 
f!aldev, dagli Absirf, da'Penici e dagli RgÌ7.j nelPetà degli Dei e degli 
rroi^ e riassumendo in lirevi cenni la storia dell'astronomia e della 
iiiatemalica (111, 398-299; IV, i58 ), mostra la ragione per cui l'a- 
»tronomia de' flotti fn impotente a calcolare la ragione de' tèmpi 
simboleggiali nell'astronomia delle gen|i. 

.>y (a) Adunque per ferimire U Cronologia sopra questi Prìncipi 

più canooica del Canone Egiziaco, Ebraico e Greco di Giovanni 
JlfarshamOf che eotifulamino neW Ànnoiaziom alla Tavola Oro* 
nologicit; stabiliamo quesiò Canone, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA $AriE?SZ4 POETICA 399 

e con la scoperta delle anzidette spezie d* Anacronismi 
notati sopra essa Storia Fobica , ora, per dar iPrm* 
cipj alla Storia VniversaU. che deon precorrere aOa 
Monarchia di Nino ^ dalia qual essa Storia UniTersale 
incomincia, stabiliamo questo Canone Cronologico: die 
dalla Dispersione del Gener Umano perduto per la 
gran selva della terra, che Cominciò a farsi dalla Me* 
sopotamia^ come tra le Degnila n^ abbiamo fatta an« 
discreta domanda^ per la razza empia di Sem nelF^- 
sia Orientale solo cento anni^ e dugentn per P altre 
due di Cam e Giafet nelle restanti parti del mondo vi 
corsero di dilagamento ferino. Da che con la religione 
di Giove^ che tanti sparsi per le prime nazioni gentili 
ci approvarono sopra Y Universale />i/uWo, tncomin* 
ciarono i Principi delle Nazioni a feimarsi in ciasche- 
dona terra, dove per fortuna dispersi si ritrovavano^ 
vi corsero i nos^ecento anni dell' ^r-^* degli Dei; nel 
cai fine, perchè quelli si erano per la terra dispersi^ 
per cercar pasco ed acqua^ che non si trovano ne* lidi 
del mare^ le Nazioni si eran fondate latte mecfiVe/ra* 
neey dovettero scender alle marine j onde se ne destò 
in mente de' Gf^ci V idea di Nettunno^ che trovammo 
Y ultima delle dodici Maggiori Divinità ; e cosi tra' 
Latini dell' etò di Saturno^ o sia Secolo delPoro del 
Lazio ^ vi corsero da novecento anni che Jnco Mar* 
zio calasse al mare a prendervi Ostia. Finalmente 
vi corsero i dugento anni,M\ Greci noverano d^I 
si^coiiO BBOico , eh' incomincia da' corseggi del re Mi-* 
nosse^ ségnita con la spedizione navale che fece Già* 
sone in Ponto^ s' inoltra con la Guerra Trojana , e 
termina con gli error degli Eroi fin al ritorno d' IT- 
lisse in Itaca. Tanto che Tiro^ capitale della Fenicia, 
si dovette portare da mezzo terra a lido , e quindi in 
un'iVoia vicina del mar Fenicio da più di mille anni 
dòpo il Diluvio: ed essendo già eHa celebre per la na- 
vigazione e per le colonie sparse nel Mediterraneo, e 
fin fuori nell'Oceano innanzi al Tempo eroico dt' 



Digitized by VjOOQ IC 



4M LIBIIO SECONDO 

Greci ^ vien ad eTÌdenza prosato che nell' Oriente fu 
il Principio àt tutto il Gener Umano ^^ e che prima 
VError ferino per li luoghi mediienanei della terra , 
di poi il Diritto Eroico e per terra e per mare^ final- 
mente i Traffichi Otarìtimì de* Fenici sparsero le prime 
nazioni per le restanti parti del mondo: \ quali Pri/i- 
eipj della contmigrazione </e^ popoli , conforme ne pro- 
ponemmo una 7>^9n/7d, sembrano più ragionati di quelli 
i quali ffolfango . Lazio n'^ ha imaginali. 

Or, per lo corso uniforme che fanno tutte lénazio^ 
ni ^ ti quale si è sopra provalo noW uniformità degli 
Dei inalati alle stelle^ cV i Fenici portarono dalPO- 
riente in Grecia e in Egitto, bassi a dire che a/fre- 
tanto tempo corse a^ Caldei d^aver essi regnato nelPO- 
rieniei talché da Zoroa^te si fosse venuto a Nino^ che 
tì fondò la prima Mofiarchia del mondo, che fu quella 
A'^Jssiria; altretanto che da Mercurio Trimegisto A 
Tenisse a Sesostride^ o sia il Bamse di Tacito^ che vi 
fondò una Monarchia pur grandissima: e perch^erano 
enirambe nazioni mediterranee^ vi dovettero da^ 6^« 
remi Divini per gli Eroici , e quindi per la Libertà 
Popolare provenire le Monarchie^ ch^è Tultimo degli 
Umani GoQerni^ acciocché gli Egizj constino nella loro 
Divisione degli tre tempi del mondo scorsi loro dinan- 
si : perché, come af^esso dimostreremo, la Monarchia 
non può nascere che sulla libertà sfrenata de'* popoli^ 
alla quale gli Ottimati vanno nelle guerre civili ad as- 
aoggeitire la loro potenza ; . la qual poi divisa in nie-* 
nome parti tra^ popoli^ facilmente richiamano lal^ a 
si coloro che col paleggiare la popolar libertà vi 
«urgono finalmente Moìiarchi, Ma la Fenicia , perchè 
ìiazione mariiima . per le ricchezze de^ tmffìchi si 
dovette fermare nella lÀbertà Popolare^ ch^ é ^J primo 
degli Umani Govetni. 

Cosi con V intendimento senz^uopo della memoria^ 
h quale non ha che fare ov^i sensi non le sommini- 
strano i fatti , sembra essersi supplita la Storia Vniver^ 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA *APIi:iSZ4 POETICA 401 

sale ne* suoi Princìp/\ e iìcWJntichfssimo Efjìflo^ e 
àéìV Onente eh' è AeìV Egitto più antico^ ed in esso 
Oriente i Principi della Monarchia degli Assirj^ Ja» 
quale finora senza il precorso dì tante e sì Tarie cagio- 
ni che le dovevano precedere, per provenirvi la forma, 
monarchica eh' è riiltima delle tre forme de' Governi ^ 
Civili, esce sulla Storia tutta nata ad un tratto^ come 
nasce, piovendo l' està,; ana ranocchia (a). 

In questa gaisa la Cronologia dia ci vien accertata 
de* suoi tempi col progresso de' costami e Ae* fatti y 
co' quali ha dovuto camminare il Gener Umano ^ per- 
chè per una Degnità sopra posta ella qui ha incomin- 
ciato la sua dottrina , dond' ebbe incomiuciamento la 
sua materia^ da K^óvtf, Saturno^ onde da' Greci fu detto- 
X^óvoc il Tempo ^ numeratore *degli anni con le rac^^ 
colte y è da Urania ^ còntemplatrice del cielo, affin di 
prender gli augurfj e da Zoroast^ contemplatore de- 
gli a^tri^ per dar gli oracoli dal ttxigìtto delle stelle 
cadenti; che furono i primi yMHiMxa^ i primi Bwf^jMtra^ 
le prime cose sublimi o disvine che coYìtemplarono ed 
osservaron le nazioni, come si è sopra detto : e che [loi 
col salire Saturno nella settima sfera^m^Urani a di- 
venne còntemplatrice de' Pianeti 'e degli Astri ^ e i 

(a) SuppHmento alla Storia aifantidilui>iana, 

Nò^qui si ferma la nostra Critica*^ che col medilar W precorso 
delle stesse cagioni, cfi'avevao dovuto produrre gli stessi effèui 
nella razta sperduta di Caino innanti, quali produssero dopo il 
Diluvio nelltì razze sperdute di Cam e Ginfet subito, e traito 
tratto in quella di Sem, per le quiiM cagioni tale si era desolata' 
innanzi la religione di Seta oel solo Noè, quale si desolò dopo . 
la religione di Semo nel solo Abramo, dovette il mondo cresrore 
a tal cumolo di vizj\ qual fu VAssirio a' tempi di Sardanapalo , 
che meritava la collera di Dio di mandar altro Diluvio: e '1 ìÌq* 
veva pur mandare attempi d* Àbramo^ quale l'aveva mandato a* 
tempi di Noè, se Iddio non si fosse compiaciuto con Abramo, 
d'entrar in una nuova Allianza, e nella di lui razza conser\*are 
la sua vera Religione. E 'a cotal guisa si supplisce con Vintendi» 
mehlo il gran vuoto di mille e seicento anni, che In Stiftia Santa 
tace delle cose profane avanti il Diluvio. 

Vico, Opere , voi. V. 26 

Digitized by VjOOQ le 



403 LIBaO SECONDO 

Caldei con Tagio delle lor immense pianure divennero 
Astronomi^ ei2 Àstvoìaghi^ col oiìsni-arne i lor moti, 
contemplarne i di lor aspetti, ed imaginarne.gr influssi 
sopra i corpi .che dicono sublonarived anco vanamente 
sopra le libere volontà degli uomini: allaqual Scienza 
restaron i primi nomi, che V erano stati dati con tutta 
propietà^ uno di Astronomia^ o sia Scienza delle leggi 
degli astri f T altro di Astrologia ^ o sia Scienza del 
parlare degli astri • V uno e V altro in significato di 
Dis^inazione "^ come da que^ Teoremi funne delta 7Va- 
logia la Scienza, del parlar degli Dei ne? lor oracoli^ 
auspicj'ed augurj: onde finalmente la Matematica scese 
a misurare la terra, le cui misure non si potevan ac- 
certai-e che da quelle dimostrate dai cielo ^ e la prima 
e principale sua parte si* portò ìì propio nome, col. qual 
é delta Geometria. Perchè adunque non ne incomin- 
ciarono la dottrina donde aveva incominciato la ma^ 
terìa ck^essi trattavano? perchè incominciano àdìVanno 
astronomico^ il quale, come sopra si è detto, non nacr- 
que tra le nazioni che dopo almeno un mille anni ; 
e che non poteva accertarli d^ altro , che delle con- 
giunzioni ed opposizioni qhe le costellazioni e i pianeti 
si avessero fatti nebcie/o, ma nulla delle cose che con 
proseguito corso fussero succedute qui in terra ^ nello 
che andò a perdersi il generoso sforzo di Piero cardi* 
nal d'^Jlliac: perciò tanto poco han fruttato a prò de^ 
PrincipJ e della Perpetuità della Storia Universale , 
de^ quali dopo essi tuttavia pur mancava, i due mara* 
vigHosi ingegni con la loro stupenda erudizione, Gin* 
seppe Giusto Scaligero nella sua Emendazione^ e Dio^ 
nigi Pelaselo nella sua Dottrina d€ Tempi. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPIBIXZA POETICA 403 



DELLA GEOGRAFIA. POETICA (>) 

Or ci rimane finalnienle di purgare Valtr*occhio della 
Stoì'ia Poetica^ ch^è I9 Poetica Geogtxifia : la qaale per 
quella propietà di natura umana che noi noverammo Ira 
le Degnila: che gli uomini le cose sconosciute e lon- 
tane^ OY^essi non. ne abbian avuto la vera idea^ o la 
debbano spiegar a chi non P ha ^ le descrivono per 
somiglianze di cose conosciute^ e vicine j ella nelle sue 
parti ed in tutto il suo corpo nacque ctìn piccioPidee 
dentro la. medesima Grecia^ e coìVuscirne i Greci poi 
per lo mondo, s* andò ampliando iteìV ampia forma 
nella qbal ora ci è rimasta descrìtta: e i Geografi an- 
tichi convengono in questa verità, ma poi non ne sep- 
ferjar uso^ i quali aflermano che le Antiche Nazio- 
ni^ portandosi in terre straniere e lontane , diedero i 
nomi natii alle città^ a^ monti^ ^fiumi^ colli di tena^ 
stretti di mare , isole e promontorj. 

Nacquero a4unque entro Grecia la parte Orientale 
detta Asia o India^ VOccidentale detta Europa o Espe- 
lla^ il Settentrione detto Tracia o Scizia;, il Mezzodì 

.(1) Nrllc noie al Diritto Universale si mostra che entro i l'on- 
finì della Grrcia fu prima abho/.zaia la geogratia: i Greci iiitrenthi 
dalle loro terre trasportarono alle altre regioni- le ilenoniiiKuioni 
d«* loro paesi e delle loro città : quindi la prima Asia , la prima 
Afriea, la prima Ksperia , Tlndia primitiva, furono entro le tei re 
de' Greci: quindi i viaggi dì Ercole, dì Bacco e di ulhi eroi re- 
stano circoscritti enlro i brevi limiti dell' Orbe greco, e restano 
spiegale molle apparenti assurdità de* poemi di Omero cO//crell|, 
384, t\^l)' " Nella Prima Scitma Nuova (p. i40 ^i rìpioducotio 
le stesse idee con mialchc sviluppo, e vengono tra^iportale sul prin- 
cipio di una geografia ideale, cercata nelle 1e<:gi della mente um.nia, 
e uniforme sì nella Grecia che nel Laxio, e presso le altre nazioni. 
— Nel riassumere le idee già esposte in questo Capo se ne r&tcudc 
l'applicazione, si mostrano le apparenze e le illusioni che ne' tempi 
umani inevitabilmente alterano, scambiano, intrecciano le antiche 
tradizioni de' popoli diversi: Evandro, già nazionale del Lazio, nel 
Diritto UniversaU (p. 390), per queste illusioni fu creduta Arca- 
de : per le stesse illusioni Enea fu fatto venire da Troja nel Lazio, 
e per assimilazione alcuni re di Roma furono creduli stranieri, per* 
che deuomioati col nome delle geuti da cui avevano le qualità. 



Digitized by VjOOQIC 



404 LIBBO' SECONDO 

detto Libia o Mauritania: e furono cosi appeììatc le 
parti del Mondo co^ nomi delle parti del picciol Mon- 
do di Grecia per la simiglianza de* siti che osservaron 
i Greci in quelle a riguardo del Mondo simili a que- 
ste a riguardò di Grecia, Prova, evidente di ciò'sieno 
i F'enti Cardinali^ i quali nella loro Geografa riten- 
gono i nomi che dovettero certamente avere la prima 
volta dentro essa Grecia: talché le giumente di Byso 
debbono ne^ lidi delPOceano (qual or or vedremo detto 
da prima ogni mare dMnterminato prospetto) essere 
state ingravidale da Zefiro^ vento occidentale di Gre* 
cia^ e pur ne^ lidi dell* Oceano nella {^rima. significa* 
zione , la quale testé si é detta, devon esser da Zefiro 
generati i cas^alU d* Achille^ come le giumente d*E- 
rictonio die* Enea ad Achille essere state ingravidate 
da Borea - dal vento settentrionale della Grecia me- 
desima -. Questa verità de' Fenti Cardinali ci è con- 
fermata in un'immensa distesa, che le nienti greche, in 
un'immensa dislesa spiegandosi, dal loro monte Olimpo 
- dove a' tempi d'Omero se ne stavano i Dei - diedero 
il nome al cielo stellato^ che gli restò. . 

Posti questi Principia alla gran penisola situata nel- 
Yoriente di Grecia restò il nome d'Asia Minore^ poi- 
ché ne passò il nome dAsia in quella gran parte o- 
rientale del Mondo cVAsia ci restò delta assolutamen- 
te. Per lo contrario essa Grecia , eh* era Occidente a 
riguardo deìVAsia^ fu detta Europa^ che GiWe can- 
gialo in toro rapì^ poi il nome d'* Europa si stese in 
quest'altro gran continente fin all'Oceano occidentale^ 
Dissero Esperia la parte occidentale di Grecia^ dove 
dentro la quarla parte dell' orizon te sorge la sera la 
stella Espero; poi videro Vltalia nel medesimo sito, e 
la chiamaron Esperia Magna; si stesero finalmente nel- 
la Spagna del medesimo sito, e la chiamaron Esperia 
Ultima. 1 Greci d'' Italia al contrario dovettero chia- 
mar Jonia la parte a lor riguardo orientale di Grecia 
oltramare ; e restonne il nome Ira l'una e l'altra Gre- 



Digitized by VjOOQIC 



ABLLA SAPIENZA POETICA 40S 

eia di Mar Jonio; poi per la somiglianza del sito nelle 
due Grecie Natia ed Jsiatica^ ì Greci natii chiamaron 
Jorìia la parte a lor riguardo orientale déìVjésia Mi- 
nore: e dalla prima Jonia è ragionevole che fosse in 
Italia venuto Pitagora da Samó una delP isole signo- 
i«eggiate da Ulisse i non da Samo della Jonia seconda. 
Dalla Tracia natia venne Marte , che fu certamente 
Deità Greca; e quindi dovette venir Orfeo^ un de^ primi 
Poeti Greci Teologi. Dalla Scizia greca venne Anacajsi^ 
che lasciò in Grecia gli Oracoli Scitici ^ che dovetter 
esser simili agli Oracoli di Zoroaste; che bisognò fusse 
stata da pi4ma una Storia d^ Oracoli ; onde Anacarsi 
è stato ricevuto tra gli antichissimi Dei Fatidici: i quali. 
Oracoli ùM* Impostura poi furono trasportati in Dogmi 
di Filosofia; siccome gli Orfici ci furon* supposti t;67*j£ 
fatti da Orfeo ^ i quali, come gli Oracoli diZoroaste^ 
nulla sanno di poetico, e danno troppo odore di Scuoia 
Platonica e Pitagorica. Perciò da questa Scizia per 
%V Iperborei fw/i7 -dovettero venir in Grecia i due fa- 
mosi oracoli Delfico e Dodoneo^ come ne dubitammo 
neir Annotazioni alla Tavola Cronologica : perchè 
Anacarsi nella Scizia , • cioè tra qnest^ Iperborei natii 
di Grecia^ volendo ordinare VUmanità con le greche 
leggi ^ funne ucciso da Caduidoy suo fratello: tanto egli 
profittò nella Filosofia Barbaresca AeXV'Ornio^ che non 
seppe ritrovargliele da per sé ! Per le quali ragioni quin- 
di dovett^ essere pur Scita Abari^ che si dice aver scritto 
%\ì Oracoli Scitici y che non poteron esser altri che li 
detti testé ìT Anacarsi^ e gli scrisse nella Scizia^ nella 
quale Idantura y molto tempo venuto dopo, scriveva 
con esse cose: onde necessariamente è da credersi, es- 
sere stati scritti da un qualche impostore de^ tempi dopo 
essere state introdotte le greche Filosofie ; e quindi gli 
Oracoli d^dnacarsi dalla boria de'* Dotti furono rice- 
vuti per Oracoli di Sapienza Riposta^ i* quali non ci 
son pervenuti. Zamolsci fu Geta^ come Geta fu Marte; 
il qual al riferire A'' Erodoto portò a* Greci il dogma 



Digitized by VjOOQIC 



40(> LIBEO SBCQHDO 

deìVImmortalità deWanima. Cosi da alcun7iu(ia Greca 
doTelle Bacco venire delVIndico Oriente Trionfatore^ 
da alcuna greca terra ricca d^oro poetico: e Bacco ne 
trionfa sopra un carro d^oro - dì frumento -; onde lo 
stessono domatore di serpenti e di tigrì , qual Ercole 
ànidre e tioni^ come si è sopra spiegato. Gertamenle 
il nome che M Peloponneso serba fin a^ nostri dì di 
Morea, troppo ci approva che Perseo^ eroe certamente 
greco, fece le sue imprese nella Mauritania natia; per- 
chè '1 Peloponneso tal è per rapporto ^WJcafa , qual 
è V Àfrica per rapporto bÌV Europa. Quindi sMntendt 
quanto nulla Erodoto seppe delle sue propì^ Antichità, 

• come gliene riprende Tucidide; il quale narra ch\i Mori 
un tempo furono bianchi^ quali certamente erano i 
Mori della sua Grecia^ la quale fin oggi si dice Mot 
rea bianca. Così dev' essere avvenuto che dalla pestio 
lenza di questa Mauritania {a) avesse Escuìapio con 
la sua arte presentato la sua isola 'di Coo: che, se la 
doveva preservare da quella de^ popoli di ilfa/x>cco,^egli 
r arebbe dovuto preservare da tutte le pestilenze del 
mondo. In cotal Mauritania dovett^ Ercole soccombere 
al peso delCielo^ che'l vecchio i^/Z/tinfó era già ffa#ico 
di sostenere^. che dovette da prima dirsi così il monte 
Jto. che per un collo di terra, che Serse da poi forò^ 
divide la Macedonia dalla Tracia; e vi restò pur quivi 
tra la Grecia e la Tracia un fumé appellato atlante: 
poscia nello stretto di Gibilterra osservati i monti Abila 
e Caìpe così per uno .stretto di mare dividere V Àfrica 
ddXV Europa.^ furono detti da Ercole ivi piantate co- 
lonne che, come abbiamo sopra detto, sostenes^ano il 
cielo; e''] monte nelV Àfrica quivi vicino fa detto 
Atlante : e ^n cotal guisa può farsi verisimile la rispo- 
sta eh' appo Omero f la madre Teti ad Achille ,t<^he 

. non poteva portare la di lui querela a Gioi^e^ perch^era 

{a) dove fin a' di nosiri dura Pindole di tal cielo roaligna^ che 
quasi Oj^ni auno vi sia la peste, avesse, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



DELLA SAPIENZA POETICA 407 

da Olimpo ito con gli allri Dei a banchettare in M^ 
tante ^ suU^ oppenione che sopra abbiane osservato, che 
gli Dei se ne slassero sulle cime degli altissimi monti: 
che se fusse stato il monte Atlante nelV Àfrica^ era 
troppo difficile a credersi ^ quando il medesimo Omero 
dice che Mercurio^ quantunque alato\ difficilissimaoientè 
pervenne nelP isola di Calipso- posta nel Mar Fenicio^ 
oblerà mollo più vicino alla Grecia, che non lo regno 
ch^ or dicesi di Marocco. Così dalP Esperia greca do- 
veti' fi/co/e portare le poma d^oro neWJttica^ ove fu- 
rono pur le Ninfe Esperidi.^ ch*eran figliole d^ Atlante^ 
che le serbavano. Cosi VEridano^ dove cadde Fetonte^ 
dev^ essere stalo nella Tracia greca il Danubio che va 
a mettere nel 31ar Eusino: poi osservato da^ Greci il 
Po, che , come il Danubio , è Valtro fiume al mondo 
che corre da occidente verso oriente, fu da essi il Po 
detto iridano / e i Mitologi fecero cader Fetonte in 
Italia: ma te cose' della Storia Eroica solanienle greca, 
e non delf altre nazioni/-, furono affisse alle stelle', tra 
le quali è V Eridano. Finalmente usciti i Greci nelPO- 
ceano , vi distesero la bries^e idea d^ ogni mare , che 
fosse d'^ interminalo- prospetto^ onde Omero diceva, V i- 
sola Eolia esser cinta dalP Oceano , e con V idea il 
nome , cÌì^ or significa il mare che cinge tutta la Ter^- 
ra y che si crede esser una grand* Isola ,* e si ampliò 
all' eccesso la potestà di Nettunno^ che àdìVabisso del- 
Vacque^ che Platone pose nelle di lei viscere, egli col 
gran Tridente faccia tremare la Terra ^ i rozM Prinr 
cip} della qual Fisica sono stali sopra da noi spiegali. 
Tali Principi di Geografia assolutauiente possono 
giustificar Omero di gravissimi errori che gli sonò a 
torto imputati. I. ChM Lotofagi d^Omero^ che mangia- 
-Tano corteccìe d^ una pianta eh'' è detto loto , fussero 
slati più viciniy ove dice che Ulisse da Malea a' Lo^ 
tofagi pose un viaggio di nove giorni^ che se sono i 
Lotofagi , quali .restaron detti fuori dello stretto di 
Gibilterra , doveva in nove giorni far un viaggio im- 



Digitized by VjOOQIC 



iOS LIBRO SEC0?(DO 

possibile, noncbè difficile a credersi^ il. qual errore gli 
è Dotato da Eratostene. II. Gh^ i Lestrigoni a* tempi 
^'Ornerò f ussero stali popoli di essa Grecia eh* ivi aves- 
sero i giorni più lunghi , non quelli die l'avessero più 
lunghi sopra tutti i popoli della terra ^ il qual luogo in- 
dusse Jralo a porli sotto il capo del Dragone; certamente 
Tucidide t scrittore grave ed esalto, narra i Lestrigoni 
in Sicilia^ che doveller esser i popoli più seltenlrionali 
di queir Isola. III. Per quest^ istesso i Cimmerj ebbero 
Je notti più lunghe sopra lutti i popoli della Grecia^ 
percli^ erano posti nel di lei più allo settentrione ^ e per- 
ciò per le loro lunghe notti furono detti abitare presso 
V Inferno: de^ quali poi si portò lontanissimo il nome 
a^ popoli abitatori della palude Meotide : e che quindi 
i Cumani^ perch^ erano posti presso la gròtta della Si- 
billa, che portala air inferno, per la creduta somiglianza 
di sito dovettero dirsi Cimmerj: perchè non è cr^ibile 
che Ulisse^ mandalo da Circe senz^ alcun incantesimo 
( perchè Mercurio gli aveva dato un segreto contro le 
stregonerie di Circe^ com^ abbiamo sopra osservato), in 
un giorno fusse andato da^ Cimmerj\ i quali restarono 
cosi delti, a vedere V Inferno ^ e nello stesso giorno 
fusse ritornato da quella in Circei ^ ora detto Monte 
Circeilo^ che non è mollo dbtante da Coma. • 

Con questi siessi Principf della Geografia Poetica 
Greca si possono soUere molle grandi di^cultà della 
Storia Antica delVOriente^ ove son presi per lontanisi 
sinii popoli particolarmente iferso Settentrione e Mez^ 
zodì quelli che dovettero da prima esser posti dentilo 
rOriente medesimo. 

Perchè questo, che noi diciamo dell^ Geografia Poe^^ 
fica Greca y si trova lo slesso neWJntica Geografia 
de^ Latini. 11 Lazio dovette da prima essere ristrettis- 
simo^ che per dugencinquanta anni di regno Roma 
manomise ben venti popoli^ e non distese più che venti 
miglia^ come sopra abbiam detto, V Imperio (a). LY- 

(a) (e pur V acquisto di Coriolì diede a Marcio il titolo di Co* 
rioltmo, coni' a conquislalore d'una provincia). 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SAPtB»Zl POSTICA 409 

faììa fu certamente cireoscritta da^ c(mfini della Gallia 
Cisalpina (a), e da quelli di Magna Grecia; poi con 
le romane conquiste ne distese il nome nelPampiesza, 
nella quale tuttavia dura. Cosi il Mar Toscana dovette 
esser assai piccolo' nel tempo ch^ Orazio Coclite solo 
sostenne tutta la Toscana sul ponte: poi con le Tit- 
torìe romane si è disteso, quanto è lunga questa infe- 
rior costa d^ Italia. Alla stessa fatta, e non altriraente , 
il primo Pontp^ dove fece la spedizione navale GiasO" 
ne , dovetl"^ essere la^ terra pia vicina alP Europa , da 
cui la divide lo stretto di mare detto Proponiide; la 
qual terra dovette dar il nome al Mar Pontico (ò), che 
poi si distese dove più s^addentra néiV Jlsia, ove fu poi 
il regno di Mitridate: perchè Eeta^ padre (// Medea^ da 
questa stessa Fas/ola ci si narra^ esser nato in Calcide^ 
città d^Eubea^ isola posta dentro essa Grecia ^ 1$ qual 
' ora diianiasi Negì'oponio ; che dovette dare il primo 
nome a quel mare , il quale certamente Mar Nero ^i 
restò fletto. La prima d'età dovett^ esser un'isola den- 
tro esso arcipelago , dov^ è il Labirinto deW Isole 5 
eh"* abbiamo sopra spiegato : e quindi dovette Minosse 
celebrare i corseggi sopra ^\\ Ateniesi} poi O^eta usci 
nel Mediterraneo^ che ci restò. 

Or così dd' Latini avendoci richiamati i Greci , essi 
con uscir per lo mondo gli uomini boriosi sparsevo da 
per tutto la Fama delia Guerra Trojana^ e degli £r- 
ror degli Eroi così Trojani, quali ^ Antenore^ di Capi^ 
d'Enea^ come Greci, quali di Menelao^ di Diomede^ 
àì^Ulisse (e). Osservarono per lo mondo sparso un Ca- 
ratter^ di Fondatori di nazioni simigliante a quello 
dei lor Ercole^ che fu detto Tebdno^ e vi sparsero il 
nome del loro Ercole; de^ quali Farrone per le na- 

(a) or d«na Lombardia, e da quelli» ec. 

{h) o Ponto Enssino, cbe poi, ec. 

(e) e sopra queste Noisette sparse per lo mondo de' Greci fi 
dovrebbono con più verità descrivere le Carie Geografiche di 
viaggi d^ Ulisse e d' Enea, O$tervàroao, ec. 



Digitized by VjOOQ IC 



410 LIBBO SBCOnDO 

tìoni antiche noverò ben quaranta; de^ qaali il Latino 
afferma essere stato detto' l>fO Fidia. Cosi avvenne che, 
per la stessa boria deffli Egizj ^ che dicevano il loro 
Giove Jmmone essere lo più antico di tutti gli altri 
del mondo, e tutti gli Ercoli deir' altre nazioni aver 
preso il nome dal lor Ercole Egizio^ per due Degnità 
che se ne sono sopra proposte, siccome quelli che con 
errore credevano essere la nazione più antica di tutte 
Taltre del mondo,. i Greci fecero andar il lor Ercole 
per tutte le parli della terra , purgandola de^ mostri , 
per riportarne solamente la gloria in casa. Osservarono 
esservi stato un Carattef*e. Poetico di Pastori, che par- 
lavano in versi^ chiappo essi era stato Es^andro Arca* 
de*, e còsi Evandro venne da Jrcadìa.ueX Lazio; e vi 
ricevette ad albergo VJ^rcole suo natio ; e vi prese Car^ 
menta in moglie^ detta da^ carmi » da^ versi-, la qual a* 
Latini trovò le lettere y [cioè le forme de^ suoni che si 
dicono articolati, che sono la materia (a) de^ versi. B 
finalmente in confermazione di tutte le cose qui dette 
osservarono tai caratteri poetici dentro, del Lazio alla 
stessa fatta , come sopra abbiam veduto, che trovarono 
i loro Cureti sparsi in Saturnia^ o sia nelP antica Ita* 
lia, in Creta ed in Jsia, 

Ha come tali greche voci ed iVee sieno pervenute a^ 
Latini in tempi sommamente selvaggi^ nei* quali le na* 
zioni erano chiuse a stranieri, quando Livio niega 
ch^ a^ tempi di Servio Tullio^ non che esso Pitagora , 
il di lui famosissimo nome per mezzo a tante nazioni 
di lingue e di costumi diverse avesse da Cotrone po- 
tuto giugner a Roma: per questa difficultà* appunto noi 
sopra domandammo in un postulato^ perchè ne porta- 
vamo necessaria congettura che vi fosse stata alcuna città 
greca nel lido del Lazio^ e che poi si fusse seppellita 
nelle tenebre deW Antichità ; la qual avesse insegnato 



(a)detc4inlOt col quale c^nuroà le leggip'ìe /ormale delle quali 
si dissero caimina% E finalmenle, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLà SAPUrrZÀ POETICA 411 

fi^ Latini le lettere ,- le quali , come narra Tacito , fu* 
rono da prima somiglianti alle più antiche de* Greci: 
lo che è forte argomento chM Latini ricevettero le 
lettere greche da questi Greci del Lazio^ non da quelli 
di Magna Grecia, e molto «meno della Grecia, oltramare^ 
co' quali non si conobbero che dal tempo della guerra 
di Taranto , che portò appresso quella di Pirro : per-^ 
che altrimenti i X^^mi arebbono usato le lettere ultime 
€Ìe* Grecia e non ritenute le prime^ che furono Vanti" 
chissime greche. Cosi i nomi d^ Ercole^ ^ Evandro^ 
d^Enea^ da Guecia entrarono nel Laùo per questi ser 
guenti costumi delle nazioni Prima perchè, siccome 
nella loro barbarie amano i costumi loro natii, cosi da 
che incominciano a ingentilirsi , come delle mercatan^ 
zie^ e delle yb^^e straniere^ cosi si dilettan degli ^lfia> 
nitri parlari^ e perciò scambiarono il loro Dio Fidi^ 
con VErcole de* Greci} e per lo giuramento natio me^ 
diusfidius introdussero mehercules^ aedepol^ mecaston 
Di poi per quella boria tante volte detta, c^ hanno le 
nazioni^ di vantar origini romotvse straniere^ parti- 
colarmente ove neabbian avuto daMor tempi barbari 
alcun motivo di crederle - siccome nella barbarie ritor- 
nata Gian Villani narra, Fiesole essere stata fondata 
da Atlante, e che in Germania regnò un re Priamo 
' Trojano^ perciò i Latini volonlieri sconobbero FidiOj 
vero lor Fondatore, per Ercole vero Fondatore de^ 
Greci *^ e scambiarono il carattere decloro pastori poeti 
ton Ei^andro d* Arcadia. In terzo luogo le nazioni 
ov^ osservano cose straniere^ che non |>ossono certa- 
mente spiegare con voci loro nalie^ delle stìxiniere ne- 
cessariamente si sentono. Quarto e finalmente s^aggiu- 
gne la propietà de^ primi popoli , che sopra nella Lo^ 
gica Poetica si è ragionata , di non saper astrarre le 
qualità da^ subietti^ e , non sappiendole astrarre , per 
appellare le qualità^ appellavan essi subietti} di che 
abbiamo ne"* fas^elian latini troppo certi argomenti. 
Ifon sapevano i Romani cosa fusse lusso} poiché Tos- 



Digitized by VjOOQ IC 



41^ LIBRO SICOROO 

servarono ne^ Tarantini^ dissero Tarantino per (a) prò- 
fumalo: non sapevano cosa fossero stratagemmi mili^ 
tari; poiché P osservarono ne" Cartaginesi^ li dissero 
punicas artes (fr): non sapevano cosa (usse fasto; poi- 
ché Tosservaron ne^ Capovani^ dissero supercilium cam- 
panicumy per dire fastoso^ o superbo. Cosi Numa ed 
j^nco foroù Sabini, perchè non sapevano, dire religio-^ 
so; nel qual coslawe eran insigni i Sabini: così Servio 
Tullio fo greco , perché non sapevano dir astuto; la 
qual idea dovettero mutoli conservare., finché poi co- 
nobbero i Greci della città da essi vinta^ ch^or noi di- 
ciamo^ e (u detto, anco sers^o^ perché non sapevano dir 
debole; che rilasciò il dominio bouilario de"^ campi a^ 
plebei, con portar loro la prima Legge Jgraria^ come 
sopra si è dimostrato^ onde forse fonne fallo uccider 
da^ Padri, perchè V astuzia è propielà che siegue alla 
debolezza; i quali costumi erano sconosciuti alla roma- 
na apertezza e virtù. Che in véro è una gran vergo* 
gna che fanno alla Romana Origine^ e che di troppo 
offendono la Sapienza di Romolo Fondatore^ non aver 
avuto .Boma dal- suo corpo Eroi da crearvi Re^ infino 
che dovette soportare il regno d'uno vii schiavo: onore 
che gli han fatto i Crìtici occupati su gli Scrittori^ so- 
migliante all^ altro che segui appresso: clìe dopo aver 
fondalo un potente Imperio nel Lazio ^ e difesolo da* 
tutta la Toscana Potenza^ han fatto andar i Romani 
come barbari eslegi per Yltalia^ per la Magna Grecia 
e per la Grecia oltramare cercando leggi da ordinare 
la loro libertà^ per sostenere la riputazione alla Favola 
della Legge delle XII Tavole venuta in Roma da Atene. 



' (a) per is/oggioso e profumato t 
(b) per maliziose t fraudolenti: 



Digitized by VjOOQIC 



1>EL&A SAPIETIZA POSTICA 4|3 

C^rotUupto 

Della venuta d'Enea in Italia (i). 

Per tutto lo fin qui ragionato si può dimostrare la 
guisa , com^ Enea venne in Italia , e fondò la gente 
Romafia in Alba - dalla qual i Romani traggon T o- 
rigine^i che una s;ì fatta Città greca posta nel lido del 
Lazio fusse città greca deWAsia^ dove fu Troja^ sco- 
nosciuta a^ Romani , fioche da mex^o terra stendessero 
le conquiste nel mar vicino ,' ch^ a far incominciarono 
da Anco Marzio^ terzo re de^ Romani; il quale vi ^iè 
principio da Ostia^ la città roaritima più vicina a Boma^ 
tanto che questa poscia a dismisura ingrandendo,* ne fece 
finalmente il suo porto : e ^n cotal guisa come avevano 
ricevuto gli Arcadi Latini - cVerzuo fuggiaschi di ter^ 
rà-, così poi ricevetteit) i Frigj *i quali erano /a^- 



(i) Enra nel Diritto Universale (p. 4i4) ^ un caraUcre di eslegi 
odiati dalla Dea del Connubio; diceti figlio di Venere , perchè i 
primi uomini erano nati da vaghi congiungimenti, o nercuè il gè*, 
nere umano ai era propagalo dairAsia nelle alfìre parli della terra: 
nelle prime Note manoscritte sul testo riguardavasì più preci»aroente 
come carattere delle prime colonie trasmarine , ohe composte di 
plebei, vinti nelle contebe eroiche e fuggenti l'ira delle caste patrizie, 
sono 'ricevuti all'asilo di altre città e accettano li prima Agraria, 
alla quale le colonie mediterranee avevano prima ubbidito (/i^i, 3 18 
n. a*). Dòpq la scoperta deìla^geografìa poetica {Optrt Hit a84; 
IV. i44) distrutti i lunghi viaggi degli eroi; ridotte entro il breve 
Orbe primitivo di iriatcuna terra le imprese delle senti maggiori; 
■pirgati coli' intreccio delle denominazioni geografiche e deile tra« 
dizioni le trasmissioni della civiltà, -il viaggio di Buca nel Lazio è 
spiegato anch'esso coli' intreccio posteriore delle tradizioni nazio^ 
naii colle straniere: quindi Vico tien conto di tutte le ragioni ia 
parte avvertite dagli eruditi sulP impossibilità che Evandro ed Enea 
venissei^ dall'Arcadia e dalla Frigia : ricorre all'ipott'si di una 
citlà greca ne' lidi del Lazio, demolita dai Romani, e i cui abitanti 
venissero 'ridotti in Roma come socj prima delle XII Tavole: siip« 
pone quindi che questi navigatori vinti siano stati chiamati Fngj 
con voce grera, come JrcacU le colonie mediterranee ricevute alPa* 
silo con Evandro , e che ai tempi di Pirro vociferandosi là fama 
della Guerra Trojana per un intreccio di borie e di illusioni, si 
derivassero da Enea le origini di Roma. 



Digitized by VjOOQ IC 



414 . LIBRO SBC07ID0 

giaschi di mare - pella loro protezione , e per dirìlto 
eroico di guerra demolirono la città: e cosi Jrcadi v. 
Fiigj con due anacronismi - gli Jrcadi con quello de 
tempi posposi! , e i Frig] con quello de' preverlki - si 
salvarono neW Asilo di Bomolo. Che se lali cose non 
andaron cosi, V Orìgine Bomana da Enea sbalordisce 
è confonde ogn* intendimento^ come nelle D'egnità rav- 
visammo ; talché per non isbalodirsi e confondersi , i 
Dotti ^ da Liscio incominciando, la tengon a luogo di 
Pascola ^ non avvertendo che, come abbiam nelle De^ 
gnità detto sopra, le Pastoie debbon aver avuto alcun 
puhlico motii^ó di verità (a). Perchè egli è. Es^andro 
si polente nel Lazio , che vi riceve ad albergo Ercole 
da cinquecento anni innanzi la Fondazione di Roma; 
ed Enea fonda la Casa Reale d*Jlba -' la quale per quat- 
tardici Re cresce in tanto lustro, che diviene la Capi- ■ 
tale del Lazio -^ e gli Arcadi e i iP/%/, per tanto tempo 
vagabondi^ si ripararono finalftiente 2XX' Asilo di Ro-- 
molo.'- Come da Arcadia^ terra mediterranea di Grecia, 
pastori - che per natura non sanno cosa sia mare - ne 
valicarono tanto tratto , e penetrarono in mezzo del 
Lazioy quando Anco Marzio j terzo Re dopo Romolo, 
fii egli il primo che menò una Colonia nel mar vici- 
no (ò): e \i vanuo insieme co* Frig j dispersi, dugenio 



{a) nella cui ricerca macera tanto di iriposta erudizione Sa- 
muello Bockarto • de Adventu Mneae in Ualiam - per farla isto- 
ria. Perchè, ec. 




in Bontà, per dar le notizie delle Leggi Ateniesi a' Roiti»ni, onde 
portino la Legge delle Xfl Vainole da AUne in Roma: e vi viene 
da un cento anni dopo, che nemmeno il nome di Pitagora , ceìn' 
bratissiiuo ueli'ltaij» per Livio^ arebbe per mezzo a tante nazioni 
di lingue e costumi diverse poimo da Cotrone a Roma penetrare; 
a da UD cento anni innanzi ch'i Tarantini non sapevano chi fus- 
«er i Romani, già polenii in dalia. O Critica sopra gli scrittori 
ìro\ìpo scioperata , clie da tali princip/ inconiiocia a (Radicar il 
vero delle cose romane! - Ma pure, ce. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SATlMZk POETICI * 'ilo 

anni innanzi che nemmeno il nome di Pitagora ce- 
lebratissimo nella Magna Grecia, a giudizio di Liscio ^ 
arebbe per mezzo a tante nazioni di lingaee di costami 
diverse da Cotrone potuto giunger a Aoma; e quat'^ 
trecento anni innanzi cV i Tarantini non sapevano 
chi si fussero i Romani già potenti in Italia? 

Ma pure , come più volte abbiam detto per una delle 
Degnità sopra poste, queste Tradizioni Folgari do- 
vettero da principio avere de^ grandi publici motivi di 
verità^ perchè Tha conservate per tanto tempo tnttd 
ana nazione. Che dunque? Bisogna dire che alcuna Città 
greca fusse stata nel lido* del Lazio^ come tante alt?^ 
ve ne furono, e duraron appresso ne^ lidi del mar Tir^- 
reno: la qual città innanzi della Legge delle XII Ta^- 
9ole fusse stata da^ Romani vinta^ e per diritto eroico 
delle vittorie barbare fussesi demolita y e i vinti vice* 
TU ti in qualità di Socj Eroici (a): e che per caratterì 
poetici^ cosi cotesti Greci dissero Arcadi {.vagabondi 
di terra, ch^ erravano per le selve, Fn^y quelli per ma- 
re; come i Romani vinti ed arresi loro dissero ricevuti 
neW Asilo di Romolo ; cioè in qualità di giornalieri , 
per le clientele ordinate da Romolo^ quando nel Luco 
apri Vasilo a coloro i quali vi rifuggivano^ sopra i quali 
vinti ed arresi , che supponiamo nel tempo tra lo di- 
scacciamento delti Re, e la Legge delle XII Tavole, i 
plebei romani dovetter esser distinti con la Legge A^ 
graria di Servio Tullio^ ch^aveva permesso lóro il do- 
minio bonitario de^ campt^ del quale non contentandosi, 
voleva Coriolano^ come sopra si è detto, ridurre a* 



(a) dispersi per le campagne di quel distretto, obligati a colti- 
varli ì campi per gli Eroi romani : e ch'avessero avuto ben t Mo* 
mani Videe dì vagabondi cosi mediterranei come mariiimi d'uo- 
mini sruza terreni,' e non avessero le voci da spiegare colali cose 
straniere^ vati che cosi l'ebbero da' Greci, che dovettero i vaga* 
bondi mediteiranei chiamare u^rca<2r, uomini selvaggi, e \ mari* 
timi chiamare Frigj, per uomini usciti da città bruciate^ stranie" 
rinvenuti da mare e senza terre: e cosi a capo di tempo che tali 
Tradizioni, ec. 



Digitized by VjOOQIC 



416 LIBBO SECONDO 

giornalieri di Romolo: e poscia buccinamio da |i<*r 
tutto i Greci la Guerra Trofana , e gli errori degli 
Eroi^ e per Y Italia quelli di' Enea ^ come vi avevano 
osservato innanzi il lor Ercole^ il lor Ef^andro^ i loro 
Curetì^ conforipe si è sopra detto, in co tal guisa a capo 
di tempo che tali Tradizioni per mano di gente bar- 
bara s^ eran alterate^ e finalmente corrotte^ io cotul 
guisa, diciamo^ Enea divenne Fondatore della Roma f iti 
Gente nel Lazio: il quale il Bocharto vuole che non 
mise mai piede in Italia^ Stratone dice che non uscì mai 
da Troia ^ ed Ornerò^ c^ ha qui più peso, narra ch^egli 
m mori , e vi lasciò il regno* a^ suoi posteri (^). 

Cosi per due borie diverse di nazioni - una de^ Greci 
che per lo mondo fecero tanto romore delia Guerra di, 
Trojà , r altra de^ Romani di vantare famosa straniera. 
. origine - i Greci v^ intrusero , i Bomani vi ricevettero 
finalmente Enea Fondatore della Gente Romana, La 
qual Favola non potè nascere che da^ tempi della guerra 
con Pirro ^ da^ quali i Romani incominciarono a diiel- 
4arsi delle cose de^ Greci; perchè tal costume osservia^ 
mo celebrarsi dalle nazioni, dopo c^ hanno molto e lungo 
tempo praticato con istcanieri (a). 



(*) Ch« Enpa morisM in Troia propriamente non dicesi da Nrt- 
tunno^ nel XX.® deW Iliade, ma che il forte Enea^ i Jlgli de' fii^fi, 
e chifosser nati da quelli arebbero cerìametUe regnalo sopra i 7Vo- 
larei. Bene 8Ì può intendere: sopra ^ngue troiano, benctiè non iu 
Troia. 

{a) Bla pur resta uno scrupolo fluii 'o/i/^enian^ volgare de' Dotti, 
che i Trojani non furon Greci: ond' hao credulo la Frigia es- 
sere stata lina Lingua da quella de' Greci diversa. Certameofo 
Omero non ha dato loro ruccasione di tal comun errore, perdio 
egli chiami i Greci d^ Europa Achivi, e Frigf quelli óeWAsiaj e 
lenza dubbio Troja per un picciolo stretto di mare era divìsa dal 
continente ^Eumpaj come r/aRM,dove fu Troja, senza centra* 
sto tutta fu grecai ma Jcesle fu Eroe Trojano, e fonda la lingua 
mca in SicHiaj ed é di tanta aoticbità che Enea li ritro\a avervi 
fondalo un potente regno: tslcliè dovette menarvi una Colonia 
Eroica greca di Frigia molto tempo innanii della Guerra lYojaua, 



Digitized by VjOOQIC 



I>ELL.i SAPI£;<IZA POEr!c\ if7 



Della Nominazione e Descrizione {ielle Città Eroiche ( i ). 

Ora, perchè sono parti delia Geogra/ra- la Nomea * 
datura e la Corografia^ o sietio noiniaazioiie e descri- 
zione de^ luoghi, principalmente delle città y per coiu* 
{Mmento della Sapienza Poetica ci riroane di queste da 
ragionare. ,Se n'è detto sopra che le Città Eroiche si 
ritrovarono dalla Procedenza fondate in luoghi dìjorti 
siti^ che gii Antichi Latini con vocabolo sagro uè* loro 
tempi divini dovettero chiamare Jtras^ (a) e appellar 
anco Jrces tai luoghi fi>rti di sito : perchè ne^ tempi 
barbari ritornati da rocce^ rupi erte e scoscese, si dis- 
sero poi le ròcche^ e quindi castella le signorie; ed 
alla stessa fatta tal nome di are si dovette stendere a 
tolto it distretto di ciascun^ eroica città- il quale, come 
sopra si è osservato , 'si disse ager in ragionamento di 
confini con istranieri, e territorium in ragionamento di 
giurìdizione sui cittadini -. Di tutto ciò tì ha un luogo 
d^oro appo Tacito^ ove descrive VJra Massima d'Er-^ 
cole in Roma{b)i it quale, perchè troppo gravemente 
approva questi Pri'ncipj, rapportiamo qui intiero: Igitur a 
fi}rolboario^ ubi aereum tauri simulàcrum adspicimus^ 
quia id genus animalium jbjtbo subdiiur^*sulcus de- 

(0 l'è prime città tortero iie^ luo£hi forti, ne* primi luoghi .i- 
rati, ne' primi luoghi che serTÌrono di asilo, ne' primi luoghi che 
servirono di altare, come consta dalle etimologie delle lingue e 
dalle tradizioni delPaitttchilà. V. il Dir. Univ. p. 373-374: Uiidc 
Ara? — UrbsY Hara? ^rar?— Finex agrorum /4rae. — Ara Cle^ 
mentiae Atheniensium. — CwvVi Romana, •— ^ Ara Socioruin. — P. 4^3 

n. : Jrag maximas hi'storia, V, 386: Arx Wide dieta Y Et Arct' 

re ? — Unde Territwium, TeiTa? — Postliminii origo» — P. 3i4 »•. : 
tur (frbti Ciculorwn in Tran^ylvania etiamnum aictae Arac? — 
Prima Scienza Pfuova , pag. 311 e seg.: Altre Origitii deli' Insegne 
Militari, 

{a) perché f^rgiiio osserx^ eh' a'suui tempi ^y Italiani diceva- 
no Ar€is gli scogli che sovrastan al mare; e appellar^ ec. 
• (6) (che dairampiezza de' termini dovett' essere un ben largo 
e lungo campo) 

Vico. Optre^ Voi. V. 27 



Digitized by VjOOQIC 



418 LiBno SL(:()M)0 

sìgnandi oppiai coepUis , ui magnani HercuUs jrjx 
amplectereiur: un altro pur d'oro appresso Sallustio^ ove 
narra la famosa Ara dt^ fratti li Fileni^ rimasta per con- 
fine dell* Imperio Cartaginese e del Cirenaico (*). Di si 
fatte Are è sparsa tutta V Antica Geografia^ e incomin- 
ciando dair^j/a , osserva il Cellario nella sua Antica 
Geografia^ che tutte le città della Siria si dissero Are, 
con innanzi o dopo i loro propj vocaboli ^ ond* essa Siria 
se ne disse Aramea ed Aramia^ Ha nella Grecia fondò 
Teseo la città S* Atene sol famoso altare degl* Infelici, 
estimando con la giostà^-idea (^L'infelici gli uomini eslegi 
ed emp]^ che dalle risse deW infame Comunione ricor- 
revano alle Terre Foni de* Forti ^ come sopra abbiam 
detto , tutti soli y deboli e bisognosi di tutti i beni 
' ch^ aveva a^ Pii produtlo V Umanità: onde da^ Greci si 
disse àpà anco il voto^ perchè, come pur sopra abbiam 
ragionato, sopra tali prime arn del Gentilesimo le pri* 
me ostie^ le prime vittime^ dette Saturni hostiae^ come 
sopra vedemmo, i primi àfa5^iL%xot, che in latino si tras- 
portano Diris des/otf^ che furono gli empj violenti chio- 
savano entrare nelle terre arate de' Forti, per inseguire 
i deboK, che per campare da essi vi rifuggivano - ond'^è 
forse detto campare per salvarsi -:^ quivi essi da Festa 
vi erano consagrati ed uccisi^ e ne restò a^ Latini sup^ 
plicium per significare pena e sagrifizio^ chiusa fra 
gli altri Sallustio} nelle quali significazioni troppo accon* 
ciamente a^ Latini rispondono i Greci, a^ quali la voce 
à/»à,'che, cpme si è detto, vuol dire votum , significa 
altresì noxa, cli^èM corpo c^ha fatto il danno, e signi- 
fica Dirae , che son esse Furie} quali appunto erano 
questi primi dtvoti , che qui abbiam detto, e più ne 
diremo nel Libro IF, ch'erano consag'rati alle Furie, 
e da poi sagrificati sopra questi primi Altari della 
Gentilità : talché la voce hara , che ci restò a signifi- 

(•) Hiilennn Arar : qtteni locum /E^/fltim uerstu fintm. intperii 
hnbmre Cartha^inirnses. S illusi. -yii^'urf/t. - XXII. 



Digitized by VjOOQIC 



DELLA SIHEZIZA POETICA 419 

care la mandria^ dovette agli Antichi Latini significare 
la vittima; dalla qual voce certamente è delio Àritspex 
r Indovinatore dair interiora delle vittime uccise innanzi 
agli altari. 

E da ciò che testé si è detto déìVJra Massima (TEr- 
cole^ dovette Romola sopra ìxiì* Ara somigliante a quella 
di Teseo fondar Sonia dentro V Asilo aperto nel Ìmco^ 
perchè restò a^ Latini, che non mai mentovassero luco^ 
o bosco sagro, ch^ ivi non fusse alcun^ara alzata a qual* 
che divinità: talché per quello che ZiV/o ci disse sopra 
generalmente, che gli Asili furono vetus urbes conden- 
tium consilium^ ci si scoprt; la ragione perchè nellV/i- 
tica Geografia s\ leggono tante città col nome di Are: 
laonde bisogna confessare che da Cicerone con iscienza 
di quest^ Antichità il Senato fa detto Ara Sociorum ; 
perocché al Senato portavano le Pros/incìe le querele 
di sindicato contro i governadori ch^ avaramente Pavé- 
vano governate^ richiamandone Vorigine da questi pri^ 
fni Socj del mondo. Già dunque abbiam dimostio, dirsi 
Are le Città Eroiche nelVAsia^ e per VEuropa in G/«- 
eia ed in Italia ; neW Africa restò appo Sallustio fa- 
mosa VAra de* fratelli Fileni poc' anzi detta : nel 5e/- 
tentrione ^ ritornando in Europa^ tuttavia si dicono 
Are de* Gcoli (*) nella TransiWanìa le città abitate 
da un^antichissima nazione Unna^ tutta di nobili con- 
tadini e pastori^ che con gli Vngheri e Sassoni coni* 
pongono quella provincia : nella Germania appo Ta- 
cito si legge VAra degli Ubj: in /spagna ancor dura 
a molte il nome di Ara, Ma in lingua siriaca la voce- 
ari vuol dir lione: e noi sopra nella Teogonia Natu- 
rale delle dodici maggiori Disfinità diuiostramiiio che 
dalla d{fesa delVAre nacque 9? Greci Tidea di Marte , 
che loro si dice "kpn^ : talché per la stessa idea dì for- 
leLWt ne^ tempi barbat^i ritornati tante città e case no- 
bili caricano di lioni le lor Inseg ne, Coidiì voce di suono 

O Propiaincutc Szekhefy, 



Digitized by VjOOQIC 



420 LIBRO SECO?IDO 

e significato uniforme in tante nazioni per iuinìensi 
traili di luoghi e tempi e costumi tra lor divise e lon- 
tane (a), dovette dar a^ Latini la vóce aratrum^ la cui 
curvatura si disse urbs: e quindi a^ medesimi dovettero 
venire ed arx ed avceo « dond^ è ager arcifinius agli 
scrittori de limitibus agror-um -, e dovettero venir al- 
tresì le voci arma ed arcuSy riponeado con giusta idea 
\^ fortezza in arretrare e tener lontana ^ingiuria. 

Ed ecco la sapienza poetica dimostrata meritar con 
giustizia quelle due somme e soi^rane lodi^ delle quali 
una certamente e con costanza Tè attribuita, A^ as^er 
fondato il Gener Umano della Gentilità; che le due 
horie^ Puna delle nazioni^ P altra de^ dotti^ quella con 
IMdee di una ^ana magnificenza^ questa con Pidee 
d^ un^ importuna Sapienza Filosofica , volendogliele 
affermare, glieP hanno più tosto melato,* Valtra^ della 
quale pure una Folgar Tradizione n^è pervenuta, che 
la Sapienza degli Antichi faceva i suoi Saggi con uno 
spirito egualmente grandi e filosofi e legislatori e ca» 
pitani ed istorìci ed oratori e poeti^ on duella è stala 
cotanto disiderata : ma quella li fece o più tosto gli ab- 
bozzo tali, qual) li abbiamo trovati dentro le Pastoie f 
nelle quali, com^ in embrioni o matrici^ si è discover- 
to essere stato abbozzato tutto il Sapere Riposto; che 
possi dire dentro di quelle per sensi umani essere stati 
dalle Nazioni colla mente descritti i Principi di que^ 
sto Mondo di Scienze {Jb)\ il quale poi con raziocini 



(a) diede forse Porigine uW Araldo degritalitnì, che con la sua 
santità arretra ogni forza nemica^ e d'onde venne aratrum, ec. 

{b) onde si é cJimosiro con quanto nulla o poco di vertfà sì è 
ragionato^ de' Principi del Divino ed Umano Sapere in tutte le 
parti che 'I compiono^ e con quanta sdenta si sieo arrecati luoghi 
di poeti^à\ filosofi, d\ storici^ di grahimatici, cbe sembrano essere 
siali luoghi comuni da provare in entrambe le parti opposteipro* 
blemi in tutte le Scienze, laiche sono slate Gnor materia seos'im- 
proolo certo dì propia forma. 



Digitized by VjOOQ IC 



DfIXA SAPIENZA POETICA 431 

e con massime ci è stato schiarito dalla particolare ri- 
flessione de^ Dotti, Per lo che tatto si ha ciò che ^n 
questo Libro doTevasi dimostrare: che i Poeti Teologi 
furono il senso^ i Filosofi furono Vintelletto delP Vma^ 
na Sapienza. 



Digitized by VjOOQIC 



LIBRO TERZO 

DRf.LA DISCO VERTA 

DEL VERO OMERO ■) 



Vaanlunque ì^ Sapienza Poetica nei Libro precedenie 
già dimostrata essere slata la Sapienza Volgare de^ pò- 
poli della Grecia^ prima Poeti Teologi e poscia Eroici^ 
debba ella portare dì seguito necessario che la Sapienza 
d^Omero non sia stata di spezie ponto diversa ; però , 
perchè Piatone ne lasciò troppo altamente impressa l\)p- 
penione che fasse egli fornito di sublime Sapienza Ri- 
posta (onde Vh^nùo seguito a tutta voga tutti gli a/lrf 
Filosofi j e sopra gli altri Plutarco ne ha lavorato un 
interv libro)^ noi qui particolarmente ci daremo ad esa- 
minare se Omero mai fusse stato Filosofo ^ sul qual 
dubbio scrisse un altro intiero libro Dionigi Longino^ 
il quale A^l- Diogene Laerzio nella Fila di Pirrone sta 
mentovato (*). 



(i) Riconosciutii i^oine volgari; e civile la sapienza degli Jantichi 
poeti, ne deriva che tile debb'etsere stala anche quella di Omero : 
pure, essendo stata radicata da Platone un'idea assolutamente ooii» 
trariai si estendono in questo Libro anche ad Omero le idee svolta 
nel Capitolo antecedente sulla Sapienza poelira. Le teorìe di Vico 
intorno ad Omero esposte nelle Note al Diritto UnitfersaU (pa;. 
379 e seg.) e nel Libro III. della k^rùna Sdenta Nuot^a, qui rìce* 
vouo il loro intero sviluppo. 

(*) Da Diogene Laenio ncHa vita di Pinr>ne abbiamo che Omero 
fu da taluni considerato siccome primo della setta scettica, avendo 
egli diversamente opinato intorno a cose medesime, « nulla avendo 
enunciato in modo deBiiitivo. Da Svida è riferito che Longuto Cas* 
sio compose fra gli altri un libro: Se Omero /osse /ttosq/o. 



Digitized by VjOOQIC 



LIBJIO TCBZO , DEL VERO OMERO. 423 



DELLA SAPIENZA RIPOSTA G^ HANNO OPINATO D'OMBRO 0) 

Perchè gli si conceda pure ciò che certamenle deelesi 
dare, cVOmero dovette andar a seconda de^sensi tulli 
volgati^ e perciò Ae* volgari costumi della Grecia a^ 
suoi tempi barbara « perchè tali sensi volgari e tai vol^ 
gari costumi danno le pt^opie materie a* Poeti ^ e per 
ciò gli si conceda quello che narra , estimarsi gli Dei 
dalla forza ^ come dalla somma saa forza Gio^e vuol 
dimostrare nella favola della gran Catena^ ch'esso sia 
il Se degli uomini e degli Dei^ come si è sopra osser- 
valo: sulla qual volgar oppenione fa credibile che Dio* 
mede ferisce Venere e Moi^te^ con Pajuto portatogli xia 
Minerva^ìa quale nella Contesa degli Dei e spoglia Fe^ 
nere , e percuote Marte con un colpo di sasso : tanto 
Mineiva nella volgar credenza era Dea della Filoso^ 
fai e si ben usa armadura degna della Sapienza di 
Giove! Gli si conceda narrare il costume immanissimo 
(il coi contrario gli aotofi del Diritto Naturai delle Genti 
vogliono essere stato eterno tra le nazioni ; che pur al- 
lora correva tra le barbarissime genti greche^ leqoali 
si è creduto avere sparsa rVmanità per lo mondo) di 



(i) Le ido« esposte Delle Note al Dii'itta UniutrsnU por tnosWarc. 
in Omero i caratteri della poesia primitivai e la rozzezza dei tempi 
eroici — in altri termini, per mostrare come il Vicodisiic: Hxtrnents 
fx nostra Poeseos origine suis audUnriùns t^eroximiUs ", vengnuo ani 
riferiti' con qualche Irggirra alterazione per mostrare l'impossibi- 
Illa che il Cantore de' costami eroici dell'antichità fosse erudito ii4>tla 
sapienza de' filo«ofi. Il soromarift di questo Capo può essere fiMo 
colle postille inarginali della nota a p ig. ^Sq-'^qi M Dlriilo Uni- 
versale: Impassi bilis Deorum religio H omeri aucUtoriùas credi h'dis, — 
Dii potentid atsùmati, — Ciirj'us iniifuuin, uequwn putaium ÌJ omeri 
tempore? — Unde Ileroum l>eontmf/ue apud Homeruni ruslicitasT -r- 
£t iiuifffiis Ht'roumjerocia ? --^ Et stifi H<tmeì'iri trucu lentia ? — Jiis 
genti um adkwj Homeri aetttte iiduunaitum, — Cur Heroes Home' 
rici. Ulti levi Senti mia? — »• /lui summe difjicilesì — Infirmi, ani' 
mis, — Et bre\'es meniifms, "— Aut tnrdiorrsf — Ànitex ineptìae 
Homeri, ejus aetali probatae, — Ed a p.TR. 279: Cnr /idtitles, //e- 
ros fensHj non ratif^nr^ adniirandui'/ 



Digitized by VjOOQIC 



4ii LIBUO tllKXO ' 

as^{?€Ìenar h saette ; onde Ulisse perciò ì-a in Efìru^ per 
L'itravarvi le velenose erbe; e. di non seppellire i ni- 
mici uccisi in battaglia, ma lasciarli insepolti per pasto 
de'' corsoi e cani; onde tanto coslò alP infelice Priamo 
il riscatto del cadas^ero di Ettore da ÀahilJe^che pure 
nudo legato al suo carro Pavera tre giorni st/xiscinala 
d'intorno alla mora di Troja. Però, essendo WJlne della 
Poesia à^'ad dì mesticare la ferocia del volgo^ del quale 
sono maestri i Poeti ^ non era d^iiom saggio di lai 
sensi e costumi cotanto , /le// desiar nel volgo la /naiviT 
stiglia per dilettarsene, e col diletto conferntarli vieppiù. 
Non era d\ioiu saggio al volgo villano destar piacere 
delle villanie degli. Dei^ noncbè degli Eroi : come nella 
Contesa si legge , che Marte ingiuria mosca canina a 
Minerva^: Minerva dà un pugno a Diana; Achille ^à 
Agamennone^ uno il niassiino de' Greci Eroi, raUroiI 
Principe della Greca Lega , entrambi Be , s^ ingiuriano 
Tun Taltro cani: ch'appena ora direbbesi da!' sen^idori 
nelle Comedie. Mia per Dio qual nome più propio, che 
dì stoltezza merita la sapienza del suo capitano Jga^^ 
mennoncj il quale dev^essere costretto da Achille a far 
suo dovere di restituire Criseide a Ci^ise di lei padre^ 
sacerdote d*" Apollo ; il qual Dio per tal rapina faceva 
scempio delPesercito greco con una crudelissima pesti-- 
lenza ; e stimando d^ esservi in ciò andato del punto 
suo, credette rimettersi in onore con usar una giusti'- 
zia ch^audasse di seguito a si fatta sapienza; e toglier 
a torto Briseide ad Achille^ il qua\ partaifu seco i Fati 
di Troja ; acciocché disgustalo, dipartendosi con le sue 
genti e con le sue navi, Ettore facesse il resto de"* Greci 
cbVrano dalla peste campati? Ecco VOmero Gnor creduto 
ordinatore della greca Polizia o sia Cmltà ; che da tal fatto 
incomincia il filo con cui tesse tutta Vlliadeyi cui prin- 
cipali Personaggi sono un tal Capitano ed un lai Eroe^ 
quale noi facemmo vedere Achille^ ove ragionammo del- 
^''Eroismo de** primi popoli! Ecco V Omero inanwabUe 
nel ^fingere i Caratteri Poetici^ come qui dentro il fa- 



Digitized by VjOOQIC 



DEL VEEO OMERO 425 

reni vedere^ de^ quali // più grandi sono tanto fCO/ii»€-« 
nespoli in questa nostra Umana Cml Natalia! Ma eglino 
sono decorosissimi in rapporto alia Natura eroica^ come 
si è detto, àò' puntigliosi. Che dobbiam poi dire di 
quello che narra, i suoi £/*oì cotaoto dilettarsi del t>i/io ; 
ed ove sono afflittissimi d'^aninio, porre tutto il lor con- 
furto ^ e sopra tutti il saggio Ulisse^ in ubriacarsi? Pre- 
cetti in vero cfi consolazione degnissimi di Filosofo! 
Fanno risentire lo Scaligero quasi tutte le compara* 
»ioni prese dalle ^e/'e, e da altre sehagge cose ; ma 
concedasi ciò essere stato necessario ad Ornerò^ per 
farsi meglio intendere d^ volgo fiem e sehaggio; fero 
cotanto viuscifYi, che tali comparazioni sono incompa^ 
rubili j non è certamente ù\ingegno addimesticato ed 
incivilito da alcuna Filosofia. Né da un animo da al- 
cuna Filosofia umanato ed impietosito potrebbe nascere 
quella truculenta e fierezza dì stile con cui descrive 
tante, sì varie e sanguinose battaglie^ tante, sì diverse e 
tutte in islravagan'ti guise crudelissime spezie d^ammaz^ 
zamenti^ che particolarmente Tanno tutta la sublimità 
delP Iliade. La costanza poi, che si stabilisce e si ferma 
con lo studio della Sapienza de* Filosofi , non poteva 
fingere gli Dei e gii Eroi cotanto leggieri : cValtri ad 
ogni picciolo motivo di contraria ragione^ quantunque 
commossi e turbati, s^acquetano e si tranquillano: altri 
nel bollore di violentissime collere, in rimembrando cosa 
lagrimevole, si dileguano in amarissimi pianti^ appunto 
come nella ritornata barbarie d* Italia , nel fin della 
qual provenne Dante^ il Toscano Ornerò^ che pure non 
cantò altro che istorie^ si legge che Cola di Rienzo^ì^ 
cui Ffta dicemmo sopra esprimerai vivo \ costumi de- 
gli Eroi di Grecia che narra Ornerò^ mentre mentova 
rinfelice slato rouiano oppi'esso da^ potenti in quel tempo, 
esso, e colord appo i quali ragiona, prorompono in di-- 
i'Ottissime lagrime: al contrario altri da sommo dolor 
aifiitti^ in presentandosi loro cose liete, come ai saggio 
Ulisse la cena da Jlcìnoo , si dimenticano afiatlo de^ 



Digitized by VjOOQ IC 



426 LIBBO TEBZO 

guai) e lutti si sciogUono in allegria: a///7 tutti riposati 
e quieti, ad un innocente detto d^altrui che lor non. vada 
air umore, si risentono cotanto e montano in si cieca 
collera, che minacciano presente atroce morte a chi *i 
disse: come quei fatto ^Achille che riceve alla sua tenda 
Priamo (il quale di notte con la scorta di Mercurio per 
mezzo al campo àé Greci era venuto lutto solo da esso- 
lui, per riscattar il cadavero, cora^ altra volta abbiam 
dello di Ettore), l'ammette a cenar seco^ e per un sol 
detto il quale non gli va a seconda, ch^alP infelicissimo 
padre cadde inavvedutamente di bocca per )a pietà d^un 
sì valoroso figliolo, dimenticato delle santissime leggi 
deir Ospitalità; non raltenuto dalla fede, onde Priamo 
era venuto tutto solo da cssolut, perchè confidava tutto 
in lui solo; nulla conmiosso dalle molte e gravi mi- 
serie di un tal Be , nulla dalla pietà di tal Padre , 
nulla dalla venerazione di un tanto vecchio; nulla ri- 
flettendo -alla fortuna comune , della quale non vi ha 
cosa che più vaglia a mover compatimento; montato in 
una collera bestiale, Tintuona sopra volergli mozzar la 
testa : nello slesso tempo ch^ empiamente ostinato di 
non rimettere una privata offesa fattagli da Jgamen^ 
none ( la quale benché slata fnss^ ella grave , non era 
giusto di vendicare con la rovina della patria, e di tutta 
la sua nazione), si compiace chi porta seco i Fati di 
Troja , che vadano in rovina tutti i Greci battuti mi- 
seramente da Etlon'e; né pietà dì patria, né gloria di 
nazione il movono a portar loro soccorso, il quale non 
porta finalmente che per soddisfare un suo privalo do- 
lore d'aver Paride ucciso il suo Patroclo i e della /?//- 
seide toltagli nemmeno morto si place, se non se l'in- 
felice bellissima real donzella Polissena della rovinala 
casa del poc^ anzi ricco e potente Piiamo^ divenuta mi- 
sera schiava, fusse sagrificata innanzi al di lui sepolcro; 
e le di lui ceneri assetale di vendetta non inzuppasse 
delP ultima sua goccia di sangue: per tacer afFallo di 
quello che non può intendersi , cif avesse gravità ed 



Digitized by VjOOQIC 



DEL VEBO OMERO 427 

acconcezza di pensar da Filosofo^ che si irattenesse 
in ritrovare i^uié fas^ole di i>ecchìarelle da trattenere 
i Tanciulli, di quante Omero affollò Paltro poema deU 
r Odissea, Tali costumi rozzi ^ villani^ fèi^oci^ fieri ^ 
mobili t irragionevoli^ o irragionevolmente ostinati^ 
leggieri e sciocchi^ qaali nel Libro II diiDOstrammo 
ne^ Corollari della Natura Eroica^ non poason essere 
elle denomini per debolezza di menti quasi JancìulU , 
per robiislezza di fantasie come di /emine , per bol- 
lore di passioni come di Tiolentissimi gios^ani : onde 
hassene a niegar ad Omero ogni Sapienza Riporta. 
Xie quali cose qui ragionate sonò materie pet le quali 
incominciano ad uscir i dubbj che ci pongono nella ne- 
cessila per la Ricerca del tero Omseo. 

DELLA PATRIA D'OMERO (O 

Tal fu la Sapienza Riposta finor creduta à^Omeró: 
ora Tediamo della Pa^ria^ per la quale contesero quasi 
tutte le città della Grecia^ anzi non mancarono di co- 
loro chel Tollero Greco d* Italia; e per determinarla 
Leone Allacci - de Patria Someri - in vano ti s' af- 
fatica. Ma perchè non ci è giusto Scrittore che sia più 
antico d* Omero - come risolutamente il sostiene Giusejffb 
contro Jppione Grammatico - e gli scrittori Tennero 
pur lunga età dopo lui^ siamo necessitatl.jCon la no- 
stra Critica Metafisica^ come sopra un Autore di Na-- 

(i) La nuova Arte critica deve rinTenire la patria d'Omero: al 
rn lo l'auloif dell' Odissra appaitencva alla Grecia Occidentale^ e 
qiiHIo drir//iW« alP Orientale r la varietà de' dialetti, di cui egli 
fi'ce u*o, la»ciò aperto T adito a diverse città di reclamarlo coinè 
cittadino ( i'/iiffa Sdenta Nuot^a, 198). Nel DiriUo Unwenale la 
moltipHcìtà àn dialetti , ne' quali si esprime ^ è attribuita alla ne- 
cessità della poesia nascente, et quia, ivi si dire (p. 979) pauper^ 
lin^à natia, ex omnibus Oreciae cit^itatilfus poeticas locutionet cof- 
ìegU atoue composuit : ma qui si lascia sussistere gravitare in tutta 
la sua {orza il problema sui dialetti, e P incertezza in cui gelHiBo 
i reclami delle città greche per passare ad una soluzione più gran- 
diosa dì quella data nel Diritto Universale» 



Digitized by VjOOQIC 



428 LIBRO TEBZO 

zìone^ qual egli è stalo tenuto di quella di Grecia^ di 
l'i trovarne il ve$*o e del Pela e della paUia da esso Omero 
medesimo. Certamente di Ornerò^ autoit delV Odissea^ 
siamo assicucati essei*e stato délP occidente di Grecia 
verso mezuodi^ da quel luogo d^oro dove Alcinoo^ re 
de* Feaci - ora Corju * ad Ulisse , che vuol partire, of- 
ferisce una ben corredata nave de^ suoi vassalli, i quali 
dice essei*e spertissimi marinai^ che ^1 porterebbero, se 
bisognasse, fin in Euhea^ or Negroponto: la quale co- 
loro di^ avevano per fortuna veduto, dicevano essere 
ÌOìUanissima^ come se fusse Vultima Tuie del mondo 
gjreco: dal qual luogo si dimostra con evidenza, Omero 
deir Odissea essere stato altro da quello che fu autor 
AeWIliade; perocché Eubea non era molto lontana da 
Ttx>ja{a)^ ch^era posta neWÀsia lungo la riviera del- 
V Ellesponto^ nel cui angustissimo stretto son ora due 
fortezze, che chiamano Dardanelli^ e fin al di d^oggi 
conservano T origine della voce Dardania^ che fu Tan- 
tico territorio di Troja. 

E certamente appo Seneca (*) si ha, essere stala celebre 
quistione tra^ Greci Grammatici, se V Iliade e V Odissea 
fossero d*un medesimo Autore. La contesa delle gre- 
che città per P onore d'^aver ciascuna Omero suo cit- 
tadino , ella provenne , perchè quasi ognuna osservava 

(a) eh' era posta sul Udo 0riéntaie del Bosfotv Tmcio, oude la 
chiamarono Terni de^ Ciechi j perchè fu, fondala in luogo meii 
felice, quando nel hdo op|)nslo vicino era amenisstino, of ' ora è 
Costofitinopolì. Di più^ perchè a' tempi é£ Omero ivi i Gl'eoi sì 
chiuniarono Achivi^ che diedero il nome MAcaja^ il qual nome 
poi sparso ^er luUa, vi fece appresso convenire a quella guerra 
10 lega tutta la Grecia^ come si è sopra ragionato. *- E certa • 
mente, ec. 

(*) Graecorum iste morbus fitil quaerere quem numerum ì*emigum 
Ulixes haòuisset: prior scripta csset lUas, an 04)rs$«a: praeterea 
an eiusdem esset auctoris, ~ De Brcuitate uitae e. i3. —Gli scolii ve- 
neti deir//iWe , publicati dal d'Ansse de Villoison , parlano dei 
X<*j^4[0vr«c, critici separanti l'autore deW Iliade da quello òèWOdis* 
sea. Prima di qurgli scolii non conoscevasi tale opinione fuorché 
dal passo citato di Seneca. V. Wolf^ Prolegomeni ad Omero. * 



Digitized by VjOOQIC 



DEL TERO OMERO ^StO 

ne* di lui Poemi e voci e frasi e dialetti ch'eran vol- 
gari di ciascheduna : lo che qui dello serve per la Dì- 
scosierta del Fero Omero (a). 

DELL'ETÀ DI OMERO CO 

Ci assicurano delP età d^Omero le seguenti autorità 
de' di lui Poemi. L Achille ne' Funerali di Patroclo 
dà a tedere quasi lulte le spezie de* giuochi ^ che poi 
negli Olimpici celebrò la collissima Grecia. II. Eransi 
già ritrovate VJrti di Fondere in bassi rilievi.^ d^'Inta- 



(a) Il simile appunto egli è avvcnuto.di Danie^ che, con errcre 
nel quale noi pur slam caduti , si è creduto finoni d'aver esso 
raccolto da tuUi i popoli delV Uaiia i Javellari per la sua Co» 
me*Un: ma b Dante uonarebbono baslalo ben fante iNte, per «ver 
pronta ad ogni uopo la copia de* Javellari, co' quali coin^iosela 
sua Comedia, Il vero egli è eh' a capo di trecento anni essendosi 
dati ì Fiorentini a ragionare della lor lingua j ed osservando in 
Dante tanti favellati, de' quali, come non rìtrot^avano autori in 
Firenze^ cosi gli osservavano sparsi per li popoli deW Italia ( con- 
forme nella nostra plebe napoletana^ più uel nostro contado, ed 
assaissimo per le nostre provincie ne t^ivon moltissimi ) caddero 
in sì fallo errore^ non avvisando che quando Dante gli usò^ do- 
vevan esser anco celebrati in Firenzet perché pur dovette Dante 
usare una lingua intesa da tuUo il Comune d^ Italia, 

(i) Questo Capo é per la maggior parte una parafrasi drl Capo 
De Homtrì aetate^ nelle N'ote al Dir, Ùniv*, pag. 379-280: ff omeri 
aetute omnia crrtamina olimpica, — Cumt» desulioriL — Ludiis an- 
nuii equester, — Lusus taloruM, — ^rs corlaioria, — Honorum de- 
liciae , aediiim magnifictniia, — Commercia exltrna. — Merces exo- 
ticae, — Ebur^ purpura , thus arabicum, electi^m , b/astts , i^estet 
Phri^iae , vai^iaes sifjffibiaiae. — Cedrus , cedri /umus. — Balnea ca* 
lida t chori, cubicula» — Psaliatio effoeminata , pueri delicati, viri 
molUs. - Ciborum Historia, — Piscatio, — Da tatti questi dati de- 
duce il Vico nel Dir, Univ.y che l'età di Omero carni^poodc .li 
tempi di Niima) ma qui non si affretta alla soluzione del proble- 
ma , e coir intenzione dì strascinare il lettore ad un' innovazione 
Sili grande, lascia sussistere tutte le incongruenze tra ciò che dice 
Iroero dell'Egitto^ e il fatto ch'egli non mai lo vide; tra i costumi 
feroci degli eroi, e alcuni usi proprj dei tempi umani. Per mostrare 
già cominciata la libertà popolare a* tempi d'Omero, nel Dir, Univ. 
( pag. a8o) adduceva Puso delle multe ; ma trovale queste troppo 
proprie de' tempi barbari (Vedi sopra^ pag. 3ai), qui «ostìiuisre 



P 



liso già introdotto tra gli eroi di contrar nozz** colte straniere 



Digitfeed by VjOOQ IC 



430 LIBQO TERZO 

gUar in metalii^ come fra le altre cose si diiuosUa coit 
\o scudo d* Achille . ch^abbiajmo sopra osservalo: la 
Pittura non erasi ancor trovata , perchè la Fonderia 
astrae le superficie con qualche rilevatezza^ Vtntaglia- 
tura Ta Io stesso con ({ualcbe profondità^ ma la Pittura 
astrae le superficie assolute, ciré difficilissimo las^oro 
d^ingegno : onde né Omero né Mosè mentovano cose 
dipinte giammai; argomento della lor Antichità! III. Le 
delizie de^ giardini d* Alcinoo; la magnificenza della 
sua reggia e la lautezza delle sue cene ci approvano 
che già i Greci ammiravano lusso e fasto. lY. I Fenici 
già portavano nelle greche marine as^olio^ poìfora^ 
incenso arabico , dì che odora la grotta di Fenere; 
oltra ciò bisso più sottile della secca membrana d^^una 
cipolla, vesti ricamate , e tra"^ doni de* Proci una da 
regalarsi a Penelope^ che reggeva sopra una machina 
così di dilicate molle contesta , che ne^ luoghi spaziosi 
la dilargassero, e rassettassero negli angusti^ ritrovato 
degno della mollezza de^ nostri tempi! Y. Il cocchio di 
Priamo^ con cui si porla ad Achilie^ fatto di cedro ; e 
V antro di Calipso ne odora ancor di profumi; il qual 
è un buon gusto de^ sensi, che non intese il piacer ro- 
mano, quando più infuriava a disperdere le sostanze nel 
lusso solfo i Dleroni e gli Eliogabali, YI. Si descrivono 
dilicatissitni bagni appo Circe. YII. 1 sers^etti de* Proci 
belli^ leggiadri e di chiome bionde ^ quali appunto si 
vogliono nelP amenità de^ nostri costumi presenti. YIII. 
Gli uomini, come femine , curano la zazzera; lo che 
Ettorre e Diomede rinfacciano a Paride efleminato. 
IX. £ quantunque egli narri, i suoi Eroi sempre cibarsi 
di carni arroste •- il qual cibo è 'I più semplice e schietto 
di tulli gli altri, perchè non ha d^ altro bisogno che delle 
brace ^<iìì qual costume restò dopo uvì* sagrifzj\ e ne 
restarono a^ Romani dette prosficia le carni delle vit- 
time arroste sopra gli altari^ che poi si tagliavano per 
dividersi a** convitali, quantunque poscia si arrostirono, 
come l«» prof» ne, con gli schìdoni : oiid' è che Achille^ 



Digitized by VjOOQIC 



DEL VERO OMERO 431 

ove (là la cena a Priamo^ esso fende Vagnello^ e Pa- 
troclo (1) poi r arroste, apparecchia la mensa, e vi 
pone sopra il pane dentro i canestri^ perchè gli Eroi 
non celebravano banchetti^ che non fussero saqriflzj\ 
dov^essi dovean essere i Sacerdoti: e ne restarono a^ 
Latini epulae^ ch^ erano lauti banchetti, e per lo più 
che celebravano i Grandi^ ed epulum^ che dal Publico 
si dava al popolo^ e la cena sagra in cui banchettavano 
i Sacerdoti detti Epiilonts^ perciò Agamennone esso 
uccide i due agnelli^ col qual sagrìfizio consagra \ patti 
della guerra con Priamo: tanto allora era magnifica 
cotal idea^ M ora ci sembra essere di becca] o! Appresso 
dovettero venire le carni allesse , eh' oltre al fuoco 
hanno di bisogno delP acqua^ del calda/o y e con ciò 
del treppiedi-- delle quali Firgilio Ta anco cibar i suoi 
JE/'oi, e li fa con gli schidoni arrostir le carni-: vennero 
finalmente \ cibi conditi , i quali, oltre a tutte le cose 
che si spn dette, han bisogno de^ condimenti. Ora, per 
ritornar alle cene eroiche rf* Ornerò^ benché Io pia di- 
licato cibo de' greci Eroi egli descriva , esser farina 
con cascio e miele , però per due comparazioni si serve 
della pescagione i ed Ulisse fintosi poverello, doman- 
dando la limosina ad un de' Proci, gli dice che gli Dei 
agli Re ospitali, o sien caritatevoli co' poveri viandanti, 
danno i mari pescosi^ o sia abbondanti di pesci, che 
fanno la delizia maggior delle cene {a), X. Finalmente 
quel che più importa ai nostro proposito. Omero sem- 
bra esser venuto in tempi ch^ era già cat^fiito in Grecia 
il Diìitto Eroico^ e 'ncominciata a celebrarsi la Libertà 
popolare^ perchè gli Eroi contraggono matrimonj con 
istraniere^ e i bastardi vengono nelle successioni de* 
regni: e cosi dovett' andar ,]a bisogna^ perchè lungo 
tempo innanzi Ercole tinto dal sangue del brutto cen'- 

(i) Patroclo «ra già morto ^ farse volle dire Atitomed^ntf ed^lcimo, 

(a) et) onde furono cotanto lodale, quanto Ateneo ne parl»« 
q nelle degli antichi. 



Digitized by VjOOQIC 



433 T.IBBO TEBZO 

tauro Nesso , e quindi uscito in jurprt , tra morto 
-cioè, come si e nel Libro fi spiegalo, era finito il 
Diritto Eroico-. Adunque volendo noi dMiUorno al- 
r Età (T Omero non disprezzare punto 1^ autorità^ per 
latte queste cose osservate e raccolte da^ di lui Poemi 
medesimi, e più cbe dair///We, da quello deirO^iV^ea 
-che Dionigi Longino stima aver Ornerò^ essendo vec- 
chio^ composto -, avvaloriamo Voppenion di coloro 
cheM pongono lontanissimo dalla Guerra Trojana ,* il ' 
qual tempo corre per lo spazio dì' quattrocensessan- 
Vanni^ cbe vien ad essere circa i tempi di Numa, E pure 
crediamo di far loro piacere in ciò, che no ^1 poniamo 
a^ tempi più a noi vicini: perchè dopo i tempi di Numa 
dicono che Psammetico aprì a* Greci V Egitto'^ i quali 
per infiniti luoghi deir Odissea particolarmente avevano 
da lungo tempo aperto il commerzio nella loro Grecia 
a^ Fenici^ delle relazioni de* quali niente meno che delle 
mercatanzie, com^ ora gli Europei di quelle deìVlndie^ 
etan i popoli greci già usi di [dilettarsi. Laonde con« 
vengono queste due cose, e che Omero egli non vide 
V Egitto^ e che narra tante cose e di Egitto e di Libia 
e di Fenicia e delP^^ia', e sopra tutto d^ltalia e di 
Sicilia^ per le relazioni chM Greci avute n^ avevano 
dei* Fenici. Ma non veggiamo se questi tanti e si dilicaii 
costumi ben si convengono con quanti e quali sehaggi 
e fieri egli nello stesso tempo narra de^ jtmoì Eroi, e 
particolarmente neir/Ziacfe: talché, 

'tt€ placidis coèant immitia, 

sembrano tifi Poemi essere stati per pia età e da pia 
mani lavorati e condotti. Cosi con queste cose qui dette 
della patria e delPefà del finora creduto^ si avanzano 
\ dubbj per la Ricerca del Fe9X> Omero. 



Digitized by VjOOQIC 



DEL VEUO OMERO 433 

DELLMNARRIVAB1LE FACULTÀ POETICA EROICA 
D' OMERO (') 

Ha la niuna Filosofia che noi abbiamo sopra dimo* 
strato d^Omero, e le Discos^erte fatte della di lai patria 
ed età , che ci pongono in un forte dubbio che non 
forse egli sia stato un uomo affatto volgare^ troppo ci 
son avvalorate dalla disperata dijficultà che propone 
Orazio neìVjirte Poetica^ di potersi dopa Omero fin- 
gere caratteri o vero Personaggi di Tragedie di getto 
nuovi: ond^esso a? Poeti dk quel consiglio dì prenderlisi 
da* Poemi d'Omero. Ora coiai disperata . dijficultà si 
combini con quello, ch^ i Personaggi della Comedia 
Nuova son pur tutti di getto finti ^ anzi per una legge 
ateniese dovette la Comedia Nuova comparire ne^ teatri 
con Personaggi tutti finti di getto ^ e f\ felicemente i 
Greci vi riusciroyio^ ch^ i Latini nel lóro fasto, a giu- 
dizio di Fabio Quintiliano^ ne disperarono anco la 
competenza, dicendo, cum Graecis de Comoedia non 
contendimus (^). A tal dijficultà d' Orazio aggiugniamo 
in più ampia distesa guest'' altre due: delle quali una 

(i) Nel Dir, Unit^, Omero era il padre^ il principe de* poeti ^ 
perchè nato mentre la poesiji era il linguaggio di tutti (pag* 277 
re); con questa prerogativa egli era riposto in una terza epoca 
di poeti nella Prima Scienza Nuova (p. i85}: ora sr raccolgono e 
si dichiarano più ampiamente le doti misteriose della sua poesia : 
egli è anteriore alla tragedia {Opere IH, 2176, n.^yt la tragedia è 
forzata di togliere i caratteri da' suoi poemi ; è anteriore alle filo* • 
aofie^ e nesrun poeta delle epoche incivilite lo ha mai superato $ 
Omero è sublime, perchè il suo canto è I* inspirazione spontanea 
de' tempi primitivi ; i suoi caratteri sono inimitabili^ perchè sono 
la lingua di un' intera nazione, perché non sono l'opera di un uo- 
moy ma di un popolo. — L' inarrivabile facoltà poetica di Omero 
è uti nuovo misteroxhe spinge le induzioni di Vico verso una gran- 
diosa solusione del problema suir esistenza d'Omero. 

(*) Le proprie parole di Quintiliano sono le seguenti : In Co* 

moedia maxime cCaudicamus Vix leuem consequimur umbram, 

adeo ut' miìii sermo ipse romanus non recipere uiJeatur ilìam tolis ^ 
concessum Atticix uenerem j quando eam ne Gtaeci tjuidem in alio 
genere linguae obtinuerint. 

Vico. Opere, Voi. V. a8 



Digitized by VjOOQIC 



434 libuo terzo 

è, come Ornerò^ eh' era venato innanzi^ fu egli iutantQ 
inlmitabil Poeta Eroico; e la Tragedia^ che nacque 
dopo^ cominciò così rozza ^ cpm^ ognun sa, e noi più 
a minuto qui appresso PosserTeremo? LW/raè/come 
Omero venuto innanzi alle Filosofie ed aUe Arti Poe- 
tiche e Critiche^ fu egli il più sublime di tutti li più 
sublimi Poeti ^ quali sono gli Eroici^ e dopo ritrovate 
le Filosofie e le Poetiche e Critiche Arti , non vi fa . 
poeta il quale potesse che per lunghissimi spazj te- 
nergli dietro? Ha lasciando queste due nostre, la dif- 
ficultà d^ Orazio^ combinata con quello cb^ abbiamo detto 
della Comedìa Nuos^a^ doveva pure porre in ricerca i 
Patrìzi^ gli Scaligeri^ i CasteWetH^ ed alfri valenti mae^ 
stri d^Jrte Poetica d' investigarne la ragion della dif- 
ferenza, 

Gotal ragione non può rifondersi altrove, che neiro- 
rigine della Poesia^ sopra qui scoverta nella Sapienza 
Poetica^ e ^n conseguenza neììndiscoi/erta de* Caratteri 
Poetici , ne^ quali nnicaineule consiste V essenza della 
medesima Poesia. Perchè la Comedia Nuova propone 
ritratti de' nostri presenti costumi umani^ sopra i quali 
aveva meditato U Socratica Filosofia; donde dalle di 
lei massime generali d' intorno alP Umana Morale po- 
terono i Greci Poeti in quella addottrinati profonda- 
mente, quale Menandro - a petto di coi Terenzio da essi 
Latini fu detto Menandro dimezzato -, poterono, dico, 
fingersi cert^ esempli luminosi di uomini d'idea^ al lume 
. e splendor de^ quali si potesse destar il volgo^ il quale 
tanto è docile ad apprender à^L fijrti esempli^ quanto 
è incapace d^ apparare per massime ragionate* La Co- 
media Antica prendeva argomenti^ o vero subietti 
veri^ e li metteva in fayola quali essi erano; come per 
una il cattivo Aristofane mise in favola il buonissimo 
Socrate^ e^l rovinò. Ma la Tragedia caccia fuori in 
iscena odj\ sdegni^ collere^ vendette eroiche^ ch^escano 
' da nature sublimi; dalle quali naturalmente provengono 
sentimenti;^ parlari^ azioni in genere ò\ ferocia^ di cru-* 



Digitized by VjOOQIC 



DEL TEBO OUEBO 4So 

dtzza^ dì atrocità ye^ìiìi di maraviglia: e tulle queste 
cose sominaiueiite conformi tra loro^ ed uniformi nfp 
lor suhietti'-i quali lavori si seppero unicamenle fare 
da' Grtci ne' loro tempi deìV Eroismo^ tkrìjine de' quali 
dovette venir Ometto -; lo che con questa Critica Meta- 
fsica si dimostra che le Favole^ le quali sul loro na-- 
scere eran uscite diritte e convenevoli^ elleno ad Omero 
giunsero e ^oite e sconce, come si può osservare per tutta 
la Sapienza Poetica sopra qui ragionata {a)\ che tutte 
da prima furono vere storie^ che tratto tratto s*altaxirono 
e si coniippero^ e cosi corrotte finalmente ad Omero 
pervennero : ond' egli è da porsi nella terza età de* Poeti 
E/vici^ dopo la prima ^ che ritrovò laìì favole in uso 
di vere narrazioni^ nella prima propia significazione 
della voce fAv5oc, che da essi Greci è diffinita vera nar^ 
razione: la seconda di quelli che V alterarono e le 
corruppero : la teìxa finalmente d'Omero^ che così cor- 
rotte le ricevè. Ma , per richiamarci al nostro proponi* 
mento , per la ragione da noi di tal efletto assegnata ^ 
Aristotile nella Poetica dice che le bugie poetiche si 
seppero unicamente ritrovare da Omero i perchè i di 
lui caratteri poetici , che in una sublime acconcezza 
sono incomparàbili y quanto Orazio gli ammira, furono 
generi fantastici^ quali sopra si sono nella metafisica 
Poetica diffiniti \ a' quali i popoli greci attaccarono tutti 
i particolari diversi appartenenti a ciascun d^essi gene^ 
ri: come 2A Achille^ eh' è '1 subietto deli' f //ade, attac- 
carono tulle le propietà della Firtà Eivica^ e luti' i 
sensi e costumi uscenti da tali propietà di natwxi, 
quali sono risentiti^ puntigliosi^ collerici^ implacabili^ 
violenti^ cVarrogano tutta la ragione alla forza, come 
appunto li raccoglie Orazio^ ove ne descrive il carat- 

(a) (io quelle due, delle quali una è d' UlissCf che con la trave 
infuocata otucia V occhio di PoUfemoj Vaìtra, della quale non si 
può imaginare una più itnpertioeiite, eh' ì Proci tutti re invadono 
''' '^gg^^ d Ulisse j e soUo gli occhi di Telemaco si divorano le di 
lui sostarne in bagordi, ed infestano la pudicizia di Penelope) 



Digitized by VjOOQIC 



436 ^ LIBEO TEIZO 

tere: ad Ulisse , eh* è ^1 subietto delP Odissea ^ appic- 
carono tatti quelli deir Eroica Sapienza , cioè tutti i 
costumi accorti^ iolerantì^ dissimulati^ ^^PPh if'ff^n^ 
tutoli ^ salva sempre la propietà delle paiole e T in-- 
differenza detrazioni^ ond^ altri da sé stessi entrasser 
in errore, e sMngannassero da sé stessi; e ad entrambi 
tali caratteri attaccarono Vazioni de* particoUiri secondo 
ciascun de^ due generi più strepitose^ le quaPi Greci 
ancora storditi e stupidi avessero potuto destar e mo- 
ver ad asserti rle^ e rapportarle alloro jrenerì.- i quali 
due caratteri^ avendoli formati tutta una Nazione^ non 
potevano non fingersi che naturalmente uniformi^ nel- 
la quale uniformità cons^enevole al senso comune di 
tutta una nazione consiste unicamente il decoro^ o 
sia la bellezza e leggiadria di una Favola ^ e perchè si 
fingevano ddk fortissime imaginative^ non si potevano 
fingere che sublimi : di che rimasero due eterne pro^ 
pietà in Poesia : delle quali una è, che ^1 sublime poe^ 
lieo debba sempre andar unito al popolaresco; P a/- 
tra^ ch^ i popoli^ i quali prima si lavoraron essi i ca- 
ratteri eroici^ ora non avvertono a^ costumi umani al- 
trimente, che per caratteri strepitosi di luminosissimi 
esempli. 

• PROVE FILOSOFICHE PER LA DISGOVERTA 
DEL VERO OaiERO CO 

Le quali cose stando cosi, vi si combinino queste 
Proi^e Filosofiche, I. Quella che si è sopra tra le De* 

(ì ) Le idee espoite da Vico nelle opere e ne! Libro precedente 
sulla prima poesìa, sulla prima storia^ sui primi tempi eroici, sono 
vdfte a mostrare nei poemi d' Omero la poesia, la storia, l'tmagine 
de' tempi primitivi della Grecia. -* P primo linguaggio fu ad un 
tempo una mitologia, una ntoria e una poesia; quindi la prima' 
storia fu poetica, e tale, benché alterata dai tempi, fu ricevuta da 
Omero (Opere III, a3o-3i, ^iS, n.; IV, 168 e seg.): i caratteri 
poetici sono le frasi nelle qu^li inevitabilmente doveva esprimersi 
il primo linguaggio incapace H'astrationi; i caratteri poetici saranno 
adunqiie stati naturalmente veri, naturalmente istorici (111, 293^ IV, 



Digitized by VjOOQIC 



DEL YERO OMEEO 437 

gnità noverata, che gli uomini sono naturalmerUe por- 
tati a conservare le memorie degli ordini e delle leggi 
che li tengono dentro le loro società. II. Quella verità 
chMntese Lodovico Castehetro^ che prima dovette na« 
scere Vlstoria^ dopo la Poesia - perchè la Storia è una 
semplice enunziazìone del veroj ma la poesia è una 
imitazione di più -^ e Toomo, per altro acutissimo, non 
ne seppe far uso per rinvenire i veri Principi della 
Poesia , col combinarvi questa prova filosofica , che 
qui si pone per III, ch^ essendo stali i Poeti certamente 
innanzi agli Storici volgari^ la prima Storia debba 
essere la Poetica. IV. Che le Favole nel loro nascete 
furono narrazioni vere e severe — onde ft05p< - la fa^ 
vola - fu diffiuita vera narratio^ come abbiamo sopra 
più volte detto — ; le quali nacquero da prima per lo più 
sconce ^ "e perciò poi si resero impropie , quindi alte" 
rate^ seguentemente inverisimili , appresso oscure , di 
là scandalose , ed alla fine incredibili ; che sono sette 
Fonti della di/fiorita delle Favole^ ì quali di leggieri 
si possono rincontrare in tutto il // Libro (1). V. E, 



166, fcì: quando però subentra la rìflfsftione, allora cessa la ne* 
cessila (iella frase simbolica, quindi svanisce 'l^ inspirazione sponta- 
nea della poesia eroica ; né Tarte^ né la critica più non possono crea- 
re quella poesia istinliya, che appunto nasceva dalla mancanza di rifles- 
sione; perciò Omero, il padre e il principe de^ poeti, non pu^a ver ap- 
partenuto ad un' epoca di rìflesMione (III, ^yi, 379; Iv^ 199-aoi)] 
rinarrìvabilitk delle sue finzioni^ ridimitabilitk de' suoi caralterì, il 
sublime delle sue sentenze, l'inromparabitità delle sue similitudini^ U 
meravigliosa atrocità delle sue battaglie, le inezie e le tconcesse 
in cui cade ad ogni tratto (III, 391), tutto ciò lo caratterizza come 
il poeta dell'infanzia d'una nazione.— Tal poesia nata per neces- 
siU di natura, primo e necessario linguaggio delle intere nazìonii 
naturalmente scolpita dal verso nella memoria a formare la prima 
tradizione {Ivi, p. 377), fu propria dell'età in cui vivevano gli eroi^ 
rivendica necessariamente Omero ai tempi eroici della Grecia , « 
res{>inge dalle sue favole ogni senso arcano di filosofia, come lavoro 
od illusione di un* epoca posteriore (/W, pag. 391; IV, 190, e pia 
sopra). — Queste idee, già ripetute altrove, {[uì ricevono dallo scopo 
a cui sono rivolte nuovo ordine^ nuovo movimento e qualche nuovo 
•viluppo. ^ ^ 

(1) Ma più spiegitamente aella Prima Scienza Nuot^a, p. 171 e seg. 



Digitized by VjOOQ IC 



438 LIBBiO TBESO 

come nel medesimo Libro si è dimostrato, cosi guaste 
e corrotte da Omero forono riceTute {a). YI. Che i co^ 
ratterl poetici, ne^ quali consiste V essenza delle Fwo-^ 
/e, nacquero da necessità di natura incapace d^astrar-- 
ne le forme e le propietà da* subietti ^ e ^n consegnenea 
doTetr essere maniera di pensare d'intieri popoli^ che 
fossero stati messi dentro tal necessità di natura^ ch^è 
ne^ tempi della loro maggior barbarie -, delle quali è 
eterna propietà dì^ ingrandir sempre Videe de' partico* 
lari} di che vi ha un bel luogo S^ Aristotile ne^ Libri 
Morali , ove riflette cihe gli uomini di corte idee d'o- 
gni particolari fan massime ^ del qual dello dev' es* 
sere la ragione^ perchè la mente umana ^ la qual è 
indijjinita^ essendo angustiata dalla robustezza de' 
sensi^ non può aUrimenle celebrare la sua presso che 
divina natura^ che con la fantasia ingrandir essi ptu*'^ 
ttcola^'i: onde forse appresso i Poeti greci egualmente e 
latini le imagini come degli Dei, così degli Eroi cora-» 
pariscono senipre maggiori di quelle degli uomini: e 
ne^ tempi barbari ritornati le dipintuie particolarmente 
del Padre Eterno^ di Gesù Cristo^ della Fergine Jfa- 
ria si veggono d'una eccedente grandezza (1). VII. Per- 
chè i barbari mancano di riflessione^ la qual mal usata 
è madre della menzogna^ i primi Poeti Latini Eroici 
canlarQp Istorie vere^ cioè le Guerre Romane ; e ne' 
tempi barbari ritornati per si fatta natura della barbarie 
gli stessi Poeti Latini non cantaro» altro che Istorie^ 
come furon i Gunteri^ i Guglielmi Pugliesi ed altri ^ 
e i Romanzieri de' medesimi tempi credettero di scrì- 
ver Istorie vere: onde il Bojardo^ V Ariosto^ Tenuti in 

(a) Siccome rabbiam dimostro per tuUa la Sapieiita Poetica 
" e per daefwole sopra tuUe, poc* anzi osservate , della trave m- 
fuocata à^Ulìsse, con cui accieca Polifemo. e do' Proci di Pene- 
lope^ di quanto eise corroiie furono da Omero ricevute. 

(i) Vedi a pag. 370 del Dir. Unii*, il § xi: Imaeinum grondila^ 
r*»*"*!"^*'® luogo riceve un nuovo sviluppo per Te prime drgnità 
della Scienza. 



Digitized by VjOOQIC 



DEL ÌTEaO OMEaO 439 

tempi UlamiDali dalle Filosofie, presero i subietti de' 
lor Poemi dalla Storia di Tarpino TescoTO di Parigi, 
l E per questa stessa natura della barbarie , la quale . 
per difetto di riflessione non sa fingere ^ ond^ ella è 
naturalmeate veritiera^ aperta^ fida y generosa, ma^ 
gnanima^ quantunque egli fusse dotto di altissima 
Scienza Ripòsta^ con tutto ciò Dante nella sua Come- 
dia spose in comparsa Persone Fert^ e rappresentò Feri 
Fatti de* trapassati^ e perciò diede al suo Poema il ti- 
tolo di Comedia (*), quale fu ? Antica dé^ Greci , cbe, 
come sopra abbiam detto, ^neya persone vere in Fa-- 
i^ola: e Dante somigliò in questo VOmero deW Iliade i 
la quale Dionigi Longino dice essere tutta Dramatica 
o sia rappresentatis^a^ come tutta nantuiva essere PO- 
dissea (1): e Francesco Petrarca^ quantunque dottis- 
simo, pure in latino si diede a cantare la seconda Guer^ 
rà Cartaginese^ ed in toscano ne^ Trionfi^ i quali sono 
di nota eroica , non fa altro che Raccolta di Storie. 
E qui nasce una luminosa prova di ciò , che le prime 
Favole Caron Istorie: perchè la Satira diceva male di 
persone non solo vere^ ma di più conosciute ,* la 7V*a- 
gedia prendeva per argomenti Personaggi della Storia 
Poetica; la Comedia Antica poneva in £ivola chiari 
Personaggi vigenti; la Comedia Nuova nata a^ tempi 
della più scorta /'i/?ejWo/ie. finalmente finse Personaggi 
tutti di getto; siccome nella lingua italiana non ri- 
tornò la Comedia Nuos^a^ che incominciando il Secolo 
a maraviglia addottrinato del cinquecento : né appo i 
Greci , né appo i Latini giammai si finse di getto un 
personaggio che fusse il principale subietto d^uua tra- 



(*) Per Tragoediam uiperhrem stihun induimus, per Comoediam 

in/triorem 5i t^ero cornice (canttula t*ideniurj lune quandoque 

mediocre, auandoque humiU bulgare sunatur. — Cosi Dante — Bella 
Volgare htoquema , Libro II , capo IV —> dà egli medesimo la 
ragione, generalmente non avvertila, del titolo di Comedia da lui 
posto a quella sua, che poi per altri fu detta Divina, 

(i) Vedi la Fìsima Scienza Nuora j pag. 300. 



Digitized by VjOOQ IC 



440 LIBRO TERZO 

gedia^ e '1 gusto del volgo gravemente lo ci conrerma, 
che non vuole Brami per Musica^ de* quali gli argo» 
menti san tutti tragici^ se non sono presi da Istorie; 
ed in tanto sopporta gli argomenti finti nelle Come^ 
die ) perch^ essendo privati , e perciò sconosciuti , li 
crede veii. ] Vili. Essendo tali stati i Caratteri Poe- 
tici^ di necessità le loro poetiche allegorie^ come si è' 
sopra dimostro per tutta la Sapienza Poetica^ devon 
unicamente contenere significati istorici de^ primi tempi 
di Grecia. IX. Che tali Storie si àoyeiì/evo naturalmente 
conservare a memoria da^ Comuni de'* popoli^ per la 
prima prova filosofica testé mentovata: che, come fan^ 
ciulli delle nazioni^ dovettero maravigliosamente va- 
lere nella memoria: e ciò non senza divino provedi^ 
mento, poiché infin a^ tempi di esso Omero^ ed alquanto 
dopo di lui non si era ritrovata ancora la Scrittura Fai- 
gare^ come più volte sopra si é udito da Giuseffo cond- 
irò Àppione: in tal umana bisogna ì popoli^ i quali 
erauQ quasi tutti corpOy e quasi niuna riflessione ^ fus* 
sero tutti vivido senso in sentir i particolari, forte fan- 
tasia in apprenderli ed ingrandirli , acuto ingegno nel 
rapportarli a^ loro generi fantastici, e robusta memoria 
nel renderli^ le quali /acuità appartengono egli è vero 
alla mente , ma mettono le loro radici nel corpo , e 
prendon vigore dal corpo: onde la memoria é la stessa 
che la fantasia^ la quale perciò memoria dicesi da^ Xa- 
tini: come appo Terenzio trovasi memorabile in signi- 
ficato di cosa da potersi imaginarei e volgarmente 
comminisci per fingere y ch^é propio della /JmtoWa; 
ond^ è commentum , ch^é un ritrovato finto {a) ; e /an« 
tasia altresì prendesi per V ingegno ^ come ne^ tempi 
barbari ritornati si disse uomo fiintastico^ per significar 

(*i) (e memoria allresl per Vinmgno appo lo slesso Terenzio 
in quel luogo ove Parmenone, c*^ba di bisogno di Miside per 
far una gran trappola, le dice : % 

NmKj MjrsiSf ,mihi. opus est tua exprompta memoria ) 

\ 



Digitized by VjOOQIC 



DSL YBRO OHEBO 4Ì1 

uomo d'ingegno^ come si dice essere stalo Cola di Rknzo 
dairaatore eoo temporaneo che scrisse la di lui vita: e 
prende tali tre differenze: cb^è memoria^ mentre ri- 
membra le cose \ fantasia , mentre ràltera e contrafi ; 
ingegno^ mentre le contorna, e pone in acconcezza ed 
assettamento : per le quali cagioni i Poeti teologi cbia- 
marpno la Memoria madre delle Muse. X. Perciò i 
Poeti doTetter esser i primi Storici delle Nazioni; cVè 
quello ond' il Castehetro non seppe far uso del suo 
detto, per xinvenir le vere Origini della Poesia; che 
ed esso, e tutti gli altri che ne han ragionato iufino da 
jtristotile e da Platone^ potevano facilmente avvertire 
che tutte le Storie Gentilesche hanno Jas^olosi i prin- 
cipj\ come r abbiamo nelle Degnità proposto, e nella 
Sapienza Poetica dimostrato. XI. Che la Ragion Poe- 
tica determina , esser impossibil cosa cb^ alcuno sia e 
Poeta e Metafisico egualmente sublime (*) : perchè 1^ 
Metafisica astrae la mente da^ sensi; la Facullà Poe- 
tica àe^^ immergere tutta la mente ne* sensi: la Meta- 
fisica s^ inalza sopra agli universali ; la FacuUà Poetica 
deve profondarsi dentro i particolarì. XII. Che ^n forza 
di quella Degnità sopra posta che ^o ogni Facultà può 
riuscire con VindusUna chi non vi ha la natura^ ma in 
Poesia è affatto niegato a chi non vi ha la natura^ di 
potervi riuscir con Vindustria, V Arti Poetiche e V Arti 
i)ritiche servono a fare colti gl^ ingegni j non grandi y 
perchè la dilicatezza è una minuta virtik^ e la gran^ 
dezza naturalmente disprezza tutte le cose picciole; 
anzi come grande rovinoso torrente non può far di 
meno di non portar seco torbide l'acque^ e rotolare 
e sassi e tronchi con la violenza delcorso^ onde sono 
le cose vili dette ^ che si trovano si spesse in Omero, 
XIII. Ma queste non fanno ch^ Omero egli non sia il 
Padre e '1 Principe di tutti i sublimi Poeti, XIV. Per- 
chè udimmo Aristotile stimar, inarrivabili le bugie 

(*) Vedi pèg, 900 del precedente volume, e la 1 64 del yol, VI, 

Digitized by VjOOQIC 



kX-l LIBHO TBHIO 

Omeriche j cV è lo stesso che Orazio $i\m^ inimiiabili 
f di lui caratteri. XY. Egli è iofin al cielo sublime 
nelle sentenze poetiche^ ch'abbiam dimostralo ne^ Co- 
rollarj della Natura Eroica nel Libro llj dover esser 
concetti di passioni vere, o che in forza d*un* accesa 
fantasia ci si facciano vemmente sentire; e perdo 
debbon esser individuate in coloro che le sentono: onde 
diffiuinimo che le massime di vita^ perchè sono gene" 
rali^ sono sentenze di Filosofi , e' le rimessioni sopra 
le passioni medesime sono di filsi e freddi Poeti. 
XVI. Le comparazioni poetiche prese da cose fiei'e e 
sehagge^ quali sopra osservammo, sono incompaixMK 
certamente in Omero. XVII. Vatrocità delle battaglie 
Omeriche e delle morti^ come pur sopra vedemmo^ (anno 
VkWIliade luUa la maraviglia. XVllI. Ha tali sentenze^ 
tali comparazioni^ tali descrizioni fur sopra provam- 
mo, non aver potato essere naturali di nposato^ in^ 
gentilito e mansueto Filosofo. XIX. Che ~ i costumi 
degli Eroi Omerici sono di fanciulli per la leggeretxa 
delle menti, di femine per la robustezza della fantasia^ 
di violentissimi giovani per lo fervente bollor della 
collera , come par sopra si *è dimostrato ^ e ^n conse- 
guenza impossibili da un Filosofo fingersi con tanta 
naturalezza e felicità. XX. Che V inezie e sconcezze 
sono, come pur si è qoi sopra provato, effetti deir m« 
felicità di che avevano travagliato nella somèna povertà 
della loro lingua , mentre la si formavano , i popoli 
gì'eci a spiegarsi. XXI. E contengansi pure li più sa* 
blimi mister) della Sapienza Riposta , i quali abbiamo 
dimostralo nella Sapienza Poetica non contenere, cer- 
tamente , come suonano , non posson essere stati con^^ 
cetti di mente diritta^ ordinata e grave, qùal a Filo^ 
sofo si conviene. XXII. Che la Favella Eroica., come 
si è sopra veduto nel Libro II neìVOrigini delle Lin- 
gue^ fu xìVk9L favella per simiglianze^ imagini^ compa^ 
razioni , nata da inopia di generi e di spezie: eh** ab- 
bisognano per diffinire le cose con propietà^ e ^acon^ - 



Digitized by VjOOQIC 



DEI TE&O OHEBO 4t.t 

segnenza naia per necessità di natura^ comune ad in- 
tieri popolL XXIII. Che per necessità di natura^ come 
anco nel Libro II si è dello, le prime nazioni parla- 
rono in verso eroico: nello che è anco da ammirare 
la Procedenza , che nel iempo nel quale non si fussero 
ancor trovali i caratteri della Scrittura Volgare , le 
nazioni parlassero fra tanlo in versi y ì qaali coi metri 
e ritmi agevolassero lor la memoria a conservare più 
facilmente le loro Storie Famigliari e CrVi/i. XXIY. Che 
iSLÌì favole y tali sentenze ^ t^li costumi ^ XA favella^ tal 
verso si dissero tutti eroici ^ e si celebrarono ne^ Centri 
ne*' quali la Storia ci ha collocalo gli Eroi^ com* ap- 
pieno si è dimostrato sopra nella Sapienza Poetica. 
XXV. Adunque tulle ranzidelte furono propietà dHn^ 
tieri popoli e ''n conseguenza comuni a tutti i partii 
colari uomini di tali popoli (a). XXYI. Ma noi per essa 
natura, dalla quale son uscite luUe Panzideite propietà^ 
per le quali egli fu il massimo de' Poeti^ niegammo che 
Omero fusse mai sialo Filosofo. XXYIL Altronde di* 
mostrammo sopra nella Sapienza Poetica^ che in sensi 
di Sapienza Riposta dA* Filosofi ì quali vennero ap- 
presso, sMnlrusero dentro le Favole Omeriche. XXVIIL 
Ma siccome la Sapienza Riposta non è che di pochi 
uomini pofiìcolaii y così il solo decoro de' caratteri 
poetici eroici , ne^ quali consiste tutta V essenza delle 
Favole Emiche^ abbiamo testé veduto che non posson 
oggi conseguirsi da uomini dottissimi in Filosofie^ Arti 
Poetiche ed /irti Critiche: per lo qual decoro dà Jri" 
stotile il privilegio ad Omero d^esser inanivabili le di 
luì bugie^ M è lo slesso che quello che gli dà Orazio j 
d' esser inimitabili i di lui caratteri. 



(a) però la Sapienza Biposta è propia di particolari uomini^ né 
può esser coinuue a popoli iutieri. 



Digitized by VjOOQIC 



44 i LIBBO T£ft2a 



PROVE FILOLOGICHE PER LA DISCOVERTA 
DEL VERO OMERO (O 

Con questo gran numero di Proi^e Filosofiche (Me 
buona parte in forza della Critica Metafisica sopra gli 
Autori delle Nazioni gentili , nel qual numero è da 
porsi Omero - perocché non abbiamo cèrtamente scrit-*' 
tot profano che sia più. antico di lui , come risoluta^ 
mente il sostiene Gioseffb Ebreo ^ si congiognan ora 
queste Prove Filologiche: I. Che tutte VAntiche Sto-- 
rie Profane hanno favolosi i prìncipi . II. Che i po- 
poli barbari chiusi a tutte T altre nazioni del mondo, 
come furono i Germani Antichi, t gli Americani ^ fa* 
rono ritrovati conseryar in versi i principj delle* loro 
Storie, conforme si è sopra veduto. III. Che la Stona 
Umana si cominciò a scrivere da'* Poeti. IV. Che ne* 
tempi barbari ritornati i Poeti Latini ne scrissero /'/- 
storie. Y. Che ManetOy pontefice massimo egiatio, portò 
1^ antichissima Storia Egiziaca scritta per geroglifici 
ad una sublime Teologia Naturale. YL E nella &i- 
pien^za Poetica tale dimostrammo aver fatto i Greci Fi* 
losofi deìVantichissima Storia Greca narrata per ^^ 
vole. VII. Onde noi sopra nella Sapienza Poetica ab- 
biam dovuto tenere un cammino aflSeitto retrogrado da 
quello ch>veva tenuto Maneto^ e dai sensi mistici re- 
stituir alle Favole i loro natii sensi storìci: e la ria- 
turalezza e facilità , senza sforzi , raggiri e contorci- 
menti , con che P abbiam fatto , approva la propieià 

(i) Le difficoltà accumulate sulla persona di Omero si accrescono 
raccogliendo le tradizioni sulla prima storia, sui poemi e sulla vita 
d'Omero. — La prima storia fu scritta in versi, trayolia nelle fa- 
vole e cantata dai Rapsodi: al canto dei Rapsodi colle incertezze 
di una tradizione furono pure affidati i poemi di Omero; assai tardi 
▼i fu applicata la scrittura^ tardi furono disposti per libri, e rice- 
▼etlero ia forma regolare di poemi. Vaghe sono le tradizioni sulla 
persona di Omoro: rec1amato,da tante città da epoche diverse di ci- 
vilizzazione, egli ci si presenta confossmente cieco e povero coi 
caratteri di un Rapsode. 



Digitized by VjOOQ IC 



DEL YEBO OMEBO 445 

driryillegorìe Storiche che conleneTano. Vili. Lo che 
graTemente approTa ciò che Strabene io un luogo d^oro 
afferma, prima di*EiX>dotOy anzi prima d^Ecateo Milesio^ 
tutta la Storia de* Popoli della Grecia essere stata scrit- 
ta da^ lor Poeti (*). IX. E noi nel Libro II dimostram- 
mo, i primi Scrittori dcrlle Nazioni cosi Antiche^ come 
Moderne^ essere stati Poeti. X. Vi sono due aurei luoghi 
nell^ Odissea , do^e Tolendosi acclamar ad alcuno d^a- 
ver luì narrato ben urP istoria^ si dice averla racconta 
da Musico e. da Cantore; che dovetter esser appunto 
quelli che furon i suoi Rapsodi^ i quali furon uomini 
irolgari che partitanienle conservaTano a memoria i li- 
bri de' Poemi Omerici, XI. Che Omero non lasciò 
scritto niuno de' suoi Poemi; come più Tolte V hacci 
detto risolutamente Plagio Gioseffo Ebr^o contro Jp^ 
pione greco Grammatico. XII. Gh' i Rapsodi partita- 
mente chi uno , chi altro andavano cantando i libri 
d* Omero nelle Jiere e feste per le città della Grecia. 
XIII. Che dair origini delle due voci^ onde tal nome 
Rapsodi è composto, erano consarcinatori di canti; 
che dovettero aver raccòlto, non da altri certamente, 
che A^'^loro medesimi popoli; siccome fffui^oc vogliono 
por essersi dettadaófiov -simul -, ed cl/»ciy ^connectere - 
ove significa il malles^adore; perocché leghi insieme il 
creditore col debitore *, la qual origine è cotanto lon- 
tana e sformata , quanto è agiata e propia , per signifi- 
care V Omero nostro^ che fu legatore^ o vero compo^ 
nitore di Favole. XIV. Che i Pìsistratidi tiranni di 
Mene {a) eglino divisero e disposero , o '.fecero divi-- 
dere e disponere i Poemi d^Omero neìT Iliade e nel- 

O Anzi, secondo Slrabone nel Libro I della Gtografia, Cadmo, 
Ferecide ed Ecateo scrìssero schlia la misura^ ma conservando 
essi pure quanto restala di poètico, 

(a) (con arte propia dì stabilifvisi, ch'é d'ammansire le nazioni 
feroci con gli studj delV Umanità^ come l'avverte TViciVo nella 
f^iia d" Agricola, che gì' introduce neWlnghiUerrat con quel mot- 
to; ei humanitas uccopotur, quae pars sefvituiìs crai). 



Digitized by VjOOQ IC 



446 LIBRO TERZO ' 

V Odissea; onde s'intenda quanto innanzi dovevan es- 
sere stali nna confusa congerie di cose; quando è in* 
finita la differenza che si può osservar degli stili del- 
Vano e deira///'o Poema Omerico. XV. Che gli slessi 
Pisistratidi ordinarono ch^ indi in poi da^ Rapsodi rus- 
serò cantali nellet Feste Panatenaiche, come scrive Ci* 
cerone - de Natura Deorum - ed Eliano^ in ciò seguito 
dallo Schederò. XVI Ma i Pisisiixttìdi furono cacciati 
da Àtene^ pochi anni innanzi che Io furon i Tarquinf 
da Roma: talché, ponendosi Omero aMempi di Numa^ 
come abbiamo sopra provato, pur dovette correre lunga 
età appresso, ch^ i Rapsodi avessero seguito a conservar 
a memoria i di lui Poemi: la qual Tradizione toglie 
afTatto il credito alPallra di Aristarco^ ch^ a^ tempi de^ 
Pisistratidi avesse fatta cotal ripurga^ divisione ed or" 
dinamento de^ Poemi d^Omerof perchè ciò non si potè 
fare senza la Scrittura Volgare; e sì da indi in poi 
non vi era bisogno più de^ Rapsodi che li cantassero 
per parti ed a mente, XVII. Talché Esiodo^ che lasciò 
opere di sé scritte , poiché non abbiamo autorità che 
(fa^ Rapsodi fìisse stato, com^ Omero^ conservato a /ne- 
moria , e da^ Cronologi con una vanissima diligenza è 
posto trent^anni innanzi d'Omero^ si dee porre dopo 
de* Pisistratidi. Se non pure quaf i Rapsodi Omerici^ 
tali furono i Poeti Ciclici , che conservarono tutta la 
Storia Fa\^olosa de* Greci dal principio de' loro Dei 
fin al ritorno dWlìsse in Itaca: ì quali Poeti dalla voce 
«vxXoc non pòleron esser altri eh' uomini idioti che can- 
tassero le favole a gente volgare raccolta in cerchio 
il di di festa: qual cercA/o è quell'appunto ^he 0/'a;&fo 
ueWJrte dice vilem patulumque orbem; che '1 Dacier 
punto non riman soddisfatto de' Coflimentatori^ eh' 0- 
razio ivi voglia dir i lunghi episodj : e forse la ragione 
di punto non soddisfarsene ella è questa; perchè non 
è necessario che Y episodio d'una favola, perocché sia 
lungo^ debba ancor esser vile; come, per cagion d'e- 
semplo, quelli delle delizie di Rinaldo con Armida nel 



Digitized by CjOOQIC 



DEL VEBO OMERO 447 

Giardino Incantato^ e del ragionamento cbe fa il vec- 
chio pastore ad Erminia^ sono lunghi bensì , ma per 
tanto non sono vili; perchè V uno è ornato , V altro 
è tenue o dilicato^ entrambi nobili. Ha ivi Orazio^ 
avendo dato V avviso dL^ Poeti Tragici di prendersi gli 
argomenti da* Poemi d^Omero , va incontro alla diffi- 
cuUà ch^ in tal guisa essi non sarebbon Poeti: perchè 
\e favole sarebbero le ritrovate da Omero. Però Ora- 
zio risponde loro che le Favole Epiche d'Omero di- 
verranno Fas^ole Tragiche propie^ se essi staranno so- 
pra questi tre as^visi: de^ quali il primo è, se essi non 
ne faranno oziose para/rasi - come osserviamo tuttavia 
nomini leggere P Orlando Furioso , o Innamorato , o 
altro romanzo .in rima a vili e larghi cerchi di sfac- 
cendata gente li dì delle feste , e recitata ciascuna stan- 
za, spiegarla loro in prosa con più parole -; il ^ecoiM^a^ 
se non ne saranno fedeli traduttori; il terzo ed ultimo 
avi^iso è, se finalmente non ne saranno sentili imitatori: 
ma seguitando i costumi c}aP Omero attribuisce a^suoi JSroi) 
eglino da tali stessi costumi faranno uscire altri senti- 
menti^ altri parlari , altre azioni conformi ^ e sì circa 
i medesimi subietti saranno altri Poeti da Omero. Cosi 
nella siess^Àrte lo slesso Orazio chiama poeta ciclico 
un poeta triviale e da fiera. Sì fatti Autori ordinaria- 
mente si leggono detti Kvx>coi ed 'EyxvxXcoc , e la loro 
Raccolta ne fu détta RvxXoc ^Eirixóc, Rvx^ca "Eni} , liùtuyjx 
"E^xvxliov , e seuz^ aggiunta alcuna talora Kvx>o« , come 
osserva Gerardo Langbaenio nella sua Prefazione a 
Dionigi Longino. Talché di questa maniera può essere 
eh' Esiodo.^ il quale contiene tutte Favole di Deiy egli 
fusse stato innanzi d'Omero. XYIIL Per questa ragione 
Io stesso è da dirsi à^Ippocrate; il quale lasciò molte 
e grandi opere scritte^ non già in verso, ma in prosa^ 
che perciò naturalmente non si potevano conservar a 
memoria: ond^egli è da porsi circa i tempi à^ Erodoto (a). 

{a) e pur crediamo di fargli piacere; perché ciu iwporta ad uua 



Digitize'd by VjOOQ IC 



448 LIBBO TEBZO 

XI\. Per lotto ciò il Fossio troppo di buona fede ha 
credalo confotare Gìoseffo con ire Iscrizioni Eiwche^ 
nna di Anfitrione^ la seconda d^lppocoonte ^ la teraa 
di Laomedonte^ impostore somiglianti a quelle che fanno 
tuttavia i falsatori delle medaglie; e Martino Scoockio 
assiste a Giostffo contro del Fossio. XX. A. cui ag* 
gingniamo^ che Omero non mai fa menzione di lettere 
greche volgari; e la lettera da Preio scritta ad Euria (*) 
insidiosa a Bellerofonte^ come abbiamo altra volta sopra 
. osservato, dice essere stata scritta per «rffMTft. XXI. Che 
Aristarco emendò i Poemi d'Omero ^ i quali pure ri- 
tengono tanta varietà di dialetti^ tante sconcezze ^i 
■Javellari ^ che deon essere stati var] idiotismi de^ po- 
poli della Grecia , e tante licenze eziandio di misure* 
XXII. Di Omero non si sa la patria^ come si è sopra 
notato. XXIII. Quasi tutti i popoli della Grecia il vol- 
lero lor cittadino^ come si è osservato pur sopra. 
XXiy. Sopra si son arrecate forti congetture, l'Omero 
deirOdissea essere stato AeWoccidente di Grecia verso 
mezzodì; e quello deW Iliade essere stato delP oriente 
verso settentrione. XX Y. Non se ne sa nemmeno Vetà. 
XXVI. E Yoppenioni ne sono sì molte e cotanto va- 
rie^ che M disfano è Io spazio di quattrocensessant'anni, 
ponendolo dalle sommamente opposte tra loro, una a* 
tempi della Guerra di Tro/a^ Paltra verso i tempi di 
Numq. W\lì. Dionigi' Longino^ non potendo dissi* 
mulare la gran diversità degli stili de* due Poemi ^ 
dice che Omero , essendo glossine compose V Iliade , e 
vecchio poi V Odissea: particolarità in vero da sapersi, 
di chi non si seppero le due cose pia rilevanti nella 
Storia^ che sono prima il tempo e poi il luogo; delle 
quali ci ha lasciato al bujo^ ove ci^^narra del maggior 

nazione scrif ersi le sue Storie che libri di Medicina ; sìcconi*! i 
Romani assai tardi riceveltevo I medici^ e luminose nazioni liiUa- 
lia, come la Turea^ vivono senza professori di coiai arie, 

{*) V^dMa noia a carte aoo. 



Digitized by VjOOQIC 



D£L ?BaO OHBBO * 449 

lamu di Grecia/ XXyiII.Locbe dee togliere tutu la 
fede ad Erodoto ^ o chi altro ne sia T auiore , nella 
Fiia d^OmerOf oto ne racconta tante belle, Tane, mi- 
nute cose, che n^empie un giusto Yolume; ed alla f^ta 
che ne scrisse Plutarco , il quale essendo filosofo , ne 
parlò con maggiore sobrietà. XXIX. Ma forse Longino 
formò cotal congettura, perchè Omero spiega neìV Iliade 
la collera e Torgoglio dì^Jchille^ che sono propietà di 
gio^aniì e neìVOdissea narra le doppiezze e le cautele 
di Ulisse y che sono costumi di vecchi. XXX. È pur 
tradizione che Omero fu cieco ; e dalla cecità prese 
si (atto nome, chMn lingua fonica tuòI dir cieco. 
XXXI. Ed Daterò stesso narra ciechi i Poeti che can^ 
tano nelle cene de' Grandi; come cieco colui che canta 
in quella che dà Alcinoo ad Ulisse; e pur cieco Pal- 
tro che canta nella cena de^ ProcL XXXII. Ed è pro- 
pietà di natura umana, chM ctecAì vagliono marayiglio- 
samente nella 'memoria. XXXIII. E finalmente, chVgli 
fu povero^ ed andò per li mercati di Giaccia cantando 
i suoi propi Poemi. 

* DISCOVERTA DEL VERO OMERO (>) 

Or tutte queste cose e lagionate da noi e naìrate da 
altri d^intorno ad Omero e i di lai Poemi^ senza punto 
averloci noi eletto o proposto, tanto che nemmeno ave- 
vamo sopra ciò riflettuto - quando né con tal metodo , 
col quale or questa Scienza si. è ragionata j acutissimi 
/fi^e^nt. d^uomini ecce//6/ia' in dottrina ed eì-udizione^ 
con leggere la Scienza Nuova la prima volta stampata, 
sospettarono che Omero finor creduto nonfusse vero - 

(i) Le iDcertezse, i dubbi e le coBlradntoni raccolte Milla per- 
•ooa e sui poemi d'OoMro finiaeooo per dìwipare la sua editenia 
in uD simbolo, i suoi poemi nel eanto traditiooale di una oasioDe. 
A questa solusiooe ardila e grandiosa del problema ani vero Omero 
giunte ti Vico, colPingrandire tulle le difBcollli che avrebbero con- 
fuso ogni altro Critico. 

Vico. Of^w-e, Voi. V. «9 

Digitized by VjOOQIC 



450 LIBBO T£azo 

tolte queste cose, dico , ora ci trascinano ad aflfermare 
che tale sia addivenuto di Omero appunto, quale della 
GuenxL Trojana^ che quantunque ella, dia una ^/^o^a 
epoca ifc' tempi alla Storia , pur i Crìtici più avveduti 
giudicano che quella non mai siesi stata fatta nel mondo. 
E certamente, se, come della Guerra , Trojana^ cosi di 
Omero non fussero certi grandi vestigi rimasti, quanti 
sono i di lui Poemi ^ a tante difBcultà si direbbe che 
t)mero fusse stato un Poeta d^Idea, il quale non fu par- 
licolar uomo in natura. Sfa tali e tante diJjficuUà^ e in- 
sieniemente i Poemi di lui pervenutici^ sembrano farci 
cotal forza d^affermarlo per la me/^ , che quest'^ Omero 
sia ^li stato un^ Ideao vero un Carattere Eroico d^uo^ 
mini greci^ in quanto essi nar raspano cantando le loro 
storie* 

Le sconce*ze e inverisimiglianie deìV Omero finor creduto 
divengono neW Omero qui scov'ertti convenevoìezie e necessità ( i). 

Per si falla Discoverta tutte le cose e discorse e 
narrate^ che sono sconcezze e inverìsimiglianze nelPO- 
mero finor creduto^ divengono xxe\V Omero qiii ritrovato 
tutte convenevolezze e necessità, E primieramente le 



(i) La confusiofie e le difficoltà che ti trovano nelle tradwiont 
intorno ad Oinero condussero Vico a dissiparne IVtistenza in uà 
simbolo; ora questo simbolo^ rctronttivamenie applicato, spiega tutte 
le elesse difficoltà die lo 8f>ìnsero come indutiont alla scoperta del 
▼ero Omero. -~ Ridotta la persona d^Qmero ad un carauere eroico 
€t uomini Greci^ in quanto essi narravano cintando le loro storie, i 

f»opoli di Orecia dovevano reclamare Omero come opera comaùe t 
a sua esiatensa doveva protrarsi incerta' dalla guerra trojana ai tempi 
di Numa ; doveva egli essere rappresentato coi caratteri del Rapsode, 
la cecitii e la povertà; i suoi poemi trasmessi e svolli tradizional- 
mente dovevano ricevere l'impronta di epoche diverse; poeta eroioOt 
egli doveva avere i roxzi costumi, gli idiotismi, i diaFetti delle epo- 
che- eroiche; doveva essere dotalo dell'inarrivabile iospiraiìonp 
della poesia primitiva, e doveva realmente nerUarsi i tre vaoU, di 
ordinatore della civiliacatione grei*«, di padre de' poeti e di fonte 
delVe greche filosofie, perrhè di fatto sugli embrioni della poesia 
eroica si svolsero le civilizzazioni, furono artefatte le poesie poste* 
rinri, furono nieditale le fili>snfìe. 



Digitized by VjOOQIC 



DEL TEao owEao 451 

stessè cose massime lasoiateci incerte di Omerq ci tìo- 
ientano -a dire, I. Che perciò i popoli greci cotanto con- 
tesero della di loi patìia, eM vollero qirasi tntli lor di-' 
tadino^ perchè essi popoli giteci furono quesf Omero. 
I ir Che perciò variinò cotanto Voppenioni d^inlorno alla 
di lai etò, perchè un tal Omero Teramenie egli visse 
per le bocche- e nella meoicHria di essi popoli greci dalla 
Guerra Trojana fin attempi di Ifuma^ che fanno lo 
spasio di quaitrocensessanÌ*anni. IH. E la cecità (1), 
IV. e la povertà d* Omero (a) furono de* Rapsodi} i 
quali essendo ciechi^ onde ognun di loro si disse Ornerò^ 
prevalevano nella memoria ; ed essendo poi^eri^ ne 6os-> 
tenevano la vita con andar cantando i Poemi d^Omero 
per le città della Grecia; de^ quali essi eran autori^ 
percfa^erano parte di que* popoli che vi avevano com^ 
poste le loro Istorie. Y. Cosi Omiero compo^ gioitine 
V Iliade^ quando era gio9ÌiteHa la Grecia i e^n conse- 
guenza addente di sublimi passioni^ come S^orgoglio^ di 
coUera^àk vendetta} le quali passioni non soffrono dis- 
simulazione, ed amano generosità^ onde ammirò Jchille 
eroe della Forza -^ ma vecchio compose poi VOdissea, 
quando la Grecia- aveva alquanto raffreddato gli animi 
con la riflessione^ la qoal è madre delVaccortezza * onde 
ammirò Ulisse eroe delta Sapienza -. Talché a' tempi 
d^Omero giovine a^ popoli della Grecia piacquero la cru-- 
dezzu, la viliauiay la ferocia^ ìbl fierezza^ Vatrocitài a* 
tempi Adornerò vecchio già li dilettavano i lussi d*Jl^ 
cinoo^ le delùde di Calipso^ i piaceri di Circe^ i canti 
delie Sirene^ i passatetnpi de^Proci^ je di, nonché leu-- 
tare^ assediar e combaitere le caste Penelopi ; i quali 
costami tutti ad un tempo sopra ci sembrarono in-» 
eamposaibilL La qoal dijjfcultà potè tanto nel dii^ino 
Piatane^ Ae^ per solverla, disse che Omero aveva preve- 

(i) Vioo ablMiidoiM quindi la congettura sulla cecilii d'Omero 
c'«ij)o»(a uella noia alla pag. 4'i9 del Diritto [Imt^er*aU, 

(a) (per lo sleaso primo^parlare co* cantUeri eroici) 



Digitized by VjOOQIC 



49Ì ^ LIBHO TKB2P 

duti in esi9''o tali costumi nauseanti^ morbidi e dissolu-^ 
ti. Ha egli cosà fece Omr.ro uno Stolto Ordinatore della 
Oreea Guitta: perchè) qaantnnqoe li condanni, però 
insegna i corrotti e guasti costumi; i quali doyeyano ^ 
:renire dopo lungo tempo ordinate le nazioni di Grecia, 
affinchè , afiTrettando il naturai corso che fanno le cose 
umane, i Greci alta condottela pia s'^as^acciassero. VI. 
In eotal guisa si dimostra, V Omero autor dell'Iliade 
avere di moWetà preceduto VOmeìo autore deW Odissea* 
TU. Si dimostra che quello fu AAV oriente di Grecia 
verso settents'ione^ che cantò la Guerra Trojana fatta 
nel suo paese ^ e che questo fu delP occufenle di Gre-- 
eia verso metzodi^ che canta Ulisse^ ch^aveva in quella 
parte il suo regna YIIL Cosi Omero sperduto dentro 
la folla de* Greci popoli non solo si giustifica di tulle 
le accuse che gH «ono state fatte da' Critici^ e parHoo* 
larmente, IX. delle vili sentinze^JL de* villani costumi^ 
KI. delle crude compatuzioni^ TUl.degVidioUsnù, SUL 
delle licenze de' metri^ XIT. dellHncostante va^ietàde^ 
dialetti^ Xy» e di avere Jatio gli uomini Dei e gli Dei 
itomini: le quali Fa?ole Dionigi Longino non si fida 
di sostenere che co' puntelli dell' a/A^^orie filosofiche^ 
cioè a dire ohe, come suonano, cantale a' Greci non 
possano avergli prodotto la gloria d'essere stato l'Onb* 
natore della Greca Civiltà ^ la qual difficoltà ricorre in 
Omero la stessa che noi sopra nell'^nnoia^^iom alla Ta* 
vola Ce onologica beemmo conico à^Orfeo^ detto ilFon- 
datore deW Umanità della Grecia. Ma le sopra dette fu- 
rono \xX\je propietà di essi popoli greci^ e particolarmente 
l'ultima-, che nel ybmiarW, come la Teogonia Naturale 
sopra l'ha dimostrato, JG/vci di sì pii^ religiosi^ casti^ 
forti^ giusti. e magnanimi^ tali fecero i Deij e poscia 
col